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La dissonanza cognitiva è un concetto psicologico che descrive lo stato di disagio emotivo che si verifica quando le cognizioni di un individuo non sono coerenti. Festinger ha ipotizzato che l'individuo ha la necessità di mantenere la coerenza tra le sue cognizioni, e quando queste non sono conformi, provoca uno stato di disagio. Per ridurre la dissonanza, l'individuo può modificare l'elemento dissonante o cercare informazioni a suo favore. Un esperimento che dimostra come la dissonanza cognitiva può influenzare le valutazioni e le scelte di un individuo. Anche la teoria di festinger e i metodi per ridurre la dissonanza.
Tipologia: Appunti
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Alcuni autori, tra i quali Festinger, hanno avanzato l’ipotesi che la spinta ad essere coerenti, in modo che i diversi criteri di scelta siano conformi l’un con l’altro , abbia nella vita conoscitiva la stessa funzione che la spinta omeostatica ha nella vita biologica. Alla base di tale teoria si pone l’assunto che l’individuo ha la necessità di mantenere la coerenza fra le cognizioni che possiede, ovvero le opinioni e le credenze circa se stesso, il proprio comportamento e l’ambiente, quando queste siano in una relazione di attinenza reciproca. Se due cognizioni sono attinenti, ma non coerenti tra loro (per esempio, credo che mettere il casco in moto possa salvarmi la vita in caso di incidenti, e a volte non lo metto), la dissonanza che ne deriva provoca uno stato di disagio emotivo che l’individuo desidera rimuovere e riportare in equilibrio; per farlo occorre ridurre la dissonanza. Quando ci troviamo coinvolti in una situazione di fronte alla quale dobbiamo prendere in qualche modo posizione, può accadere che gli elementi a nostra conoscenza siano o meno reciprocamente conformi. Qualora gli elementi dell’informazione, sui quali dovranno poggiare le nostre prese di posizione, non siano concordi o si trovino in reciproca contraddizione, si ha uno stato di dissonanza. Per ridurre la dissonanza si possono utilizzare diverse strategie: Modificare l’elemento dissonante meno resistente al cambiamento. Cercare informazioni che siano a conforto della scelta fatta e ignorare quelle che risultano in disaccordo. Esperimento I soggetti dovevano svolgere un compito molto noioso; alla fine del compito gli sperimentatori dicevano ad ogni soggetto che l’esperimento era finito e gli spiegavano di aver partecipato ad una condizione di controllo, ma che ad altri soggetti sarebbe stato detto in anticipo, a seconda della condizione sperimentale, che il compito era molto divertente oppure che era molto noioso. A quel punto i ricercatori chiedevano al soggetto di sostituire l’assistente di ricerca che non si era recato in tempo al laboratorio e di dire al soggetto successivo (un complice in realtà) che il compito appena svolto era stato molto divertente, in cambio di questa prestazione gli offrivano o un dollaro (condizione a bassa ricompensa) oppure 20 dollari (condizione ad alta ricompensa). Successivamente chiedevano ai partecipanti di valutare il compito. Coloro che avevano ricevuto un dollaro per dire che era divertente lo valutavano significativamente più divertente di quelli che avevano ricevuto 20 dollari. L’interpretazione dei risultati richiama il fatto che dalle cognizioni “il compito mi è sembrato noioso” e “ho detto che è divertente” emerge una relazione dissonante. Il soggetto che ha ricevuto 20 dollari ristabilisce l’equilibrio aggiungendo l’informazione (ho mentito in cambio di un’adeguata ricompensa”, mentre il soggetto che ha ricevuto un solo dollaro non può considerarla una ricompensa adeguata a giustificare la menzogna. 1
In questo caso allora la dissonanza viene ridotta attraverso la modifica dell’atteggiamento verso il compito: il soggetto valuta dunque il compito in fin dei conti non troppo noioso. Gli autori sostengono che il cambiamento di atteggiamento risulta massimo quando la ricompensa esterna è appena sufficiente per ottenere la condiscendenza all’attuazione del comportamento controattitudinale, ma non abbastanza elevata per giustificarlo. 2