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la giornata di uno scrutatore. Calvino, Appunti di Letteratura Italiana

riassunto dell'opera "la giornata di uno scrutatore" di Calvino

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 21/06/2023

marika-lanzolla
marika-lanzolla 🇮🇹

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6 documenti

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Italo Calvino
La giornata di uno scrutatore (Cap. XII)
Riassunto
La giornata d’uno scrutatore è un romanzo breve di Calvino e molto significativo perché Calvino scrive in un
numero piuttosto elevato di anni a partire dall’esperienza di rappresentante di lista del Partito Comunista
Italiano del 1953 a Torino. Calvino è un militante del PCI. Il rappresentante di lista non fa parte del seggio
ma si reca al seggio per controllare che tutte le operazioni di voto si svolgano regolarmente, senza brogli
elettorali. Il seggio di Calvino è quello speciale ovvero quello all’interno dell’istituto Cottolengo, un istituto
di ricovero e di cura per pazienti psichiatrici, pazienti che non hanno una loro autonomia mentale e si ritiene
che ci sia il rischio che la Democrazia Cristiana (l’istituto è gestito dalle suore) induca i pazienti, a mettere la
croce sul simbolo della Divina Commedia usando una legge che fu disposta per quelle votazioni e che è
passata alla storia come “legge truffa”, che avrebbe assegnato un certamente numero di seggi in base al
risultato della votazione stessa.
Il PCI si allarma e invia Calvino in questo seggio per vigilare su eventuali brogli della Democrazia Cristiana.
Calvino arriva lì politicamente molto motivato con spirito illuminista di grande razionalità, con un piglio
da militante, fortemente motivato delle aspirazioni del suo partito, in cui prevale la ragione. Tuttavia, una volta
arrivato lì si trova davanti a uno scenario di un’umanità impressionate, ne viene turbato e mette nella sua
mente, durante il suo periodo nell’istituto, in conflitto due entità: la ragione e la natura. Vedendo quello
scenario gli sembra d’essere in balia della forza della natura capace di creare delle persone con sembianze
terrificanti, che schiaccia qualunque forma di razionalità. Lui, nel suo razionalismo pensa che tutto possa
essere perfettibile, che tutto possa essere programmato per il meglio, invece si scontra con uno scenario
in cui la razionalità ha perso perché ha vinto una natura matrigna che ha reso quelle vite impossibili ma
soprattutto ha reso quelle vite accettabili attraverso un altro canale che è quello del sentimento. Lui capisce
che alla potenza terrificante, matrigna, schiacciante della natura si può reagire solo col sentimento, non
con la razionalità perché razionalmente non è accettabile quello che lui vede. Lui è andato lì molto aggressivo
e motivato e inizia a vedere fisionomie che descrive con grande dettaglio. La scena che lo turba di più è però
questa: vede, in un angolo di un grande stanzone in cui sono accumulati tanti di questi casi, un “ragazzo
tronco”, che ha dei movimenti limitatissimi ma con un minimo di espressività del volto. Questo ragazzo
passa tanto tempo della domenica (le elezioni si tengono di domenica) seduto sul letto con suo padre, che
ha un abbigliamento di persona che viene dalla provincia. Tra padre e figlio intercorre un semplice gesto di
grande amore: il padre ha portato nella tasca della sua giacca delle mandorle, prende una mandorla alla
volta e l’avvicina al figlio. Il figlio prende la mandorla in bocca e la mastica e questo sapore dolce gli
procura un senso di piacere e quindi sorride al padre. Assistendo a questa scena Calvino si rende conto
che TUTTO QUELLO CHE L’UOMO PUÒ RAZIONALMENTE COSTRUIRE NON BASTA più, C'È BISOGNO
di qualche altra cosa, ovvero il SENTIMENTO.
Questo testo costituisce un momento di svolta nella vita dello scrittore perché scricchiolano i suoi ideali di
razionalismo illuminista ed entrano in conflitto queste due forze, quella della ragione e quella della natura.
Quando Italo Calvino ha finito questa giornata, torna a casa e inizia a scrivere il racconto di questa
giornata. Non sa come raccontare ciò che ha visto e allora lascia tutto per qualche anno. La giornata che
lui ha vissuto è avvenuta nel ’53. Passano degli anni e nel 1961, in occasione di altre elezioni politiche ritorna
nel Cottolengo e si fa nominare scrutatore perché vuole inabissarsi nel lavoro dello scrutatore che gli serve
per rivedere i pazienti. Una volta fatta anche questa esperienza da scrutatore e quindi dopo aver rivisto i
pazienti, ha la disposizione d’animo esatta per poter scrivere il racconto di una giornata da scrutatore. Il
romanzo è un testo in cu le sue due esperienze (di rappresentante di lista nel ’53 e di scrutatore nel ’61),
sono rifuse e quindi inventa un personaggio che si chiama Amerigo Ormea che è il suo alterego:
sintetizza l’Italo Calvino del ‘53 e del ‘61 però la vicenda di Ormea è collocata nel ‘53. Dunque, se dovessimo
guardare la genesi del testo, dovremmo dire che il romanzo viene pubblicato nel 1963 e quindi ci sono voluti
10 anni per scrivere questo breve romanzo a cui però Calvino ha pensato tantissimo perché si è reso conto
dell’importanza del messaggio contenuto nel romanzo. È un testo di svolta perché mette in azione questo
diverbio tra natura e ragione, e quindi la natura e la società perché la società è un’organizzazione della natura
secondo determinati criteri. Nel capitolo XII c’è l’episodio del padre che dà le mandorle al figlio.
Analisi
Il protagonista èAAmerigo, unAcomunistaAche deve svolgere la sua mansione di scrutatore in un seggio
elettorale allestito all’“Istituto Cottolengo” che accoglie i più disperati casi umani. Le scene che si
susseguono, a tratti esilaranti, descrivono le votazioni dei pazienti dell’istituto.
La giornata di Amerigo da servizio a cui attendere con ligia disciplina si fa indagine a tutto campo
sull’esistenza umana e metafora dell’eclissi di un grezzo e scontato umanesimo/ che aveva mosso il
protagonista. Afferma infatti Amerigo, mentre svolge il suo lavoro, “SOLO NOI POTREMO ORGANIZZARE
ISTITUTI CENTO VOLTE PIÙ EFFICACI DI QUESTO!”.
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Italo Calvino

La giornata di uno scrutatore (Cap. XII)

Riassunto

La giornata d’uno scrutatore è un romanzo breve di Calvino e molto significativo perché Calvino scrive in un numero piuttosto elevato di anni a partire dall’esperienza di rappresentante di lista del Partito Comunista Italiano del 1953 a Torino. Calvino è un militante del PCI. Il rappresentante di lista non fa parte del seggio ma si reca al seggio per controllare che tutte le operazioni di voto si svolgano regolarmente , senza brogli elettorali. Il seggio di Calvino è quello speciale ovvero quello all’interno dell’istituto Cottolengo , un istituto di ricovero e di cura per pazienti psichiatrici , pazienti che non hanno una loro autonomia mentale e si ritiene che ci sia il rischio che la Democrazia Cristiana (l’istituto è gestito dalle suore) induca i pazienti, a mettere la croce sul simbolo della Divina Commedia usando una legge che fu disposta per quelle votazioni e che è passata alla storia come “legge truffa”, che avrebbe assegnato un certamente numero di seggi in base al risultato della votazione stessa. Il PCI si allarma e invia Calvino in questo seggio per vigilare su eventuali brogli della Democrazia Cristiana. Calvino arriva lì politicamente molto motivato con spirito illuminista di grande razionalità , con un piglio da militante, fortemente motivato delle aspirazioni del suo partito, in cui prevale la ragione. Tuttavia, una volta arrivato lì si trova davanti a uno scenario di un’umanità impressionate , ne viene turbato e mette nella sua mente, durante il suo periodo nell’istituto, in conflitto due entità: la ragione e la natura. Vedendo quello scenario gli sembra d’essere in balia della forza della natura capace di creare delle persone con sembianze terrificanti, che schiaccia qualunque forma di razionalità. Lui, nel suo razionalismo pensa che tutto possa essere perfettibile , che tutto possa essere programmato per il meglio , invece si scontra con uno scenario in cui la razionalità ha perso perché ha vinto una natura matrigna che ha reso quelle vite impossibili ma soprattutto ha reso quelle vite accettabili attraverso un altro canale che è quello del sentimento. Lui capisce che alla potenza terrificante , matrigna, schiacciante della natura si può reagire solo col sentimento, non con la razionalità perché razionalmente non è accettabile quello che lui vede. Lui è andato lì molto aggressivo e motivato e inizia a vedere fisionomie che descrive con grande dettaglio. La scena che lo turba di più è però questa: vede, in un angolo di un grande stanzone in cui sono accumulati tanti di questi casi , un “ ragazzo tronco ”, che ha dei movimenti limitatissimi ma con un minimo di espressività del volto. Questo ragazzo passa tanto tempo della domenica (le elezioni si tengono di domenica) seduto sul letto con suo padre , che ha un abbigliamento di persona che viene dalla provincia. Tra padre e figlio intercorre un semplice gesto di grande amore : il padre ha portato nella tasca della sua giacca delle mandorle , prende una mandorla alla volta e l’avvicina al figlio. Il figlio prende la mandorla in bocca e la mastica e questo sapore dolce gli procura un senso di piacere e quindi sorride al padre. Assistendo a questa scena Calvino si rende conto che TUTTO QUELLO CHE L’UOMO PUÒ RAZIONALMENTE COSTRUIRE NON BASTA più, C'È BISOGNO di qualche altra cosa, ovvero il SENTIMENTO. Questo testo costituisce un momento di svolta nella vita dello scrittore perché scricchiolano i suoi ideali di razionalismo illuminista ed entrano in conflitto queste due forze, quella della ragione e quella della natura. Quando Italo Calvino ha finito questa giornata, torna a casa e inizia a scrivere il racconto di questa giornata. Non sa come raccontare ciò che ha visto e allora lascia tutto per qualche anno. La giornata che lui ha vissuto è avvenuta nel ’53. Passano degli anni e nel 1961 , in occasione di altre elezioni politiche ritorna nel Cottolengo e si fa nominare scrutatore perché vuole inabissarsi nel lavoro dello scrutatore che gli serve per rivedere i pazienti. Una volta fatta anche questa esperienza da scrutatore e quindi dopo aver rivisto i pazienti, ha la disposizione d’animo esatta per poter scrivere il racconto di una giornata da scrutatore. Il romanzo è un testo in cu le sue due esperienze (di rappresentante di lista nel ’53 e di scrutatore nel ’61 ), sono rifuse e quindi inventa un personaggio che si chiama Amerigo Ormea che è il suo alterego : sintetizza l’Italo Calvino del ‘53 e del ‘61 però la vicenda di Ormea è collocata nel ‘53. Dunque, se dovessimo guardare la genesi del testo, dovremmo dire che il romanzo viene pubblicato nel 1963 e quindi ci sono voluti 10 anni per scrivere questo breve romanzo a cui però Calvino ha pensato tantissimo perché si è reso conto dell’importanza del messaggio contenuto nel romanzo. È un testo di svolta perché mette in azione questo diverbio tra natura e ragione, e quindi la natura e la società perché la società è un’organizzazione della natura secondo determinati criteri. Nel capitolo XII c’è l’episodio del padre che dà le mandorle al figlio.

Analisi

Il protagonista è Amerigo , un comunista che deve svolgere la sua mansione di scrutatore in un seggio elettorale allestito all’“ Istituto Cottolengo ” che accoglie i più disperati casi umani. Le scene che si susseguono, a tratti esilaranti, descrivono le votazioni dei pazienti dell’istituto. La giornata di Amerigo da servizio a cui attendere con ligia disciplina si fa indagine a tutto campo sull’esistenza umana e metafora dell’eclissi di un grezzo e scontato umanesimo che aveva mosso il protagonista. Afferma infatti Amerigo, mentre svolge il suo lavoro, “ SOLO NOI POTREMO ORGANIZZARE ISTITUTI CENTO VOLTE PIÙ EFFICACI DI QUESTO!”.

Crisi del “marxismo-illuminista”

Alla base di questa affermazione, nel “ noi ” c’è inserita tutta una visione del mondo : la certezza tutta marxista della possibilità che il materialismo storico possa spiegare ogni cosa , che i rapporti di forza della società non siano naturali e immutabili , quindi comprensibili e modificabili in virtù di un assetto più giusto della società. Nel corso di questa giornata-indagine questa certezza tende a sfumare e ad abbracciare sempre più vaste problematiche , tanto che il riscontro nella realtà di una miseria esistenziale riescono a frenare le velleità del marxista Amerigo. La certezza del rapporto dialettico causa-effetto come cifra determinante la realtà, cede alla probabilità, alla combinazione.

Contesto storico-culturale: la sfida al labirinto di Calvino

Il romanzo è scritto nel 1961: crisi degli intellettuali legati al PCI del ’56, attenzione alla nascente realtà industriale del nord Italia , il boom. Ciò che però più lo entusiasmava era in realtà la nuova filosofia d’oltralpe, lo strutturalismo. L’anno precedente, infatti, Calvino aveva scritto un saggio importantissimo, chiamato La sfida al labirinto. Più complessa e labirintica diviene la realtà, più le capacità dello scrittore devono adeguarsi dando adito alle mille capacità combinatorie del linguaggio, capace di fare e disfare, modulare e plasmare ciò che si dice, e tramite questo procedimento, conoscere la realtà. L’applicazione di queste teorie narratologiche (esposte anche nel saggio Cibernetica e fantasmi , appunti sulla narrativa come processo combinatorio ) fu ampiamente sfruttata nei romanzi successivi, Le città invisibili e Il castello dei destini incrociati. Il ’63 è anche l’anno della Neoavanguardia (a cui Calvino non aderisce), che riunì alcuni intellettuali con la pretesa di dare voce all’alienazione dell’individuo tramite sperimentalismi e consunzione del linguaggio.

Un brano paradigmatico

L’incastonarsi di significati più ampi , uno all’interno dell’altro , si riflette sia nella struttura diegetica del testo sia in quella strettamente testuale. Il romanzo infatti è pieno di incidentali poste tra parentesi che contengono il pensiero del protagonista. Queste strutture sintattiche rendono meglio di ogni spiegazione il significato di esistenza inglobata in strutture sempre più ampie. Riportiamo un brano paradigmatico: La scena dell’idiota è esplicativa al massimo : l’idiota fa il saluto militare ma è il cittadino “ erede d’un settecentesco illuminismo ” alla fine a sentirsi in ostaggio. La finzione creata dalla metafora militare sorregge tutta l’intelaiatura di La giornata di uno scrutatore****. La struttura sorreggente l’intero significato del testo è la scoperta da parte di Amerigo (e dell’intellettuale) della precarietà delle sue convinzioni. La sconfitta di Amerigo è la sconfitta dell’intellettuale figlio dell’illuminismo, che si trova inadeguato ad affrontare le nuove sfide che la modernità pone. Ed è così che si riscontrano in letteratura i germi di quella frammentazione del soggetto che successivamente ha dato adito a tante disquisizioni, non solo in campo strettamente filosofico.