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Capitoli 1,2,4,5,6,7,8,9,12 del libro la linguistica in pratica di Edoardo Lombardi Vallauri
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Capitolo 4
La linguistica, nella sua dimensione sociale ( sociolinguistica ), prende in considerazione delle variabili , cioè delle modalità con cui i parlanti realizzano un’unità linguistica in relazione ad un contesto socioculturale; ciascuna realizzazione è detta variante. Un raggruppamento coerente di varianti in relazione ad un contesto sociale definisce una varietà linguistica. Le varietà linguistiche possono essere molteplici e sono in funzione di un parametro extra-linguistico: -Varietà diatopiche (o geografiche ): si distinguono in base alla distribuzione territoriale, es. gli italiani regionali e anche certi tipi di dialetto. -Varietà diastratiche (o sociali ): sono in funzione allo strato o gruppo sociale a cui appartengono i parlanti all’interno di una comunità, es. il Black English, ma anche i gerghi , cioè quelle varietà parlate da un gruppo ristretto e omogeneo, spesso volutamente criptiche. -Varietà diafasiche (o situazionali ): sono in funzione della situazione sociale e di variabili come il contesto, la formalità ecc.; un esempio sono i sottocodici , cioè quelle varietà parlate in funzione di argomenti specifici (es. la medicina, l’architettura ecc.), o anche i registri , che sono varietà linguistiche dipendenti dalla situazione, es. registro formale, informale ecc.
Prospettive sociolinguistiche in ambito educativo:
Uno dei primi ambiti di riflessione dell’interazione tra lingua e società e quello sviluppatosi in correlazione all’educazione scolastica, in particolare con gli studi di Basil Bernstein , a partire dalle osservazioni sul comportamento scolastico e sui problemi di apprendimento dei figli della working class inglese. Osservando il comportamento linguistico degli studenti, ipotizza che questo sia determinato dalla struttura sociale in cui lo studente è inserito, e dalle relazioni sociali del gruppo di appartenenza. Bernstein così individua una correlazione tra appartenenza di classe e usi linguistici: nello specifico, la working class , il proletariato, usa quello che lui chiama un codice ristretto , mentre la middle class , la borghesia, usa un codice elaborato. Quello ristretto sarebbe un linguaggio caratterizzato da strutture prevedibili, contenuti limitati, povertà di lessico, riferimento generico alla realtà, mancanza di astrazione. Quello elaborato è un linguaggio adatto all’astrazione, che designa elementi di realtà in modo preciso, utilizza modalità di espressione creative.. Secondo Bernstein, l’uso di un codice specifico si riflette nel comportamento sociale e sullo sviluppo intellettuale di chi lo usa; la società disegna una separazione netta tra chi usa il codice elaborato e chi usa il codice ristretto in quanto disporre solo di quest’ultimo è una forma di deprivazione. Infatti parla di teoria della deprivazione verbale. Il nodo sarebbe l’esposizione dei bambini appartenenti alla working class in ambito familiare al solo codice ristretto, quindi a una consistente mancanza di adeguati stimoli culturali e linguistici, che si rifletterebbe poi negli scarsi risultati nella performance scolastica. La famiglia della middle class sarebbe orientata sulla persona , sarebbe cioè un nucleo dove sarebbe favorito lo sviluppo della personalità di ogni suo componente; La famiglia della working class sarebbe invece orientata sul gruppo e sui ruoli prestabiliti all’interno del gruppo. Il fallimento di tali politiche portò a considerazioni sconcertanti, soprattutto in America, dove la Teoria della Deprivazione sociale fu applicata al contesto locale dove la working class aveva anche una connotazione razziale. William Labov studiando il Black English Vernacular elabora delle critiche: