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Le basi della percezione: Questa breve dispensa è stata realizzata al solo scopo di fungere da introduzione allo studio della teoria della percezione, in particolare agli aspetti legati alla percezione visiva.
Tipologia: Dispense
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dispensa del corso di TEORIA DELLA PERCEZIONE E PSICOLOGIA DELLA FORMA prof. Claudio Cavallaro Accademia di Belle Arti di Palermo A.A. 2018/
Questa breve dispensa è stata realizzata al solo scopo di fungere da introduzione allo studio della teoria della percezione, in particolare agli aspetti legati alla percezione visiva. Ho cercato di fare una sintesi ordinata tra le tante informazioni che è già possibile reperire su importanti testi che trattano approfonditamente l’argomento, oltre che da siti web, alcuni ben fatti ma molti estremamente confusionari e spesso inesatti. La funzione primaria, che mi auspico abbia questo lavoro, vorrebbe essere quella di fornire una traccia, e magari uno stimolo, per gli studenti, col risultato di invogliarli ad approfondire individualmente alcuni degli argomenti trattati che trovano più vicini ai propri interessi e alla propria espressività. Per raggiungere questo scopo, però, la sola dispensa non basta. Questa sarà infatti affiancata da lezioni di approfondimento su alcuni testi e, soprattutto, sull’arte e gli artisti che hanno maggiormente influenzato gli studi sulla percezione attraverso importanti opere o scritti. Alcuni incontri saranno inoltre rivolti ad approfondimenti sulla percezione in ambito letterario e filosofico ma anche riguardante l’influenza dei media e della comunicazione sul nostro modo di percepire il mondo. Inoltre, una parte del lavoro consisterà nella realizzazione, da parte degli studenti, di progetti e/o opere inerenti il vario tema della percezione. Ogni volta, una parte della lezione sarà dedicata alla presentazione e discussione delle loro idee. Ritengo questa fase molto importante, in quanto sono convinto che mettere in pratica ciò che si studia può aiutare nella comprensione e stimolare il desiderio di approfondimento. Nota: si rimanda al programma del corso per bibliografia ed altri materiali di supporto.
La questione della percezione ha iniziato ad essere dibattuta in ambito psicologico alla fine del
La più importante diatriba si è avuta tra i^ sostenitori dell’empirismo e quelli dell’innatismo. Gli empiristi sostenevano che il processo percettivo scaturisce dall’apprendimento e dall’esperienza del passato, e che solo questi fattori influenzano la nostra percezione. Il^ più importante rappresentante di questa teoria è il medico Hermann von Helmholtz il quale sosteneva che la costruzione dell’immagine avviene a seguito di un confronto tra l’informazione sensoriale fornita dagli occhi e le immagini esperite e memorizzate in precedenza. Gli innatisti ,^ invece, sostenevano che i^ fenomeni percettivi potevano essere spiegati attraverso leggi innate che guidano la percezione. Il^ maggiore apporto a questa teoria fu dato dagli esponenti della Psicologia della Gestalt (Koffka, Wertheimer, Köhler). Secondo loro la percezione è il risultato dell’organizzazione delle sensazioni e non della loro associazione. “Il tutto è più della somma delle singole parti” ,^ cioè non è possibile comprendere un fenomeno percettivo facendo semplicemente la somma delle sensazioni che lo caratterizzano, ma è necessario comprenderne le modalità di organizzazione. A tal fine, soprattutto grazie a Wertheimer ,^ i gestaltisti formularono una serie di principi della percezione che spiegano sia il modo in cui gli elementi delle figure assumono un determinato significato a seconda di come si raggruppano, sia il rapporto percettivo che intercorre tra la figura e lo sfondo. Esistono anche altre teorie, quella “ecologica” (Gibson), il “ciclo percettivo” (Neisser)
il^ “costruttivismo” (Gregory), il “New Look” (Bruner, Postman, Mc Ginnies). Secondo la teoria ecologica di Gibson, le informazioni sono già presenti nella stimolazione percepita e non sono necessari altri processi di elaborazione per comprenderle. L’osservatore non ha necessità di elaborare l’informazione percettiva ricevuta, né integrarla ad altre in memoria, in quanto tutti i^ dati necessari sono già presenti in essa. Egli definisce queste informazioni sensoriali dell’oggetto con il termine “affordances” (disponibilità). L’esponente della teoria costruttivista Richard Gregory, sostiene invece che per percepire bisogna andare oltre i^ sensi cercando di interpretare al meglio i^ dati sensoriali e che a volte bisogna integrare l’informazione in quanto quella necessaria non è disponibile, costruendo quindi la percezione come un processo di ipotesi e di verifica. Nella sua teoria del ciclo percettivo ,^ Neisser sostiene che, nel processo percettivo, uomo e ambiente sono coinvolti in maniera circolare. Nella nostra mente, infatti, sono già presenti degli schemi, che chiama “schemi anticipatori”, i^ quali derivano da conoscenze pregresse già acquisite. Le aspettative determinate da questi schemi ci orientano verso la comprensione dell’ambiente, che avviene però in maniere individuale poiché le nuove conoscenze acquisite modificano di volta in volta gli schemi stessi. Per la scuola del New Look siamo noi stessi a creare le nostre esperienze percettive, ciò attraverso la mescolanza tra gli stimoli esterni, le nostre attese e i^ nostri interessi. Bruner non nega che esistano delle strutture innate (Gestalt), ma sostiene anche che fattori ambientali, culturali ed emozionali, influenzano la nostra percezione che diventa così soggettiva.
Prima di andare oltre è necessario fare un breve accenno sul funzionamento del nostro sistema visivo, sul modo in cui le informazioni giungono ai nostri occhi e vengono poi elaborate dal cervello. La vista è il nostro principale sistema sensoriale, si calcola che influisca su circa il
della nostra capacità di percepire il mondo esterno. Per alcune specie animali invece, sono più importanti altri sensi, ad esempio per i^ cani è soprattutto l’olfatto, ma anche l’udito; i^ pipistrelli utilizzano addirittura una sorta di radar che gli consente di sfruttare le onde sonore riflesse dall’ambiente; gli elefanti, invece, oltre ad un ottimo udito hanno la capacità di percepire le vibrazioni del suolo e riconoscerne l’origine. Ma torniamo al sistema visivo umano. Possiamo di certo affermare che è estremamente complesso e potente. Ci consente di vedere un punto luminoso, come una stella, a notevole distanza, di distinguere una grandissima quantità di colori e si adatta rapidamente alle variazione di luce. Ecco come funzionano i^ nostri occhi.
Ricordiamo che la corteccia cerebrale ha quattro lobi: occipitale, temporale, parietale e frontale. Una volta, quindi, che le informazioni provenienti dagli occhi giungono alla corteccia visiva primaria si suddividono seguendo due direzioni. Il cervello ha infatti due vie di elaborazione parallele, una si occupa del contenuto dell’immagine, l’altra della sua localizzazione nel mondo. Queste vie di elaborazione vengono chiamate la
via del cosa
e^ la
via del dove
La via del cosa è quella che si dirige verso il lobo temporale in cui, secondo studi recenti, viene elaborata soprattutto l’informazione relativa ai volti, ed anche quelle inerenti forma, colore, identità e funzione. La via del dove, invece, si occupa soprattutto di elaborare le informazioni su movimento, profondità e collocazione spaziale. La separazione tra le due vie non è comunque assoluta, infatti lungo il percorso possono scambiarsi le informazioni qualora fosse necessario.
La catena psico ‐fisica La catena psico ‐fisica è l’attività che descrive il nostro processo basilare di percezione. Gli elementi che ne fanno parte sono lo "stimolo distale", lo "stimolo prossimale", i "percetti". Lo stimolo distale è costituito dagli oggetti osservati, dalla loro immagine, dalla luce che riflettono, dalla forma, dal movimento, ecc... Lo stimolo prossimale è invece costituito dalle informazioni che il nostro organo sensoriale riceve dallo stimolo distale e che poi invia al cervello per l'elaborazione. Il^ percetto è ciò che percepiamo alla fine del processo di codifica. A questo punto è importante notare che nel passaggio tra i^ due stimoli avremo una perdita di informazioni, e che quelle acquisite dallo stimolo distale saranno, per forza di cose, indeterminate. Questo è uno dei fattori che, richiedendo un ulteriore intervento di correzione, può portarci al fenomeno delle illusioni ottiche o essere appunto corretto dalle leggi delle costanze percettive. Elaborazioni Bottom ‐Up e Top ‐Down La capacità di risolvere il problema dell’incompletezza dell’informazione ricevuta, secondo l’empirista Von Helmhotz, viene spiegata anche attraverso i^ due processi di elaborazione che il nostro cervello mette in pratica. Per meglio comprendere questi due processi è necessario parlare anche di “sensazione” e “percezione”. La sensazione riguarda gli occhi e tutte le parti che li compongono. La percezione è la fase di integrazione delle informazioni che avviene nel cervello. L’ elaborazione bottom ‐up segue regole universali e innate ed estrae gli elementi chiave delle immagini (contorni, intersezioni, linee) che ci consentono di interpretare gli oggetti, le persone, i^ volti, e la loro collocazione nello spazio. È^ per questa ragione, sostengono gli empiristi, che anche i^ bambini possono riconoscere i^ volti molto precocemente. L’ elaborazione top ‐down ,^ invece, che ci permette di tradurre immagine più carenti di dati, fa riferimento a funzioni mentali e cognitive di ordine superiore (attenzione, aspettative, apprendimento visivo). Quando l’elaborazione bottom ‐up non riesce a risolvere l’informazione ambigua che riceviamo, interviene quella top ‐down che ci permette di intuire il senso dell’immagine utilizzando la nostra esperienza.
Come già accennato, un contributo fondamentale alla teoria della percezione, in senso pratico, è senza dubbio quello dato nel
da Wertheimer con la realizzazione delle “leggi di unificazione figurale”. Basandosi sull’assunto principale della Gestalt, “il tutto è più della somma delle sue parti”, spiegò come alcune parti del campo visivo si uniscono per esaltare una figura principale che si separa dalle altre parti costituenti lo sfondo.
Vicinanza Tendiamo a percepire le parti più vicine tra loro come un insieme.
Somiglianza Percepiamo come un insieme le parti che si somigliano per forma, colore, dimensione. FORMA^ COLORE DIMENSIONE
Buona forma (o semplicità) La regolarità della forma impone la propria presenza alla nostra percezione. Nell’esempio vediamo come due figure concave, se accostate, vengono percepite come convesse e sovrapposte, trasformando addirittura in uno spazio pieno il vuoto che prima le caratterizzava.
Simmetria Favorisce la percezione dell’equilibrio attraverso un senso di ordine e regolarità. La natura stessa offre molti esempi meravigliosi.
Pregnanza Tendiamo a percepire la forma più semplice e coerente. Nella prima immagine tendiamo a considerare la superfice nera come cornice e il bianco come sfondo, nella seconda, invece, percepiamo due quadrati sovrapposti.
Destino comune (o somiglianza per movimento) Se in un gruppo caotico di elementi, tutti di identica forma e composizione, alcuni iniziano a muoversi nella stessa direzione e alla stessa velocità, tenderemo a percepire questi ultimi come un unico gruppo.
Esperienza passata Si tende a creare forme già viste dove ci sono solo semplici linee separate o interrotte. Nel seguente esempio riusciamo a vedere una
ma attenzione, solo chi conosce il nostro alfabeto può vederla, infatti ciò che noi vediamo è influenzato da ciò che conosciamo e/o ci aspettiamo di vedere.
Il^ rapporto di percezione legato ai concetti di figura e sfondo è stato uno dei problemi più importanti che la teoria della Gestalt ha affrontato. Il^ campo visivo che noi percepiamo quando osserviamo un’immagine o un paesaggio è definito “spazio fenomenico”. Al suo interno si collocano i^ fenomeni visivi, cioè gli elementi che percepiremo come separati dallo sfondo. Questo processo di separazione, però, non avviene sempre in maniera semplice e si verificano le “ambiguità visive”, fenomeni percettivi instabili dovuti appunto all’ambiguità dell’immagine in cui sono contemporaneamente presenti diverse interpretazioni. Per determinare se l’oggetto osservato fa parte della figura o dello sfondo dobbiamo considerare diversi fattori, in special modo in riferimento alla figura. Conseguentemente, lo sfondo sarà ciò che resta.
Grandezza relativa L’area di dimensioni più piccole verrà percepita come figura, la più grande come sfondo.
Orientamento Percepiamo maggiormente come figura la zona dell’immagine che segue assi verticali e orizzontali.
Posizione La parte inferiore dell’immagine tenderà ad essere percepita come figura, quella in alto come sfondo.
Concavità/convessità Le zone dell’immagine delimitate da un contorno convesso vengono percepite come figura, se il contorno è concavo, invece, le percepiamo come sfondo.