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L’EQUIVOCO DELLA FAMIGLIA, LIBRO, Dispense di Sociologia Della Famiglia

Libro “l’Equivoco della Famiglia” di Chiara Saraceno

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 13/01/2021

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L’EQUIVOCO DELLA FAMIGLIA !
CAPITOLO 1 (LIBRO)!
“FORME DI FAMIGLIA. TRA NORME E PRATICHE RELAZIONALI”!
La famiglia si rivela uno dei luoghi privilegiati di costruzione della realtà sociale perché ci consente
di acquisire quelli che sono i comportamenti e i rapporti della società stessa, a partire dagli eventi
che potrebbero risultare naturali.!
Anche in una stessa società ed epoca, infatti, si possono individuare dierenti modi di intendere e
concepire la famiglia non solo per motivi di valore ma anche borocratici, amministrativi e delle
politiche sociali.!
Proprio perché la famiglia ha a che fare con le dimensioni più profonde della vita dell’individuo si
sono costituiti archetipi e miti diversi. Non tutti gli archetipi inerenti la famiglia sono visti da un
punto di vista positivo.!
Infatti la famiglia è vista:!
- Positivamente: come famiglia-rifugio, la famiglia come luogo di intimità, aettività, autenticità.!
- Negativamente: come “famiglia che uccide” , come luogo di oppressione, di obbligo, di mostri!
e violenze.!
Ciò che accomuna tutti queste immagini della famiglia è sicuramente la sua storia, essa inoltre,
viene vista come un qualcosa a tutto tondo e omogenea, quindi uguale in ogni società.!
Questo però non è realmente cosi in quando ciascuna cultura e ciascun gruppo ha in qualche
modo dato un accezione e un significato diverso alla famiglia.!
La famiglia è anche un luogo sociale e simbolico in cui le dierenze di sesso richiamano a
responsabilità, potere e gerarchia di valori dierenti.!
“FAMIGLIE IN MOVIMENTO”!
Tra i mutamenti che hanno interessato la famiglia possiamo definirne principalmente cinque:!
1) I rapporti e le identità di genere: il modo in cui viene definita la normalità maschile e sopratutto!
femminile si è modificata rispetto agli anni precedenti. Questi cambiamenti hanno infatti
provocato dei cambiamenti sia per quando rigirarla la vita quotidiana all’interno della famiglia ma
anche quest’ultima messa in relazione con la stessa società di appartenenza.!
2) I rapporti tra generazioni: i quali si sono modificati a seguiti di due fenomeno prettamente
democratici: prima di tutto l’invecchiamento della popolazione che di conseguenza ha portato ad
avere più nonni che fratelli/sorelle. Quindi abbiamo avuto una minore natalità che ha modificato i
rapporti tra generazioni.!
3) Il modo in cui i paesi integrano a livello normativo la pluralizzazione di fare e intendere la
famiglia.!
4) La messa in discussione dell’eterno sessualità come fondamento della famiglia, con tutti i
relativi argomenti (matrimonio, genitorialità, riproduzione biologica.!
5) La crescente centralità della famiglia nel dibattito e nell’intervento pubblico: che ha portato alla
nascita sia di sedi normative sia di diversi soggetti che intendono e vedono in modo diverso la
famiglia. A fronte di questa centralità della famiglia nel dibattito pubblico possiamo sottolineare
che la normativa giuridica (italiana) resta a tal proposito abbastanza rigida. Si dovrebbe infatti,
pensare ad una famiglia che venga coltivata e sostenuta e ad un rapporto di responsabilità e di
reciprocità.!
“NON SOLO PAPÀ, MAMMA E FIGLI”!
Molto spesso ci si trova a definire la famiglia come un insieme di individui ma principalmente
come la presenza di “papà, mamma e figli” ma questo non è una giusta accezione per la famiglia.
La famiglia infatti può essere composta soltanto da due coniugi, due coniugi con figli, famiglie con
un solo genitore o anche da famiglie dove sono presenti entrambi i genitori ma i figli possono
vivere alternativamente da entrambi.!
La famiglia è composta anche da parenti (nonni, zii, cugini...) ed essi in alcune culture sono
ritenuti più importanti perfino della famiglia stessa di appartenenza.!
Tutto questo quindi non può essere racchiuso nella formula “papà, mamma e figli” in quando tale
formula nasconde ed esclude la riflessione su cosa realmente sia la famiglia oggi e non permette
quindi di guardarla sotto più punti di vista.!
“IL DONO DELL’AMORE”!
Si definisce “dono” ogni prestazione di beni/servizi eettuata, senza garanzie di restituzione, al
fine di creare, alimentare o ricreare rapporti sociali tra persone. Gli aspetti che dierenziano un
dono da uno scambio mercantare sono essenzialmente tre:!
1) Il dono rispetto allo scambio di merci è libero, non vi è infatti nessun vincolo e nessun!
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L’EQUIVOCO DELLA FAMIGLIA

CAPITOLO 1 (LIBRO)

“FORME DI FAMIGLIA. TRA NORME E PRATICHE RELAZIONALI”

La famiglia si rivela uno dei luoghi privilegiati di costruzione della realtà sociale perché ci consente di acquisire quelli che sono i comportamenti e i rapporti della società stessa, a partire dagli eventi che potrebbero risultare naturali. Anche in una stessa società ed epoca, infatti, si possono individuare differenti modi di intendere e concepire la famiglia non solo per motivi di valore ma anche borocratici, amministrativi e delle politiche sociali. Proprio perché la famiglia ha a che fare con le dimensioni più profonde della vita dell’individuo si sono costituiti archetipi e miti diversi. Non tutti gli archetipi inerenti la famiglia sono visti da un punto di vista positivo. Infatti la famiglia è vista:

  • Positivamente: come famiglia-rifugio, la famiglia come luogo di intimità, affettività, autenticità.
  • Negativamente: come “famiglia che uccide” , come luogo di oppressione, di obbligo, di mostri e violenze. Ciò che accomuna tutti queste immagini della famiglia è sicuramente la sua storia, essa inoltre, viene vista come un qualcosa a tutto tondo e omogenea, quindi uguale in ogni società. Questo però non è realmente cosi in quando ciascuna cultura e ciascun gruppo ha in qualche modo dato un accezione e un significato diverso alla famiglia. La famiglia è anche un luogo sociale e simbolico in cui le differenze di sesso richiamano a responsabilità, potere e gerarchia di valori differenti. “FAMIGLIE IN MOVIMENTO” Tra i mutamenti che hanno interessato la famiglia possiamo definirne principalmente cinque:
  1. I rapporti e le identità di genere: il modo in cui viene definita la normalità maschile e sopratutto femminile si è modificata rispetto agli anni precedenti. Questi cambiamenti hanno infatti provocato dei cambiamenti sia per quando rigirarla la vita quotidiana all’interno della famiglia ma anche quest’ultima messa in relazione con la stessa società di appartenenza.
  2. I rapporti tra generazioni: i quali si sono modificati a seguiti di due fenomeno prettamente democratici: prima di tutto l’invecchiamento della popolazione che di conseguenza ha portato ad avere più nonni che fratelli/sorelle. Quindi abbiamo avuto una minore natalità che ha modificato i rapporti tra generazioni.
  3. Il modo in cui i paesi integrano a livello normativo la pluralizzazione di fare e intendere la famiglia.
  4. La messa in discussione dell’eterno sessualità come fondamento della famiglia, con tutti i relativi argomenti (matrimonio, genitorialità, riproduzione biologica.
  5. La crescente centralità della famiglia nel dibattito e nell’intervento pubblico: che ha portato alla nascita sia di sedi normative sia di diversi soggetti che intendono e vedono in modo diverso la famiglia. A fronte di questa centralità della famiglia nel dibattito pubblico possiamo sottolineare che la normativa giuridica (italiana) resta a tal proposito abbastanza rigida. Si dovrebbe infatti, pensare ad una famiglia che venga coltivata e sostenuta e ad un rapporto di responsabilità e di reciprocità. “NON SOLO PAPÀ, MAMMA E FIGLI” Molto spesso ci si trova a definire la famiglia come un insieme di individui ma principalmente come la presenza di “papà, mamma e figli” ma questo non è una giusta accezione per la famiglia. La famiglia infatti può essere composta soltanto da due coniugi, due coniugi con figli, famiglie con un solo genitore o anche da famiglie dove sono presenti entrambi i genitori ma i figli possono vivere alternativamente da entrambi. La famiglia è composta anche da parenti (nonni, zii, cugini...) ed essi in alcune culture sono ritenuti più importanti perfino della famiglia stessa di appartenenza. Tutto questo quindi non può essere racchiuso nella formula “papà, mamma e figli” in quando tale formula nasconde ed esclude la riflessione su cosa realmente sia la famiglia oggi e non permette quindi di guardarla sotto più punti di vista. “IL DONO DELL’AMORE” Si definisce “dono” ogni prestazione di beni/servizi effettuata, senza garanzie di restituzione, al fine di creare, alimentare o ricreare rapporti sociali tra persone. Gli aspetti che differenziano un dono da uno scambio mercantare sono essenzialmente tre:
  6. Il dono rispetto allo scambio di merci è libero, non vi è infatti nessun vincolo e nessun

contratto che ci spinga a donare o a ricambiare il dono. È vero che un obbligo di ricambiare un dono esiste ma non è paragonabile a quello che c’è negli scambi commerciali, essendo esso qualcosa di molto più formale.

  1. La valutazione che facciamo dell’altro: a differenza dello scambio mercantile nel dono non esistono garanzie di scambio equivalente, questo quindi alimenta la fiducia in chi dà e chi riceve il dono.
  2. Il rapporto di reciprocità: essi si instaura attraverso il dono. Nello scambio mercantile abbiamo un’abolizione del debito in quanto nel momento in cui le due parti hanno fatto lo scambio sono libere da ogni obbligo, l’uno verso l’altro. Nel dono invece non è cosi in quando esso introduce in indebitamento, il quale, rende vivo e mantiene il legame di due o più persone. L’atto del donare non è fine a se stesso ma esistono come minimo tre momenti che lo compongono: donare, ricevere e ricambiare il dono. L’idea del dono è entrata a far parte anche del concetto di amore e intimità della coppia. Questo nasce in Europa e negli Stati Uniti, nella seconda meta dell’800. Si passa in questo periodo ad un’idea di matrimonio e di coppia fondato sulla divisione del lavora, passando sempre ad un’idea di divisione del lavoro però che presenta anche un’intimità. Viene elaborata una visione della coppia come “unita fusionale” cioè dove ciascuno dona all’altro per il mantenimento della coppia e del matrimonio. Questo visione della famiglia però oltre a fare differenze rispetto alla classe sociale di appartenenza possiede anche delle divisioni di genere. La visione del sociologo inglese Giddens delinea invece una coppia come “relazione pura” fondata si dal dono reciproco all’interno della coppia sottolineando pero che la coppia nel fare questo non deve perdere parti di se e quindi rinunciare alla propria autonomia. L’amore infatti secondo Giddens (all’interno della coppia) si ha soltanto lasciando all’altro la possibilità di avere e mantenere la propria autonomia e la propria libertà. Giddens infatti afferma parità di diritti e doveri dell’uomo e della donna, quindi elimina le differenze di genere. Inoltre, non fa alcuna distinzione tra eterosessuali e omosessuali. “FAMIGLIA (S)CONFINATE” Lo spazio che circoscrive la famiglia è meno chiuso e univoco di quanto si dia per scontato nel dibattito pubblico e nel senso comune. Ciascuno di noi infatti pone dei confini in cui si include od esclude chi appartiene alla “propria famiglia”. Ad esempio si può ritenere appartenente ad una famiglia un nostro amico stretto o anche alcuni nonni o zii possono essere ritenuti far aperte della famiglia più di altri. Per questo motivo, oltre al dinamismo interno, ogni famiglia si costruisce e vive entro confini a livello relazione ed emotivo. Inoltre le famiglie hanno una certa mobilità non solo dal punto di vista relazionale ma che dal punto di vista geografico e spesso perfino nazionale. La non unicità nei confronti della famiglia riguarda anche il modo in cui viene definito che cosa sia e non sia una famiglia, chi vi appartenga e chi no, chi possa farne una e quali obbligazioni ne scaturiscono non soltanto, come dato, a livello soggettivo, ma anche a livello di norme colturali e giuridiche. In particolare, la norme giuridiche che definiscono la famiglia possono variare da un paese all’altro. “NUOVE SEQUENZE NELLA FORMAZIONE DELLA FAMIGLIA” Era già avvenuto in altri paesi (Francia, Germania) dove ormai da diversi decenni il matrimonio ha assunto una connotazione differente rispetto ad altri. Oggi infatti ci si sposa dopo aver sperimentato la vita di coppia per diversi anni o addirittura dopo aver avuto uno o più figli. In Italia, questo fenomeno sembra essere più recente. Siamo di fronte ad un cambiamento radicale dell’idea del matrimonio che sembra aver preso due significati differenti:
  3. si pensa a questo cambiamento da un punto di vista positivo: nel senso che le coppie arrivano dalla consapevolezza che non basta sposarsi per vivere insieme e lavorare ad un progetto di vita insieme.
  4. Si pensa a questo cambiamento da un punto di vista negativo: intendendo questo come un senso di deresponsalizzazione e incertezza. In Italia, fino al 2016, non vi era un riconoscimento dei diritti e dei doveri per le coppie che convivevano infatti esse, a fronti di una malattia, della morte di uno dei due non usufruivano di nessun diritto. Oggi invece, dopo varie riforme e leggi, le coppie che convivono hanno gli stessi diritti delle coppie sposate inerenti alla visita e all’assistenza dei coniugi in caso di ricovero ospedaliero o da
  • Da un punto di vista Simbolico: la differenza tra unione civile e matrimonio riguarda prettamente il riconoscimento del valore sociale. Da questo punto di vista chi non può eccedere al matrimonio ma soltanto all’unione civile può sentirsi discriminato, anche se a volte le differenze sono minime, e viceversa. Questo fa si che in un certo senso l’unione civile sia un “matrimonio di serie B”. In Italia ad esempio il matrimonio è aperto soltanto alle coppie di sesso diverso; l’unione civile sono alle coppie dello stesso sesso; e la convivenza è aperta ad entrambe le coppie (sesso diverso e stesso sesso). “LA POLIGINIA PUÒ ESSERE UN DIRITTO CIVILE?” La poliginia è il matrimonio di un uomo con due o piu donne, mentre, al contrario, la poliandria è il matrimonio di una donna con due o più uomini. La poliginia nelle società occidentali non è riconosciuta e sembra anche meno accettata delle relazioni di coppia tra omosessuali. Sia poliginia che poliandria sono riconosciute a livello legale soltanto nella forma seriale, cioè se vi è un rapporto legittimo interrotto dalla morte o dal divorzio e vi è poi un altro, pure legittimo. In Cina questo è visitato ormai dal 1953. In india è consentito soltanto ai cittadini musulmani. Turchia e Tunisia sono gli unici paesi islamici ad averla abolita formalmente. Le motivazioni che hanno potato il divieto della poliginia e della poliandria è essenzialmente la parità di uomo-donna nel matrimonio. Il matrimonio monogamico certamente non garantisce la parità dei sessi e nemmeno il rispetto reciproco tra essi ma questo viene favorito quando ci sono le condizioni legali e culturali del paese stesso di appartenenza. In questo senso si può affermare che la che la poliginia non è un diritto perché non permetterebbe di avere una partita di sesso tra uomo e donna. “VISIONI DIFFERENTI ANCHE ENTRO LA CHIESA CATTOLICA” La famiglia è stata definita dalla chiesa un “valore non negoziabile”. La famiglia è infatti uno dei “temi più caldi” e discussi dalla chiesa, ma nei quali non ancora si trova pienamente d’accordo con le altre. Su questioni come l’accesso dei divorziati risposati ai sacramenti e la benedizione di coppie dello stesso sesso, la chiesa non ha preso una vera e propria posizione ma presenta ancora dei pareri contrastanti da una Chiesa all’altra. Ad esempio, in Svizzera e in Irlanda, le Chiese nazionali ritengono che non è attorno alla famiglia e alla sessualità che la chiesa deve prioritariamente giocare il proprio ruolo e la propria autorevolezza, quanto temi del genere in quanto le basi teoriche e antropologiche sulla confezione della famiglia sono diventate troppo discutibili. CAPITOLO 2 (LIBRO) L’Italia è uno dei Paesi a più bassa fecondità in Europa. Possiamo inoltre notare una correlazione tra il tasso di fecondità e il tasso di occupazione femminile. In Italia nel 2015 il tasso di fecondità era del 1,35 figli complessivi, e si è alzata anche l’età delle madri riesce ad avere il primo figlio. Si è visto infatti che una donna ha il primo figlio soltanto attorno ai 35 anni. Come abbiamo già detto esiste una forte correlazione tra tasso di fecondità e fatto di occupazione femminile, questo perché avere un bambino troppo presto è rischioso per le chances di vita della giovane donna. È quasi impossibile per le donne che vorrebbero entrare a far parte del mondo del lavoro avere un figlio e crearsi una famiglia. Questo deriva dal vecchio stereotipo della madre e della maternità totalizzante (la madre deve soltanto crescere il bambino e stare attenta ad ogni suo bisogno), abbiamo invece oggi un nuovo modello della madre che tiene insieme tutto: figli, lavoro e famiglia, tutto con le sue forze. Quest’ultimo modello di madre non è del tutto accettato in quanto la madre stessa può essere considerata dalla società come egoista nei confronti del bambino. Proprio per questo motivo molte donne, alla nascita di un figlio, lasciano e perdono il lavoro, questo però non riguarda soltanto le donne con una qualifica bassa ma anche quelle che hanno un livello di istruzione bassa. Tale fenomeno non è recente e non può essere correlato dalla crisi avuta in Italia nel 2007, in quando anche dopo l’aumento dei tassi di attività nelle generazioni più giovani la donna viene in qualche modo, nella maggior parte dei casi, scartata rispetto all’uomo. Questo fenomeno rischia di diventare in Italia qualcosa di definitivo per le caratteristiche della domanda del lavoro, per la sua rigidità ma anche e sopratutto per lo scarso sostegno alla conciliazione famiglia lavoro, ad esempio istituti scolastici.

Si può infatti dire che ci troviamo di fronte ad un forte divisione del lavoro familiare, dove comunque sembra essersi superato la forte distinzione tra uomo e donna ma non è del tutto così, proprio per questi motivi. Possediamo purtroppo ancora uno stereotipo di una mamma che deve crescere da sola i propri figli e il padre che deve invece preoccuparsi soltanto al mantenimento economico della famiglia. Altro problema che può essere una delle fondamentali cause per il basso tasso di impiego femminile nel mondo del lavoro, è lo scarso aiuto d’atto in famiglia da padri/mariti, all’interno del contesto familiare, anche se questa cosa, sta cambiando con passi molto lenti. “NON C’E SCAMPO PER LE MAMME” Se la maternità è vissuta come un ostacolo non è soltanto per le motivazioni che spesso di troviamo ad esaminare ma ce ne sono altre. Spesso affermiamo che questo dipende dall’organizzazione della società che non riesce effettivamente ed aiutare le madri che sono occupate oltre che nell’ambito familiare che in quello lavorativo, altre volte affermiamo che la colpa del basso tasso di occupazione è dei padri/mariti che non sono abbastanza presidenti nella vita familiare della donna e dei figli, altri ancora accusiamo psicoanalisti come Recalcati che affermano la sofferenza di un bambino all’assenza della mamma piuttosto del papà. Le mamma oggi corrono anche il rischio di non “produrre” figli abbastanza competitivi, questo a causa dell’estrema concorrenza che è emersa nell’educazione dei figli. Ci si aspetta oggi dalla donna che sia mamma e lavoratrici allo stesso tempo, in quando si dice che il “capitale umano” non debba andare sperperato. Questo nuovo modello non esclude tensioni non solo sul piano soggettivo, ma anche su quello normativo/valutativo e delle disuguaglianze sociali.

  1. In primo luogo la maternità è vista ormai soltanto necessaria per ragioni di fecondità. Quindi si considera una necessità sociale più frutto di un desiderio personale di una donna.
  2. Le donne con diversi gradi si istruzione sono soggette a discorsi diversi:
  • Le madri con istruzione elevata: hanno abbastanza chances di vita e nel mercato del lavoro sono viste con un accezione positiva in quando loro presentano un “capitale umano” che non va “sprecato” soltanto all’interno della famiglia ma deve essere messo a disposizione di tutta la società. Alche il lavoro che svolge all’intero della famiglia viene visto i un modo molto positivo.
    • Le madri a bassa istruzione: sono accettate nel mondo del lavoro non per il proprio capitale da investire, in quanto appunto hanno una basta istruzione ma per contribuire alla sicurezza economica della famiglia. Lavorando avrà bisogno dei servizi educativi per la prima infanzia che educheranno meglio il bambino da un punto di vista cognitivo. Entrambe i tipi di madri vengono svalutare le dimensioni relazionale/affettive.
  • Le prime: presentano una pressione in quando vengono riconosciute in due ambiti di fondamentale importanza (maternità, mercato del lavoro).
  • Le seconde: vengono molto svalutate nella loro competenza come madri, perche ritenute non capaci di educare al meglio i propri figli. Diversa è anche la situazioni della madre migranti che scegli il procacciarsi il reddito anziché la cura dei figli, che rispetto a quando lo faccia un uomo, è vista come un qualcosa abbastanza negativa sia da parte del paese d’origine sia in quello di arrivo. “MAMMA EQUILIBRISTE” Le mamme sono tra le più denigrate per quello che succede ai propri figli e inoltre devono gestire tutto il carico familiare e lavorativo da sole. In tutte le fasce d’età sopratutto tra i 30 e i 49 anni il tasso di occupazione femminile e molto simile a quello maschile. La situazione sia modifica nettamente nel caso in cui una donna è anche mamma, quindi ha una famiglia. Le donne infatti continuano a svolgere nell’ambito familiare il 67,3 x100 se hanno figli, 65,8x se non hanno figli. Per quanto riguarda le madri separate o divorziate da un lato sono a forte rischi di povertà e quindi sono costrette a lavorare, dall’altro lavorano di più rispetto alle donne sposate con figli e quindi sono costrette a mantenere un forte carico lavorativo e sostenere i figli, senza il proprio marito. Tutto questo in una società dove ormai è diventato molto costoso l’offerta degli istituti dell’infanzia, diventa quindi molto difficile gestire i lavoro e avere i figli. Esistono inoltre molte differenze tra le madri in base al paese di appartenenza, ma se guardiamo l’Italia una netta differenza anche tra le donne del nord e quelle del sud. Le donne del nord possiedono molti più servizi per l’infanzia e proprio per questo riesce ad avere un occupazione sul mercato del lavoro.

Molto spesso si pensa che la cura dei figli da parte anche del padre sarebbe qualcosa di estremamente importante d’altra parte questo incontra ancora alcune resistenze nel nostro paese. In Italia infatti molta gente pensa che la presenza del padre nei confronti del figlio, sopratutto nei primi anni di vita, minerebbe alla sua educazione e indebolirebbe l’autorevolezza del padre. Si è pensato quindi, proprio per dare la possibilità anche al padre di esserci, di dare parte del congedo genitoriale anche a quest’ultimo. Questo servirebbe per incentivare la presenza del padre nei primi anni di vita dal bambino, ma sarebbe un modo per essere presente non solo all’interno della famiglia stessa, in presenza della moglie, ma anche e soprattutto in modo autonomo e consapevole. Se però il congedo è pagato poco, o non è affatto pagato, è difficile che il padre lo prenda, quindi a questo punto abbiamo un vero e proprio problema dei finanziamento che andrebbe risolto. “ADOZIONI DIFFICILI” Qualche anno fa l’adozione internazionale era la via più semplice per poter adottare un bambino. Proprio per evitare che questa relativa “facilità” creasse degli abusi su questi bambini o comunque situazioni spiacevoli, l’Italia nel 1998 aderì alla convenzione internazionale per la tutela dei minori e la cooperazione in materia, appunto, di adozione internazionale. Molti paesi in cui si provano i bambini candidarti all’adozione internazionale ha introdotto alcuni criteri di controllo e restrizioni di criteri, come la religione, l’etnia, l’orientamento sessuale. In alcuni paese hanno anche incominciato a denunciare una sorta di imperialismo adottivo da parte dei paesi più ricchi. Si denuncia inoltre, come l’adozione internazionale sia molto spesso un lavoro di “scrematura” di quei bambini che si presentano come più bisognosi, cioè bambini con disabilità ed handicap e che quindi rimangono molto spesso a carico del paese in cui nascono. “RIFORMA DELLE ADOZIONI” La legge italiana sulle adozioni è una buona legge in quanto offre determinate garanzie ai bambini e selezione con cura le coppie che dovranno adottare i bambini. Come ogni legge pero presenta dei limiti, essenzialmente sono due:

  1. l’adozione non viene controllata e accompagnata, ma questo avviene solo nel momento dell’adozione iniziale.
  2. L’adozione è riservata soltanto alle coppie formalmente sposate, di conseguenza vengono esclude persone single, conviventi e persone dello stesso sesso (coppie omosessuali). Ciò che dovrebbe interessare in realtà, è la capacità genitoriale che quest’ultimo dovrebbe avere e questa non dipende dal fatto che una coppia sia sposata o meno o abbia lo stesso sesso. Molti bambini non sono formalmente stati abbandonati ma vivono comunque in istituti di adozione, questo avviene quando un genitore non ha la possibilità di crescerli ma comunque non li ha abbandonati a se stessi. Dovrebbe esserci in questo caso più controllo su questi ragazzi, adottando ad esempio una forma di adozione leggera, farli aiutare da altri parenti attraverso l’affido quindi un qualcosa che non interrompa i rapporti con i genitori di origine. Inoltre esistono anche molti bambini che invece non vengono adottati a causa della loro età, per problemi di reati o comunque per via del loro passato, altre volte invece hanno problemi fisici o psichici e vengon scartati. L’adozione è un processo che avviene in società, regolato da norme insieme culturali e legali, ancorché modificabili per adeguarsi ai mutamenti culturali rispetto a ciò che è una famiglia e chi può essere un genitore. “IL COGNOME DELLA MADRE” Sembrava che fosse finalmente caduto l’ultimo fortino legale del patriarcato quando la corte costituzionale, nel novembre del 2016, ha sancito che privilegiare il cognome del pare su quello della madre, e quindi il riconoscimento del figlio da parte del padre su quello della madre, potesse minare al principio di uguaglianza tra uomo e donna. La corte costituzione a tal proposito rimanga ancora ambigua, in quanto mantiene il privilegio del cognome del padre ma permette ai genitori una scelta, ma essa deve essere esplicitata. Con la logica, seguendo il principio di uguaglianza tra i sessi, ci sarebbe la soluzione di dare entrambi i cognomi al bambino, si può ma comunque questo dovrebbe essere fatto naturalmente senza fare nessuna richiesta. Ci si aspetti che la legge che privilegia il cognome del padre a quello della madre si incostituzionale. Capita molto spesso infatti che un figlio che porta il cognome della madre deve quasi giustificarne il motivo. “DIVENTARE GENITORI NELL’ERA DELLE TECNICHE DI RIPRODUZIONE ASSISTITA”

Si è soliti aprire un dibattito molto accesso sulla possibilità di essere e diventare genitori, quando e sopratutto quando non è possibile farlo biologicamente. Ciascun paese a questo proposito vi risponde con norme che regolamentano l’adozione o anche la riproduzione assistita. L’Italia, ed esempio, è una dei paesi che presenta le norme più restrittive a tal propositi. L’Italia infatti permette le adozioni e la riproduzione assistita soltanto i coniugi, escludendo da tutto ciò i single, conviventi e persone dello stesso sesso. La riproduzione assistita ci si pongono davvero tanti quesiti dal punto di vista etico e morale, quindi se sia giusto o sbagliato e sul dare la possibilità a quali persone e su quale criterio. Le tecniche di riproduzione assistita hanno indubbiamente allargato il raggio sia dei soggetti che possono concorrere al processo riproduttivo sia delle tensioni che ne possono scaturire. Nel caso della gestazione, la situazione appare differente. Gli aspiranti genitori di questi bambini sono molto spesso due uomini che nell’impossibilità di avere figli e di adottare ricorrono alla gestazione. La gestazione emana questioni morali, se sia giusto o sbagliato ma molto spesso ci si interroga anche se questo mini la figura femminile. Ci si preoccupa infatti della possibilità di sfruttamento della donna che si prestano a queste pratiche e più in genere per il rischio di considerare ancora una volta il corpo delle donne come strumento per realizzare desideri altrui. Altra preoccupazione sulla gestazione riguarda il fatto che essa per altri possa configurare una vera e propria vendita di bambini, una mercificazione totale della riproduzione e della filiazione. Il ricorso alla gestazione per altri è perfettamente legale e regolato d a contratti, pur diversi, ormai non solo da paesi poveri o da paesi in via di sviluppo ma anche da paesi avanzati e democratici. “C’È UN DIRITTO ALLA FILIAZIONE?” Con la Legge n. 40, fortemente voluta da una grossa fetta di parlamentari cattolici e la cui abrogazione per via referendaria è stata attivamente impedita dalla gerarchia cattolica, si sono vietati sia la riproduzione artificiale con donatore o donatrice, sia il ricorso all’esame pre-impianto degli embrioni in caso di aspiranti genitori portatori di malattie genetiche gravi. Ci sono volute sentenze della corte italiana per ed europea per cancellare questa mostruosità voluta dai parlamentari cattolici, che con la benedizione della chiesa, si appropriavano del diritto di dire chi e in quali condizioni può fare figli ed chi no. Se davvero poter avere figli solo coloro che sono fertili, e in coppie eterosessuali, dovremmo non condannare ogni forma di riproduzione assistita, inclusa quella con gameti della coppia, ma anche vietare l’adozione. “PARADOSSI CINESI: DALLA POLITICA DEL FIGLIO UNICO ALL’E-COMMERCE DELLA RIPRODUZIONE” La Cina del figlio unico imposto dallo stato ha ora oltre il 12x100 della propria popolazione in età fertile, con una diagnosi di infertilità, probabilmente in conseguenza dei livelli altissimi di inquinamento atmosferico e del terreno, dovuto all’uso massiccio di pesticidi che entrano nella catena alimentare. Questa nuova crisi demografica accelera ulteriormente il rapido invecchiamento della popolazione dovuto alla politica del figlio unico. Dopo aver reso disponibili online i kit per l’analisi di infertilità maschile e per i test di paternità, il portale di Juhasuan, della grande catena di e-commerce Alibaba, si è offerto da tramite tra le banche del seme e i potenziali venditori dello stesso, riscuotendo un grande successo. Forse Alibaba è il primo soggetto e-commerce ad averci pensato favorito dalla difficoltà, che le banche del seme, a coprire un territorio cosi vasto come la Cina. La politica del figlio unico produsse molti aborti, e nel migliore dei casi la non registrazione delle nascite, quando si trattava di femmine, che quindi pagavano un prezzo altissimo. Succede lo stesso con le tecniche di riproduzione assistita? CAPITOLO 3 (LIBRO) “I BAMBINI VANNO DIFESI, NON PUNITI PER CIÒ CHE FANNO GLI ADULTI” “L’affido rinforzato” è stato proposto da alcuni parlamentari contrari all’adozione da parte del partner, durante la discussione della legge Cirinnà sulle unioni civili. I bambini che prima nascevano fuori dal matrimonio non potevano essere riconosciuti da un genitore se questo era sposato con un’altra persona e anche quando venivano riconosciuti avevano comunque meno diritti rispetto ai figli legittimi (nati all’interno di un matrimonio). Oggi, proprio come succedeva con i bambini che nascevano fuori dal matrimonio, neghiamo io figli dello coppie dello stesso sesso il diritto ad avere due genitori legalmente riconosciuti anche se questi ciò sono e sono disponibili.

casi particolari” (bambini adottati da genitori dello stesso sesso) non possono essere sorelle e fratelli tra loro se non condividono almeno un genitore biologico. “DA CHI DOBBIAMO DAVERO SALVARE I NOSTRI FIGLI” “Salviamo i nostri figli” è l’accordo ed emotivamente coinvolgente appello alla mobilitazione per opporsi a tutto ciò che viene considerato contro natura nei rapporti familiari, nei rapporti uomo e donna, infatti non è solo in gioco la sessualità e affettività omosessuale, ma anche la parità tra uomo e donna. Dovremmo infatti proteggere i nostri figli da tutto ciò che non è ormai “ritenuto normale” in quanto continuiamo a costatare che le famiglie diverse da quella del “Mulino Bianco”(la famiglia perfetta), che sono quelle con un solo genitore, con genitori si sesso uguale, bambini adottati o nati secondo fecondazione assistita, non ricevano a scuola strumenti per capire questa verità e trovare il proprio posto senza doversi nascondere o sentirsi illegittimi. Difendiamo quindi i figli da visioni del mondo tanto chiuse quanto proponenti e che non aiutano a crescere e maturare. “SENZA PROTEZIONI E INVISIBILI: BAMBINI AL LAVORO” Si è sentito discutere molto spesso sulla necessità di estendere e unificare la tutela a tutti i tipi di lavoratori. La job act ha modificato ed esteso quella che un tempo era l’indennità di disoccupazione. In Italia chi perde il lavoro sarà tutelato nello nello stesso modo, con lo stesso strumento, indipendentemente dal tipo di contratto e dall’ampiezza dell’azienda. L’idea fondamentale della job acr è quindi quella di garantire tutti i lavoratori, dai più vecchi a quelli più giovani. Questo però esclude i “lavoratori invisibili” cioè i bambini e i ragazzi che lavorano sotto i 14 anni, che lavorano in totale condizione di illegalità e che quindi non compaiono in nessuna statistica, in quando non dovrebbero lavorare. Le condizioni di questi bambini lavoratori sia italiani che stranieri, variano. La più recente è nel 2013 dalla quale è apparso che uno su 20 tra i ragazzi lavora sotto i 14 anni, quindi illegalmente. È probabile che per in incappare in denunce i bambini vittime di infortunio sul lavoro non denunciano il fatto così com’è ma lo fanno sotto forma di “incidente”. Questi lavoratori non sono esclusi soltanto dal job act e dall’ART.18, che per definizione non li prevedono ma anche da ogni tipo di prevenzione. “CRESCERE COME STRANIERI” Molto spesso ci sono dei bambini/ragazzi che si sentono estranie al loro paese d’origine anche se in molti casi ne conoscono la lingua, le usanze, la cultura... Queste sono definite le “nuove generazioni di migranti” che sono formati da tutti quei ragazzi e bambini che sono nati in Italia (ma hanno genitori stranieri) o che sono arrivati in Italia quando erano molto piccoli. Nel 2015 alla Camera è stata approvata una legge per la restrizione sulla cittadinanza italiana per gli stranieri. Per avere la cittadinanza infatti, non basta essere nati in Italia, ma che almeno di uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno di lungo periodo, o in alternativa, che il minore abbia frequentato lamento un ciclo di saturi in Italia. Quanto requisito da soddisfare entro i 16 anni, per quelli più vecchi il requisito si allunga. Questa è l’ennesima dimostrazione che questo è un paese che non investe sui bambini e i giovani in generale, un paese occupato dell’oggi e senza attenzione per il futuro. CAPITOLO 4 (LIBRO) “TRASFORMAZIONI DELLE FAMIGLIE EW NUOVI EQUILIBRI TRA GENERAZIONI” I rapporti e il passaggio tra generazioni hanno profondamente modificato il contesto in cui esse avvengono, a livello non soltanto economico e politico, ma anche e sopratutto democratico e della famiglia. Se osserviamo le modificazioni che si hanno avute nel corso dell’ultimo secolo nei modi di fare famiglia in Europa si devono sottolineare il riconoscimento dello coppie etero e omosessuali o anche la riproduzione assistita nelle sue varie forme. Il modello familiare più antico che sottolineava la differenza di genere è stato pressoché indebolito con il passare del tempo, sia a livello normativo che comportamentale. Il matrimonio è diventato più negoziabile e paritario, orientato non solo alla procreazione ma anche al benessere psico-finisco e alla reciprocità dei coniugi. Le nascite che avvengono al di fuori del matrimonio sono proprio frutto del cambiamento sociale avvenuto in questi anni.

Sono aumentate, inoltre, le cosiddette “famiglie ricostituite” ovvero in cui uno o entrambi i partner provengono da un matrimonio precedente, a anche le “famiglie ricomposte” in cui ci sono figli da legami precedenti. Il rapporto tra generazioni si è inoltre modificato per la scarsa nascita e dall’innalzamento della speranza di vita. Quesiti due fenomeni hanno mutato la forma di rapporti tra le generazioni e il contenuti e la durata delle stesse posizioni generazionali all’interno della famiglia. Infatti, proprio per questo, più generazioni si trovano a vivere nello stesso periodo di tempo. L’aumento della speranza di vita ha effetto anche sulle “carriere generazionali”, sull’esperienza di essere figlio, genitore, nonno, ecc... lungo il corso della vita. Mentre le responsabilità nei confronti dei figli si allunga con l’allungamento dei tempi della formazione e dell’accesso della stabilità economica, l’innalzamento delle esperienze di vita non solo dilaziona sempre piu nel tempo l’avvicendarsi delle posizioni generazionali, ma apre la possibilità che i genitori divenuti più o meno fragili abbiano bisogno dell’aiuto pratico e delle cure dei pochi figli/e che hanno. Le tensioni implicite nel passaggio generazionale a livello familiare hanno trovato rappresentazione canonica nella figura del complesso di Edipo, ovvero nel modo in cui Freud ha letto le tensioni implicita nel passaggio del testimone, dell’eredità di ruolo e consistenza sociale, dai padri ai figli. Il dramma di Edipo rappresenta L’ambivalenza che innerva la relaizone tra i figli e i padri: il padre non è solo il modello di adulto con cui il figlio si confronta. È proprio per questo per il fatto di essere lì da prima, impedisce di diventare pienamente adulti, di occupare il proprio posto nel mondo. Il figlio è per il padre nono solo fonte di orgoglio e investimento ma un rivale che aspirando a diventare adulto mira insieme a cogliere la propria eredità minando l’autorità ed il potere del padre e a differenziarsi da lui proclamandosi diverso e tendenzialmente migliore. È noto che il complesso edipico nella nazione frodieliana riguarda specificamente il passaggio generazionale ed ereditario tra padre e figli ignorando non solo quello tra madri e figlie ma anche quello padre e figlie e tra madri e figli. Jung ha tentato di superare questo limite con il complesso di Elettra ma anche in questo caso si rimane esclusivamente entro dia di generazionali dello stesso sesso. Occorre che le persone nell’età di mezzo e anziane siano capaci di essere generative sul serio, per utilizzare l’espressione di un grande psicoanalista Esik Erikson. Essere generative significa essere in grado di fare spazio a chi viene dopo perché si è stati capaci di assumersi le proprie responsabilità da adulto, delle proprie scelte dei propri errori. Solo cosi si può consentire a chi viene dopo di diventare adulto appropria volta. “LA RICERCA DELLE RADICI” Quando un bambino comunica a chiedere la propria origine e la spiegazione delle varie generazioni compie un atto di presa di coscienza della propria storicità. La visione della ricostruzione genealogica è alla base della ricostruzione familiare, sia della teorizzazione che dell’identità nazionali. Il succedersi delle generazioni è infatti garantito dagli incroci che avvengono ad ogni passaggio generazionale, dagli scambi, dalle alleanze, ma anche quando questi avvengono all’interno di uno stesso ceto o una stessa cultura, si comunque modificano, tanto o poco. “La genealogia” è una sedimentazione di pratiche sociali storicamente situate, di scelte effettuate e/o imposte, di continuità riconosciute e discontinuità e deviazioni invece cancellate. Ciò che però è davvero importante è ricostruire un percorso nelle svolte e negli incroci, nei rapporti di potere che ne hanno modificato di volta in volta l’interpretazione. Fare genealogia è quindi un particolare modo di coltivare la memoria e riconoscerne l’eredità. Se pensiamo alla genealogia familiare dobbiamo inoltre sottolineare che i racconti familiare cambiano, di poco o tanto, in base a chi ce le racconta. Questo succede perché è vero che l’origine familiare possiede comunque un punto di partenza ma è anche vero che ogni individuo, anche all’interno della stessa famiglia, interpreta e vive determinai avvenimenti alla luce singolare e dell’esperienza presente. “NON SOLO NEGATIVI DIGITALI. VULNERABILI E DISUGUALI” Oggi le nuove generazioni utilizzano quotidianamente la tecnologia e questo, rispetto a qualche anno fa, ha modificato le relazioni e i rapporti all’interno della famiglia. I ragazzi e i bambini nell’apprendere tali tecnologie ne hanno fatto uno strumento indispensabili all’interno della società, sono infatti molto esposti precocemente alla globalizzazione anche nei suoi aspetti più drammatici, quindi quelli che non sarebbero consoni all’utilizzo dei bambini. I bambini dell nuove generazioni, inoltre, possiedono un percorso piu lento di raggiungimento dell’autonomia pratica rispetto alle generazioni più vecchie.

Ciò ha reso sempre più difficile alle famiglie far fronte tutte le domande di tipo redistributivo, proprio quando le generazioni più giovani appaiono più vulnerabili più bisognose di sostengo, investimenti di lungo periodo. Viceversa, non c’è stato nessun orientamento del welfare a favore delle coorti più giovani. Proprio questa difficoltà ad accedere autonomamente all’abitazione, insieme all’insicurezza del mercato del lavoro, è tra le maggiori ragioni per cui i giovani italiani escono più tardi dei loro coetanei dalla famiglia di origine. “IL NUOVO SESSO DEBOLE” La mancanza di un livello elevato di istruzione e competenze culturali che consentono di navigare un mondo sempre più complesso non è solo più un fattore discriminante per le donne, ma rende loro difficile stare nel mercato del lavoro pur avendo una famiglia. Sta diventando un fattore discriminante anche per gli uomini, rispetto sia a trovare una lavoro e tenerlo sia all’avere una famiglia. Non è quel poco o tanto di emancipazione femminile che c’è stata a indebolire la posizione di questi uomini e ragazzi. È innanzitutto il venir meno di alcune occupazioni che davano anche a uomini a bassa qualifica la possibilità di avere un lavoro pagato decentemente e una posizione sociale riconosciuta e che facevano ritenere ad un ragazzo che non voleva studiare di poterne fare almeno. Si tratta di investire sulla formazione dei ragazzi e in quella degli adulti per arricchirne lo e capacità e metterli in grado di cogliere le opportunità di un sistema economico e produttivo cambiato e le sfide di una relazione uomo donna che non può più poggiare sugli autonomatismi di modelli di ruolo rigidi. “IL FURUTO INCERTO DI SOCIETÀ CHE INVECCHIAMO” Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è in atto dappertutto ma è particolarmente visibile nelle società più sviluppate, dove l’aumento delle speranze di vita si combina con una bassa fecondità. Gli anziani di oggi non solo vivono più a lungo ma rimangono anche attivi più a lungo. Quindi una popolazione anziana non è sempre è necessariamente un peso ed un costo per la società in cui vive. Diverse ricerche mostrano come sopratutto in Italia dove il Welfare State è molto carente, gli anziani costituiscono spesso l’unica rete di protezione disponibile per le generazioni più giovani e nonne e nonni sono una risorsa indispensabile per i genitori che lavorano. Accorato alla necessità di attrezzarsi per rispondere ai bisogni e alle capacità di una popolazione anziana occorre incidere sulle attuali equilibri demografici e comportamentali a più livelli. Innanzitutto specie in Italia occorre allargare la forza lavoro effettiva. Ciò implica ovviamente in primo luogo contrastare quel paradosso della situazione italiana costituito da alta disoccupazione giovanile a fronte di una riduzione del peso delle coorti di età più giovane sul totale della popolazione. Ma occorre anche consentire a un numero maggiore di donne di entrare e rimanre nel mercato del lavoro anche nei periodi di formazione della famiglia. Occorre aumentare gli investimenti in capitale umano innanzitutto per eliminare gli svantaggi che ancora oggi codannano una parte di ragazzi e giovani a n destino di marginalità e di non sufficiente sviluppo delle loro capacità. Allo stesso tempo questi investimenti favorirebbero la formazione di una popolazione anziana che sta meglio in salute anche perché attiva culturalmente, un aspetto evidenziato da molte ricerche. Infine occorre investire in politiche dell’immigrazione che incentivino l’arrivo di persone preparati, ne valorizzino le capacità e le i tigrerò nel tessuto sociale con particolare attenzioni per lei nuove generazioni, senza di loro saremmo una popolazione ancora più vecchia. CAPITOLO 5 “COME MISURARE IL VALORE DEL CAPITALE UMANO” La capacita di una società a produrre beni e servizi dipende dalla quantità, qualità e e le risorse a disposizione. Il concetto di capitale umano si è affrontata stupendo una visione strettamente economicistica. L’ISTAT nel 2008 ha valutato il potenziale reddito acquisibile dalla popolazione residente sulla base del livello di istruzione, condizioni di salute, sesso, età, condizioni economiche. Il capitale umano delle donne è molto meno di quello degli uomini e la differenza è dovuta al fatto che le donne svolgono gran parte del lavoro familiare, ovvero a favore dei figli e uomini adulto inclusi. C’è anche un basso valore di mercato femminile derivante da 2 fattori:

  • Basso tasso di occupazione
  • Minore valorizzazione, a parità di competenze, delle donne nel lavoro. L’ISTAT ha scoperto anche che i giovani sono portatori di un capotare umano più consistente di chi è più anziano; questo stima però non tiene conto delle crescente disoccupazione giovanile. “UNA DOPPIA BEFFA: LAVORARE DI PIÙ E GUADAGNARE DI MENO”

Tra lavoro pagato e non pagato, le donne con carichi familiare lavorano un mese in più degli uomini con analoga condizione.una doppia beffa: lavorano di più, ma guadagnano di meno. I più bassi valori femminili a parità di qualifiche e orari, dipendono da 2 fattori:

  • Concentrazione delle donne in lavori come: insegnate, servizi alla persona, settore tessile.
  • Maggiore lentezza della carriera femminile. Il motivo per cui le donne si concentrano su questi lavori è anche per una questione di orario e per conciliare il carico familiare. Bisognerebbe distribuire bene gli uomini e le donne nella famiglia e bisognerebbe anche ridurre il carico di lavoro non pagato. “OPZIONE DONNA. PRIVILEGIO O PENALIZZAZIONE?” L’apparente e costoso privilegio consesso alle donne con l’operazione del pensionamento anticipato nasconde una forte e doppia iniquità. Da un lato c’è la necessità delle donne e zia e di dedicarsi alla famiglia, dall’altro si finge di ignorare il fatto che anche le donne fanno di tutto, sono spesso pagate meno, fanno meno carriera di altre persone e quindi accumulano minori ricchezza pensionistica. Molte donne che oggi vivono l’opzione donna hanno passato subito penalizzazioni reddituali e dio carriera per il fatto di essersi dedicate, altre al lavoro, ma anche al mettere al mondo dei figli, in questo modo sono obbligate a lasciare il posto di lavoro a costo di pesanti penalizzanti reddituali. Più che di scelte vere e proprie, si tratta di necessità sopratutto dove le risorse economiche sono basse. Sarebbe opportuno che si facesse anche dei calcoli relativi a contribuire figurativi legati all’effettuazione da parte delle donne di lavoro di cura intensivo. Dalla riforma Dini, le lavoratrici che hanno un figlio si vedono riconoscere 3 mensilità di contributi e chi ha quattro figli, un anno. Non vi è nessun riconoscimento però per la cura di familiari gravemente invalidi o anziani non autosufficienti. “QUANDO COSTA UN FIGLIO” Un figlio costa denaro e tempo, non solo nei primi anni di vita ma lungo tutti gli anni della crescita. Molte donne vengono assunte da datori di lavoro che “temono” una loro eventuale maternità e molte madri sono costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio perché non riescono a conciliare le domande di cura dei figli con quelle del lavoro remunerato e quindi per accusarsi dei figli le madri devono rinunciare e cosi dei figli man mano che crescono. Questi rischi oggi sono attuali ancora sopratutto perché c’è domanda di lavoro insufficiente. “TANTO CI PENSA LA FAMIGLIA” La “buona scuola” è una riforma e un approccio nuovo al mondo dell’istruzione con la buona scuola si sono rimessi al centro due soggetti principali: studenti e docenti. La buona scuola, che avrebbe dovuto garantire certezze sia agli insegnati sia agli allievi, ha mostrato tutti i propri limiti: inoltre non si può accettare che la solidità dell’istruzione dei Marini e dei ragazzi sia affidata alla capacità e disponibilità delle famiglia quando questa e mancante. CAPITOLO 6 “SE UNA DONNA SU TRE È VITTIMA DI VIOLENZA NEL CORSO DELLA VITA” Nel quinquennio 2009-2014, oltre 4 milioni di donne sono state vittime di violenza fisica e/o sessuale (dati instat 2014). Esercitare violenza sulle donne è un fenomeno diffuso di cui i femminicidi sono la punta drammatica dell’iceberg. Mettere fine ad un rapporto che non funziona e magari è violento non sempre protegge le donne dalla rabbia di chi non riconosce questo diritto, partner e ex partner sono presenti in maggior misturasti nella violenza che non lascia traccia nel corpo: la violenza psicologica fatta di insulti, limitazioni dell’autonomia. Di solito gli ex partner sono gli solverà; non stupisce quindi che siano le donne divorziare o separate a subire più violenze e anche quelle lavorare e con posizioni professionali più elevate. Ci sono pero dei segnali positivi in quando l’Italia è ino dei paesi che monitora periodicamente questo fenomeno; infatti, rispetto al quinquennio 2001-2006, negli ultimi anni è diminuita la violenza sulle donne e sono aumentate anche le denunce. “IL RISCHIO DI ASSOLUTIZZARE LE DONNE COME “ALBRO” E COME “MISTERO” Massimo Ricalcati nel giornale della repubblica definisce la donna come una delle incarnazioni più fronti, impossibile da misurare e governare, il suo stesso sesso non è visibile, sfugge alla rappresentazione, è nascosto. Proprio per questo, dice Ricalcati la donna può essere oggetto di violenza. Ma perché mai l’identità della donna dovrebbe essere difficile da definire rispetto a quella degli uomini? Non basta l’educazione sessuale a far mutare i rapporti tra uomo e donna, ma deve esserci un educazione sentimentale. “MODELLI DI GENERE E VIOLENZA SULLE DONNE: IL LEGAME C’È”

I BERSAGLI SBAGLIATI DEL FERTILITY DAY”

La campagna pubblicitaria della ministra Lorenzin è positiva da una parte di quando ci fa capire che la salute riproduttiva è un tema rilevante all’interno delle politiche della società come è importante anche fornire informazioni utili sulla fertilità. Ciò che non va bene è dare l’idea che la bassa fecondità italiana sia la conseguenza di una scarsa “cura” che le donne e uomini hanno del proprio potenziale facendo e anche conseguenza di egoismo. Nello slogan del fertility day c’è scritto che la fecondità è un bene comune, la prima critica sta proprio in questo: la fecondità non è un bene comune, tanto meno un bene da utilizzare per il bene comune. Un altra debolezza del fertility day è il suo essere fuori contesto, come se le decisioni di fecondità si prendessero sotto la spinta di ignoranza ed egoismo. La ministri in e e lamentandosi che le donne che non hanno figli dovrebbe lamentarsi con chi metti in atto politiche che rendono difficile decisioni di avere un figlio. “ANZIANI DIMENTICATI” Molte coppie anziane vivono situazioni drammatiche, in cui uno dei due, deve fronteggiare senza po con pochi aiuti, la dipendenza grave di un coniuge. Statisticamente sono più spesso le donne a trovarsi in questa condizione. La massacrante routine quotidiana non lascia spazio che alla disperazione. L’aiuto dei figli quando c’è è importante, ma hanno anche loro una famiglia. Il Welfare italiano ha lasciato queste situazioni in evitabile aumento. Il fenomeno del ricorso alle badanti sembrerebbe essere l’unica soluzione anche se non tutti possono permettersi di acquistare questo servizio; per questo riguarda invece le residenze sanitarie, non solo possono non godere di una buona forma, ma hanno anche lunghe liste d’attesa. L’Italia continua ad ignorare i bisogni degli anziani fragili e dei loro familiari. “LO SCANDALO DELLA POVERTÀ MINORILE” Avere 1 o 2 genitori disoccupato o inoccupati rappresenta il rischio maggiore di povertà per bambini e ragazzi e avere un genitore occupato non sempre è sufficiente a proteggere dalla povertà. Ad essere più a rischio sono i bambini e i ragazzi che vivono in famiglie numerose specie se vi è solo un precettore di reddito, oltre a quelli che vivono con un solo genitore perché divorziato o vedovo. L’indifferenza di reddito può essere compensata per diverse vie:

  1. La più tradizionale è quella che compensa in parte il costo dei figli tramite trasferimenti diretti e indiretti.
  2. Sostenere la partecipazione delle madri al marcato.
  3. Integrare (con trasferimenti monetari) redditi da lavoro più bassi in una determinata soglia. Queste diverse via sono intraprese in combinazioni diverse dalla maggioranza dei paesi europei. In Italia manco a tutte, o ci sono (assegni familiari) ma in modo categoriale. La povertà economica si accompagna anche ad altri svantaggi; altre il 4x100 dei minori italiani, ad esempio, non ha un posto proteico al giorno, molti non fanno sport, non vanno dall’oculista. Molti non possono invitare amici a casa ne partecipare ad attività extra scolastiche. Si deve quindi dare molta importanza ai servizi dell’infanzia rendendoli più utili e più diffusi quanto più è diffusa la povertà. Bisogna ovviamente tener conto non solo del primo periodo infantile,ma di tutto l’arco della crescita.