Scarica Relazioni Genitore-Figlio: Dinamiche Interattive e Sviluppo del Bambino e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Psicologia Generale solo su Docsity!
LA FUNZIONE GENITORIALE – SVILUPPO E PSICOPATOLOGIA
PARTE PRIMA – INQUADRAMENTO E DEFINIZIONI
CAPITOLO 1 - LA FUNZIONE GENITORIALE
1.1 Perché la funzione genitoriale Dalla pubblicazione del testo di Sameroff ed Emde, nel 1989, siamo diventati testimoni di un movimento che considera l’esperienza intersoggettiva e interattiva primaria come il perno per la costruzione del mondo interno e delle competenze relazionali, considerando l’individuo, anche prima della nascita biologica, un essere da subito inserito nel contesto interattivo-relazionale. L’interazione vista come matrice per la costruzione del mondo interno e delle competenze relazionali nel ciclo di vita, fa sì che la patologia, nel corso dello sviluppo e soprattutto nei primi anni di vita, venga considerata come un fallimento relazionale, che non permette la sintonizzazione e l’allineamento emotivo tra il bambino e il suo ambiente di sostegno. La funzione genitoriale costituisce uno specifico focus diagnostico e prognostico. Questo implica che la qualità delle interazioni e delle relazioni precoci viene considerata la base per i disturbi mentali. Questo vale se si considerano gli aspetti interpersonali delle relazioni, che si trovano nei comportamenti manifesti tra il bambino e gli adulti; sia se consideriamo gli aspetti intrapsichici, (rappresentazioni degli adulti relativi a se stessi, sia come genitori; storia affettiva, relazione di coppia, caratteristiche del bambino, proiezione dei genitori e del bambino). La psicopatologia, in termini di disturbi delle relazioni adulto-bambino, considera la maggioranza delle sindromi psicologiche e comportamentali dell’infanzia all’interno di queste relazioni. Questo approccio basato sul modello relazionale, d’altra parte, non nega i problemi propri di un genitore o di un bambino, ma enfatizza l’importanza del contesto, in cui tale condizioni sono influenzate e si intrecciano. Alcuni sistemi di classificazione più recenti, come il DSM IV, collocano la valutazione degli aspetti contestuali e relazionali nell’asse IV (rischi psicosociali) e nel codice V (valutazione della relazione). Sebbene sia stato sviluppato per cogliere i disturbi nella relazione bambino-caregiver, l’enfasi diagnostica risulta comunque posta sulla diagnosi individuale. Mentre il sistema 0-3 fornisce una classificazione più completa dei disturbi relativi alla salute mentale, grazie all’asse II che coglie la dimensione relazionale. Si tratta di un sistema di classificazione, in cui è possibile identificare le diverse tipologie di disturbi relazionali, focalizzando la diagnosi sulla relazione genitore-bambino. È importante, infatti, avere un sistema di classificazione che includa le componenti relazionali, perché le relazioni hanno un significato soggettivo importante per gli individui coinvolti, offrendo informazioni importanti che riguardano l’ambiente di caregiving e il rischio presente nella relazione. Una diretta conseguenza di questo approccio riguarda le teorie e le tecniche di intervento concepite come terapie brevi, centrate sulle relazioni, in un setting che enfatizza la centralità del bambino, come partner attivo nel trattamento, focalizzandosi sulla relazione con gli adulti significativi e inserendo questa esperienza nei significati delle rappresentazioni
genitoriali. Lo scopo è la promozione di una relazione psicologica, in cui viene favorito lo sviluppo di una comprensione empatica e di un adeguato modello di regolazione emotiva genitore-bambino; al fine di favorire uno scambio reciproco di affetti positivi, nell’ambito degli scambi interattivi quotidiani. La funzione genitoriale ha lo scopo di individuare e definire:
- Le caratteristiche intrinseche della genitorialità: ossia la capacità di prendersi cura di un altro da sé, il quale è in continua crescita e cambiamento
- I percorsi di sviluppo della funzione genitoriale, dall’infanzia fino al raggiungimento dell’età adulta
- I fattori che possono influenzare lo svolgimento della funzione genitoriale: storia individuale, la qualità della relazione di coppia, la qualità delle relazioni familiari allargate e con la rete sociale di appartenenza; l’inserimento dei soggetti nella sfera lavorativa, culturale e nella comunità. Questi fattori incidono sulla capacità dell’adulto di prendersi cura del bambino e di accompagnare la sua crescita e lo sviluppo; o viceversa possono causare stress e disagio
- Le caratteristiche specifiche del bambino, in quanto ogni bambino ha caratteristiche diverse, che hanno un impatto specifico sugli adulti di riferimento. Un modello particolarmente utile per studiare tutti questi aspetti, è il modello processuale di Belsky della transizione alla genitorialità , secondo il quale la funzione genitoriale sarebbe influenzata dalla personalità dei genitori, dalle caratteristiche individuali del bambino e dal contesto sociale, in cui emerge una prospettiva ecologica. Da tale modello è possibile osservare come il sostegno percepito dalla coppia nella rete sociale in cui è inserita, è di fondamentale importanza per i partner. L’identità di coppia si costruisce, in effetti, nel contesto di legami pre-esistenti. La qualità della relazione è data da caratteristiche intrinseche della relazione (sentimenti, calore, vitalità) e da processi di riconoscimento sociale. La mancanza di sostegno sociale è associata a conseguenze negative su coesione e intimità coniugale. La qualità del supporto sociale costituisce, infatti, un buon predittore della continuità della relazione; mentre la sua carenza minaccia la qualità della relazione, specie nella sua evoluzione iniziale. La percezione del sostegno sociale comporta la possibilità dei partner di potersi affidare emotivamente a chi mostra di poter sostenere i loro bisogni psicologici di base (autonomia, competenza, connessione) senza incorrere in una relazione di dipendenza, nelle situazioni di fragilità, come la transizione alla genitorialità, che comporta una serie di comportamenti. Secondo questo modello la qualità della relazione coniugale si può estendere dalla genitorialità allo sviluppo stesso del bambino. Per comprendere la genitorialità e la sua influenza sullo sviluppo del bambino, bisogna porre attenzione alla relazione di coppia; questa qualità potrebbe influenzare non tanto direttamente, quanto indirettamente, andando a influire sul benessere dei partner e sul modo in cui viene esercitato il ruolo genitoriale. Focalizzandosi sul concetto di supporto sociale, il modello evidenzia l’importanza di quantità di supporto e di qualità. La qualità del sostegno può essere percepita anche negativamente, dove le interazioni possono essere definite disturbanti. In linea con tali osservazioni, la qualità della relazione di
schemi di “Stare con”. Questi rappresentano la struttura fondamentale dell’incontro con l’altro significativo, che ripeterà nelle relazioni fondamentali nel corso della vita (come quella con il partner e, soprattutto, con il figlio). Tali schemi vengono costruiti sulla base di alcune caratteristiche del bambino:
- Il livello di sviluppo
- Il temperamento
- I tratti fisici e psicologici Ma anche sulla base della qualità delle risposte interattive e affettive dell’adulto alle proposte del piccolo. Scambi, sequenze, proposte e risposte, ripetute nel tempo, da parte di entrambi, saranno il fondamento per la costruzione di un sistema bidirezionale, in cui si avvierà un processo di interazione del bambino e dell’adulto. Le sequenze di questi scambi innescano uno sviluppo affettivo-emotivo-cognitivo, e si possono osservare più tardi nel gioco con gli oggetti o con i pari. Lo sviluppo della genitorialità influisce sullo sviluppo della persona; viceversa, il percorso evolutivo modificherà e determinerà lo sviluppo delle competenze genitoriali. Caratteristiche fondamentali della funzione genitoriale sono:
- Autonomia Processualità
- Intersoggettività Secondo molti autori, la genitorialità è un ambito autonomo, che può essere preservato e restare integro, anche di fronte a disfunzioni dell’adattamento: per esempio, un adulto con una patologia individuale severa, può mantenere un buon livello di cura e sensibilità nei confronti del bambino, anche se raramente con continuità e stabilità nel tempo. D’altra parte, un adulto ben integrato nel proprio contesto sociale può, in alcune fasi della vita del proprio figlio, non disporre delle risorse necessarie per attivare adeguate competenze di accudimento (es: una fase di difficoltà lavorativa o una difficoltà coniugale). Inoltre, le capacità di prendersi cura di un altro da sé prescindono, parzialmente, dal legame biologico con lui; ma rappresentano modalità intrinsecamente legate alle caratteristiche degli individui e della relazione (es: i bambini adottati e i genitori adottivi che propongono un modello di genitorialità autonomo, rispetto al legame biologico tra genitori e figli, dove la funzione di cura è fondante per la costruzione dei percorsi adottivi. In questo senso, la genitorialità viene definita come una funzione processuale, dove non si tratta di una competenza data una volta per tutte e valida in ogni condizione. Le capacità di cura dell’altro si attivano:
- Per la storia
- La recettività
- La sensibilità di ognuno, rispetto a una particolare esperienza relazionale. Infine, la genitorialità viene concepita come una funzione intersoggettiva , che si struttura con i sistemi intersoggettivi degli individui in interazione. Le capacità di cura si costruiscono in un processo di interconnessione con il bambino, e sono quindi
in interconnessione con le sue caratteristiche e con lo svolgimento dei suoi processi evolutivi. Le capacità del genitore sono strettamente associate alle possibilità che il bambino fornisce, di costruire un modello interattivo con lui, e viceversa; in cui è il contributo di entrambi i partner a caratterizzare la relazione fra i due. 1.3 Questioni connesse alla valutazione delle competenze genitoriali Alcuni autori hanno concettualizzato la genitorialità in termini di rappresentazioni (Stern) compresenti nella madre e nel padre, a partire dalla gravidanza e in continua evoluzione durante la crescita del bambino, dove le interazioni ripetute portano alla creazione di una relazione sistemica; d’altra parte, abbiamo l’Infant Research, che ha fondato una definizione della genitorialità, in termini di interazione adulto-bambino, dando vita a una serie di paradigmi che si basano sulla qualità dell’interazione. In entrambi i casi, le informazioni si integrano con la valutazione clinica (stato mentale) del bambino e dell’adulto. I dati ricavati conducono alla possibilità di scegliere una modalità relazionale su cui basare l’intervento. Le due visioni, focalizzandosi su aspetti differenti, hanno condotto a scelte metodologiche diverse. Le rappresentazioni genitoriali, in gravidanza e nel post partum, vengono definite come idee, affetti e aspettative, in cui sembra emergere un’organizzazione mentale e affettiva, specifica della condizione genitoriale, attiva prima della nascita del figlio e in evoluzione, nelle fasi successive della relazione. La valutazione di tali rappresentazioni avviene mediante la narrazione, in cui l’individuo costruisce il proprio percorso verso la genitorialità. Attraverso il racconto, inteso come comportamento osservabile, siamo di fronte a una visione rappresentazionale, in cui le esperienze vissute strutturano modelli mentali. Le rappresentazioni mentali relative alla genitorialità, quella sperimentata dapprima come figli e poi come genitori, possono essere conosciute mediante il colloquio sulla funzione genitoriale. La letteratura ha fornito altri strumenti, come: interviste e questionari, che possono essere accostati al colloquio. Uno degli strumenti più diffusi e usati, è l’intervista sulle rappresentazioni materne in gravidanza, pubblicate nelle diverse versioni: IRMAG o MATE-R. l’idea di base è quella di valutare la qualità delle rappresentazioni genitoriali, attraverso la forma narrativa; sia prima della nascita, sia nei primi mesi di vita del bambino, in cui è in corso la costruzione della relazione con il bambino. La forma narrativa rappresenta la comunicazione che l’adulto costruisce riguardo il proprio mondo rappresentazionale. Parallelamente, la genitorialità vista in termini di interazione, permette di osservare e valutare la qualità delle interazioni precoci tra adulto e bambino. In letteratura, esistono molti metodi di osservazione delle qualità delle interazioni precoci, ma ciò che accomuna queste procedure è la scelta di variabili di tipo comportamentale, in quanto, i comportamenti vengono identificati come caratteristiche centrali, in cui si manifesta la competenza genitoriale. Le rappresentazioni genitoriali possono essere valutate in gravidanza, prima della nascita del bambino, mentre l’osservazione dei comportamenti genitoriali richiede la presenza del piccolo dopo la nascita e nelle diverse fasi dello sviluppo. Fanno eccezione le nuove ricerche sul comportamento fetale, studiato nel corso dell’ecografia, mentre la madre viene sottoposta a emozioni, che hanno dato luogo alla teorizzazione di Soulè della vita come apres coup delle difficoltà relazionali fetali.
- Accessibilità o disponibilità (anche se non è impegnato nell’interazione diretta col figlio)
- Responsabilità (partecipazione alle decisioni che riguardano la cura del figlio) Alcuni autori identificano lo specifico apporto paterno nella costruzione dei legami familiari; soprattutto in termini del coinvolgimento che questo ha nella cura quotidiana e nell’accudimento del bambino (bagnetto, biberon, pannolino). Ulteriore contributo riguarda l’influenza che ha il padre nella cura e nella crescita del bambino, sul suo sviluppo affettivo-relazionale, cognitivo-comportamentale e sociale, nei primi di vita e fino all’età scolare. Le caratteristiche del mondo rappresentazionale paterno, valutate durante la gravidanza, svolgono un ruolo centrale sulla qualità delle interazioni diadiche e triadiche del bambino, durante il primo anno di vita; inoltre, le competenze interattive paterne, in gravidanza e nei primi mesi del bambino, si associano con la qualità delle narrazioni familiari infantili in età prescolare, in termini di costruzioni del bambino, di storie riguardanti se stesso e la sua famiglia. Questi studi indagano gli aspetti che portano a comprendere il contributo del padre, nella transizione alla genitorialità. 1.5 Concludendo…nel cervello dei genitori Fava Vizziello ha individuato alcuni fattori per la comprensione della funzione genitoriale:
- le rappresentazioni corporee-percettive-motorie costruite nell’arco della vita, che vengono riattivate nell’individuo, nel momento in cui è chiamato a fornire cura e protezione a un altro diverso da sé, soprattutto quando è un bambino molto piccolo
- la rappresentazione di un dialogo interattivo col bambino, nell’interazione a due (con lui soltanto), nell’interazione triadica o nell’interazione con altri significativi
- il modello interno interpretativo, ossia la comprensione dello stato d’animo altrui
- la rappresentazione da parte dei genitori di una divisione e condivisione dei ruoli, tra il padre e la madre; che può essere negoziata con il bambino o nel rapporto di coppia
- essere o meno in grado di dare al bambino futuro o presente. Essere un genitore che può essere apprezzato dagli altri, ma che può apprezzarsi e modificare la stima di sé, a seconda del modo in cui è genitore.
- poter generare un bambino, come hanno fatto i propri genitori e farlo crescere, uscendo dalla posizione di figlio/a. Tutti questi aspetti appartengono a livelli diversi dell’essere umano e hanno a che vedere con le capacità dell’adulto di futurizzare il percorso del bambino e il suo sviluppo. Per questo, la valutazione della genitorialità necessita della:
- Osservazione della qualità delle interazioni che adulti e bambino costruiscono insieme
- Valutazione della qualità del mondo rappresentazionale dell’adulto, relativo a se stesso e al bambino; che, grazie alla narrazione, fa comprendere l’organizzazione mentale dell’adulto connessa alla potenzialità genitoriale.
- Percezione degli adulti sulla qualità delle loro relazioni significative e del proprio adattamento al contesto di vita individuale e familiare. Infine, quando il bambino è accudito da altre persone, che si occupano di lui in modo continuativo, nel nido o a domicilio, è necessario considerare la qualità del legame. La pluralità delle figure di accudimento è una grande ricchezza, quando gli adulti hanno reciproca stima e non si svalutano reciprocamente. La ricerca dello studio sulla funzione genitoriale sta fornendo spunti anche per quanto riguarda il funzionamento cerebrale dei genitori, in risposta agli stimoli provenienti dal bambino: il contributo delle neuroscienze e delle tecniche di rilevazione è il nuovo traguardo delle conoscenze sulla genitorialità e sulle basi biologiche dei comportamenti e della funzione genitoriale. CAPITOLO 2 - IL PROCESSO DI TRANSIZIONE ALLA GENITORIALITÀ 2.1 Il legame di coppia Il legame di coppia non ha origine solo in un bisogno affettivo o sociale, ma anche di tipo biologico e ontologico (riguardante la conoscenza dell’essere), necessario per affrontare la tappa della procreazione, necessaria per una funzione evoluzionistica. La nascita della coppia è data da una scelta reciproca tra partner, tramite una scelta e una ricerca della persona con cui realizzare un’aspettativa soggettiva. L’inizio della relazione di coppia è legato alla storia individuale e familiare, in quanto il mondo interiorizzato entra in contatto con le relazioni ideali, sia per somiglianza che per differenza, secondo un principio di complementarietà, tramite lo spostamento sul coniuge del primo oggetto d’amore e delle sue caratteristiche; oppure tramite lo spostamento di caratteristiche opposte al modello genitoriale del sesso opposto. Ogni partner sarà attratto dall’immagine ideale che l’altro presenta, nella misura in cui risponde ad antichi bisogni profondi. Una volta effettuata la scelta, i partner si ritrovano a vivere la fase dell’innamoramento, il quale si distingue in:
- Affettivo
- Cognitivo
- Fisico Le sensazioni di esaltazione, ansia e felicità sono da tradursi nei sintomi di ciò che viene definita una malattia o uno sbandamento. L’investimento che mette in atto la persona innamorata fa ricorso a meccanismi idealizzanti di sé e dell’altro, che si esplicano mediante proiezioni dell’ideale dell’io sull’amato. Il partner sembra essere l’unico in grado di soddisfare esigenze e aspettative profonde, in un bisogno dell’altro visto come completamento di sé, che porta all’impressione di un’affinità profonda. Il processo di idealizzazione traspare anche nell’aspetto corporeo, tra la tenerezza e l’impulso erotico. Spazio di primaria importanza è dato alla sessualità, che permette l’integrazione tra psiche e soma e determina un forte senso di appartenenza reciproca.
differenze individuali. Ogni membro partecipa all’identità di coppia con un proprio contributo personale, dalla cui unione scaturisce un’imprevedibilità e una tensione, data dall’incontro fra le differenze individuali. Al processo di identità contribuisce anche una dimensione progettuale, in cui la coppia si relaziona a un terzo, che può essere un figlio o un equivalente simbolico, a cui si dimostra un impegno visibile.
- L’organizzazione della vita di coppia : tramite i vari aspetti della vita quotidiana, in un processo di aggiustamento reciproco, in cui emergono gerarchie, ruoli, funzioni, spazi di libertà e intimità, tramite decisioni soddisfacenti per entrambi.
- L’assoluzione di compiti evolutivi verso i propri genitori : in quanto l’unione coinvolge anche le famiglie di origine. La coppia deve definire confini chiari, ma permeabili e rinegoziare il legame con la famiglia d’origine, costruendo un rapporto basato su scambio, rispetto e mutuo sostegno; in modo che la coppia non rimanga invischiata in una ragnatela per le generazioni. Tale svincolo permette di aprirsi al nuovo rapporto e, nello stesso tempo, conservare le relazioni significative con le figure del passato. A loro volta, le famiglie d’origine hanno il compito di favorire le distanze, non opponendosi all’uscita dal nido del proprio figlio e accettando l’esclusività della relazione della giovane coppia.
- Rilanciare il rapporto stesso : nelle transizioni di vita, la coppia deve riformulare il patto, in tutte le occasioni in cui è chiamata a riorganizzarsi. Ciò avviene grazie a una certa flessibilità, che permette di far fronte agli eventi critici, evitando una cristallizzazione del rapporto, in modo da poter riconoscere i bisogni dell’altro, i limiti e le differenze.
- Sfera dei rapporti sociali : i membri della coppia devono condividere relazioni amicali e salvaguardare uno spazio di amicizie individuali, supportando l’impegno sociale dell’altro. 2.2 La qualità della relazione di coppia La centralità della relazione di coppia emerge con il suo influenzare il benessere personale, sia dal punto di vista psicosociale, sia in termini di salute fisica. La qualità della relazione di coppia non ha ancora raggiunto un accordo sulla natura del costrutto. Per alcuni è multidimensionale, con aspetti integranti che riguardano accordo, supporto e conflitto; per altri, è unicamente riconducibile alla soddisfazione di coppia. Attualmente, la qualità positiva della relazione di coppia è un costrutto bidimensionale costituito da aspetti positivi e negativi. Molti sforzi sono stati fatti per individuare i determinanti della felicità, soddisfazione o adattamento della relazione di coppia.
- Il primo ordine si riferisce alle variabili di tipo cognitivo-affettivo; dove la soddisfazione di coppia è data da processi di causa e responsabilità, messi in atto dai coniugi, dove attribuzioni sfavorevoli contribuiscono all’insoddisfazione verso la relazione e ne sono da essa rinforzate.
- In secondo luogo, viene attribuito un ruolo di influenza alle aspettative dei partner rispetto al rapporto, in funzione della discrepanza con la realtà. Dato che l’idealizzazione tende a cadere in contraddizione con il reale, dove il rischio di delusione e aggressività, sancisce l’importanza del passaggio dall’idealizzazione al disincanto.
- In terzo luogo, appaiono importanti anche le credenze relative al ruolo, dove la divisione dei compiti e un condiviso atteggiamento educativo permettono di stabilire una relazione soddisfacente. Non è chiaro, invece, se un orientamento tradizionalista favorisca la relazione o se, invece, contribuisca all’accrescere dell’insoddisfazione, data l’asimmetria a discapito della donna.
- Anche le credenze di autoefficacia si rivelano predittive, dato che ogni partner deve rispondere al ruolo di interlocutore e sostenitore nei confronti dell’altro, facendo fronte a richieste e aspettative.
- Un altro aspetto riguarda lo stile di attaccamento, dove uno stile di attaccamento sicuro favorisce una maggiore soddisfazione, sia propria sia del partner, in virtù della capacità di dare vita a relazioni stabili romantiche, fonti di protezione e sicurezza. Una seconda prospettiva sulla soddisfazione coniugale riguarda gli aspetti interattivi e interpersonali. Es: le relazioni di coppia stressate si distinguono per alti livelli di reciprocità e reattività negative, con la rinuncia al tentativo di riparare lo scambio interattivo in corso. Vi sono, quindi, pattern ricorrenti di interazione, come quelli di demand/whitdraw (richiesta/ritiro della relazione)dove un coniuge, tipicamente una donna, persistono nel fare richieste a partner, il quale tende a evitamento e disimpegno. Tra le variabili interattive troviamo la comunicazione , la quale implica l’essere in grado di rivelare se stessi e di esprimere opinioni, limitando così la possibilità di fraintendimenti, comunicando gli aspetti disfunzionali, soprattutto nelle situazioni conflittuali. La comunicazione consente di elaborare le incomprensioni e di interpretare le azioni/intenzioni dell’altro, adottando modalità costruttive di chiarimento e superamento delle situazioni di crisi. La comunicazione è implicata anche con il costrutto di intimità, inteso come coinvolgimento emotivo nella vita dei partner. È in grado, dunque, di svolgere un ruolo di protezione della coppia, aumentando qualità e stabilità. Anche il conflitto rappresenta un’importante dimensione del funzionamento di coppia. Essendo ancora oggi oggetto di numerose indagini, viene considerato insieme ad altre variabili di coppia, come: stress, clima affettivo, supporto e storia. Viene, per esempio, viene individuata una continuità della conflittualità rispetto alla famiglia di origine; mentre affettività positiva e supporto contribuiscono a un clima positivo, che mitiga il comportamento conflittuale e promuove la soddisfazione. Tuttavia, non ci si focalizza sul conflitto in sé, quanto sulle strategie di coping messe in atto nelle situazioni conflittuali. Sembrerebbe che il conflitto non sia deteriorante per il rapporto, anzi può assumere una funzione costruttiva, nel momento in cui si possono elaborare le incomprensioni, interpretare azioni e intenzioni dell’altro in modo corretto e adottare modalità costruttive di chiarimento. Questa è una fase che si acquisisce nel tempo, in quanto, durante le prime fasi del matrimonio, si tende a evitare il conflitto; sebbene ciò si riveli, poi, disfunzionale. È così che lo stress avvertito nella relazione, si rivela come una risposta inefficace al conflitto. Un altro fattore determinante risulta essere il coping diadico , inteso come interazione tra i segnali di stress di un partner e le reazioni di coping dell’altro, in modo che ci sia un impegno da parte di entrambi di ridurre il disagio. Il coping diadico diventa importante per gli eventi critici quotidiani, che, a lungo termine,
Nel corso degli anni, vi è stato un declino riguardo le persone felici, nel rapporto di coppia, dove sempre più donne sono propense al divorzio; e, inoltre, è presente un incremento dell’infedeltà , presente anche nel periodo della transizione alla genitorialità. Il prevalere del coinvolgimento emotivo e l’enfasi sulla dimensione di coppia, a discapito dell’impegno, rende la relazione più fragile e instabile, e meno pronta di fronte alle sfide. Elementi che controbilanciano questi fattori, promuovendo la crescita della relazione, riguardano:
- Il valore attribuito alle unioni per la vita
- L’atteggiamento meno tradizionale verso i ruoli di genere
- Maggiore uguaglianza nei processi di decision making e gestione familiare
- Contributo dell’uomo nel contesto di cura e domestico
- Rilievo dato all’intimità, alla comunicazione e al self-disclosure (rilevazione del sé, trad google) 2.3 Cos’è la cogenitorialità? Il concetto di cogenitorialità è riconducibile al lavoro di Minuchin, del 1974. Egli delineò uno dei principi che definiscono il funzionamento familiare adattivo, dove le famiglie che si adattano meglio alle sfide della vita, sono quelle in cui esiste una collaborazione supportiva tra gli adulti, che hanno il compito di guidare la socializzazione dei bambini. Nonostante l’autore non abbia utilizzato propriamente il termine cogenitorialità, questo costrutto fa da perno alla sua teoria. Con questo termine, si fa riferimento all’accordo e al sostegno che si instaura nell’affrontare le nuove responsabilità, derivanti dal ruolo genitoriale. I neogenitori cooperano per costruire un’alleanza, la quale è esposta a negoziazioni e oscillazioni, durante il prosieguo della gravidanza, del confronto con il bambino e con il suo sviluppo. Il termine cogenitorialità si riferisce alla coordinazione e al sostegno della cura e dell’allevamento dei figli. Crescere i figli è un’impresa con continue salite e discese, la cui coronazione è data con successo, quando i genitori sono due veri alleati e il tempo non fa perdere loro gli obiettivi condivisi. Il contributo di questo autore, così come altri autori individuano due livelli, nella coppia, una volta avvenuta la genitorialità:
- Il livello della relazione coniugale
- Il livello della relazione cogenitoriale: relazione tra partner come genitori dello stesso bambino Entrambi vengono definiti secondo due caratteristiche: l’obiettivo della relazione e la sua struttura. Nella cogenitorialità, i neogenitori sono coinvolti in un processo bidirezionale e parallelo, che va al di là della semplice somma dei ruoli materni+paterni. L’obiettivo dell’asse genitoriale riguarda l’impegno reciproco, per consentire un adeguato processo di crescita fisica, psichica e sociale e di benessere del nascituro. A livello strutturale, la relazione cogenitoriale risulta composta da tre persone: madre, padre, bambino, insieme alle relazioni familiari che ne derivano. Coniugalità e cogenitorialità sono due sistemi che si compenetrano a partire dalla gravidanza e si integrano con il ciclo di vita della famiglia. La qualità della relazione cogenitoriale viene descritta secondo alcune dimensioni:
- Solidarietà
- Antagonismo
- Divisione del lavoro
- Impegno reciproco La solidarietà è data dal fatto che entrambi i partner si vedono come un team solido; in quanto, l’arrivo di un bambino, fa assumere loro un atteggiamento comune, caratterizzato da cooperazione, calore, affermazione e validazione, che si esprimono con il sorriso, giocosità, occhiate di intesa e un clima di considerazione positiva. Il motto di tali dinamiche è “Uno per tutti, tutti per uno”. Tuttavia, in questo clima di solidarietà possono sorgere conflitti che hanno come oggetto il figlio e la coppia coniugale. Il conflitto può assumere valenza negativa, se riguarda l’adattamento e la salute del bambino. L’antagonismo, invece, è riscontrabile nelle discussioni tra adulti, nella competizione nel guidare gli interessi del figlio, nella svalutazione degli ordini impartita dall’altro genitore, nella presa in giro tra genitori, nel conflitto latente o nascosto, che si manifesta con critiche o interferenze verso l’attività dell’altro genitore. Nella divisione del lavoro, vediamo come la gestione del bambino, nei primi mesi dopo la nascita, porta a un riassestamento dei ruoli, il quale vede le donne lasciare il proprio lavoro per accudire il figlio, mentre gli uomini assolvono la funzione di sostentamento economica. Tale divisione nella gestione del bambino può evolvere in una condizione di insoddisfazione coniugale, soprattutto nella donna, la quale tende a vivere sentimenti di solitudine e affaticamento. L’impegno reciproco vede i partner coinvolti in dinamiche caratterizzate da reciprocità e co-costruzione, che possono andare da un estremo di intrusività a uno di disimpegno, a seconda del coinvolgimento di ciascun membro e delle caratteristiche individuali dei partner. 2.4 La transizione alla genitorialità La transizione alla genitorialità si fonda su una scelta autonoma e consapevole, che rappresenta il coronamento di un processo evolutivo della coppia, la quale, una volta raggiunto il proprio equilibrio, si sente pronta ad aprire un varco nella membrana duale, includendo così un terzo, accettando dunque il nuovo ruolo genitoriale. Questo processo comporta una riorganizzazione all’interno della coppia, in cui emerge la rielaborazione delle dinamiche interne ed esterne. In primo luogo, sul versante dei rapporti con la rete sociale di appartenenza, si assiste a una modificazione dello status sociale , in particolare per la donna, nel periodo che va dagli ultimi mesi della gravidanza ai primi tre mesi dalla nascita del bambino. Questo comporta un allontanamento dal luogo di lavoro, se è presente un impiego; in caso contrario, anche le donne che non possiedono un lavoro si trovano ad affrontare un ritiro sociale, conseguente all’assestamento dei ritmi giornalieri del bambino. Molte donne tendono ad affidarsi al partner come fonte di sostegno e compagnia, sperimentando una dipendenza che può avere esito positivo, se porta a un riavvicinamento nella coppia; e un esito negativo, se porta a un rapporto simbiotico soffocante. In secondo luogo, si assiste a un riassestamento delle relazioni con il proprio ambiente di riferimento e un cambiamento nei ruoli e nelle relazioni intergenerazionali (tra nonni, genitori e nipoti). Vi è una differenziazione con la
dell’impossibilità di potersi ritagliare del tempo per la coppia. Nei primi mesi, spesso, neomamma e bambino si fondono in uno stato simbiotico, dove la madre si presenta completamente assorbita dai ritmi fisiologici del bambino (sonno-veglia-allattamento). Involontariamente, si viene a creare un circolo vizioso, dove da una parte abbiamo i sentimenti simbiotici della madre; e dall’altra i sentimenti di incompetenza per fornire cure alla diade, da parte del padre, il quale tende ad allontanarsi e a escludersi. Questi vissuti negativi hanno ripercussioni sulla desiderabilità del compagno come partner sessuale. Citando la teoria dell’attaccamento, possiamo dire che la nascita di un figlio necessita di una base sicura, rappresentata dalla formazione di un maturo e soddisfacente rapporto di coppia. Per ultimo, ci sarà un impatto anche sulla qualità dell’interazione e della futura relazione col bambino. Le modalità con cui viene affrontata la genitorialità hanno un peso non solo in merito al cambiamento del proprio ruolo da partner a genitori; ma anche a livello dell’assunzione del ruolo genitoriale in vista del figlio che verrà. Difficoltà nella relazione cogenitoriale (conflitto, svalutazione, disprezzo, squalifica) esercitano pesanti influssi negativi anche sullo sviluppo del bambino. Quasi tutte le famiglie presentano disaccordi a livello cogenitoriale, e sono importanti, perciò, le modalità con cui vengono fronteggiate tali difficoltà, al fine di assicurare al bambino uno sviluppo adeguato. Il vero valore della cogenitorialità è intervenire in maniera interscambiabile, quando le difese dell’uno si abbassano. È quando il partner sbaglia nell’intervenire o interviene con fini contrastanti che i problemi si acutizzano. I bambini che si trovano in famiglie in cui è presente una maggiore solidarietà cogenitoriale, presentano una maggiore competenza emozionale e una maggiore fiducia in se stessi, nei compiti frustranti; mentre i bambini che vivono in famiglie in cui i genitori sono sempre in contrasto, tendono ad avere comportamenti aggressivi e provocatori; essi tendono, inoltre, a esplorare meno il mondo emozionale, nell’età dei primi passi, e a vivere con maggior disagio racconti che evocano emozioni familiari negative. La cogenitorialità è vista come il traguardo del processo transizionale alla genitorialità, che comporta la trasformazione del sistema coniugale, il quale subisce cambiamenti, permanendo come un’unità a sé stante e dando origine al nuovo sistema dell’asse cogenitoriale. 2.5 Il coinvolgimento del padre nelle cure A lungo, la figura paterna è stata emblema di autorità, disciplina e di sostentamento economico della famiglia. È stato definito responsabile della diade madre-bambino e del sostegno alla madre impegnata all’accudimento. Ha rappresentato il “terzo relazionale”, con ruolo di mediazione nella diade, finalizzato ad ampliare l’universo psichico-emotivo del bambino; o come mediatore col mondo esterno, al fine di presentarlo al bambino. L’esclusiva responsabile dei rapporti affettivi e della cura dei figli risultava essere la donna. Dopo gli anni ‘70, vi è stato un rinnovamento del modello, il quale ha iniziato a vedere un bambino attivo fin dalla nascita, le cui competenze non si sviluppano solo con la madre, ma più in generale con il caregiver, decretando così l’importanza di entrambi i genitori, nel processo di socializzazione primaria. Ciò ha permesso il tramutarsi dell'immagine paterna, implicato e partecipe nel rapporto con i figli e nel loro accudimento, anche primario.
In questo senso, la paternità comincia a essere vista come un’esperienza amorevole, affettiva e personalizzata. La relazione padre-figlio viene vista come un vero e proprio legame di attaccamento, indipendentemente da quello della madre. A questo rinnovamento, si aggiungono le nuove realtà sociali, come i modelli familiari a doppia carriera, in cui entrambi i genitori sono impegnati in attività extra-familiari, con una seguente negoziazione di ruoli genitoriali, una corresponsabilità, interscambiabilità e omogeneizzazione di ruoli e funzioni. Il diffondersi di una figura paterna più complice e meno autoritaria, è stata enfatizzata nell’avvento dei “nuovi padri”, mentre per altri tale cambiamento rappresenta una “rivoluzione in stallo”. Indagini empiriche dimostrano che, nonostante ci sia stata una riduzione delle differenze, l’asimmetria persiste ancora nella divisione degli impegni domestici e dei compiti di cura. Il tempo trascorso con i figli è impiegato principalmente nelle attività di gioco, mentre nei compiti di cura è minore. Inoltre, il tempo trascorso con i figli avviene durante contesti triadici o familiari, piuttosto che in momenti esclusivi per la diade. Nel contesto italiano, caratterizzato da una tradizione patriarcale, la diffusione del moderno ruolo paterno, è avvenuta in maniera più tarda e incerta, rispetto ad altri paesi industrializzati, anche se con una certa varietà tra nord e sud. Soltanto di recente sembrerebbe che i padri si siano svincolati dalla loro funzione tradizionale; ma se da un lato il modello tradizionale sembra essere entrato in crisi, non si è ancora consolidato un nuovo modello che lo possa sostituire, in quanto manca un modello di riferimento su cui costruire l’identità paterna; potendosi così rifare soltanto alla figura di un padre temuto e idealizzato. I padri italiani appaiono in conflitto con il proprio ruolo, in quanto devono differenziarsi dal rapporto con il proprio padre e, nello stesso tempo, hanno poca stima di sé nel rapporto con il figlio; ne derivano insicurezze nella definizione dell’identità di padre, il quale si affida come riferimento alla propria figura materna o alla propria partner, tanto che si parla di “padre materno” o di “paternità androgina”. In seguito al coinvolgimento dell’uomo, negli ultimi 40 anni, si è cominciato a riflettere sul desiderio di paternità e sulla valenza riguardo la genitorialità dell’uomo. Anche la paternità risulta un processo evolutivo che coinvolge tutto l’arco della vita dell’uomo, dalla prima infanzia sino al concepimento del primo figlio; e nella transizione alla genitorialità, si trova anch’egli ad affrontare una ristrutturazione psicologica a rielaborare la propria storia, i sentimenti e le fantasie sul futuro figlio, nonché l’immagine di sé, a seconda del genere. Il desiderio di paternità può rappresentare l’occasione per rivivere le tappe della propria vita, per dimostrare la propria virilità o per tenere legata a sé la partner, al fine di renderla matura. In generale, il coinvolgimento maschile è presente anche nel progetto procreativo, il quale si pone come processo decisionale, favorendo così l’assunzione di ruolo. Nel tempo della gravidanza, soprattutto nelle prime fasi in cui non vi sono cambiamenti nel corpo della donna, il padre deve instaurare un faticoso rapporto con ciò che non può percepire nella sua esperienza soggettiva. Infatti, ciò che sente la donna, l’uomo lo può constatare dall’esterno, senza essere supportati sul piano fisico. Questa mancanza di contatto diretto rende la paternità un processo più lento, aumentando il rischio che ciò comporti un utilizzo di meccanismi difensivi e una crescente distanza emotiva dalla partner. Nel primo trimestre, i padri hanno una capacità immaginativa più povera rispetto alle donne, a cui si associa un disorientamento verso i sintomi della partner.
deprivazione costituisce una condizione sfavorevole, in compiti percettivo-motori, manipolativi e spaziali. La figura paterna ha valenza nell’ambito dello sviluppo emotivo e sociale, in quanto favoriscono socievolezza e locus of control interno, controllando così gli impulsi, la capacità di ritardare le gratificazioni e il senso di responsabilità. Uno studio di meta-analisi riporta che questo effetto protettivo perdura a lungo termine, soprattutto per i problemi di comportamento, le condotte antisociali e aggressività, dall’età scolare all’adolescenza. A partire dagli anni ‘90, nella cultura americana, si è diffuso il concetto di padre assente come uno dei fattori di rischio nelle traiettorie evolutive disfunzionali. Nella cultura occidentale, invece, si dà al ruolo paterno una minore competenza, rispetto alla maternità. Osservando le modalità interattive tra madre e padre, nei primi mesi del bambino, è possibile osservare come i neopapà privilegino un canale di stimolazione più concreto, con elementi nuovi, causando uno stato di eccitazione nel bambino; mentre la neomamma privilegi un’omeostasi, volta a contenere i bisogni fisiologici del bambino. Tale atteggiamento trova conferma nel pensiero scientifico dominante, che concettualizza il primo sviluppo infantile in seno alla matrice relazionale madre-bambino. Queste osservazioni risollevano un punto critico, che conduce gli autori a focalizzarsi non tanto sull’importanza prioritaria della madre o del padre, ma sulle differenze qualitative dei ruoli, strutturate nei primi anni di vita del bambino, che sono esposte a continui e dinamici cambiamenti. 2.6 Difficoltà nella transizione alla genitorialità: l’importanza del supporto sociale e coniugale Nella comune concezione, la gravidanza viene vista come una luna di miele, periodo ricco di gioia felicità e condivisione. In realtà, la transizione alla genitorialità è un periodo di profondi cambiamenti, che possono costituire un momento di crisi per la coppia. Diversi sono i fattori che conducono a momenti di crisi:
- Difficoltà nell’acquisizione di nuovi ritmi
- Difficoltà a condividere il proprio punto di vista sulla situazione che si sta vivendo
- Paure irrazionali che derivano dagli andamenti della propria famiglia d’origine, o dalle dinamiche della coppia, prima dell’arrivo del figlio Lo sviluppo delle capacità genitoriali affonda le radici nella qualità della relazione tra partner, che si è instaurata prima del concepimento del figlio, la quale si viene a sviluppare grazie all’abilità della coppia di affrontare lo stress quotidiano, derivante dal prendersi cura del figlio. I neogenitori cercano cooperazione e supporto reciproco, per risolvere i conflitti e le incomprensioni che riguardano la gestione del bambino. Un elemento fondamentale, affinché si sviluppi una buona alleanza è l’accordo e il contributo reciproco: entrambi i partner devono prendere in considerazione desideri e preferenze reciproche, sostenendosi sia quando si occupano singolarmente del bambino, sia quando lavorano come genitori. In questo delicato momento di transizione è richiesto di riconoscersi in un nuovo ruolo, in cui si intraprende un percorso di conoscenza per comprendere ciò che è importante per se stessi come neogenitore e per il proprio partner. Le difficoltà e i compiti a cui i genitori vanno incontro riguardano:
- La ricerca di accordo circa le pratiche educative
- Il perseguimento di obiettivi e scopi non discrepanti, nell’impartire regole ai figli
- Lavorare come veri alleati, sia nei momenti di piacere (acquisizione di nuove tappe del bambino) sia nei momenti di stress, quando ci si ritrova di fronte alle richieste insistenti del figlio (es: quando un genitore approva o concede ciò che l’altro ha vietato)
- Parlarsi, capirsi, tenere sotto controllo lo stress
- Cercare di conciliare atteggiamenti e posizioni divergenti Sulla base di queste osservazione, diventa importante considerare il costrutto di supporto sociale. L’interesse degli psicologi per il supporto sociale, nasce negli anni ’70, grazie al contributo di Caplan e Cassel, i quali affermano la centralità delle relazioni interpersonali e del sostegno, nel mantenimento del benessere personale, i quali moderano gli stressor della vita e le loro implicazioni per la salute fisica e psicologica. Bisogna distinguere la rete sociale dal supporto sociale. La rete sociale è la struttura delle relazioni interpersonali, in cui il supporto sociale viene fornito e percepito. Il supporto sociale, invece, è costituito da un aspetto oggettivo (il sostegno ricevuto) e da uno soggettivo (il sostegno percepito); il sostegno sociale così inteso rappresenta la credenza individuale che si può ottenere aiuto o empatia, quando se ne ha bisogno. La rete sociale può fornire alla coppia diversi tipi di sostegno:
- strumentale,
- emotivo,
- informativo,
- affiliativo. Il sostegno strumentale è una forma di assistenza e di aiuto, che si manifesta attraverso un intervento attivo sull’ambiente della persona. Può includere: assistenza nei lavori domestici, prestare denaro, aiutare con lavori pratici e manuali e offrire servizi. Il sostegno emotivo, invece, si riferisce all’ascolto, all’affetto e all’amore, mirando a soddisfare i bisogni emotivi, proteggendo l’individuo dalle conseguenze negative dello stress, mediante il rinforzo della comprensione, della reciprocità e dell’autostima. Il sostegno informativo si realizza mediante consigli e guide, che aiutano il soggetto nella valutazione- definizione degli eventi. Il sostegno affiliativo, invece, deriva dall’appartenenza a gruppi, associazioni, e dalla rete sociale in generale e dalla possibilità di avere contatti soddisfacenti con i membri. Un’altra distinzione riguarda il sostegno formale (figure professionali ed enti istituzionali) e quello informale (parenti, amici, colleghi). Il supporto sociale nasce nella relazione con l’altro e promuove il benessere, incidendo sulla salute, stress e malattia, in periodi critici della vita. Per esempio, nella vita di coppia, il partner è chiamato a dare conforto e assistenza all’altro, qualora ne abbia bisogno; infatti, una relazione sana e ben funzionante è possibile solo quando i membri della coppia sono attivi nella funzione di supporto reciproco.