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Riassunto dettagliato del volume " Le lingue e il linguaggio" di Graffi - Scalise
Tipologia: Sintesi del corso
Caricato il 21/03/2017
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La linguistica è una disciplina descrittiva, è lo studio scientifico del linguaggio. Cos’è il linguaggio? Tutti sappiamo di possedere e usare un linguaggio che chiameremo linguaggio naturale. Tutti i linguaggi hanno un elemento in comune: sono tutti sistemi di comunicazione, servono a trasmettere informazioni: da un emittente ad un ricevente/destinatario. Tutti i vari tipi di linguaggio realizzano una qualche forma di comunicazione, ma questo non è sufficiente per considerarli manifestazioni di un unico sistema: bisogna determinare se questi diversi sistemi di comunicazione sono costruiti in base agli stessi principi, oppure no. Per esempio: se avessimo dimostrato che tutti i vari linguaggi sono identici nella loro funzione (quella che permette la comunicazione) non abbiamo detto nulla che dimostri che essi sono identici anche nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano è molto diversa da quella del linguaggio animale: si sostiene inoltre che la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio (umano!). quindi affermiamo che: la linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Cos’è uno studio scientifico?
costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un’altra frase, e così via (frase semplice « Maria mi ha colpito », frase complessa « i ragazzi dicono che Maria mi ha colpito », si posso aggiungere elementi coordinanti, subordinanti, etc.). Il numero di frasi possibili è infinito, anche se effettivamente le limitazioni di spazio, tempo e memoria non ci permettono di comporre un frasi infinita. Entrano in scena due caratteristiche dell’attività linguistica: competenza ed esecuzione , è il contrasto che c’è tra la capacità potenziale di produrre frasi e l’effettiva realizzabilità. Quindi, riassumendo, le caratteristiche del linguaggio umano sono: discretezza, doppia articolazione, ricorsività. Esistono altri sistemi, che noi chiamiamo linguaggi, che sono caratterizzati da queste proprietà, ma che sono diversi dal linguaggio umano (linguaggio informatico). Sono importanti le nozioni di grammaticale e agrammaticale : essendo la linguistica una disciplina descrittiva, il termine agrammaticale non significa « scorretto », ma « mal formato per il parlante nativo di una determinata lingua ». il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza del parlante nativo. Nelle lingue naturali, le frasi non sono organizzate come una semplice successione di parole, in cui la forma della parola è determinata dalla forma di quella immediatamente precedente: in molti casi la forma delle parole è determinata da quella di altre parole molto distanti (dipendono dalla struttura).
Chomsky – 1928 grammatica generativa: il nostro elenco di caratteristiche proprio del linguaggio umano si basa per la maggior parte sulle ricerche di impostazione generativa; il concetto di doppia articolazione è invece dovuto al linguista francese Martinet (1960).
Competenza ed esecuzione Chomsky pose questa distinzione: la competenza è tutto ciò che l’individuo «sa» della propria lingua per poter parlare come parla e per poter capire come capisce; l’esecuzione è tutto ciò che l’individuo «fa» (linguisticamente). L’esecuzione è un atto di realizzazione. Livello astratto – langue (S) – codice (J) – competenza (C) Livello concreto – parole (S) – messaggio (J) – esecuzione (C) Parole, messaggio ed esecuzione si equivalgono. Langue e competenza sono diverse: la prima è sociale, la seconda individuale. La langue è depositata in una comunità linguistica, la competenza è la competenza di un singolo parlante. La langue garantisce la comunicazione perché è collettiva, la competenza garantisce la comunicazione perché è largamente condivida da chi parla la stessa lingua. La competenza è l’insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha e può essere: fonologica, morfologica, sintattica, semantica. Fonologica : un parlante italiano «sa» che i suoni [p, n, a, e] sono suoni della sua lingua, ma che th dell’inglese th non è suono italiano. Conoscendo questo è in grado di combinare i suoni che formano le parole. Un parlante cambia automaticamente il suono [k] di amico nel suono [ʦ] di amici. Morfologica : il parlante italiano sa che le parole che finiscono in vocale solo poche; che due parole in tutto eguali divergono per l’accento ( àncora – ancora ). «Sa» che parole come cane, gatto sono della sua lingua; «sa» formare parole nuove: a partire dal verbo collocare si può formare collocamento ; si possono formare parole complesse o flesse ( collocai ) o composti; «sa» distinguere tra parole possibili ma non esistenti e parole non possibili. Sintattica : i parlanti conosco le regole della sintassi, «sanno» che possono formare vari tipi di frase (dichiarativa, interrogativa) e hanno intuizioni sulla grammaticalità o sulla grammaticalità o sulla non grammaticalità delle frasi stesse ( penso di prenderlo ≠ lo penso di prendere : il clitico lo può essere unito solo al verbo della frase dipendente, ma non al verbo della frase principale). Semantica : i parlanti «sanno» riconoscere il significato delle parole ed istituire molti tipi di relazioni semantiche tra parole, come relazioni di sinonimia (intuiscono che la sinonimia completa non esiste). Un’altra relazione di significato è l’antonimia (cioè l’espressione del contrario): vecchio/giovane, vivo/morto; la prima coppia è un antonimo graduabile ( più vecchio/più giovane ), la seconda coppia no. I parlanti sanno anche distinguere l’ambiguità lessicale e l’ambiguità sintattica ( il cane abbia/il cane della pistola : l’ambiguità sta nel fatto che la parola cane ha due significati possibili). Tutte le conoscenze fanno parte della grammatica del parlante, intesa come un insieme di conoscenze che sono immagazzinate nella mente. Questa grammatica viene costruita attraverso le esperienze. Il bambino, quando
apprende una lingua, non è esposto a regole, ma solo a dati di quella lingua (i cosiddetti dati linguistici primari). UNA LINGUA NON REALIZZA TUTTE LE POSSIBILITA’ Una lingua è un codice ed un codice è costuito fondamentalemtea da due livelli: le unità di vase e le regole che combinano le unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità. L’italiano, per esempio, non ha parole diverse per indicare ‘le dita di una mano’ e ‘le dita del piede’ ≠ inglese usa finger/toes. Ogni lingua fa le sue scelte. Le regole combinano le unità più piccole per formare unità più grandi [p-a-n-e]. SINTAGMATICO E PARADIGMATICO I suoni vengono disposti in una sequenza lineare: in questo modo, i suoni perdono la loro individualità e diventano una catena parlata. Foneticamente la [n] di ancora (velare) è diversa da anfora (labiodentale): questi rapporti sono definiti sintagmatici , e si hanno tra elementi in praesentia. Nella coppia amico [k] – suono velare/amici [ʦ] – suono palatale: è la vocale seguente che influenza la realizzazione del suono che corrisponde alla lettera dell’alfabeto c. Si consideri la parola stolto: tra [s] e la vocale [o] compare il suono [t] > /sto/, ma al posto di [t] potremmo avere [d], [c], [g] etc. tutti i suoni, che possono comparare in un certo contesto, intrattengono tra loro rapporti di tipo paradigmatico , in absentia. I rapporti paradigmatici e sintagmatici sono un importante fatto di coesione degli elementi linguistici: una unità della lingua intrattiene rapporti sintagmatici con le forme vicine, ma intrattiene rapporti paradigmatici con le unità assenti che avrebbero potuto essere realizzate in quel dato punto. Saussure propone una similitudine: in un edificio una colonna ha rapporti di vicinanza (sintagmatici) con l’architrave che essa sorregge; d’altra parte la colonna ha rapporti paradigmatici con altri possibili di colonna. SINCRONIA E DIACRONIA Le lingue possono cambiare nel corso del tempo (ad es., le consonanti finali del latino: ROSAM> ROSA), tipologia di studio diacronico. Se invece studiamo il cambiamento linguistico non dal punto di vista temporale, facciamo uno studio sincronico: è un rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo (cambiamento e coesistenza). Asse orizzontale AB è quello della sincronia, asse verticale CD è quello della diacronia. IL SEGNO LINGUISTICO Una parola è un segno , che è l’unione tra significato e significante. Se diciamo libro ¸ considero un’unità formata da un significante che è la forma sonora [libro] e di un significato, che è la rappresentazione mentale del ‘libro’. Il significato non è l’oggetto, ma il «concetto» di libro. Il segno ha varie proprietà tra cui:
(più di un miliardo di persone), 8 (più di 100 milioni), 7 (più di più di dieci milioni, circa settanta). Un altro criterio è quello puramente geografico (anche se non linguistico, si basa sulla distribuzione delle lingue). Tutte le lingue condividono caratteristiche abbiamo chiamato universali linguistici, ma alcune lingue sono più vicine tra loro che non a certe altre. Esistono tre modalità di classificazione: genealogica, tipologica e areale. Si dice che due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se esse derivano da una stessa lingua originaria (o lingua madre). un caso evidente sono le lingue romanze , derivate tutte dal latino. A loro volta fanno parte di un’unità genealogica più ampia, quella delle lingue indoeuropee , che costituiscono una famiglia linguistica. La famiglia è l’unità genealogica massima, quelle di livello inferiore sono chiamate gruppi : quindi una famiglia linguistica continua gruppi, sottogruppi o rami, e così via. Si dice che due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni. Questa classificazione è molto più complessa. L’affinità tipologica non esclude la parentela genealogica: due lingue tipologicamente correlate possono derivare da un’unica lingua madre. non è necessario il contrario: due lingue tipologicamente correlate possono anche non essere genealogicamente parenti (inglese, cinese). Il punto di vista areale coglie affinità che si creano tra lingue genealogicamente irrelate, oppure solo lontane parenti, ma che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni perché parlate dalla stessa area geografica. Si dice che le lingue in questione formano una lega linguistica. Cinese e giapponese non sono genealogicamente parenti, ma nei secoli hanno sviluppato caratteristiche comuni. Un altro caso è quello delle longue balcaniche, che sono lontane parenti dal punto di vista genealogico perché indoeuropee, ma appartenenti a gruppi diversi, ma comunque hanno caratteristiche comuni (assenza dell’infinito, articolo posposto). CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA: LE FAMIGLIE LINGUISTICHE Come si fa a stabilire che più lingue derivano da una stessa lingua? esistono diverse famiglie: famiglia indoeuropea, afro-asiatica (parlate estinte: Africa settentrionale, il Medio Oriente, Africa orientale; appartengono arabo, egiziano, ebraico), uralica (Europa orientale, Asia centrale e settentrionale: finlandese, estone, ungherese), sino-tibetana (il cinese, il mandarino), nigerkordofaniana (sud Sahara: swahili), altaica (Asia centrale, come il mongolo, il turco; dravidica, austro-asiatica, austronesiana). Vi sono poi famiglie linguistiche minori detti degli amerindi. Vi sono anche lingue isolate , che non hanno nessun legame con le altre, come il basco, il giapponese e il coreano. Sapir propose nel 1929 di ricondurre le oltre cinqua famiglie dell’America settentrionale a sei sole specie. Greenberg ha proposto in anni più recenti di ricondurre tutte le lingue delle Americhe a tre sole famiglie (settentrionale, centrale e meridionale). LA FAMIGLIA LINGUISTICA INDOEUROPEA Nei primi decenni dell’Ottocento fu scoperta un’antica lingua dell’India, il sanscrito , genealogicamente imparentata con il greco e il latino. Negli anni introno al 1830 per indicare questa famiglia linguistica fu coniato il termine indoeuropeo. Questa famiglia si suddivide in:
Nessuna lingua presenterò fenomeni di un solo tipo. Tipologia sintattica Questa tipologia si è sviluppata a partire dagli anni sessanta del novecento, grazie all’impulso di Greenberg: la sua teoria si basa sull’osservazione che esistono correlazioni sistematiche tra l’ordine delle parole nella frase in altre combinazioni sintattiche, e per questo è chiama anche tipologia dell’ ordine delle parole. Le combinazioni analizzate sono: presenza di preposizioni (Pr) o posposizioni (Po), la posizione del verbo (V-S-O) [SVO, SOV, VSO (i principali e attestati in un numero considerevole di lingue)], l’ordine dell’aggettivo rispetto al nome (AN, NA italiano), l’ordine del complemento di specificazione (GN, GN in italiano la casa di Gianni ). Esistono correlazioni sistematiche tra l’ordine delle parole in questi quattro tipo di costruzioni: VSO/Pr/ NG/NA - SVO/Pr/NG/AN - SOV/Po/GN/AN – SOV/Po/GN/NA e sono universali implicazionali. Le lingue VO sono preposizionali e collocano tanto il genitivo quanto l’aggettivo dopo il nome, le lingue OV sono posposizionali e collocano tanto il genitivo quanto l’aggettivo prima del nome; altre, pur essendo OV, collocando il genitivo prima del nome, collocano l’aggettivo dopo il nome. Se una lingua presenta l’ordine SOV, allora essa è posposizionale e se colloca l’aggettivo prima del nome allora colloca il genitivo prima del nome. Infatti non sono attestati casi di lingue SOV che presentino contemporaneamente l’ordine AN e l’ordine NG, mentre esistono lingue SOV che presentano l’ordine NA e l’ordine GN (AN richiede GN, ma non dice che NA richiede necessariamente GN). SISTEMI DI SCRITTURA DELLE LINGUE DEL MONDO I primi sistemi di scrittura sono di tipo ideografico o logografico. Un tipo di scrittura ideografica è il cinese: ad ogni simbolo, ideogramma, corrisponde un cocnetto concreto o astratto (occhio è rappresentato da un simbolo dell’occhio); in molti casi i simboli vengono ad assumere un valore puramente fonetico (rondine disegnata con un simbolo di rondine ed espressa con wr ). L’utilizzazione fonetica del simbolo ideografico determinò il passaggio dal sistema ideografico a quello sillabico (cuneiforme mesopotamico mantiene una componente ideografica): determinati segni indicano determinati suoni. Questo tipo di sistema riduce la quantità di segni. Un inventario ancora più ridotto lo si trova nei sistemi alfabetici (Fenici furono gli inventori): ad ogni suono corrisponde un segno (si differenziano dai sillabici, in cui un segno corrisponde a un gruppo di suoni). Se due lingue usano lo stesso sistema di scrittura, ciò non significa che siano lingue genealogicamente apparentate. L’italiano e il vietnamita sono scritte in caratteri latini, ma non sono apparentati.
combinare insieme questo suoni, formando delle parole. I suoni possono influenzarsi l'un l'altro (rapporto sintagmatico). La disciplina che studia la produzione dei suoni è detta fonetica articolatoria. Vi è poi la fonetica acustica (studia la natura fisica del suono), una fonetica uditiva (studia l'aspetto della percezione del suono).
differenza di suono corrisponde differenza di significato, [ kalo] [karo ]) distribuzione e coppie minime; come si combinano i suoni, come i suoni si modificano in combinazione ( s+fortunato [s], s+regolato [z] diventa sonoro) regole fonologiche.
sonore). I due foni sono pertanto in distribuzione complementare e quindi sono due allofoni di uno stesso fonema. È uno stesso fonema /s/ che si realizzo sordo o sonoro a seconda dei contesti. /s/ livello fonologico fonemi [s] [z] livello fonetico varianti /n/ > [n], [ŋ] nasale velare, [ɱ] nasale labiodentale. [ŋ] si trova solo nel contesto (___k,g); [ɱ] si trova solo e soltanto prima di labiodentali (__f,v); [n] si trova in tutti i contesti. Esempio dell’inglese. [p] occlusiva bilabiale sorda e [pʰ] occlusiva bilabiale sorda aspirata: i due foni non sono intercambiabili, [pʰ] ricorre all’inizio di parola prima di vocale ( pat ), mentre [p] ricorre dopo una [s] e prima di vocale ( spat ). Questi due suoni (3°legge di T.) sono varianti combinatorie e in distribuzione complementare, perciò allofoni di uno stesso fonema.
i[n+r]agionevole i[rr]agionevole > il segmento che causa l’assimilazione rende il segmento assimilato uguale. Assimilazione parziale regressiva in+probabile improbabile > cambia parzialmente nm Assimilazione totale progressiva mondo monno (romanesco) > inversione, il segmento che causa assimilazione è prima di quello assimilato. Assimilazione parziale progressiva dog+[s]dog[z] > il morfema plurale del plurale s si assimila, per sonorità, al segmento precedente Assimilazione a distanza o metafonesi neroniri (umbro meridionale [nԑ:ro]/[ni:ri] > chiusura della vocale media adiacente [e] nella vocale [i]. un tipo di assimilazione a distanza è chiamata armonia vocalica , che si trova in lingua come il turco o l’ungherese, riguarda il fenomeno per cui le vocali entro un determinato dominio, si assimilano per un particolare tratto o per più tratti. Differenza tra metafonesi e armonia vocalica : nella prima le vocali postoniche influenzano le vocali tonache, nella seconda le vocali toni influenzano le vocali postoniche. Regole sandhi (cioè di fusione) che di solito si manifestano tra la fine di una parola e l’inizio della parola seguente: raddoppiamento fonosintattico che ffai? , liason les amis [leza’mi] cioè realizzazione sonora della sibilante. LA SILLABA La sillaba è stata definita in vari modi nel corso del tempo:
sillaba in composizione) la regola tiene conto solo di una parte della sillaba stessa (morfo-fonemico> morfonemico). DALLA PAROLA AI TRATTI DISTINTIVI Livello della parola: cane Livello della sillaba: ca – ne Livello dei fonemi: k -a n e Livello dei tratti distinivi: k [-sill, -ant, - son], a [+sill, +arretr], n [-sill, +cont, +nas], e [+sill, -arretr] La parola [kane] è costituita da quattro segmenti (quattro fonemi) /k/ /a/ /n/ /e/, tipo di fonologia definita segmentale. Ci sono alcuni fenomeni che non possono essere attribuiti ad un segmento, detti soprasegmentali : lunghezza, accento, intonazione, tono. La lunghezza è relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Di norma le vocali alte sono più brevi delle vocali basse. Una fricativa sonora è più lunga di una occlusiva sorda. Una vocale tonica non finale e in sillaba aperta è più lunga di una vocale atona in sillaba aperta o chiusa che sia: [a] di [ka:za], la prima [a] è più lunga della seconda. In certe lingue, come in latino, la lunghezza vocalica assume valore distintivo ( pόpulus/popolus = popolo/pioppo). In italiano la lunghezza vocalica non è distintiva (non vi sono due parole con significati diversi che si differenziano solo per la presenza di una vocale lunga o breve), diversamente dalla lunghezza consonantica che invece è distintiva ( fatto/fato, caro/carro ). L’accento è una proprietà delle sillabe e non di singoli segmenti. Una sillaba tonica è più prominenti di una sillaba atona perché è realizzata con maggiore forza o intensità di una sillaba atona. L’accento può essere contrastivo (‘ ankora/an’kora ). L’accento non è prevedibile su base fonologica: tuttavia, vi sono contesti morfologici in base ai quali si può prevedere la posizione dell’accento (es. terza persona del passato remoto lodò/cantò ). Una parola può avere più di un accento: capostazione ha un accento primario sulla o di [stat’tsjone] ed uno secondario sulla a di [,kapo]. L’intonazione dei suoni non è uniforme: ci sono dei picchi e degli avvallamenti che producono un effetto percettivo di tipo melodico che è quello che si chiama intonazione. L’intonazione è chiamata melodia o curva melodica e ha grande rilevanza semantica (si riconoscono i vari tipi di frase, coadiuvata dall’uso della punteggiatura). Una sillaba può essere pronunciata con altezze di tono diverse, pronuncia alta o bassa. A queste due differenti pronuncia non corrisponde un cambiamento di significato. Vi sono lingue, dette tonali , invece dove alla differenza di altezza di pronuncia corrispondono variazioni di significato. In queste lingue, sbagliare un tono è come sbagliare una consonante in una lingua nono tonale ( ma = tono alto costante madre , tono ascendente lino ). Le lingue tonali si raggruppano in lingue amerinde, africane e famiglia sino-tibetana. IL SISTEMA FONOLOGICO INGLESE (pag. 108) Schema riassuntivo. Il simbolo [ʔ] rappresenta il colpo di glottide / occlusiva glottidale , non ha valore fonematico.
lingue che ne sono sprovviste; il sistema somalo non ha avuto un sistema di scrittura fino al 1972, ma non per questo era privo di parole). Un’altra possibilità è definire parola le unità della lingua che possono essere usate da sole a formare un enunciato (criterio che esclude le parole grammaticali di, e, etc. che di norma non possono da sole costituire un enunciato. Non è possibile definire la nozione di parola, ma si possono distinguere diverse accezioni di parola : fonologica, morfologica o sintattica > telefonami > dal punto di vista fonologico è una sola parola, dal punto di vista sintattico è costituito da più unità telefona a me. Un altro criterio è considerare parola l’unità che non può essere interrotta , o meglio al cui interno non si può inserire dell’altro materiale linguistico ( sentis – tu senti ). amare è lemma , forma che troviamo sui vocabolari. I lemmi non sono forme flesse, ma forme di citazione. La forma di citazione del verbo è sempre l’infinito, per altre lingue anche la prima persona singolare (lat. amo ). La forma di citazione del nome è il maschile/femminile singolare; l’aggettivo è sempre al maschile singolare. Dalle forme flesse ai lemmi > lemmatizzazione ( amavo > amare ). Per il verbo bisogna distinguere tema ( ama -) e radice ( am - + vocale tematica a ). CLASSI DI PAROLE Le parole sono state raggruppate in classi o parti del discorso o categorie lessicali : nome, verbo, aggettivo, pronome, articoli ( parti variabili del discorso ), preposizione, avverbio, congiunzione, interiezione ( parti invariabili del discorso ). Un’altra distinzione è quella tra classi di parole aperte (a cui si possono aggiungere nuovi membri: nomi, verbi, aggettivi, avverbi) e chiuse (formate da un numero finito di membri: articoli, proposizioni, pronomi, congiunzioni). Le interiezioni costituiscono un caso particolare: si possono formare nuove interiezioni usando parole appartenenti ad altre classi, diavolo!. Non ci sono parti del discorso universali, ma nome-verbo sono comuni per tutte le lingue. Quali sono i criteri per definire che una parola è nome, aggettivo o verbo? I criteri sono di tipo semantico. Le categorie lessicali sono rigide e non permettono una libera distribuzione (es. un nome può essere seguito da un verbo, ma non da un articolo): le parti del discorso possono essere riconosciute in base a criteri puramente distribuzionali. I tratti [+umano, - umano; etc. vedi pag. 109 > percorso definitorio attraverso l’albero] suddividono il nome in sottocategorie. Questa notazione in tratti binari è simile a quella usata per la fonologia: [+umano] significa che il nome in questione è un nome di persona, [-umano] che non è un nome di persona. Esistono nomi comuni numerabili non astratti, ragazzo , nomi comuni numerabili non umani non astratti, libro. Allo stesso modo, i verbi possono essere sottocategorizzati in transitivi o intransitivi , regolari o irregolari , verbi che possono avere struttura progressiva ( sto leggendo ) e verbi stativi che possono avere la costruzione sto sapendo la risposta. Es. ai nomi propri possono unirsi di norma quasi esclusivamente degli affissi diminutivi o
accrescitivi, Giannino, Pinuccia. Categoria e tratti sono informazioni importanti per il funzionamento dell’apparato morfologico di una lingua. MORFEMA Un morfema è una piccola parte di una lingua dotata di significato, è un segno linguistico ed è costituito da un significante e da un significato. Es. boys [boy+s], libri [libr+i] = boy e libr - sono morfemi lessicali - s e - i sono morfemi grammaticali. Così si indicano le forme che hanno un significato lessicale (non dipendono dal contesto), con quelle grammaticali (che invece dipendono dal contesto perché da sole non avrebbero senso). Un morfema può essere costituito da un solo fonema: il morfema -s è costituito dal solo fonema /s/ (anche e , a ); generalmente un morfema è costituito da più fonemi. I morfemi possono essere liberi (che possono ricorre soli in una frase bar, ieri, virtù) o legati (che si devono aggiungere a qualche unità della frase -s, -i, suffissi e prefissi ). In inglese le parole semplici mono-morfemiche table , nomi ed aggettivi bimorfemici tavol+o , verbi trimorfemici cammin+a+re. Il morfema designa una unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo (o morfo): Livello astratto > fonema > morfema Livello concreto > fono > allomorfi Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo. Caso in cui un morfema è rappresentato da più di un allomorfo è tipico dell’inglese: