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Le Lingue e il Linguaggio
Introduzione alla Linguistica Giorgio Graffi Sergio Scalise
CAPITOLO 1 - Che Cos’è il Linguaggio
La LINGUISTICA è lo studio scientifico del linguaggio umano. Essa è una disciplina descrittiva , non normativa. Noi tutti sappiamo di possedere un “linguaggio”che chiameremo linguaggio naturale. I linguaggi però sono molti (es. quello informatico, quello animale, quello dell’arte…). Che cosa hanno in comune? Perché li chiamiamo tutti linguaggi? Perché hanno in comune il fatto di essere tutti sistemi di comunicazione , servono cioè a trasmettere informazione da un individuo, emittente, ad un altro, il ricevente o destinatario. I vari linguaggi sono identici nella loro funzione , ma non nella loro struttura. La riflessione sul linguaggio naturale condotta nell’ultimo mezzo secolo propende largamente per considerare la sua struttura come largamente specifica. Con STUDIO SCIENTIFICO si intendono le caratteristiche proprie di questa metodologia e di questa analisi:
- La formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari - si riferisce al fatto che qualunque scienza si trova di fronte a una molteplicità di fenomeni diversi e che essa formula ipotesi che intendono ricondurre a leggi generali questa molteplicità di fenomeni particolari
- La formulazione di tali ipotesi in modo chiaro e controllabile - definisce la caratteristica propria che il discorso scientifico deve avere, ovvero essere formulato in termini definiti in modo esplicito e fondarsi su esperimenti ripetibili Quanto appena detto è il compito anche della linguistica in quanto studio scientifico del linguaggio. Questo modo di procedere ci chiarisce anche perchè la linguistica non sia disciplina normativa, ma descrittiva , il suo scopo non è infatti quello di indicare “ciò che si deve dire o non si deve
dire”, ma di spiegare ciò che effettivamente si dice. (L’indicazione delle “forme buone” è compito della grammatica normativa). La linguistica come disciplina scientifica ha come tutte le altre scienze un fine conoscitivo: vuole spiegare in base a leggi quanto più possibile generali ciò che effettivamente si dice o, in altre parole, il comportamento linguistico degli esseri umani e investigare i meccanismi che stanno alla base di tale comportamento. Il LINGUAGGIO UMANO si distingue tipicamente dal linguaggio di molte specie animali per:
- DISCRETEZZA - è ciò che fa sì che il linguaggio umano si differenzi dalla continuità del linguaggio animale dal momento che i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti (es. i suoni [p] e [b], o [t] e [d] che per quanto molto simili non vengono confusi)
- DOPPIA ARTICOLAZIONE^ - poter formare un numero altissimo di segni, cioè di entità dotate di significante e significato; dal momento che il linguaggio umano prevede un limitato numero di fonemi che possono però dare ordini a numerosissime parole
- RICORSIVITÀ^ - permette di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un’altra frase, poi in quest’ultima un’altra frase ancora, e così via Il linguaggio umano è un sistema altamente specializzato, dotato di proprietà specifiche, nel doppio senso di “specifiche del sistema”, cioè possedute da esso solo, e “specifiche della specie”, cioè possedute dalla sola specie umana. Esistono però altri linguaggi che sono caratterizzati da queste proprietà, ma che sono diversi dal linguaggio umano sotto altri punti di vista: linguaggio dell’informatica. In che cosa consiste allora la differenza tra queste il linguaggio umano?
- DIPENDENZA DALLA STRUTTURA^ - cioè esso non è determinato dalla semplice successione delle parole, ma sono, come si è detto, dipendenti dalla struttura; mentre i linguaggi dell’informatica sono spesso indipendenti dalla struttura, cioè in essi il valore di ogni elemento è normalmente determinato sol da quelli degli elementi adiacenti È molto importante mantenere distinta la mozione di LINGUAGGIO da quella di LINGUA. Con linguaggio intendiamo la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie che abbiamo descritto appena.
Ciò che in una lingua è fondamentale è la capacità distintiva dei suoni e se dico mano dodici volte con dodici a diverse (infatti non pronunciamo mai un suono identico all’altro) il significato cui stiamo alludendo è sempre lo stesso. Si parla di LIVELLO ASTRATTO e CONCRETO. Vi è quindi un livello astratto che modifica il senso e il significato del suono (es. “e” e “a”), e un livello concreto entro il quale il significato non cambia (es. pronuncia della lettera “a” in modo diverso). Illustreremo di seguito tre distinzioni :
- Quella tra langue e parole di Ferdinand de Saussure
- Quella tra codice e messaggio di Roman Jackobson
- Quella tra competenza ed esecuzione di Noam Chomsky 1. La parole è un’esecuzione linguistica realizzata da un individuo, è un atto individuale. Ma un individuo non possiede tutta una lingua. La lingua sta al diffusori degli individui, preesiste agli individui e sopravvivrà ad essi. L’individuo può realizzare atti di parole diversi ma non può da solo modificare una lingua. 2. Jackobson distingue tra codice e messaggio basandosi su un livello astratto e un livello concreto. Un codice è l’insieme di potenzialità ed è astratto. Un messaggio viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice, ed è unito concreto. A livello di codice si intendono le unità come /p, n, e, a/ astratte che combinate tra loro, su un sistema di regole, danno vita a messaggi, ma anche a non messaggi. Es. pane, pena Es. eanp, eapn 3. La competenza è tutto ciò che l’individuo sa della propria lingua, l’ esecuzione è tutto ciò che l’individuo fa (linguisticamente).
LIVELLO ASTRATTO /a/ /e/
LIVELLO CONCRETO (a1), (a2), (a3), (aN)^ (e1), (e2), (e3), (eN) Saussure Jackobson Chomsky LIVELLO ASTRATTO Langue Codice Competenza LIVELLO CONCRETO Parole Messaggio Esecuzione
Se ci poniamo la domanda: che cosa sa un individuo per poter parlare una lingua L, come la comprende? Dovremmo suddividere l’interrogativo in vari livelli in cui si struttura una lingua e parlare di competenza fonologica, morfologica, sintattica e semantica. COMPETENZE :
- Competenza fonologica : un parlante sa e riconosce i suoni della sua lingua e sa quali sono i suoni che formano parole di significato
- Competenza morfologica : un parlante conosce le parole della propria lingua e le distingue, sa formare parole complesse a partire da parole semplici, sa aggiungere a determinate parole determinati suffissi e prefissi, sa comporre i composti
- Competenza sintattica : i parlanti conoscono le regole della sintassi, come formare frasi, non hanno alcuna difficoltà a farlo
- Competenza semantica : i parlanti di una lingua sanno anche riconoscere il significato delle parole e delle frasi Tutte le conoscenze fin qui esemplificate fanno parte della GRAMMATICA dei parlanti. Questa grammatica viene costruita attraverso un complicato equilibrio di fattori innati biologicamente e di esperienze acquisite all’interno della comunità linguistica di origine. Il bambino dunque costruisce una grammatica a partire non dalle regole, ma dai dati chiamati DATI LINGUISTICI PRIMARI (enunciati che il mondo circostante pronuncia attorno a lui). Una lingua è un CODICE e un codice è costituito fondamentalmente da due livelli: **- Unità di base
- Regole che combinano le unità** Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità né a libello di unità né a livello di regole. Relativamente a tutti e quattro i livelli di competenza. In un atto linguistico i suoni vengono disposti in una sequenza lineare. In questo modo i suoni perdono la loro individualità e diventano una catena parlata. I rapporti si influenzano l’un l’altro. Questi rapporti vengono definiti SINTAGMATICI. Tutti i suoni che possono comparire in un certo contesto intrattengono tra loro dei rapporti di tipo PARADIGMATICO o associativo e sono rapporti in assenza come diceva Saussure: se realizzo “t” non posso realizzare gli altri: Si consideri S_o… Sto - stolto Sdo - sdoganare Sto - scorta
- L’ascoltatore ( funzione conativa ) - si realizza sotto forma di comando o di esortazione Dicavamo che ogni tipo di testo realizza prevalentemente una delle funzioni jackobsiane. Non esiste un’unica lingua per tutto il paese in cui viene parlata. Esistono variazioni regionali/provinciali chiamate DIALETTI. I dialetti a loro volta sono articolati in alcune varietà:
- Dialetto di koinè - che identifica un dialetto regionale (es. dialetto veneto)
- Dialetto del capoluogo di provincia - (es. dialetto veneziano)
- Dialetto dei quartieri di città - (es. dialetto di Castello a Venezia) Una lingua è articolata in codici e sotto codici che identificano determinati gruppi sociali. Ancora di più è stratificata da registri stilistici. Le lingue fanno parte della nostra vita quotidiana ma sono spesso oggetto di molti PREGIUDIZI. Ad esempio:
- Lingue primitive : l’idea che visitano lingue primitive con sistemi fonologici, morfologici e grammaticali poco sviluppati e da queste poi si sviluppino le lingue complesse
- Lingue logiche : facendo riferimento al latino e al greco antico, tuttavia non esistono lingue illogiche per il semplice fatto che sono prodotto di mente umana
- Lingua/Dialetto : pregiudizio secondo cui la lingua sarebbe un sistema più evoluto del dialetto
- Lingue belle/brutte : non esistono parametri oggettivi per definire la bellezza di una lingua
- Lingue facili/difficili : non esistono lingue facili o difficili a prescindere, ma sempre in relazione alla lingua madre di chi parla
CAPITOLO 3 - Le Lingue nel Mondo
Il numero delle lingue nel mondo si aggira intorno a 7.000 lingue. Alle quali è possibile aggiungere i dialetti. É possibile quindi raggruppare, CLASSIFICARE le varie lingue?
Metodi:
- METODO DELLE LINGUE PIÙ PARLATE AL MONDO Classifica:
- Cinese mandarino
- Inglese
- Hindi + urdu
- Spagnolo
- Russo
- Bengali
- Arabo
- Portoghese
- Maleo - indonesiano
- Giapponese
- Francese
- Tedesco - METODO GEOGRAFICO Criterio puramente geografico raggruppando le lingue per i luoghi in cui vengono parlate. - METODO GENEALOGICO Si dice che due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se esse derivano da una stessa LINGUA ORIGINARIA. La massima unità genealogica si definisce Famiglia Linguistica. Le unità genealogiche di livello inferiore alla famiglia sono i Gruppi/Classi. La famiglia genealogica contiene normalmente diversi gruppi suddivisi in Sottogruppi/Rami e così via. Esempi di famiglie linguistiche:
- Famiglia indoeuropea
- Famiglia uralica
- Famiglia sino-tibetana
- Famiglia nigerkordofaniana
- Famiglia altaica
- … -> La famiglia linguistica INDOEUROPEA : Una delle più grandi ultime scoperte è che il sanscrito (antica lingua indiana) appartiene alla stessa famiglia linguistica del greco e del latino. Ecco perchè il termine indoeuropeo. La famiglia indoeuropea si suddivide in sottogruppi quali:
- Gruppo indo-iranico
- Gruppo tocario
- Gruppo anatolico
- Gruppo armeno
- Gruppo slavo
Questa classificazione non appare troppo soddisfacente anche perché ogni lingua prevede almeno più di uno di questi tipi morfologici.
- TIPOLOGIA SINTATTICA La tipologia sintattica si basa sull’osservazione che esistono correlazioni sistematiche tra l’ ordine delle parole :
- Presenza di preposizioni o posposizioni: (Pr, Po)
- La posizione del verbo rispetto al soggetto e all’oggetto: possibilità (SVO, SOV, VSO, VOS, OSV, OVS)
- La posizione dell’aggettivo rispetto al nome: (AN, NA)
- L’ordine del complemento di specificazione, del genitivo, rispetto al nome che modifica: (GN, NG) Possibili formule definite UNIVERSALI IMPLICAZIONALI : A. VSO-Pr-NG-NA B. SVO-Pr-NG-NA C. SOV-Po-GN-AN D. SOV-Po-GN-NA La SCRITTURA è un fenomeno in un certo senso derivativo rispetto alla lingua parlata. I primi sistemi di scrittura elaborati in Mesopotamia sono del tipo ideografico. I tre tipi di scrittura :
- Sistema ideografico : ogni simbolo (ideogramma) corrisponde ad un concetto, concreto o astratto
- Sistema sillabico : nel sistema sillabico determinati segni indicano determinate sillabe
- Sistema alfabetico : la cui invenzione è solitamente attribuita in modo errato ai Fenici i quali furono solamente i trasmettitori di questo sapere ai greci dopo averlo appreso da popolazioni semitiche che l’avevano inventato intorno al secondo millennio a.C. Se due lingue utilizzano lo stesso sistema di scrittura NON significa che siano genealogicamente parenti e nemmeno viceversa.
CAPITOLO 5 - La Struttura delle Parole: Morfologia
Lo studio delle parole e delle varie forme che la parola può assumere è la MORFOLOGIA. Le parole possono essere: PAROLA: Semplice Complessa: Derivata : Composta Prefissate Suffissate Le parole semplici non hanno struttura interna al contrario di quelle composte. Le parole sono unità del linguaggio umano, tuttavia ciò che conta come parola in una lingua non è detto che valga anche per le altre lingue. Es. “il ragazzo” - “puer” ; “Donaudampfschiffahrtgesellschaftkapitänwitwe” - “vedova del capitano della società di navigazione di battelli a vapore del Danubio” I criteri proposti per definire le parole sono molti, tuttavia non è possibile definire la nozione di parola una volta per tutte. Si possono distinguere tuttavia varie eccezioni di parola:
**_- Parola fonologica
- Parola morfologica_**
- Parola sintattica Si parla di LEMMA facendo riferimento alle forme di citazione. Essi non sono forme flesse del verbo / aggettivo / nome , ma forme di citazione. L’operazione che porta dalle forme flesse ai lemmi viene denominata lemmatizzazione. Per quanto riguarda il verbo bisogna distinguere tra TEMA e RADICE. Prendendo l’esempio amare , si toglie la desinenza flessiva -re e resta ama : questa è il tema del verbo. Il tema si può analizzare a sua volta come una radice ( am ) più una vocale tematica ( a ). Le VOCALI TEMATICHE possono essere tre:
- a
- e
- i
Un MORFEMA è la più piccola parte di una lingua dotata di significato. Un morfema è un segno linguistico costituito da un significante e un significato. Es. Boy-s Libr-i
- Boy e Libr sono MORFEMI LESSICALI
- -s e -i sono MORFEMI GRAMMATICALI La distinzione tra i due tipi di morfemi non è sempre netta. I morfemi possono essere:
- Morfemi liberi - quelli che possono ricorrere da soli in una frase e dunque bar , ieri , virtù
- Morfemi legati - che non possono ricorrere da soli in una frase e che per poterlo fare delìvono aggiungersi a qualche altra unità ( -a , -e , -i in quanto desinenze, oppure -oso , -tore , …) Le parole possono essere:
- Mono-morfemiche (es. ieri )
- Bimorfemiche (es. bell-a )
- Trimorfemiche (es. cammin-a-re , analizzando radice, vocale tematica, desinenza)
- … Il termine morfema designa propriamente un’unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un ALLOMORFO. La distinzione è parallele a quella vista in fonologia tra fonema e allofono. Es.
- Morfema del plurale^ s
- Allomorfi^ s ; z ;^ iz Le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione. I processi morfologici più comuni sono:
- DERIVAZIONE : raggruppa tre diversi processi e consta dell’aggiunta di una forma legata (affisso) ad una forma libera: - Prefissazione^ (fortunato -> sfortunato) -^ in italiano non cambia l’ accento - Infissazione^ (mangiare -> mang-ucchi-are) - in italiano raro - Suffissazione^ (dolce -> dolcemente) -^ in italiano cambia l’ accento posticipandolo FONOLOGIA MORFOLOGIA LIVELLO ASTRATTO Fonema Morfema LIVELLO CONCRETO Allofoni Allomorfi
- COMPOSIZIONE : forma parole nuove a partire da due parole esistenti (capo, stazione -> capostazione)
- FLESSIONE : aggiunge alla parola di base informazioni relative a genere, numero, caso, tempo, modo, diatesi, persona tramite morfemi legati ; la flessione delle parole derivate e composte non è diversa - Categoria morfosintattica:^ es. genere - Tratto morfosintattico:^ es. maschile o femminile Una categoria lesbica può nascere come tale oppure diventare una categorie tramite vari processi. V -> V giocare -> giocherellare N -> V magnete -> magnetizzare V -> N -> V agire -> azione -> azionare Vi sono altri processi morfologici tra cui ricordiamo: - CONVERSIONE : consiste in un cambiamento di categoria senza che sia stato aggiunto alla base un affisso manifesto (water -> to water) - REDUPLICAZIONE : consiste nel raddoppiamento di un segmento e può essere parziale o totale e può riguardare sia la flessione che la derivazione che la composizione (reo -> reoreo) - PARASINTESI : può essere sia verbale che aggettivale, una forma è parasintetica quando è formata da una base più un prefisso ed un suffisso, in cui però la sequenza “prefisso+base” non è una parola dell’italiano e nemmeno la sequenza “base+suffisso” (ingiallire: in cui “ingiallo" , “giallire” non esistono) Si ha SUPPLETIVISMO quando in una serie morfologicamente omogenea, si trovano radicali diversi che intrattengono evidenti rapporti semantici senza evidenti rapporti formali (vado -> andiamo). Il suppletivismo rappresenta il polo estremo dell’ ALLOMORFIA : il primo è un’alternanza senza motivazioni fonologiche, la seconda si esprime attraverso un’alternanza motivata fonologicamente (1. Chieti -> teatino; 2. Arezzo -> aretino) Quando si crea una composizione tra due costituenti, essi non hanno entrambi lo stesso peso, non sono entrambi sullo stesso piano: uno è più importante dell’altro, uno è la TESTA IN DERIVAZIONE (famoso: “fama” + “oso", fama sarà la testa in derivazione). Diremo che un costituente è testa di un composto quando tra tale costituente e tutto il composto vi è identità sia di categoria che di tratti sintattico-semantici. In altri termini, una testa deve essere sia testa categoriale che testa semantica (capostazione: “capo” + “stazione”, capo sarà la testa).
mentis che aveva un altro significato; oppure l’inglese -able che deriva dall’aggettivo able to do something). Il lessico di ogni lingua è STRATIFICATO. Di solito radici native si aggiungono ad affissi nativi e radici dotte ad affissi dotti. Lo strato (-nativo) dell’italiano è costituito da prestiti e da calchi. Essi sono forme di interferenza tra sistemi linguistici diversi e riguardano la riproduzione di una data parola da una lingua di partenza ad una lingua di arrivo.
- Calchi : sono prestiti semantici^ (es. grattacielo, skyscraper) - Prestiti : prestiti incentrati sul significante e si suddividono in: - Prestiti adatti : parole di origine straniera ormai divenute a tutti gli effetti parole italiane (es. guelfo, ghibellino, guinzaglio [tedesco], alfiere, complimento [spagnolo], carciofo, caraffa [arabo]…) - Prestiti non adatti : quelli che conservano una forma estranea^ (es. leader, film, sport…) Un dizionario riflette stratificazioni di uso e di registro stilistico. Vi è una grande varietà di DIZIONARI: _- Monolingui
- Bilingui
- Plurilingui
- Etimologici
- Sinonimi e contrari
- Neologismi
- Elettronici_^ -^ strumenti che permettono ricerche a 360 gradi tramite utilizzo di sillabazioni, audio, caratteristiche comuni di lemmi, caratteristiche speciali, arrivare a un lemma da forma flessa… - Inversi -^ invertono l’ordine delle parole, ordinandole a partile dall’ultima lettera verso la prima permettendo una maggiore concentrazione sui suffissi - Di frequenza -^ premettono di verificare la frequenza con cui vengono utilizzate le parole in riferimento a determinati testi, quali romanzi, copioni di teatro e cinema,… - (Concordanze) -^ non sono propriamente dei dizionari, ma delle liste dei contesti in cui una determinata parola appare
CAPITOLO 7 - La Combinazione delle Parole: Sintassi
Una lingua non è fatta soltanto di parole isolate, ma anche di COMBINAZIONI di queste parole. Non tutte le combinazioni di queste parole sono possibili, nel senso che non tutte suonano grammaticali (cioè “ben formate”). Bisogna quindi andare alla ricerca dei motivi per cui certe combinazioni sono ben formate e altre no. La parte della linguistica che si occupa di questo problema è la SINTASSI.
La combinazione di parole determina sintagmi che danno origine a frasi che combinate tra loro danno origine a periodi. È facile notare che determinati verbi devono essere accompagnati da un determinato numero di parole (detti argomenti ), mentre altri verbi ne richiedono meno ( VALENZA ):
- Camminare: necessita di un soggetto - Catturare: necessita di soggetto e oggetto Questa necessità si chiama valenza verbale. I verbi possono essere: - Avalenti - Monovalenti (soggetto) - Bivalenti (soggetto e oggetto) - Trivalenti (verbi cosiddetti di “dire” o di “dare”: soggetto, oggetto, comp. di termine) Gli elementi che vengono aggiunti ma non necessari, quindi facoltativi vengono denominati circostanziali. I SINTAGMI prevedono una testa e in base alla loro testa vengono suddivisi in: - Sintagmi^ preposizionali^ **_(SP)
- Sintagmi_**^ nominali^ **_(SN)
- Sintagmi_**^ verbali^ **_(SV)
- Sintagmi_**^ aggettivali^ (SA) I sintagmi sono i costituenti della frase. Essi possono essere costituiti da altri sintagmi, fino alle singole parole, che sono i costituenti ultimi della sintassi. I diagrammi ad albero come quello in figura sono anche detti indicatori sintagmatici. Finora si è parlato di gruppi di parole ma non di FRASI. Non tutti i gruppi di parole che chiamiamo frasi esprimono un senso compiuto; non tutte le espressioni di senso compiuto sono gruppi di parole (es. Vieni!). Ciò che è sempre necessario è una struttura SOGGETTO/PREDICATO. I gruppi di parole in di tipo frasale si distinguono dagli altri gruppi di parole perchè contengono una struttura predicativa , ossia un soggetto e un predicato.
- (^) SEGMENTAZIONE : - Non segmentate - Segmentate : - Dislocate (a sinistra; a destra)^ (es. “Non lo avevo mai letto questo libro” - dislocata a destra) - A tema sospeso^ (es. “Questo signore, Dio gli ha toccato il cuore”) - Focalizzate^ (es. “Gianni ho visto ieri non Paolo”) - Scisse^ (es. “é questo libro che non avevo mai letto”) Le corrispondenze tra frasi attive e passive danno origine a quelle che vengono chiamate TRASFORMAZIONI. TIPI di FRASI DIPENDENTI : - Dipendenti argomentali : - Soggettive - Completive^ (oggettive, nominali) - Interrogative indirette - Dipendenti circostanziali : - Temporale - Causale - Finale - Consecutiva - Concessiva - Comparativa - Dipendenti relative : - Restrittive^ (es. Gli studenti che non si sono iscritti all’appello non possono sostenere l’esame) - Appositive^ (es. Gianni, che non si è iscritto all’appello, non può sostenere l’esame) Le definizioni di SOGGETTO sono numerose, tuttavia tutte inadeguate da un certo punto di vista. Forse quella definizione che più si avvicina alla perfezione è la seguente: possiamo definire il soggetto come quell’argomento che ha obbligatoriamente la stessa persona e lo stesso numero del verbo. É necessario però, parlando di soggetto e predicato, distinguere i diversi livelli di analisi della frase: - Sintattico : argomento che ha obbligatoriamente la stessa persona e lo stesso numero del verbo (per cui è bene usare i termini SOGGETTO e PREDICATO ) - Semantico : soggetto è colui che compie l’azione (invece che di soggetto si parlerà di AGENTE e di AZIONE ) - Comunicativo : soggetto è ciò di cui si parla (al posto di soggetto useremo TEMA e al posto di predicato REMA )
Quando si parla di CATEGORIE FLESSIONALI si fa riferimento alle desinenze delle parti del discorso variabili (genere, numero, caso, tempo, persona, modo). Queste categorie si oppongono alle categorie lessicali, cioè alle parti del discorso. Se due parole hanno le stesse categorie flessionali si parla di accordo. Si parla invece di reggenza quando ad esempio un nome ha un determinato caso perchè è retto da un determinato verbo. Occorre distinguere tra TEMPO CRONOLOGICO e TEMPO GRAMMATICALE. Nonostante esistono lingue in cui non vi è questa distinzione. Non vi è infatti sempre corrispondenza assoluta tra tempo cronologico e tempo grammaticale (es. Sarà pur vero quello che mi hai raccontato, ma io lo ritengo incredibile). Per ogni frase è necessario tenere presente tre momenti specifici in riferimento al tempo (es. Domani Piero sarà arrivato) :
- Momento dell’enunciazione - Momento dell’evento - Momento di riferimento I TEMPI in italiano si suddividono tra:
- Finiti : - Indicativo - Congiuntivo - Condizionale - Imperativo
- Infiniti : - Infinito - Participio - Gerundio
CAPITOLO 8 - Il Significato e l’Uso delle Parole e delle Frasi: Semantica
e Pragmatica
Finora abbiamo trattato gli aspetti “interni” della struttura del linguaggio, ma esiste anche aspetti “esterni”.
- Semantica : studio del significato delle espressioni linguistiche - Pragmatica : studio dell’uso del significato delle espressioni linguistiche (es. possibilità di usare frasi e parole in senso letterale o meno)