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Le avanguardie figurative, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Avanguardie figurative

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 16/01/2016

alice_castagna
alice_castagna 🇮🇹

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Le Avanguardie Figurative
In nessun periodo storico le arti hanno subito così tante e tali trasformazioni come nei primi quarant’ anni del XX secolo.
Questa radicale trasformazione ha coinvolto tutte le discipline, a ogni livello: dalle tecniche allo stile, dai materiali ai
contenuti. Nulla sembra essere stato salvato: i metodi tradizionali e gli insegnamenti dei maestri del passato, tramandati
nelle botteghe o studiati nelle accademie, sono considerati obsoleti, inutili o addirittura un peso e un ostacolo alla libertà
espressiva dei nuovi artisti. Questi guardano piuttosto alle culture extraeuropee, le cosiddette civiltà primitive, africane,
asiatiche, delle Americhe o dell’Oceania; si ispirano alle stampe giapponesi, ma anche alle creazioni ingenue, ma
spontanee, dei bambini, considerate più autentiche dei capolavori conservati nei musei.
Lo stesso concetto di arte viene messo in discussione e di conseguenza la figura dell’artista e il suo ruolo all’interno della
società. Molti artisti assumono atteggiamenti anarchici e rivoluzionari; vogliono fare letteralmente tabula rasa di tutto
quello che è stato prodotto nel passato, in nome di un nuovo modo, completamente diverso, di intendere l’opera d’arte,
la sua produzione e la sua fruizione. Abbondano i manifesti, le dichiarazioni di intenti, i programmi di rifondazione; molti
gruppi artistici si pongono e propongono come i creatori di una nuova arte, mai vista fino ad allora. In molti casi il loro
comportamento non è stato capito dal grande pubblico e in parte non lo è neppure oggi, a distanza di quasi un secolo.
Spesso chi visita un museo, una mostra o una fiera d’arte moderna si sente come un esploratore senza mappa: si trova
di fronte una realtà in gran parte ignota e si sente a disagio, perché non ha gli strumenti adatti per interpretare
correttamente quello che vede. Chi è stato educato ai tradizionali canoni estetici su cui si è basata la pittura occidentale
da Giotto a Tiepolo si sente letteralmente escluso e del tutto impreparato. La totale libertà pretesa e faticosamente
conquistata dagli artisti moderni non è piaciuta a tutti (e a qualcuno non piace neppure adesso). Chi cercava, e cerca
ancora oggi, in un quadro o in una scultura, così come in una fotografia o in un film, una ripetizione della natura, abbellita
e arricchita di poesia; chi esigeva, ed esige ancora oggi, in un palazzo o in un oggetto di design i classici canoni della
simmetria, dell’armonia, delle proporzioni e dell’equilibrio si sente disorientato, se non addirittura offeso e disgustato da
queste forme che non solo non capisce, ma che si rifiuta perfino di accettare e considerare. In tutti i secoli gli artisti sono
stati talvolta criticati e incompresi; alcune loro opere hanno suscitato scandalo o derisione, sono state censurate e
perfino distrutte, ma mai come in questi ultimi decenni si è avvertita una tale distanza tra gli artisti in generale e il
comune sentire della gente, che non riesce più a identificarsi nelle loro creazioni, non condivide lo spirito con cui sono
state eseguite e si domanda perfino se possano ancora essere chiamate arte.
La storia dell’arte della prima metà del Novecento può essere paragonata all’esplorazione di una serie di galassie,
strettamente collegate tra di loro, in cui le stelle maggiori corrispondono agli artisti più importanti, i capiscuola, attorno a
cui si muovono innumerevoli pianeti, che orbitano a una distanza più o meno grande o addirittura, lungo il loro cammino,
entrano nell’influenza di altre stelle. In pochi decenni si alternano decine di gruppi, associazioni e movimenti artistici e
culturali; alcuni di questi hanno una vita breve e tormentata, ma estremamente intensa e produttiva, tale da svolgere
un’influenza profonda e duratura.
Al di delle singole differenze di carattere, personalità e sensibilità, è possibile individuare alcuni punti comuni, che
caratterizzano l’arte della prima parte del secolo. Innanzitutto vengono abbattute le rigide differenze e le gerarchie tra le
singole discipline: per secoli ogni arte era stata caratterizzata da norme tecniche ben precise, codificate in maniera
rigorosa. La prima parte del XX secolo è straordinariamente ricca di forti personalità, dotate di geniale creatività: questi
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Le Avanguardie Figurative In nessun periodo storico le arti hanno subito così tante e tali trasformazioni come nei primi quarant’ anni del XX secolo. Questa radicale trasformazione ha coinvolto tutte le discipline, a ogni livello: dalle tecniche allo stile, dai materiali ai contenuti. Nulla sembra essere stato salvato: i metodi tradizionali e gli insegnamenti dei maestri del passato, tramandati nelle botteghe o studiati nelle accademie, sono considerati obsoleti, inutili o addirittura un peso e un ostacolo alla libertà espressiva dei nuovi artisti. Questi guardano piuttosto alle culture extraeuropee, le cosiddette civiltà primitive, africane, asiatiche, delle Americhe o dell’Oceania; si ispirano alle stampe giapponesi, ma anche alle creazioni ingenue, ma spontanee, dei bambini, considerate più autentiche dei capolavori conservati nei musei. Lo stesso concetto di arte viene messo in discussione e di conseguenza la figura dell’artista e il suo ruolo all’interno della società. Molti artisti assumono atteggiamenti anarchici e rivoluzionari; vogliono fare letteralmente tabula rasa di tutto quello che è stato prodotto nel passato, in nome di un nuovo modo, completamente diverso, di intendere l’opera d’arte, la sua produzione e la sua fruizione. Abbondano i manifesti, le dichiarazioni di intenti, i programmi di rifondazione; molti gruppi artistici si pongono e propongono come i creatori di una nuova arte, mai vista fino ad allora. In molti casi il loro comportamento non è stato capito dal grande pubblico e in parte non lo è neppure oggi, a distanza di quasi un secolo. Spesso chi visita un museo, una mostra o una fiera d’arte moderna si sente come un esploratore senza mappa: si trova di fronte una realtà in gran parte ignota e si sente a disagio, perché non ha gli strumenti adatti per interpretare correttamente quello che vede. Chi è stato educato ai tradizionali canoni estetici su cui si è basata la pittura occidentale da Giotto a Tiepolo si sente letteralmente escluso e del tutto impreparato. La totale libertà pretesa e faticosamente conquistata dagli artisti moderni non è piaciuta a tutti (e a qualcuno non piace neppure adesso). Chi cercava, e cerca ancora oggi, in un quadro o in una scultura, così come in una fotografia o in un film, una ripetizione della natura, abbellita e arricchita di poesia; chi esigeva, ed esige ancora oggi, in un palazzo o in un oggetto di design i classici canoni della simmetria, dell’armonia, delle proporzioni e dell’equilibrio si sente disorientato, se non addirittura offeso e disgustato da queste forme che non solo non capisce, ma che si rifiuta perfino di accettare e considerare. In tutti i secoli gli artisti sono stati talvolta criticati e incompresi; alcune loro opere hanno suscitato scandalo o derisione, sono state censurate e perfino distrutte, ma mai come in questi ultimi decenni si è avvertita una tale distanza tra gli artisti in generale e il comune sentire della gente, che non riesce più a identificarsi nelle loro creazioni, non condivide lo spirito con cui sono state eseguite e si domanda perfino se possano ancora essere chiamate arte. La storia dell’arte della prima metà del Novecento può essere paragonata all’esplorazione di una serie di galassie, strettamente collegate tra di loro, in cui le stelle maggiori corrispondono agli artisti più importanti, i capiscuola, attorno a cui si muovono innumerevoli pianeti, che orbitano a una distanza più o meno grande o addirittura, lungo il loro cammino, entrano nell’influenza di altre stelle. In pochi decenni si alternano decine di gruppi, associazioni e movimenti artistici e culturali; alcuni di questi hanno una vita breve e tormentata, ma estremamente intensa e produttiva, tale da svolgere un’influenza profonda e duratura. Al di là delle singole differenze di carattere, personalità e sensibilità, è possibile individuare alcuni punti comuni, che caratterizzano l’arte della prima parte del secolo. Innanzitutto vengono abbattute le rigide differenze e le gerarchie tra le singole discipline: per secoli ogni arte era stata caratterizzata da norme tecniche ben precise, codificate in maniera rigorosa. La prima parte del XX secolo è straordinariamente ricca di forti personalità, dotate di geniale creatività: questi

artisti si permettono una totale libertà di espressione, che li porta a infrangere norme, limiti e confini stabiliti da secoli e considerati sacri e inviolabili. I futuristi i cubisti e ancor più i dadaisti ne sono i maggiori responsabili: essi mischiano le tecniche, si servono del collage, degli inserimenti di fotografie, ritagli di giornali e materiali vari e diversi, naturali o artificiali, umili o nobili, anche in rilievo, tanto da creare delle opere d’arte a metà strada tra la pittura e la scultura. Ancor più significativa, soprattutto per i suoi effetti dirompenti ed eversivi, è l’invenzione da parte di Marcel Duchamp, del ready made : l’artista non esegue personalmente l’opera d’arte, ma usa oggetti già fatti, che non vanno più considerati in base al fine per cui sono stati inizialmente costruiti, ma hanno una nuova funzione e significati diversi. Da questo punto di vista l’artista non viene più considerato tale per la sua abilità manuale nel disegnare, dipingere o scolpire, ma per le sue doti creative, per la sua abilità nell’inventare e trasmettere con le sue opere concetti ed emozioni universali. Altrettanto importante è la definitiva emancipazione della pittura nei confronti della realtà: gli artisti si ribellano all’ obbligo di imitare la natura e rivendicano la possibilità di usare le linee, i colori e i materiali più diversi per esprimere senza alcun limite ciò che provano. Questo atteggiamento dà vita a un duplice superamento del realismo nell’arte: da una parte l’ Astrattismo, nelle sue due principali suddivisioni, geometrico e informale; dall’ altra l’ adesione solo apparente alla realtà, utilizzata come pretesto e richiamo simbolico e allusivo di altri messaggi, concetti o realtà immateriali, come fanno, per esempio, i surrealisti e gli esponenti della Metafisica. Questi attingono a piene mani al pensiero di Sigmund Freud e in generale alla psicanalisi, per mostrarci un universo parallelo a quello in cui viviamo, creato o nascosto nei meandri oscuri della nostra psiche e della nostra immaginazione. Un altro aspetto significativo è dovuto alla diffusione dei mass media, i quali permettono una più rapida diffusione delle conoscenze e delle novità: in questo mondo sempre più piccolo, in cui non solo gli artisti, ma anche le opere d’arte, le immagini e le idee possono muoversi rapidamente, l’arte perde le sue prerogative regionali e nazionali per diventare un unico linguaggio mondiale, irradiato da vari centri motori in collegamento tra di loro. La capitale dell’arte mondiale, il cuore pulsante dei maggiori movimenti d’avanguardia, vero e proprio ombelico del mondo culturale, è ancora Parigi, il luogo dove nascono e muoiono le mode, dove gli artisti di tutto il mondo vengono, anche se solo per poco tempo, a studiare, ad abitare, a confrontarsi, a esporre i propri lavori o a studiare quelli altrui. Per quanto riguarda il ruolo sociale dell’artista egli non è più, come in passato, un artigiano, alle dipendenze dei nobili o della Chiesa, ma un libero professionista, che offre i suoi quadri a una nuova clientela, composta in maggioranza dal ceto medio. Di conseguenza acquista sempre più importanza la figura del mercante d’arte, che allestisce le mostre nella sua galleria, tiene i contatti con i critici, la stampa, i collezionisti e le istituzioni pubbliche. È lui a determinare il successo o l’insuccesso di un artista, interferendo sempre di più nella sua carriera e nella sua evoluzione stilistica. La carriera di un artista è quindi scandita dalle esposizioni, personali e collettive, a cui partecipa e dalla diffusione delle sue opere tramite le riviste, specializzate e non. Anche nella prima metà del XX secolo gli artisti devono fare i conti con la situazione politica del Paese in cui vivono e là dove le libertà civili vengono meno per la presenza di una dittatura, come nell’ Italia fascista, nella Germania nazista o nella Russia di Stalin, anch’ essi devono adeguarsi, oppure cercare rifugio al di fuori della loro nazione.