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La vertigine della lista, Schemi e mappe concettuali di Storia dell'arte contemporanea

Riassunto "La vertigine della lista" - Eco

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 11/06/2022

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laval2 🇮🇹

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VERTIGINE DELLA LISTA
Eco usa molte liste nei suoi libri
Vertigine della lista prende le mosse dall’elenco delle navi nell’omerica Iliade. Iliade oscilla tra poetica
del “tutto è qui” a poetica dell’ “eccetera”.
Ci sono infiniti casi nella storia della letteratura in cui appaiono liste.
Scopo del libro: i libri dedicati alla poetica della lista sono pochi, comunque si tratta per lo più di liste
verbali. È difficile riuscire a fare una lista figurativa, a fare in modo che un quadro o immagine suggerisca un
“eccetera”, come se ammettesse che i limiti della cornice lo obbligano a tacere di un resto immenso.
1. LO SCUDO E LA FORMA
Scudo di Achille forgiato da Efesto ospita una grande quantità di scene. La rappresentazione non
riguarda solo lo spazio, ma anche il tempo, i vari eventi si susseguono l’un l’altro (come se fossero su uno
schermo cinematografico o un fumetto). L’arte del passato più volte è stata in grado di riprodurre posizioni
e stati temporali diversi (medium: striscia fumettistica), ma proprio per questo lo scudo dovrebbe avere più
scene di quelle che potrebbe materialmente contenere. Molto artisti hanno provato a riprodurre lo scudo,
ma sono stati raggiunti solo risultati approssimativi.
Lo scudo, di forma circolare e perfetta, non lascia supporre la presenza di nient’altro al di fuori di sé, è una
forma finita. È un mondo chiuso, che racchiude tutto quello che Efesto voleva dire.
Scudo = epifania della Forma; arte che riesce a istituire rappresentazioni armoniche in cui viene istituito un
ordine, una gerarchia, un rapporto figura-sfondo tra le cose rappresentate.
NO punto di vista ESTETICO: l’estetica ci dice che una forma può essere infinitamente interpretata,
trovandovi ogni volta nuovi aspetti e nuovi rapporti. MA un’OPERA D’ARTE FIGURATVA ha sempre una
funzione referenziale: per parole o per immagini ci racconta sempre del mondo reale.
Questo fa lo scudo di Achille: ha una funzione narrativa, non ci fa vedere altre cose oltre quelle
rappresentate. Ciò non esclude che noi possiamo però interpretare le immagini che vediamo, però la forma
limita l’universo del “detto”. Questo vale per tutte le arti. Non ci interroghiamo cosa c’è oltre la cornice o
oltre la narrazione di un fatto.
2. L’ELENCO O LA LISTA
Omero ha potuto rappresentare la società dell’Iliade perché la conosceva, ma esiste anche un altro modo di
rappresentare artisticamente ciò di cui non si conoscono i confini, di cui non si conosce il numero o
l’essenza (per parlarne se ne elencano le proprietà, a volte INFINITE).
L’INFINITO dell’estetica è uno stato soggettivo, emotivo; invece, l’INFINTO elenco è attuale, “materiale”.
Kant infinito soggettivo, inimmaginabile (il cielo stellato sopra di sé), va oltre i suoi sensi, è un moto
passionale, non lo possiamo percepire; invece, la non numerabilità è un infinito oggettivo, l’artista che
prova a rappresentare tutte le stelle dell’universo tenta di mostrare l’infinito oggettivo.
INFINITO ESTETICO finita e perfetta compiutezza della cosa che si ammira
INFINITO FISICO ha un’altra forma di rappresentazione, non finisce, non si conclude in forma:
lista/elenco/catalogo
Iliade elenco di navi e capitani per dare il senso di immensità dell’esercito greco, è un espediente per
non dover elencare tutti gli uomini, all’apparenza è un elenco finito, ma noi non sappiamo effettivamente il
numero dei soldati, è un indefinito.
Culture mature: riconosciuto e definito l’ordine delle cose che le circonda
Culture primitive: immagine imprecisa dell’universo, allineano le molte proprietà che sanno nominare, no
rapporto gerarchico tra esse
Teogonia lista di creature divine e fatti mitologici appartenente a una cultura arcaica; ma la lista poi si
ripropone anche in periodi come Rinascimento e Barocco, quando ormai le Summae teologiche e le
enciclopedie hanno preteso di provvedere una forma definitiva dell’universo materiale e spiritule.
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VERTIGINE DELLA LISTA

Eco  usa molte liste nei suoi libri Vertigine della lista  prende le mosse dall’elenco delle navi nell’omerica Iliade. Iliade oscilla tra poetica del “tutto è qui” a poetica dell’ “eccetera”. Ci sono infiniti casi nella storia della letteratura in cui appaiono liste. Scopo del libro: i libri dedicati alla poetica della lista sono pochi, comunque si tratta per lo più di liste verbali. È difficile riuscire a fare una lista figurativa, a fare in modo che un quadro o immagine suggerisca un “eccetera”, come se ammettesse che i limiti della cornice lo obbligano a tacere di un resto immenso.

  1. LO SCUDO E LA FORMA Scudo di Achille forgiato da Efesto  ospita una grande quantità di scene. La rappresentazione non riguarda solo lo spazio, ma anche il tempo, i vari eventi si susseguono l’un l’altro (come se fossero su uno schermo cinematografico o un fumetto). L’arte del passato più volte è stata in grado di riprodurre posizioni e stati temporali diversi (medium: striscia fumettistica), ma proprio per questo lo scudo dovrebbe avere più scene di quelle che potrebbe materialmente contenere. Molto artisti hanno provato a riprodurre lo scudo, ma sono stati raggiunti solo risultati approssimativi. Lo scudo, di forma circolare e perfetta, non lascia supporre la presenza di nient’altro al di fuori di sé, è una forma finita. È un mondo chiuso, che racchiude tutto quello che Efesto voleva dire. Scudo = epifania della Forma; arte che riesce a istituire rappresentazioni armoniche in cui viene istituito un ordine, una gerarchia, un rapporto figura-sfondo tra le cose rappresentate. NO punto di vista ESTETICO: l’estetica ci dice che una forma può essere infinitamente interpretata, trovandovi ogni volta nuovi aspetti e nuovi rapporti. MA un’OPERA D’ARTE FIGURATVA ha sempre una funzione referenziale: per parole o per immagini ci racconta sempre del mondo reale. Questo fa lo scudo di Achille: ha una funzione narrativa, non ci fa vedere altre cose oltre quelle rappresentate. Ciò non esclude che noi possiamo però interpretare le immagini che vediamo, però la forma limita l’universo del “detto”. Questo vale per tutte le arti. Non ci interroghiamo cosa c’è oltre la cornice o oltre la narrazione di un fatto.
  2. L’ELENCO O LA LISTA Omero ha potuto rappresentare la società dell’Iliade perché la conosceva, ma esiste anche un altro modo di rappresentare artisticamente ciò di cui non si conoscono i confini, di cui non si conosce il numero o l’essenza (per parlarne se ne elencano le proprietà, a volte INFINITE). L’INFINITO dell’estetica è uno stato soggettivo, emotivo; invece, l’INFINTO elenco è attuale, “materiale”. Kant  infinito soggettivo, inimmaginabile (il cielo stellato sopra di sé), va oltre i suoi sensi, è un moto passionale, non lo possiamo percepire; invece, la non numerabilità è un infinito oggettivo, l’artista che prova a rappresentare tutte le stelle dell’universo tenta di mostrare l’infinito oggettivo. INFINITO ESTETICO  finita e perfetta compiutezza della cosa che si ammira INFINITO FISICO  ha un’altra forma di rappresentazione, non finisce, non si conclude in forma: lista/elenco/catalogo Iliade  elenco di navi e capitani per dare il senso di immensità dell’esercito greco, è un espediente per non dover elencare tutti gli uomini, all’apparenza è un elenco finito, ma noi non sappiamo effettivamente il numero dei soldati, è un indefinito. Culture mature: riconosciuto e definito l’ordine delle cose che le circonda Culture primitive: immagine imprecisa dell’universo, allineano le molte proprietà che sanno nominare, no rapporto gerarchico tra esse Teogonia  lista di creature divine e fatti mitologici appartenente a una cultura arcaica; ma la lista poi si ripropone anche in periodi come Rinascimento e Barocco, quando ormai le Summae teologiche e le enciclopedie hanno preteso di provvedere una forma definitiva dell’universo materiale e spiritule.

3. L’ELENCO VISIVO

Omero Forma  opera d’arte visiva (ipotiposi = rappresentazione vigorosa, immediata, essenziale di un oggetto o di un situazione) Elenco visivo NO raccontato a parole  scultura: definita dallo spazio; quadro: definito dalla cornice. Ci sono opere che fanno pensare che quello che si vede entro la cornice non sia tutto, ma solo un esempio di una totalità non facilmente numerabile, il numero continua oltre i limiti della tela, gli artisti sembrano voler esprimere la loro incapacità a nominarli (Quadrerie di Pannini, Giardiino delle delizie di Bosch). Così accade anche per le rappresentazioni pittoriche di battaglie ed eserciti schierati. Anche molte nature morte, nonostante siano tutte ammassate ne centro della tela, mostrano la loro volontà di ottenere un effetto di abbondanza, di indicibilità della varietà suggerita. Ma l’idea di elenco può essere rappresentata anche tramite altre arti (Bolero di Ravel).

  1. L’ INDICIBILE Topos dell’indicibilità  di fronte a qualcosa di immensamente grande o sconosciuto, di cui non si sa ancora abbastanza o di cui non si saprà mai, l’autore ci dice di non essere capace di dire, quindi propone un elenco come esempio, accenno, lasciando al lettore di immaginare il resto. Es. Omero – Odissea: lista degli scomparsi che Ulisse incontra nell’Ade Virgilio – Georgiche: impossibilità di elencare tutte le uve e i vini Dante – Paradiso: numero di angeli che eccede le possibilità della mente umana. Però dante non ricorre all’elenco, ma cerca di esprimere l’estasi C’è una differenza tra lamentare di non avere abbastanza lingue e bocche per dire qualcosa e tentare in qualche modo un elenco incompleto. Il topos delle lingue e bocche mancanti ha contrassegnato la poesia che veniva detta oralmente, per cui veramente all’aedo omerico ci voleva molto fiato per recitare a ritmo sostenuto un elenco; viene ripreso anche in altri testi scritti (Cecco Angiolieri, Boiardo e Ariosto).
  2. LISTE DI COSE La storia della letteratura è piena di collezioni ossessive di oggetti, a volte fantastici (reperti sulla luna – Ariosto) a volte inquietanti (sostanze per la pozione – Macbeth), a volte povere ed essenziali (raccolta di detriti – Robinson Crusoe) a volte normali (oggetti insignificanti – Ulisses). A volte anche odori o puzze (città descritta da Suskind).
  3. LISTE DI LUOGHI Così come sono indicibili le cose, lo sono anche i luoghi, e ancora una volta lo scrittore si affida all’eccetera della lista (es. Dickens, Poe, Sidonio Apollinare, Calvino).
  • Joyce, lista di affluenti del Liffey  è lista per ingordigia, pare che Joyce abbia lavorato anni per cercare tutti i nomi dei fiumi, il suo fine non era certamente geografico. Non desiderava che la lista potesse avere un termine
  • Borges, L’Aleph  luogo tra i luoghi, lista fatalmente incompiuta di luoghi, persone, stranite epifanie
  1. C’È LISTA E LISTA Lista pratica e lista “poetica” (qualsiasi finalità artistica con la quale la lista sia proposta e qualsiasi la forma d’arte che la esprime). Lista pratica:
  • Funzione referenziale  oggetti del mondo esterno nominati ed elencati
  • Sono liste finite, si riferiscono a oggetti realmente esistenti e noti, intendono elencare tutti gli oggetti a cui si riferiscono e nessun altro

Catalogo di un museo: lista pratica riferita a oggetti esistenti in un luogo determinato, finita. Il museo, tranne in rarissimi casi, è una raccolta aperta che potrebbe sempre arricchirsi di qualche altro elemento. Specie se alla base della raccolta sta il gusto dell’accumulazione e dell’incremento ad infinitum. La raccolta sfiora sempre l’incongruità. Per noi che abbiamo un determinato concetto di opera d’arte è normale vedere in un unico posto oggetti che sembrano non avere nessuna correlazione tra loro (vasi, piatti, statue e quadri di ogni sorta). Paul Valéry – 1923 – coglie tre caratteristiche del museo tradizionale: 1) ambiente silenzioso, oscuro, poco amichevole; 2) la mancanza di contesto per le singole opere rendeva difficile percepirle individualmente o memorizzarle tutte; 3) opprimente per la sua ingordigia. L’evoluzione museale fa sì che le prime due non valgano più. La terza caratteristica invece rimane, si visita un museo proprio per la sua “voracità”. È tale perché nasce da una collezione privata e la collezione privata nasce da una rapina, da un bottino di guerra. Per Krysztof Pomian, se all’inizio si raccolgono religiosamente, e in luogo riservato, suppellettili funerarie, o donativi ricevuti dal tempio, ben presto la collezione si rivolge a oggetti che egli chiama “semiofori”: cose che sono portatrici di segni, testimonianze, e rinviano a qualcosa d’altro, al passato da cui provengono, a un modo esotico di cui sono gli unici documenti, al mondo invisibile. Sappiamo poco delle collezioni dei patrizi romani, ma molto di più per il gusto dell’accumulazione medievale. Nei “tesori” dell’epoca troviamo reliquie, pietre preziose, reperti curiosi e meravigliosi. Molti di questi tesori sono ormai scomparsi o dispersi. Le meraviglie più venerate erano le reliquie (non solo culto ristiano, ma anche greco-romano). La presenza di una reliquia, durante il Medioevo, costituiva motivo di attrazione per una città e per una chiesa, rappresentava oltre che un oggetto sacro, anche una “merce” turistica.

  1. LA WUNDERKAMMER Dal Rinascimento in avanti le meraviglie non sono più quelle dei paesi lontani, gli oggetti curiosi o le reliquie dei santi, ma quelle del corpo umano e dei suoi recessi sino ad allora segreti. Portenti: prima come segni premonitori di qualche evento fuori dall’ordinario, ora invece come oggetti di curiosità scientifica (o pre-scientifica). Vengono scritti molti bestiari o manuali illustrati con repertori o elenchi di cose straordinarie. Il loro corrispettivo oggettuale sono le Wunderkammer, ovvero le camere delle meraviglie, o i gabinetti di curiosità, antesignane dei nostri musei di scienze naturali dove alcuni cercavano di raccogliere sistematicamente tutto ciò che si deve conoscere, altri di collezionare ciò he suonasse straordinario e inaudito, compresi oggetti bizzarri o reperti stupefacenti. Delle Wunderkammer ci sono rimaste principalmente rappresentazioni pittoriche o incisioni nei loro cataloghi. Nel suo forsennato eclettismo la Wunderkammer voleva simboleggiare un sogno di conoscenza scientifica totale.
  2. DEFINIZIONE PER PROPRIETÀ E DEFINIZIONE PER ESSENZA Le liste possono riguardare un’infinità di proprietà attribuibili allo stesso oggetto. Opposizione tra forma ed elenco  due modi di conoscere e definire le cose.
  1. definire per essenza  sogno di ogni filosofia e scienza, la definizione per essenza è quella capace di definire una data cosa come individuo di una data specie e questa a sua volta come individuo di un dato genere. La definizione per essenza prende in considerazione le sostanze, e si presume di sapere quali e quante siano.
  2. definire per proprietà  si usa quando non si possiede una definizione per essenza o quella che abbiamo non ci soddisfa. È propria di una cultura primitiva non ancora arrivata a costruire delle gerarchie di generi e specie, o di una cultura molto matura (forse in crisi) che intende mettere in dubbio tutte le definizioni precedenti. La definizione per proprietà prende in considerazione ogni possibile accidente (un qualsiasi di più che ci aiuta a capire di cosa stiamo parlando).

Noi non diamo definizioni per essenza, ma per liste di proprietà. Pertanto tutti gli elenchi che definiscono qualcosa attraverso una serie non finita di proprietà, anche se apparentemente vertiginosi, sembrano approssimarsi maggiormente al modo in cui nella vita quotidiana definiamo e riconosciamo le cose. La lista di proprietà può essere data anche in senso valutativo (es. laudatio puellae – Cantico dei Cantici, vituperatio puellae, Rostand, Ruben Dario).

  1. IL CANNOCCHIALE ARISTOTELICO Una rappresentazione per ammasso o serie di proprietà presuppone non un dizionario bensì una sorta di enciclopedia in fieri, mai compiuta e mai definitivamente irrigidita ad albero. L’immensità dell’enciclopedia ha spaventato i redattori dei primi dizionari (XVII sec). Solo la mentalità barocca (gusto per lo straordinario e smisurato) poteva concepire strutture enciclopediche che elencassero proprietà infinite. Emanuele Tesauro, Cannocchiale aristotelico (1665)  metafora come modalità di scoperta di relazioni ancora inedite tra i dati del sapere. Si tratta di costituire un repertorio di cose note attraverso il quale l’immaginazione metaforica possa scoprire relazioni ignote  Indice categorico: quantità di proprietà elencate, una miniera di infinite metafore e concetti per scovare analogie tra cose che sarebbero passate inosservate se ogni cosa fosse rimasta classificata sotto la propria categoria. Si tratta di segnare le dieci categorie aristoteliche, di elencare sotto ciascuna categoria i suoi membri e sotto ciascun membro le cose “a quello soggiacenti”. Sembra essere un elenco sconclusionato, ma del resto lo sono tutti i tentativi del periodo barocco per rendere conto del contenuto globale di un sapere. Labirinto: esperienza di una impossibilità a uscirne e dunque di una erranza mai conclusa. Paradossalmente è un elenco non lineare che si riavvolge a gomitolo su se stesso
  2. L’ECCESSO, DA REBELAIS IN AVANTI Barocco  il gusto del meraviglioso sembra trasformare ogni tassonomia in lista. Ma già nel Rinascimento si usa l’elenco per colpire l’ordine sancito dalle summae medievali. Durante il Medioevo traspare il desiderio di ordine e messa in forma. Col mondo moderno invece la lista viene concepita per il gusto di deformare. Rebelais  elenchi enormi fatti in spregio alle esigenze d’ordine del tempo. Amore per la lista stesa per eccesso Basile  gusto dell’eccesso Hugo  eccesso per suggerire il senso di una ciclopica grandezza Kipling Due tendenze
  1. lista per eccesso, coerente che mette insieme entità con una qualche forma di parentela
  2. liste che potrebbero essere di lunghezza non eccessiva, assemblaggio di cose volutamente prive di apparente rapporto reciproco  enumerazione caotica
  1. L’ECCESSO COERENTE
  2. L’ENUMERAZIONE CAOTICA Enumerazione caotica: messa in scena dell’assolutamente eterogeneo Coena Cypriani Rimbaud  anticipa gli elenchi straniti dei surrealisti. Enumerazione congiuntiva (riunisce cose anche diverse dando all’insieme una coerenza in quanto viste da uno stesso soggetto o considerate in un medesimo contesto) vs enumerazione disgiuntiva (frantumazione, schizofrenia del soggetto che avverte una sequenza di impressioni disparate senza riuscire a conferire loro alcuna unità) Neruda