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La storia del Belgio. Informazioni prese dal libro "Il Belgio" di Anna Mastromarino.
Tipologia: Appunti
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La storia del Belgio Dopo aver letto attentamente il volume sul Belgio scritto da Anna Mastromarino possiamo afferma con certezza che la storia del Belgio è tanto affascinante quanto particolare. Nel libro il Belgio viene descritto come un Paese molto piccolo con la densità di popolazione maggiore del mondo e viene anche inserito fra le prime potenze commerciali al mondo (anche se questo dovuto principalmente alla sua posizione geografica), già questo è un elemento abbastanza rilevante e quindi da tenere a mente, è infatti incredibile come questo, per così dire, piccolo territorio abbia queste caratteristiche. Uno dei fattori che sicuramente contraddistingue la storia del Belgio e attorno a cui ruota la vita sociale, politica ed economica, è il fattore linguistico; la popolazione è suddivisa in: francofoni, fiamminghi e germanofoni, anche se saranno sempre i primi due a tenere in qualche modo le redini della “politica” del Belgio in quanto i germanofoni in Senato sono rappresentati da un solo membro su 71. La presenza di tre diverse lingue sul territorio dipende dal fatto che dopo la sconfitta di Napoleone, le province belghe e quelle olandesi vennero unite in un unico regno. Inizialmente il monarca Guglielmo I impone l’olandese come lingua ufficiale del regno, ma i belgi poi iniziano a pretendere l’indipendenza che riescono ad ottenere nel 31, entra così in vigore la Costituzione. Il Belgio diventa a questo punto una monarchia costituzionale. La costituzione del 31 riconosceva il francese come lingua ufficiale del regno nonostante lasciasse libertà linguistica a ogni belga. I fiamminghi però non accettarono questa situazione per molto e iniziarono delle rivendicazioni da parte loro, rivendicazioni che partirono proprio nelle scuole. La lingua (elemento chiave per comprendere le dinamiche che regolano la storia del Belgio) passa quindi da essere un elemento di identità personale a un fattore politico e poi un elemento territoriale. Infatti fra la prima e la seconda guerra mondiale gli attriti e le incomprensioni (non da ultimo quelle linguistiche fra ufficiali francofoni e soldati fiamminghi durante il primo conflitto mondiale) assunsero aspri toni anche sul piano politico. A partire dal 1962 il confine linguistico diviene frontiera: cessa di essere uno strumento del diritto amministrativo per convertirsi in un carattere intangibile dell’organizzazione territoriale dello Stato belga. Il progressivo radicamento della cultura fiamminga in contrapposizione alla tradizione francofona aveva condotto allo sviluppo di due concezioni del paese contrapposte. Una partiva dal riconoscimento dell’esistenza di tre diverse comunità, quella fiamminga, quella germanofona e quella francofona, l’altra chiedeva l’istituzionalizzazione di tre diverse regioni, la Vallonia, le Fiandre e Bruxelles, dotate di poteri legislativi in ambito socioeconomico. La base territoriale delle comunità culturali era definita a partire dalle quattro aree linguistiche, quella fiamminga, quella francese, quella tedesca e quella di Bruxelles. Ciascuna comunità culturale copriva per intero la relativa regione monolingue. Per la capitale era previsto un regime di bilinguismo rispetto al quale la comunità fiamminga e quella francofona, erano considerate ugualmente competenti nelle materie relative alla sfera culturale. Tra il 1968 e il 1978 i tre grandi partiti nazionali diedero vita ciascuno a due formazioni unilinguistiche, ciascuna destinata a rappresentare una singola comunità. Questi progressivi “divorzi” determinarono una profonda trasformazione del sistema politico belga e portarono a una conseguenza immediata: la scomparsa di ogni possibile opzione politica che prescindesse dal lato linguistico-culturale.
Se fino al 1970 l’uso del termine “federalismo” fu prerogativa dei soli partiti nazionalisti, nel giro di pochi anni, la svolta federale apparve per tutti l’unica opzione possibile, la sola in grado di imporre una soluzione pacifica al “caso Belgio”. La federazione belga è costituita da sei diverse entità: tre comunità, quella francofona, quella fiamminga e quella dei germanofoni e tre regioni, la Vallonia, le Fiandre e la Regione di Bruxelles. Questo accade proprio perché la lingua diventa un elemento tanto di identità personale quanto di territorio. A questo punto in Belgio ogni cittadino è soggetto a tre diversi livelli di autorità, quello regionale, quello comunitario e quello federale. Il modello costituzionale belga si fonda essenzialmente su due diverse realtà, tentando di far convivere due tipi di federalismo che abbiamo già accennato e che sono teoricamente inconciliabili fra loro: da una parte, con il rafforzamento delle tre comunità linguistiche, introduce un sistema a carattere personale che fa perno sulle distinzioni culturali, dall’altra, con la ridefinizione delle regioni, accosta al dato soggettivo l’elemento territoriale. Attualmente, pertanto, un atto normativo emesso dall’organo legislativo di una comunità non può produrre effetti che all’interno della corrispondente regione monolinguistica. Il Belgio non si fonda comunque sul tradizionale principio di uguaglianza fra gli enti federati: l’ordinamento belga ha finito con il ruotare attorno alla divisione fra francofoni e fiamminghi e a farne le spese sono state la Regione d Bruxelles e la Comunità germanofona. Quella federale si è rivelata per il Regno belga una scelta quasi obbligata, le tensioni fra la comunità linguistica fiamminga e quella francofona erano tali, infatti, da ritenere che solo una profonda riorganizzazione del potere, avrebbe potuto salvaguardare l’unità nazionale. Il federalismo belga si è col tempo bipolarizzato attorno al fattore linguistico, con evidenti ripercussioni sulle dinamiche politiche. In un sistema a due, infatti, l’accordo si trova quando entrambe le parti hanno interesse a trovarlo. Al contrario, l’eventuale ostilità di una impedisce l’azione dell’altra: si tratta di una condizione assai poco auspicabile in un sistema federale dal momento che genera frustrazione nel gruppo di maggioranza e timore di soppressione in quello minoritario. La soluzione migliore per il Belgio che a questo punto si trova in una situazione difficile è quella di ricostruire in chiave nazionale e non sono locale il proprio sistema politico e istituzionale. La Camera dei deputati così come il Senato sono costituzionalmente chiamati a rappresentare la nazione. I loro componenti devono necessariamente aderire a uno dei due gruppi linguistici, francofono o fiammingo. Il valore simbolico della presenza e dell’adesione obbligatoria al gruppo linguistico in seno alle Camere finisce con lo svilire la portata dell’affermazione per cui ogni parlamentare rappresenta l’intera nazione. I rappresentanti nazionali sono in concreto, o valloni o fiamminghi. Tra questi due viene inoltre molto conteso il territorio di Bruxelles-Hal-Vilvorde dove la lingua prevalentemente parlata era il francese, ma era comunque compreso nel territorio fiammingo. Ad oggi Bruxelles è divisa in 3 circoscrizioni: Bruxelles- Capitale, Brabante vallone e Brabante fiammingo. Ad oggi possiamo dire che alla base dell’ordinamento del Belgio, si percepisce in primo luogo, la necessità di assicurare la tutela delle comunità linguistiche che convivono sul territorio nazionale, in particolare di quella francofona e fiamminga. Tutela delle comunità non significa garanzia di sopravvivenza ma prospettiva di crescita e di sviluppo secondo un’idea di compartecipazione su cui si fonda l’intero progetto costituzionale belga.