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La pragmatica e i complimenti nella conversazione
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Tradizionalmente si suole ripartire lo studio del linguaggio in 3 discipline: sintassi, semantica e pragmatica. La sintassi è l’analisi delle relazioni fra segni, la semantica delle relazioni fra segni e oggetti, la pragmatica delle relazioni fra segni e parlanti. La sintassi è lo studio dei segni come tali, dei modi in cui le espressioni linguistiche possono essere combinate da un punto di vista strettamente grammaticale, che non tiene conto del loro significato. Essa stabilisce se una sequenza di segni, come la frase “C’è un ladro in biblioteca” (6) è ben formata oppure mal formata. La pragmatica è lo studio delle relazioni fra segni e parlanti, fra espressioni linguistiche e coloro che se ne servono per comunicare pensieri, è lo studio dei modi in cui è possibile usare le frasi in situazioni concrete. La pragmatica si occupa di come un parlante si serva degli apparati combinatorio-interpretativi in una particolare situazione comunicativa. Uno dei compiti della pragmatica è spiegare perché frasi, pur perfettamente ben format dal punto di vista sintattico e semantico, possano nondimeno non essere appropriate in certi contesti d’uso. La semantica si occupa invece del significato delle espressioni linguistiche- parole o frasi- al di fuori delle situazioni in cui vengono usate; essa studia le relazioni fra espressioni linguistiche e oggetti del mondo. Tesi semantica centrale è che le regole o convenzioni di una lingua fissano una volta per tutte il significato di ogni espressione della lingua. Anche la semantica ha il compito di stabilire quali siano le frasi ben formate, basandosi però non sulla struttura sintattica, ma sul significato delle parole. La semantica è:
Diciamo che un’espressione è ambigua quando può prendere convenzionalmente due o più significati. Abbiamo innanzitutto le espressioni lessicamente ambigue: si parla di omonimia quando è possibile associare alla medesima forma linguistica due o più significati che non hanno generalmente relazione fra di loro. L’ambiguità di un enunciato può essere causata anche da fenomeni di polisemia. Se parliamo di polisemia e non di omonimia, è perché in genere i parlanti percepiscono una relazione di parentela fra i diversi significati che l’espressione può prendere. E, infine, l’ambiguità di un enunciato può esser causata dal fatto che non sia nota o non sia stata specificata che lingua viene utilizzata in un enunciato. Per ovviare al problema bisogna selezionare la proposizione appropriata. La procedura di selezione è pragmatica, relativa all’ambiente fisico degli interlocutori, e all’insieme di conoscenze, ipotesi, credenze e pregiudizi che ciascuno dei partecipanti allo scambio comunicativo ha sul mondo. In altri casi la disambiguazione ha luogo grazie al contesto extralinguistico. Si procederà alla disambiguazione degli enunciati, usando le informazioni condivise fra parlante e destinatario. DEISSI La pragmatica viene talvolta definita anche come la teoria della distanza. Una delle manifestazioni più concrete della distanza è data dalla deissi, della quale abbiamo tre sottocategorie: i deittici di persona, quelli di luogo e quelli di tempo.
Consideriamo adesso il senso implicito di un enunciato: un senso che non viene espresso letteralmente, ma solo comunicato in modo indiretto. E’ questo il caso delle metafore. Il significato metaforico viene derivato da quello letterale, a partire dalle conoscenze extralinguistiche che abbiamo sull’oggetto cui l’espressione letteralmente si riferisce. LA DIMENSIONE SOCIALE DEL LINGUAGGIO Da un lato in pragmatica ci si occupa dell’influenza che il mondo esercita sul linguaggio, e si mira a determinare il contenuto proposizionale delle frasi in quanto utilizzate in contesto. D’altro lato, una volta determinato il contenuto proposizionale di un enunciato, ci si interessa dell’influenza che questo può esercitare sul mondo. Ad essere sottolineata è ora la dimensione sociale del linguaggio, e in particolare la varietà degli usi discorsivi delle frasi del linguaggio naturale: affermazioni, ordini, domande, minacce. In questa prospettiva parlare significa agire : ogni enunciato serve a compiere un atto, regolato da norme, convenzioni o consuetudini. La stessa frase può avere interpretazioni differenti a seconda delle intenzioni con cui viene usata, e delle circostanze in cui viene proferita. La frase “ esci da questa stanza! ” può essere usata come ordine o come supplica, come sfida, come consiglio o come invito, a seconda di chi proferisce (1), rivolto a chi, con che tono. ATTI LINGUISTICI La funzione principale del linguaggio sia quella di descrivere la realtà. Sembra allora possibile tracciare una distinzione fra: Gli enunciati constativi : il cui scopo è descrivere stati del mondo Gli enunciati performativi : che non caratterizzano stati di cose, non hanno contenuto informativo, non dicono nulla sul mondo e non hanno dunque condizioni di verità. Gli enunciati performativi non sono né veri né falsi. Essi hanno tipi diversi di invalidità, o di fallimenti, detti infelicità. Austin elenca vari casi di infelicità, con diverse gradazioni di gravità.
Si è detto che, secondo Grice, un parlante compie un atto linguistico quando manifesta pubblicamente un’intenzione, e che l’atto ha successo quando l’intenzione comunicativa del parlante viene riconosciuta dal suo interlocutore. È centrale in tale progetto la distinzione fra significato dell’espressione (il significato che l’espressione ha convenzionalmente, o letteralmente) e significato del parlante (il significato con cui il parlante usa l’espressione). Il significato del parlante corrisponde a quello che il parlante vuole dire, a ciò che intende comunicare al proprio interlocutore. In un caso di comunicazione intenzionale, il parlante P vuole produrre nel destinatario D la credenza p, usando una certa espressione E. E’ parte della comunicazione che D riconosca l’intenzione comunicativa di P. Il punto innovativo della teoria griceana è di aver suggerito che la comunicazione può essere caratterizzata essenzialmente come riconoscimento di intenzioni: la comunicazione è possibile ogniqualvolta esiste un mezzo per far riconoscere le proprie intenzioni comunicative all’interlocutore. LE IMPLICATURE e LE MASSIME CONVERSAZIONALI La distinzione fra significato del parlante e significato dell’espressione consente di chiarire un’altra delle osservazioni chiave di Grice: il fatto che le espressioni che usiamo nelle nostre interazioni comunicative quotidiane spesso comunicano molto più di quanto non dicano. Grice chiama implicature le proposizioni che, in determinati contesti, possono essere comunicate usando un enunciato, senza essere esplicitamente dette. Tipi particolari di implicature sono le implicature convenzionali : le proposizioni addizionali comunicate da un enunciato non dipendono da particolari circostanze d’uso dell’enunciato, ma sono associate in modo stabile a determinate espressioni, come ma , quindi , persino. Le implicature conversazionali sono invece le proposizioni che possono essere comunicate usando un enunciato solo in contesti particolari, e che non sono legate a determinate espressioni. La tesi sottostante all’idea di implicatura è che la comunicazione viene intesa come un’impresa razionale di cooperazione. Un’impresa retta dal principio di cooperazione. Il principio di cooperazione si declina in massime conversazionali. Non si tratta di norme che ogni partecipante alla conversazione è tenuto a rispettare, ma di regole che rispecchiano le aspettative che un soggetto può intrattenere sulle mosse comunicative del suo interlocutore. Come detto, il principio di cooperazione si declina in massime conversazioni, che sono raccolte in quattro gruppi: Massime di quantità :
Come possono i soggetti scegliere all’interno di un insieme potenzialmente infinito il sottoinsieme di assunzioni che costituirà le premesse di un processo inferenziale? La selezione dell'informazione sarà pertanto dettata da un criterio che massimizza l'efficacia nel trattamento dell'informazione, e in particolare massimizza la pertinenza dell'informazione trattata. L’interpretazione pragmatica è qui un processo psicologico governato dal principio di pertinenza. Anche il principio di pertinenza funziona come le massime conversazionali. Tutte le massime griceane sono rimpiazzate dalla massima di pertinenza: in questa prospettiva, infatti, essere pertinenti consiste nel fornire l'informazione richiesta e solo l'informazione richiesta (la massima di quantità), nel fornire informazioni veritiere (la massima di qualità), nel fornire informazioni in modo chiaro (la massima di modo). CRITERIO D’ARRESTO DEL SISTEMA: EFFETTO E SFORZO Lo scopo di un sistema cognitivo è quello di costruire e modificare la propria rappresentazione del mondo. E’ evidente che ogni ragionamento inferenziale richiede al soggetto tempo e fatica per costruire il contesto pertinente e per determinare l’inferenza. Lo sforzo deve essere giustificato dagli effetti cognitivi ottenuti grazie al processo inferenziale. Gli sforzi devono essere equilibrati dagli effetti ottenuti. LA PROSPETTIVA SEMANTICA TRADIZIONALE: LIVELLI DI SENSO Il paragrafo conclusivo del secondo capitolo era dedicato alla distinzione fra usi pre-semantici, semantici e post-semantici del contesto. In quell'occasione avevamo individuato due nozioni di contesto: