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La povertà educativa. Quali risposte?, Sintesi del corso di Pedagogia

La povertà educativa. Quali risposte? (solo i capitoli di Rivoltella, Zoletto, Boccacin, Bobbio, Pagani et al., Balduzzi et al, Dodi et al., Arcangeli et al., Campolungo et al., Tripi).

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 22/12/2021

Sibisibi
Sibisibi 🇮🇹

4.4

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CAPITOLO RIVOLTELLA
Stiamo diventando meno intelligenti?
L’effetto Flynn cioè l’aumento del QI che un tempo andava aumentando di 3 punti ogni 10 anni, dagli anni
70 ha subito una diminuzione per ogni generazione dal 1975. Le cause possono essere molteplici:
- Interferenza sul neuro sviluppo responsabili anche dell’aumento dei soggetti con spettro autistico
- Interferenza di cibi spazzatura
- Diminuzione delle ore di sonno
- La diminuzione delle letture e l’aumento dei social
Alcuni fattori che non possono essere correlate allo sviluppo dei media hanno però qualche correlazione
con alcuni fattori:
- Accelerazione e condensazione del tempo
- riconfigurazione della pratica della lettura
- nuove forme di appropriazione della conoscenza
L'analisi di questi fattori ci condurrà a discutere se si possa parlare di dipendenza mediatica e a definire in
modo corretto le responsabilità dei media digitali in relazione alle trasformazioni della nostra intelligenza.
Contrazione: il tempo è contratto, nella filosofia è un tempo misurabile (misura il movimento secondo il
prima e il poi) e un tempo vissuto che per Aristotele si intende la risonanza soggettiva in quel tempo.
Nel caso della rete e dei media digitali il tempo di internet fa riferimento al tempo materiale impiegato da
un device per sottoporre un contenuto in pacchetti di dati e inviarli a un altro device per riceverli e
ricomporli per renderlo accessibile.
Virilio trent'anni fà parlava dell'avvento del veicolo audiovisuale, veicolo statico, successivamente si è
parlato distanza tempo e ora di distanza velocità della produzione di immagini in elettronica. questa
concezione fisica del tempo in cui le informazioni si spostano nello spazio si traduce in una contrazione
percepita del tempo soggettivo ma si può ricondurre a due fondamentali esperienze:
- l'accelerazione dei processi e la velocità degli scambi accorciano i tempi e fornisce una densità una
pesantezza che normalmente non avrebbero
- la stratificazione dei tempi quando inviamo un messaggio il tempo della sua trasmissione è
istantaneo, nella percezione di chi lo invia si aggiunge il linguaggio della semiotica, che prede il
nome di tempo di enunciazione, è il tempo necessario a scrivere e leggere un messaggio.
La rapidità della scrittura e della trasmissione dispone chi ha fatto l'invio all'attesa di una risposta veloce,
quasi immediata. Il destinatario riceve nello stesso spazio di tempo più messaggi mentre il tempo della
ricezione è istantaneo e corrispondente a quello della trasmissione e inevitabilmente i tempi di risposta
avendo così tanti messaggi si allungano.
Il tempo istantaneo dall'invio della risposta produce il tempo sequenziale della lettura e della risposta da
parte nostra, un tempo tanto più lungo nella misura in cui molti dei messaggi richiedono una risposta
articolata e richiedono in allegato dei file.
ACCELERAZIONE: La velocità di diffusione delle informazioni, il loro accumulo per stratificazione, la
necessità che sembra un imporci di una risposta in tempo reale, sono elementi che concorrono a farci
percepire le nostre esistenze all'insegna dell'accelerazione, di conseguenza facciamo esperienza di essere in
continuo strutturale ritardo sulle scadenze, non riusciamo più ad arrivare in tempo, non ce la facciamo a
rispettare i termini di consegna dei lavori che ci vengono assegnati. Questa situazione genera in chi la vive
dei sensi di colpa. se siamo in ritardo non riusciamo ad avere la tranquillità e la consapevolezza sufficienti a
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CAPITOLO RIVOLTELLA

Stiamo diventando meno intelligenti? L’effetto Flynn cioè l’aumento del QI che un tempo andava aumentando di 3 punti ogni 10 anni, dagli anni 70 ha subito una diminuzione per ogni generazione dal 1975. Le cause possono essere molteplici:

  • Interferenza sul neuro sviluppo responsabili anche dell’aumento dei soggetti con spettro autistico
  • Interferenza di cibi spazzatura
  • Diminuzione delle ore di sonno
  • La diminuzione delle letture e l’aumento dei social Alcuni fattori che non possono essere correlate allo sviluppo dei media hanno però qualche correlazione con alcuni fattori:
  • Accelerazione e condensazione del tempo
  • riconfigurazione della pratica della lettura
  • nuove forme di appropriazione della conoscenza L'analisi di questi fattori ci condurrà a discutere se si possa parlare di dipendenza mediatica e a definire in modo corretto le responsabilità dei media digitali in relazione alle trasformazioni della nostra intelligenza. Contrazione: il tempo è contratto, nella filosofia è un tempo misurabile (misura il movimento secondo il prima e il poi) e un tempo vissuto che per Aristotele si intende la risonanza soggettiva in quel tempo. Nel caso della rete e dei media digitali il tempo di internet fa riferimento al tempo materiale impiegato da un device per sottoporre un contenuto in pacchetti di dati e inviarli a un altro device per riceverli e ricomporli per renderlo accessibile. Virilio trent'anni fà parlava dell'avvento del veicolo audiovisuale, veicolo statico, successivamente si è parlato distanza tempo e ora di distanza velocità della produzione di immagini in elettronica. questa concezione fisica del tempo in cui le informazioni si spostano nello spazio si traduce in una contrazione percepita del tempo soggettivo ma si può ricondurre a due fondamentali esperienze:
  • l'accelerazione dei processi e la velocità degli scambi accorciano i tempi e fornisce una densità una pesantezza che normalmente non avrebbero
  • la stratificazione dei tempi quando inviamo un messaggio il tempo della sua trasmissione è istantaneo, nella percezione di chi lo invia si aggiunge il linguaggio della semiotica, che prede il nome di tempo di enunciazione , è il tempo necessario a scrivere e leggere un messaggio. La rapidità della scrittura e della trasmissione dispone chi ha fatto l'invio all'attesa di una risposta veloce, quasi immediata. Il destinatario riceve nello stesso spazio di tempo più messaggi mentre il tempo della ricezione è istantaneo e corrispondente a quello della trasmissione e inevitabilmente i tempi di risposta avendo così tanti messaggi si allungano. Il tempo istantaneo dall'invio della risposta produce il tempo sequenziale della lettura e della risposta da parte nostra, un tempo tanto più lungo nella misura in cui molti dei messaggi richiedono una risposta articolata e richiedono in allegato dei file. ACCELERAZIONE: La velocità di diffusione delle informazioni, il loro accumulo per stratificazione, la necessità che sembra un imporci di una risposta in tempo reale, sono elementi che concorrono a farci percepire le nostre esistenze all'insegna dell'accelerazione, di conseguenza facciamo esperienza di essere in continuo strutturale ritardo sulle scadenze, non riusciamo più ad arrivare in tempo, non ce la facciamo a rispettare i termini di consegna dei lavori che ci vengono assegnati. Questa situazione genera in chi la vive dei sensi di colpa. se siamo in ritardo non riusciamo ad avere la tranquillità e la consapevolezza sufficienti a

riconoscere che è la realtà a viaggiare troppo veloce e che non possiamo chiedere a noi stessi Più di quanto non sia lecito e umano attendersi ma ce ne addossiamo la colpa. L’ unico modo che ci sembra praticabile per elaborare questo senso di colpa cioè di estendere il nostro lavoro dal mattino presto alla sera tardi nel fine settimana, durante le ferie per provare a colmare il gap, se il tempo non basta questo il ragionamento forse recuperando le ore in quei giorni sarà possibile accorciare le distanze e fare più di quanto normalmente non si faccia. questa è una nuova forma di alienazione identica ma per certo verso inversa rispetto a quella del capitalismo classico, nel quale era il capitale che espropriava il lavoratore dell'essenza del suo lavoro riducendolo a merce, oggi, invece sono i lavoratori a consegnarsi deliberatamente alla macchina produttiva, siamo alienati ogni volta che facciamo volontariamente qualcosa che non vorremmo realmente fare. ANTICIPAZIONE : Hansen professore di arte e scienze della letteratura e dei media espone l'ipotesi che si possa considerare come un teorico dei media il tipo di sensibilità che i media sviluppano in noi in modo tale da slegare la nostra esperienza della percezione della logica dell'efficacia. Teorizza il feed-forword Significa proiettare avanti l'efficacia causale nell'attività futura e in particolare nel futuro di una coscienza percettiva che delibera sulla propria attività futura. grazie a questo diviene possibile anticipare il futuro con almeno due conseguenze considerevoli:

  • cambia la centratura nei processi di costruzione e gestione della conoscenza, il problema fino ad oggi è stato sempre quello prima dell'avvento del digitale, di riaprire e rendere accessibili le informazioni, successivamente dopo l'avvento del digitale di selezionarle e certificarle. in entrambi i casi l'attenzione è posta sulle informazioni già presenti non a quelle che potrebbero essere tali in futuro; invece, oggi si iniziano a studiare i modi per anticipare le informazioni che potrebbero diventare disponibili in futuro, difatti si passa da una società archivistica a una società oracolare.
  • cambia l'iscrizione temporale dell'economia del nostro agire, se nella società informazionale la contrazione dei tempi e l'accelerazione fanno sì che le nostre azioni tendano all'istantaneità (real time), nella società del codice l'anticipazione del futuro diventa la regola (near time) LE AVVENTURE DELLA LETTURA: La diffusione dei media digitali ed i loro alfabeti può portare al dubbio che si stia modificando nuovamente il nostro modo di organizzare e di elaborare il pensiero. Wolf neuroscienziata sostiene che l'attenzione del lettore e andata ad essere disfunzionale rispetto al lettore maturo, e si è domandata come sia possibile creare le condizioni perché è un bambino diventato adulto, non solo abbia un buon rapporto con la lettura ma raggiunga il livello di lettore esperto (lettore esperto e colui che mentre legge riconosce configurazioni, progetta strategie e prova sentimenti). La prestazione del testo e condizionata dalle nostre esperienze, dai nostri vissuti, dalla qualità della nostra attenzione e attiva la nostra immaginazione facendoci identificare con i personaggi e alla fine ci trasforma. “leggere ci cambia la vita, di questo, a sua volta, cambia il nostro modo di leggere”. L'ipotesi che emerge successivamente è che leggere a schermo finisce per inibire a lungo andare la lettura profonda, ovvero la capacità di lettura che abbiamo attribuito al lettore esperto Fatta di proiezioni identificazioni, va via e non permette di cogliere nel testo il senso, e non permette di prendersi tempo per pensare a ogni singola parte, lo sguardo è gettato sulle pagine di un quotidiano sempre più orientato via web. le Invalsi dimostrano una tendenziale incapacità per gli studenti a comprendere il significato di un testo scritto, probabilmente la colpa non è degli schermi ma la condizione in cui si legge svolge un ruolo determinante, i tempi di lettura stanno diventando sempre più compressi e lo schermo digitale e ideale rispetto a queste abitudini di consumo perché sempre disponibile, consente di scorrerlo con il movimento di un dito e con un click di richiamare il testo.

informati e di governare questa ingente massa di dati. MACHINE LEARNING: cerca di risolvere questo problema ricercando al nostro posto quelle informazioni che ci possono interessare sulla base di tracce che lasciamo in rete e che consentono di conoscere sempre meglio i nostri gusti e le nostre preferenze. COEVOLUZIONE vs DETERMINISMO : l'idea che i media digitali siano responsabili del cambiamento in atto e scorretta, questa idea ritiene che i media producano gli stessi effetti su tutti i loro destinatari e che siano vittime passive di tutto il processo. i media digitali sono responsabili dell’accelerazione sociale in cui viviamo, compromettono la lettura profonda dei testi e producono un progressivo impoverimento cognitivo dei soggetti. si tratta di una posizione di determinismo tecnologico secondo la quale il rapporto tra uomo e tecnologie è unidirezionale e il verso di questo rapporto è dalla tecnologia all'uomo, un rapporto che proprio per la forza dei media digitali e la loro capacità di influenzare i comportamenti dell'uomo configura una relazione di dipendenza (su cui per il momento gli studiosi non hanno certezze e quindi si preferisce parlare di uso eccessivo). Gli effetti dipendono dai soggetti, dall’età e dal genere, un consumo dei media digitali eccessivo e l'esito dell’uso eccessivo di altri mezzi o della dipendenza che può essere collegata a patologie già esistenti nel soggetto. L'invito è a superare le semplificazioni e gli schemi lineari, Tonioni Sostiene che alcuni dispositivi possono influire negativamente sulla sfera dei comportamenti dell'individuo, si tratta di un'interazione complessa tra soggetto e strumento e i contesti di vita. i media digitali non sono gli unici responsabili delle trasformazioni in atto ma sono collegate con gli altri fattori in maniera complessa. l'uomo e le tecnologie si sviluppano insieme l'uomo produce la tecnologia, modifica l'ambiente e l'ambiente retroagisce sull'uomo modificando il suo adattamento e la sua genetica così da costringerlo a introdurre una nuova tecnologia. l'uomo e le tecnologie digitali co-evolvono, la velocità non è solo una conseguenza ma un bisogno, l'accelerazione la somma di più fattori, la modificazione dei nostri aspetti cognitivi mostrano un problema di adattamento. la risposta possibile a rischio dell'alienazione e cercare gli assi di risonanza. ASSE DI RISONANZA è uno spazio in cui diviene stabilmente possibile fare esperienza di risonanza: per alcuni e lo sport, per altri la musica, per altre ancora l'impegno politico. Facciamo esperienza di risonanza quando qualcosa o qualcuno ci prende e si creano le condizioni per poter stabilire una relazione, è importante avere un atteggiamento di disponibilità a entrare in relazione, anche a costo di esporsi nelle proprie vulnerabilità. Feed-forward richiede un atteggiamento di anticipazione. La previsione deve essere recuperata come dispositivo evolutivo dell'uomo e occorre che si apra una vera e propria didattica del prevedere, che sviluppa familiarità con i processi che regolano l'attività percettiva e cognitiva di un soggetto che prevede: semplificazione, categorizzazione, comparazione e sostituzione. il digitale infine non rappresenta solo un pericolo da cui difendersi ma è anche un linguaggio, un'istanza del mondo, dove occorre alfabetizzare i soggetti fin da piccoli perché se ne possano appropriare in modo critico e consapevole. CAPITOLO ZOLETTO Pallerey per giungere a una costruzione di un quadro di riferimento dei bisogni educativi che si riscontrano all'interno di un determinato contesto, occorre considerare l'apporto di due diversi ordini di elementi:

  • appare fondamentale considerare che l'apporto può variare da prospettive a carattere teorico- antropologico che delineano il quadro educativo che dovrebbe essere certo al termine del processo formativo.
  • dall'altro lato è importante muovere una rilevazione condotta con opportune metodologie di ricerca, delle condizioni di vita e dei temi\problemi emergenti entro specifici momenti\contesti. pallerey→ sostiene che un bisogno educativo può essere inteso come discrepanza o distanza tra una situazione o stato educativo desiderato (quale dovrebbe essere) e la situazione (quale essa è).

DEMETRIO: sostiene che la nozione di bisogno va costantemente problematizzata, ritiene che le esigenze possano essere sempre chiare ed esplicite, oltre che correttamente interpretate dalle politiche educative. entrano in gioco dimensioni che hanno tratti sia soggettivi che oggettivi es. il riferimento ai bisogni di tipo formativo si può parlare di bisogni oggettivi mentre si parla di bisogni soggettivi quando si riferiscono alla percezione del bisogno da parte dell'individuo. Demetrio sostiene che possono esserci dei bisogni non percepiti o non chiari. I nuovi bisogni educativi caratterizzano i percorsi di vita e formazione di persone e gruppi in determinati contesti, il criterio di novità potrebbe essere riconducibile alla presenza di nuove chiavi di lettura teorico- antropologiche delle finalità dei processi educativi e delle situazioni in cui si sviluppano. Sen e Nussbaum sostengono che per valutare la qualità della vita di una persona è importante partire dal suo quadro delle capacità, si tratta di guardare alle persone non solo in quanto vulnerabili o bisognose di aiuto ma anche in quanto potenzialmente capaci. C'è un nesso tra bisogni\capacità, e la necessità di considerare entrambe queste prospettive nel progettare i pratiche educative dove si sottolinea che la scuola dovrà essere in grado di esercitare flessibilità rispetto alle capacità di ogni singolo allievo e di porre al centro i bisogni e gli interessi di ciascuno di loro. Questa doppia attenzione capacità\potenzialità da un lato ai vincoli\ostacoli dall'altro fa emergere significativamente di nuovi possibili bisogni educativi. Rapporto Caritas: Alcune riflessioni di questo rapporto risultano preziose al fine di esplicitare la rilevanza pedagogica e socio-culturale di questa chiave di lettura che Lega la rilevazione di povertà\bisogni a quella delle capacità. Viene Ribadito come l'approccio di Nussbaum evidenzia la possibilità di giungere a un'effettiva uguaglianza sociale passa anche attraverso la promozione della libertà individuale, intesa come opportunità di realizzare i progetti di vita. Come Conseguenza di questa ampia prospettiva, viene sottolineato che la povertà educativa si manifesta non solo come una privazione di quelle competenze cognitive fondamentali no anche nel mancato sviluppo di elementi come motivazione, l'autostima, le aspirazioni ed i sogni, la comunicazione, la cooperazione e l'empatia fondamentali per la crescita dell'individuo e per il suo benessere. 10 capacità centrali individuate da Nussbaum : ➢ Vita ➢ salute fisica ➢ integrità fisica ➢ sensi, immaginazione e pensiero ➢ sentimenti ➢ ragion pratica ➢ appartenenza ➢ gioco ➢ controllo del proprio ambiente (sia politico che materiale) Gli elementi richiamati mostrano la definizione di povertà educativa proposta da Save the Children e da Nussbaum. L'indice di povertà educativa elaborato da Save the Children in collaborazione con MIUR e ISTAT e con il comitato scientifico sulla povertà educativa in Italia è stato promosso per monitorare le capacità complessive di un territorio e di sostenere i soggetti in età evolutiva. Questo indice permette di avere una visione ampia e articolata di quanto e come un territorio riesca a garantire ai bambini e agli adolescenti le capacità elencate da Nussbaum. Si tratta di andare a mappare sulla base di una serie di fonti:

  1. Copertura dei nidi e dei servizi integrativi pubblici
  2. classe a tempo pieno nella scuola primaria
  3. classe a tempo pieno nella scuola secondaria di secondo grado

passato ricordate attraverso un’idealizzazione eccessiva, questo orientamento rischia di mandare in nulla le capacità di avere visioni progettuali in grado di introdurre un’innovazione delle dinamiche educative. In relazione alla teoria relazionale della società viene considerato a livello culturale osservando i processi educativi come processi culturali. L’attenzione è concentrata sugli scambi di interazione nelle relazioni socio-educative. I processi educativi primari come processi culturali e relazionali. La responsabilità educative di natura sociale propongono domande di dissenso agli adulti che agiscono all'interno di processi di socializzazione, in ordine al carattere razionale del bene prodotto costituito dall'educazione si tratta di un bene che può essere prodotto attraverso lo stabilirsi di relazioni sociali di tipo intersoggettivo e intergenerazionale. All'interno dello spazio relazionale è possibile educare non è possibile che il soggetto in modo autoreferenziale riesca a tirarsi fuori da se stesso quindi occorre che mediante la relazione renda accessibile oltrepassare il confine dell'individuo solo se autosufficiente per instaurare una logica reciproca di relazionalità dove attraverso la socializzazione è possibile compiere un cammino comune. La direttrice del fenomeno educativo è costituita da relazioni intergenerazionali in grado di costruire co- costruire senso per tutti gli attori del processo, infatti, nelle relazioni in particolare quelle che connettono i membri appartenenti a generazioni diverse può avvenire un efficace processo di apprendimento, una valorizzazione dell'identità personale e sociale. Le implicazioni di ordine applicativo riguardano sia la famiglia come soggetto educativo responsabile dei processi di socializzazione primaria sia la scuola come socializzazione secondaria, le relazioni tra famiglia e scuola sono sull'asse portante della socializzazione nel quale si possono realizzare patti educativi e alleanze presenti nella comunità di riferimento. PARTNERSHIP : è una collaborazione paritaria tra organizzazioni diverse fondata sulle relazioni reciproche stabilite volontariamente nelle quali le risorse, le capacità e i rischi sono condivisi per il conseguimento di un progetto multidimensionale non perseguibile da ciascuna delle singole unità. Si propongono nella direzione di contribuire alla creazione di beni relazionali di pubblica utilità di cui fa parte l'educazione, questa definizione si fonda sull’intenzionalità dei diversi soggetti ad agire in collaborazione e secondo uno status di parziarietà relazionale che non implica l'annullamento delle diversità tra i partner ma l'identificazione e la valorizzazione delle singole soggettività. I soggetti che partecipano alla partnership sono attori provenienti da ambiti societari diversi, in questo progetto immettono culture, valori, approcci diversi facilitando il perseguimento di una comprensione condivisa dei problemi socioeducativi. La partnership ha dei rischi ambiguità, ambivalenza sia a livello definitorio che applicativo, inoltre, richiede una realizzazione concreta tra chi offre l'intervento e chi lo riceve. CO-PRODUZIONE sotto il profilo sociologico contiene due radici semantiche:

  • la prima riguarda la partecipazione di individui ad iniziative di genere pubblico con esito di ottenere un beneficio per il cittadino stesso
  • la seconda e il contributo del soggetto ai processi produttivi di beni comuni e servizi, mediante la partecipazione ad associazioni, a organizzazioni di terzo settore e alle reti di relazioni che si stabiliscono con i soggetti pubblici e privati.
  • l'intreccio tra entrambe le semantiche è alla base dei processi co-produttivi di successo. Questi processi spesso presentano una struttura a costellazione in base alla quale intorno agli attori istituzionali e sociali agisce il processo di coproduzione, l'intreccio di identità e culture differenti si realizza nei processi di partnership tra istituzioni pubbliche, enti privati, organismi di terzo settore e quarto settore. Le partnership rappresentano opportunità di fiducia e cooperazione di una molteplicità di soggetti attivi socialmente, facilitano l'aumento di sperimentazioni interessanti, di interventi e di servizi basate su

configurazioni reticolari che possono offrire risposte differenziate ai bisogni che sono in continuo mutamento. nelle situazioni di povertà relazionale in qui si genera un'emergenza educativa è fondamentale intraprendere il compito educativo come un'impresa congiunta di più attori che si affiancano ai genitori, impegnati direttamente nella crescita dei propri figli, in primo luogo alla scuola di insegnanti, gli educatori e i diversi adulti coinvolti nell'educazione delle giovani generazioni. LA DISPERISONE SCOLASTICA : nella società contemporanea emerge come un fenomeno visibile a livello formale nell'ambito scolastico e affonda le sue radici in un disagio sociale plurimo e articolato. Da questo scenario è irrealistico pensare che un soggetto possa essere interlocutore delle criticità connesse alla dispersione scolastica i possa contrastarle con efficacia. nel momento in cui sul fronte della domanda sociale aumenta la complessità dei bisogni socio educativi occorre innalzare la complessità sul versante dell'offerta di possibili soluzioni. La pluralizzazione degli attori in rete può rendere attivamente disponibili risorse formali e informali attive nelle comunità locali sia a livello soggettivo sia intersoggettivo. nella prospettiva delle reti di relazioni e delle partnership è possibile dare origine a forme innovative di risposta al bisogno sociale riconducibile alla dispersione scolastica. Diventa importante promuovere iniziative che consentano di creare reti di relazione tra famiglia, scuola, associazioni di volontariato per sostenere la corresponsabilità ad affrontare la sfida dell'educazione nella società contemporanea. Una questione centrale nella società contemporanea è connessa al tema della relazionalità sociale e la sua qualità del mutamento sociale. Il processo educativo si qualifica come la realizzazione di qualcosa che eccede la somma delle parti in quanto lo scambio è agito da soggettività diverse, ciascuna delle quali possiede culture specifiche insieme a modalità e metodologie d'azione peculiari. il tema dell'eccedenza è centrale nella riflessione sociologica perché si focalizza sulle relazioni sociali e permette di ampliare la gamma di interventi e può consentire innovazioni. Valorizzare la sfida delle novità può consentire alla cultura educativa di trovare nel legame sociale e nello stare insieme ciò che valorizza le differenze e consente di considerare era persona come soggetto in relazione. non tutte le relazioni sono uguali possono essere generative o degenerative:

  • Generative costituiscono una con una componente irriducibile del sociale e sono le relazioni che attribuiscono senso e sostanza al vivere in una società e consentono di realizzare progetti attività impossibili da perseguire individualmente. Sono specifiche relazioni sociali che esprimono la contemporaneità, il persistere dei legami che possono innescare una coproduzione. La spersonalizzazione e l'incapacità di stare insieme sono molto diffuse ciò che si costituisce nelle relazioni è in grado di fare la
  • Le relazioni degenerative sono le relazioni malsane. CAPITOLO BOBBIO Lo sviluppo dell'infanzia tra 800 e 900 ha avuto sullo sfondo il tema della povertà e dell'illusione di poter incidere sugli squilibri sociali e individuali correggendo tempestivamente i guasti causati da una cattiva educazione operata sull'uomo\bambino soprattutto dalla famiglia o dalle comunità informali che gli stavano attorno. A partire dall’800 si diffonde la consapevolezza che le carenze di socializzazione, di stimolazione cognitiva e di accompagnamento del bambino nella scoperta dei codici della cultura hanno effetti permanenti sia sui processi di alfabetizzazione sia sui processi di ordine lavorativo, di inclusione sociale di partecipazione e di cittadinanza. Ciò che importava sul piano metodologico era innalzare il pensiero dei bambini dal piano dell'esperienza a quello della riflessione permettendo loro di riflettere su ciò che hanno compreso in un solo su ciò che hanno fatto, riflettere su ciò che hanno appreso e non solo su ciò che hanno costruito perché il bambino sa esprimere facilmente ciò che ha fatto ma non necessariamente sa esprimere ciò che ha compreso e acquisito mentalmente. Per Far sì che questo avvenga i bambini devono

assorbente e le caratteristiche di vulnerabilità e dipendenza del bambino molto piccolo lasciarono il posto ha un costrutto di infanzia socialmente e cognitivamente competente all'interno dei contesti intenzionalmente progettati per sostenere lo sviluppo individuale e la crescita. Le esigenze sociali di fine secolo soprattutto connesse all’intensificazione dei flussi migratori, Della globalizzazione e quindi dell'aumento delle condizioni di disuguaglianza ha determinato la necessità di potenziare il segmento formativo chi precede la scuola dell'infanzia (asilo nido). Alcuni paesi europei hanno risposto attraverso specifici provvedimenti che hanno esteso la scuola dell'infanzia fino ai due anni di età del bambino con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze attraverso misure educative di carattere compensativo. Sul piano delle politiche formative europee si sono delineati due modelli:

  • il primo ha esteso la scuola dell'infanzia fino ai due anni di età, istituendo classi specifiche di transizione.
  • il secondo ha ridisegnato il sistema prescolastico, secondo una arricchitura più unitaria, nell'ottica del modello integrato 0 - 6 (legge 107) un documento per comprendere i concetti dell’ECEC Definisce una categoria per l'educazione di qualità che individua come centrale la relazione educativa, infatti l'educatore deve sostenere, incoraggiare, permettere la spontaneità, coinvolgere, in sostanza l'intero mondo sociale del bambino deve essere valorizzato per garantire un apprendimento adeguato, coerenza e continuità dei processi formativi in tutte le loro fasi. CONCLUSION I: la tematizzazione pedagogica del concetto di povertà educativa A fine degli anni 90 evidenzia il fatto che il solo intervento di normalizzazione e compensativo incentrato sul bambino è destinato a fallire se non inquadrato in una prospettiva olistica ed ecosistemica, volta a valorizzare i saperi dei genitori, capacitare i corpi sociali intermedi e l'intera comunità che si dispone al sostegno dell'educazione. Gli approcci olistici e interdisciplinari appaiono oggi quelli più promettenti, più capaci di raccontare il formale e l'informale nel rispetto del principio di sussidiarietà e autonomia di tutti i soggetti coinvolti. CAPITOLO PAGANI, FALCONE, PASTORI, ZANINELLI DEFINIZIONE ONU : La povertà educativa rappresenta una forma di disuguaglianza e ingiustizia sociale rispetto a cui i servizi educativi per l'infanzia e la scuola possono offrire protezione e risorse, può essere intesa come la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Il Concetto di povertà educativa comprende le quattro principali dimensioni rispetto a cui può intervenire la deprivazione educativa: apprendere per comprendere, per essere, per vivere assieme e per condurre una vita autonoma. La povertà educativa risulta fortemente associata alla situazione socio-economica e culturale della famiglia di origine e a fattori demografici come il luogo di nascita, il sesso e l'origine. L'Italia e considerata il paese con la più bassa mobilità educativa, è fondamentale il ruolo dei servizi educativi e la scuola per aiutare chi è in stato di povertà educativa. numerosi studi affermano che i servizi dell'infanzia possono svolgere un ruolo importante per contrastare la povertà educativa, è il primo spazio pubblico in cui la famiglia si apre alla condivisione delle responsabilità educative, Possono offrire ai bambini un contesto di benessere e vita sociale, di relazione e di apprendimento in cui si promuovono i legami di comunità e si apre uno spazio di cittadinanza e supporto genitoriale, contribuiscono a fare la differenza nei percorsi di crescita dei bambini. si configurano come forme di welfare generativo : un investimento di capitale umano che ha un impatto trasformativo sociale generando nuove capacità e risorse soggettive e sociali. Nei servizi 0- 6 e più urgente e attuale l'emergenza sanitaria e le disposizioni prese per tutelare la salute di bambini e operatori, si è dovuta effettuare una chiusura dei servizi attuando la DAD. Queste misure limitano la possibilità di accedere alle proposte educative e didattiche, espongono a rischio di gravi ripercussioni sui bambini soprattutto quelli provenienti

da contesti economici deboli, soprattutto per le famiglie che già prima dell'emergenza sanitaria erano in condizione di grave fragilità, con bisogni educativi speciali e quelli che a causa della crisi sanitaria rischiano maggiormente di scivolare in situazioni di povertà. lo studio qualitativo si colloca nel progetto di ricerca education for social Justice che indaga il rapporto tra infanzia, educazione e giustizia sociale con riferimento agli obiettivi dell'agenda 2030 e si è rivolto con interviste semi-strutturate con l'obiettivo di esplorare in profondità il punto di vista delle educatrici rispetto all'impatto dell'emergenza sanitaria a diversi livelli:

  • sulla propria identità professionale
  • sulle pratiche educative e didattiche
  • sulle possibilità di partecipazione
  • sui diritti e sulle capacità dei bambini e delle loro famiglie. Le interviste sono state audio-registrate e trascritte. tutti gli insegnanti gli educatori intervistati hanno raccontato il loro grande sforzo nel cercare le strategie migliori per restare in contatto con i bambini e con i genitori a partire dall'attenzione proposta agli strumenti tecnologici a disposizione delle famiglie e alla loro distribuzione a chi ne fosse sprovvisto. tutti i bambini dal nido alla primaria hanno faticato ad adattarsi ma soprattutto i più piccoli in età prescolare ne hanno risentito perdendo la possibilità di condividere con gli educatori e i coetanei “pezzi di vita assieme”. Nei servizi 0- 6 i tentativi di videochiamate in piccoli gruppo e attività laboratoriale a distanza, l'attenzione individuale è mancata anche agli educatori alle maestre che hanno cercato di sopperire con telefonate alle famiglie e ai bambini. alcuni insegnanti della Maria prima hanno raccontato di aver richiesto la possibilità di svolgere lezioni in sincrono, avvertendo il bisogno di vivere in presenza la comunicazione. i genitori hanno svolto un ruolo fondamentale di mediazione con tutte le fasce di età e al nido sono divenuti quasi gli unici interlocutori diretti a cui suggerire le attività e le proposte educative. La mediazione digitale ha messo in luce le differenze tra famiglie non solo rispetto alla dotazione tecnologica, ma anche alla capacità dei genitori di supportare la partecipazione dei bambini (non sempre i genitori sono stati in grado di svolgere il ruolo di mediatori, soprattutto le famiglie con fragilità hanno faticato a lasciarsi coinvolgere privando i bambini delle opportunità offerte). La sfida proposta dall'emergenza sanitaria ha avuto delle ricadute positive in riferimento alle famiglie, ha consentito rapporti più autentici, una comprensione reciproca rendendo più visibile il lavoro educativo sia genitoriale che professionale in ha incoraggiato un ripensamento della corresponsabilità educativa e nuove forme. LEAD e DAD : hanno permesso di ristabilire almeno in parte la comunicazione e la vicinanza (seppur virtuale) tra educatori, insegnanti, bambini e famiglie. Lo sforzo e l'impegno non hanno impedito che si aggravasse la situazione di fragilità e svantaggio di molti nuclei familiari. Ci sono bambini per i quali l'emergenza ha significato non solo impoverimento educativo ma anche materiale legato alle loro condizioni abitative, di salute e di alimentazione. Lead e dad hanno mostrato i loro limiti, l'emergenza sanitaria e i legami didattica a distanza hanno ulteriormente marcato le fragilità storiche e di sistema del comparto educativo 0 - 6 così come i ritardi e le carenze del mondo della scuola, sia in termini tecnologici ed innovazione, sia di capacità di inclusione e di collaborazione con le famiglie.
  • da un lato occorre lavorare sul tema degli apprendimenti e delle relazioni mediate dalle tecnologie, attraverso la formazione di educatori ed insegnanti e interventi di innovazione scolastica.
  • dall'altro lato occorre sviluppare pienamente il potenziale protettivo generativo del sistema educativo e scolastico verso le infanzie (più ad alto rischio) mediante un rinnovato investimento di risorse, in quanto potente canale di legami autentici e di forme di solidarietà diffusa. la pandemia ha messo a nudo i servizi per l'infanzia e la scuola insieme a una pluralità di altri servizi territoriali.

Brescia). il progetto è stato realizzato a partire da una prima fase orientata, alla definizione dei temi e alla esplicitazione di una visione pedagogica condivisa, nel caso preso in esame il problema di ricerca e stato sollevato dal gruppo della cooperativa PROGES che aveva dato al gruppo di ricerca un corso di formazione incentrato sul tema di innovazione e inclusione nei servizi per l'infanzia. il percorso ha preso avvio in un primo incontro che aveva come obiettivo negoziare la concettualizzazione del problema che sarebbe stato al centro di questa ricerca, sulla base degli input emersi dalla discussione di gruppo i ricercatori hanno proposto di adottare come riferimento pedagogico condiviso il quality frame work europeo ritenendo che questo documento era ideale per rispondere alle domande emerse. questo documento si presenta non in termini normativi ma come uno strumento aperto e flessibile capaci di articolare chiaramente valori e principi di riferimento, consentendo l'elaborazione di molteplici percorsi per raggiungere gli obiettivi condivisi a partire dalle diverse condizioni di partenza. Nel secondo incontro l'utilizzo del documento quality frame work europeo ed è stato definito uno strumento capace di sostenere un orizzonte culturale ampio ma anche di indicare precise traiettorie di intervento, di lavoro ha deciso di focalizzare l'attenzione sulle aree relative all'accessibilità, alla progettazione pedagogica e alla governance di sistema, individuando alcuni stimoli di riflessione utili per approfondire le questioni esplicitate nelle domande di ricerca. Nella seconda fase del progetto si è concentrata sui diversi servizi per l'infanzia di cui ciascun coordinatore era responsabile, con l'obiettivo di raccogliere e analizzare dati in riferimento alla loro accessibilità. I ricercatori hanno dedicato due incontri formativi di mezza giornata per fornire coordinatori gli strumenti che consentissero loro di comprendere il fenomeno delle disuguaglianze nell'accesso ai servizi rispetto alle realtà territoriali e socioculturali in cui si collocano. Successivamente i coordinatori hanno fatto una mappatura delle risorse e delle opportunità presenti nel contesto territoriale di riferimento e a cui servizi per l'infanzia oggetto di indagine avrebbero potuto connettersi per aumentare la loro accessibilità attraverso pratiche innovative che andassero incontro ai bisogni delle famiglie, attraverso iniziative di sensibilizzazione e apertura informale verso la comunità. La mappatura ha permesso di effettuare una prima elaborazione di dati rispetto ai bisogni diversificati dei bambini e delle famiglie che risiedono nei contesti territoriali entro cui si collocano i servizi, se questi bisogni non vengono intercettati oppure non trovano risposte adeguate rischiano di tramutarsi in un'esclusione non intenzionale dai servizi educativi andando ad accrescere le disuguaglianze sociali. La Terza e ultima fase del progetto sei arrivati alla sperimentazione di pratiche educative innovative all'interno dei servizi per l'infanzia presi in esame, a partire dai laboratori svolti nelle fasi precedenti sono stati costruiti tre gruppi di lavoro con l'obiettivo di arrivare a stendere un progetto comune che avrebbe orientato le sperimentazioni intraprese all'interno di ciascun servizio. I gruppi di lavoro tematici facevano riferimento ai seguenti ambiti di intervento:

  • Partecipazione delle famiglie in prospettiva inclusiva
  • innovazione del progetto pedagogico
  • networking e integrazione con i servizi territoriali Da quanto emerso sono stati effettuati tre incontri in cui i ricercatori facevano da facilitatori rispetto alla discussione gruppale e i formatori supportando il lavoro dei gruppi forniva loro gli strumenti metodologici necessari per pianificare, documentare e valutare la ricaduta delle azioni all'interno dei progetti di ricerca- azione. Infine, i piani di azioni elaborati da ciascun coordinatore sono stati condivisi e discussi e sono stati restituiti loro dei feedback in relazione a come garantire la sostenibilità delle sperimentazioni al lungo periodo. CONCLUSIONE : confrontando i risultati di queste esperienze è possibile identificare alcuni fattori che hanno contribuito alla riuscita del progetto e che potrebbero diventare un riferimento progettuale per esperienze

di ricerca simili in altri contesti. Sul piano metodologico, un elemento decisivo è l'utilizzo di strategie formative incentrate sull'analisi di casi studio e sull'apprendimento tra pari all'interno di un gruppo, questo approccio ha contribuito a sostenere il protagonismo dei coordinatori pedagogici e ha permesso di posizionarsi come soggetti attivi nel promuovere processi di cambiamento. Un altro punto di forza è l'aver introdotto una prospettiva teorica nuova che metteva in dialogo il versante delle politiche per l'infanzia con quello delle prassi educative, ha contribuito a far maturare nuove consapevolezze rispetto al ruolo dei coordinatori e ha favorito la co-costruzione di una visione pedagogica condivisa che ne ha orientato le azioni. Un ultimo aspetto e l'aver offerto al gruppo di coordinatori pedagogici una serie di strumenti metodologici utili a sostenere la ricerca in cui essi operano quotidianamente in modo da renderli autonomi nella progettazione di azioni innovative concentrate sui bisogni e sulle potenzialità di ciascuna realtà presa in esame. CAPITOLO DODI, ANNINI, NARDELLOTTO, PASI, PILLITTERI, RITORTO Nei primi tre anni di vita bambini e bambine attraversano uno dei periodi più complessi e delicati dello sviluppo, tutt'altro che lineare che coinvolge diversi fattori come la maturazione del cervello, la spinta alla crescita che è diversa per ogni bambino, le interazioni con l'ambiente e i diversi contesti di vita ed esperienza. Le basi per far fiorire le competenze motorie, cognitive, emotivi e sociali presenti fin dalla nascita prendono forma grazie alle esperienze e al valore senso-motorio da parte degli adulti. diventare genitori comporta una continua ridefinizione di equilibri spesso difficili da trovare soprattutto laddove si fatica a fornire i supporti adeguati e contesti adeguati, l'adulto inoltre svolge un compito relazionale fondamentale in cui si forma e trasforma sviluppando capacità responsiva alle necessità del bambino e imparando la conoscere. Ci sono famiglie che vivono la genitorialità in situazioni di precarietà e di isolamento sociale, questo limita le possibilità di fornire al bambino cure e accudimento opportuni e possono generare situazioni di povertà educativa. Una forma diffusa di povertà educativa si manifesta nella difficoltà degli adulti a comprendere e a dare significato alle emozioni dei bambini con il rischio di negarle, banalizzarle o confonderle con quelle dell'adulto e di agire una relazione iper-protettiva che non lascia spazio ascolto e non sostiene lo sviluppo delle competenze relazionali, comunicative e simboliche. Nel Gioco emergono dimensioni educativamente povere se l'adulto anticipa le tappe dello sviluppo o le rallenta e non riconosce il valore del giocare sostituendo l'esperienza con l'uso di giochi e oggetti che sollecitano poco l'esplorazione. Sguardo educativo povero : si intende che fatica a riconoscere l'importanza della dimensione corporea e sensoriale e limita nel bambino l'esplorazione di sé e del mondo in tutta la sua ricchezza e bellezza. Contrastare la povertà educativa significa allora sostenere e potenziare lo sguardo educativo dell'adulto per offrire ai bambini esperienze educative globali e capaci di promuovere una molteplicità di linguaggi e sollecitazioni. In particolare, nella fascia 0 - 3 È importante allestire contesti educativi capaci di nutrire la mente, il corpo e la psiche attraverso la mobilitazione di una molteplicità di linguaggi come il teatro, la narrazione, il gioco e la natura, è importante educare al bello, far ascoltare della musica sono tutte esperienze educative che coinvolgono il bambino l'adulto nella loro complessità individuale e relazionale sostenendo lo sviluppo di empatia e sintonizzazione attraverso linguaggi multipli. L’attenzione ai luoghi è importante nel contrasto della povertà educativa, i luoghi non sono neutri ma devono attrarre, devono essere pieni di significato, devono sollecitare all'esplorazione, e favorire la voglia di rimanere in quell'ambiente e di stare in relazione tra bambini e tra adulti. I luoghi non sono esclusivamente quelli dei servizi ma sono i luoghi della città i paesaggi e l'ambiente familiare in questi generano una ritualità di appuntamenti negli incontri nelle presenze. I luoghi non devono essere soltanto individuali ma si può anche accompagnare il figlio per giocare in gruppo. Un Educatore che integra competenze educative specifiche nella prima infanzia e competenze nel lavoro territoriale e in contesti educativi informali, che facilita l'avvicinamento di bambini e dei loro genitori sostiene lo sconfinamento

specifiche professionalità sono riusciti a dare un contributo al lavoro progettuale perché portatore di un punto di vista differente. È stata realizzata una progettazione per e con le persone con attenzione i contesti e alle relazioni presenti, evitando l'iperspecializzazione, la non attenzione alle relazioni, la non considerazione dei problemi essenziali che costituiscono il cuore di ogni agire professionale. questa co- progettazione ha richiesto la necessità di condividere tra tutti gli attori l'intervento di alcune idee chiave facendo della dimensione relazionale lo strumento per affrontare la complessità e trovando il punto centrale di riferimento di ogni intervento. Un altro punto di condivisione e il coinvolgimento diretto degli utenti secondo un approccio partecipativo e un processo di accompagnamento nel percorso di cambiamento che si vuole operare nei diversi contesti. tutti i partecipanti dell'equipe del progetto si sono incontrati insieme superando i propri riferimenti dando spazio al confronto per costruire linguaggi e percorsi condivisi. Dei progetti di co-progettazione Tale pensare insieme aver cura di sé, della vita, per riorientare le azioni future, è importante abitare spazi e tempi per una narrazione e una riflessione comune che sostenga l'azione, secondo una prospettiva generativa che permetta di sostenere i processi di cambiamento e di trasformazione. CET (centri educativi territoriali): sono nati come luoghi in cui si identificano le comunità educanti non solo spazi fisici ma anche dinamici e costruiti da tutti gli attori che in un singolo territorio accettano la presa in carico di azioni corresponsabili nei processi educativi dei cittadini più giovani. Sono spazi vivi capaci di rimodellarsi in maniera continua in base ai bisogni e alle dimensioni di possibilità espresse dalle famiglie di un territorio, diventando una sorta di organizzatori e mediatori. Nei CET Sono state proposte tre tipologie di attività: ➢ Laboratori per permettere alle famiglie ai bambini di sperimentare ed apprendere dal fare insieme. ➢ focus Group per consentire alle famiglie e ai professionisti di socializzare e osservare atteggiamenti, fragilità e possibili azioni. ➢ attività di prossimità per promuovere il senso di appartenenza e di condivisione di risorse formali e informali presenti. Il processo di costruzione delle comunità educanti è stato caratterizzato da alcune azioni comuni a tutti i territori, hanno rappresentato il tentativo di non arrivare a uno schema chiuso e definito ma di tracciare un percorso che permettesse di sperimentare la partecipazione, la co-progettazione, la sostenibilità, la possibilità di mettere in campo azioni che non durino lo spazio il tempo di un progetto ma rappresentano l'intenzione pedagogica di provare a costruire culture e pratiche inclusive che superino la logica emergenziale e si aprano a possibilità evolutive. gli interventi di contrasto alla povertà educativa sono riassumibili in tre tipologie di azioni:

  • Azioni rivolte a una diretta riduzione della povertà attraverso un ampliamento delle risorse economiche, culturali e educative per il territorio e le famiglie.
  • Azioni rivolte ad incrementare i fattori di promozione della resilienza di un tipo compensativo
  • Azioni di potenziamento dei fattori produttivi per aumentare il contrasto alla deprivazione Edu-Sostenibile: Ha avuto il merito di scegliere una prospettiva capace di tenere insieme alcune condizioni e situazioni di contrasto alla povertà educativa ed intrecciare le modalità di intervento, ha saputo modulare i sostegni, costruire cultura, fare evolvere i contesti e ha permesso il rafforzamento di reti, la valorizzazione delle capacità e la promozione delle competenze. CAPITOLO CAPOLUNGO, OPPIZZI Questo capitolo mette in luce la relazione fra povertà educativa e sistema educativo per la prima infanzia. “primi passi”: è un progetto educativo biennale finanziato dall'impresa sociale con i bambini chi ha costruito un modello di rete grazie a diversi attori:
  • Comune di Milano
  • Capofila
  • ATS
  • realtà del terzo settore radicate e conosciute sul territorio di zona. questo progetto ha coinvolto 10 servizi educativi con quasi 1000 bambini e famiglie, circa 130 educatori e 5 responsabili di servizio. Il progetto si è svolto nel Comune di Milano è caratterizzato da una forte immigrazione, alti livelli di disoccupazione e gruppi familiari con percorsi migratori discontinui, in cui si alternano periodi in Italia e di permanenza all'estero, durante i quali viene a mancare l'accesso ai servizi e alle opportunità educative che l'Italia gli offrirebbe in modo continuativo. Uno Di criteri che guidano la scelta della zona di intervento e legame fra povertà educativa e economica che si alimentano vicendevolmente in un circolo vizioso. Secondo Save the Children la povertà educativa è definibile come la mancata acquisizione delle conoscenze e competenze cognitive, non cognitive, sociali ed emozionali proprie di ciascuna età, la povertà educativa quindi è intesa come la privazione del diritto allo sviluppo. Neuroscienziati e sociologi affermano che le disuguaglianze nei percorsi educativi e scolastici sono in gran parte attribuiti ad opportunità realizzate o no a partire dai primissimi anni di vita, prima di iniziare la scuola dell'obbligo. Di disuguaglianze incolmabili ma con la frequenza del nido e della scuola dell'infanzia diminuiscono le condizioni di svantaggio, gli effetti positivi possono continuare nell'adolescenza così da ridurre la probabilità di abbandono precoce della scuola e la propensione ad adottare comportamenti antisociali oppure illegali. La presenza dei servizi per l'infanzia rappresenta un elemento di sviluppo, l’UE ha stabilito la soglia del 33% di copertura dei servizi per l'infanzia per bambini al di sotto dei tre anni, la Lombardia è in ritardo a raggiungere l'obiettivo ma a Milano ha superato il 39%. Frequentare un servizio educativo è una condizione necessaria a generare benefici significativi per quei bambini che si trovano in condizione di svantaggio. per costruire un modello efficace di contrasto alla povertà educativa che consentono ai bambini di sviluppare le loro potenzialità in modo globale con l'intento di offrire degli input generativi per le pratiche quotidiane rivolte al benessere dei bambini e delle loro famiglie. il progetto “primi passi” ha adottato come punto di partenza alcuni di temi chiave in particolare: ❖ L'accesso ai servizi di educazione e cura: i servizi capaci di contrastare la povertà educativa e generare innovazione sociale sono caratterizzati dall'incoraggiamento alla partecipazione, rafforzamento dell'inclusione, valorizzazione della cultura delle famiglie insieme a una stretta collaborazione con le realtà socio-sanitarie. le azione proposte da primi passi hanno portato informazioni e conoscenze ma soprattutto hanno lavorato insieme alle famiglie per comprendere gli ostacoli relativi all'accesso ai servizi, con l'obiettivo di accompagnarle avvisi se li conoscenza condividendo con loro il pensiero educativo di servizi per l'infanzia. primi passi si è concentrato su diverse azioni:
  • individuazione delle famiglie più fragili con l'obiettivo di accompagnarle a visite riconoscenza e condivisione del pensiero educativo di servizi dell'infanzia
  • incontri dedicati ai genitori su tematiche socio-sanitarie svolti con l'aiuto di pediatri, ostetriche, nutrizionisti e mediatrici linguistico-culturali
  • visite guidate ai servizi del territorio
  • proposte laboratoriali, come letture animate, laboratori musicali, gruppi di parola ecc. le proposte progettuali hanno visto la presenza di mediatrici linguistico-culturali che hanno lavorato per connettere punti di vista differenti sia degli operatori che delle famiglie attraverso la realizzazione di materiali tradotti in diverse lingue. ❖ Il tema del personale qualificato e della sua formazione in servizio: la formazione in servizio e le competenze professionali del personale educativo sono uno degli indicatori più importanti della qualità dei servizi educativi, perché influiscono sugli esiti cognitivi e comportamentali dei bambini, il
  1. il primo rischio e che si proceda ad una categorizzazione di tipi di povertà, dotati di incerti confini concettuali e che nondimeno provengono tutti da una comune radice eziologica la carenza o la totale assenza di risorse economiche necessarie per il soddisfacimento dei bisogni legati a una vita dignitosa.
  2. l'alterazione di termini di sviluppo, capacità, resilienza, attraverso cui si esprime l'agire educativo. Queste parole si trasformano in parole piene non solo perché rimandano ad una logica di intervento ma soprattutto perché sono cariche di significati dati per scontato
  3. l'ultimo rischio è antropologico, se da un lato diversi tipi di povertà pongono l'attenzione su diversi tipi di libertà e disuguaglianze, può accadere che questa moltiplicazione di povertà tenda a porre nuove etichette alle persone che vivono in situazioni problematiche, rafforzando il destino che sembra inevitabile. 2018 - 2019 : è stata realizzata una ricerca sul campo nei nidi comunali a Palermo al fine di esplorare gli elementi di povertà educativa presenti sul territorio. Ciao che è emerso e che i nidi comunali di Palermo detengono primati di povertà educativa rispetto alla bassa copertura dei servizi per la prima infanzia, sulla base dei dati raccolti è emerso un evidente scarto tra i posti disponibili nei nidi e la popolazione tra 0 - 3 anni presente sullo stesso territorio (sono stati aperti 25 servizi con capienza di 954 posti per una popolazione di 23.655 tra 0-3 anni). I risultati della ricerca hanno condotto oltre che all'individuazione di dati quantitativi specifici anche numerose tracce di qualità educativa con riferimento alle relazioni con le famiglie e le comunità dei quartieri. Sono state quindi attuate delle trasformazioni di promozione alla cultura della qualità e assumono un valore di forte propulsione verso il riconoscimento e la valorizzazione delle identità professionali del ruolo politico e sociale dei nidi. Esiste un profondo legame tra educazione della prima infanzia e i processi che incentivano una genitorialità educante e responsabile, l'inclusione sociale, la lotta alle disuguaglianze: l'intero sistema 0 - 6 permette di attivare processi che possano promuovere una cultura educativa della qualità nella città. È necessario un riconoscimento che curi non solo i sintomi delle diverse forme di povertà ma che ricerchi le cause non sempre visibili di un habitus culturale e linguistico attorno al quale oggi i nidi pubblici e le professionalità educativa vivono una posizione nel sistema scolastico. Nella formazione della nuova figura socio-pedagogica nei servizi per la prima infanzia le questioni aperte e i rischi legati alla povertà educativa offrono nuove strade per rifondare le pratiche educative il ruolo dei servizi per la prima infanzia nel territorio.