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LA LUNA E I FALO SINTESI, Appunti di Letteratura Italiana

ANALISI LIBRO LA LUNA E I FALO CESARE PAVESE; ANALISI PASSI

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 28/06/2022

giulia.barbero16
giulia.barbero16 🇮🇹

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LA LUNA E I FALÒ
18 settembre- 9 novembre 1949
for C.
Ripeness is all”
Pavese stesso dice che riesce a comporre un capitolo al giorno in certi momenti, nei dattiloscritti ci
rendiamo conto che è un’opera composta immediatamente con una sicurezza e carattere definitivo che
Pavese non aveva mai avuto prima. È un disegno che ha già in mente, ci lavora per sottrazione (prima
versione più ampia) ma correzioni davvero minime.
16 ottobre 1949
La luna e i falò. È il titolo presentito fin dai tempi del Dio-ca- prone. Da sedici anni. Bisogna darcela tutta.
È una sorta di ricapitolazione di tutta la sua esperienza letteraria. Beccaria parla di una inesorabilità
formale e strutturale. Ma l’osservazione più importante
In lettera del 17/07/’49 ad amici “modesta divina commedia” già in Paesi tuoi:
Io sono come pazzo perché ho avuta una grande intuizione - quasi una mirabile visione (naturalmente di stalle, sudore,
contadinotti, verderame e letame, ecc.) su cui dovrei costruire una modesta Divina Commedia. Ci penso sopra, e tutti i giorni
diminuisce la tensione – che alle visioni siano necessarie le Beatrici? Bah, si vedrà.
Cesare Pavese, lettera ad Adolfo ed Eugenia Ruata, 17 luglio 1949
È l’arrivo di un lungo cammino + mirabile visione. Ha una folgorazione ma nello stesso tempo non inizia
subito, aspetta due mesi che diminuisca la tensione come se l’eccessivo coinvolgimento rappresentasse un
ostacolo per affrontare in maniera adeguata il lavoro.
Ritorna su idea di Divina Commedia in maniera meno presuntuosa non più la mia ma “modesta, dimensione
rustica e contadina lontana dalle atmosfere sublimi del Paradiso. Sottolineare la natura ESEMPLARE,
carattere fortemente autobiografico (già dalla dedica a Connie Costance Dowling). Si chiede in quale misura
sia indispensabile la tematica amorosa nell’opera, non la introdurrà in maniera diretta: anguilla avrà solo
esperienze frettolose, distaccate (maestra di scuola in America che vuole lasciare vita frustante per
dedicarsi al cinema e cercare di far fortuna nel cinema), è soltanto una delle tante componenti, nemmeno
la più importante, sono altri gli aspetti decisivi. Tematica erotica con un distacco che non è presente nelle
poesie dello stesso periodo.
CARATTERE ESEMPLARE DELL’ESPERIENZA DI ANGUILLA
Inizio cap IV
“Nuto taceva e guardava i tetti. – ... Chi sa quanti dei ragazzi qui sotto, – dissi, – vorrebbero prendere la strada di Canelli...
– Ma non la prendono, – disse Nuto. – Tu invece l’hai presa. Perché?”
la sua esperienza personale non vale solo per lui, Canelli è la porta del mondo per pavese, collegamento per
Genova (prima servizio militare poi partenza di Anguilla) La storia di Anguilla potrebbe valere per tutti i
ragazzi del microcosmo di Santo Stefano. Non tutti hanno il coraggio di fare l’esperienza coraggiosa di
Anguilla, vicenda esemplare di colui che ha fatto tutto quello che si poteva fare per capire la vita, il suo
fallimento è allora il fallimento di tutti.
IL TITOLO
Efficacia simbolica perché porta subito attenzione sui simboli fondamentali dell’opera pavesiana. La luna è
chiaramente allusiva al mistero della vita e dell’esistenza umana, nei momenti più drammatici soprattutto
in America Anguilla guarda alla luna. L’interesse di P. sia per aspetto astronomico sia simbolico, il tempo in
America è soprattutto quello notturno, minaccioso e inquietante [attraversamento del deserto vede degli
emigranti che cercano lavoro stagionale cap IV
Anche questi, pensai, dove ce l’hanno casa loro? Possibile nascere e vivere in un paese come questo? Eppure si adattavano,
andavano a cercare le stagioni dove la terra ne dava, e facevano una vita che non gli lasciava pace, metà dell’anno nelle cave,
metà sulle campagne.
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LA LUNA E I FALÒ

18 settembre- 9 novembre 1949 “ for C. Ripeness is all” Pavese stesso dice che riesce a comporre un capitolo al giorno in certi momenti, nei dattiloscritti ci rendiamo conto che è un’opera composta immediatamente con una sicurezza e carattere definitivo che Pavese non aveva mai avuto prima. È un disegno che ha già in mente, ci lavora per sottrazione (prima versione più ampia) ma correzioni davvero minime. 16 ottobre 1949 La luna e i falò. È il titolo presentito fin dai tempi del Dio-ca- prone. Da sedici anni. Bisogna darcela tutta. È una sorta di ricapitolazione di tutta la sua esperienza letteraria. Beccaria parla di una inesorabilità formale e strutturale. Ma l’osservazione più importante In lettera del 17/07/’49 ad amici “modesta divina commedia” già in Paesi tuoi: Io sono come pazzo perché ho avuta una grande intuizione - quasi una mirabile visione (naturalmente di stalle, sudore, contadinotti, verderame e letame, ecc.) su cui dovrei costruire una modesta Divina Commedia. Ci penso sopra, e tutti i giorni diminuisce la tensione – che alle visioni siano necessarie le Beatrici? Bah, si vedrà. Cesare Pavese, lettera ad Adolfo ed Eugenia Ruata, 17 luglio 1949 È l’arrivo di un lungo cammino + mirabile visione. Ha una folgorazione ma nello stesso tempo non inizia subito, aspetta due mesi che diminuisca la tensione come se l’eccessivo coinvolgimento rappresentasse un ostacolo per affrontare in maniera adeguata il lavoro. Ritorna su idea di Divina Commedia in maniera meno presuntuosa non più la mia ma “modesta, dimensione rustica e contadina lontana dalle atmosfere sublimi del Paradiso. Sottolineare la natura ESEMPLARE, carattere fortemente autobiografico (già dalla dedica a Connie Costance Dowling). Si chiede in quale misura sia indispensabile la tematica amorosa nell’opera, non la introdurrà in maniera diretta: anguilla avrà solo esperienze frettolose, distaccate (maestra di scuola in America che vuole lasciare vita frustante per dedicarsi al cinema e cercare di far fortuna nel cinema), è soltanto una delle tante componenti, nemmeno la più importante, sono altri gli aspetti decisivi. Tematica erotica con un distacco che non è presente nelle poesie dello stesso periodo.

CARATTERE ESEMPLARE DELL’ESPERIENZA DI ANGUILLA

Inizio cap IV “Nuto taceva e guardava i tetti. – ... Chi sa quanti dei ragazzi qui sotto, – dissi, – vorrebbero prendere la strada di Canelli...

  • Ma non la prendono, – disse Nuto. – Tu invece l’hai presa. Perché?” la sua esperienza personale non vale solo per lui, Canelli è la porta del mondo per pavese, collegamento per Genova (prima servizio militare poi partenza di Anguilla) La storia di Anguilla potrebbe valere per tutti i ragazzi del microcosmo di Santo Stefano. Non tutti hanno il coraggio di fare l’esperienza coraggiosa di Anguilla, vicenda esemplare di colui che ha fatto tutto quello che si poteva fare per capire la vita, il suo fallimento è allora il fallimento di tutti. IL TITOLO Efficacia simbolica perché porta subito attenzione sui simboli fondamentali dell’opera pavesiana. La luna è chiaramente allusiva al mistero della vita e dell’esistenza umana, nei momenti più drammatici soprattutto in America Anguilla guarda alla luna. L’interesse di P. sia per aspetto astronomico sia simbolico, il tempo in America è soprattutto quello notturno, minaccioso e inquietante [attraversamento del deserto vede degli emigranti che cercano lavoro stagionale cap IV Anche questi, pensai, dove ce l’hanno casa loro? Possibile nascere e vivere in un paese come questo? Eppure si adattavano, andavano a cercare le stagioni dove la terra ne dava, e facevano una vita che non gli lasciava pace, metà dell’anno nelle cave, metà sulle campagne.

Mancanza di identità, stagionalità. Anguilla contempla il cielo Piú avanti nella notte una grossa cagnara mi svegliò di soprassalto. Sembrava che tutta la pianura fosse un campo di battaglia, o un cortile. C’era una luce rossastra, scesi fuori intirizzito e scassato; tra le nuvole basse era spuntata una fetta di luna che pareva una ferita di coltello e insanguinava la pianura. Rimasi a guardarla un pezzo. Mi fece davvero spavento. Simbolo stesso della vita umana, caratterizzata dal DOLORE, coraggio dei disperati. Luna non che racconsola ma che fa emergere la dimensione violenta e dolora dell’esistenza. Luna garante di cicli della natura stagionalità. Luna idea di morte e ritmo di natura, contemporaneamente morte e nascita. Luna compare in pieno giorno che compare sull’incendio che Valino appicca sul casotto della Gaminella: forza distruttrice. Falò segno propiziatore, rituale legato a ciclicità della campagna, in Langhe associati alla festa della Madonna, Ferragosto o a San Giovanni (questo il più diretto nei romanzi) restituire alla terra la materia prima Cap IX luna e falò Luogo alto, incolto e bruciato, non coltivato e arido (aridità dubbio su rituale) Adesso, senza decidermi, rimuginavo che doveva esserci qualcosa lassú, sui pianori, dietro le canne e le ultime cascine perdute. Che cosa poteva esserci? Lassú tra incolto e bruciato dal sole – Li hanno fatti quest’anno i falò? – chiesi a Cinto.

  • Noi li facevamo sempre. La notte di S. Giovanni tutta la collina era accesa. – Poca roba, – disse lui. – Lo fanno grosso alla Stazione, ma di qui non si vede. Si capisce perché sia tutto così arido Ai miei tempi, – dissi, – i vecchi dicevano che fa piovere... Tuo padre l’ha fatto il falò? Ci sarebbe bisogno di pioggia quest’anno... Dappertutto accendono il falò. – Si vede che fa bene alle campagne, – disse Cinto. – Le ingrassa. Necessita dei falò. Può apparire così agli occhi di un bambino di un ingenuo, Anguilla poco per volta non crede più a tutto questo, non è più ingenuo il discorso continua non più con Cinto ma con Nuto, Nuto è rimasto sempre legato alla terra, sa che i falò fanno bene, servono Stavolta stette zitto, sporgendo le labbra, e soltanto quando gli raccontai di quella storia dei falò nelle stoppie, alzò la testa. – Fanno bene sicuro, – saltò. – Svegliano la terra. – Ma, Nuto, – dissi, – non ci crede neanche Cinto. Eppure, disse lui, non sapeva cos’era, se il calore o la vampa o che gli umori si svegliassero, fatto sta che tutti i coltivi dove sull’orlo si accendeva il falò davano un raccolto piú succoso, piú vivace.
  • Questa è nuova, – dissi. – Allora credi anche nella luna? – La luna, – disse Nuto, – bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te lo mangiano i vermi. Una tina la devi lavare quando la luna è giovane. Perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano. Allora gli dissi che nel mondo ne avevo sentite di storie, ma le piú grosse erano queste. …. fu allora che Nuto calmo calmo mi disse che superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante e bisognerebbe fucilarlo in piazza. Ma prima di parlare dovevo ridiventare campagnolo. Nel modo della terra i cicli lunari e i riti dei falò sono assolutamente decisivi. Dovrebbe essere Anguilla a convincere Nuto ma invece il capitolo i conclude al contrario. Si è reso conto che quella è una storia importante, sintetizza uno degli aspetti fondamentali della vita, la ragione di Anguilla ha cancellato il sapere delle origini, della campagna, dell’infanzia. Ora si rende conto che esprime qualcosa di importante del significato della vita. Anche la storia della luna e dei falò la sapevo. Soltanto, m’ero accorto, che non sapevo piú di saperla. L’ONOMASTICA Già in Paesi tuoi molto significativa “Pavese e i nomi dei personaggi” di Davide De Camilli, su carattere realistico dell’onomastica affiancandogli quello simbolico.

della vittime di coloro che erano tormentati dalla violenza della storia; qui li ha il personaggio più spregiudicato  anche i peggiori meritano la nostra pietà, tutti sono offesi) Un mattino Santa tornò, accompagnata. Non aveva piú la giacca a vento e i pantaloni che aveva portato tutti quei mesi. Per scire da Canelli s’era rimesso un vestito da donna, un vestito chiaro da estate, e quando i partigiani l’avevano fermata su per Gaminella era cascata dalle nuvole... L’avevano sempre veduta con la giacchetta e la cintura, e non si capacitavano adesso di averla in mano vestita di bianco. Fa finta di portare delle informazioni; prima vestita da uomo, ora veste di bianco perché pur essendo donna immorale è anche una vittima della violenza inevitabile della storia, prosegue la casa in collina ma si radicalizza addirittura arriva a presentare come vittima innocente una spia, una donna che si concede, che ha tradito  TUTTI meritano pietà tutti sono vittime. Allora sono importanti anche le modalità dell’uccisione, vestita di bianco come la vittima di sacrificio

  • Non c’è caso che un giorno la trovino? hanno trovato quei due... Nuto s’era seduto sul muretto e mi guardò col suo occhio testardo. Scosse il capo. – No, Santa no, – disse, – non la trovano. Una donna come lei non si poteva coprirla di terra e lasciarla cosí. Faceva ancora gola a troppi. Ci pensò Baracca. Fece tagliare tanto sarmento nella vigna e la coprimmo fin che bastò. Poi ci versammo la benzina e demmo fuoco. A mezzogiorno era tutta cenere. L’altr’anno c’era ancora il segno, come il letto di un falò. Non solo uccisa ma anche bruciata, nei sacrifici più importanti (olocausti) si bruciava la vittima. Bruciata perché faceva ancora gola a troppi anche da morta. Bruciata con i sarmenti della vigna, rami tagliati in potatura che hanno prodotto in anno precedente, vanno tagliati perché se no la vigna non produce più. Non sarà una vittima innocente ma sarà per sempre santa, qualunque morte ha in sé un carattere religioso, c’è qualcosa di sacrale, Nuto e Anguilla provano perplessa pietà di fronte a quello che è capitato, era necessario uccidere santa ma per quando necessario è ingiusta, la morte merita sempre pietà, uno sguardo di pietoso distacco. La sterilità non ci sarà più grazie al sacrificio di Santa ma non per questo è una morte giusta. NUTO si chiamava PINOLO (Pinolo Scaglione caro amico di Pavese) aveva pensato di tenere il nome reale inizialmente, affidare a Pinolo più biografico poi forse preoccupato dell’eccessivo autobiografismo lo trasforma in Nuto. Pinolo era stato durante il periodo a Santo Stefano un secondo padre (più alto di lui) “ripeness is all” Nuto è l’uomo maturo CINTO ipocoristico di Giacinto, personaggio del mito greco ricordato nei dialoghi perché innamorato di Apollo (Apollo lo uccide) richiama nesso di amore e morte. CINZIO è uno degli attributi di Apollo, dio del sole, che dio anche di morte uccidendo i suoi amanti, visione tragica della vita di Pavese. LE ORIGINI DI ANGUILLA Una delle poche cose che cambia è la costellazione dei nomi di paesi associati ad anguilla I paesi Monticello Neive Cravanzana hanno al proprio centro Alba (nella prima versione avevano al centro Santo Stefano Belbo) tentativo di distaccarsi da dimensione autobiografica 16 ottobre ’ Siamo tornati a una posizione infantile di prima di scoprire il mondo (adolescenza), quando si era se stessi e il proprio gioco e nient’altro. Qualcosa si chiude. E poi? Ritorno a una posizione infantile prima di scoprire il mondo  atteggiamento REGRESSIVO Permette equilibrio fra consapevolezza uomo e speranza ingenuità del bambino. Sintesi di tutta l’opera di Pavese 13 febbraio ’ perché il mondo l’avvenire ora l’hai dentro come passato, come esperienza, come tecnica, e il perenne e ricco mistero si ritrova essere quel tu infantile che non hai fatto in tempo a possedere. Tutto è nell’infanzia, anche il fascino che sarà avvenire, che soltanto allora si sente come un urto meraviglioso. L’avvenire ce l’ha dentro di sé come passato, anche se da bambino non ha fatto in tempo a possederlo

Quella dialettica qui raggiunge il suo equilibrio, non c’è solo o violenza o ritorno a mondo dell’infanzia, le due situazioni sono in condizione di estremo equilibrio, particolarmente evidente nel rapporto tra Anguilla e Cinto, che vive nello stesso casotto dove aveva vissuto Anguilla da bambino (luogo misero Padrino spera di poter lucrare sul sussidio, miserevoli in sommo grado) ora famiglia di Valino, ancora più miserevole, Cinto ripete le stesse esperienze di anguilla ma è ancora più miserabile (Anguilla non era zoppo, era capace di lavorare) vita che si ripete in peggio, ancora più miserevole di prima ma cosi Anguilla rivive la propria infanzia. Cinto viene presentato vivere in una condizione di tipo mitico cap X Se mi mettevo a pensare a queste cose non la finivo piú, perché mi tornavano in mente tanti fatti, tante voglie, tanti smacchi passati, e le volte che avevo creduto di essermi fatta una sponda, di avere degli amici e una casa, di potere addirittura metter su nome e piantare un giardino. Sposarsi vuol dire RADICARSI ma Il fatto è che Cinto – come me da ragazzo – queste cose non le sapeva, e nessuno nel paese le sapeva, se non forse qualcuno che se n’era andato. Cinto le vive quelle cose lì e non le sa, ad Anguilla tornano con la memoria, il bambino non sa che è un paradiso, non le sanno tutti colori che mai sono partiti, per capire bisogna andare via, se si rimane radicati lì non si ha un giudizio obiettivo sulle cose (Feria d’Agosto) Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere qualcosa che avevo già visto? Anguilla vuole rivedere le cose una seconda volta, la memoria ha un ruolo fondamentale ma è una memoria che non salva perché il mondo è cambiato, arriva solo fino a un certo punto. LO STILE MONOTONO, MONOCORDE E OSSESIVO ma non per questo inefficace, non c’è mai un abbandono al poetico; è uno stile omogeneo mentre in paesi tuoi momenti di espressività la luna e i falò è scritta in uno stile medio. Visto che le cose sono mediate da sguardo di uomo adulto che è tornato non ci può essere un coinvolgimento troppo intenso; ma non per questo meno efficace, c’è una specie di pathos ma viene controllato da questo stile monotono, mai abbandono al patetico LA LINGUA Realizzazione più alta ‘ DIALETTALITÀ ATTENUATA’ ( Gianluigi Beccaria) non usa più il dialetto tradotto (come in Paesi tuoi) In Paesi tuoi la lingua interviene in maniera diretta, molto riconoscibile, nelle opere successive per quanto continui a celebrare il dialetto, non solo non usa quello diretto (usato solo in racconto giovanili) ma non si nota quasi più, leggendo si ha l’impressione vaga di un tono dialettale, solo una vaga suggestione di fondo. Obiettivo deliberatamente perseguito da pavese, prende un vocabolario puristico toscano (Rigutini) e sottolinea tutti i casi in cui il toscano converge con il piemontese (es. lea per viale). Parole che si sono legate al dialetto ma non solo, sono presenti anche in toscano, operazione paziente e difficile da pv linguistico.