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Descrizione dell'elemento tecnico costruttivo della copertura piana
Tipologia: Appunti
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Per chiusura superiore si intende l’unità tecnologica che separa, in senso orizzontale, l’interno dell’edificio con l’esterno. Attraverso la regolazione dei flussi di materia ed energia, tale separazione realizza all’interno le condizioni necessarie allo svolgimento delle attività umane. Le particolarità funzionali e formali della chiusura superiore, cioè la protezione dagli agenti atmosferici, la conclusione formale del volume e la definizione del rapporto tra cielo e terra dell’edificio, ne determinano la specificità. Classificazione della chiusura superiore Le chiusure superiori possono essere suddivise in due classi di elementi tecnici: Copertura , classe che sopporta i carichi naturali e quelli dovuti all’utilizzo impedendo il passaggio di persone ed animali e oggetti anche in caso di shock meccanico ed inoltre controlla il passaggio di sostanze liquide e gassose ed il passaggio di energia termica fra interno ed esterno; Infisso esterno orizzontale , classe che controlla il passaggio di persone, oggetti, sostanze liquide e gassose, il passaggio di energia termica tra interno ed esterno; Dal punto di vista prestazionale copertura ed infissi presentano una marcata differenziazione, mentre dal punto di vista progettuale con la copertura trasparente si realizza una soluzione intermedia che garantisce, come gli infissi lo scambio termico, sonoro e luminoso.
Classificazione in base alla morfologia La classificazione morfologica differenzia le coperture in base alla loro continuità, cioè all’ assenza di interruzioni nello strato di tenuta dell’acqua, determinando due sottoclassi che presentano diversità dal punto di vista funzionale, merceologica e formale: La copertura discontinua possiede una pendenza tale da consentire il deflusso delle acque piovane ed impedire così il verificarsi di infiltrazioni attraverso la discontinuità dello strato di tenuta, la pendenza minima ammissibile è funzione del materiale impiegato e delle condizioni ambientali; una particolare importanza viene rivolta quindi nella formazione della pendenza e nella sovrapposizione degli elementi;
della superficie della struttura; assumono particolare rilievo le modalità di connessione e la protezione dell’ elemento di tenuta all’ acqua;
Classificazione in base agli strati funzionali Questa classificazione differenzia le coperture in base agli strati funzionali caratteristici che determinano il comportamento termoigrometrico della classe di elementi tecnici. Coperture non isolate e non ventilate: non controllano la trasmissione del calore ed il comportamento termoigronometrico attraverso strati funzionali specifici; Coperture isolate e non ventilate : controllano la trasmissione del calore attraverso uno strato funzionale specifico ma non controllano il comportamento termoigronometrico; Coperture ventilate e non isolate: controllano il comportamento termoigronometrico attraverso uno strato funzionale ben specifico ma non controllano la trasmissione del calore; Coperture isolate e ventilate: controllano sia il comportamento termoigronometrico che la trasmissione del calore attraverso strati funzionali specifici; Classificazione in base all’ accessibilità Questa classificazione differenzia le coperture in base al grado di accessibilità determinato dagli strati funzionali impiegati e dalle loro caratteristiche: Coperture di classe A: accessibili esclusivamente per la manutenzione; Coperture di classe B: accessibile per la sua manutenzione e per quella degli impianti su di essa installati; Coperture di classe C: accessibile ai pedoni (400 Kg/m^2 ); Coperture di classe D: accessibile ai veicoli leggeri; Coperture di classe E: accessibile ai veicoli pesanti; Coperture di classe F : soddisfa le funzioni relative al giardino pensile (sollecitazioni chimiche e meccaniche ); Classificazione in base alla geometria Questa classificazione, che differenzia la copertura in base alle caratteristiche geometriche, ha implicazioni formali per l’edificio e funzionali per gli elementi tecnici; Coperture planari orizzontali: la pendenza è inferiore a 1%; Coperture planari suborizzontali : la pendenza varia dal 1% al 5%; Coperture planari inclinate: la pendenza è superiore al 5%; Coperture curve: la superficie dell’estradosso delle coperture presenta un andamento curvo che può essere regolare o irregolare;
Resistenza allo shock termico: gli strati funzionali della copertura non devono subire, in seguito al verificarsi di sbalzi termici, modificazioni chimiche, fisiche e meccaniche che ne alterino l’aspetto e la funzionalità; Resistenza agli agenti chimici, biologici e radioattivi: la copertura non deve subire , in seguito all’esposizione agli agenti chimici presenti nell’aria o nell’acqua (acidi, anidridi, ecc.) modificazioni chimiche, fisiche e meccaniche che ne alterino l’aspetto o la funzionalità; inoltre deve resistere agli agenti biologici ( microrganismi, muffe, funghi, ecc.) ,presenti nelle radici delle piante nel caso di giardini pensili, e ai raggi ultavioletti ed infrarossi emessi dal sole; Resistenza al gelo: tutti gli elementi di cui si compone la copertura devono resistere alla possibile azione del degrado indotta dalla formazione di ghiaccio sulla superficie; Stabilità dimensionale: tutti gli strati della copertura non devono subire variazioni dimensionali conseguenti all’ esposizione degli agenti atmosferici che possono diminuirne la funzionalità; Classe di esigenza: benessere Tenuta all’acqua: la copertura deve impedire all’acqua meteorica la penetrazione o il contatto con parti a ciò non predisposte, e ne deve garantire lo smaltimento in qualunque condizione; Permeabilità all’aria: la copertura deve controllare il passaggio dell’aria che l’attraversa permettendo eventualmente il passaggio del vapore; Isolamento termico: la copertura deve conservare la superficie interna a temperature vicine a quella dell’aria ambiente, in modo che non ci siano pareti esterne e vengano controllati i fenomeni di condensazione superficiale; Controllo dell’inerzia termica: contribuisce, con l’accumulo di calore, al benessere termico; Controllo delle condensazioni termiche: le coperture devono essere realizzate in modo tale da evitare la condensazione al suo interno; questo può degradare gli strati funzionali diminuendone la durata e la funzionalità; Isolamento acustico: la copertura deve essere realizzata in modo da ridurre i rumori che provengono dall’ ambiente esterno; il livello di isolamento richiesto varia in relazione al tipo di esposizione (traffico aereo, ferroviario) e di attività svolte nei locali interni; Non rumorosità: la copertura non deve generale rumori fastidiosi in seguito a variazioni igrometriche o della temperatura; Non emissione di sostanze nocive: questo requisito impone la non emissione di gas, polveri, radiazioni e odori fastidiosi ed è correlato ai materiali impiegati e alla loro interazione reciproca o con agenti esterni; Confort tattile: le superfici della copertura accessibile agli utenti non devono presentare caratteristiche tali da risultare fastidiose o pericolose, al contatto;
Classi di esigenza: aspetto Regolarità di aspetto: l’aspetto della copertura non deve presentare difetti o caratteri che possano renderne difficile la lettura formale; Classe di esigenza: fruibilità Attrezzabilità: il requisito è soddisfatto dalla capacità della parete di ricevere e di sopportare carichi applicate internamente o esternamente. La copertura deve consentire inoltre il passaggio ed il montaggio degli impianti previsti dal progetto senza che ciò ne modifichi le altre prestazioni; Classe di esigenza: gestione Contenimento dei consumi energetici : il requisito è soddisfatto dall’ eliminazione dei ponti termici che aumenterebbero la dispersione termica; Curabilità e manutenzione: se sussistono le normali condizioni di manutenzione, la copertura non deve degradarsi in seguito alle sollecitazioni cui è sottoposta, inoltre deve consentire gli interventi di manutenzione e gli eventuali interventi di sostituzione;
Strati complementari Vengono utilizzati essenzialmente per ragioni tecniche (legate a materiali e tecnologie) ausiliarie rispetto alla funzionalità della copertura o connesse a destinazioni d’uso specifiche. Strato di protezione: viene utilizzato per proteggere l’elemento di tenuta dalle sollecitazioni meccaniche, fisiche e chimiche derivanti dagli agenti atmosferici o conseguenti all’utilizzo della copertura Strato di ventilazione: agisce per ricambio d’aria naturale o forzato e contribuisce al controllo delle caratteristiche termoigrometriche della copertura. Viene collocato tra l’isolante e lo strato di tenuta permette nella stagione estiva il raffrescamento riducendo la quantità di calore immessa negli ambienti interni; nella stagione invernale permette invece di evacuare il vapore proveniente interno evitando i rischi di condensazione Strato di diffusione del vapore: viene adottato per evitare per evitare pressioni anomale nella copertura che si manifestano con rigonfiamenti dovuti all’ afflusso di vapore proveniente dagli ambienti sottostanti; Strato di collegamento: è l’insieme di elementi e dispositivi che consentono di fissare strati contigui. Nelle coperture con pendenza elevata la connessione degli strati avviene tramite ancoraggio, mentre nelle coperture continue la connessione avviene per aderenza; Strato di continuità e regolarizzazione: viene adottato per ridurre le irregolarità superficiali permettendo la continuità dello strato a contatto; Strato di supporto: permette l’appoggio diretto di elementi sovrastanti. Nelle coperture continue non è necessario in quanto ogni strato supporta quello sovrastante, mentre nelle coperture è impiegato per la posa degli elementi di tenuta o dell’isolante; Strato di imprimitura: viene utilizzato solo nelle coperture continue per favorire l’ adesione di uno strato sovrastante, modificando i caratteri superficiali dello strato sottostante; Strato di partizione dei carichi: viene adottato per ottenere un’idonea resistenza alle deformazioni in presenza di strati non sufficientemente resistenti come gli isolanti; Strato di pendenza: è utilizzato quando l’ elemento portante non prevede la pendenza necessaria al corretto funzionamento della copertura; Strato di separazione o scorrimento: permette di controllare le interazioni tra gli strati contigui evitando incompatibilità chimiche; Strato di tenuta all’aria: conferisce alla copertura: una prefissata tenuta all’aria e alla pressione al vento; Strato drenante: permette lo scorrimento rapido e il raccoglimento delle acque accumulate nelle coperture orizzontali e sub-orizzontali, in particolare nelle coperture rovesce e nei giardini pensili; Strato filtrante: permette lo scorrimento delle acque meteoriche trattenendo i materiali trasportati dalle stesse;
La copertura continua è caratterizzata da uno strato di tenuta all’acqua che non presenta soluzioni di continuità ed è composto da materiali impermeabili che, posti all’esterno dell’elemento portante, garantiscono da soli una barriera alla penetrazione delle acque meteoriche. Consente la creazione di tetti accessibili per il soggiorno ed il transito di persone e veicoli, nonché di terrazze giardino. La tessitura superficiale ed il colore della copertura dipendono dalla scelta dello strato di protezione del manto impermeabile, che può essere lasciato a vista nel caso di coperture non praticabili o nascosto da pavimentazioni e manti erbosi. Nei climi di montagna è sconsigliato l’utilizzo di questo tipo di copertura che, favorendo l’accumulo della neve, possono essere soggetti a rischi conseguenti al sovraccarico e al gelo. Una leggera pendenza (anche dell’1%) permette il rapido deflusso delle acque meteoriche che, ristagnando sul tetto, potrebbero creare problemi di soprappeso oltre che di accumulo di sporcizia. La pendenza è ottenuta tramite massetti in cls o cls. Alleggerito, realizzati al di sopra dello strato resistente, oppure direttamente dello stesso strato resistente in lamiera recata, legno o latero-cemento. L’impiego del massetto, che viene gettato sul supporto opportunamente bagnato in spessori di almeno tre o cinque centimetri, deve prevedere l’opportuno frazionamento lungo linee su cui si realizzeranno eventuali potage del manto impermeabile. La messa in opera di punti specifici della copertura, soglie, giunti, rilievi verticali non devono costituire soluzioni di continuità dello strato di tenuta all’acqua. Soglie: la progettazione delle soglie di accesso al tetto deve prevedere la continuità del rivestimento impermeabile al di sopra del livello massimo delle acque; è comunemente accettata una quota di almeno 15 cm che deve essere in ogni caso stabilita in relazione allo spessore degli strati di protezione. Rilievi verticali: devono essere isolati in verticale e la membrana impermeabile è applicata direttamente sull’isolante per aderenza ed eventualmente assicurata tramite fissaggi meccanici nel caso in cui il rilievo abbia un’altezza superiore ai 30 cm. Lo strato di tenuta, risvoltato in verticale al di sopra del livello massimo delle acque, deve essere protetto dalle eventuali infiltrazioni dall’alto attraverso l’applicazione di profilati metallici conformati a gocciolatoio e fissati meccanicamente sulla parete verticale. Per evitare tensioni anomale nella membrana l’angolo, creato tra il piano orizzontale e quello verticale, può essere arrotondato con malta cementizia o con elementi prefabbricati a sezione triangolare nel caso delle coperture isolate. Giunti: i giunti di dilatazione strutturale, necessari di edifici di altezza maggiore a 10 - 15 m, costituiscono delle continuità nel supporto dello strato di tenuta e comportano la possibilità di variazioni dimensionali incompatibili con la capacità di deformazione dei materiali costituenti la membrana impermeabile. Possono essere trattati elevando due muretti di almeno 20 cm al di sopra del livello massimo delle acque lungo i quali è risvoltato il manto impermeabile, il giunto viene protetto da una scossalina metallica, da elementi prefabbricati o da una banda impermeabile; questa soluzione è indicata nelle coperture non accessibili, nelle terrazze giardino o nei tetti praticabili. E’ possibile ottenere dei giunti piani, utilizzati nelle coperture praticabili, interrompendo la membrana ed effettuando un pontage con una banda impermeabile che rientri a Ω nella fessura. L discontinuità è riempita da un cordolo di materiale compressibile.
Nella copertura rovescia lo strato isolante viene posizionato al di sopra del manto impermeabile e permette di soddisfare l’esigenza di benessere igrotermico in modo analogo al modello della copertura isolata. Le specificità della copertura rovescia nascono dal posizionamento esterno dei pannelli isolanti che, non protetti dallo strato di tenuta, permettono l’ infiltrazioni delle acque fino al manto impermeabile. Nel funzionamento estivo, la circolazione di acqua al di sotto dello strato isolante collabora al raffrescamento degli ambienti sottostanti. La stessa circolazione delle acque e il ristagno di umidità penalizzano il rendimento termico dell’isolante in inverno; pertanto il modello è adottato principalmente nei luoghi caratterizzati da un clima caldo. La collocazione dello strato isolante al di sopra dello strato di tenuta consente di evitare l’inserimento di una barriera al vapore, la cui funzione è assolta dalla membrana impermeabile stessa. Il tetto rovescio presenta caratteristiche specifiche, oltre che, nella stratificazione funzionale, nell’ associazione dei materiali costituenti. E’ possibile la creazione di tetti orizzontali e suborizzontali con pendenze minori del 5%, escludendo l’applicazione su tetti inclinati; per un rapido deflusso delle acque sono indicate pendenze di almeno il 2%. Per evitare che l’impermeabilizzazione sia sollecitato dai movimenti differenziali dei pannelli isolanti è necessario l’inserimento di uno strato desolidarizzante di separazione. La messa ad opera del manto impermeabile direttamente sul supporto resistente (in laterocemento, calcestruzzo armato ) avviene, in indipendenza o semiaderenza. Lo strato isolante, direttamente esposto alle precipitazioni ed agli agenti atmosferici, deve essere idrorepellente; il materiale più utilizzato è il polistirene estruso in pannelli di superficie unitaria ridotta: il procedimento di fabbricazione crea sulla superficie delle lastre una pellicola che permette di minimizzare l’ assorbimento dell’ acqua. I pannelli isolanti sono posati in indipendenza sulla membrana impermeabile: l’interposizione di fogli di desolidarizzazione (carta kraft e non tessuto sintetico ) impedisce le sollecitazioni della membrana dovute a dilatazioni differenziali degli strati. La resistenza termica dell’isolante e quindi il suo spessore sono generalmente maggiori ( del 10% circa ) che nei casi delle coperture isolate in modo tradizionale, per compensare le dispersioni termiche dovute alla circolazione delle acque meteoriche tra l’isolante ed il suo supporto.
Il modello del tetto freddo, tradizionalmente riferito alle coperture discontinue, può essere applicato alle coperture continue tramite l’inserimento, nella stratificazione funzionale, di uno strato di ventilazione. Lo strato che non deve presentare soluzioni di continuità, è collocato tra l’isolamento termico ed il manto impermeabile in comunicazione dell’esterno. Questa disposizione funzionale comporta l’inserimento di un elemento di supporto allo strato di tenuta, che non può essere messo in opera direttamente sull’isolante; complessivamente questo schermo assolve la doppia funzione di proteggere gli ambienti interni dalle precipitazioni e dall’irraggiamento solare. Nella stagione fredda la ventilazione, facilitando l’evacuazione del vapor acqueo, permette di evitare condensazioni nello strato isolante; nel periodo estivo permette di eliminare il calore in eccesso contribuendo al benessere termico degli ambienti interni. In genere, una circolazione di aria adeguata permette di evitare l’inserimento di una barriera al vapore, che sarà in ogni caso prevista in ambienti ad elevata umidità relativa. Questo tipo di copertura è riservato ad applicazioni su tetti non accessibili che permettono l,utilizzo di materiali leggeri di supporto del manto impermeabile; consente la creazione di coperture inclinate o suborizzontali. La membrana impermeabile, messa in operasi supporti in pannelli di legno, può ricevere una protezione pesante in ghiaia ed essere perciò posata in indipendenza, oppure essere autoprotetta e posata in aderenza o semiaderenza. La posa in aderenza deve prevedere il pontage dei giunti tra le tavole di supporto, mentre la semiaderenza può essere realizzata tramite cartoni forati e colle a caldo, oppure incollando la membrana impermeabile su una prima membrana armata preventivamente inchiodata al supporto. L’intercapedine deve essere in diretta comunicazione con l’esterno tramite aperture di sezione ad 1/500 della superficie della copertura stessa. L’altezza dello spazio di ventilazione dovrà consentire l’agevole circolazione dell’aria ( in ogni caso l’intercapedine non divrà avere un’altezza minore di 0,06 m ).
Asfalto a caldo Viene impiegato alla temperatura di 200° mediante spalmatura a caldo esteso sulla superficie da impermeabilizzare con spatole di legno in almeno due strati, ciascuno da 8 mm; è usato oltre che per la protezione di coperture piane anche di cornicioni, terrazze, ecc. Ha una scarsa resistenza ai raggi UV, in quanto per la sua azione subisce un impoverimento e sgretolamento della sua massa e consistenza; pertanto deve essere riparato da uno strato protettivo che generalmente si realizza con ghiaia, sabbia o pietrisco, attenuando l’azione dei raggi UV e delle escursioni termiche. Le norme UNI stabiliscono le caratteristiche degli asfalti, caratteristiche degli aggregati litici presenti , modalità di prelievo di campioni sia nel corso che nell’ ultimazione dei lavori di impermeabilizzazione, la modalità di esecuzione delle prove atte a determinare il punto di rammollimento, la resistenza allo scorrimento su piano inclinato, la determinazione della fragilità a freddo e dell’ impermeabilità dell’ acqua. Asfalto a freddo La posa in opera di questo materiale avviene a freddo, su superfici pulite mediante pennello, spazzola o cazzuola; di solito viene applicato in più strati alternati a delle armature di rinforzo che possono essere in feltro vetro o in velo vetro. E’ sensibile al gelo. Viene usato come impermeabilizzante di coperture di qualsiasi pendenza. Catrame Per la sua applicazione occorre riscaldarlo alla temperatura di 105-110°C; viene impiegato per il confezionamento dei cartoni catramati. L’ impermeabilizzazione con dei catroni ctramati si realizza mediante la sovrapposizione di catrame colato alternato a fogli di carta pre-impregnata dello stesso prodotto. Multistrati o pluristrati Questa metodologia consiste nell’ alternare spalmature di bitume ossidato a caldo dello spessore di 1 mm , a strati di carta o altro prodotto, bitumati e cilindrati. Si è convenuto di orientarsi su norme “aperte” che lascia un certo margine di scelta al progettista, e ciò si è ottenuto introducendo il concetto del “peso base bitume”. In sede di progetto devono essere rispettate tutte e tre le seguenti prescrizioni:
1. Peso base bitume (PBB), peso complessivo di bitume contenuto nell’ unità di superficie del manto impermeabile completo ; da cui vengono esclusi: L’ eventuale strato di imprimitura del piano di posa a mezzo emulsione o soluzione bituminosa;
Gli eventuali strati aventi funzione di strato di separazione verso la sovrastante protezione. La prima applicazione di materiale bituminoso effettuata direttamente sul piano di posa viene valutata agli del computo del PBB, per 1/3 del peso unitario dichiarato. E’stabilito un PBB minimo di 6kg/ mq che, per le coperture con pendenza maggiore dell’8%, è ridotto a 5Kg/mq
2. Numero complessivo di strati che compongono un manto impermeabile (esclusi dal computo lo strato di imprimitura e lo strato di separazione): tre strati di supporto di applicazioni bituminose complete, alternate gli uni alle altre: non inferiori a 4. 3. Peso unitari , per ogni applicazione bituminosa intermedia (tra 2 strati di supporto): non superiore a 1,3kg/mq occorre tener presente che il limite massimo stabilito per applicazioni bituminose intermedie, fissati in 1,3Kg/mq, difficilmente può essere raggiunto quando si opera in stagione calda e/o cartonfeltri bituminati cilindrati. LE MEMBRANE Generalità Il settore delle membrane pluristrato tradizionali di bitume e cartonfeltro oggi comprende nuove tipologie, quali le membrane prodotte in stabilimento a base di bitume-polimero e di prodotti sintetici e quelle in sito (per i manti monolitici in pasta, liquidi ecc.) Tra i fattori che hanno contribuito all’evoluzione dai sistemi di impermeabilizzazione multistrato alle membrane si possono annoverare: Progressi tecnologici che hanno portato all’ adozione di supporti strutturali più elastici con giunti e discontinuità; L’ imposizione di legge di un limite massimo di dispendio energetico che porta in copertura l’adozione di strati concentrati con funzione di isolamento Convenienza affinché il risultato finale non dipenda dalla capacità tecnica degli operatori durante la posa in opera. Gli effetti principali che si sono ottenuti dall’ applicazione dei nuovi materiali e dalle nuove tecnologie sono: La possibilità di incrementare le sollecitazioni esercitate dal supporto strutturale; L’ incremento degli stress termici per aumento della velocità del ciclo termico negli strati di impermeabilizzazione. Le maggiori sollecitazioni che si ottengono con l’impiego di questi prodotti sono di gran lunga superiori a quelle consentite dalle impermeabilizzazioni realizzate con sistemi tradizionali. L’ evoluzione del settore porta alla produzione di membrane “prefabbricate” , cosiddette in quanto prodotte in stabilimento sottoforma di teli o rotoli già pronti per la posa in opera, che hanno incontrato i favori del mercato e dei posatori per la facilità e rapidità di posa, e per la costanza degli spessori che non dipendono dall’ abilità del posatore e per la riduzione dei costi di posa.
piano di posa in pannelli piano di posa in pannelli sensibili al calore non sensibili al calore La posa dei teli delle membrane deve avvenire in senso ortogonale alla pendenza e nel caso di coperture inclinate si opera partendo dal punto più alto verso il basso, al fine di evitare possibili ristagni di acqua piovana prima dell’ultimazione dei lavori e si sovrappongono i singoli teli a tegolo; nel caso di una copertura piana, invece, la posa dei teli deve avvenire partendo dal bocchettone di scarico.I giunti trasversali devono avere uno sfalsamento reciproco di almeno 30 cm; nel caso sia prevista la posa di un secondo strato, questo verrà steso a cavallo delle sormonte dello strato inferiore e sarà posato in aderenza. POSA DELLE MEMBRATURE Le tecniche principali sono: posa in aderenza posa in indipendenza totale posa in semiaderenza POSA IN ADERENZA La posa in aderenza consiste in manti posti completamente incollati al piano di posa e viene adottato in situazione di vento forte e in coperture a falde con forte pendenza per valori oltre il 40%. Tale sistema di posa può essere usato quanto si è in presenza di supporti che non siano fessurabili; in questi casi non si verifica la formazione di grosse bolle d’ aria derivanti dal vapore proveniente dall’ interno, a causa dell’irraggiamento solare, che potrebbe accumularsi nelle zone del manto non sufficientemente aderenti. Il sistema di posa in aderenza dovrebbe essere usato in prossimità dei bocchettoni e di tutte le strutture emergenti dal piano di copertura, quali muretti, canne di ventilazione, cornicioni, lucernari e giunti di dilatazione.
Dopo aver eseguito le operazioni previste per la preparazione del piano di posa a seconda del tipo di supporto, si applica il primer bituminoso che ha la funzione di aumentare l’adesione della superficie ricevente. Per la posa di queste membrane, da effettuarsi ad essiccazione avvenuta del primer bituminoso, è necessario l’uso del bruciatore, che funziona collegato ad una bombola di gas propano per mezzo di un tubo di gomma ad alta pressione lungo circa 20 m,munito di un regolatore di pressione;è necessaria, inoltre,una cazzuola a punta tonda che viene adoperata per stuccare le giunzioni e per stendere e sigillare con la massa fusa i punti particolari. L’applicazione viene effettuata spingendo lentamente il rotolo in avanti e dirigendo la fiamma del bruciatore tra membrana e superficie di posa con movimento lento e alternato da destra a sinistra; il tempo di fusione del film esistente sulla faccia inferiore regolerà la velocità di avanzamento. L’applicatore impugna con la sinistra il bruciatore e con la destra srotola lentamente il manto avvalendosi di un tubo metallico leggero terminante a spatola ricurva; tale metodo gli consente di guardare visivamente la saldatura. L’errore che molti posatori commettono è quello di camminare sopra il manto e spingerlo con il piede per realizzare lo srotolamento, con la conseguenza di avere un’irregolare e non omogeneo rinvenimento del bitume ed uno schiacciamento delle membrane autoprotette. L’inconveniente maggiore di questa errata procedura consiste nel fatto che il posatore non è in grado di controllare, dalla posizione adottata, che non si verifichino “salti” di saldatura lungo il sormonto dei teli e nelle altre zone creando sacche d’aria che sono poi origine di bolle sul manto. POSA IN ADERENZA DELLE MEMBRANE SINTETICHE La membrana sarà stesa in posa libera evitando tensioni e lasciata riposare per almeno 10 minuti prima dell’attacco con bitume. Prima di applicare il bitume caldo al sottofondo occorre riavvolgere un estremo del telo steso verso il centro per circa metà della sua lunghezza; successivamente deve essere applicato il bitume caldo sul sottostrato da effettuarsi per piccoli tratti, e farvi aderire la membrana avvolta precedentemente. Al termine di questa operazione si procederà nello stesso modo per l’altra metà del telo. Il bitume caldo si applica utilizzando un apposito spazzolone su un’ area non inferiore al 90% circa della superficie della membratura. Dopo l’applicazione È necessario rullare l’intero telo posto in opera mediante un rullo metallico e controllare che non siano rimaste bolle d’aria e/o grinze.
Fissaggio meccanico foratura con trapano pulizia della superficie posizionamento del applicazione del del supporto disco e avvitamento tappo di gomma vite POSA IN INDIPENDENZA DELLE MEMBRANE BITUME E BITUME-POLIMERO La membrana non viene incollata al piano di posa ma solo sulle sovrapposizioni. POSA IN ADERENZA DELLE MEMBRANE SINTETICHE Avviene con le medesime modalità usate per le membrane bitume e bitume-polimero.
Viene adottata quando vi è un’esigenza di fissare il manto al supporto, ma non è prevista dal progetto una protezione pesante, mantenendo il manto indipendente dal supporto si vuole creare uno strato di diffusione del vapore sotto la barriera al vapore. Con questo tipo di posa si può arrivare a pendenze del 40%. La posa si realizza facendo aderire il manto distribuendolo in zone equidistanti. Possono essere usati strati di separazione forati che, completati da uno strato di bitume fuso, permette la realizzazione di collegamenti tra supporto e manto. I punti di ancoraggio non devono essere inferiori al 35% della superficie impermeabilizzata totale. Per le zone con venti forti occorrono aree di ancoraggio pari al 55% della superficie impermeabilizzata oppure per una fascia perimetrale della copertura, della larghezza di almeno 2 m, la semiaderenza verrà sostituita dall’ aderenza totale e quindi non verrà usata la membrana forata. La medesima precauzione va usata per una fascia di 50 cm dal bordo di eventuali corpe emergenti della copertura. Nel caso di posa con pendenza superiore al 20% le membrane sovrastanti verranno fissate meccanicamente in testa. Membrana forata membrana forata con aereatore