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La povertà educativa. Quali risposte? (solo i capitoli di Rivoltella, Zoletto, Boccacin, Bobbio, Pagani et al., Balduzzi et al, Dodi et al., Arcangeli et al., Campolungo et al., Tripi).
Tipologia: Sintesi del corso
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Stiamo diventando meno intelligenti? L’effetto Flynn cioè l’aumento del QI che un tempo andava aumentando di 3 punti ogni 10 anni, dagli anni 70 ha subito una diminuzione per ogni generazione dal 1975. Le cause possono essere molteplici:
riconoscere che è la realtà a viaggiare troppo veloce e che non possiamo chiedere a noi stessi Più di quanto non sia lecito e umano attendersi ma ce ne addossiamo la colpa. L’ unico modo che ci sembra praticabile per elaborare questo senso di colpa cioè di estendere il nostro lavoro dal mattino presto alla sera tardi nel fine settimana, durante le ferie per provare a colmare il gap, se il tempo non basta questo il ragionamento forse recuperando le ore in quei giorni sarà possibile accorciare le distanze e fare più di quanto normalmente non si faccia. questa è una nuova forma di alienazione identica ma per certo verso inversa rispetto a quella del capitalismo classico, nel quale era il capitale che espropriava il lavoratore dell'essenza del suo lavoro riducendolo a merce, oggi, invece sono i lavoratori a consegnarsi deliberatamente alla macchina produttiva, siamo alienati ogni volta che facciamo volontariamente qualcosa che non vorremmo realmente fare. ANTICIPAZIONE : Hansen professore di arte e scienze della letteratura e dei media espone l'ipotesi che si possa considerare come un teorico dei media il tipo di sensibilità che i media sviluppano in noi in modo tale da slegare la nostra esperienza della percezione della logica dell'efficacia. Teorizza il feed-forword Significa proiettare avanti l'efficacia causale nell'attività futura e in particolare nel futuro di una coscienza percettiva che delibera sulla propria attività futura. grazie a questo diviene possibile anticipare il futuro con almeno due conseguenze considerevoli:
informati e di governare questa ingente massa di dati. MACHINE LEARNING: cerca di risolvere questo problema ricercando al nostro posto quelle informazioni che ci possono interessare sulla base di tracce che lasciamo in rete e che consentono di conoscere sempre meglio i nostri gusti e le nostre preferenze. COEVOLUZIONE vs DETERMINISMO : l'idea che i media digitali siano responsabili del cambiamento in atto e scorretta, questa idea ritiene che i media producano gli stessi effetti su tutti i loro destinatari e che siano vittime passive di tutto il processo. i media digitali sono responsabili dell’accelerazione sociale in cui viviamo, compromettono la lettura profonda dei testi e producono un progressivo impoverimento cognitivo dei soggetti. si tratta di una posizione di determinismo tecnologico secondo la quale il rapporto tra uomo e tecnologie è unidirezionale e il verso di questo rapporto è dalla tecnologia all'uomo, un rapporto che proprio per la forza dei media digitali e la loro capacità di influenzare i comportamenti dell'uomo configura una relazione di dipendenza (su cui per il momento gli studiosi non hanno certezze e quindi si preferisce parlare di uso eccessivo). Gli effetti dipendono dai soggetti, dall’età e dal genere, un consumo dei media digitali eccessivo e l'esito dell’uso eccessivo di altri mezzi o della dipendenza che può essere collegata a patologie già esistenti nel soggetto. L'invito è a superare le semplificazioni e gli schemi lineari, Tonioni Sostiene che alcuni dispositivi possono influire negativamente sulla sfera dei comportamenti dell'individuo, si tratta di un'interazione complessa tra soggetto e strumento e i contesti di vita. i media digitali non sono gli unici responsabili delle trasformazioni in atto ma sono collegate con gli altri fattori in maniera complessa. l'uomo e le tecnologie si sviluppano insieme l'uomo produce la tecnologia, modifica l'ambiente e l'ambiente retroagisce sull'uomo modificando il suo adattamento e la sua genetica così da costringerlo a introdurre una nuova tecnologia. l'uomo e le tecnologie digitali co-evolvono, la velocità non è solo una conseguenza ma un bisogno, l'accelerazione la somma di più fattori, la modificazione dei nostri aspetti cognitivi mostrano un problema di adattamento. la risposta possibile a rischio dell'alienazione e cercare gli assi di risonanza. ASSE DI RISONANZA è uno spazio in cui diviene stabilmente possibile fare esperienza di risonanza: per alcuni e lo sport, per altri la musica, per altre ancora l'impegno politico. Facciamo esperienza di risonanza quando qualcosa o qualcuno ci prende e si creano le condizioni per poter stabilire una relazione, è importante avere un atteggiamento di disponibilità a entrare in relazione, anche a costo di esporsi nelle proprie vulnerabilità. Feed-forward richiede un atteggiamento di anticipazione. La previsione deve essere recuperata come dispositivo evolutivo dell'uomo e occorre che si apra una vera e propria didattica del prevedere, che sviluppa familiarità con i processi che regolano l'attività percettiva e cognitiva di un soggetto che prevede: semplificazione, categorizzazione, comparazione e sostituzione. il digitale infine non rappresenta solo un pericolo da cui difendersi ma è anche un linguaggio, un'istanza del mondo, dove occorre alfabetizzare i soggetti fin da piccoli perché se ne possano appropriare in modo critico e consapevole. CAPITOLO ZOLETTO Pallerey per giungere a una costruzione di un quadro di riferimento dei bisogni educativi che si riscontrano all'interno di un determinato contesto, occorre considerare l'apporto di due diversi ordini di elementi:
DEMETRIO: sostiene che la nozione di bisogno va costantemente problematizzata, ritiene che le esigenze possano essere sempre chiare ed esplicite, oltre che correttamente interpretate dalle politiche educative. entrano in gioco dimensioni che hanno tratti sia soggettivi che oggettivi es. il riferimento ai bisogni di tipo formativo si può parlare di bisogni oggettivi mentre si parla di bisogni soggettivi quando si riferiscono alla percezione del bisogno da parte dell'individuo. Demetrio sostiene che possono esserci dei bisogni non percepiti o non chiari. I nuovi bisogni educativi caratterizzano i percorsi di vita e formazione di persone e gruppi in determinati contesti, il criterio di novità potrebbe essere riconducibile alla presenza di nuove chiavi di lettura teorico- antropologiche delle finalità dei processi educativi e delle situazioni in cui si sviluppano. Sen e Nussbaum sostengono che per valutare la qualità della vita di una persona è importante partire dal suo quadro delle capacità, si tratta di guardare alle persone non solo in quanto vulnerabili o bisognose di aiuto ma anche in quanto potenzialmente capaci. C'è un nesso tra bisogni\capacità, e la necessità di considerare entrambe queste prospettive nel progettare i pratiche educative dove si sottolinea che la scuola dovrà essere in grado di esercitare flessibilità rispetto alle capacità di ogni singolo allievo e di porre al centro i bisogni e gli interessi di ciascuno di loro. Questa doppia attenzione capacità\potenzialità da un lato ai vincoli\ostacoli dall'altro fa emergere significativamente di nuovi possibili bisogni educativi. Rapporto Caritas: Alcune riflessioni di questo rapporto risultano preziose al fine di esplicitare la rilevanza pedagogica e socio-culturale di questa chiave di lettura che Lega la rilevazione di povertà\bisogni a quella delle capacità. Viene Ribadito come l'approccio di Nussbaum evidenzia la possibilità di giungere a un'effettiva uguaglianza sociale passa anche attraverso la promozione della libertà individuale, intesa come opportunità di realizzare i progetti di vita. Come Conseguenza di questa ampia prospettiva, viene sottolineato che la povertà educativa si manifesta non solo come una privazione di quelle competenze cognitive fondamentali no anche nel mancato sviluppo di elementi come motivazione, l'autostima, le aspirazioni ed i sogni, la comunicazione, la cooperazione e l'empatia fondamentali per la crescita dell'individuo e per il suo benessere. 10 capacità centrali individuate da Nussbaum : ➢ Vita ➢ salute fisica ➢ integrità fisica ➢ sensi, immaginazione e pensiero ➢ sentimenti ➢ ragion pratica ➢ appartenenza ➢ gioco ➢ controllo del proprio ambiente (sia politico che materiale) Gli elementi richiamati mostrano la definizione di povertà educativa proposta da Save the Children e da Nussbaum. L'indice di povertà educativa elaborato da Save the Children in collaborazione con MIUR e ISTAT e con il comitato scientifico sulla povertà educativa in Italia è stato promosso per monitorare le capacità complessive di un territorio e di sostenere i soggetti in età evolutiva. Questo indice permette di avere una visione ampia e articolata di quanto e come un territorio riesca a garantire ai bambini e agli adolescenti le capacità elencate da Nussbaum. Si tratta di andare a mappare sulla base di una serie di fonti:
passato ricordate attraverso un’idealizzazione eccessiva, questo orientamento rischia di mandare in nulla le capacità di avere visioni progettuali in grado di introdurre un’innovazione delle dinamiche educative. In relazione alla teoria relazionale della società viene considerato a livello culturale osservando i processi educativi come processi culturali. L’attenzione è concentrata sugli scambi di interazione nelle relazioni socio-educative. I processi educativi primari come processi culturali e relazionali. La responsabilità educative di natura sociale propongono domande di dissenso agli adulti che agiscono all'interno di processi di socializzazione, in ordine al carattere razionale del bene prodotto costituito dall'educazione si tratta di un bene che può essere prodotto attraverso lo stabilirsi di relazioni sociali di tipo intersoggettivo e intergenerazionale. All'interno dello spazio relazionale è possibile educare non è possibile che il soggetto in modo autoreferenziale riesca a tirarsi fuori da se stesso quindi occorre che mediante la relazione renda accessibile oltrepassare il confine dell'individuo solo se autosufficiente per instaurare una logica reciproca di relazionalità dove attraverso la socializzazione è possibile compiere un cammino comune. La direttrice del fenomeno educativo è costituita da relazioni intergenerazionali in grado di costruire co- costruire senso per tutti gli attori del processo, infatti, nelle relazioni in particolare quelle che connettono i membri appartenenti a generazioni diverse può avvenire un efficace processo di apprendimento, una valorizzazione dell'identità personale e sociale. Le implicazioni di ordine applicativo riguardano sia la famiglia come soggetto educativo responsabile dei processi di socializzazione primaria sia la scuola come socializzazione secondaria, le relazioni tra famiglia e scuola sono sull'asse portante della socializzazione nel quale si possono realizzare patti educativi e alleanze presenti nella comunità di riferimento. PARTNERSHIP : è una collaborazione paritaria tra organizzazioni diverse fondata sulle relazioni reciproche stabilite volontariamente nelle quali le risorse, le capacità e i rischi sono condivisi per il conseguimento di un progetto multidimensionale non perseguibile da ciascuna delle singole unità. Si propongono nella direzione di contribuire alla creazione di beni relazionali di pubblica utilità di cui fa parte l'educazione, questa definizione si fonda sull’intenzionalità dei diversi soggetti ad agire in collaborazione e secondo uno status di parziarietà relazionale che non implica l'annullamento delle diversità tra i partner ma l'identificazione e la valorizzazione delle singole soggettività. I soggetti che partecipano alla partnership sono attori provenienti da ambiti societari diversi, in questo progetto immettono culture, valori, approcci diversi facilitando il perseguimento di una comprensione condivisa dei problemi socioeducativi. La partnership ha dei rischi ambiguità, ambivalenza sia a livello definitorio che applicativo, inoltre, richiede una realizzazione concreta tra chi offre l'intervento e chi lo riceve. CO-PRODUZIONE sotto il profilo sociologico contiene due radici semantiche:
configurazioni reticolari che possono offrire risposte differenziate ai bisogni che sono in continuo mutamento. nelle situazioni di povertà relazionale in qui si genera un'emergenza educativa è fondamentale intraprendere il compito educativo come un'impresa congiunta di più attori che si affiancano ai genitori, impegnati direttamente nella crescita dei propri figli, in primo luogo alla scuola di insegnanti, gli educatori e i diversi adulti coinvolti nell'educazione delle giovani generazioni. LA DISPERISONE SCOLASTICA : nella società contemporanea emerge come un fenomeno visibile a livello formale nell'ambito scolastico e affonda le sue radici in un disagio sociale plurimo e articolato. Da questo scenario è irrealistico pensare che un soggetto possa essere interlocutore delle criticità connesse alla dispersione scolastica i possa contrastarle con efficacia. nel momento in cui sul fronte della domanda sociale aumenta la complessità dei bisogni socio educativi occorre innalzare la complessità sul versante dell'offerta di possibili soluzioni. La pluralizzazione degli attori in rete può rendere attivamente disponibili risorse formali e informali attive nelle comunità locali sia a livello soggettivo sia intersoggettivo. nella prospettiva delle reti di relazioni e delle partnership è possibile dare origine a forme innovative di risposta al bisogno sociale riconducibile alla dispersione scolastica. Diventa importante promuovere iniziative che consentano di creare reti di relazione tra famiglia, scuola, associazioni di volontariato per sostenere la corresponsabilità ad affrontare la sfida dell'educazione nella società contemporanea. Una questione centrale nella società contemporanea è connessa al tema della relazionalità sociale e la sua qualità del mutamento sociale. Il processo educativo si qualifica come la realizzazione di qualcosa che eccede la somma delle parti in quanto lo scambio è agito da soggettività diverse, ciascuna delle quali possiede culture specifiche insieme a modalità e metodologie d'azione peculiari. il tema dell'eccedenza è centrale nella riflessione sociologica perché si focalizza sulle relazioni sociali e permette di ampliare la gamma di interventi e può consentire innovazioni. Valorizzare la sfida delle novità può consentire alla cultura educativa di trovare nel legame sociale e nello stare insieme ciò che valorizza le differenze e consente di considerare era persona come soggetto in relazione. non tutte le relazioni sono uguali possono essere generative o degenerative:
assorbente e le caratteristiche di vulnerabilità e dipendenza del bambino molto piccolo lasciarono il posto ha un costrutto di infanzia socialmente e cognitivamente competente all'interno dei contesti intenzionalmente progettati per sostenere lo sviluppo individuale e la crescita. Le esigenze sociali di fine secolo soprattutto connesse all’intensificazione dei flussi migratori, Della globalizzazione e quindi dell'aumento delle condizioni di disuguaglianza ha determinato la necessità di potenziare il segmento formativo chi precede la scuola dell'infanzia (asilo nido). Alcuni paesi europei hanno risposto attraverso specifici provvedimenti che hanno esteso la scuola dell'infanzia fino ai due anni di età del bambino con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze attraverso misure educative di carattere compensativo. Sul piano delle politiche formative europee si sono delineati due modelli:
da contesti economici deboli, soprattutto per le famiglie che già prima dell'emergenza sanitaria erano in condizione di grave fragilità, con bisogni educativi speciali e quelli che a causa della crisi sanitaria rischiano maggiormente di scivolare in situazioni di povertà. lo studio qualitativo si colloca nel progetto di ricerca education for social Justice che indaga il rapporto tra infanzia, educazione e giustizia sociale con riferimento agli obiettivi dell'agenda 2030 e si è rivolto con interviste semi-strutturate con l'obiettivo di esplorare in profondità il punto di vista delle educatrici rispetto all'impatto dell'emergenza sanitaria a diversi livelli:
Brescia). il progetto è stato realizzato a partire da una prima fase orientata, alla definizione dei temi e alla esplicitazione di una visione pedagogica condivisa, nel caso preso in esame il problema di ricerca e stato sollevato dal gruppo della cooperativa PROGES che aveva dato al gruppo di ricerca un corso di formazione incentrato sul tema di innovazione e inclusione nei servizi per l'infanzia. il percorso ha preso avvio in un primo incontro che aveva come obiettivo negoziare la concettualizzazione del problema che sarebbe stato al centro di questa ricerca, sulla base degli input emersi dalla discussione di gruppo i ricercatori hanno proposto di adottare come riferimento pedagogico condiviso il quality frame work europeo ritenendo che questo documento era ideale per rispondere alle domande emerse. questo documento si presenta non in termini normativi ma come uno strumento aperto e flessibile capaci di articolare chiaramente valori e principi di riferimento, consentendo l'elaborazione di molteplici percorsi per raggiungere gli obiettivi condivisi a partire dalle diverse condizioni di partenza. Nel secondo incontro l'utilizzo del documento quality frame work europeo ed è stato definito uno strumento capace di sostenere un orizzonte culturale ampio ma anche di indicare precise traiettorie di intervento, di lavoro ha deciso di focalizzare l'attenzione sulle aree relative all'accessibilità, alla progettazione pedagogica e alla governance di sistema, individuando alcuni stimoli di riflessione utili per approfondire le questioni esplicitate nelle domande di ricerca. Nella seconda fase del progetto si è concentrata sui diversi servizi per l'infanzia di cui ciascun coordinatore era responsabile, con l'obiettivo di raccogliere e analizzare dati in riferimento alla loro accessibilità. I ricercatori hanno dedicato due incontri formativi di mezza giornata per fornire coordinatori gli strumenti che consentissero loro di comprendere il fenomeno delle disuguaglianze nell'accesso ai servizi rispetto alle realtà territoriali e socioculturali in cui si collocano. Successivamente i coordinatori hanno fatto una mappatura delle risorse e delle opportunità presenti nel contesto territoriale di riferimento e a cui servizi per l'infanzia oggetto di indagine avrebbero potuto connettersi per aumentare la loro accessibilità attraverso pratiche innovative che andassero incontro ai bisogni delle famiglie, attraverso iniziative di sensibilizzazione e apertura informale verso la comunità. La mappatura ha permesso di effettuare una prima elaborazione di dati rispetto ai bisogni diversificati dei bambini e delle famiglie che risiedono nei contesti territoriali entro cui si collocano i servizi, se questi bisogni non vengono intercettati oppure non trovano risposte adeguate rischiano di tramutarsi in un'esclusione non intenzionale dai servizi educativi andando ad accrescere le disuguaglianze sociali. La Terza e ultima fase del progetto sei arrivati alla sperimentazione di pratiche educative innovative all'interno dei servizi per l'infanzia presi in esame, a partire dai laboratori svolti nelle fasi precedenti sono stati costruiti tre gruppi di lavoro con l'obiettivo di arrivare a stendere un progetto comune che avrebbe orientato le sperimentazioni intraprese all'interno di ciascun servizio. I gruppi di lavoro tematici facevano riferimento ai seguenti ambiti di intervento:
di ricerca simili in altri contesti. Sul piano metodologico, un elemento decisivo è l'utilizzo di strategie formative incentrate sull'analisi di casi studio e sull'apprendimento tra pari all'interno di un gruppo, questo approccio ha contribuito a sostenere il protagonismo dei coordinatori pedagogici e ha permesso di posizionarsi come soggetti attivi nel promuovere processi di cambiamento. Un altro punto di forza è l'aver introdotto una prospettiva teorica nuova che metteva in dialogo il versante delle politiche per l'infanzia con quello delle prassi educative, ha contribuito a far maturare nuove consapevolezze rispetto al ruolo dei coordinatori e ha favorito la co-costruzione di una visione pedagogica condivisa che ne ha orientato le azioni. Un ultimo aspetto e l'aver offerto al gruppo di coordinatori pedagogici una serie di strumenti metodologici utili a sostenere la ricerca in cui essi operano quotidianamente in modo da renderli autonomi nella progettazione di azioni innovative concentrate sui bisogni e sulle potenzialità di ciascuna realtà presa in esame. CAPITOLO DODI, ANNINI, NARDELLOTTO, PASI, PILLITTERI, RITORTO Nei primi tre anni di vita bambini e bambine attraversano uno dei periodi più complessi e delicati dello sviluppo, tutt'altro che lineare che coinvolge diversi fattori come la maturazione del cervello, la spinta alla crescita che è diversa per ogni bambino, le interazioni con l'ambiente e i diversi contesti di vita ed esperienza. Le basi per far fiorire le competenze motorie, cognitive, emotivi e sociali presenti fin dalla nascita prendono forma grazie alle esperienze e al valore senso-motorio da parte degli adulti. diventare genitori comporta una continua ridefinizione di equilibri spesso difficili da trovare soprattutto laddove si fatica a fornire i supporti adeguati e contesti adeguati, l'adulto inoltre svolge un compito relazionale fondamentale in cui si forma e trasforma sviluppando capacità responsiva alle necessità del bambino e imparando la conoscere. Ci sono famiglie che vivono la genitorialità in situazioni di precarietà e di isolamento sociale, questo limita le possibilità di fornire al bambino cure e accudimento opportuni e possono generare situazioni di povertà educativa. Una forma diffusa di povertà educativa si manifesta nella difficoltà degli adulti a comprendere e a dare significato alle emozioni dei bambini con il rischio di negarle, banalizzarle o confonderle con quelle dell'adulto e di agire una relazione iper-protettiva che non lascia spazio ascolto e non sostiene lo sviluppo delle competenze relazionali, comunicative e simboliche. Nel Gioco emergono dimensioni educativamente povere se l'adulto anticipa le tappe dello sviluppo o le rallenta e non riconosce il valore del giocare sostituendo l'esperienza con l'uso di giochi e oggetti che sollecitano poco l'esplorazione. Sguardo educativo povero : si intende che fatica a riconoscere l'importanza della dimensione corporea e sensoriale e limita nel bambino l'esplorazione di sé e del mondo in tutta la sua ricchezza e bellezza. Contrastare la povertà educativa significa allora sostenere e potenziare lo sguardo educativo dell'adulto per offrire ai bambini esperienze educative globali e capaci di promuovere una molteplicità di linguaggi e sollecitazioni. In particolare, nella fascia 0 - 3 È importante allestire contesti educativi capaci di nutrire la mente, il corpo e la psiche attraverso la mobilitazione di una molteplicità di linguaggi come il teatro, la narrazione, il gioco e la natura, è importante educare al bello, far ascoltare della musica sono tutte esperienze educative che coinvolgono il bambino l'adulto nella loro complessità individuale e relazionale sostenendo lo sviluppo di empatia e sintonizzazione attraverso linguaggi multipli. L’attenzione ai luoghi è importante nel contrasto della povertà educativa, i luoghi non sono neutri ma devono attrarre, devono essere pieni di significato, devono sollecitare all'esplorazione, e favorire la voglia di rimanere in quell'ambiente e di stare in relazione tra bambini e tra adulti. I luoghi non sono esclusivamente quelli dei servizi ma sono i luoghi della città i paesaggi e l'ambiente familiare in questi generano una ritualità di appuntamenti negli incontri nelle presenze. I luoghi non devono essere soltanto individuali ma si può anche accompagnare il figlio per giocare in gruppo. Un Educatore che integra competenze educative specifiche nella prima infanzia e competenze nel lavoro territoriale e in contesti educativi informali, che facilita l'avvicinamento di bambini e dei loro genitori sostiene lo sconfinamento
specifiche professionalità sono riusciti a dare un contributo al lavoro progettuale perché portatore di un punto di vista differente. È stata realizzata una progettazione per e con le persone con attenzione i contesti e alle relazioni presenti, evitando l'iperspecializzazione, la non attenzione alle relazioni, la non considerazione dei problemi essenziali che costituiscono il cuore di ogni agire professionale. questa co- progettazione ha richiesto la necessità di condividere tra tutti gli attori l'intervento di alcune idee chiave facendo della dimensione relazionale lo strumento per affrontare la complessità e trovando il punto centrale di riferimento di ogni intervento. Un altro punto di condivisione e il coinvolgimento diretto degli utenti secondo un approccio partecipativo e un processo di accompagnamento nel percorso di cambiamento che si vuole operare nei diversi contesti. tutti i partecipanti dell'equipe del progetto si sono incontrati insieme superando i propri riferimenti dando spazio al confronto per costruire linguaggi e percorsi condivisi. Dei progetti di co-progettazione Tale pensare insieme aver cura di sé, della vita, per riorientare le azioni future, è importante abitare spazi e tempi per una narrazione e una riflessione comune che sostenga l'azione, secondo una prospettiva generativa che permetta di sostenere i processi di cambiamento e di trasformazione. CET (centri educativi territoriali): sono nati come luoghi in cui si identificano le comunità educanti non solo spazi fisici ma anche dinamici e costruiti da tutti gli attori che in un singolo territorio accettano la presa in carico di azioni corresponsabili nei processi educativi dei cittadini più giovani. Sono spazi vivi capaci di rimodellarsi in maniera continua in base ai bisogni e alle dimensioni di possibilità espresse dalle famiglie di un territorio, diventando una sorta di organizzatori e mediatori. Nei CET Sono state proposte tre tipologie di attività: ➢ Laboratori per permettere alle famiglie ai bambini di sperimentare ed apprendere dal fare insieme. ➢ focus Group per consentire alle famiglie e ai professionisti di socializzare e osservare atteggiamenti, fragilità e possibili azioni. ➢ attività di prossimità per promuovere il senso di appartenenza e di condivisione di risorse formali e informali presenti. Il processo di costruzione delle comunità educanti è stato caratterizzato da alcune azioni comuni a tutti i territori, hanno rappresentato il tentativo di non arrivare a uno schema chiuso e definito ma di tracciare un percorso che permettesse di sperimentare la partecipazione, la co-progettazione, la sostenibilità, la possibilità di mettere in campo azioni che non durino lo spazio il tempo di un progetto ma rappresentano l'intenzione pedagogica di provare a costruire culture e pratiche inclusive che superino la logica emergenziale e si aprano a possibilità evolutive. gli interventi di contrasto alla povertà educativa sono riassumibili in tre tipologie di azioni: