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Le lingue e il linguaggio , Sintesi del corso di Glottologia

Riassunto dettagliato del volume " Le lingue e il linguaggio" di Graffi - Scalise

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 21/03/2017

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CHE COS’E’ IL LINGUAGGIO?
1. LA LINGUISTICA, IL «LINGUAGGIO» E I «LINGUAGGI»
La linguistica è una disciplina descrittiva, è lo studio scientifico del
linguaggio.
Cos’è il linguaggio? Tutti sappiamo di possedere e usare un linguaggio che
chiameremo linguaggio naturale. Tutti i linguaggi hanno un elemento in
comune: sono tutti sistemi di comunicazione, servono a trasmettere
informazioni: da un emittente ad un ricevente/destinatario. Tutti i vari tipi di
linguaggio realizzano una qualche forma di comunicazione, ma questo non è
sufficiente per considerarli manifestazioni di un unico sistema: bisogna
determinare se questi diversi sistemi di comunicazione sono costruiti in base
agli stessi principi, oppure no. Per esempio: se avessimo dimostrato che tutti i
vari linguaggi sono identici nella loro funzione (quella che permette la
comunicazione) non abbiamo detto nulla che dimostri che essi sono identici
anche nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano è molto diversa da
quella del linguaggio animale: si sostiene inoltre che la specie umana ha la
capacità di acquisire il linguaggio (umano!). quindi affermiamo che: la
linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Cos’è uno studio
scientifico?
1) Formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità
di fatti particolari;
2) Formulazione di tali ipotesi in modo chiaro e controllabile, definite in
modo esplicito e che si fondano su esperimenti ripetibili.
Quanto affermato, si applica in generale alla linguistica (anch’essa si trova di
fronte ad una molteplicità di fatti): per questo, si formulano ipotesi sulla natura
del linguaggio adottando il metodo scientifico. Ed ecco perché la linguistica
NON è una disciplina NORMATIVA, MA DESCRITTIVA: il suo scopo è
spiegare ciò che effettivamente si dice. La linguistica ha un fine conoscitivo (≠
grammatica normativa che indica forme più o meno buone «la ragazza che gli
ho parlato ieri» > «la ragazza a cui ho parlato ieri»): vuole spiegare il
comportamento linguistico del parlante.
2. CARATTERISTICHE PROPRIE DEL LINGUAGGIO UMANO
Linguaggio umano è discreto ≠ linguaggio animale è continuo.
È discreto perché i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza
di limiti ben definiti ([p] e [b]: patto e batto, creano un effetto di contrasto
netto) e non esistono situazioni intermedie. Diversamente dai sistemi continui,
dove è possibile specializzare il segnale (ape con la danza indica dove si trova il
cibo).
[p] [b] sono fonemi: nessuno di essi ha significato da solo, ma se scambiate
con altre hanno la possibilità di produrre un significato diverso, patto o batto.
Una delle caratteristiche del linguaggio umano (assente in quello animale),
chiama doppia articolazione, è quella di poter formare un numero altissimo
di segni, cioè di entità dotate di significante e significato, mediante un numero
molto limitato di fonemi che non hanno significato, ma solo la capacità di
distinguere significati. Altra caratteristica del linguaggio umano è data
dall’inventario dei segni a disposizione, che consente la ricorsività: permette di
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CHE COS’E’ IL LINGUAGGIO?

1. LA LINGUISTICA, IL «LINGUAGGIO» E I «LINGUAGGI»

La linguistica è una disciplina descrittiva, è lo studio scientifico del linguaggio. Cos’è il linguaggio? Tutti sappiamo di possedere e usare un linguaggio che chiameremo linguaggio naturale. Tutti i linguaggi hanno un elemento in comune: sono tutti sistemi di comunicazione, servono a trasmettere informazioni: da un emittente ad un ricevente/destinatario. Tutti i vari tipi di linguaggio realizzano una qualche forma di comunicazione, ma questo non è sufficiente per considerarli manifestazioni di un unico sistema: bisogna determinare se questi diversi sistemi di comunicazione sono costruiti in base agli stessi principi, oppure no. Per esempio: se avessimo dimostrato che tutti i vari linguaggi sono identici nella loro funzione (quella che permette la comunicazione) non abbiamo detto nulla che dimostri che essi sono identici anche nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano è molto diversa da quella del linguaggio animale: si sostiene inoltre che la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio (umano!). quindi affermiamo che: la linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Cos’è uno studio scientifico?

  1. Formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari;
  2. Formulazione di tali ipotesi in modo chiaro e controllabile, definite in modo esplicito e che si fondano su esperimenti ripetibili. Quanto affermato, si applica in generale alla linguistica (anch’essa si trova di fronte ad una molteplicità di fatti): per questo, si formulano ipotesi sulla natura del linguaggio adottando il metodo scientifico. Ed ecco perché la linguistica NON è una disciplina NORMATIVA, MA DESCRITTIVA : il suo scopo è spiegare ciò che effettivamente si dice. La linguistica ha un fine conoscitivo (≠ grammatica normativa che indica forme più o meno buone «la ragazza che gli ho parlato ieri» > «la ragazza a cui ho parlato ieri»): vuole spiegare il comportamento linguistico del parlante.
  1. CARATTERISTICHE PROPRIE DEL LINGUAGGIO UMANO Linguaggio umano è discreto ≠ linguaggio animale è continuo. È discreto perché i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti ([p] e [b]: patto e batto , creano un effetto di contrasto netto) e non esistono situazioni intermedie. Diversamente dai sistemi continui, dove è possibile specializzare il segnale (ape con la danza indica dove si trova il cibo). [p] [b] sono fonemi: nessuno di essi ha significato da solo, ma se scambiate con altre hanno la possibilità di produrre un significato diverso, patto o batto. Una delle caratteristiche del linguaggio umano (assente in quello animale), chiama doppia articolazione , è quella di poter formare un numero altissimo di segni , cioè di entità dotate di significante e significato, mediante un numero molto limitato di fonemi che non hanno significato, ma solo la capacità di distinguere significati. Altra caratteristica del linguaggio umano è data dall’inventario dei segni a disposizione, che consente la ricorsività: permette di

costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un’altra frase, e così via (frase semplice « Maria mi ha colpito », frase complessa « i ragazzi dicono che Maria mi ha colpito », si posso aggiungere elementi coordinanti, subordinanti, etc.). Il numero di frasi possibili è infinito, anche se effettivamente le limitazioni di spazio, tempo e memoria non ci permettono di comporre un frasi infinita. Entrano in scena due caratteristiche dell’attività linguistica: competenza ed esecuzione , è il contrasto che c’è tra la capacità potenziale di produrre frasi e l’effettiva realizzabilità. Quindi, riassumendo, le caratteristiche del linguaggio umano sono: discretezza, doppia articolazione, ricorsività. Esistono altri sistemi, che noi chiamiamo linguaggi, che sono caratterizzati da queste proprietà, ma che sono diversi dal linguaggio umano (linguaggio informatico). Sono importanti le nozioni di grammaticale e agrammaticale : essendo la linguistica una disciplina descrittiva, il termine agrammaticale non significa « scorretto », ma « mal formato per il parlante nativo di una determinata lingua ». il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza del parlante nativo. Nelle lingue naturali, le frasi non sono organizzate come una semplice successione di parole, in cui la forma della parola è determinata dalla forma di quella immediatamente precedente: in molti casi la forma delle parole è determinata da quella di altre parole molto distanti (dipendono dalla struttura).

  1. IL LINGUAGGIO E LE LINGUE Linguaggio : capacità comune a tutti gli essere umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprio. Lingua : la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità. Quindi, se ci riferiamo al linguaggio umano, generalmente parliamo di linguaggio al singolare, perché è capacità esclusiva degli esseri umani; parliamo di lingua tanto al singolare quanto al plurale, perché tante sono le lingue del mondo. Qual è il rapporto tra linguaggio e le lingue? Bacone scrisse «la grammatica è unica ed identica nella sostanza, anche se varia accidentalmente»: le lingue sono differenti, ma entro i limiti del linguaggio come capacità umana specifica. Le lingue possono avere elementi comuni, in quanto sono realizzazioni diverse di un unico linguaggio. L’ipotesi di Bacone venne abbandonata all’inizio del Novecento: la maggior parte dei linguistici riteneva che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo, che esse potessero differire l’una dall’altra senza limiti. Nella seconda metà del secolo scorso venne abbandonata questa posizione e si è tornati al rapporto tra unicità del linguaggio e diversità delle lingue (teoria di Bacone, riformulata). Una caratteristica che distingue le varie lingue è l’ordine delle parole.

Chomsky – 1928 grammatica generativa: il nostro elenco di caratteristiche proprio del linguaggio umano si basa per la maggior parte sulle ricerche di impostazione generativa; il concetto di doppia articolazione è invece dovuto al linguista francese Martinet (1960).

Competenza ed esecuzione Chomsky pose questa distinzione: la competenza è tutto ciò che l’individuo «sa» della propria lingua per poter parlare come parla e per poter capire come capisce; l’esecuzione è tutto ciò che l’individuo «fa» (linguisticamente). L’esecuzione è un atto di realizzazione. Livello astratto – langue (S) – codice (J) – competenza (C) Livello concreto – parole (S) – messaggio (J) – esecuzione (C) Parole, messaggio ed esecuzione si equivalgono. Langue e competenza sono diverse: la prima è sociale, la seconda individuale. La langue è depositata in una comunità linguistica, la competenza è la competenza di un singolo parlante. La langue garantisce la comunicazione perché è collettiva, la competenza garantisce la comunicazione perché è largamente condivida da chi parla la stessa lingua. La competenza è l’insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha e può essere: fonologica, morfologica, sintattica, semantica.  Fonologica : un parlante italiano «sa» che i suoni [p, n, a, e] sono suoni della sua lingua, ma che th dell’inglese th non è suono italiano. Conoscendo questo è in grado di combinare i suoni che formano le parole. Un parlante cambia automaticamente il suono [k] di amico nel suono [ʦ] di amici.  Morfologica : il parlante italiano sa che le parole che finiscono in vocale solo poche; che due parole in tutto eguali divergono per l’accento ( àncora – ancora ). «Sa» che parole come cane, gatto sono della sua lingua; «sa» formare parole nuove: a partire dal verbo collocare si può formare collocamento ; si possono formare parole complesse o flesse ( collocai ) o composti; «sa» distinguere tra parole possibili ma non esistenti e parole non possibili.  Sintattica : i parlanti conosco le regole della sintassi, «sanno» che possono formare vari tipi di frase (dichiarativa, interrogativa) e hanno intuizioni sulla grammaticalità o sulla grammaticalità o sulla non grammaticalità delle frasi stesse ( penso di prenderlolo penso di prendere : il clitico lo può essere unito solo al verbo della frase dipendente, ma non al verbo della frase principale).  Semantica : i parlanti «sanno» riconoscere il significato delle parole ed istituire molti tipi di relazioni semantiche tra parole, come relazioni di sinonimia (intuiscono che la sinonimia completa non esiste). Un’altra relazione di significato è l’antonimia (cioè l’espressione del contrario): vecchio/giovane, vivo/morto; la prima coppia è un antonimo graduabile ( più vecchio/più giovane ), la seconda coppia no. I parlanti sanno anche distinguere l’ambiguità lessicale e l’ambiguità sintattica ( il cane abbia/il cane della pistola : l’ambiguità sta nel fatto che la parola cane ha due significati possibili). Tutte le conoscenze fanno parte della grammatica del parlante, intesa come un insieme di conoscenze che sono immagazzinate nella mente. Questa grammatica viene costruita attraverso le esperienze. Il bambino, quando

apprende una lingua, non è esposto a regole, ma solo a dati di quella lingua (i cosiddetti dati linguistici primari). UNA LINGUA NON REALIZZA TUTTE LE POSSIBILITA’ Una lingua è un codice ed un codice è costuito fondamentalemtea da due livelli: le unità di vase e le regole che combinano le unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità. L’italiano, per esempio, non ha parole diverse per indicare ‘le dita di una mano’ e ‘le dita del piede’ ≠ inglese usa finger/toes. Ogni lingua fa le sue scelte. Le regole combinano le unità più piccole per formare unità più grandi [p-a-n-e]. SINTAGMATICO E PARADIGMATICO I suoni vengono disposti in una sequenza lineare: in questo modo, i suoni perdono la loro individualità e diventano una catena parlata. Foneticamente la [n] di ancora (velare) è diversa da anfora (labiodentale): questi rapporti sono definiti sintagmatici , e si hanno tra elementi in praesentia. Nella coppia amico [k] – suono velare/amici [ʦ] – suono palatale: è la vocale seguente che influenza la realizzazione del suono che corrisponde alla lettera dell’alfabeto c. Si consideri la parola stolto: tra [s] e la vocale [o] compare il suono [t] > /sto/, ma al posto di [t] potremmo avere [d], [c], [g] etc. tutti i suoni, che possono comparare in un certo contesto, intrattengono tra loro rapporti di tipo paradigmatico , in absentia. I rapporti paradigmatici e sintagmatici sono un importante fatto di coesione degli elementi linguistici: una unità della lingua intrattiene rapporti sintagmatici con le forme vicine, ma intrattiene rapporti paradigmatici con le unità assenti che avrebbero potuto essere realizzate in quel dato punto. Saussure propone una similitudine: in un edificio una colonna ha rapporti di vicinanza (sintagmatici) con l’architrave che essa sorregge; d’altra parte la colonna ha rapporti paradigmatici con altri possibili di colonna. SINCRONIA E DIACRONIA Le lingue possono cambiare nel corso del tempo (ad es., le consonanti finali del latino: ROSAM> ROSA), tipologia di studio diacronico. Se invece studiamo il cambiamento linguistico non dal punto di vista temporale, facciamo uno studio sincronico: è un rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo (cambiamento e coesistenza). Asse orizzontale AB è quello della sincronia, asse verticale CD è quello della diacronia. IL SEGNO LINGUISTICO Una parola è un segno , che è l’unione tra significato e significante. Se diciamo libro ¸ considero un’unità formata da un significante che è la forma sonora [libro] e di un significato, che è la rappresentazione mentale del ‘libro’. Il significato non è l’oggetto, ma il «concetto» di libro. Il segno ha varie proprietà tra cui:

  • distintività : botte ≠ notte ≠lotte.
  • linearità : il segno si estende nel tempo (se orale) o nello spazio (se scritto), con la successione prima-dopo ( rami ≠ mira ).
  • arbitrarietà : il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante [libro] il significato ‘libro’.

(più di un miliardo di persone), 8 (più di 100 milioni), 7 (più di più di dieci milioni, circa settanta). Un altro criterio è quello puramente geografico (anche se non linguistico, si basa sulla distribuzione delle lingue). Tutte le lingue condividono caratteristiche abbiamo chiamato universali linguistici, ma alcune lingue sono più vicine tra loro che non a certe altre. Esistono tre modalità di classificazione: genealogica, tipologica e areale. Si dice che due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se esse derivano da una stessa lingua originaria (o lingua madre). un caso evidente sono le lingue romanze , derivate tutte dal latino. A loro volta fanno parte di un’unità genealogica più ampia, quella delle lingue indoeuropee , che costituiscono una famiglia linguistica. La famiglia è l’unità genealogica massima, quelle di livello inferiore sono chiamate gruppi : quindi una famiglia linguistica continua gruppi, sottogruppi o rami, e così via. Si dice che due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni. Questa classificazione è molto più complessa. L’affinità tipologica non esclude la parentela genealogica: due lingue tipologicamente correlate possono derivare da un’unica lingua madre. non è necessario il contrario: due lingue tipologicamente correlate possono anche non essere genealogicamente parenti (inglese, cinese). Il punto di vista areale coglie affinità che si creano tra lingue genealogicamente irrelate, oppure solo lontane parenti, ma che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni perché parlate dalla stessa area geografica. Si dice che le lingue in questione formano una lega linguistica. Cinese e giapponese non sono genealogicamente parenti, ma nei secoli hanno sviluppato caratteristiche comuni. Un altro caso è quello delle longue balcaniche, che sono lontane parenti dal punto di vista genealogico perché indoeuropee, ma appartenenti a gruppi diversi, ma comunque hanno caratteristiche comuni (assenza dell’infinito, articolo posposto). CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA: LE FAMIGLIE LINGUISTICHE Come si fa a stabilire che più lingue derivano da una stessa lingua? esistono diverse famiglie: famiglia indoeuropea, afro-asiatica (parlate estinte: Africa settentrionale, il Medio Oriente, Africa orientale; appartengono arabo, egiziano, ebraico), uralica (Europa orientale, Asia centrale e settentrionale: finlandese, estone, ungherese), sino-tibetana (il cinese, il mandarino), nigerkordofaniana (sud Sahara: swahili), altaica (Asia centrale, come il mongolo, il turco; dravidica, austro-asiatica, austronesiana). Vi sono poi famiglie linguistiche minori detti degli amerindi. Vi sono anche lingue isolate , che non hanno nessun legame con le altre, come il basco, il giapponese e il coreano. Sapir propose nel 1929 di ricondurre le oltre cinqua famiglie dell’America settentrionale a sei sole specie. Greenberg ha proposto in anni più recenti di ricondurre tutte le lingue delle Americhe a tre sole famiglie (settentrionale, centrale e meridionale). LA FAMIGLIA LINGUISTICA INDOEUROPEA Nei primi decenni dell’Ottocento fu scoperta un’antica lingua dell’India, il sanscrito , genealogicamente imparentata con il greco e il latino. Negli anni introno al 1830 per indicare questa famiglia linguistica fu coniato il termine indoeuropeo. Questa famiglia si suddivide in:

  • gruppo indo-iranico , diviso in indiano (sanscrito, vedico di attestazione II millennio; tra le lingue indiane moderne, il pacriti, hindi e urdu) e iranico (si dividono in occidentali, come il persiano antico e l’avestico, vedi sacro libro di Zarathurstra, e orientali, come il persiano moderno- afgano e il curdo);
  • gruppo tocario (due lingue estinte Tocario A e Tocario B);
  • gruppo anatolico (lingue del II-III millennio, come l’ittita);
  • gruppo armeno (attestato fino al V secolo d.C. con traduzioni della Bibbia, attestato in Turchia all’inizio del Novecento ed ora tra le varie tribù dell’Europa, Asia, Americhe);
  • gruppo albanese (lingua attestata dal XV secolo tra la maggior parte degli abitanti del luogo e con minoranze nell’Italia meridionale);
  • gruppo slavo (è diviso in orientale /russo, bielorusso, ucranino/, occidentale /polacco, eco, slovacco/ meridionale /bulgaro, macendone, serbo-croato, sloveno. Le prime attestazioni in testi religiosi del IX-X secolo d.C.);
  • gruppo baltico (lituano, lettone e antico prussiano, prime attestazioni nel XVI secolo);
  • gruppo ellenico (greco, prima ancora il miceneo, ora greco moderno o neogreco);
  • gruppo italico (orientale /umbro, osco, sannita/ e occidentale /latino attestato dal 600 a.C., dando origine alle lingue romanze o neolatine). Tra le lingue romanze ricordiamo: portoghese, spagnolo, francese, italiano, romeno; a livello regionale, il gallego, il catalano, il ladino, il provenzale. Alcune lingue romanze sono attestate già in epoca alto-medievale: il primo testo francese risale all’anno 848 e in italiano nel 960. Francese, portoghese, spagnolo si sono diffuse anche in molti paese dell’Africa ed Asia sud-orientale e America centrale;
  • gruppo germanico (orientale /gotico/, settentrionale /svedese, danese, norvegese, islandese e il feroico/, occidentale /anglo-frisone (Frisa è regione dell’Olanda), e nederlando-tedesco (olandese, nederlandese, tedesco, afrikaans (coloni olandesi) e yiddish)/);
  • gruppo celtico (Europa occidentale: gaelico, come l’irlandese e il gaelico di Scozia, e britannico, come il cimrico o gallese, il cornico della Cornovaglia e il bretone). Alcune considerazioni: le lingue indoeuropee non sono parlate soltanto in Europa, ma anche in Asia; le lingue d’Europa non sono soltanto indoeuropee: il finlandese, l’estone e l’ungherese sono lingue uraliche, il basco è lingua isolata; un’unità politica non corrisponde necessariamente ad un’unità linguistica: una stessa lingua può essere la lingua ufficiale di diversi paesi (vedi l’inglese) e uno stesso paese può avere più lingue ufficiali (il Belgio con il francese e nederlandese). LA CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA Due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni, e in questa correlazione è indipendente dal fatto che tali lingue siano apparentate genealogicamente oppure no. Si parla di una

Nessuna lingua presenterò fenomeni di un solo tipo.  Tipologia sintattica Questa tipologia si è sviluppata a partire dagli anni sessanta del novecento, grazie all’impulso di Greenberg: la sua teoria si basa sull’osservazione che esistono correlazioni sistematiche tra l’ordine delle parole nella frase in altre combinazioni sintattiche, e per questo è chiama anche tipologia dell’ ordine delle parole. Le combinazioni analizzate sono: presenza di preposizioni (Pr) o posposizioni (Po), la posizione del verbo (V-S-O) [SVO, SOV, VSO (i principali e attestati in un numero considerevole di lingue)], l’ordine dell’aggettivo rispetto al nome (AN, NA italiano), l’ordine del complemento di specificazione (GN, GN in italiano la casa di Gianni ). Esistono correlazioni sistematiche tra l’ordine delle parole in questi quattro tipo di costruzioni: VSO/Pr/ NG/NA - SVO/Pr/NG/AN - SOV/Po/GN/AN – SOV/Po/GN/NA e sono universali implicazionali. Le lingue VO sono preposizionali e collocano tanto il genitivo quanto l’aggettivo dopo il nome, le lingue OV sono posposizionali e collocano tanto il genitivo quanto l’aggettivo prima del nome; altre, pur essendo OV, collocando il genitivo prima del nome, collocano l’aggettivo dopo il nome. Se una lingua presenta l’ordine SOV, allora essa è posposizionale e se colloca l’aggettivo prima del nome allora colloca il genitivo prima del nome. Infatti non sono attestati casi di lingue SOV che presentino contemporaneamente l’ordine AN e l’ordine NG, mentre esistono lingue SOV che presentano l’ordine NA e l’ordine GN (AN richiede GN, ma non dice che NA richiede necessariamente GN). SISTEMI DI SCRITTURA DELLE LINGUE DEL MONDO I primi sistemi di scrittura sono di tipo ideografico o logografico. Un tipo di scrittura ideografica è il cinese: ad ogni simbolo, ideogramma, corrisponde un cocnetto concreto o astratto (occhio è rappresentato da un simbolo dell’occhio); in molti casi i simboli vengono ad assumere un valore puramente fonetico (rondine disegnata con un simbolo di rondine ed espressa con wr ). L’utilizzazione fonetica del simbolo ideografico determinò il passaggio dal sistema ideografico a quello sillabico (cuneiforme mesopotamico mantiene una componente ideografica): determinati segni indicano determinati suoni. Questo tipo di sistema riduce la quantità di segni. Un inventario ancora più ridotto lo si trova nei sistemi alfabetici (Fenici furono gli inventori): ad ogni suono corrisponde un segno (si differenziano dai sillabici, in cui un segno corrisponde a un gruppo di suoni). Se due lingue usano lo stesso sistema di scrittura, ciò non significa che siano lingue genealogicamente apparentate. L’italiano e il vietnamita sono scritte in caratteri latini, ma non sono apparentati.

  1. I SUONI DELLE LINGUE: FONETICA E FONOLOGIA Un suono è un fatto fisico ed il nostro apparato fonatorio è in grado di produrre una quantità enorme di suoni. Ogni lingua ha un suo inventario di suoni che funzionano linguisticamente ( fonemi ), che formano delle parole, e ogni ligia ha regole proprie per

combinare insieme questo suoni, formando delle parole. I suoni possono influenzarsi l'un l'altro (rapporto sintagmatico). La disciplina che studia la produzione dei suoni è detta fonetica articolatoria. Vi è poi la fonetica acustica (studia la natura fisica del suono), una fonetica uditiva (studia l'aspetto della percezione del suono).

  • l'apparato fonatorio Suono prodotto dall'aria> polmoni>trachea > laringe > faringe > bocca> suoni orali / oppure suoni nasali se il velo palatino resta inerte. Per classificare uh suono sono necessari tre parametri: modo di articolazione, punto di articolazione (labbra, denti, alveoli, palato, faringe) e sonorità (data dalla vibrazione delle corde vocali: se vibrano il suono è sonoro, se non vibrano è sordo. Classi di suoni I suoni possono essere classificati in consonanti, vocali e semiconsonanti. Nella produzione di una vocale l'aria non incontra ostacoli; le vocali sono sempre sonore. La cavità orale è massimamente aperta per una vocale come [a] e massimamente chiusa per vocali come [i] e [u]. Per produrre una consonante l'aria viene momentaneamente bloccata [b] o deve attraversare una fessura stretta [f]; possono essere sia sorde che sonore. Le semiconsonanti, sempre sonore, condividono proprietà sia di vocali sia delle consonanti. Vocali, semiconsonanti, liquide e nasali formano classe delle sonoranti ( sempre sonore> flusso d'aria libero). Tutti i suoni non sonora di si chiamano ostruenti ( flusso d'aria ostacolato). Consonanti : modi e luoghi di articolazione  VEDI SCHEDA PROF. I parametri per classificare le vocali sono l’altezza della lingua, l’avanzamento o arretramento della lingua, l’arrotondamento o meno delle labbra. Se la lingua è in posizione alta, avremo [u] o [i], se assume una posizione bassa [a]. Se la lingua è in posizione avanzata si produrrà una [i] o una [e], se in posizione arretrata una [u] o una [o]. Se le labbra sono arrotondate si produrranno [u] [o], se no [e] [i] (in italiano le vocali [e] [o] sono semi aperte o semi chiuse e vi è una sola [a], chiamato sistema eptavocalico). Vocali anteriori:
    • [i] è vocale anteriore alta, semi-chiusa; la variante labializzata [y];
    • [e] è vocale anteriore medio-alta, semi-chiusa; la variante labializzata è [Ø]
    • [] è vocale anteriore medio -bassa, semi-aperta; la variante labializzata è [œ]
    • [a] è vocale anteriore aperta (bassa), alcune volte definita centrale, ma se guardiamo il trapezio non c’è una vocale centrale; la variante labializzata è [Œ] Vocali posteriore (in italiano ci sono quelle labializzate):
    • [u] vocale posteriore alta, chiusa labializzata; la variante non labializzata [ɰ]
    • [o] vocale posteriore medio alta, semi chiusa labializzata, variante non labializzata [ɤ]
    • [ɔ] vocale posteriore semi aperta labializzata, variante non labializzata [ʌ]
    • [ɒ ] vocale posteriore aperta labializzata, variante non labializzata [ɑ]

differenza di suono corrisponde differenza di significato, [ kalo] [karo ])  distribuzione e coppie minime; come si combinano i suoni, come i suoni si modificano in combinazione ( s+fortunato [s], s+regolato [z] diventa sonoro)  regole fonologiche.

  • Contesto: il suono ha una sua distribuzione. Per esempio il suono [r] : tra due vocali V__V, dopo [t] t__, dopo [p] p___, dopo [b] b___, all’inizio di parola prima di vocale #___V, in posizione finale di parola ___#.
  • Foni e fonemi. I foni sono suoni/rumori del linguaggio articolato, hanno valore linguistico quando sono distintivi (cioè contribuiscono a differenziale dei significati). [p] e [t] formano coppie minime (cioè coppie di parole che si diversificano solo per un suono nella stessa posizione: p are/ t are. Due foni che abbiamo valore distintivo sono detti fonemi : un fonema non ha significato in sé, ma contribuisce a differenziare dei significati. Un fonema è un segmento fonico che 1) ha una funzione distintiva, b) non può essere scomposto in una successione di segmenti di cui ciascuno abbia una tale funzione, c) è definito solo dai caratteri che abbiano valore distintivo. È un’unità astratta che si realizza in foni. I fonemi vengono rappresentati /t/, mentre i foni [t]. il fonema è un’unità che si colloca ad un livello astratto (langue- competenza), il fono si collega ad un livello concreto (parole-esecuzione).
  • Le regole di Trubeckoj: ha stabilito una serie di regole per cui se due foni hanno valore distintivo, sono quindi fonemi di una determinata lingua. Prima regola. «Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza con ciò mutare il significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi». Es. varo-faro, [v] [f] ricorrono nella medesima posizione #___V e scambiandoli muta il significato. Seconda regola. « Quando due suoni compaiono nelle medesime posizioni e si possono scambiare tra loro senza causare variazione di significato della parola, questi due suono sono soltanto varianti fonetiche facoltative, o libere, di un unico fonema ». Es. rema- ʀema, la [r] alveolare e la [ʀ] uvulare sono suoni intercambiabili, sono varianti libere di uno stesso fonema. Terza regola. « Quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatore dello stesso fonema ». Es. naso-ancora [nazo] [aŋkora], la [n] alveolare di naso e la [ŋ] velare di ancora non possono ricorrere nelle medesime posizioni, perché la [ŋ] velare si trova solo e soltanto prima di una consonante velare: non sono due fonemi diversi, ma varianti combinatorie dello stesso fonema.
  • Allofoni. Si consideri la distribuzione dei suoini [s] e [z] nell’italiano del nord: [s]era, lapi[s], [s]paurito> il fono [s] ricorre in posizione iniziale di parola prima vocale (#_V), in posizione finale di parola (#) e prima di consonanti sorde (__C sorde); ro[z]a, [z]dentato > il fono [z] ricorre invece tra due vocali (V___V) e prima di una consonante sonora (___C

sonore). I due foni sono pertanto in distribuzione complementare e quindi sono due allofoni di uno stesso fonema. È uno stesso fonema /s/ che si realizzo sordo o sonoro a seconda dei contesti. /s/ livello fonologico  fonemi [s] [z] livello fonetico  varianti /n/ > [n], [ŋ] nasale velare, [ɱ] nasale labiodentale. [ŋ] si trova solo nel contesto (___k,g); [ɱ] si trova solo e soltanto prima di labiodentali (__f,v); [n] si trova in tutti i contesti. Esempio dell’inglese. [p] occlusiva bilabiale sorda e [pʰ] occlusiva bilabiale sorda aspirata: i due foni non sono intercambiabili, [pʰ] ricorre all’inizio di parola prima di vocale ( pat ), mentre [p] ricorre dopo una [s] e prima di vocale ( spat ). Questi due suoni (3°legge di T.) sono varianti combinatorie e in distribuzione complementare, perciò allofoni di uno stesso fonema.

  • Varianti libere. Se due suoni foneticamente simili si possono trovare nello stesso contesto, ci sono due possibilità: o danno luogo a due parole con significato diverso o il significato non cambia. Nel primo caso i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi, nel secondo caso sono varianti libere. Se dico [pʰane] con una leggera aspirazione [p] e [pʰ] sono varianti libere.
  • Opposizioni fonologiche. I fonemi intrattengono rapporti di opposizione ([b] funziona perché si oppone a /p/. Un’opposizione è bilaterale quando la base di comparazione è propria solo dei membri dell’opposizione, altrimenti è multilaterale. Ad esempio: /p/ occlusiva bilabiale sorda - /b/ occlusiva bilabiale sonora = base di confronto (occ. bilab.) è propria solo di questi fonemi, opposizione bilaterale ≠ /p/ occlusiva bilabiale sorda - /k/ occlusiva velare sorda = base di confronto si estende (occ. sorde.), opposizione multilaterale. Ci sono poi opposizioni privative o non privative : coppie di fonemi in cui si potrebbe dire che un fonema ha le proprietà x e l’altro fonema ha tutte le proprietà x più un’altra proprietà (/p/ è priva della sonorità e /b/ ha tutte le proprietà di /p/ più la sonorità. /p/ occlusiva bilabiale non sonora e /b/ occlusiva bilabiale sonora (ha la marca in più della sonorità). Chi ha l’elemento in più è detto marcato : [b] è il termine marcato. Le opposizioni possono essere costanti (funzionano in tutti i contesti) o neutralizzabili (in certi contesti non funziano). TRATTI DISTINTIVI Le opposizioni privative hanno costituito la base per lo sviluppo di una teoria fonologica di Jakobson, il binarismo. Ogni fonema può essere analizzato in un insieme di tratti distintivi che definiscono quel fonema in opposizioni al altri. (pag. 94-95) REGOLE FONOLOGICHE Sono regole che permettono di cambiare una unità con un’altra in determinati contesti. Una regola fonologica collega una rappresentazione astratta (fonematica) ad una rappresentazione concreta (fonetica). AB/__C «A diventa B nel contesto C».

i[n+r]agionevole  i[rr]agionevole > il segmento che causa l’assimilazione rende il segmento assimilato uguale.  Assimilazione parziale regressiva in+probabile  improbabile > cambia parzialmente nm  Assimilazione totale progressiva mondo monno (romanesco) > inversione, il segmento che causa assimilazione è prima di quello assimilato.  Assimilazione parziale progressiva dog+[s]dog[z] > il morfema plurale del plurale s si assimila, per sonorità, al segmento precedente  Assimilazione a distanza o metafonesi neroniri (umbro meridionale [nԑ:ro]/[ni:ri] > chiusura della vocale media adiacente [e] nella vocale [i]. un tipo di assimilazione a distanza è chiamata armonia vocalica , che si trova in lingua come il turco o l’ungherese, riguarda il fenomeno per cui le vocali entro un determinato dominio, si assimilano per un particolare tratto o per più tratti. Differenza tra metafonesi e armonia vocalica : nella prima le vocali postoniche influenzano le vocali tonache, nella seconda le vocali toni influenzano le vocali postoniche. Regole sandhi (cioè di fusione) che di solito si manifestano tra la fine di una parola e l’inizio della parola seguente: raddoppiamento fonosintattico che ffai? , liason les amis [leza’mi] cioè realizzazione sonora della sibilante. LA SILLABA La sillaba è stata definita in vari modi nel corso del tempo:

  • Definizione fonetica: «la sillaba rapresenta un’unità prosodica costituita da uno o più foi agglomerati intorno ad un picco di intesità».
  • Gli approcci fonologici assumono in genere che vi sia una correlazione tra sillaba e parola e che le restrizioni sulle sequenze possibili all’inizio di sillaba valgano anche per l’inizio di parola e che lo stesso avvenga per le restrizioni sulla fine della parola e della sillaba. La sillaba è vista come una unità prosodica di organizzazione dei suoni. La sillaba è costituita da un vocale, il nucleo sillabico. Il nucleo può essere preceduto da un attacco e seguito da una coda : nucleo+coda=rima. Sillaba classica CV, σ : attacco + rima {= nucleo+coda (aperta_voc/ chiusa_cons). c o n l’attacco può essere costituito da una o più consonanti; il nucleo può essere costruito da un dittongo. Una sillaba è aperta o libera se è priva di coda e finisce dunque in vocale ( a, ma ), altrimenti è detta chiusa o implicata ( con, an ). La componente obbligatoria in una sillaba è il nucleo , in italiano attacco o coda possono esserci o non esserci. Che la sillaba abbia struttura interna lo si può verificare dal fatto che nella cosiddetta apologia (cancellazione di una

sillaba in composizione) la regola tiene conto solo di una parte della sillaba stessa (morfo-fonemico> morfonemico). DALLA PAROLA AI TRATTI DISTINTIVI Livello della parola: cane Livello della sillaba: ca – ne Livello dei fonemi: k -a n e Livello dei tratti distinivi: k [-sill, -ant, - son], a [+sill, +arretr], n [-sill, +cont, +nas], e [+sill, -arretr] La parola [kane] è costituita da quattro segmenti (quattro fonemi) /k/ /a/ /n/ /e/, tipo di fonologia definita segmentale. Ci sono alcuni fenomeni che non possono essere attribuiti ad un segmento, detti soprasegmentali : lunghezza, accento, intonazione, tono. La lunghezza è relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Di norma le vocali alte sono più brevi delle vocali basse. Una fricativa sonora è più lunga di una occlusiva sorda. Una vocale tonica non finale e in sillaba aperta è più lunga di una vocale atona in sillaba aperta o chiusa che sia: [a] di [ka:za], la prima [a] è più lunga della seconda. In certe lingue, come in latino, la lunghezza vocalica assume valore distintivo ( pόpulus/popolus = popolo/pioppo). In italiano la lunghezza vocalica non è distintiva (non vi sono due parole con significati diversi che si differenziano solo per la presenza di una vocale lunga o breve), diversamente dalla lunghezza consonantica che invece è distintiva ( fatto/fato, caro/carro ). L’accento è una proprietà delle sillabe e non di singoli segmenti. Una sillaba tonica è più prominenti di una sillaba atona perché è realizzata con maggiore forza o intensità di una sillaba atona. L’accento può essere contrastivo (‘ ankora/an’kora ). L’accento non è prevedibile su base fonologica: tuttavia, vi sono contesti morfologici in base ai quali si può prevedere la posizione dell’accento (es. terza persona del passato remoto lodò/cantò ). Una parola può avere più di un accento: capostazione ha un accento primario sulla o di [stat’tsjone] ed uno secondario sulla a di [,kapo]. L’intonazione dei suoni non è uniforme: ci sono dei picchi e degli avvallamenti che producono un effetto percettivo di tipo melodico che è quello che si chiama intonazione. L’intonazione è chiamata melodia o curva melodica e ha grande rilevanza semantica (si riconoscono i vari tipi di frase, coadiuvata dall’uso della punteggiatura). Una sillaba può essere pronunciata con altezze di tono diverse, pronuncia alta o bassa. A queste due differenti pronuncia non corrisponde un cambiamento di significato. Vi sono lingue, dette tonali , invece dove alla differenza di altezza di pronuncia corrispondono variazioni di significato. In queste lingue, sbagliare un tono è come sbagliare una consonante in una lingua nono tonale ( ma = tono alto costante madre , tono ascendente lino ). Le lingue tonali si raggruppano in lingue amerinde, africane e famiglia sino-tibetana. IL SISTEMA FONOLOGICO INGLESE (pag. 108) Schema riassuntivo. Il simbolo [ʔ] rappresenta il colpo di glottide / occlusiva glottidale , non ha valore fonematico.

lingue che ne sono sprovviste; il sistema somalo non ha avuto un sistema di scrittura fino al 1972, ma non per questo era privo di parole). Un’altra possibilità è definire parola le unità della lingua che possono essere usate da sole a formare un enunciato (criterio che esclude le parole grammaticali di, e, etc. che di norma non possono da sole costituire un enunciato. Non è possibile definire la nozione di parola, ma si possono distinguere diverse accezioni di parola : fonologica, morfologica o sintattica > telefonami > dal punto di vista fonologico è una sola parola, dal punto di vista sintattico è costituito da più unità telefona a me. Un altro criterio è considerare parola l’unità che non può essere interrotta , o meglio al cui interno non si può inserire dell’altro materiale linguistico ( sentis – tu senti ). amare è lemma , forma che troviamo sui vocabolari. I lemmi non sono forme flesse, ma forme di citazione. La forma di citazione del verbo è sempre l’infinito, per altre lingue anche la prima persona singolare (lat. amo ). La forma di citazione del nome è il maschile/femminile singolare; l’aggettivo è sempre al maschile singolare. Dalle forme flesse ai lemmi > lemmatizzazione ( amavo > amare ). Per il verbo bisogna distinguere tema ( ama -) e radice ( am - + vocale tematica a ). CLASSI DI PAROLE Le parole sono state raggruppate in classi o parti del discorso o categorie lessicali : nome, verbo, aggettivo, pronome, articoli ( parti variabili del discorso ), preposizione, avverbio, congiunzione, interiezione ( parti invariabili del discorso ). Un’altra distinzione è quella tra classi di parole aperte (a cui si possono aggiungere nuovi membri: nomi, verbi, aggettivi, avverbi) e chiuse (formate da un numero finito di membri: articoli, proposizioni, pronomi, congiunzioni). Le interiezioni costituiscono un caso particolare: si possono formare nuove interiezioni usando parole appartenenti ad altre classi, diavolo!. Non ci sono parti del discorso universali, ma nome-verbo sono comuni per tutte le lingue. Quali sono i criteri per definire che una parola è nome, aggettivo o verbo? I criteri sono di tipo semantico. Le categorie lessicali sono rigide e non permettono una libera distribuzione (es. un nome può essere seguito da un verbo, ma non da un articolo): le parti del discorso possono essere riconosciute in base a criteri puramente distribuzionali. I tratti [+umano, - umano; etc. vedi pag. 109 > percorso definitorio attraverso l’albero] suddividono il nome in sottocategorie. Questa notazione in tratti binari è simile a quella usata per la fonologia: [+umano] significa che il nome in questione è un nome di persona, [-umano] che non è un nome di persona. Esistono nomi comuni numerabili non astratti, ragazzo , nomi comuni numerabili non umani non astratti, libro. Allo stesso modo, i verbi possono essere sottocategorizzati in transitivi o intransitivi , regolari o irregolari , verbi che possono avere struttura progressiva ( sto leggendo ) e verbi stativi che possono avere la costruzione sto sapendo la risposta. Es. ai nomi propri possono unirsi di norma quasi esclusivamente degli affissi diminutivi o

accrescitivi, Giannino, Pinuccia. Categoria e tratti sono informazioni importanti per il funzionamento dell’apparato morfologico di una lingua. MORFEMA Un morfema è una piccola parte di una lingua dotata di significato, è un segno linguistico ed è costituito da un significante e da un significato. Es. boys [boy+s], libri [libr+i] = boy e libr - sono morfemi lessicali - s e - i sono morfemi grammaticali. Così si indicano le forme che hanno un significato lessicale (non dipendono dal contesto), con quelle grammaticali (che invece dipendono dal contesto perché da sole non avrebbero senso). Un morfema può essere costituito da un solo fonema: il morfema -s è costituito dal solo fonema /s/ (anche e , a ); generalmente un morfema è costituito da più fonemi. I morfemi possono essere liberi (che possono ricorre soli in una frase bar, ieri, virtù) o legati (che si devono aggiungere a qualche unità della frase -s, -i, suffissi e prefissi ). In inglese le parole semplici mono-morfemiche table , nomi ed aggettivi bimorfemici tavol+o , verbi trimorfemici cammin+a+re. Il morfema designa una unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo (o morfo):  Livello astratto > fonema > morfema  Livello concreto > fono > allomorfi Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo. Caso in cui un morfema è rappresentato da più di un allomorfo è tipico dell’inglese:

  • CAT > CATS [s] (sibilante sorda)
  • DOG > DOGS [z] (sibilante sonora)
  • DASH > DASHES [ɪz] (suono vocalico + sibilante sonora) Queste tre realizzazioni sono condizionate dal contesto:
  • [-s] sibilante sorda dopo consonanti sorde [k, t, p, f]
  • [-z] sibilante sonora dopo consonati sonore [b, g, d, v, l, m, n, r] e vocali
  • [-ɪz] dopo consonati stridenti [s, z, ∫, t∫, ʤ] In questo caso si dice che i tre allomorfi hanno una distribuzione complementare : s (morfema del plurale) s z ɪz (allomorfi) Un caso di allomorfia in italiano è l’articolo maschile: i e gli sono due allomorfi, la cui distribuzione è determinata foneticamente ( gli prima di s+Cons/[∫]/[ɲ] (etc.) gli scogli/ gli schiocchi/ gli gnomi ). DERIVAZIONE, COMPOSIZIONE E FLESSIONE La derivazione raggruppa tre diversi processi e consta dell’aggiunta di una forma legata (affisso) ad una forma libera: prefissazione – infissazione (affisso aggiunto a metà parola; in italiano non esiste!) – suffissazione. Prefissazione è l’aggiunta di un morfema grammaticale alla sinistra della base: [vedere]V [ri + [vedere]V]V (la prefissazione non cambia la categoria!). Suffissazione è l’aggiunta di un morfema grammaticale alla destra della base: [inverno]N[[inverno]N + ale]A. I suffissi possono essere deverbali (suffissi che formano nomi da verbi) cammin-ata , formano nomi d’azione o astratto; alcune volte gli astratti si possono concretizzare dando origine a nomi risultato come frittura ; suffissi che