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Filosofia della Conoscenza: Io, Coscienza e Realità, Appunti di Filosofia

La teoria filosofica sull'io, la sua natura e il suo ruolo nella conoscenza. Dal cartesio all'hegel, passando per locke, hume, kant, schopenhauer, marx, nietzsche e freud, questo documento offre una panoramica della filosofia occidentale sulla coscienza e l'io. Anche della relazione tra economia, società e coscienza, e introduce il concetto di 'oltre uomo' di nietzsche.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 17/05/2022

carolina-tonetti
carolina-tonetti 🇮🇹

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L’IO!
CARTESIO: l’IO viene considerato come qualcosa di permanente, sempre uguale,
identico, che in quanto sostanza, sostiene tutte le sue qualità e i cambiamenti accidentali.
Il soggetto è il fondamento della conoscenza. Il mondo esiste, ma non è un dato di fatto, il
reale diventa un pensato - il tavolo esiste perché c’è un soggetto che lo vede. !
LOCKE e HUME: Sostanza sorregge i mutamenti dell’ente; esiste, ma non è conoscibile
(sia per quelle materiali che per quelle spirituali). Le qualità o le attività di una mente per
noi devono poggiare su uno strato, ma non è conoscibile e non esiste in realtà l’essere di
una cosa. L’idea del IO non esiste, è vuota la mente, non c’è la percezione
corrispondente, non abbiamo mai vissuto l’impressione dell’IO. Il concetto di Io
cartesiano subisce un colpo molto duro. !
KANT: Cerca di superare i limiti: l’IO (io penso) esiste, ma è una funzione, una sorta di
coscienza, non sostanziale. E’ necessario che ci sia qualche cosa che mi dimostri che
tutte le rappresentazioni siano mie. Ha il compito di rendere possibile l’esperienza, di
percepire quello che mi accade e tutte le attività interiori. Fa diventare il soggetto un
punto di riferimento per la vita. Non è conoscibile, in quanto funzione. !
HEGEL: L’IO si perde con il divenire e diventa qualcosa di collettivo, si fonde con il “noi”.!
KIERKEGAARD: IO come un soggetto singolo, diveniente, unico. La vita interiore è
turbata dal divenire. Sembra la realizzazione pratica e concreta dell’idea della mente
come teatro di Hume - flusso di incoscienza. !
SCHOPENHAUER: Il soggetto è assoggettato dalla Volontà, abitato da qualcosa che non
è soggettivo che lo schiaccia. !
MARX, NIETZSCHE e FREUD: Hanno avvertito che la coscienza, il soggetto su cui tutta la
modernità aveva riposto la sua fiducia, è qualcosa di inadabile, un pronome (non
permanente, non continuo, non sostanziale, non esistente). !
1) La storia è agita dall’economia, le idee e le rappresentazione della coscienza, non
sono altro che ideologie, illusioni, riflesso dell’assetto socioeconomico della società, e
servono a legittimarlo. Risultato del dominio di una classe su un’altra. Parla anche di
una coscienza estranea da se stessi. E’ la realtà sociale, l’economia che va a
determinare la nostra vita interiore e le nostre idee. La coscienza è il rilesso dei
condizionamenti economici. !
2) Per quanto riguarda lo Zaratrustra, oltre uomo, deve rivalutare i valori della terra. Ci
sono richiami ai valori del corpo nei suoi scritti. Il soggetto è abitato dal SE, una sorta
d paesaggio sconfinato agitato sia dalle pulsioni corporee che spirituali, non esiste più
in distacco. L’oltre uomo è un non soggetto, muore l’idea che ci sia qualcosa di
permanente. In Al di del bene e del male parla dell’IO come invenzione
grammaticale, è solo un nome, a cui noi diamo importanza per dare una dignità, unità,
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L’IO

CARTESIO: l’IO viene considerato come qualcosa di permanente, sempre uguale, identico, che in quanto sostanza, sostiene tutte le sue qualità e i cambiamenti accidentali. Il soggetto è il fondamento della conoscenza. Il mondo esiste, ma non è un dato di fatto, il reale diventa un pensato - il tavolo esiste perché c’è un soggetto che lo vede. LOCKE e HUME: Sostanza sorregge i mutamenti dell’ente; esiste, ma non è conoscibile (sia per quelle materiali che per quelle spirituali). Le qualità o le attività di una mente per noi devono poggiare su uno strato, ma non è conoscibile e non esiste in realtà l’essere di una cosa. L’idea del IO non esiste, è vuota la mente, non c’è la percezione corrispondente, non abbiamo mai vissuto l’impressione dell’IO. Il concetto di Io cartesiano subisce un colpo molto duro. KANT: Cerca di superare i limiti: l’IO (io penso) esiste, ma è una funzione, una sorta di coscienza, non sostanziale. E’ necessario che ci sia qualche cosa che mi dimostri che tutte le rappresentazioni siano mie. Ha il compito di rendere possibile l’esperienza, di percepire quello che mi accade e tutte le attività interiori. Fa diventare il soggetto un punto di riferimento per la vita. Non è conoscibile, in quanto funzione. HEGEL: L’IO si perde con il divenire e diventa qualcosa di collettivo, si fonde con il “noi”. KIERKEGAARD: IO come un soggetto singolo, diveniente, unico. La vita interiore è turbata dal divenire. Sembra la realizzazione pratica e concreta dell’idea della mente come teatro di Hume - flusso di incoscienza. SCHOPENHAUER: Il soggetto è assoggettato dalla Volontà, abitato da qualcosa che non è soggettivo che lo schiaccia. MARX, NIETZSCHE e FREUD: Hanno avvertito che la coscienza, il soggetto su cui tutta la modernità aveva riposto la sua fiducia, è qualcosa di inaffidabile, un pronome (non permanente, non continuo, non sostanziale, non esistente).

  1. La storia è agita dall’economia, le idee e le rappresentazione della coscienza, non sono altro che ideologie, illusioni, riflesso dell’assetto socioeconomico della società, e servono a legittimarlo. Risultato del dominio di una classe su un’altra. Parla anche di una coscienza estranea da se stessi. E’ la realtà sociale, l’economia che va a determinare la nostra vita interiore e le nostre idee. La coscienza è il rilesso dei condizionamenti economici.
  2. Per quanto riguarda lo Zaratrustra, oltre uomo, deve rivalutare i valori della terra. Ci sono richiami ai valori del corpo nei suoi scritti. Il soggetto è abitato dal SE, una sorta d paesaggio sconfinato agitato sia dalle pulsioni corporee che spirituali, non esiste più in distacco. L’oltre uomo è un non soggetto, muore l’idea che ci sia qualcosa di permanente. In Al di là del bene e del male parla dell’IO come invenzione grammaticale, è solo un nome, a cui noi diamo importanza per dare una dignità, unità,

al caos che ci abita. E’ qualcosa che mi pensa - esso pensa. Io penso di determinare la mia vita, ma in realtà c’è qualche cosa che la determina.