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Le difficoltà di apprendimento, Sbobinature di Psicologia dell'Apprendimento

Una panoramica sulle difficoltà di apprendimento a scuola, i disturbi specifici dell'apprendimento, le dislessie, le difficoltà e i disturbi della scrittura, le difficoltà in matematica e le discalculie, le difficoltà nella comprensione del testo e nello studio, i disturbi non verbali dell'apprendimento e i disturbi di attenzione e di iperattività. Vengono fornite definizioni e classificazioni degli handicap e dei disturbi specifici dell'apprendimento. Si parla anche degli interventi riabilitativi per aiutare gli individui affetti da DSA.

Tipologia: Sbobinature

2021/2022

In vendita dal 24/03/2023

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PSICOLOGIA
DELLAPPRENDIMENTO
E DELLA MEMORIA
TESTO: LE DIFFICOLTA' DI APPRENDIMENTO A SCUOLA
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PSICOLOGIA

DELL’APPRENDIMENTO

E DELLA MEMORIA

TESTO: LE DIFFICOLTA' DI APPRENDIMENTO A SCUOLA

Argomenti

Le difficoltà di apprendimento

I disturbi specifici dell’apprendimento

Le dislessie

Le difficolta e i disturbi della scrittura

Le difficolta in matematica e le discalculie

Le difficoltà nella comprensione del testo e nello studio

I disturbi non verbali dell’apprendimento

I disturbi di attenzione e di iperattività

proprio effetto boomerang in cui il figlio in un primo momento accoglie anche le aspettative dei genitori, ma in secondo momento agisce in maniera negativa e si ritira dalle prove scolastiche;

  • (^) Il ruolo dell’istituzione , incide particolarmente sull’andamento scolastico dei bambini in quanto la scuola è efficace quando essa si basa sui pilastri emanati dal dirigente, dagli insegnanti e dagli alunni che la compongono. Talvolta però può capire che i soggetti con difficoltà di apprendimento si trovano a dover affrontare richieste troppo impegnati e in quanto sono messi a confronto con allievi troppo brillanti, e ciò gli provoca ovviamente dei danni; non è un caso infatti che il loro rendimento migliora nel momento in cui cambiano scuola o si approcciano proprio a un’altro insegnante;
  • Le caratteristiche individuali del soggetto , anche i fattori emotivi infatti influenzano molto l’andamento scolastico. Ad esempio consideriamo il caso di Mario, un bambino di sei anni che frequentava la scuola primaria; egli già precedentemente aveva difficoltà a frequentare la scuola d’infanzia e dunque aveva passato la maggior parte del tempo a casa con la madre. Il problema di Mario è un problema che influenza la maggior parte dei bambini e si viene a presentare proprio come un problema dovuto al distacco con la famiglia e con l’approccio verso una nuova realtà: di fronte a ciò ci possono essere due approcci, il primo in cui il bambino viene assistito e risolve il problema e la difficoltà iniziale, in altri casi però tali difficoltà di mantengono più a lungo. Nei casi di intervento, questo va in qualche modo a focalizzarsi sia sulla sfera emotiva sia su quella specifica dell’apprendimento, anche se abbiamo visto come talvolta una grave difficoltà di apprendimento può essere anche causa di una bassa motivazione ad apprendere e a frequentare la scuola. Ed è qua questo proposito che molti studiosi distinguono il concetto di sè scolastico , ossia l’idea che il bambino ha di sè stesso come alunno e il concetto di sè non scolastico , ossia l’idea che il bambino ha di sè in relazione a tutte le attività che svolge al di fuori della scuola. Inoltre uno dei classici problemi dei bambini con difficoltà di apprendimento è sicuramente quello di socializzazione , in quanto questi bambini presentano una difficoltà ad esprimersi, ad ascoltare gli alti, o ad adottare il punto di vista dell’altro. Ed è tale disagio che può causare soprattutto nei

bambini dei comportamenti devianti in quanto non si sentono accettati dagli altri coetanei. Parlando dunque delle difficoltà di apprendimento e come queste possono essere classificate al meglio, l’organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha cercato di evidenziare diverse definizioni e classificazioni degli handicap, fornendo dunque criteri condivisi per la loro identificazione. Possiamo infatti classificarli in tre categorie:

**1. Handicap mentale

  1. Handicap sensoriale (visivo o uditivo)
  2. Handicap motorio** Nel caso dell’ handicap visivo o motorio , normalmente i soggetti non hanno difficoltà di apprendimento, anche se possono comparire in essi piccoli problemi particolari: ad esempio, nel caso dei bambini ciechi essi presentano un lavoro migliore nelle materie dove il linguaggio è prioritario rispetto alla matematica e alle materie scientifiche. Nel caso dell’ handicap uditivo il caso è un po’ più complesso in quanto i soggetti sordi hanno difficoltà già dai primi anni di vita verso l’utilizzo del linguaggio, in quanto essi presentano difficoltà nell’ organizzare i concetti, nel pensare astrattamente, ad autoregolarsi ecc. Per quanto riguarda invece l’ handicap mentale , esso fino a poco tempo fa veniva chiamato ritardo mentale, mentre attualmente viene chiamato disabilità intellettiva in quanto l’elemento che caratterizza tale condizione è costituito da un basso livello cognitivo e che viene valutato in base ai test di intelligenza che a loro volta si basano sul QI che è al di sotto di 70. Possiamo tra l’altro distinguere variare percentuali di gravità:
  • Disabilità intellettive lievi, con QI tra 69 e 55
  • (^) Disabilità intellettive medie o moderate, con QI tra 54 e 40
  • (^) Disabilità intellettive gravi o severe, con QI tra 39 e 25
  • Disabilità intellettive profonde o gravissime, con QI ancora inferiore Altro elemento che caratterizza l’handicap mentale tra l’altro, non è solo il QI ma anche la difficoltà a vivere in maniera autonoma e adattiva nel proprio ambiente.

I disturbi specifici de’a"rendimento

CAPITOLO 2

Quando parliamo dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) o in inglese indicati come learning disabilities , andiamo a considerare una categoria che presenta al suo interno varie difficoltà. Nonostante ciò però sono escluse da essa le difficoltà dovute al contesto socioculturale, alla famiglia o all’istituzione che erano state presentate all’interno delle varie difficoltà di apprendimento. Una definizione dei disturbi specifici dell’apprendimento, adottata da molti, risale al 1988 con la National Joint Committee of Learning Disabilities (Njcld) la quale afferma che i disturbi specifici dell’apprendimento rappresentano un carattere generale di alcune difficoltà dovute al linguaggio, alla scrittura, alla lettura e al calcolo, esse sono tutte caratteristiche intrinseche nell’individuo e che dipendono dal sistema nervoso centrale e che sono presenti per l’intero arco di vita. Successivamente, tale definizione fu sostituita dalla legge n.170 intitolata ‘ Nuove norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento ’ dell’ ottobre 2010 approvata dal Parlamento, in cui si evidenziava la dislessia, disgrafia e la discalculia come elementi dei disturbi specifici dell’apprendimento. In particolare all’interno dell’articolo 1 si evidenziava come la dislessia rappresentava la difficoltà nella lettura, la disgrafia rappresentava una difficoltà nella scrittura e la discalculia rappresentava una difficoltà nei calcoli. Dunque con l’avvento della legge, gli individui affetti da DSA avevano diritto a una tutela , ma nonostante ciò nessuno sapeva come agire nei loro confronti. Era dunque necessario adottare una serie di dispositivi volti ad aiutarli: è importante però sottolineare che uno strumento è detto compensativo quando questo compensa il deficit permettendo all’individuo di svolgere l’attività come tutti gli altri, mentre è detto dispensativo quando esenta lo studente dallo svolgere un’attività per non arrecargli danni. Come abbiamo già visto, in realtà, all’interno dei contesti scolastici solo gli individui handicap o con gravi difficoltà di iperattività sono affiancati dalla

figura di un insegnante di sostegno che li aiuta nel conseguimento di alcune attività, ma anche nella creazione di rapporti sociali con gli altri compagni. Per quanto riguarda i bambini cono DSA essi non sono presentano risorse per potersi sviluppare al meglio all’interno dello contesto scolastico, talvolta però utilizzano le figure già presenti all’interno della scuola col rischio però di non essere però competenti e alla portata del loro problema. Ad oggi vi sono varie figure professionali che si occupano dei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento:

  • Il neuropsichiatra, il quale si occupa in ambito medico dei danni neurologici nei bambini;
  • Lo psicologo, il quale si occupa della sfera emotiva e della psiche del bambino;
  • Il pedagogista, il quale crea una collaborazione con la scuola;
  • Il logopedista, il quale si occupa della sfera linguistica. Nonostante queste figure siano evidenziate in maniera distintiva, c’è talvolta la probabilità che vi sia una sovrapposizione dei vari compiti svolti da essi. Allo stesso tempo, oltre a tenere conto delle figure professioni che possono intervenire per aiutare il bambino con dsa, è importante considerare anche i vari casi diagnostici che possono essere analizzati per avere una chiara idea su questi disturbi specifici dell’apprendimento, ed essere dunque in grado di valutare quali strumenti siano necessari per capire il bambino, abbiamo infatti: 1. Colloquio con i genitori È importante infatti avere un colloquio con i genitori per capire al meglio l’origine del problema, se vi erano dunque casi del genere all’interno della famiglia e dunque era un deficit ereditario o se era nato da altri fattori. Allo stesso tempo talvolta i genitori hanno un atteggiamento di disinteresse verso i loro figli in quando pesano che tale problema sia dovuto solo ad una mancata volontà da parte di essi, al contrario poi vi sono genitori che invece sono troppo premurosi e pesanti nei confronti dei figli tanto da evitare di esporli con la realtà circostante. In entrambi i casi, l’atteggiamento risulta dannoso per il bambino con dsa, ed è dunque consigliato a tali genitori di svolgere un percorso individuale o di gruppo (parent training) in cui modificare il proprio atteggiamento.

Possiamo dunque dire che talvolta i genitori e gli insegnati si trovano in difficoltà di fronte alla grande varietà di proposte fatte per la diagnosi, dunque dobbiamo considerare che l’intervento sui disturbi specifici dell’apprendimento, in qualunque caso, si basa su un intervento riabilitativo , in cui però non si tratta di riabilitare quindi di abilitare di nuovo un’abilità che si possedeva ma che poi si è perduta, si tratta piuttosto di riabilitare un qualcosa che il bambino non ha mai posseduto. Allo stesso tempo, tali interventi possono assumere varie caratteristiche: possono infatti essere effettuati in maniera singola o in gruppo, attraverso l’uso della carta, matita o di un computer. In conclusione possiamo affermare che vi sono moti livelli di classificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento, ma nonostante ciò, non vi è ancora un accordo comune su di essi.

Le disle$ie

CAPITOLO 3

Nel descrivere i disturbi specifici dell’apprendimento, prendiamo in esame la dislessia in quanto è il disturbo più noto a molti individui. Secondo alcuni però l’espressione corretta per indicare questo disturbo è quella di dislessica specifica evolutiva o anche disturbo specifico di apprendimento della lettura. Quando si parla di dislessia si fa riferiamo alla capacità di base del leggere, e si tratta di quel tipo di abilità che permette di riconoscere le parole scritte all’interno di un testo scritto. Alcuni studiosi allo stesso tempo, preferiscono però l’espressione disturbo di decodifica , per il fatto che essa coglie meglio il passaggio dal codice scritto a quello linguistico e viceversa. Vi sono dunque vari casi che evidenziano come elementi chiave della dislessia hanno a che fare con abilità linguistiche che sono a loro volta indipendenti dal testo scritto. Ad esempio un individuo dislessico incontra spesso difficoltà nella denominazione rapida di oggetti, nella ripetizione di parole nuove o nella manipolazione di suoni linguistici, in quanto queste difficoltà si formano all’interno del percorso che va dal linguaggio orale a quello scritto. Si può dunque parlare di disturbo specifici del linguaggio (Dsl) ossia di un disturbo che non trova difficoltà nel linguaggio orale, ma piuttosto nei compiti legati alla lingua scritta, che a loro volta si basano sulla decodifica, sulla comprensione e sull’espressione. La dislessia in particolare si basa sulla sfera fonologica , cioè la capacità di lavorare con i suoni linguistici. A tal fine, un bambino può essere invitato a svolgere varie attività:

  1. Il riconoscimento dei suoni associati alle lettere dell’alfabeto, dunque si parla di consapevolezza fonologica, in cui il soggetto deve dire se due parole fanno rima;
  2. La ripetizione di suoni linguistici, dunque la memoria fonologica a breve termine, in cui il soggetto deve ripetere una parola che ha sentito una volta;

Secondo alcuni studiosi è importante inoltre fare una distinzione fra dislessia fonologica , in cui il bambino ha difficoltà a leggere parole inesistenti e dunque fatica ad usare la via fonologica, e dislessia superficiale , in cui il bambino ha un cattivo funzionamento di questa via fonologica dunque non riesce a risalire immediatamente dalla parola scritta al suo suono. Vi sono vari metodi per intervenire sui bambini dislessici, ed è importante dare loro una motivazione alla lettura. Un esercizio utile si basa sulla presentazione tachistoscopica (cioè per pochissimo tempo) di parole con la richiesta di riconoscerle: all'inizio, per il lettore lento, questo tempo dovrà essere relativamente lungo, ma potrà essere progressivamente ridotto in modo da stimolare l'elaborazione rapida dell'informazione. Un problema riguarda l'identificazione immediata delle parole. Per alcuni esperti questa difficoltà va superata usando la procedura appena indicata e proponendo più volte le stesse parole in modo da favorirne la memorizzazione globale. Può essere tuttavia precipitoso cercare di costruire direttamente un lessico globale senza passare per operazioni intermedie, anche se il bambino possiede adeguatamente la via fonologica. Questo perché il passaggio dalla singola lettera alla parola intera è brusco e non tiene conto del fatto che le parole sono spesso composte da parti che compaiono identiche anche in altre parole. Consideriamo innanzitutto che a tutti i bambini piace sentire raccontare le storie o vederle narrate alla televisione, pertanto è utile che l’adulto legga al bambino o che insieme sfoglino un libro. La lettura dunque favorisce lo sviluppo linguistico, e ovviamente, attraverso l’esercizio, il bambino dislessico può migliorare la sua abilità; allo stesso tempo però bisogna considerare che il dislessico legge poco rispetto ai suoi coetanei in quanto non solo fa fatica, ma non gli piace e non gli interessa. Va però osservato che è stato notato un altro metodo per aiutare gli individui dislessici all’esercizio lessicale, ossia l’utilizzo del computer in quanto i soggetti hanno la possibilità di impegnarsi anche in esercizi ad alta voce, dunque svolgere esercizi di lettura automaticamente col computer.

Esistono insomma vari esercii con carta, matita, computer ecc. che possono risultare più o meno utili per il bambino, ma che sono sempre e comunque in relazione con la sua difficoltà. Gli esercizi che, a seconda dei casi, si riterrà opportuno proporre andranno però accompagnati da una politica generale a favore del soggetto dislessico, che sia caratterizzata da una maggiore attenzione e comprensione dei suoi problemi, dall'individuazione di percorsi idonei non solo rieducativi, ma anche scolastici, dal ricorso senza timori a sussidi esterni compensativi, tra i quali i principali sono gli strumenti di sintesi vocale che leggono là dove il bambino ha collocato il puntatore.

e di scomporli in fonemi; dunque la difficoltà del bambino non riguarda l’analisi fonologica ma la conoscenza precedentemente acquisita di come la parola si scrive. Ad esempio quando viene proposto un dettato, vi sono vari problemi da affrontare, e la maniera in cui si detta incide sulla qualità della prestazione, ragion per cui bisogna ricorrere ad altre modalità. Gli interventi sulla disortografia attribuiscono molta importanza all’identificazione e alla classificazione degli errori: la classificazione più importante è infatti quella tra errori fonologici , in cui la rilettura di quanto è stato scritto suona diversa da come è pronunciata e errori non-fonologici , ossia errori in cui quanto è scritto suona uguale a come è pronunciato. In conclusione quando parliamo di difficoltà nell’espressione scritta, dobbiamo considerare in primo luogo se il problema riguarda solo la difficoltà nella scrittura, o proprio una capacità di produrre anche oralmente un discorso. Allo stesso tempo si può anche andare a vedere se il bambino ha una buona abitudine a rileggere il testo e se effettua una riflessione efficace. Scegliendo dunque di focalizzarsi su uno di questi aspetti che in qualche modo evidenzia i vari rimedi che si possono usare in casi di difficoltà di scrittura, si possono ottenere buoni risultati, sopratutto quando la difficoltà di espressone è in parte dovuta a bassa motivazione e cattive strategie.

Le difficoltà in matematica e le discalculie

CAPITOLO 5

Quando parliamo delle difficoltà in matematica , ci riferiamo ad una serie di errori che si vengono a manifestare nel ricordare i numeri, nella lentezza del calcolo ecc. Dai vari test effettuati, è stato mostrato come molti bambini presentano un vero e proprio stato di malessere nel momento in cui sono posti a svolgere compiti aritmetici. Questo malessere si viene a presentare per tre ragioni:

  1. La paura di sbagliare, in quanto in matematica esiste un’unica risposta che non può essere messa in discussione;
  2. La difficoltà di non sapere come agire in alcune situazioni e il non poter ricorrere alle strategie che normalmente sono utili;
  3. Si pensa che per svolgere un compito di matematica bisogna essere ‘portati’ e avere una certa intelligenza. Data dunque la grande varietà di operazioni aritmetiche, le valutazione su di esse difficilmente sono esaustive, possiamo infatti trovare: la valutazione generali attraverso scale standardizzate, l’approfondimento dargli apprendimenti matematici e l’approfondimento qualitativo e personalizzato. Allo stesso tempo, gli errori commessi dai bambini vengono classificati in quattro categorie:
  • Uso incompleto delle procedure;
  • Errori nel posizionamento delle cifre;
  • Errori nell’uso delle procedure in varie operazioni;
  • Cattiva comprensione dello zero. Inoltre, quando parliamo della discalculia, è stato evidenziato come questa può avere elementi in comune con altri disturbi specifici dell’apprendimento, come ad esempio la dislessia: in quanto la dislessia presentava problemi per quando riguarda l’organizzazione delle lettere all’interno dello spazio, allo stesso modo anche la discalculia presenta errori di allineamento delle cifre all’interno delle operazioni matematiche. Il termine problema in realtà è molto generico e generale in quanto viene utilizzato in tutte le situazioni in cui è richiesto lo svolgimento di un’attività

In conclusione possiamo dire che il bambino con difficoltà di soluzione dei problemi riconosce quali sono le informazioni rilevanti e che certe informazioni non sono cruciali, ma (se è invitato a ricordare il testo) ricorda numerose informazioni poco significative, dunque lo spazio della memoria di lavoro è limitato.

Le difficoltà nea comprensione del testo e neo studio

CAPITOLO 6

Quando parliamo della difficoltà nella comprensione del testo e nello studio , questa è difficile da identificare in quanto si presenta come una difficoltà del bambino di prestare attenzione o di cogliere alcuni aspetti di un testo; dunque può essere confuso con il disturbo specifico di apprendimento della lettura. Quest’ultimo infatti viene spesso studiato insieme con la difficoltà nella comprensione del testo, anche se talvolta è necessaria una vera e propria distinzione tra questi due sistemi. Allo stesso tempo, possiamo dire che la comprensione del testo e lo studio sono due elementi altamente collegati tra di loro, in quanto è possibile che all’interno della comprensione del testo sia necessaria una fase di studio e allo stesso modo, lo studio e l’apprendimento avviene solo con una comprensione del testo. Uno dei classici esempi della difficoltà di comprensione del testo, viene presentato dal caso di una bambina di nome Marika, la quale frequentava la scuola primaria di I grado e aveva difficoltà a capire i punti fondamentali di un testo letto in classe. Il caso di Marika in realtà sarà un grande interrogativo per molti, in quanto secondo alcuni ella presenta delle difficoltà alla memoria, in quanto non riesce ad apprendere molte nozioni; secondo altri invece ella apprende tutte le nozioni del testo, solo che non riesce a distinguere quelle fondamentali e quelle secondarie. Dai vari studi in realtà è stato evidenziato come è necessario per la comprensione del testo, non solo leggere il testo, ma anche effettuare una rappresentazione mentale di esso attraverso l’uso di mappe, o vere e proprie immagini mentali che riassumono il contenuto del testo. Come abbiamo visto tra l’alto, la difficoltà nella comprensione del testo e nello studio sono collegati l’uno all’altro, allo stesso tempo però i soggetti talvolta presentano dei scarsi metodi di studio. Innanzitutto è importante considerare che talvolta le difficoltà si vengono a presentare a causa degli insegnanti i quali insegnano con poca chiarezza e voglia, e tra l’altro danno consigli o strategie sbagliate.