

















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto manuale di linguistica - linguistica generale scienze umanistiche della comunicazione, Scala
Tipologia: Dispense
1 / 25
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


















Il linguaggio e’ lo studio scientifico del linguaggio umano, e’ una disciplina descrittiva. Tutti sappiamo di possedere e usare un linguaggio e questo e’ chiamato linguaggio naturale. Tutti i linguaggi sono dei sistemi di comunicazione, servono a trasmettere delle informazioni, dei messaggi, tra soggetti, chiamati emittente e ricevente\destinatario. Bisogna però determinare se tutti questi sistemi sono costruiti in base agli stessi principi, oppure no. In poche parole anche se “sappiamo” che i vari linguaggi sono identici nella loto funzione , non abbiamo dimostrato che lo siano anche nella loro struttura. La linguistica e’ uno studio scientifico in quanto si basa sul metodo scientifico:1. Formulazione di ipotesi generali; 2. Rendere queste ipotesi controllabili e chiare. La prima parte si riferisce al fatto che qualsiasi scienza si trova davanti a una enorme quantità di fenomeni diversi; la seconda definisce la caratteristica propria che deve avere il discorso scientifico: essere esplicitato in modo chiaro e deve poter essere ripetibile. La linguistica e’ descrittiva perche’ il suo scopo non e’ quello di indicare cosa e’ giusto dire e cosa no, ma quello di spiegare quello che si dice ogni lingua presenta delle varietà d’uso e ognuna ha delle proprie caratteristiche. L’indicazione delle forme “buone” o “meno buone” o “decisamente da evitare” e’ compito della grammatica normativa, e’ un compito pratico. La linguistica ha invece un fine conoscitivo vuole spiegare nel modo più generale possibile il comportamento del linguaggio umano e cio’ che sta alla base di tale comportamento.
Il linguaggio umano ha delle caratteristiche specifiche:
Il numero delle frasi possibili di una lingua naturale e’ infinito, ma abbiamo un limite dettato dallo spazio, dal tempo e dalla memoria. C’e’ un contrasto tra la capacità potenziale di produrre frasi di lunghezza infinita e la sua effettiva realizzazione differenza tra competenza ed esecuzione. Quello che ci interessa e’ sapere che questa possibilità e’ presente solo nel linguaggio umano. Importanti sono anche le nozioni di grammaticalità e agrammaticalità la linguistica non e’ una disciplina normativa ma descrittiva, quindi agrammaticale e cio’ non significa sbagliata. Il senso di grammaticalità e’ però una caratteristica essenziale delle competenze del parlante nativo della propria lingua.
Riassumendo: il linguaggio umano e’ un sistema altamente specializzato, dotato di proprietà specifiche, sia “specifiche del sistema”, cioè possedute solo sa esso; sia “specifiche della specie”, cioè posseduta solo dalla specie umana, che contiene caratteristiche proprie, diverse da quelle di altri sistemi di comunicazione, e che e’ una proprietà unica della specie umana.
Anche se in inglese “lingua” e “linguaggio” sono tradotte entrambe con “language” c’e’ differenza: con linguaggio si intende la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie elencate in precedenza, che lo distinguono da altri sistemi di comunicazione; con lingua invece e’ la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità quindi linguaggio sempre al singolare, mentre lingue anche al plurale.
Le lingue storico-naturali sono sistemi articolati su più livelli: suoni, parole, frasi e significati. I parlanti nativi hanno conoscenza di ognuno di questi livelli (fonologica, morfologica, sintattica e semantica). Le lingue del mondo si possono studiare anche sia sincronicamente (con variabile del tempo) sia diacronicamente (senza variabile del tempo).
Una lingua e’ naturale: noi parliamo senza fare sforzi, ci viene spontaneamente. Siamo circondati sin dalla nascita da atti linguistici e continuiamo ad esserlo. Ma definire scientificamente una lingua potrebbe essere profano (come definire l’atto di camminare in anatomia senza conoscere i muscoli) in quanto intervengono molti più muscoli e atti di quello che si pensi.
Lingua sistema articolato su più livelli (fonetico. Morfologico, sintattico e semantico) e le unità di ogni livello sono interdipendenti.
Parlato e scritto
Una lingua e’ sia scritta che parlata. Tuttavia la linguistica privilegia la lingua parlata su quella scritta perche’:
Gli alfabeti sono in ritardo rispetto la lingua parlata nell’evoluzione e sono anche contradditori e incongruenti (es. F in inglese e’ F, PH, GH enough) anche se e’ importante per il funzionamento della società. La lingua scritta quindi “fissa” la lingua mentre quella parlata offre variazioni e novità.
Astratto e concreto
Nelle lingue c’e’ anche una differenza nella dimensione astratta e concreta.
Ferdinand de Saussure: indispensabile per la definizione di lingua e’ la distinzione tra sincronia e diacronia, tra rapporti associativi e sintagmatici, tra significante e significato e tra langue e parole.
Parola esecuzione linguistica realizzata da un individuo, concreta. (Saussure) Langue lingua collettiva, sociale ed astratta (Saussure) Codice insieme di potenzialità, astratto (Jackobson) Messaggio costruito sulla base delle unita fornite dal codice, concreto (Jakobson) Competenza tutto cio’ che l’individuo sa, astratto (Chomsky) Esecuzione atto di realizzazione, concreto (Chomsky)
Parole, messaggio ed esecuzione si “equivalgono”. Langue e competenze sono diverse: la prima e’ sociale e la seconda e’ individuale. La prima garantisce comunicazione perche’ e’ collettiva, la seconda garantisce la comunicazione perche’ e’ largamente condivisa da chi parla la stessa lingua.
Conoscenze linguistiche di un parlante
Competenza: insieme delle conoscenze linguistiche e può essere:
Lingua e dialetti e i pregiudizi linguistici
Quando si parla di italiano ci si riferisce all’italiano standard, ma ne esistono diversi tipi. Italiano scritto, parlato formale, parlato informale, regionale, di koinè, del capoluogo di provincia e locale. Questa e’ una stratificazione sia sociale, sia geografica. Il dialetto non va considerata come un codice secondario, in quanto e’ un sistema linguistico a tutti gli effetti pregiudizio. Altri pregiudizi e’ quello di considerare delle lingue più facili di altre, la differenza tra più complessa e primitiva, il grado di superiorità, bello o brutto. Tutto può essere smontato dal fatto che non c’e’ nulla di scientifico che provi queste credenze e soprattutto ogni lingua ha dei codici e delle strutture proprie e sistemi complessi fonologici, morfologici, sintattici e sono il frutto della mente umana.
Due criteri di classificazione delle lingue: genealogico (due o più lingue appartengono alla stessa “famiglia linguistica” se derivano dalla stessa lingua originaria); tipologico (due o più lingue appartengono allo stesso “tipo” se presentano un determinato insieme di caratteristiche comuni).
Ci sono vari metodi di classificazione delle lingue nel mondo, che sono troppe per essere contate. Uno di questi metodi di criterio e’ il numero dei parlanti di una lingua con un indice di classificazione di 10 ordini che va da 9 a 0, su questo metodo si basa la Linguasphere. L’italiano appartiene all’ordine 7, l’inglese e il mandarino al 9. Questi dati però non sono molto attendibili e dal punto di vista linguistico non ci interessa molto. Un altro tipo di criterio e’ la classificazione di tipo geografico, ovvero distinguere le lingue in base al continente in cui sono parlate ma nemmeno questo criterio e’ utile dal pov linguistico.
Tutte le lingue hanno delle caratteristiche comuni, gli universali linguistici , ma le relazioni tra le lingue non si limitano alla condivisione degli universali. Dal pov linguistico sono possibili tre modalità di classificazione: genealogica, tipologica e areale. Si basano su tre diverse modalità linguistiche tra le lingue umane che forniscono diversi risultati: dal pov genealogico l’italiano e l’inglese sono raggruppati insieme mentre il cinese no; dal pov tipologico l’inglese ha caratteristiche che lo avvicinano al cinese; dal pov areale il giapponese e il cinese possono essere raggruppate, ma non in termini genealogici. Le lingue genealogiche sono le due lingue che derivano dalla stessa lingua originaria\madre (es. le romanze o neolatine), le unità genealogiche di livello inferiore alle famiglie sono chiamate gruppi (o classi) che si suddividono poi in rami o sottogruppi.
Le lingue sono tipologiche se rappresentano una o piu’ caratteristiche comuni. E’ una classificazione piu’ complessa e difficile da realizzare della precedente. Ovviamente non esclude la parentela genealogica. Per le lingue areali si cogli quelle affinità che si creano tra lingue generalmente irrelate, oppure lontani parenti, ma che hanno sviluppato alcune caratteristiche strutturali comuni perche’ parlate nella stessa area geografica, si parla quindi di lega linguistica.
La classificazione genealogica: le famiglie linguistiche
Le famiglie linguistiche piu’ studiate sono:
Il sanscrito e alcune lingue come il latino e il greco sono genealogicamente apparenti, da qui viene il nome indoeuropeo. Altri termini sono indogermanico e arioeuropeo tra queste ricordiamo:
Classificazione tipologica
Le caratteristiche sono state prima ricercate nella struttura delle parole e successivamente in quella dei gruppi di parole e delle frasi. Si parla quindi di una tipologia morfologica e di una tipologia sintattica. La classificazione tipologica non e’ riuscito finora a raggiungere dei risultati così sicuri come quelli che ha ottenuto la classificazione genealogica, tuttavia e’ uno dei settori piu’ vivaci della linguistica.
Tipologia morfologica
I tre tipi morfologici tradizionalmente riconosciuti sono:
Fonetica acustica studia la natura fisica del suono e la sua propagazione attraverso l’aria Fonetica uditiva studia l’aspetto della ricezione del suono da parte dell’ascoltatore
Apparato fonatorio
L’apparato fonatorio e’ composto da: cresta alveolare, narici, cavità nasale, palato duro, palato molle\velo, ugola, cavità orale, faringe, labbra, lingua, denti, pliche\corde vocali, epiglottide, laringe. Un suono e’ prodotto normalmente dall’aria che viene emessa dai polmoni, sale lungo la trachea, attraverso la laringe (sede delle pliche). L’aria raggiunge poi alla cavità orale e fuoriesce dalla bocca. Se l’aria esce solo dalla bocca si parla di suoni orali , se invece il velo palatino resta inerte e l’aria fuoriesce quindi anche della cavità nasale, si parla di suoni nasali.
Classificazione dei suoni
Tre parametri: modo di articolazione, punto di articolazione e sonorità. I vari organi della fonazione (lingua, labbra e velo palatino)possono essere posizionati in modi diversi nella produzione del suono e i vari assetti sono detti modo di articolazioni.
Il flusso d’aria necessario per produrre un suono puo’ essere modificato in diversi unti dell’apparato vocale (labbra, denti, alveoli, palato, faringe ecc) e questi sono chiamati punti di articolazione.
Le sonorità e’ data dalle vibrazioni delle corde vocali e se queste vibrano avremo un suono sonoro , se non vibrano invece avremo un suono sordo. L’alfabeto fonetico e’ internazionale e risponde all’esigenza fondamentale di usare gli stessi simboli per gli stessi suoni in tutte le lingue del mondo.
Classe di suoni
I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori: consonanti, vocali, semiconsonanti (o approssimanti). La distinzione piu’ importante e’ quella tra consonante e vocale e si fonda su un semplice fattore articolatorio: nella produzione delle vocali , l’aria non incontra alcun ostacolo. Le vocali sono sempre sonore. Per produrre una consonante invece l’aria viene o momentaneamente bloccata o passa attraverso fori molto piccoli. Le consonanti poi possono essere sia sorde sia sonore. Le semiconsonanti condividono sia proprietà delle vocali (sono articolate come loro) sia quelle delle consonanti (non possono costituire il nucleo della sillaba). I simboli per gli ste avremo un suono sonori "in modi div vocali, semiconsonanti, liquide e nasali formano lee classi dei sonoranti , mentre tutti i suoni non sonoranti si chiamano ostruenti.
I suoni dell’italiano
Consonanti sorde: [f, t, s, k, ts, t, tS]. I suoni sonori: [b, d, g, v, z, dz, m, n, n 1lungo, l, y al contrario, r, j, w]
Le consonanti dell’italiano sono:
L’italiano utilizza sette punti di articolazione:
Vocali dell’italiano
I parametri per classificare le vocali sono: l’altezza della lingua, l’avanzamento o l’arretramento della lingua, l’arrotondamento o meno delle labbra, la realizzazione di questo movimento in modo teso o rilassato. Lingua con posizione alta [i] e [u], lingua bassa [a], lingua con posizione avanzata [i] e [e], in posizione arretrata [u] e [o], se le labbra sono arrotondate [u] e [o], se non sono ar (rotondate [i] e [e], se sono semiaperte o semichiuse [a].
Combinazioni di suoni
Le consonanti possono combinarsi insieme e formare dei nessi consonantici. La combinazione non e’ libera, ma e’ soggetta a restrizioni (es. [pr] [fr] [tr] sono suoni possibili in italiano, [gv] [fts] no). Sono inoltre diverse le combinazioni a inizio parole a metà (s. PRendi-aRPa). Li combinazioni di vocali e approssimanti in una medesima sillaba danno luogo ai dittonghi che possono essere ascendenti (approssimante seguita da una vocale accentuata) o discendenti (vocale accentuata seguita da un’altra vocale). Esistono anche i trittonghi (es.
Suoni e grafia
Si pensa che l’italiano abbia una grafia abbastanza coerente, ma in realtà presenta delle incongruenze. Abbiamo diverse vocali, aperte e chiuse. Il suono e il simbolo sono diversi anche per quanto riguarda le consonanti (es. c = [c], [k]; il simbolo e’ diverso da [b])
Trascrizione fonetica
I suoni possono essere semplici [t, d, k, tS, dz], o geminati 9tt, dd, kk, tStS, dzdz] (quella delle affricate possono essere raddoppiate anche come [tts, ddz]. La lunghezza anche vocale si indica con un segno diacritico simile ai due punti e dunque si possono scrivere [t:, d:, k:, t:S, d:z]. Per le vocali, saranno corte [a] e [o] mentre saranno lunghe [a:] e [o:]. Il simbolo IPA ‘ indica la sillaba accentata. Con i simboli IP si possono trascrivere qualsiasi enunciato di qualsiasi lingua.
I confini
Ci sono vari tipi di confine: quello della sillaba, quello del morfema e quello della parola. Le nozioni di sillaba e parola sono di ampio contenuto intuitivo (pe, lu, stra sono sillabe e ieri, ottobre, quello sono parole), il morfema e’ una unità che si ricava attraverso analisi specifiche. Il morfema e’ l’unità minima dotata di
La linguistica statunitense ha utilizzato le nozioni di distribuzione contrastiva (due foni possono comparire nello stesso contesto e si ottengono due parole di senso diverso) e distribuzione complementare (due foni non possono mai ricorrere in una certa contesto, ma il fono X ricorre a un contesto e l’Y a un altro).
Allofoni
Si considerino i suoni [s] e [z] nell’italiano del nord: [s]era, [s]emplice contro ri[z]o, a[z]ino. Il fono [s] ricorre in posizione iniziale di parola prima di una vocale, in posizione finale di parola e prima delle consonanti sorde. Il fono [z] ricorre tra due vocali e prima di una consonante sonora. In altre parole, [z] ricorre prima di consonante sonora e tra due vocali, mentre [s] in tutti gli altri casi.
Suoni come la nasale velare [ 0 2 7 3] e la nasale labiodentale [ 0 2 7 1]. Il primo fono si trova solo prima di una consonante velare (__k, g), il secondo si trova solo prima di consonanti labiodentali (__f, v), [n] si trova in tutti gli altri casi.
Velanti libere
Se due suoni foneticamente simili si possono trovare nello stesso contesto, ci sono due possibilità: o danno luogo a due parole con significato diverso o il significato non cambia proprio. Nel primo caso i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi, nel secondo caso sono due varianti libere. Se dico [pane] con una P aspirata o con una P normale, non cambia niente, così come [rema] con la [r] normale o con la [R] francese.
Suoni intercambiabili (si trovano nello stesso contesto):
Opposizione fonologiche
In un sistema ogni unità si definisce in relazione a tutte e altre unità e i fonemi di una lingua intrattengono tra loro dei rapporti di opposizione:
Es. \p\ (occlusiva, bilabiale, sorda) e \b\ (occlusiva, bilabiale, sonora) opposizione bilaterale perche’ la base di comparazione (occlusiva bilabiale) e’ propria solo di queste lettere in italiano
Es. \p\ (occlusiva bilabiale sorda) e \k\ (occlusiva, velare, sorda) opposizione multilaterale perche’ in italiano c’e’ almeno un’altra occlusiva sorda (\t)
Es. \p\ e \b: \p\ e’ priva di sonorità, \b\ ha tutte le proprietà di \p\ + la sonorità
Il termine dell’opposizione che ha una proprietà in piu’ e’ detto marcato. Ci sono altre due opposizioni: costanti (funzionano in tutti i contesti) e neutralizzabili (in certi contesti non funzionano, sono sospese. In olandese l’opposizione \p\ e \t\ funziona in determinati casi, ovvero si
sente la differenza delle due consonanti, in altre parole la loro pronuncia e’ identica e quindi l’opposizione si annulla).
Tratti distintivi
Si sente la differenza delle due consonanti, in altre parole la loro opposizioni privative hanno messo le basi per creare una teoria fonologica chiamata binarismo , di Jakobson: ogni elemento linguistico si differenzia dagli altri per una serie di scelte binarie (tipo si o no). PAGINA 94 SCHEMA CHE NON HO SBATTI DI RIPRODURRE CON + E –
La sillaba
Ci sono definizioni di tipo fonetico e definizioni di tipo fonologico:. Definizione di tipo fonetica: la sillaba rappresenta un’unità prosodica costituita da uno o piu’ foni agglomerati intorno a un picco di intensità. Ad ogni picco corrisponde una sillaba. La sillaba minima costruita in italiano e’ formata da una vocale, il nucleo sillabico. Il nucleo puo’ essere preceduto da un attacco e seguito da una coda. Nucleo + coda = rima. La sillaba costituita da un attacco sillabico e da un nucleo vocalico (consonante + vocale = CV) e’ il tipo di sillaba piu’ diffuso e comune a tutte le lingue. L’attacco puo’ essere costituita da una o piu’ consonanti. Il nucleo puo’ essere costituito da un dittongo (pi e - de).
Una sillaba e’ aperta o libera se e’ priva di coda e finisce in vocale (ma, a); altrimenti si definisce chiusa o implicata (con, an). Il nucleo e’ un componente obbligatorio della sillaba, in italiano attacco e coda possono non esserci. Che la sillaba abbia una struttura interna lo si puo’ verificare dal fatto che nella cosiddetta apologia (cancellazione di sillaba in composizione) la regola tiene conto solo di una parte della sillaba stessa (es. A) morfo + fonemico = morfonemico; eroico + comico = eroicomico. B) cavalli + leggeri = cavalleggeri; esente + tasse = esentasse) per gli esempi A sembrerebbe che la regola dell’apologia sia unire due parole a patto che la prima finisca con la stessa sillaba con cui inizia la seconda, ma seguendo gli esempi B, la regola tiene conto solo dell’attacco sillabico e va formulata diversamente: si cancella la sillaba finale della parola prima di una parola che inizia con una sillaba con un attacco uguale.
Dalla parola ai tratti distintivi : cane k a n e
Fatti soprasegmentati
La parola [kane] e’ costituita da 4 segmenti (ovvero fonemi): /k/ /a/ /n/ /e/. La fonologia basata su segmenti si chiama segmentale. Quelli invece soprasegmentali sono i fonemi fonologici che non possono essere attribuiti a un segmento e si considera la lunghezza, l’accento, l’intonazione e il tono.
La lunghezza
La lunghezza e’ relativa alla durata temporale con cui vengono prodotti i suoni. Non tutti i suoni hanno la stessa durata. In italiano la lunghezza vocalica non e’ distintiva: non vi sono due parole con significati diversi che si differenzino perla diversa durata di una vocale. Quello che conta invece e; la durata delle consonanti (es. fato-fatto, pena=-penna, caro-carro). Ovviamente non e’ così per tutte le lingue (in finlandese l’estensione vocalica e’ fondamentale per distinguere le parole).
L’accento
L’accento e’ una proprietà della sillaba e non dei singoli segmenti. Una sillaba tonica e’ piu’ prominente (di maggior rilievo) di una sillaba atona perche’ realizzata con maggior forza o intensità. In italiano la posizione dell’accento e’ contrastivo (es. àncora e ancòra). In italiano non vi e’ una regola fonologica per prevedere dove comparirà l’accento. Vi sono lingue che hanno l’accento fisso (ungherese e francese) e altre che in cui non e’ fisso (inglese e italiano).
L’intonazione
Le parole di una lingua sono generalmente raggruppate in classi o parti del discorso , anche dette categorie lessicali , che secondo le regole grammaticali della scuola sono nome , verbo , aggettivo , pronome , articolo , preposizione , avverbio , congiunzione , interiezione (esclamazioni e cosi via). Alcune di queste classi di parole assumono desinenze diverse a seconda delle parole con cui si combinano, queste parti del discorso che variano sono dette variabili (nomi, verbi, aggettivi, articoli) mentre quelle che non variano sono dette invariabili (preposizioni, congiunzioni, interiezioni). Un’altra distinzione è quella tra le classi di parole aperte (si possono sempre aggiungere nuovi membri e sono nomi, verbi, aggettivi, avverbi) e chiuse (sono formate da un numero finito di membri e non può essere aumentato e sono articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni).
L’inventario delle parti del discorso varia da lingua a lingua, ma questo non esclude che non vi siano parti del discorso universali , ovvero presenti in tutte le lingue, e forse nome e verbo lo sono. Ma qui sorge un problema: cosa stabilisce cos’è un nome, un verbo, un aggettivo, ecc.? i criteri sono di tipo semantico, ovvero basati sul significato. Nomi à designano delle entità o degli oggetti Verbi à designano delle azioni o dei processi. Queste “definizioni” sono tuttavia incomplete perché es. col verbo “conoscere” non facciamo alcuna azione e “nascita” non è un oggetto. Queste “lacune semantiche” sono però coperte da una proprietà: tutti i parlanti sono in grado di fare una lista di parole e che quindi sappiano fare una lista di nomi, di verbi, di aggettivi, e così via.
Un altro fattore è quello della combinazione in una frase delle parole à le parole sono classificate in categorie che limitano la loro distribuzione all’interno della frase. (Es. un articolo può essere seguito da un nome, ma non un verbo e un nome può essere seguito da un verbo ma non da un articolo). Le parti del discorso possono essere perciò riconosciute in base a criteri puramente distribuzionali.
Categorie e sottocategorie
Per formare una frase di senso compiuto non basta saper le regole sintattiche grammaticali e qui entrano in gioco le sottocategorie : se dico “il ragazzo legge il libro” tutto bene, ma se dico “il cane legge il libro” non è molto possibile. Le sottocategorie sono per esempio la numerazione, il genere, concreto\astratto, umano o non. La loro funzione è quella di creare una frase di senso compiuto, ovvero far si che a delle determinate parole ne vengano associate delle altre, creando una frase possibile.
Morfema
Un morfema è la più piccola parte di una lingua dotata di significato. Un morfema è un segno linguistico ed è quindi costituito da un significante e da un significato ed [libr+i] due morfemi. Per dividere una parola in morfemi, ognuno deve avere un significato. Per quanto riguarda l’esempio precedente, abbiamo un morfema lessicale (libr) e un morfema grammaticale (i). La differenza tra i due morfemi non è sempre netta, ma vi è un’alternanza perfetta tra questi due all’interno dei testi. Non ha una dimensione standard, può essere costituito da un solo fono, per esempio il fono - s del plurale in inglese, ma in italiano è generalmente costituito da più foni.
Morfemi liberi e legati
Morfemi liberi: possono ricorrere da soli in una frase (bra, ieri, virtù). Morfemi legati: non possono ricorrere da soli in una frase e per poterlo fare si devono aggiungere a qualche altra unità (es. il plurale -s in boys e -i in libri). In italiano i morfemi legati sono quelli flessivi (numero e genere), tutti i suffissi e prefissi. Quelli semplici sono es. di, voi, con , ecc.
Morfema e allomorfi
Il termine morfema designa una unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo (o morfo). Generalmente un morfema è rappresentato solo da un allomorfo, ma vi sono casi in cui ce n’è più di uno (es. plurale in inglese. generalmente è usata solo la -s ma in base alla parola, questi sono sordi [s] o
sonori [z] o più sibillante [iz]). Questi 3 allomorfi hanno una dimostrazione complementare. In italiano un esempio di allomorfia sono gli articoli: gli e i.
Flessione, derivazione e composizione
Le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione. I processi morfologici più comuni sono derivazione , composizione , flessione. La derivazione riguarda gli affissi e se questo è posto a sinistra della parola si parla di prefissazione , se l’affisso è posto alla destra della parola si parla di suffissazione , se l’affisso è posto a metà della parola il processo si chiamerà infissazione (che in italiano non esiste). La flessione invece aggiunge alla parola di base informazioni relative a genere, numero, caso, tempo, modo, diatesi, persona.
Morfologia come “processo”
Una categoria lessicale, come per esempio il verbo, puo’ nascere già come tale (es. rompere) oppure puo’ diventare un verbo (es. N magnete V magnetizzare). Quindi esistono due modalità che possano portare alla categoria verbo: questo e’ l’aspetto dinamico della morfologia. Un altro esempio e’ la trasformazione da verbo ad aggettivo ad avverbio (es. V dubitare AGG in+dubitabile AVV indubitabil+mente).
Flessione
La flessione e’ una delle variazioni morfologiche piu’ comuni. Le parole flesse sono parole che esprimono oltre a un significato lessicale, anche uno o piu’ grammaticale. Si puo’ dire che la flessione e’ realizzata tramite morfemi legati che si aggiungono a basi che necessitano marche grammaticali di qualche tipo. Le informazioni grammaticali, dette morfosintattiche, si distinguono in diverse categorie che assumono dei valori. Le categorie morfosintattiche sono il numero, il genere, il caso, il modo, il tempo ecc. I tratti morfosintattici invece sono valori che ogni categoria puo’ assumere: es. libr-o -o esprime la categoria morfosintattica del “numero” del nome, questo tratto puo’ essere singolare o plurale. In italiano anche il verbo si puo’ flettere e le categorie sono il tempo, l’aspetto, il modo e la diatesi.
Derivazione
La suffissazione
Consiste nell’aggiunta di un morfema grammaticale alla destra della base. I suffissi sono regole che si applicano con diverse funzioni grammaticali: per cambiare categoria, per cambiare alcuni tratti formali.
I suffissi in italiano
I suffissi dell’italiano possono essere raggruppati in grandi categorie che possono incrociarsi. Ci sono i suffissi deverbali, che comprende suffissi che formano nomi da verbi. Tali suffissi formano nomi d’azione. I suffissi per creare i nomi d’azione sono generalmente –ata, -zione, -mento. Quando si aggiungono i suffissi il nome diventa un nome risultato.
Prefissazione
La prefissazione consiste nell’aggiunta di un morfema grammaticale a sinistra della base. Questo è un processo che non cambia la categoria della base: il verbo resta verbo e questo vale anche per tutte le altre categorie (es. marito à ex-marito). Alcuni esempi di prefissi sono a-, anti-, micro\macro-, co-, iper\ipo-, mini- ecc. LI TROVI TUTTI A PAGINA 132 DEL LIBRO CON LA TABELLA CON NOMI VERBI E AGGETTIVI.
Infissazione
Nelle lingue indoeuropee, l’infissazione è un fenomeno molto più marginale rispetto a quelli precedenti, infatti in italiano ritroviamo davvero pochissimi casi. In questo processo un morfema legato si aggiunge all’interno della base. Un esempio in italiano potrebbe essere mangi-ucchi-are. In inglese è usato in quello in registri estremamente specifici, come in quello scientifico o colloquiale. Un esempio di quello colloquiale è fan-freacking-tastic.
Si consideri il composto camposanto. Diremo che campo è la testa del composto e che la categoria N del composto deriva dalla testa (camposanto N à campo N + santo A). Identificare la testa è importante perché è da quella che deriva il composto. Per identificare la testa si può usare il test “E’ UN nome”. Se non si riesce allora si ricorre ai tratti sintattico-semantici, con questa parola abbiamo due nomi ma non è una stazione, è un capo. Quindi la testa passa a tutto il composto le informazioni categoriale, i tratti sintattico-semantici e il genere. La classificazione dei composti Ci sono tre tipi di composti:
un’altra parola nel lessico che copre il significato che la parola complessa in questione andrebbe a rivestire. ( elegante à inelegante ; bello à inbello. Esiste già “ brutto ”). Con blocco si definisce anche la condizione per cui alcuni affissi bloccano l’applicazione di altri affissi che farebbero loro concorrenza ( corretto à Scorretto e NON incorretto ; stessa cosa per incapace e NON scapace ).
6.LESSICO E LESSICOLOGIA
Così come ci sono due accezioni di grammatica (quella mentale dei parlanti e quella compilata dai linguistici), così ci sono due accezioni di lessico: il lessico mentale dei parlanti e il dizionario dei lessicografi. La differenza sostanziale tra le due cose è che il lessico è solitamente “memorizzato” mentre la grammatica è costruita tramite delle regole (io imparo dei termini memorizzandoli, ma la grammatica la imparo tramite regole).
Il lessico mentale
Il lessico mentale è una sotto-componente della grammatica dove sono immagazzinate tutte le informazioni (fonologiche, morfologiche, semantiche e sintattiche) che i parlanti conoscono relativamente alle parole della propria lingua aka si intende non solo la conoscenza delle parole ma anche le conoscenze relative al funzionamento di queste, compreso i rapporti tra loro. Ogni parlante è in grado di estrarre dal proprio lessico una lista di parole con certe caratteristiche, nonostante non sarà mai veloce e preciso come un computer. In realtà il lessico implica conoscenze ben più profonde da parte dei parlanti perché coinvolge attività cognitive (dare dalla scolarizzazione aka riconoscimento, produzione, lettura), collegamenti tra le varie unità e rapporti semantici e soprattutto conoscenze che riguardano il funzionamento delle parole una volta estratte dal lessico e messe dentro frasi. Quindi alle parole bisogna associare informazioni complesse perché possano funzionare morfologicamente, semanticamente e sintatticamente(es. etichettare i verbi come regolari, irregolari, transitivi e intransitivi).
I dizionari
Un dizionario non è un tentativo di descrivere la competenza lessicale di un parlante, dato che il dizionario contiene un numero di parole altissimo che noi non conosciamo. Un dizionario si pone a livello della langue , ovvero che è l’insieme delle parole usate da tutta una comunità linguistica, ma esso contiene anche parole e informazioni che non sono più in uso nella lingua stessa. È costituito da entrate lessicali o lemmi, non da parole flesse (da parole flesse a lemmi à lemmatizzare ). Nel dizionario ci sono quindi più parole di quelle che un parlante nativo possiede, ma c’è anche di meno di quello che un nativo possiede (es. se un processo è molto produttivo non è registrato nel dizionario: di avverbi che finiscono in -mente ne troviamo una decina nonostante il maggior numero degli AVV italiani sia fatto così). Per di più il dizionario è sempre relativamente arretrato rispetto ai neologismi (parole nuove) e rispetto ai significati nuovi che le parole assumono. Le lingue sono sempre in continua mutazione, non sono fenomeni statici. È importante distinguere tra dizionario ed enciclopedia : il primo è una lista di parole che contiene informazioni sulla loro natura e sul loro uso; il secondo contiene informazioni su tutto lo scibile umano.
Lessicalizzazione
In un dizionario non si trovano solo parole semplici, ma si trovano anche altre unità come le forme lessicalizzate e le sigle, quindi tutte le forme imprevedibili che non si possono spiegare ed analizzare in modo regolare. I casi di lessicalizzazione le espressioni idiomatiche come “tagliare la corda” “scoprire il fianco”, ma anche unità originariamente frasali come “nontiscordardimé”. Il processo di lessicalizzazione fa si che un gruppo di più parole si formi in una unità lessicale che si comporta come una parola sola indipendentemente dalla struttura interna. Questo processo va distinto dalla grammaticalizzazione , per cui ogni unità perde il
È importante specificare che la grammaticalità di una frase è indipendente dal suo senso. Le combinazioni di parole possono essere ben formate oppure no, indipendentemente dal senso delle parole stesse, quindi bisogna andare alla ricerca dei motivi per cui certe combinazioni sono ben formate e altre no. La parte della linguistica che si occupa di questo problema è la sintassi.
“frase” e “combinazioni di parole” non sono la stessa cosa. Esistono sia delle combinazioni di parole che contengono più frasi (discorsi, testi) sia combinazione di parole più piccole do ina frase (gruppi di parole, sintagmi) ed entrambe sono oggetto di studio della sintassi.
La valenza
Ci sono verbi che devono essere accompagnati un determinato numero di parole, altri verbi invece ne richiedono un numero diverso (es. catturare richiede di essere accompagnato da due nomi o da due gruppi nominali. “Il poliziotto cattura il ladro”, camminare deve essere accompagnato solo da un nome o gruppo nominale. “Gianni cammina”). Esiste dunque una valenza verbali. Catturare è un verbo bivalente , camminare invece è monovalente. Gli elementi che sono obbligatori sono detti argomenti e sono per esempio i due nomi o gruppi nominali per catturare.
Le classi verbali dal pov della valenza sono:
In una frase comunque possono essere presenti altri elementi, non solo gli argomenti. Si possono aggiungere informazioni di tempo e spazio ai verbi bivalenti per esempio. Gli elementi facoltativi sono chiamati circostanziali. Questi si distinguono dagli argomenti sia perché non sono obbligatori per il senso compiuto della frase, sia perché sono più mobili all’interno della frase (es. il poliziotto catturò il ladro a mezzanotte \ a mezzanotte il poliziotto catturò il ladro.)
Gruppi di parole
Nonostante sia abbastanza intuitivo riconoscere determinati gruppi d parole (il sia raggruppato con parole come poliziotto rispetto che a parole come mezzanotte ), ma ci sono dei criteri che aiutano a facilitare queste intuizioni:
appartengono allo stesso gruppo. A mezzanotte e a tarda sera, invece lo sono perfettamente perché appartengono allo stesso gruppo.
Ci sono poi vari tipi di gruppi, ad esempio il gruppi\ sintagmi preposizionale (SP) , gruppi\ sintagmi nominali ( SN ), gruppi\ sintagmi aggettivali ( SA ). Il modo per rappresentare la corretta struttura interna dei sintagmi è attraverso il diagramma ad albero. I sintagmi sono i costituenti delle frasi, le parole sono i costituenti ultimi della sintassi.
PAGINA 176 DIVISIONI IN SINTASSI DELLE FRASI
Le frasi
Frasi e grippi di parole
La prima cosa da fare è quella di distinguere tra frase semplice e frase complessa. La frase semplice è quella che non contiene altre frasi; la frase complessa\ periodo è una frase che contiene altre frasi. Il rapporto tra le frasi semplici è di due tipi: di coordinazione o di subordinazione.
Le frasi sono coordinate se sono tutte sullo stesso piano, mentre sono subordinate se non lo sono. Esempio A: Gianni è partito e Maria è rimasta a casa F 0 E 0frasi coordinate in quanto le due sono sullo stesso piano e possiamo capirlo perché entrambe hanno una valenza grammaticale se separate. B: A mezzanotte il poliziotto catturò il ladro davanti la casa che aveva appena svaligiato F 0 E 0in questa frase troviamo una principale e una subordinata o secondaria, la quale è dipendente dalla principale. La principale invece è anche detta indipendente.
Dipendenza : Le frasi possono essere quindi principali o dipendenti in una struttura di subordinazione. Modalità: le frasi possono essere dichiarative, interrogative, esclamative, imperative. Le frasi interrogative possono essere di tipo interrogative “si-no” oppure interrogative “wh” , sigla convenzionale ricavata dagli avverbi interrogativi inglesi (le 5W). Polarità: distinguiamo tra frasi affermative e frasi negative. (Gianni è partito – Gianni non è partito) Diatesi : distinguiamo le frasi attive da quelle passive. (Gianni ama Maria – Maria è amata da Gianni) Segmentazione : distinguiamo tra frasi dislocate a sinistra (questi libro, non lo avevo mai letto), dislocate a destra (non lo avevo mai letto, questo libro), a tema sospeso (Questo signore, Dio gli ha toccato il cuore – cit, Manzoni), focalizzata ( Gianni ho visto ieri, non Paolo – Gianni in corsivo perché c’è un innalzamento del tono) e scissa (è questo libro che non avevo mai letto).
Frasi dipendenti :
Rappresentazione formale della struttura della frase