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▲I complimenti nella conversazione - Alfonzetti▲, Sintesi del corso di Linguistica

▲Pragmatica e comunicazione: modelli teorici sulla cortesia (Lakoff, Brown e Levinson, Leech); I complimenti, metodi di studio e criteri; le risposte ai complimenti; sequenze complimento-risposta; modulazione.▲

Tipologia: Sintesi del corso

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CORTESIA
Cortesia= parte della competenza comunicativa, che racchiude un insieme di comportamenti verbali e
non verbali che mirano a stabilire, mantenere e alterare relazioni con gli altri.
Chiudi la nestra, per favore espressione convenzionale usata per mitigare l’atto direttivo. Si può mitigare
usando anche il condizionale Potresti chiudere la nestra? non è più un atto diretto (imperativo), ma
indiretto (condizionale), ma rimane comunque atto direttivo.
*I consigli sono molto controversi: sono direttivi, ma a dierenza degli ordini hanno come condizione il
benecio dell’altro, o almeno quello che il parlante considera che possa essere un benecio dell’altro. Il
consiglio viene spesso mitigato, chiedendo il permesso di dare un consiglio, perché i consigli possono
minacciare la faccia negativa, cioè la libertà di fare ciò che si vuole. Ti posso dare un consiglio? Lo vuoi un
consiglio? il parlante chiede il permesso di dare un consiglio.
La cortesia non è innata ma si acquisisce (i genitori ad esempio la insegnano ai gli). La cortesia è in
conitto con la spontaneità (i bambini infatti da piccoli sono molto spontanei, diretti). Si cerca quindi un
compromesso tra l’essere diretti e l’essere cortesi: la possibilità di essere più o meno diretti dipende infatti
dal tipo di relazione che abbiamo con l’altro.
Dato che sei in piedi, potresti aprire la nestra? la formula si usa per implicare che il “costo” per l’altro è
ridotto, visto che è già in piedi. I direttivi infatti presuppongono un “costo” per le persone a cui sono rivolti.
Ci sono quindi diverse formulazioni per esprimere lo stesso contenuto proposizionale, in base al grado di
cortesia: scegliere la forma più adatta per non ferire l’altro o infastidirlo richiede una grande competenza.
La cortesia ha due concezioni: Normativa= insieme di norme che convenzionalmente si ritengono cortesi
in una società. Non seguirle vuol dire essere criticati dagli altri e ritenuti non cortesi. Queste norme
variano da cultura in cultura; Strategica= gli esseri umani che vivono in società si rendono conto che
l’interazione umana è potenzialmente conittuale, quindi la cortesia si elabora per ridurre il potenziale
conitto, quindi è una strategia. Il modo in cui si realizza la cortesia viene scelto dal parlante, in base al
tipo di atte, in base all’identità dei parlanti (età, sesso, condizione sociale) e dal rapporto tra parlanti.
Esistono 3 modelli teorici sulla cortesia, tutti culturalmente determinati. Però anche nella stessa comunità
e epoca si riscontrano dierenze tra un parlante e l’altro: per Helen infatti non possono infatti esserci
modelli ssi. Se i parlanti non esprimono giudizi come si fa a sapere se una persona ha recepito quello che
è stato detto come cortese o no? La teoria di Helen lascia questo dilemma in assenza di segnali espliciti
secondo questa teoria non si può capire se una cosa è stata recepita come cortese o no.
MODELLO DI LAKOFF
Uno dei primi modelli elaborati sulla cortesia è quello di Lako, che lo considera complementare a quello
di Grice. Per lui ci sono due gruppi di regole pragmatiche:
-regole della conversazione (corrispondono a quelle di Grice)
-regole della cortesia: sii cortese. Si aggiunge questa massima a quelle di Grice perché molto spesso le
massime di Grice entrano in conitto col principio di cortesia (es. massima di qualità vs. massima di
cortesia= essere onesti o essere cortesi?).
Lako crea tre tipi di regole, in base al contesto:
-nel discorso formale tra persone estranee, con asimmetria di ruoli= non importi far prevalere il
bisogno della faccia negativa, quindi evitare domande troppo personali, usare espressioni passive o
impersonali (Qui non si dovrebbe fumare), evitare certi argomenti taboo (es. sesso, bisogni siologici,
denaro, morte).
-nel discorso tra pari, senza dierenze di età, ruolo, ma quando non c’è intimità = ori delle
alternative non imporsi troppo, mitigare ciò che si dice, quindi utilizzare espressioni attenuative
(Suppongo che sia ora di andare) o eufemismi (Li ho sorpresi in sotta che facevano i fatti loro).
-nel discorso informale, quando si è molto intimi = sii amichevole dare del tu, dare e domandare
opinioni personali, fare complimenti personali.
Queste 3 regole di Lako possono essere violate. Per Lako le violazioni non sono solo quando in una
situazione formale ci si comporta come in una situazione informale, ma anche viceversa, cioè essere
troppo formali in un rapporto condenziale, che vuol dire distaccarsi dall’altro. Si può quindi negoziare il
rapporto con l’altro usando queste regole e/o violandole.
MODELLO DI BROWN E LEVINSON (FACE-SAVING VIEW)
Per Brown e Levinson la cortesia poggia su razionalità gli esseri umani sono esseri razionali che
scelgono mezzi per raggiungere scopi; e sulla faccia un concetto sociologico, è l’immagine pubblica che
ogni parlante mette in gioco nell’interazione sociale, la reputazione. In base a questa concezione che pone
al centro la faccia, la cortesia serve a mostrare che né P (parlante) né D (destinatario) vogliono
danneggiare la faccia, l’immagine degli altri e quella stessa del P. Ci sono:
-faccia positiva= bisogno dell’uomo di essere apprezzato;
-faccia negativa= bisogno di essere indipendenti, di avere libertà di agire e non essere ostacolati.
Questi due bisogni coesistono e a volte entrano in conitto. Se si sente il bisogno di essere apprezzati
(faccia positiva) vuol dire avvicinarsi all’altro, ma avvicinarsi troppo, cioè entrare in intimità, potrebbe
mettere a rischio la nostra indipendenza (faccia negativa) (es. Una mamma che è in intimità con la glia le
dice come vestirsi. La mamma, per il bene della glia, le dice questo, ma la glia lo potrebbe vedere come
un limite alla sua libertà).
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CORTESIA

Cortesia = parte della competenza comunicativa, che racchiude un insieme di comportamenti verbali e non verbali che mirano a stabilire, mantenere e alterare relazioni con gli altri. Chiudi la finestra, per favore espressione convenzionale usata per mitigare l’atto direttivo. Si può mitigare usando anche il condizionale Potresti chiudere la finestra? non è più un atto diretto (imperativo), ma indiretto (condizionale), ma rimane comunque atto direttivo. *I consigli sono molto controversi: sono direttivi, ma a differenza degli ordini hanno come condizione il beneficio dell’altro, o almeno quello che il parlante considera che possa essere un beneficio dell’altro. Il consiglio viene spesso mitigato, chiedendo il permesso di dare un consiglio, perché i consigli possono minacciare la faccia negativa, cioè la libertà di fare ciò che si vuole. Ti posso dare un consiglio? Lo vuoi un consiglio? il parlante chiede il permesso di dare un consiglio. La cortesia non è innata ma si acquisisce (i genitori ad esempio la insegnano ai figli). La cortesia è in conflitto con la spontaneità (i bambini infatti da piccoli sono molto spontanei, diretti). Si cerca quindi un compromesso tra l’essere diretti e l’essere cortesi: la possibilità di essere più o meno diretti dipende infatti dal tipo di relazione che abbiamo con l’altro. Dato che sei in piedi, potresti aprire la finestra? la formula si usa per implicare che il “costo” per l’altro è ridotto, visto che è già in piedi. I direttivi infatti presuppongono un “costo” per le persone a cui sono rivolti. Ci sono quindi diverse formulazioni per esprimere lo stesso contenuto proposizionale, in base al grado di cortesia: scegliere la forma più adatta per non ferire l’altro o infastidirlo richiede una grande competenza. La cortesia ha due concezioni: Normativa = insieme di norme che convenzionalmente si ritengono cortesi in una società. Non seguirle vuol dire essere criticati dagli altri e ritenuti non cortesi. Queste norme variano da cultura in cultura; Strategica = gli esseri umani che vivono in società si rendono conto che l’interazione umana è potenzialmente conflittuale, quindi la cortesia si elabora per ridurre il potenziale conflitto, quindi è una strategia. Il modo in cui si realizza la cortesia viene scelto dal parlante, in base al tipo di atte, in base all’identità dei parlanti (età, sesso, condizione sociale) e dal rapporto tra parlanti. Esistono 3 modelli teorici sulla cortesia, tutti culturalmente determinati. Però anche nella stessa comunità e epoca si riscontrano differenze tra un parlante e l’altro: per Helen infatti non possono infatti esserci modelli fissi. Se i parlanti non esprimono giudizi come si fa a sapere se una persona ha recepito quello che è stato detto come cortese o no? La teoria di Helen lascia questo dilemma in assenza di segnali espliciti secondo questa teoria non si può capire se una cosa è stata recepita come cortese o no.

MODELLO DI LAKOFF Uno dei primi modelli elaborati sulla cortesia è quello di Lakoff, che lo considera complementare a quello di Grice. Per lui ci sono due gruppi di regole pragmatiche: -regole della conversazione (corrispondono a quelle di Grice) -regole della cortesia: sii cortese. Si aggiunge questa massima a quelle di Grice perché molto spesso le massime di Grice entrano in conflitto col principio di cortesia (es. massima di qualità vs. massima di cortesia= essere onesti o essere cortesi?). Lakoff crea tre tipi di regole, in base al contesto: -nel discorso formale tra persone estranee, con asimmetria di ruoli= non importi far prevalere il bisogno della faccia negativa, quindi evitare domande troppo personali, usare espressioni passive o impersonali ( Qui non si dovrebbe fumare ), evitare certi argomenti taboo (es. sesso, bisogni fisiologici, denaro, morte ). -nel discorso tra pari , senza differenze di età, ruolo, ma quando non c’è intimità = offri delle alternative non imporsi troppo, mitigare ciò che si dice, quindi utilizzare espressioni attenuative ( Suppongo che sia ora di andare ) o eufemismi ( Li ho sorpresi in soffitta che facevano i fatti loro ). -nel discorso informale , quando si è molto intimi = sii amichevole dare del tu, dare e domandare opinioni personali, fare complimenti personali. Queste 3 regole di Lakoff possono essere violate. Per Lakoff le violazioni non sono solo quando in una situazione formale ci si comporta come in una situazione informale, ma anche viceversa, cioè essere troppo formali in un rapporto confidenziale, che vuol dire distaccarsi dall’altro. Si può quindi negoziare il rapporto con l’altro usando queste regole e/o violandole.

MODELLO DI BROWN E LEVINSON (FACE-SAVING VIEW) Per Brown e Levinson la cortesia poggia su razionalità gli esseri umani sono esseri razionali che scelgono mezzi per raggiungere scopi; e sulla faccia un concetto sociologico, è l’immagine pubblica che ogni parlante mette in gioco nell’interazione sociale, la reputazione. In base a questa concezione che pone al centro la faccia, la cortesia serve a mostrare che né P (parlante) né D (destinatario) vogliono danneggiare la faccia, l’immagine degli altri e quella stessa del P. Ci sono:

  • faccia positiva = bisogno dell’uomo di essere apprezzato;
  • faccia negativa = bisogno di essere indipendenti, di avere libertà di agire e non essere ostacolati. Questi due bisogni coesistono e a volte entrano in conflitto. Se si sente il bisogno di essere apprezzati (faccia positiva) vuol dire avvicinarsi all’altro, ma avvicinarsi troppo, cioè entrare in intimità, potrebbe mettere a rischio la nostra indipendenza (faccia negativa) (es. Una mamma che è in intimità con la figlia le dice come vestirsi. La mamma, per il bene della figlia, le dice questo, ma la figlia lo potrebbe vedere come un limite alla sua libertà ).

La faccia può essere anche volutamente ignorata, ad esempio quando c’è l’intenzione di fare un affronto all’altro: quando miriamo alla rottura sociale (es. litigio ) o quando c’è urgente bisogno di cooperazione (es. quando si chiede aiuto ).

B e L creano una classificazione degli atti in base a quale faccia viene minacciata:

  1. Minaccia alla faccia negativa di D = pressioni sul destinatario a fare o non fare qualcosa ( ordini, richieste, suggerimenti, consigli, minacce, avvertimenti, sfide ), spingere il destinatario a contrarre un debito ( offerte, promesse ), desiderio di P verso qualcosa di D ( complimenti ) Critica: questa classificazione è stata fatta a tavolino, nelle situazioni reali non è detto che i complimenti ad es. siano una minaccia alla faccia negativa di D.
  2. Minaccia alla faccia positiva di D = valutazione negativa fatta da P a D, disaccordo (es. parlare di politica o altri argomenti che possono suscitare disaccordo sono infatti situazioni sconsigliabili per i galatei, perché a volte si può arrivare a veri e propri scontri ), incuranza verso la faccia positiva di D ( indifferenza, assenza di cooperazione con D ad es. interromperlo mentre parla, usare titoli o appellativi inadeguati, vantarsi, dare cattive notizie ) se ad es. bisogna per forza dare cattive notizie si usano strategie per mitigare.
  3. Minaccia alla faccia negativa di P = atti che possono umiliare, mortificare ( es. se P è costretto ad accettare un debito ), oppure ringraziare ( P riconosce di aver ricevuto un favore ).
  4. Minaccia alla faccia positiva di P = scusarsi, accettare un complimento, perdita di controllo del corpo, auto-umiliarsi ( es. inchino= accettare la superiorità dell’altro ).

STRATEGIE PER FARE FTA (Face Threatening Act) = Per B e L tutti gli atti sono una minaccia, di una o dell’altra faccia, quindi B e L ci dicono come possiamo compiere questi stessi atti utilizzando strategie per minimizzare la minaccia. Per loro quindi la cortesia è un insieme di strategie che cercano di ridurre l’impatto negativo che gli atti possono avere, e visto che i parlanti nell’interazione sociale si trovano spesso nella necessità di compiere atti che potrebbero minacciare la faccia altrui, si utilizzano le strategie di cortesia, tattiche volte a minimizzare l’impatto potenzialmente offensivo o aggressivo degli atti_. Voglio l’acqua_ si mitiga in: Puoi passarmi l’acqua? Bisogna tenere conto di 3 esigenze: -compiere l’atto, comunicare il contenuto (es. richiesta ) -urgenza o efficacia dell’atto -minimizzare la minaccia Entrano in gioco fattori sociali che determinano il livello di cortesia che P usa su D: gerarchia tra P e D, distanza sociale tra P e D, grado di confidenza, grado di imposizione insito nell’atto (es_. chiede un prestito ha un grado più alto rispetto a chiedere l’ora_ ). Si decide quindi come comportarsi:

  1. off record atti indiretti, quando l’intenzione non è esplicitata (es. C’è caldo ). Processo di interpretazione richiesto. È più vago e dipende dal contesto. Vantaggi: deresponsabilizzarsi per eventuali interpretazioni scortesi, si offre a D l’opportunità di mostrarsi generoso nei confronti di P (es. P: C’è caldo

- D: Apro la finestra !),

  1. on record esprimere un’intenzione chiara, usando performativi espliciti (es. Ti prometto ), senza alcuna ambiguità. Vantaggi: onestà di P, non essere manipolatori verso D, evitare fraintendimenti. Gli On Record possono essere fatti: -senza redress= in maniera più chiara, seguendo le massime di Grice, per es. in caso di urgenza ( Scappate! Crolla il tetto !), o quando P ha potere maggiore di D (es. adulto con bambino ). -con redress= la maggior parte degli atti rientra in questa categoria. Si cerca di ridurre il grado di imposizione, di ridurre i danni alla faccia insiti nell’atto (es. Per favore ). L’azione di redress può assumere due forme, che sarebbero quelle che servono per aggiustare gli atti: Cortesia positiva = soddisfare la faccia positiva. Ci si comporta così tra familiari e intimi. Cortesia negativa = soddisfare la faccia negativa, non imponendosi sull’altro.

A) Strategie di cortesia positiva si attua per compiere un’azione di aggiustamento (mitigare una minaccia alla faccia) oppure per soddisfare la faccia positiva di D. Le strategie sono: sottolineare che si è in terreno comune (P e D condividono bisogni, desideri, si mostra interesse a D, si cerca l’accordo e si evita il disaccordo, si usano segni di appartenenza allo stesso gruppo o il code switching), mostrare cooperazione tra P e D (offrire, promettere, uso di noi inclusivo, essere ottimisti (al figlio che sta uscendo di casa: “Aspetta un attimo, ti sei scordato di pettinarti” (dando per scontato che lui volesse pettinarsi)). STRATEGIE DI CORTESIA POSITIVA = AVVICINAMENTO P e D.

B) Strategie di cortesia negativa per non imporsi e lasciare l’altro libero. Il parlante si mette sul background mostrandosi umile. Caratterizza i rapporti formali, quindi queste strategie mitigano atti che possono minacciare la faccia negativa. Per B e L queste strategie si identificano con la cortesia occidentale critica: la cortesia occidentale non è vero che non conosce solidarietà e avvicinamento e che si utilizzi solo per mitigare atti che potrebbero minacciare la faccia negativa. Le strategie sono: essere indiretti (es. domanda invece di richiesta - Puoi porgermi il sale?), mettere in dubbio cioè ridurre le potenziali minacce utilizzando hedges ( in un certo senso, come se, mi pare, così sembra, se mi permetti, vorrei fare un’osservazione ), minimizzare l’imposizione ( Vorrei solo sapere se

Cortesia, quella Fatica. Tuttavia è inappropriato descrivere la comunione fatica come semplice evitamento del silenzio: Tali scambi in realtà svolgono una funzione positiva di estendere e rafforzare la condivisione dell’esperienza e rafforzare l’accordo, In tali scambi i partecipanti si concentrano sulla relazione piuttosto che su informazioni fattuali, quindi da questo punto di vista, Ti sei tagliato i capelli! fornisce un contributo al progredire della conversazione. È quindi preferibile trattare l‘evitamento del silenzio come un caso particolare delle Massime dell’Accordo e della Partecipazione.

I COMPLIMENTI

I complimenti sono atti che rientrano nella cortesia verbale. L’idea tipica di complimenti è la concezione normativa= come ci si deve comportare per essere ritenuti persone per bene; è tipica dei galatei e determina la differenza tra culture, classi sociali e provenienza diverse. Poi c’è la concezione delle massime conversazionali= di Lakoff e Leech, che sviluppa il suggerimento di Grice secondo il quale oltre alle massime del Principio di Cooperazione, i parlanti ne osservano un’altra, “Sii cortese”. Infine la concezione strategica= la face saving-view di Brown e Levinson. I complimenti sembrerebbero collocarsi nella cortesia positiva (soddisfano il desiderio di ammirazione e approvazione). Rientrano nelle strategie 1 ° (prestare attenzione e interesse verso il destinatario), 2 ° (enfatizzare interesse, approvazione e empatia verso D con intonazione, volume alto, intensificatori di vario genere), 15 ° (offerta di regali non solo materiali: anche ammirazione, interesse, approvazione). L’idea che i complimenti rientrano nella cortesia positiva è confermata dal fatto che in genere quando ci si complimenta, il destinatario risponde ringraziando e ricambiando. La risposta di D, cioè come l’altro reagisce, è uno degli strumenti principali con i quali si può attribuire un valore ad un atto. es. Somigli a X (intenzione di complimento) 1) Io? Ma no! (il complimento non è stato recepito) 2) Ma grazie! (il complimento è stato recepito).

Il modello di B e L presenta dei limiti, perché per loro i complimenti non rientrano nella cortesia positiva 1) per loro minacciano la faccia negativa, perché denotano invidia di P e quindi spingono D a proteggere l’oggetto del desiderio da P o a cederlo a P. Ma persino nelle comunità in cui si è soliti offrire l’oggetto complimentato (es. Egitto), non necessariamente il complimento viene considerato un atto che minaccia la faccia negativa del destinatario. La loro concezione è infatti considerata paranoica, anche se in parte è veritiera (a volte infatti i complimenti possono essere troppo invasivi). 2) per B e L ai complimenti è attribuita anche la funzione di riparazione di un atto più minaccioso es. Ah che bella casa tua! Mi dai un po’ di sale che mi è finito? Il limite del loro modello è che B e L sono poco interessati ad atti che rafforzano la faccia altrui, ma solo ad atti che la minacciano. È importante ricordare che la cortesia non è una categoria universale, cosa che invece viene sostenuta da B e L, che per questo sono criticati. Non è vero che i complimenti hanno una concezione strategico- strumentale (complimenti volti al raggiungimento di obiettivi specifici) solo mondo occidentale e una concezione normativo-contrattuale (basata sul discernimento di ciò che è appropriato secondo le convenzioni sociali) solo nel mondo non occidentale. In ogni cultura i complimenti sono visti in modo differente, ci sono complimenti di tipi diversi, e queste due concezioni non si escludono necessariamente a vicenda: in alcune situazioni, diverse da una cultura all’altra, i complimenti si usano in base a delle convenzioni (es. bambino appena nato, vestito della sposa ), in altre si usano per accorciare la distanza tra due interlocutori, per mantenere o creare empatia e solidarietà o semplicemente per introdurre un argomento di comunicazione, in altre situazioni ancora per mitigare degli atti più minacciosi. Il concetto di cortesia è relativo quindi non è possibile considerare alcuni atti, come i complimenti, intrinsecamente minacciosi o meno, ma bisogna considerare sempre la situazione e la cultura. Quindi i complimenti sono FTA (secondo B e L) o atti cortesi (secondo Leech – rientrano nella massima dell’APPROVAZIONE)? Bisogna studiare i complimenti nella dinamica conversazionale per capire bene come vengono recepiti da D e come vengono fatti, in che contesto e situazione. Generalmente i complimenti vengono rafforzati da P e la risposta di D è un ringraziamento, quindi sono considerati cortesi; questo è una conferma dell’idea Leech, anche perché molte volte non fare complimenti è considerato FTA. Ovviamente, ci sono molte variazioni culturali: la frequenza e l’intensità dei complimenti variano tra culture. Come vengono recepiti i complimenti cambia anche in base a come viene percepito il concetto di faccia e alla soggettività dei singoli individui.

Come si definiscono i complimenti dal punto di vista illocutorio? Ci sono diversi metodi di studio:

  • metodo da laboratorio (esercizi di completamento di dialoghi e role-plays)
  • metodo sul campo (metodo etnografico, cioè prendere nota su un taccuino di ciò che si sente, e registrazione di parlato spontaneo)
  • metodo a tavolino (approccio filosofico) I complimenti vengono definiti come atti con i quali si esprime ammirazione per D esprimendo valutazioni. I criteri di classificazione dei complimenti sono 3:
  1. criterio pragmatico-funzionale i complimenti hanno una duplice forza illocutoria: atto espressivo (P esprime ammirazione e apprezzamento nei confronti di D - atto che soddisfa le esigenze della faccia positiva di D; la conferma è il ringraziamento di D) e atto verdettivo (P formula un giudizio/valutazione

su D; la conferma è la risposta di accordo/disaccordo di D – sono atti che possono essere sottoposti alla prova di verità/falsità, in questo caso accordo/disaccordo). *differenza congratulazioni vs. complimenti= congratulazioni stato psicologico provato da P; complimenti ciò che si vuole suscitare in D.

  1. criterio formale l’azione del complimentarsi può essere eseguita esplicitamente (usando atti diretti come performativi espliciti – complimentarsi e fare i complimenti – o enunciati contenenti parole (aggettivi, avverbi, verbi, sostantivi) di significato positivo e costruzioni marcate tipiche del parlato – Che bella che sei !) o implicitamente (usando atti indiretti nel quale il giudizio non è espresso in modo esplicito ma deve essere tratto da D – es. sei sulla copertina di Glamour questo mese ).
  2. criterio sequenziale complimento prototipico: posizione iniziativa entro la sequenza - P si autoseleziona e spontaneamente rivolge a D una valutazione positiva. Un dubbio sorge quando le valutazioni positive sono sollecitate (da autodenigrazioni, – P: Sono una botte! D: No, non è vero, stai bene! – da richieste esplicite di opinioni - Come mi stanno i capelli corti? – o da enunciati che spingono D a notare l’oggetto da lodare – Mi sono tagliata i capelli! ), ci si chiede se si possano considerare complimenti o no.

Nascono dei problemi di categorizzazione: 1) cosa conta come valutazione positiva? questo dipende dai valori culturali di una comunità (es. ideale della magrezza: aver perso peso, essere dimagriti…) e dalla soggettività di ogni individuo. 2) sino a che punto può estendersi la connessione tra D e l’oggetto lodato? cioè viene considerato complimento quando lo si fa a persone o oggetti legati a D in modo più o meno stretto: figli/partner/ genitori/nipoti/ fratelli/sorelle/amici/colleghi/vicini di casa/animali domestici/città/paese di nascita/stato. La reazione di D è l’unica guida per capire se D considera complimento una valutazione positiva fatta a un certo referente che non sia lui stesso. 3) i complimenti impliciti quanto sono efficaci? per essere capiti D deve riuscire a inferire il contenuto elogiativo di ciò che dice P e deve condividere conoscenze extralinguistiche con P. Se D non reagisce al complimento P può esplicitare l’atto compiuto (es. ma io volevo farti un complimento – commento metacomunicativo) o effettuare una manovra correttiva (es. desistere e non fare più il complimento). Inoltre, D potrebbe non essere certo sul valore di un complimento e quindi non vuole rischiare la faccia trattando come complimento un enunciato che non lo era.

RISPOSTE AI COMPLIMENTI Questo studio nasce con l’articolo di Anita Pomerantz. Rispondere a un complimento crea un dilemma tra due massime: accordo e modestia. es. P: Sei carina D: Si, lo so, bellissima! violazione massima modestia. es. P: Che buona questa pasta che hai preparato! D: Ma no, fa schifo. violazione massima accordo Questo dilemma è più forte quando il complimento è personale. Il complimento come atto illocutorio può avere 2 valori: A. Regalo si risponde con accettazione (es. Grazie ) o rifiuto. B. Asserzione Valutativa si risponde con accordo o disaccordo. Il destinatario sceglie se trattarlo come A o B e poi decide come proseguire:

  1. Accettazione = con modi verbali (ringraziamento o altre espressioni di gratitudine) o modi non verbali (sorriso, soprattutto nei complimenti imbarazzanti o trasposti, cioè detti ad una terza persona e non direttamente alla persona interessata, che è però presente). Il ringraziamento è la risposta preferenziale.
  2. Rifiuto = Il rifiuto in genere è raro perché considerato offensivo. Secondo Pomerantz il rifiuto coincide con il disaccordo, però in realtà a volte il rifiuto coincide con l’accordo e l’accettazione es. P: Sei molto bella D: Grazie ma non credo di essere bella come dici.
  3. Accordo = L’accordo in genere è ritenuto un complemento preferenziale, ad esempio dopo un invito, ma quando si tratta di complimenti l’accordo non è preferenziale, perché viola la massima della modestia es. P: Sei bellissima! D: Si lo so! In genere quindi dopo un complimento l’accordo è attenuato accordo debole (uso di un aggettivo meno intenso di quello usato da P. es. P: Bella questa maglia D: Non è male ), ripetizione della stessa cosa + richiesta di conferma (es. P: Carino questo cappello D: Carino, vero? ), passaggio da un criterio estetico a un criterio funzionale (es. P: Bello questo cappotto D: Si mi tiene calda ), apprezzamento soggettivo (es. P: Bella questa maglia D: Si, mi piace molto ) oppure accordo ritardato (es. P: Bella questa sciarpa D: Ti piace veramente? P: Si! D: Si è bella, vero ).
  4. Disaccordo = D nega il contenuto di verità di ciò che dice P, seguendo la massima della modestia. Anche il disaccordo totale però non è la risposta preferenziale al complimento perché si mette in dubbio la capacità di giudizio dell’altro. È preferenziale invece dopo l’auto-denigrazione (es. P: Quanto sono brutta! D: Ma non è vero! ). Normalmente i disaccordi deboli sono i più frequenti (es. P: Carino questo anello! D: Si, ma sono zirconi, non brillanti. nella risposta prima c’è l’accordo, poi una avversativa con ma e infine una svalutazione: si tratta di un disaccordo debole o mitigato).

Il dilemma tra le due massime quindi può avere diverse soluzioni = soluzioni di compromesso tra l’accordo pieno e disaccordo radicale e altri tipi di reazione (trasferimento, restituzione, evitamento, ecc.).

  1. Trasferimento = Accordo con trasferimento della lode a qualcun altro. Compromesso tra le due massime. Es. P: Che bei capelli! D: Merito del mio parrucchiere!
  2. Restituzione = A complimenta B – B complimenta A. Es. P: Come sei elegante! D: Anche tu! =

sempre mitigati (es. Direttivi ) o rafforzati. Bisogna stabilire se la tendenza prevalente nei complimenti in italiano sia verso l’attenuazione o verso il rafforzamento. Fraser= si mitigano solo gli effetti sgradevoli che l’atto linguistico ha sul destinatario (mitigare una critica, un ordine, una richiesta, una cattiva notizia ma NON le congratulazioni, che non comportano effetti negativi); Caffi= si mitigano anche atti che hanno effetti positivi (un apprezzamento accentuato o una lode esagerata spesso suscitano imbarazzo e anche perplessità sulla buona fede del parlante); Holmes = è possibile indebolire o rafforzare tutti gli atti (mitigare atti negativi o rafforzare atti positivi per aumentare la solidarietà e la vicinanza con il destinatario; mitigare atti positivi o rafforzare atti negativi per aumentare la distanza sociale tra destinatario e parlante; Janney e Arndt = mitigare atti negativi (critiche, rifiuti, disaccordo) e rafforzare atti positivi (congratulazioni, accordo, complimenti). I risultati dell’analisi confermano il punto di vista di Janney e Arndt: in italiano i complimenti si presentano per lo più come atti modulati , cioè connotati affettivamente, e la tendenza prevalente è rafforzarli, attraverso varie strategie:

  1. Livello prosodico, cinesico e prossemico = i complimenti tendono ad essere pronunciati con voce ed espressioni del volto amichevoli o affettuose, accompagnati da sorrisi aperti e sguardi diretti e prolungati. Il complimento può essere rafforzato non solo aumentando il volume della voce, ma a volte anche abbassandolo, specie se contemporaneamente ci si avvicina all’orecchio del destinatario e si parla sottovoce, per segnare maggiore intimità. È frequente l’intonazione enfatica su termini che esprimono valori positivi, soprattutto gli aggettivi, accompagnato da allungamento fonologico.
  2. Livello linguistico = costruzioni marcate tipiche del parlato (es. ma che bella collana !) e domande retoriche (es. lo sai che hai una pelle molto bella? ); uso di interiezioni prima del complimento (es. Ah! Che belli questi orecchini !); frequente uso allocutivo del nome proprio del destinatario (es. B sei stata superba! Ti sei superata !); aggettivi valutativi iperbolici e superlativi (es. superba, splendido, favoloso, meraviglioso, stupendo – bellissima, bravissima, ottima, dolcissima, elegantissima ); avverbi che intensificano aggettivi, verbi o altri avverbi (es. molto, tanto, troppo, estremamente, veramente, proprio ); uso di veramente e davvero (usati dal parlante per insistere sulla verità e sincerità del suo complimento, possono ricorrere nello stesso turno o in turni successivi, quindi la modulazione intensificativa nei complimenti non si limita solo ad un unico turno ma può estendersi a più turni); ripetizione dei complimenti (il destinatario tende a replicare il complimento aumentando l’intensità, ma può anche aggiungersi un terzo co-partecipante, intensificando il complimento a sua volta). Per concludere, la modulazione si dispiega sulla intera sequenza complimento-risposta e agisce in due direzioni opposte ma complementari: in direzione rafforzativa nei complimenti (secondo la sotto-massima che prevede di massimizzare la lode dell’altro) e in direzione attenuativa nelle risposte del destinatario (secondo la sotto-massima che prevede di minimizzare la lode di sé).