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Latino: Properzio e Ovidio, Appunti di Latino

Riassunti su Properzio e Ovidio

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 28/02/2025

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fabrizio-casu-3 🇮🇹

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Poesia Elegiaca
Elegia= genere nato in Grecia in età arcaica, caratterizzato da una composizione di tema amoroso in versi, dove il
primo è esametro e il secondo pentametro. I 3 principali autori erano Tibullo, Ovidio e Properzio. Queste
composizioni erano accompagnate da Flauto.
Le Ellegie greche erano legate a eventi mitologici mentre quelle latine alla soggettività del poeta.
Nella letteratura latina il primo è Catullo assieme al suo gruppo, i poetae novi. Catullo esprime il suo amore per
Lesbia con aspetti drammatici e intensi, influenzato da se stesso ma anche dalla situazione intorno a lui. Col tempo
questo genere, entrando nell’età Augustea si stempera, diventando più pacato, dato che quest’età è caratterizzata
dal senso della misura. Tra i primi autori c’è anche Cornelio Gallo, del quale è rimasto pochissimo, che riprese il
modello dei poeti novi e si avvicinò al modello ellenistico.
TIBULLO
Tibullo, che non apparteneva al circolo di Mecenate ma a quello di Messalla Corvino, era lo stesso legato ad Augusto,
ma era più indipendente rispetto agli scrittori del circolo di Mecenate. Era comunque molto vicino agli ideali di
quest’età, ma totalmente per scelta personale, senza influenze esterne.
E’ autore di 3 libri di Elegie, i temi principali sono l’amore la scelta di una vita modesta, povera, lontana dalla politica,
(ci riporta all’Otium),il rifiuto della vita militare. Ci sono inoltre 2 tipologie di donne;
1. Nel primo libro parla di una donna che lui chiama Delia, descritta come dolce, inizialmente idealizzata, ma che poi
diventa frutto di sofferenza a causa della sua infedeltà, ma che comunque è un personaggio positivo.
2. Il secondo libro è dedicato a un'altra donna, Nemesi (vendetta), come se fosse stata per lui una vendetta per la
donna precedente o se rappresentasse la sua volontà di vendicarsi dei tradimenti subiti, viene descritta come oscura,
capricciosa, crudele, fonte di grande sofferenza. Si definisce schiavo d’amore (Servitium Amoris).
Si riscontrano aspetti ellenistici e temi moderati. Tibullo mantiene distacco mentre scrive, non sappiamo se le donne
siano vere o fittizie, lo troviamo più vero quando descrive il suo ideale di vita.
-Un Sogno : fa il confronto con chi vuole continuare ad arricchirsi e combattere guerre. Ripete il suo voler avere una
vita tranquilla purché nel suo focolare ci sia una fiamma, ossia il calore degli affetti come un cerchio dove riscaldarsi,
dove ci si augura una affettuosità nel calore, lui si augura un raccolto rigoglioso perché c’è un legame forte con la
terra che vuole coltivare lui con le sue mani, un contatto diretto con la terra che è curativo.
Le righe di questo testo esprimono in maniera perfetta l’idea dell’Otium. L’idea di viaggio che cita viene vista come
un viaggio pesante che lo allontana dalla quiete. Si augura l’ombra fresca di un albero all’ora di punta estiva, oppure
un ruscello d’acqua corrente perché uno dei caratteri dell’otium è il rumore dell’acqua che scorre. Infine presenta la
sua idea di non volere le ricchezze e i guadagni dei padri, ma gli basta un po’ di grano e riposare sullo stesso letto,
quindi c’è anche l’idea del riposo.
-Delia: Troviamo l’ideale di vita, non c’è una descrizione realistica di Delia o dei sentimenti provati per lei, è come se
rappresentasse il suo sogno di quiete. Si augura di stare abbracciato a lei con la tempesta fuori dalla finestra, in una
realtà condivisa.
C’è il rifiuto della guerra, si rivolge a Messalla Corvino, dicendogli di continuare a fare la guerra e a ricercare la gloria
in battaglia, ma dice che lui aspira alla serenità della sua casa, e che piuttosto di cercare la gloria preferisce essere
schiavo dell'amore (Servitium Amoris).
Tema della morte che si avvicina, è personificata, lui si augura di morire affianco alla sua donna.
Celebrazione della giovinezza, bisogna godersela, tempo dell’amore. Conclude dicendo che lui riderà dei ricchi e della
fame, stando tranquillo e sereno con il poco che ha. Il concetto di fame è importante, perché questa fame continua
di qualcosa è una malattia (fa riferimenti ai poeti).
-La Pace: esaltazione della pace, rifiuto e condanna della guerra. Prima dell’invenzione dello stato gli uomini
vivevano in comunità, senza la proprietà privata e vivevano felici (Rosseau), fa l’esempio del pastore che dorme
tranquillo nel prato con il gregge sparso perché non c’era il pericolo che un altro pastore glielo rubasse.
Poi nasce l’età delle armi, con una nostalgia all’età della tranquillità, detta età dell’oro, ormai perduta. Età
dell’armonia è il Paleolitico, lui preferirebbe essere anziano per non dover combattere e potersi dedicare al narrare
fatti del passato e riposarsi. Personificazione della pace, coltiva il terreno, nutre le viti, usa l’aratro. Verso la fine
tratta le violenze dei soldati, il pianto di chi fa del male, e poi un momento dove si parla di donne, e non si sa se si
riferisce all’amore violento o ancora alla guerra. Dice che picchiare una donna è come far scendere gli Dei in terra.
Se sei geloso non serve picchiare la donna, il basterebbe strapparle le vesti. Chiude dicendo che è beato chi riesce a
far piangere la donna, perché lei non può tradire ma l’uomo si.
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Poesia Elegiaca Elegia= genere nato in Grecia in età arcaica, caratterizzato da una composizione di tema amoroso in versi, dove il primo è esametro e il secondo pentametro. I 3 principali autori erano Tibullo, Ovidio e Properzio. Queste composizioni erano accompagnate da Flauto. Le Ellegie greche erano legate a eventi mitologici mentre quelle latine alla soggettività del poeta. Nella letteratura latina il primo è Catullo assieme al suo gruppo, i poetae novi. Catullo esprime il suo amore per Lesbia con aspetti drammatici e intensi, influenzato da se stesso ma anche dalla situazione intorno a lui. Col tempo questo genere, entrando nell’età Augustea si stempera, diventando più pacato, dato che quest’età è caratterizzata dal senso della misura. Tra i primi autori c’è anche Cornelio Gallo, del quale è rimasto pochissimo, che riprese il modello dei poeti novi e si avvicinò al modello ellenistico. TIBULLO Tibullo, che non apparteneva al circolo di Mecenate ma a quello di Messalla Corvino, era lo stesso legato ad Augusto, ma era più indipendente rispetto agli scrittori del circolo di Mecenate. Era comunque molto vicino agli ideali di quest’età, ma totalmente per scelta personale, senza influenze esterne. E’ autore di 3 libri di Elegie, i temi principali sono l’amore la scelta di una vita modesta, povera, lontana dalla politica, (ci riporta all’Otium),il rifiuto della vita militare. Ci sono inoltre 2 tipologie di donne;

  1. Nel primo libro parla di una donna che lui chiama Delia, descritta come dolce, inizialmente idealizzata, ma che poi diventa frutto di sofferenza a causa della sua infedeltà, ma che comunque è un personaggio positivo.
  2. Il secondo libro è dedicato a un'altra donna, Nemesi (vendetta), come se fosse stata per lui una vendetta per la donna precedente o se rappresentasse la sua volontà di vendicarsi dei tradimenti subiti, viene descritta come oscura, capricciosa, crudele, fonte di grande sofferenza. Si definisce schiavo d’amore (Servitium Amoris). Si riscontrano aspetti ellenistici e temi moderati. Tibullo mantiene distacco mentre scrive, non sappiamo se le donne siano vere o fittizie, lo troviamo più vero quando descrive il suo ideale di vita.
  • Un Sogno : fa il confronto con chi vuole continuare ad arricchirsi e combattere guerre. Ripete il suo voler avere una vita tranquilla purché nel suo focolare ci sia una fiamma, ossia il calore degli affetti come un cerchio dove riscaldarsi, dove ci si augura una affettuosità nel calore, lui si augura un raccolto rigoglioso perché c’è un legame forte con la terra che vuole coltivare lui con le sue mani, un contatto diretto con la terra che è curativo. Le righe di questo testo esprimono in maniera perfetta l’idea dell’Otium. L’idea di viaggio che cita viene vista come un viaggio pesante che lo allontana dalla quiete. Si augura l’ombra fresca di un albero all’ora di punta estiva, oppure un ruscello d’acqua corrente perché uno dei caratteri dell’otium è il rumore dell’acqua che scorre. Infine presenta la sua idea di non volere le ricchezze e i guadagni dei padri, ma gli basta un po’ di grano e riposare sullo stesso letto, quindi c’è anche l’idea del riposo.
  • Delia: Troviamo l’ideale di vita, non c’è una descrizione realistica di Delia o dei sentimenti provati per lei, è come se rappresentasse il suo sogno di quiete. Si augura di stare abbracciato a lei con la tempesta fuori dalla finestra, in una realtà condivisa. C’è il rifiuto della guerra, si rivolge a Messalla Corvino, dicendogli di continuare a fare la guerra e a ricercare la gloria in battaglia, ma dice che lui aspira alla serenità della sua casa, e che piuttosto di cercare la gloria preferisce essere schiavo dell'amore (Servitium Amoris). Tema della morte che si avvicina, è personificata, lui si augura di morire affianco alla sua donna. Celebrazione della giovinezza, bisogna godersela, tempo dell’amore. Conclude dicendo che lui riderà dei ricchi e della fame, stando tranquillo e sereno con il poco che ha. Il concetto di fame è importante, perché questa fame continua di qualcosa è una malattia (fa riferimenti ai poeti).
  • La Pace: esaltazione della pace, rifiuto e condanna della guerra. Prima dell’invenzione dello stato gli uomini vivevano in comunità, senza la proprietà privata e vivevano felici (Rosseau), fa l’esempio del pastore che dorme tranquillo nel prato con il gregge sparso perché non c’era il pericolo che un altro pastore glielo rubasse. Poi nasce l’età delle armi, con una nostalgia all’età della tranquillità, detta età dell’oro, ormai perduta. Età dell’armonia è il Paleolitico, lui preferirebbe essere anziano per non dover combattere e potersi dedicare al narrare fatti del passato e riposarsi. Personificazione della pace, coltiva il terreno, nutre le viti, usa l’aratro. Verso la fine tratta le violenze dei soldati, il pianto di chi fa del male, e poi un momento dove si parla di donne, e non si sa se si riferisce all’amore violento o ancora alla guerra. Dice che picchiare una donna è come far scendere gli Dei in terra. Se sei geloso non serve picchiare la donna, il basterebbe strapparle le vesti. Chiude dicendo che è beato chi riesce a far piangere la donna, perché lei non può tradire ma l’uomo si.

PROPERZIO , vita Nasce ad Assisi intorno al 50 a.C.. Arriva a Roma durante il periodo delle guerre civili, nell’età augustea, ed entra in una cerchia di amici con cui inizia a scrivere poesie, tra cui il giovane Tullo. Il 1 libro attira l’attenzione di Mecenate che lo accolse nel suo circolo, infatti il Libro 2 delle elegie è dedicato a lui, in cui è presentato come patrono e protettore. In tutto i libri sono 4 e la raccolta prende il nome di “Canzoniere”. Il 1 libro delle elegie tratta come tema principale l’amore per Cinzia una donna descritta con un certo spessore psicologico che ci permette la ricostruzione del suo carattere. La Situazione è quella di Properzio come l’innamorato infelice, vittima del servitum amoris, chiama la donna “domina” e si autodefinisce “miser”. La scelta di Properzio è di dedicare la sua vita interamente all’amore pure toccando punti bassi come sofferenza e dolore. Scelta di vita discutibile, si configura come “nequitia” cioè uno stato di abbattimento, di depressione, di debolezza, tutto a causa di un amore tossico, non corrisposto. Situazione di dipendenza emotiva. Nel libro 2 rivneidca il diritto a non scrivere poemi epici, in seguito a ciò che gli aveva chiesto Mecenate. Infatti qua dominano i temi erotici, con molti riferimenti e paragoni mitici. Properzio non era ispirato da Calliope, la musa della poesia epica, ne da Apollo, ma solo dalla donna amata. Esprime il diritto di scegliere di amare liberamente, indipendentemente dalla classe sociale. Ideali lontani da quelli di Augusto che voleva unioni coniugali e tra ceti sociali uguali; Cinzia era una schiava ma ciò non gli impedisce di amarla. Rinuncia pure al ruolo di pater familias per amore. Nel 3 libro si fa persuadere dalla richieste di Mecenate inserendo nuovi temi. Celebra Augusto, il nipote di Augusto, scrive riguardo a personaggi mitologici, su donne negative come Cleopatra ed esaltando la vittoria di Azio. Alla fine del libro si trovano due elegie in chiusura, le elegie “discidium”, della rottura, separazione, in cui il poeta dà l’addio a Cinziam dichiarandosi libero dalla schiavitù e dal tormento della passione. Nel 4 libro c’è un proemio programmato, aderisce alla poesia celebrativa e celebra Roma e le origini delle tradizioni romane. Si chiama poesia “eziologica”, è un genere alessandrino ellenistico, il progetto fallisce. Nella seconda parte spiega che non riesce a concludere il progetto e rinizia a parlare di Clizia con l’elegia d’amore. Properzio rifiuta il tema della guerra e dell’eroismo e sceglie Mimnermo che è un poeta d’età arcaica legato alla poesia d’amore e d’occasione. Il tema dell’amore è pacifico e i versi sono leggeri. Testi

  • Cinzia (1 elegia, libro 1): Sin dall’inizio questo amore è presentato come fonte di dolore, troviamo una sorta di appello ai lettori affinché evitino l’amore. Nei primi versi c’è una personificazione dell’amore che calpesta il corpo del poeta. Viene usata la parola “furor”, come l’amore che non lo lascia e lo opprime. Riferimenti mitologici per dimostrare quanto l’amore sia devastante. Riferimento alla magia, vorrebbe potersi fidare della magia, sarebbe bello poter cambiare l’animo di Cinzia tramite pozioni magiche. Sa che la magia è impossibile, quindi si rivolge all’amicizia, perché sa che nella vita l’unico posto sicuro dove potersi rifugiare è l’amicizia. Chiede agli amici una cura per questo dolore, chiede di essere portato negli scogli, per non sentire più nomi di donna. Dice che Venere e Amore lo tormentano durante le sue notti insonni, si autoproclama “praeceptor amore” invitando i lettori a non cadere preda dell’amore.
  • Due diverse scelte di vita: Dichiarazione di una scelta di vita precisa. Rifiuta la guerra e sceglie una vita tranquilla. Ciò che lo trattiene è il legame con questa donna, non è solo Cinzia a dominare Properzio, ma anche lui a dominare lei, entrambi hanno il timore di perdere l’altro/a. Rinuncia alla misura augustea, dicendo che non si può amare liberamente. Confronto con Virgilio, e con Enea, che lasciò Didone in lacrime spinto dal suo bisogno di conoscere, di andare, dal desiderio dell’ignoto, dalla promessa agli Dei, Properzio si allontana da tutto ciò dichiarando di non voler conoscere nuove terre, lasciando Cinzia in una situazione come quella di Didone, non sopporterebbe vederla in tale stato. Dice di non essere adatto alle armi, alla gloria, la sua milizia è quella dell’amore. Topos ricorrente nella letteratura, metafora dove l’amore è paragonato a un campo di battaglia. “milizia amoris” ossimoro, lego l’amore con la guerra, nonostante siano due concetti opposti. Chiude quest’elegia con un pensiero all’amico che indipendente va in giro per terre e mani, mentre Properzio è dipendente dall’amore. Infine troviamo una contrapposizione tra l’indipendenza dell’uomo eroe e la dipendenza di un uomo innamorato.