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Riassunto "La vertigine della lista" - Eco
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Eco usa molte liste nei suoi libri Vertigine della lista prende le mosse dall’elenco delle navi nell’omerica Iliade. Iliade oscilla tra poetica del “tutto è qui” a poetica dell’ “eccetera”. Ci sono infiniti casi nella storia della letteratura in cui appaiono liste. Scopo del libro: i libri dedicati alla poetica della lista sono pochi, comunque si tratta per lo più di liste verbali. È difficile riuscire a fare una lista figurativa, a fare in modo che un quadro o immagine suggerisca un “eccetera”, come se ammettesse che i limiti della cornice lo obbligano a tacere di un resto immenso.
Omero Forma opera d’arte visiva (ipotiposi = rappresentazione vigorosa, immediata, essenziale di un oggetto o di un situazione) Elenco visivo NO raccontato a parole scultura: definita dallo spazio; quadro: definito dalla cornice. Ci sono opere che fanno pensare che quello che si vede entro la cornice non sia tutto, ma solo un esempio di una totalità non facilmente numerabile, il numero continua oltre i limiti della tela, gli artisti sembrano voler esprimere la loro incapacità a nominarli (Quadrerie di Pannini, Giardiino delle delizie di Bosch). Così accade anche per le rappresentazioni pittoriche di battaglie ed eserciti schierati. Anche molte nature morte, nonostante siano tutte ammassate ne centro della tela, mostrano la loro volontà di ottenere un effetto di abbondanza, di indicibilità della varietà suggerita. Ma l’idea di elenco può essere rappresentata anche tramite altre arti (Bolero di Ravel).
Catalogo di un museo: lista pratica riferita a oggetti esistenti in un luogo determinato, finita. Il museo, tranne in rarissimi casi, è una raccolta aperta che potrebbe sempre arricchirsi di qualche altro elemento. Specie se alla base della raccolta sta il gusto dell’accumulazione e dell’incremento ad infinitum. La raccolta sfiora sempre l’incongruità. Per noi che abbiamo un determinato concetto di opera d’arte è normale vedere in un unico posto oggetti che sembrano non avere nessuna correlazione tra loro (vasi, piatti, statue e quadri di ogni sorta). Paul Valéry – 1923 – coglie tre caratteristiche del museo tradizionale: 1) ambiente silenzioso, oscuro, poco amichevole; 2) la mancanza di contesto per le singole opere rendeva difficile percepirle individualmente o memorizzarle tutte; 3) opprimente per la sua ingordigia. L’evoluzione museale fa sì che le prime due non valgano più. La terza caratteristica invece rimane, si visita un museo proprio per la sua “voracità”. È tale perché nasce da una collezione privata e la collezione privata nasce da una rapina, da un bottino di guerra. Per Krysztof Pomian, se all’inizio si raccolgono religiosamente, e in luogo riservato, suppellettili funerarie, o donativi ricevuti dal tempio, ben presto la collezione si rivolge a oggetti che egli chiama “semiofori”: cose che sono portatrici di segni, testimonianze, e rinviano a qualcosa d’altro, al passato da cui provengono, a un modo esotico di cui sono gli unici documenti, al mondo invisibile. Sappiamo poco delle collezioni dei patrizi romani, ma molto di più per il gusto dell’accumulazione medievale. Nei “tesori” dell’epoca troviamo reliquie, pietre preziose, reperti curiosi e meravigliosi. Molti di questi tesori sono ormai scomparsi o dispersi. Le meraviglie più venerate erano le reliquie (non solo culto ristiano, ma anche greco-romano). La presenza di una reliquia, durante il Medioevo, costituiva motivo di attrazione per una città e per una chiesa, rappresentava oltre che un oggetto sacro, anche una “merce” turistica.
Noi non diamo definizioni per essenza, ma per liste di proprietà. Pertanto tutti gli elenchi che definiscono qualcosa attraverso una serie non finita di proprietà, anche se apparentemente vertiginosi, sembrano approssimarsi maggiormente al modo in cui nella vita quotidiana definiamo e riconosciamo le cose. La lista di proprietà può essere data anche in senso valutativo (es. laudatio puellae – Cantico dei Cantici, vituperatio puellae, Rostand, Ruben Dario).