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La Seconda Guerra Mondiale: Dall'Inizio Alla Fine, Appunti di Storia

La seconda guerra mondiale, dagli eventi che la fecero scoppiare alle trattative di parce

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 21/02/2023

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Seconda guerra mondiale
Gli eventi che formalmente fecero scoppiare la seconda guerra mondiale furono: la partecipazione solo dei
paesi vincitori alla Conferenza di pace tenuta a Parigi nel gennaio del 1919, in questo modo vennero puniti
e umiliati non solo i governi che avevano voluto la guerra ma anche i popoli, con la conseguenza di rendere
difficile la ripresa dei rapporti tra gli Stati; inoltre, durante la Conferenza di pace con il Trattato di Versailles
venne punita la Germania che perse molti territori: le regioni dell’Alsazia- Lorena a favore della Francia,
diverse regioni a est a favore della Polonia e alcuni territori a nord a favore della Danimarca; essa venne
costretta a risarcire i danni causati dalla guerra con il pagamento di 132 miliardi di marchi in oro, questo
portò al rallentamento della ripresa economica della Germania; infine, l’invasione della Polonia da parte
dell’esercito tedesco il 1 settembre 1939; il 3 settembre Inghilterra Francia reagirono dichiarando guerra
alla Germania; Italia, Stati Uniti e Francia rimasero inizialmente neutrali. La strategia militare della
Germania si basava sul principio della guerra lampo e inizialmente sono la Polonia subì la guerra e fu divisa
in due parti, come stabilito dal patto Molotov-Ribbentrop, tra Germania e Russia. Cinque mesi dopo Hitler,
nell’aprile del 1940, invase con le sue truppe i paesi neutrali: Danimarca, Norvegia, Lussemburgo, Belgio e
Olanda. La Francia reagì completando un sistema di fortificazioni che correva lungo il confine tedesco, la
linea Maginot, pensando che sarebbe stata insuperabile ma non fermò l’esercito tedesco che il 14 giugno
entrò a Parigi. Questa volta la guerra lampo sembrò essere stata efficace: il patto di Versailles era vendicato
e la Francia sconfitta. La Francia firmò l’armistizio con la Germania il 22 giugno 1940 e fu divisa in due parti:
la Francia del nord fu annessa alla Germania, al centro-sud invece si formò un governo collaborazionista
presieduto dal maresciallo Petain con capitale Vichy.
L’Italia inizialmente aveva dichiarato la non belligeranza giustificandosi con la propria impreparazione
militare, causando così l’ira di Hitler. Le vittorie tedesche e la prospettiva di una guerra rapida spinsero
Mussolini a dichiarare l’ingresso dell’Italia in guerra contro Francia e Gran Bretagna; Mussolini lo annunciò
in un discorso che tenne il 10 giugno 1940 in piazza Venezia e che fu trasmesso alla radio. All’alleanza tra
Italia e Germania si unì anche il Giappone con un patto chiamato Asse Berlino -Roma -Tokyo. L’Italia fu
subito impegnata in una mossa che fu considerata scorretta contro i pochi soldati francesi rimasti a
difendere le Alpi, ma nonostante i francesi fossero un esiguo numero, sconfissero I soldati italiani. Nel
frattempo gli italiani furono impegnati in una guerra parallela in Africa e in Grecia ma anche lì fallirono.
La sconfitta francese consentì a Hitler di realizzare il suo sogno, il grande Reich, riscattando così la sconfitta
della prima guerra mondiale. Prima di organizzare un attacco all’Unione Sovietica, contravvenendo al patto
con Stalin, Hitler cercò la pace con la Gran Bretagna che, guidata dal Primo Ministro Winston Churchill,
respinse ogni trattativa e gli inglesi si prepararono a resistere nonostante fossero rimasti soli.
Hitler progettò l’invasione della Gran Bretagna con l’operazione “Leone Marino”; l’offensiva sarebbe stata
aerea per aggirare la superiorità della marina inglese. Dal 10 luglio al 31 ottobre 1940 si svolse la “Battaglia
d’Inghilterra”, la prima grande battaglia aerea, tra la Luftwaffe tedesca e la Ralf inglese. L’aviazione inglese
contava meno soldati ma riuscì comunque a vincere grazie all’uso dei radar, uno strumento capace di
individuare gli aerei nemici e degli Spitfire (nuovi aerei da caccia). Hitler reagì utilizzando i sottomarini per
bloccare I rifornimenti inviati via mare agli inglesi ma fallì grazie all’intervento degli Stati Uniti. La battaglia
d’Inghilterra ebbe un grande valore psicologico perché fu la prima sconfitta di Hitler.
Nel frattempo, piegata la Francia, Hitler si sentì pronto per lanciare l’attacco contro l’Unione Sovietica senza
una formale dichiarazione di guerra e senza annullare prima il patto di non aggressione: il 22 giugno 1941
iniziò con un grande contingente militare l’operazione” Barbarossa”. L’avanzata tedesca, forte anche
dell’appoggio italiano, seguiva il principio della guerra lampo. Inizialmente l’esercito tedesco ottenne
diverse vittorie, le città di Leningrado e Stalingrado furono circondate e assediate, poi toccò anche a Kiev
ma l’obiettivo finale era Mosca. Le tre città resistettero coraggiosamente e la guerra lampo si trasformò in
una guerra di posizione e l’esercito tedesco fu arrestato dall’arrivo dell’inverno che contribuì a decretarne il
fallimento.
Sull’altro fronte il Giappone, alleato della Germania e dell’Italia, mirava ad estendere il suo dominio
all’intera Asia sud orientale e riconosceva come unici ostacoli gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Il 14 agosto
1941 il presidente degli Stati Uniti Roosevelt e Il Primo Ministro britannico Churchill intanto si erano
incontrati per sottoscrivere la “Carta atlantica” con la quale dichiaravano di non aspirare a conquiste
territoriali ma di volere la parità dei diritti fra tutte le nazioni, dopo aver sconfitto la tirannia nazista.
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Seconda guerra mondiale

Gli eventi che formalmente fecero scoppiare la seconda guerra mondiale furono: la partecipazione solo dei paesi vincitori alla Conferenza di pace tenuta a Parigi nel gennaio del 1919, in questo modo vennero puniti e umiliati non solo i governi che avevano voluto la guerra ma anche i popoli, con la conseguenza di rendere difficile la ripresa dei rapporti tra gli Stati; inoltre, durante la Conferenza di pace con il Trattato di Versailles venne punita la Germania che perse molti territori: le regioni dell’Alsazia- Lorena a favore della Francia, diverse regioni a est a favore della Polonia e alcuni territori a nord a favore della Danimarca; essa venne costretta a risarcire i danni causati dalla guerra con il pagamento di 132 miliardi di marchi in oro, questo portò al rallentamento della ripresa economica della Germania; infine, l’invasione della Polonia da parte dell’esercito tedesco il 1 settembre 1939; il 3 settembre Inghilterra Francia reagirono dichiarando guerra alla Germania; Italia, Stati Uniti e Francia rimasero inizialmente neutrali. La strategia militare della Germania si basava sul principio della guerra lampo e inizialmente sono la Polonia subì la guerra e fu divisa in due parti, come stabilito dal patto Molotov-Ribbentrop, tra Germania e Russia. Cinque mesi dopo Hitler, nell’aprile del 1940, invase con le sue truppe i paesi neutrali: Danimarca, Norvegia, Lussemburgo, Belgio e Olanda. La Francia reagì completando un sistema di fortificazioni che correva lungo il confine tedesco, la linea Maginot, pensando che sarebbe stata insuperabile ma non fermò l’esercito tedesco che il 14 giugno entrò a Parigi. Questa volta la guerra lampo sembrò essere stata efficace: il patto di Versailles era vendicato e la Francia sconfitta. La Francia firmò l’armistizio con la Germania il 22 giugno 1940 e fu divisa in due parti: la Francia del nord fu annessa alla Germania, al centro-sud invece si formò un governo collaborazionista presieduto dal maresciallo Petain con capitale Vichy. L’Italia inizialmente aveva dichiarato la non belligeranza giustificandosi con la propria impreparazione militare, causando così l’ira di Hitler. Le vittorie tedesche e la prospettiva di una guerra rapida spinsero Mussolini a dichiarare l’ingresso dell’Italia in guerra contro Francia e Gran Bretagna; Mussolini lo annunciò in un discorso che tenne il 10 giugno 1940 in piazza Venezia e che fu trasmesso alla radio. All’alleanza tra Italia e Germania si unì anche il Giappone con un patto chiamato Asse Berlino -Roma -Tokyo. L’Italia fu subito impegnata in una mossa che fu considerata scorretta contro i pochi soldati francesi rimasti a difendere le Alpi, ma nonostante i francesi fossero un esiguo numero, sconfissero I soldati italiani. Nel frattempo gli italiani furono impegnati in una guerra parallela in Africa e in Grecia ma anche lì fallirono. La sconfitta francese consentì a Hitler di realizzare il suo sogno, il grande Reich, riscattando così la sconfitta della prima guerra mondiale. Prima di organizzare un attacco all’Unione Sovietica, contravvenendo al patto con Stalin, Hitler cercò la pace con la Gran Bretagna che, guidata dal Primo Ministro Winston Churchill, respinse ogni trattativa e gli inglesi si prepararono a resistere nonostante fossero rimasti soli. Hitler progettò l’invasione della Gran Bretagna con l’operazione “Leone Marino”; l’offensiva sarebbe stata aerea per aggirare la superiorità della marina inglese. Dal 10 luglio al 31 ottobre 1940 si svolse la “Battaglia d’Inghilterra”, la prima grande battaglia aerea, tra la Luftwaffe tedesca e la Ralf inglese. L’aviazione inglese contava meno soldati ma riuscì comunque a vincere grazie all’uso dei radar, uno strumento capace di individuare gli aerei nemici e degli Spitfire (nuovi aerei da caccia). Hitler reagì utilizzando i sottomarini per bloccare I rifornimenti inviati via mare agli inglesi ma fallì grazie all’intervento degli Stati Uniti. La battaglia d’Inghilterra ebbe un grande valore psicologico perché fu la prima sconfitta di Hitler. Nel frattempo, piegata la Francia, Hitler si sentì pronto per lanciare l’attacco contro l’Unione Sovietica senza una formale dichiarazione di guerra e senza annullare prima il patto di non aggressione: il 22 giugno 1941 iniziò con un grande contingente militare l’operazione” Barbarossa”. L’avanzata tedesca, forte anche dell’appoggio italiano, seguiva il principio della guerra lampo. Inizialmente l’esercito tedesco ottenne diverse vittorie, le città di Leningrado e Stalingrado furono circondate e assediate, poi toccò anche a Kiev ma l’obiettivo finale era Mosca. Le tre città resistettero coraggiosamente e la guerra lampo si trasformò in una guerra di posizione e l’esercito tedesco fu arrestato dall’arrivo dell’inverno che contribuì a decretarne il fallimento. Sull’altro fronte il Giappone, alleato della Germania e dell’Italia, mirava ad estendere il suo dominio all’intera Asia sud orientale e riconosceva come unici ostacoli gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Il 14 agosto 1941 il presidente degli Stati Uniti Roosevelt e Il Primo Ministro britannico Churchill intanto si erano incontrati per sottoscrivere la “Carta atlantica” con la quale dichiaravano di non aspirare a conquiste territoriali ma di volere la parità dei diritti fra tutte le nazioni, dopo aver sconfitto la tirannia nazista.

Gli Stati Uniti furono costretti ad entrare in guerra da un attacco a sorpresa da parte dei giapponesi che il 7 dicembre 1941 colpirono la flotta americana stanziata a Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L’8 dicembre gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone, tre giorni dopo furono la Germania e l’Italia a dichiarare guerra agli Stati Uniti e da quel momento la guerra diventa mondiale. I giapponesi riuscirono a mantenere il dominio militare sul Pacifico fino alla primavera del 1942; nel frattempo infatti avevano conquistato il sud est asiatico, l’Indonesia, le Filippine e buona parte dell’Oceania. Intanto in Europa le S.S. (composti da volontari e rinforzati da elementi provenienti dalle popolazioni slave animate da odio contro gli ebrei) Imposero ai paesi occupati il nuovo ordine basato sulla supremazia della nazione eletta e sulla totale subordinazione degli altri popoli secondo una gerarchia su base razziale; un trattamento particolarmente duro e disumano fu riservato ai popoli slavi, definiti razza inferiore, e soprattutto agli ebrei; i popoli ”Inferiori” furono privati di tutti i diritti condannati allo sfruttamento e allo sterminio. Nel 1941, subito dopo l’occupazione della Francia, i nazisti avevano avviato quella che chiamarono “soluzione finale”, ovvero lo sterminio di tutti gli ebrei. Gli ebrei chiamarono quel genocidio Shoah, mentre a tutti gli altri è noto come Olocausto. Il termine sterminio è molto generico e non definisce la natura di quando accadde. Il termine olocausto, nella sua accezione letterale, indica il sacrificio di una vittima, il cui corpo viene bruciato, in onore di una divinità. Secondo alcuni, l’uso della parola olocausto è dunque, improprio perché lo sterminio degli ebrei non ha nulla di sacro, non c'è una divinità che chiede un sacrificio. Shoah significa annientamento, questa, meglio delle altre, qualifica la volontà del potere nazista di cancellare dell’Europa la presenza degli ebrei, senza alcuna ragione e solo sulla base di un odio profondo covato in secoli di antisemitismo. Il termine genocidio significa distruzione di una nazione o di un gruppo etnico, è stato cognato dagli giuristi proprio per cercare di classificare nel diritto internazionale l’assoluta novità del tentativo nazista di annientare l’intero popolo ebraico. Lo sterminio interessò gli ebrei di tutta l’Europa, venivano portati via dalle loro case e deportati nei lager dove venivano sottoposti a lavori durissimi, ad esperimenti e poi uccisi nelle camere a gas ed eliminati nei forni crematori. La soluzione finale coinvolse anche omosessuali, zingari, testimoni di Geova, prigionieri di guerra, detenuti politici. Nei lager venivano portati anche i criminali comuni che però venivano trattati meglio ed erano utilizzati come sorveglianti, i kapò. In Polonia, più in particolare ad Auschwitz venne aperto un campo di concentramento nel quale inizialmente venivano portati prigionieri politici polacchi, questo campo già di notevoli dimensioni venne esteso con la costruzione di Auschwitz II. Della soluzione finale si occuparono i massimi gerarchi del regime nazista ma le modalità delle esecuzioni furono affidate a Heinrich Himmler, il capo delle S.S. che si avvalse di ufficiali scelti. Intanto la guerra continuava, i tedeschi, i giapponesi e in margine gli italiani, continuarono ad essere considerati i vincitori del conflitto ancora per tutto il 1942. Ma tra l’autunno del 1942 e la primavera del 1943, tre grandi battaglie capovolsero le sorti del conflitto. Sul fronte russo a Stalingrado assediata dal 1942, il 19 novembre inizia una battaglia che si concluse il 2 febbraio 1943 con la disfatta delle truppe tedesche; l’armata Rossa iniziò un’avanzata costrinse gli eserciti tedesco e italiano alla ritirata. Sul fronte africano il 23 ottobre 1942 gli inglesi costrinsero alla ritirata l’esercito italiano, male equipaggiato, e quello tedesco. Nell’oceano Pacifico gli Stati Uniti riportarono diverse vittorie contro il Giappone. Nel gennaio 1943 Roosevelt e Churchill si incontrarono a Casablanca e, insieme agli altri alleati, concordarono una strategia comune: il 10 luglio 1943 le truppe alleate sbarcarono in Sicilia e da lì iniziarono a risalire la penisola. La conquista si rivelò più difficile del previsto e tra la fine del 1943 e il 1944 gli anglo-americani rimasero bloccati a Nord di Napoli; le operazioni militari ripresero solo in tarda primavera. All’alba del 6 giugno 1944, sotto la direzione del generale Eisenhower, avvenne la più grande operazione di sbarco mai tentata prima, l’operazione Overland con la quale un gigantesco contingente angloamericano effettuò lo sbarco in Normandia. Contemporaneamente tre divisioni di paracadutisti vennero lanciate nelle retrovie. Furono inoltre intensificati I bombardamenti nel mese di agosto altre forze alleate sbarcarono in Provenza, mentre Parigi insorgeva e de Gaulle rientrava trionfalmente in città. Nel febbraio 1945 a Jalta, una città della Crimea, Stalin, Churchill e Roosevelt si incontrarono per discutere l’assetto dell’Europa dopo la guerra. I tre leader si accordarono per dividerla in due aree di influenza: Europa occidentale sarebbe stata influenza angloamericana, quella orientale d’Influenza sovietica. La Germania sarebbe stata occupata, disarmata e divisa tra i paesi vincitori tra cui fu inserita anche la Francia.

Germania. Altri soldati fuggirono e si nascosero fino alla fine della guerra. Altri ancora non si arresero e si scontrarono con i nazisti; ciò avvenne, per esempio, sull'isola greca di Cefalonia, dove la divisione Acqui rifiutò di cedere le armi: 1300, tra soldati e ufficiali, morirono combattendo e altri 5000 furono costretti alla resa dai tedeschi e giustiziati sommariamente. Circa 2500 tra i superstiti perirono nell'affondamento delle altre navi tedesche che li deportavano in Germania, causato dalle mine. Alcuni civili e soldati italiani aderirono al nuovo stato proclamato da Mussolini, e collaborarono attivamente con i tedeschi nella guerra e nelle rappresaglie contro i propri compatrioti. Altri, invece, scelsero di diventare partigiani e combattere per la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dalla dittatura fascista. Come stava avvenendo in altri paesi europei sottoposti all'occupazione nazista, per esempio in Francia, anche in Italia si formarono gruppi armati di Resistenza. I partigiani erano uomini e donne che avevano scelto la lotta armata contro l'occupazione nazista e contro la Repubblica sociale, moltissimi di loro pagarono con la vita. Agivano sulle montagne e in zone impervie, organizzati in formazioni militari, oppure nelle città e nelle fabbriche, organizzati in piccole formazioni: i Gap (Gruppi di azione patriottica) e le Sap (Squadre di azione patriottica). Sia i reparti alla macchia in montagna, sia le formazioni cittadine erano strutturati in brigate che si distinguevano per l'appartenenza politica: tutti i partiti democratici contribuirono, infatti, alla guerra partigiana. I gruppi più numerosi erano le brigate Garibaldi, che facevano capo al Partito comunista. Vi erano poi le brigate Matteotti (socialisti), quelle di Giustizia e libertà (vicine al Partito d'azione, una formazione politica che univa gli ideali liberal- democratici e quelli di ispirazione marxista), le l Fiamme verdi (cattolici) e le formazioni "badogliane", monarchiche e fedeli al re. Questi gruppi, pur con idee politiche e obiettivi diversi, si batterono per sconfiggere il fascismo e per restituire all'Italia un ordinamento basato sulla democrazia e sulla libertà. Le formazioni partigiane che operavano in montagna erano composte da militanti dei partiti politici clandestini e da antifascisti rientrati dall'esilio, da soldati che, dopo l'8 settembre, si erano rifiutati di consegnarsi nelle caserme della Rsi, da uomini comuni e operai che non volevano essere inviati come lavoratori nei lager in Germania, volontari che sceglievano di combattere la dittatura. Molte donne aderirono alla Resistenza, esse destavano meno sospetto furono spesso impiegate per distribuire ordini ai diversi reparti e portare rifornimenti ai gruppi sulle montagne. I partigiani combattevano adottando azioni di sabotaggio, cioè di danneggiamento, e di guerriglia, colpendo di sorpresa per poi ritirarsi immediatamente anche grazie al sostegno della popolazione. In alcune aree dell'Italia settentrionale, le formazioni partigiane riuscirono ad affermare il loro controllo e diedero vita alle "Repubbliche partigiane", territori amministrati dai partigiani in modo autonomo e applicando i principi di democrazia per i quali essi stavano combattendo. Nazisti e collaborazionisti rispondevano con rappresaglie , azioni punitive violente e indiscriminate in cui distruggevano paesi interi. Sono rimasti tristemente famosi alcuni episodi: alle Fosse ardeatine, a Roma, i nazifascisti uccisero 325 civili e a Marzabotto, in Emilia, oltre 700. L'eccidio delle Fosse ardeatine fu una rappresaglia voluta da Hitler in risposta all'attentato organizzato dai Gap romani che, il 23 marzo 1943, aveva provocato la morte di 33 soldati tedeschi e di due passanti. Nella serata dello stesso giorno il generale Kesselring fece radunare e uccidere 335 prigionieri fra detenuti politici e detenuti comuni ed ebrei. La guerra si Resistenza fu, al tempo stesso, una guerra di liberazione del terrorismo nazionale dall'occupazione nazista e una guerra civile combattuta fra italiani, da una parte i fascisti e dall'altra gli antifascisti. Alla guerra di Resistenza parteciparono circa 250.000 partigiani, di cui circa 35 000 morirono in combattimento. Più di 9000 furono le vittime civili per le azioni di guerra o a causa delle rappresaglie naziste o fasciste. Si verificarono, anche, episodi di vendetta che colpirono fascisti e collaboratori dei nazisti (o presunti tali): furono circa 9000 le persone uccise senza processo o in seguito a processi sommari. Nel Regno del sud i partiti politici che, durante la dittatura fascista, si erano organizzati nella clandestinità, avevano potuto riprendere la loro attività pubblica. La democrazia cristiana, fondata nel 1942, era guidata da Alcide de Gasperi e si richiamava esplicitamente alla dottrina sociale della chiesa e si dichiarava erede del partito popolare fondato da don Sturzo nel 1919. Il partito socialista che aveva subito diverse e scissioni, aveva ritrovato la sua unità ed era guidato da Pietro Nenni. Il partito comunista, era cresciuto nella clandestinità ed era guidato da Palmiro Togliatti. Il partito d'azione si era costituito nel 1942 dall'unione di Giustizia e libertà (un'organizzazione clandestina antifascista) e di gruppi repubblicani e liberalsocialisti ed era guidato dal Ferruccio Parri. Vi è, infine, il partito liberale con Luigi Einaudi e

Benedetto Croce, erede del liberalismo democratico di inizio secolo. Tutte queste formazioni si unirono nel Comitato di liberazione nazionale (Cln), organismo che coordinava l'attività politica e la lotta di liberazione. Alcuni di questi partiti (la Democrazia cristiana e il Partito liberale) agivano per il ritorno allo stato liberale prefascista e, al loro interno, la maggioranza era favorevole a conservare la monarchia; altri (i partiti comunista, socialista e Giustizia e libertà) lottavano per uno stato repubblicano e per profondi cambiamenti sociali. I contrasti, tuttavia, furono messi da parte in nome dell'unità nella guerra antifascista. Un leader particolarmente deciso a costruire una politica unitaria era Togliatti (1893-1964) rientrato in Italia da un lungo esilio in Unione Sovietica. Fu infatti il segretario del Partito comunista, nell'aprile 1944, che propose agli altri partiti del Cln di fare un compromesso con Badoglio e la monarchia. La proposta di Togliatti, ricordata come "svolta di Salerno" perché il governo, da Brindisi, si era trasferito in questa città, fu accettata dagli altri partiti. Il compromesso prevedeva che, in cambio della collaborazione con la monarchia, il governo provvisorio che avrebbe dovuto costituirsi in Italia subito dopo la fine della guerra sarebbe stato composto anche da ministri dei partiti antifascisti. Fu inoltre concordato che, al termine della guerra, sarebbero state indette le elezioni per l'Assemblea costituente, che avrebbe avuto il compito di scrivere una nuova Costituzione e stabilire la forma istituzionale dell'Italia: se, cioè, conservare la monarchia o adottare la forma repubblicana. Nel maggio 1944 la linea Gustav venne sfondata nei pressi di Cassino e Roma fu liberata il 4 giugno. Mentre gli Alleati avanzavano, l'11 agosto i fiorentini insorsero e liberarono la città. Nell'autunno la lenta marcia degli anglo-americani si fermò ancora sulla linea Gotica che correva a nord di Firenze. Quando, nella primavera del 1945, le operazioni militari ripresero, il Comitato di liberazione nazionale proclamò uno sciopero generale per il 18 aprile: era l'inizio dell'insurrezione finale. Il 25 aprile 1945 (la data ufficiale della liberazione dell'Italia) i partigiani liberarono Milano, Genova, Torino e le principali città dell'Italia settentrionale, anticipando l'arrivo dell'esercito alleato. Benito Mussolini, mentre cercava di fuggire in Svizzera, venne fermato e arrestato a Dongo, sul lago di Como. Il 28 aprile venne fucilato e il corpo, portato a Milano, fu esposto in piazzale Loreto, nel luogo in cui, nell'agosto del 1944, erano stati fucilati 15 partigiani milanesi.