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Riassunto la decolonizzazione di betts
Tipologia: Sintesi del corso
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un rapace capitalismo che si espandeva oltremare in cerca di nuovi mercati e nuove
Complicati dalla posizione di Gandhi, i negoziati non ebbero successo portando i britannici
All’area della sterlina, per conservare importanti vantaggi economici e tenere legati i paesi
del Commonwealth al sistema finanziario britannico, corrispondeva da parte dei francesi un’area del franco , la CFA ( cassa franco-africana) sotto il controllo della Banca di Francia. La versione britannica crollò molto velocemente a causa delle crisi finanziarie interne e del crescente predominio statunitense mentre quella francese scomparve solo nel 1996. Nell’Africa subsahariana la velocità del cambiamento politico fu particolarmente elevata, la Nigeria divenne indipendente nel 1960, il Tanganica nel 1961, l’Uganda nel 1962, il Kenya nel 1963 , il Nyasaland (Malawi) e la Rhodesia settentrionale (Zambia) nel 1964. Ebbe una particolare influenza nel processo di decolonizzazione la guerra fredda. Combattendo su due fronti non europei, Africa settentrionale e Pacifico, gli USA assunsero una nuova posizione in materia di politica mondiale; l’ America di Roosevelt e con i suoi successori diviene difensore vitale della democrazia contro l’URSS. Il fatto che l’ideologia di base della liberazione coloniale fosse un composto di nazionalismo e marxismo condusse gli americani a scorgere ovunque l’influenza sovietica. Con la crisi di Cuba nel 1962, durante la quale i sovietici istallarono delle rampe missilistiche puntate contro gli Stati Uniti, Kennedy ebbe la percezione di una guerra immediata. Posti di fronte a una seria minaccia degli USA e al blocco navale di Cuba, i sovietici fecero marcia indietro smantellando le basi cubane. In Africa il gelo della guerra fredda si avvertì in modo particolarmente forte, nel Congo belga le fazioni rivali ricevettero contrapposti sostegni, Ciombe trovò il sostegno dei belgi mentre Lumumba fu sostenuto dai sovietici; la questione fu risolta con l’intervento dell’ONU, Lumumba fu assassinato e Ciombe messo alla porta. Gli USA favorivano il mantenimento della dominazione coloniale dove essa pareva fungere da baluardo contro il comunismo e diede forte sostegno militare alle nazioni che sembravano ben determinate a contribuire ad arginare il comunismo.
la creazione di un ordine pacifico mondiale nel quale le potenze più potenti rispettassero
quelle di media e piccola dimensione. Non più tardi degli anni Settanta l’idea dei due imperialismi USA e URSS veniva discussa in modo acceso, mentre l’idea di un Terzo Mondo collocato tra le due superpotenze era ampliamente accettata ( idea di Terzo Mondo sviluppata nel 1955 alla conferenza di Bandung alla quale parteciparono29 stati dell’Asia e dell’Africa). La politica internazionale era caratterizzata da uno schema nettamente triangolare, secondo cui il mondo era composto da una larga base di nazioni sottosviluppate, sormontata da un vertice diviso, composto dalle nazioni sviluppate schierate con gli USA da una parte e con l’URSS dall’altra. L’evento che segnò questo cambiamento fu la Conferenza di Belgrado nel 1961 ( prima conferenza dei paesi non allineati a cui parteciparono 25 stati) la cui dichiarazione finale chiedeva di ridurre le tensioni EST- OVEST e di rispettare l’indipendenza e l’integrità di tutti gli stati. Ogni conferenza annunciava anche uno spirito di cooperazione e ricercava un’ideologia; le due ideologie predominanti erano il panafricanismo e il neutralismo. Il panafricanismo risaliva al XX secolo, quando alcuni scrittori caraibici iniziarono a parlare delle origini e condizioni comuni dei neri su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il Congresso più significativo di questo movimento ideologico si ha nel 1945 a Manchester dove la principale richiesta fu quella dell’indipendenza africana. Il neutralismo, come ideologia del non allineamento, promosse uno spirito di cooperazione internazionale tra le nazioni del Terzo Mondo e sottolineò l’opposizione alla politica di potenza e al conflitto internazionale. Lo stato-nazione era visto come un protettore della cultura e oppositore dell’imperialismo culturale, ma anche come base di una fiducia collettiva in se stessi. I delegati sostenevano l’idea di un nuovo ordine economico, nell’ambito del quale gli stati aderenti al programma avrebbero fornito sostegno a quelli meno sviluppati.
vantaggio. Nei centri maggiori, nei quali viveva un nutrito insediamento di europei, il potere e l’autorità erano condivisi dagli amministratori, dai professionisti e dai mercanti. Il territorio coloniale era concepito come un’entità che doveva essere economicamente redditizia; la penetrazione economia europea negli altri continenti era iniziata con il commercio delle spezie, della seta e degli schiavi. Con il crescere dell’industrializzazione e dell’imborghesimento d’Europa, progrediva e si diversificava di conseguenza l’economia coloniale. L’avorio, il caucciù, i diamanti e l’introduzione di nuove colture caratterizzano le produzioni coloniali secondo le nuove esigenze europee. Se pur i coloni provavano a trarne profitto, le politiche coloniali impedivano il loro sviluppo, gli europei avevano accesso alle terre migliori da cui allontanavano la popolazione indigena; nei Dannati della terra Fanon, severo critico dell’imperialismo, affermava che il vero nemico era il colono europeo. Trasferimento e sviluppo, caratteristiche della modernizzazione che generalmente significano movimento dalla campagna verso la città e apparizione di nuove forme urbane, sono le caratteristiche di questo paesaggio dello scontento. La perdita delle terre e l’introduzione di nuove tasse nelle campagne, la disoccupazione e la discriminazione della popolazione nelle città furono le principali conseguenze di questo spostamento. Il problema della << liberazione nazionale>> nella maggior parte del mondo coloniale consistenza nella necessità non tanto di recuperare un passato, quanto di modificarne le condizioni politiche presenti. La promozione della nazionalità fu il risultato dell’alleanza fra gli intellettuali, che ne individuavano la necessità, e dei contadini che l’avvertivano; i due gruppi creavano così un senso di coscienza nazionale.
nazioni come ricche o povere, industriali o non industriali non era più sufficiente; esistevano ormai quattro categorie: le nazioni sviluppate, quelle in via di sviluppo, le sottosviluppate e le non sviluppate. Mentre gli imperi si decolonizzavano, le economie si globalizzavano; il primo collegamento aereo di linea tra New York e Londra fu inaugurato nel 1957, lo stesso anno in cui il Ghana divenne indipendente. La globalizzazione era un processo economico in cui le aziende transnazionali si trasferivano fuori e al di là del confini nazionali, in modo da creare vasti mercati. Tra le entità non statali vi sono le principali imprese automobilistiche, petrolifere e dell’elettronica; ciascuna di queste corporation si estende in diversi continenti e possiede investimenti e impianti produttivi in numerosi paesi. La recente prassi dell’internazionalizzazione della produzione nota come outsourcing in base alla quale queste grandi imprese fanno fabbricare altrove alcune componenti dei propri prodotti o addirittura l’intero prodotto, fa sì che il marketing sia la principale attività che esse svolgono. L’outsourcing è un modo per ridurre i costi del lavoro effettuando al produzione in paesi più poveri, molti dei quali ex colonie. L’industria prevalente nella maggior parte del mondo ex coloniale è il turismo che negli ultimi anni ha subito una fase di recessione per via del terrorismo. Soltanto pochi territori decolonizzati del mondo sono riusciti a creare un ambiente socioeconomico equo, tra questi Hong Kong e Singapore. Nelle altre ex colonie la condizione economica è aggravata dalla presenza di siccità, denutrizione e malattie croniche, ad esempio l’ AIDS. Per spiegare il mancato miglioramento dei risultati economici dopo l’indipendenza si è fatto riferimento alla teoria del neocolonialismo, il risultato è che il capitale straniero viene usato per lo sfruttamento, anziché per il progresso, delle parti meno sviluppate. Imperialismo e colonialismo sono stati visti come funzioni di un sistema capitalistico mondiale; è stato attraverso questo sfruttamento economico che le nazioni occidentali hanno sottosviluppato le ex colonie. I paesi di recente industrializzazione, Singapore e la Corea ad esempio, hanno raggiunto un ruolo molto importante nel mercato mondiale al contrario di molte altre aree del mondo, sfruttate dall’occidente, ormai prime di interesse per il capitalismo europeo o americano. Il modello globale odierno è visto come un sistema ad incastro in cui sviluppo sociale ed economico e attività transnazionali sono in corso di rielaborazione formando nuovi disegni.
verso i quali si indirizzavano gli immigranti, queste persone costituiscono la seconda folta
I romanzi della prima generazione di scrittori postcoloniali sono carichi di preoccupazioni per
gli effetti di questa sorta di dislocazione e frammentazione fisica e sociale; il mondo di molti romanzieri era contrassegnato da insoddisfazione e disillusione. La letteratura postcoloniale comprende tra le sue opere più complesse e apprezzate dalla critica “I figli della mezzanotte” 1981 del noto autore indiano, residente a Londra, Rushdie. Egli narra la vicenda che si snoda si un intreccio di piani, con numerosi risvolti comici, di due dei 1. bambini che nacquero alla mezzanotte del 15 agosto 1947, il momento in cui l’India diventa indipendente. Nella storia dei due giovani, scambiati al momento della nascita e assai diversi per temperamento e condizione sociale, si sviluppa e si compendia il primo trentennio dell’India indipendente. Nel testo sono riportare le parole del primo ministro Nerhu, scritte in una lettera, a Saleem Sinai, uno dei due giovani, che nella storia rappresenta il narratore. In lui Nerhu vedeva il più recente portatore di quello antico volto dell’India che è anche eternamente giovane, la storia pubblica dell’india si rifletteva nella vita individuale del giovane: entrambi attraversavano il tempo, non senza goffaggine, confusione e dolore, recando su di sé i segni poco gradevoli dell’esperienza maturata. Rushdie scrive in un modo che è stato definito surreale e magico, di quell’India fallita e della nuova, che gli appariva non meno divisa, egoista e crudele. Ha avuto grande successo anche il trattamento comico della situazione coloniale nei cosiddetti film di strada girati negli anni Trenta e Quaranta da Crosby e Hope; tra questi Avventura al Marocco del 1942 in cui essi impersonavano due tizi sfortunati e innocenti che incespicano in una lunga serie di situazioni misteriose, esotiche e divertenti. Emergeva anche la forma più seria del film d’arte, in cui i problemi della tradizione e della modernità, della campagna e della città, della ricchezza e della povertà erano descritti con spiccata sensibilità. Tra i cineasti che esaminano la condizione umana uno dei più apprezzati è il bengalese Ray, la cui Trilogia di Apu, girata negli anni Cinquanta, accompagna il percorso di un ragazzo verso l’età adulta, il suo viaggio personale dalla campagna alla città. Altri film disaggregano questo spazio nazionale mostrandone le distinte e contraddittorie parti e condizioni; lo stato-nazione viene rappresentato come costruzione importata e opprimente, posta al servizio degli interessi della borghesia dominante, proprio come il precedente stato coloniale era stato asservito ai “sovraordinati” interessi degli europei. A questa preoccupazione si lega il tema della lingua e della letteratura, Fanon non fu il primo a dirlo, ma lo disse bene nel suo Pelle nera, maschere bianche del 1952 << Parlare una lingua equivale ad accettare un mondo, una cultura>>. Ogni lingua europea, in quanto veicolo d’espressione coloniale, assisteva l’atto coloniale, lo definiva, gli conferiva realtà; la dominazione era rafforzata dall’accettazione della cultura che s’imponeva soprattutto attraverso la parola scritta ( segnali stradali, titoli di giornale, rapporti di polizia, documenti d’identità… etc). Gli africani contemporanei, privi di una tradizione letteraria scritta sufficientemente antica, si sono impegnati in una discussione sugli effetti dello scrivere in una lingua imposta, e specialmente in Inglese. Chinua Achebe, uno dei più noti autori africani, ha difeso l’uso dell’inglese, sostenendo di averlo adattato al servizio di interessi ed esigenze africane. A questo argomento si è opposto il romanziere keniota Ngugi, nel volume “ Decolonizing the Mind che è una forte denuncia dell’imperialismo nelle sue molteplici forme, soprattutto linguistiche. Sostenendo che la lingua usata e gli scopi cui essa è rivolta definiscono un popolo e la sue cultura egli chiedeva agli africani di riconoscere che scrivere in una delle lingue europee rappresenta la tacita accettazione di una forma di neocolonialismo. Nessuna lingua viene ascoltata e letta più dell’inglese, la sua diffusione in svariati contesti ha portato l’istituzione della sigla EIL ( English International Language), l'inglese come lingue internazionale è sia una constatazione di fatto sia una fonte d’intenso dibattito. L’inglese sarebbe pertanto dominante molto più che sul piano meramente linguistico, ma piuttosto pesante carico