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LA POLIS GRECA - storia greca, Appunti di Storia Antica

riassunto completo del libro "la Polis Greca" per l'esame di storia greca.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 04/03/2021

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LA POLIS GRECA
DEFINIZIONE DI POLIS ANTICHI/MODERNI
La storia della Grecia antica è caratterizzata dalla centralità dell’esperienza politica vissuta nell’ambito
della comunità cittadina: la polis.
La polis costituisce per i Greci la principale forma di stato, infatti il pensiero politico greco si concentra
quasi interamente sulla polis e sulle sue forme costituzionali.
Nella Politica, Aristotele si concentra quasi esclusivamente sulla Polis, senza dare spazio significativo a
questioni che riguardano gli stati federali.
Nello stesso senso ci indirizza la terminologia:
la Costituzione è detta POLITEIA in quanto sentita come elemento fondamentale della polis.
Cittadino è detto POLITES → come se la polis fosse l’unica vera organizzazione di stato.
Il mondo greco conobbe altre forme di organizzazione statale:
- Gli stati federali (accanto alle poleis fino all’arcaismo).
- Gli stati territoriali (da Dioniso I ai regni ellenistici).
Queste forme sono alternative alla polis e ne mettono in discussione alcuni limiti, come:
- La gelosia della cittadinanza
- Il carattere di società chiusa
Ma il pensiero politico greco non sembra considerare altre forme di stato che la polis.
ANTICHI:
Il termine polis ha diversi significati e può significare:
- Cittadella fortificata
- Acropoli
- Centro urbano
- Entità statale, dotata di un centro politico e di una comunità.
Le fonti antiche segnalano con grande insistenza il carattere non tanto urbanistico, quanto sociale e
istituzionale della polis.
La città è quindi una comunità di uomini, sono i cittadini a costituire la realtà della città; Tucidide dice
infatti che “gli uomini costituiscono la città, non le mura o le navi vuote d’uomini”.
Questi passi inducono a definire la polis prima di tutto come una comunità politica di cittadini insediata
su un territorio.
La prevalenza della dimensione politica è bel illustrata da un passo di Pausania; è la dimensione politica,
unita a quella territoriale, a definire la polis.
Aristotele parla dell’uomo come un animale che per sua natura vive nella polis e il fine della polis è far
vivere bene l’uomo.
Le riflessioni sugli stati federali sono molto brevi in confronto a quelle sulla polis, Aristotele da’ infatti
uno spazio limitatissimo nella Politica, arrivando a sostenere che uno stato federale non possa avere una
propria costituzione.
Discutendo delle dimensioni dello stato ideale, Aristotele afferma che una città che abbia un numero
troppo basso di cittadini, non può bastare a se stessa e tradisce così la natura stessa della città; mentre
quella che ne ha troppi, non è più una polis perché difficilmente potrà avere una costituzione (politeia).
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LA POLIS GRECA

DEFINIZIONE DI POLIS ANTICHI/MODERNI

La storia della Grecia antica è caratterizzata dalla centralità dell’esperienza politica vissuta nell’ambito della comunità cittadina: la polis. La polis costituisce per i Greci la principale forma di stato, infatti il pensiero politico greco si concentra quasi interamente sulla polis e sulle sue forme costituzionali. Nella Politica, Aristotele si concentra quasi esclusivamente sulla Polis, senza dare spazio significativo a questioni che riguardano gli stati federali. Nello stesso senso ci indirizza la terminologia: la Costituzione è detta POLITEIA → in quanto sentita come elemento fondamentale della polis. Cittadino è detto POLITES → come se la polis fosse l’unica vera organizzazione di stato. Il mondo greco conobbe altre forme di organizzazione statale:

  • Gli stati federali (accanto alle poleis fino all’arcaismo).
  • Gli stati territoriali (da Dioniso I ai regni ellenistici). Queste forme sono alternative alla polis e ne mettono in discussione alcuni limiti, come:
  • La gelosia della cittadinanza
  • Il carattere di società chiusa Ma il pensiero politico greco non sembra considerare altre forme di stato che la polis. ANTICHI: Il termine polis ha diversi significati e può significare:
  • Cittadella fortificata
  • Acropoli
  • Centro urbano
  • Entità statale, dotata di un centro politico e di una comunità. Le fonti antiche segnalano con grande insistenza il carattere non tanto urbanistico, quanto sociale e istituzionale della polis. La città è quindi una comunità di uomini, sono i cittadini a costituire la realtà della città; Tucidide dice infatti che “gli uomini costituiscono la città, non le mura o le navi vuote d’uomini”. Questi passi inducono a definire la polis prima di tutto come una comunità politica di cittadini insediata su un territorio. La prevalenza della dimensione politica è bel illustrata da un passo di Pausania; è la dimensione politica, unita a quella territoriale, a definire la polis. Aristotele parla dell’uomo come un animale che per sua natura vive nella polis e il fine della polis è far vivere bene l’uomo. Le riflessioni sugli stati federali sono molto brevi in confronto a quelle sulla polis, Aristotele da’ infatti uno spazio limitatissimo nella Politica, arrivando a sostenere che uno stato federale non possa avere una propria costituzione. Discutendo delle dimensioni dello stato ideale, Aristotele afferma che una città che abbia un numero troppo basso di cittadini, non può bastare a se stessa e tradisce così la natura stessa della città; mentre quella che ne ha troppi, non è più una polis perché difficilmente potrà avere una costituzione (politeia).

Qualche traccia sul federalismo si trova anche nel IV sec. nelle Elleniche di Ossirinco, in Senofonte e in Polibio. Quanto agli stati territoriali, una riflessione è praticamente assente; nelle definizioni viene sottolineata la complessità politica e sociale e l’articolazione fra realtà diverse all’interno del territorio. MODERNI: La nozione di città-stato elaborata dai moderni, non sarebbe necessariamente corrispondente alla nozione greca di polis. Il termine polis fa riferimento a una grande varietà di forme di insediamento e di comunità politiche, e a livelli cronologici troppo diversi La discussione del concetto di polis è stata sollevata in area anglosassone, sul carattere non statuale dell’esperienza della polis. L’idea della polis senza stato, è stata anticipata da alcuni interventi volti a sottolineare il carattere sociale della città greca.

  • Osborne (1985) sottolinea che nella polis manca una vera e propria autorità statale, ma anche un potere esecutivo
  • Cartledge (1998), sulla stessa linea di Osb. Osserva che la polis ignora la distinzione tra governanti e governati, mentre conosce una serie di forme di controllo sociale su cui si affida per il mantenimento dell’ordine.
  • La riflessione è stata approfondita da M. Berent : la polis non presenta un’adeguata distinzione tra popolo e potere esecutivo e mancano aspetti importanti come la territorialità ben definita e una burocrazia. La polis non era città-stato ma una stateless-community, nel senso di una comunità tribale tenuta assieme da legami familiari.
  • Una critica a Berent è venuta da uno dei massimi studiosi di storia delle istituzioni greche: Hansen. La traduzione di città-stato è considerata corretta da Hansen. Egli nel suo discorso sostiene che si debba considerare lo stato come territorio e come corpo politico e non solo come governo. Il territorio pur non costituendo una parte fondamentale dalla polis, ne è un elemento di rilievo come mostrano lotte di confine e dispute territoriali. Quanto allo stato come corpo politico, questa è una sicura caratteristica della polis che non è esente negli stati moderni. Per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia, Hansen osserva come l’essenza di forze di polizia, il ricorso all’autodifesa…non sono esclusive della polis, ma riscontrabili in molti stati europei fino al 18 sec. A parte Hansen, le differenze tra polis e stato moderno finiscono per risultare modeste. Ciò che accomuna stato moderno e polis, è la nozione di cittadinanza, cioè l’appartenenza di un individuo a uno stato, egli come cittadino gode di una serie di privilegi in campo politico, economico e sociale, ma anche di forme di tutela. La polis può essere considerata uno stato perché: è un potere pubblico legittimo con giurisdizione su un territorio definito che si manifesta nella costituzione e nelle leggi, ed è in grado di monopolizzare l’uso della forza; inoltre conosce una chiara separazione fra stato e società, fra pubblico e privato.

ORIGINI DELLA POLIS:

LA NASCITA DELLA POLIS:

Le fasi del processo che portarono la Grecia fuori dall’età oscura ci sfuggono quasi del tutto, ma sappiamo che tale processo ebbe un’accelerazione in alcune zone come Attica, Aubea, Argolide, area dell’Istmo. Questo portò alla formazione di alcune città (le prime). I processi di formazione che danno origine alla polis si possono collocare nell’8 secolo, e si tratta di un fenomeno complesso dove coesiste una piccata unità culturale in senso:

  • Etnico
  • Linguistico
  • Religioso
  • Giuridico E di un forte frazionamento politico (più di 1000 stati indipendenti). Il processo di formazione della polis sembra iniziare nell’8 secolo e (per alcuni) si estende fino al 6 secolo. NB: alla seconda metà del 7 secolo risale l’iscrizione cretese in cui si accenna a decisioni prese dalla polis e che ci offre la prima attestazione sicura della città intesa come comunità politica. Questo processo presuppone fattori che segnalano il superamento delle condizioni dell’età oscura:
  • Stabilità delle comunità sul territorio
  • Sviluppo dell’economia agricola
  • Crescita demografica
  • Miglioramento del livello di vita Questo fenomeno affonda le sue radici nell’età oscura, quando con la caduta dei centri di potere (palazzi), le comunità locali guidate dal re (basileis) divengono nuovi poli di aggregazione. L’abbandono della struttura del villaggio è attestato in diverse aree della Grecia nell’ 8 e 7 secolo. La realtà cittadina si organizza attorno a un centro attraverso l’aggregazione di diverse unità minori, ovvero i villaggi (komai). **Il centro urbano è un luogo:
  1. Politico
  2. Religioso All’interno del centro urbano trovano sede le principali strutture funzionali: 1.** Pritaneo= sede del focolare pubblico e delle magistrature 2. Agorà= luogo di incontro e di mercato, collocato anche allo snodo delle principali direttrici di comunicazione. 3. Bouleuterion= sede del consiglio 4. Ekklesiasteron= sede dell’assemblea E culturali: 1. Templi 2. Focolare comune 3. Tomba del fondatore T. ci ricorda il sinecismo (l’unificazione) dell’Attica e ci racconta che ai tempi di Cecrope, fino a Teseo, gli abitanti dell’Attica erano sempre stati divisi in città, ognuna delle quali aveva un proprio pritaneo e un magistrato. Lo storico descrive un fenomeno di unificazione esclusivamente istituzionale, che non

comporta un trasferimento della popolazione, questo sembra dovuto al caso particolare dell’Attica, dove si continuò a risiedere nello chora. Questo fenomeno si esprime anche nell’evoluzione del volto architettonico della polis con la creazione del boleuterion e di un pritaneo unitari. T. sosteneva che Sparta non aveva avuto un processo sinecistico, era più una società organizzata per villaggi. La polis è definibile come una società politica basata sull’idea di cittadinanza, nella cui formazione svolgono un ruolo primario elementi ideali e non aspetti topografici o comunque urbanistici. La natura complessa della polis è un fenomeno urbano e civile costituita da uomini che si riconoscono in culti e leggi comuni. Aristotele definisce la polis come koinonia ton politeia = comunità di cittadini. Non è un caso infatti che nella definizione della comunità cittadina, si privilegi “gli Ateniesi” e non “Atene”. L’ideologia della polis comporta che territorio e popolazione siano sentite come cosa comune, che la pop. Debba partecipare alla sua gestione politica, ma anche a tutti gli aspetti della vita civile (riti, feste, sacrifici…). Il potere nella polis deve essere esercitato per periodi definiti a rotazione e il suo esercizio deve essere conforme alle regole fissate nella legge: NOMOS = il termine è etimologicamente legato al verbo nemein e alla nozione di condivisione. Dal punto di vista dell’organizzazione politica, tutte le città presentano una struttura di base analoga, comprendente: a. Un consiglio b. Un’assemblea (che in origine coincide con l’assemblea del popolo in armi e mantiene in seguito molti elementi che ne evocano l’origine militare) c. Magistrati (organizzati in forma collegiale) d. Tribunali Le diverse competenze dipendono dai criteri d’accesso alla partecipazione politica (vd cap 3). Le suddivisioni interne alle città come le tribù (Atene= phylai Sparta= obai) vanno intese come una struttura volta all’integrazione, che consentono un rapporto più facile tra cittadino e istituzioni: per avvedere ai diritti di cittadino bisogna essere inseriti nelle unità in cui la cittadinanza si articolava. Il termine polis fa quindi riferimento a realtà storiche estremamente diversificate, vi sono notevoli differenze tra poleis (sono + di 1000, 700 nella metropoli, 300 nelle aree coloniali). Queste differenze sono presenti su vari piani:

  1. Il piano delle dimensioni e delle caratteristiche geografiche-territoriali = il 75% delle poleis aveva una dimensione limitate, inferiore ai 100 Km2. Vi erano però città estese, come Atene (il cui territorio coincide con l’intera Attica, 2400 km2) e Sparta (comprendeva la Laconia 8400 km2, Argo 1400 km2, Corinto 880 km2).
  2. Il piano insediativo = città il cui il territorio coincide con una regione (vd Sparta e Atene) e presentano quindi numerosi centri abitati, esse possono avere funzioni diverse rispetto alla città principale.
  3. Sul piano socio-demografico = vi sono città con un livello demografico diversificato e centinaia di migliaia di individui con status differente. Vd Sparta e Atene. La maggior parte delle città in verità, contava poche migliaia o addirittura centinaia di abitanti con status cittadino, con scarsa presenza di stranieri e chiavi domestici.

Lo stato federale:

lo stato federale greco (koinon o ethnos) è caratterizzato dall’unione di diverse città e villaggi in un rapporto di “cittadinanza comune”. In età arcaica fu la struttura politica delle comunità caratterizzata da un’identità etnica e non cittadina, situate spesso in zone periferiche e isolate. Caratterizzate da un’economia prevalentemente pastorale, con difficoltà a comunicare, arretratezza di sviluppo e mancanza di urbanizzazione. A partire dal 4 sec. a.C. furono favoriti da una capacità di sviluppo collegata anche alla maggior integrazione politica. Anche gli stati federali presentavano una varietà di forme costituzionali, di carattere democratico, oligarchico o anche monarchico. Le strutture principali erano come quelle della poleis. Le poleis oltre a minacciare la coesione delle federazioni con le loro ambizioni autonomistiche, la condizionarono molto dal punto di vista politico. Per contro l’assenza di tensioni interne provocate dalle poleis costituì in alcuni stati federali un punto di forza e di affermazione politica, come nel caso degli Etoli ed Achei. Se ne conclude che nello stato federale la polis rimane un elemento fortemente condizionate.

CAP. 3: POLIS E POLITEIA:

politeia è la costituzione e nel mondo greco l’idea di politeia è fondata sulla nozione di nomos (legge). Si può affermare che nella polis esistono solo leggi costituzionali e non ordinarie, la legge costituisce un limite per i cittadini che per i pubblici poteri. Politeia deriva da polis attraverso polites, ed esprime assieme ai verbi politeuo/politeuomai (essere cittadino), lo statuto e l’insieme delle funzioni dei politai. Politeia può quindi indicare:

  • L’organizzazione politica di una comunità = costituzione, regime, governo
  • La cittadinanza, nel senso di condizione politica del cittadino, di diritto di cittadinanza e diritti politici. Politeia compare per la prima volta in Erodoto con il significato di diritto di cittadinanza, richiesto agli spartani dall’individuo eleo Tisameno all’epoca della battaglia di Platea (479). Compare 6 volte nella “costituzione degli Ateniesi” di Pseudosenofonte. In Tucidide la terminologia ricorre una 20ina di volte e appare come termine perfettamente affermato. Si conclude quindi che il termine politeia emerge nel 5 sec. nella prosa di carattere storico e politico, la documentazione epigrafica di 5 e 4 sec. offre una ventina di ex. Isaocrate definisce la politeia come l’anima della città. Aristotele la definisce come la vita della città In entrambi i casi è equiparata ad un organismo umano, di cui politeia costituisce il principio vitale, capace di plasmare il cittadino sul proprio modello. Una buona politeia è fondamentale per realizzare il fine della polis, che nella visione aristotelica ha lo scopo di far vivere bene l’uomo = animale politico.

OTANE MEGABIZIO DARIO

Difensore della democrazia, caratterizza il regime monarchico con tratti tipici della tirannide, in cui l’autocrate viola le leggi. Egli definisce la democrazia come ISONOMIA che esprime l’uguaglianza davanti alle leggi. Otane consiglia di dare il potere al popolo, in quanto tutto risiede nella maggioranza. Al demos viene rivendicata l’intelligenza politica (xynesis) sufficiente a governare. All’accusa di voler affidare la gestione a gente ignorante e priva di competenze specifiche, i democratici rispondono collegando il diritto a governare con il concetto di maggioranza, capace di garantire la bontà del processo decisionale. Come Otone, Megabizio rifiuta la tirannide, ma critica duramente la democrazia, insistendo sul fatto che il popolo non è qualificato a governare perché è privo di xynesis e ricco di arroganza. Il popolo è definito come una massa inutile e nel suo discorso individuo e massa sono equiparati a violenza e illegalità. Megabizio sceglie l’oligarchia come forma di governo perché: “dagli uomini migliori (aristoi) derivano le decisioni migliori”. Il popolo in quanto povero è anche PONEROS =cattivo e ignorante. Dunque il popolo è privo di capacità di giudizio e moderazione tipiche degli aristoi e capaci di realizzare un’EUNOMIA= buon governo Critica l’oligarchia in quanto caratterizzata dallo sviluppo di gravi rivalità legate alla sete di potere, e critica la democrazia per la malvagità innata del popolo e l’emergere di aspirazioni dei singoli capi. Entrambe sono situazioni dannose per lo stato. Dario sostiene come forma di governo la monarchia, in quanto un solo uomo eccellente (aristos), grazie alle proprie capacità, può governare nel modo migliore e garantire al sistema massima efficienza. Rimprovera ancora la democrazia perché così facendo, perde tempo nel confronto e nel dibattito e di conseguenza agisce con lentezza. La discussione appare dominata da 2 temi:

  1. l’estensione della sovranità
  2. qualifica a governare l’intervento di Otane a favore della democrazia. Contiene significativi riferimenti istituzionali. Nel dialogo erodoteo la democrazia appare come la migliore realizzazione di eguaglianza sociale all’interno della polis. RIFLESSIONE SULLA POLITEIA NEL 4 SECOLO: nel 4 sec. la riflessione sulla politeia condotta da oratori e filosofi, si sviluppa e si approfondisce: il canone della costituzione viene ampliato introducendo oltre alle loro 3 forme il loro opposto. Si afferma inoltre uno spunto già presente in Erodoto: l’idea del ciclo costituzionale = per cui ogni costituzione tende a degenerare nel suo lato negativo, trasformandosi quindi in un nuovo modello, fino a ritornare all’inizio del ciclo stesso: uno stato di decadenza in cui si domanda come lo stato possa sfuggire. Isocrate = ripropone la divisione in monarchia, oligarchia e democrazia, e sostiene che il valore delle singole costituzioni viene fatto dipendere non dal numero (e quindi dal modello scelto), ma dalle qualità etiche e di competenza di che governa, di conseguenza si può avere:

 democrazia: sia buona che cattiva  oligarchia: sia buona che cattiva  monarchia: sia buona che cattiva un criterio ancora diverso che si affianca a questo discorso sulla competenza/moralità, è quello del rispetto della legge che trova particolare sviluppo nel 4 sec. Eschine parlando delle 3 forme originali, distingue tirannidi e oligarchia come amministrate secondo capriccio dei capi; e democrazia che si regge secondo leggi stabilite. Questa visione si oppone a quella del sofista Trasimaco, riportata da Platone nella Repubblica, secondo cui ogni governo pone delle leggi che gli siano vantaggiose, le leggi sono dunque stabilite secondo l’interesse di chi governa. Caratteristico del 4 sec. è il passaggio dalla tripartizione ad una visione più articolata: ad ogni forma di buon governo ne corrisponde una degenerata, generando quindi un canone di 6 costituzioni. La costituzione mista ha come scopo quello di fermare la degenerazione. Il passo della Repubblica introduce l’idea che anche una costituzione buona come la democrazia, possa cadere a causa della sua degenerazione interiore del tipo d’uomo che vi corrisponde: dall’aristocrazia nasce la timocrazia (governo di pochi basato sul ruolo sociale), da essa nasce l’oligarchia (governo di pochi basato sulla ricchezza), dall’oligarchia nasce la democrazia a causa dell’esasperazione dei più poveri. In un clima esasperato, il popolo sceglierà un capo per difendersi, esso finirà per farsi tiranno; così dalla miglior costituzione si passa alla tirannia. Come sfuggire a questo ciclo? Platone propone una soluzione inziale, ovvero la conoscenza del bene attraverso la formazione filosofica, in seguito ripiega più realisticamente sul rispetto delle leggi. Platone nell’opera Leggi presenta Sparta come modello di costituzione mista che consente un’esperienza costituzionale caratterizzata dall’equilibrio tra le diverse componenti. Aristotele parla di 5 costituzioni: tirannide, oligarchia/aristocrazia, democrazia e politeia o regime costituzionale di carattere intermedio tra democrazia e oligarchia. Le degenerazioni sono: governo monarchico esercitato in favore dal monarca<-tirannide-> regno nessuna mira mira all’interesse dei ricchi<-oligarchia->aristocrazia all’utilità mira all’interesse dei poveri<-democrazia->regime costituzionale (politeia) comune Aristotele elabora un nuovo modello costituzionale misto, fondato sulla classe media, garanzia di stabilità sociale e politica: una costituzione comune. Là dove si hanno di mira due soli elementi: virtù(aretè) e il popolo (demos), come a Sparta, la costituzione è una mescolanza di questi due fattori, il dominio popolare (demokratia) e la virtù (aretè). Polibio afferma che il successo storico di Roma sia dovuto all’unione di elementi democratici (assemblee), oligarchici (senato) e monarchici (consoli). Egli delinea sei forme di governo monarchia/basileia, oligarchia/aristocrazia, oclocrazia/democrazia e utilizza la democrazia in senso positivo mentre la sua forma degenerata e l’oclocrazia-> governo della folla incontrollabile. Il termine democrazia sostituisce il termine politeia nel significato moderato. Inoltre egli sostiene che dalla buona monarchia, la basileia, nasce la tirannide; dal disfacimento di queste due forme si genera l’aristocrazia, che degenera in oligarchia. Ogni forma costituzionale è caratterizzata dal ciclo di decadenza che può essere rallentato dall’adozione del regime misto.

qualificato non solo per l’estensione, la monumentalità ma anche per un raggruppamento funzionale, organizzato intorno ad un centro e all’interno di un perimetro. Due tipi dell’organizzazione dello spazio:

  1. Tendenza Ortogonale-> tendenza geometrica e una sorta di normalizzazione nella distribuzione e nella utilizzazione, privata o pubblica, dello spazio. Questa tendenza è tipica delle nuove fondazioni; vi è l’esigenza di organizzare lo spazio per garantire la funzionalità e la stabilità dei rapporti spaziali, politici, economici e sociali.
  2. Tendenza circolare-> più antica e tipica delle città a sviluppo progressivo. Considera lo spazio qualcosa da circoscrivere rispetto all’esterno, attraverso l’identificazione di un confine al di là del quale un certo sistema di vita non è più possibile. Qui l’obiettivo è quello di preservare lo spazio cittadino da pericoli esterni, secondo gli ideali di autonomia, libertà e autarchia, che richiedono protezione da influenze estranee. Es: Atene il cui centro coincide, fin dall’epoca micenea, con l’acropoli e con i cuoi santuari. IL CENTRO URBANO: Le strutture urbanistiche non bastano a definire la polis-> in assenza di forme di integrazione politica, la città omerica, pur dotata di mura, agorà, porti e santuari non può esser considerata polis. Le fonti mostrano indifferenza per le dimensioni spaziali e per le strutture urbanistiche nella definizione di polis. Fenomeno del sinecismo: porta la città a organizzarsi intorno a un centro, attraverso l’aggregazione fisica di villaggi; a definire il territorio nei confronti del mondo esterno, a insediare nel centro urbano le principali strutture necessarie alla vita comunitaria in ambito politico (agorà, pritaneo, sede del consiglio e dell’assemblea) e culturale (templi, focolare pubblico, tomba del fondatore) a cui vanno aggiunti i servizi educativi e di intrattenimento. (queste riguardano strutture della convivenza politica e civile) Sarà lo spazio religioso a dotarsi per primo di strutture architettoniche. Nella parte finale dell’età oscura, lo sviluppo di luoghi di culto, di depositi votivi e di templi appare un fenomeno caratteristico; il culto degli eroi , che è collegato a sepolture di età micenea, costituisce da parte della comunità, un modo per definire la propria area spaziale e per affermare la proprietà della terra. Gli edifici più antichi che compaiono nelle aree urbane destinate al culto e risalenti all’8 sec (altari, heroa, santuari), affermano il primato dell’esperienza religiosa come fattore unificante della comunità poi acquisiranno anche significato politico, civile e amministrativo. Nel processo di formazione della polis il santuario svolge un ruolo primario. Esiste anche il culto dell’ecista, il fondatore, in cui la città esprime la sua identità e tutela la memoria delle sue origini. LA CHORA: Questo termine può indicare il territorio nel suo complesso (compreso il centro urbano)-> città +territorio mostra che l’equilibrio città/territorio è uno degli aspetti caratteristici della polis. Il centro urbano non può sussistere senza la sua chora ( una parte significativa risiedeva nelle campagne) E la campagna vera e propria. L’ampia diffusione della piccola proprietà, la presenza di conflitti sociali legati al problema della terra, l’identificazione tra proprietari terrieri e ceto dirigente confermano la grande importanza della chora nella definizione di polis. Sul piano economico la città greca ha una vocazione prevalentemente agricola. Una delle caratteristiche del passaggio dall’età oscura all’arcaismo è la massiccia espansione dell’agricoltura a danno dell’allevamento. La chora veniva sfruttata in modo stabile e intensivo per lo più da contadini liberi piccoli proprietari (bonifiche, terrazze). La presenza di contadini liberi è dovuta al fatto che la proprietà della terra è una delle modalità della partecipazione del cittadino alla comunità, e la piccola proprietà è il mezzo di sostentamento della classe media. La chora non era tutta uguale: quella della pianura era di qualità superiore rispetto a quella collinare. Per evitare

crisi dovute al clima e aumentare la produttività di consigliava la triade mediterranea (orzo, ulivo e vite) con altre culture leguminose. Poveri erano i teti, i liberi privi di proprietà costretti a lavorare a giornata per il salario. La polis poteva trarre rendite dalla terra mediante l’affitto delle terre demaniali e dai santuari La chora provvedeva ad assicurare il sostentamento dei cittadini e le risorse per far fronte alle esigenze della comunità. L’ESCHATÍA: È la parte più esterna del territorio che si trova lungo la fascia di confine non fortificato ma segnato da indicatori sacrali, come santuari e horoi. Una terra di nessuno, indivisa e non coltivata, destinata a pascolo pubblico. La terminologia della parola indica si una posizione decentrata ma non per forza al confine. La marginalità propria dei terreni montuosi o paludosi, sostanzialmente incolti e selvaggi, non è necessariamente quella dell’eschatìa, che può essere anche un’area coltivata situata in una chora più lontana dal centro cittadino ma non per questo marginalizzata. La presenza nell’eschatìa di santuari destinati al percorso di integrazione di giovani ( santuari visitati dagli efebi), fanciulle e illegittimi, rivela certo una marginalizzazione ideologica e simbolica di queste aree, che non necessariamente coinvolge anche gli aspetti socio-economici e sulla quale non bisogna insistere eccessivamente a proposito dell’organizzazione territoriale della polis. L’ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO Le caratteristiche principali dello stile di vita greco, che si esprimeva nell’ambito della polis, erano la partecipazione alla vita comunitaria a livello politico-sociale e a livello religioso. La nascita della città comporta, dopo la distinzione della chora e la conseguente definizione della base economica, una ristrutturazione e qualificazione dello spazio urbano. Poi si distingue: in spazio privato e spazio pubblico-> suddiviso in spazio sacro e profano-> è stato inteso come spazio civico cioè riservato ai soli cittadini di pieno diritto in realtà è uno spazio che può esser destinato ad attività da cui i soli residenti (donne, meteci, xenoi) sono esclusi. Si tratta di uno spazio politico, religioso, destinato a rispondere ai bisogni della comunità, che può definirsi diversamente a seconda di come essa viene a costruirsi. Le città dette ad evoluzione progressiva, che nascono per sinecismo, non mostrano un ‘organizzazione sistemica: esse tendono a svilupparsi in modo naturale e spontaneo attorno al santuario senza delimitare accuratamente gli spazi sul piano funzionale. Es Atene (attorno all’acropoli e all’agorà) altri edifici importanti vengono collocati in mezzo per le città nate come colonie gli spazi pubblici non si trovano per forza al centro ma si collocano nell’ambito di una cintura; le diverse zone sono riservate a funzioni specifiche. Lo spazio politico (profano) è deputato all’esercizio dei diritti politici veri e propri ( ad Atene comprende l’agorà, la collina della Pnice, pritaneo, bouleuterion, teatro ecc)-> monumenti semplici del 5/6 sec in contrasto con la monumentalità di quelli religiosi. Lo spazio religioso è una parte di territorio (urbano, della chora o periferico) dedicata alle manifestazioni della religiosità comunitaria, con l’insediamento di santuari o necropoli, o assegnata alla divinità. La scelta del luogo sacro dipende dalla presenza nel sito di particolarità che possono favorire la comunicazione con il divino (disponibilità di acqua, necessari per molti riti; presenza di segni di presunti interventi divini), ma anche da fattori legati non all’aspetto naturale, bensì alla mediazione umana e alla funzione sociale del culto, come il rapporto con il territorio dello stato e con la comunità di riferimento. I santuari in cui la potenza divina si manifesta in forme divinatorie e guaritrici, per esempio, si trovano lontano dai luoghi della vita quotidiana; i santuari dedicati a culti femminili sono situati lontano dal centro della vita politica, da cui le donne sono escluse; i santuari dedicati a divinità ctonie, vengono dislocati in sedi separate rispetto alla normalità del vivere quotidiano; i santuari dedicati alle divinità politiche ( Atena, Apollo) che svolgono la funzione di difensore della città, sono collocati al centro della città. Il vincolo tra la comunità e il luogo sacro si

tribunale). Essere cittadini comportava una serie di vantaggi di carattere economico: oltre alla retribuzione delle cariche pubbliche, al cittadino erano riservati il possesso di beni immobili (terre e case) e l’accesso ai sussidi statali e distribuzioni (denaro, grano, carne dei sacrifici). Per quanto riguarda il ruolo militare, esercito e cittadinanza coincidono: nel mestiere di cittadino, la guerra costituisce una delle attività principali (l’unica nel caso di Sparta). Il fattore religioso è fondamentale per il polites: nella città non vi è una sfera religiosa separata da quella della politica, della guerra, della vita familiare. La religione pervade tutti gli aspetti della vita, sia quello a livello pubblico che privato. La concezione del cittadino appare in stretta corrispondenza con la concezione della polis. Esattamente come la polis in cui vive, anche il polites è libero->il soggetto non è condizionabile da altri soggetti di diritto, individuali o collettivi, nelle proprie scelte: rifiuto di rapporti di sudditanza; ed autonomo-> capacità di autogovernarsi cioè capacità di esercitare opzioni libere di fronte alle leggi e ai culti religiosi, e quindi di aderire con convinzione ad una serie di norma di comportamento che tali leggi e culti implicano. I concetti di libertà e autonomia del cittadino investono diversi aspetti della vita, dall’ambito economico a quello della libertà di coscienza (più elevato). Per l’aspetto economico le società greche si pongono come modello il cittadino autarchico, capace di bastare a se stesso di evitare forme di dipendenza anche per quanto riguarda la propria sussistenza economica. Asse portante della società è la classe media che porta su di sé l’onore della difesa e la sua cellula è il cittadino-soldato, piccolo proprietario agricolo, che vive del proprio lavoro e non ha bisogno di svolgere attività commerciale. Dall’altro lato l’autonomia del singolo individuo si esprime nella libertà di coscienza, cioè nell’osservanza di riferimenti di valore con cui altri non possono interferire, il che si pone in contrasto con le esigenze della convivenza politica e civile. L’immagine del cittadino dipende dalla timè, cioè dal valore che viene attribuito all’uomo dalla comunità in cui è inserito. La timè (onore, valore) in democrazia assume la configurazione dell’axiosis (reputazione) e identifica il cittadino ideale come capace di contribuire all’esperienza politica vissuta dalla comunità. Il polites deve inserirsi in modo costruttivo in una comunità viva che gli chiede impegno e partecipazione e che lo giudica sulla base della sua capacità di rispondere alle opportunità che gli sono offerte. L’inserimento nella comunità determina per i politai anche un reciproco controllo: le regole della convivenza democratica, improntate a reciproca tolleranza e a una libertà personale insistentemente rivendicata, impongono un rigido rispetto della legalità che deriva dalla convinzione del valore intrinseco delle leggi che la città si è data ed ha liberamente accettato. Libertà e rispetto rigoroso della legge vanno di pari passo, associando alla libertà di iniziativa del singolo forme di controllo per difendere il funzionamento dell’organismo collettivo. Il cittadino che non partecipa non è un cittadino apragmon ( tranquillo in senso positivo) ma inutile. Ilpolites trova nella città la sua più completa realizzazione ed espressione ai livelli più diversi. LE DONNE->La polis le esclude anche se di status libero e figlie di cittadini da ogni forma di partecipazione politica. La donna libera e cittadina (astè) era definita dal matrimonio, dalla procreazione e dal lavoro domestico. Nel matrimonio svolgeva una funzione passiva, in quanto era data in moglie dal padre o dal tutore legale. Obiettivo del matrimonio era la generazione di figli legittimi. La donna era segregata in casa in particolar modo per le donne di condizione medio-alta era per evitare possibili tradimenti e figli illegittimi. Non può possedere nulla e le sue relazioni sociali dipendono dal padre o dal marito. Le cerimonie del culto familiare e cittadino erano per le donne l’unica occasione di avere una

vita sociale. La polis prevedeva anche dei culti riservati, legati ai culti di Atena e di Artemide e concepiti per avviare le fanciulle al ruolo di moglie e madre. Posizione prestigiosa e autorevole era riservata alla sacerdotesse di culti legati a divinità femminili e alla fertilità. In altri contesti giuridici ( es mondo dorico)la situazione della donna è più avanzata, la donna gode di alcuni diritti in materia di proprietà (dote ed eredità) e del diritto di esprimere il consenso al matrimonio. A Sparta sembrerebbe che alcune donne fossero proprietarie di terre ma non si è certi perché le fonti esterne possono essere state fortemente condizionate. Le differenze tra città se ci fossero riguardano i diritti ereditari e di proprietà: l’esclusione politica resta un dato ineludibile. GLI STRANIERI: XENOI ->il mondo greco distingue fra lo straniero di stirpe greca (xenos: il greco che appartiene ad una comunità politica diversa dalla propria) e il barbaro. Nel caso dello xenos, l’estraneità investe solo l’aspetto politico: il greco cittadino di un altro stato appartiene alla medesima comunità di sangue, di lingua, di culti, di costumi che definisce la Grecità come unità etnico-culturale. Il barbaro è straniero sia sul piano etnico-culturale, sia su quello politico: non condivide con i greci nessuno degli elementi della definizione di Grecità. Egli vive da schiavo e da suddito e non da libero cittadino-> è straniero due volte. Lo xenos, a meno che non goda della protezione, è un individuo privo di diritti e anche un nemico. Fin dall’età arcaica si cerca di porre rimedio a questa situazione con istituti che riguardano prevalentemente il mondo degli xenoi: le forme di mitigazione della posizione dello straniero sembrano presupporre un’omogeneità politico-culturale. Non tutti gli stati greci avevano lo stesso atteggiamento di fronte al rapporto con lo xenos: alla tradizionale disponibilità di Atene ad accogliere stranieri sul proprio territorio fa riscontro la chiusura di Sparta, che faceva sorvegliare attentamente gli stranieri di passaggio dagli efori e praticava regolati espulsioni di stranieri METECI-> la metoikia costituisce la più avanzata forma di integrazione dello straniero nella comunità. I meteci, o residenti stranieri, avevano uno status intermedio tra cittadini e xenoi: erano stranieri, di stirpe greca, che si stabilivano in Atene, per motivi commerciali, per un periodo superiore a un mese. Avevano l’obbligo di porsi sotto la protezione di un cittadino, che assumeva la funzione di patrono: suo compito era appoggiare la richiesta di iscrizione nelle liste dei meteci e garantire il pagamento della tassa a sui erano sottoposti gli stranieri residenti e da cui erano esenti solo i meteci equiparati ai cittadini a proposito degli oneri tributari. I meteci erano iscritti come residenti in speciali registri tenuti dai demi ed erano inseriti negli elenchi delle tribù; presentavano servizio militare ma erano esclusi da ogni forma di partecipazione politica. La posizione del meteco rispetto alla comunità ateniese sembra da ripensare in una prospettiva di maggior integrazione, in progressiva accentuazione nel corso del IV sec, soprattutto nel campo giudiziario. Il problema aveva dimensioni istituzionali e sociologiche. Un aspetto di esso è il modo in cui i cittadini guardavo al gruppo sociale degli stranieri residenti e la misura in sui intendevano integrarlo; un altro, non meno interessante, è il modo in cui i meteci percepivano il loro rapporto con la comunità civica della città ospitante. Al meteco la partecipazione è negata sul paino politico e sconsigliata sul piano giudiziario ma egli rivendica un suo ruolo nella democrazia, in netta contrapposizione con quei cittadini che per avversione ideologica o paura dichiarano il loro scarso interesse alla partecipazione democratica. La tranquillità del meteco è la conseguenza della piena adesione al ruolo subordinato che gli è assegnato dalla polis, mentre quella del cittadino tranquillo è la conseguenza di un venir meno ai doveri del proprio

e il rapporto tra cittadinanza, ruolo militare e proprietà terriera vennero meno; la corte, centro del potere politico e il luogo dove affluivano intellettuali e artisti sostituì la polis come centro in senso politico e culturale della vita del mondo ellenistico. Il nuovo ruolo svolto dalle città è una delle caratteristiche principali dell’ellenismo. Non è semplice parlare della città ellenistica in quanto ognuno era caratterizzata a suo modo ma c’erano degli elementi in comune: la polis assunse nell’epoca ellenistica una caratterizzazione più omogenea sul piano istituzionale, rispetto alla grande varietà di modelli dell’arcaismo e dell’età classica, e conobbe una certa uniformità sul paino educativo, culturale e religioso. La polis ellenistica è una sorta di enclave inserita nell’ambito di un vasto stato territoriale. I grandi regni ellenistici erano realtà complesse, caratterizzati dalla grande estensione territoriale e dalla ricchezza demografica. Nel periodo ellenistico si prevede una capitale a cui si affianca una chora in cui si trovano altre città o diverse capitali. Il territorio, di proprietà dello stato, cioè del re, comprende, accanto alle proprietà regie, le città greche, i santuari, le colonie militari, i dinasti locali, tribù e popolazioni in stato di vassallaggio più o meno blando. Il re doveva relazionarsi in modo diverso con le varie realtà tra cui le città che costituivano un elemento problematico. La polis di ridusse ad una comunità di uomini liberi in cui si viveva una dimensione più culturale che politica e dove il corpo civico era greco. Dal punto di vista economico la città viveva come nell’ età arcaica e classica, soprattutto dallo sfruttamento agricolo del territorio. Le città intrattenevano con i re rapporti diplomatici attraverso gli amici del re stesso, notabili che godevano della sua fiducia e che spesso erano artisti, letterati, scienziati che svolgevano ruoli nell’ambito della corte. Sul piano politico-amministrativo le poleis di epoca ellenistica presentavano alcune affinità. Esse rivendicavano la loro natura democratica, in opposizioni a tirannidi e oligarchie, ed erano organizzate in: consiglio, assemblea, magistrati e tribunali la popolazione era divisa in tribù, demi, trittie, fratrie a seconda dei contesti locali. L’assemblea discuteva di temi quali gli affari sacri, le finanze, gli approvvigionamenti, la difesa della città e del territorio. Ci furono giudici provenienti dall’estero. Nelle città più governate “democraticamente” andarono formandosi aristocrazie di notabili. Le poleis ellenistiche conservano un grado più o meno elevato di autonomia e libertà: diverse dall’interpretazione dell’età classica. Per autonomia si intende la sopravvivenza delle principali istituzioni della città per libertà la possibilità di intrattenere con il sovrano una relazione in qualche modo paritaria. La differenza fra cittadini, meteci e xenoi si affievolì favorendo quell’integrazione degli elementi stranieri. Nelle città sorsero gruppi di ellenisti che parlavano greco e apprezzavano lo stile di vita greco; la massa degli indigeni restò ai margini di questo processo di acculturazione. La polis resta, anche in età ellenistica, profondamente condizionante per il mondo politico greco, di cui caratterizza lo stile di vita: anche nelle esperienze federali e territoriali le poleis restano fattori di instabilità, creando difficoltà al potere centrale con le loro rivendicazioni di autonomia. In età ellenistica, le monarchie territoriali si trovano in continua dialettica con le poleis che vivono al loro interno, le quali, se ormai non sono più in grado di svolgere una effettiva funzione interlocutoria rispetto al potere centrale, si oppongono ad una autentica assimilazione: esse vengono così a costruire in ogni caso un fattore di divisione e di debolezza, in particolar modo nei momenti di crisi del potere centrale, che si infittiscono a partire al II sec. Le strutture cittadine cambiarono profondamente in relazione al diverso carattere e alle diverse esigenze. Vita e aspetto della città ellenistica appaiono condizionati dalla presenza del re e dal suo potere. Alessandria, grande metropoli, in cui convissero le etnie più diverse può rappresentare quella città, rispetto alla Grecia classica, che realizza una più efficace integrazione fra uomini di provenienza eterogenea, rimuovendo discriminazioni e pregiudizi culturali e realizzando una unità linguistica, giuridica, di costumi capace di maggior accoglienza.