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riassunto de "Le origini del totalitarismo" di Hannah Arendt
Tipologia: Sintesi del corso
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Hanna Arendt, “ Le origini del totalitarismo” (1945) L'antisemitismo Prefazione L'antisemitismo, l'imperialismo e il totalitarismo hanno dimostrato che la dignità umana ha bisogno di una nuova garanzia, la quale si po' trovare soltanto in un nuovo principio politico , in una nuova legge sulla terra, destinata a valere per l'intera umanità, pur essendo il suo potere strettamente limitato e controllato da entità territoriali nuovamente definite. Il secolo della cianfrusaglia, iniziato con la Rivoluzione e finito con l'Affare (cit. Roger Martin du Gard). Primo Capitolo: Il buon senso Già dalla fine del XIX secolo sono all'opera dei partiti antisemiti e sono i primi partiti che si richiamano a una concezione del mondo, convocando congressi intereuropei, cercando di assumere una fisionomia internazionale nell'organizzazione come nell'attività politica. Il fatto che il declino dello stato nazionale e lo sviluppo del movimento antisemita siano contemporanei può difficilmente essere ricondotto a una sola causa. 75 anni di movimento antisemita: la storia dell'antisemitismo depone contro l'identificazione dell'antisemitismo col nazionalismo. Il nazionalismo dei nazisti non è nemmeno da prendere come esempio di nazionalismo sui generis, poiché si sono serviti di slogan solo per procurarsi temporanei fiancheggiatori anche negli ambienti legati alla tradizione. I fini del partito nazionalsocialista sono sopranazionali e i nazisti non hanno mai smesso di ripetere che il loro movimento era, al pari di quello comunista, internazionale: aveva cioè portata e significato internazionali. Quindi, il partito nazionalsocialista era più importante di qualsiasi stato, persino il loro, che per sua natura era legato ad un territorio circoscritto e ben definito. Ne “L'Ancient Régime et la Révolution, libro II, cap 1 di Toqueville si cercano i motivi dello scoppio dell'odio contro l'aristocrazia all'inizio della rivoluzione francese, un'esplosione che Burke analizza come dovuta più al fastidio per i gentleman che per il re. Al tempo l'aristocrazia francese non si trovava più al massimo della potenza ed erano scomparse le cause dirette: l'oppressione e lo sfruttamento. L'odio popolare era stato scatenato dalla perdita di potere. Secondo Toqueville la perdita di potere non era stata accompagnata da una perdita patrimoniale ed il popolo si era trovato vis- a-vis una ricchezza senza autorità. Persino nell'oppressione i dominati avvertono che il potere ha una funzione nella comunità. Fino a quando tenne un potere giurisdizionale, l'aristocrazia fu tollerata e rispettata anche quando abusava della sua autorità. Durante la monarchia assoluta perse i privilegi e venne considerata parassitaria dal popolo. Raramente risultano insopportabili l'oppressione e lo sfruttamento in quanto tali, molto più irritante è la ricchezza senza fruizione
visibile, nessuno più si spiega perché debba essere tollerata. L'esempio migliore viene proprio dalla storia dell'antisemitismo, che raggiunge il culmine proprio quando gli ebrei avevano perso ogni funzione e influenza nella vita pubblica: non possedevano che la loro ricchezza. Sale Hitler al potere e le banche tedesche erano quasi interamente judenrei da oltre un secolo, ma la loro presenza stava andando assottigliandosi. Lo sterminio degli ebrei tedeschi è l'insensata accelerazione di un processo ormai inevitabile. Lo stesso per quasi tutti i paesi dell'Europa occidentale. Lo stesso affare Dreyfus esplode quando gli ebrei francesi durante la Terza Repubblica già hanno perso molte posizioni importanti, ma sono ancora presenti sulla scena politica. Idem in Austria: gli ebrei austriaci del dopo guerra sono già stati danneggiati dalla scomparsa della monarchia asburgica, e l'odio non esplode quando gli ebrei contano veramente durante Metternich e Francesco Giuseppe. L'istinto politico è l'impulso che genera l'odio per la ricchezza senza autorità: il legame che unisce lo sfruttato allo sfruttatore salta. Non è l'unica causa, l'eccesso di potere, sia esso nel momento del declino. La teoria del capro espiatorio è contraddittoria. Piuttosto, un'indagine su come è stato percepito l'antisemitismo dagli ebrei stessi, ovvero un ritorno dell'oscuro Medioevo. Di fronte al movimento 'hitleriano l'incapacità di giudicare in modo corretto i fatti politici: in parte dovuta a una ignoranza del passato e in parte alla peculiare natura della storia ebraica, la storia di un popolo senza governo, senza paese, senza lingua, certamente in Europa il più povero di esperienze politiche. La storia ebraica offre infatti l'eccezionale spettacolo di un popolo fin dai suoi primi passi “con un'idea chiara della storia, in ogni caso un piano ben definito di quel che intende attuare sulla terra e che, dopo il fallimento di questo piano, si astiene da qualsiasi azione politica per duemila anni, dalla caduta del Tempio a Gerusalemme al primo congresso Sionista a Basilea. Id est: la storia degli ebrei è venuta a dipendere dai fattori esterni e casuali, di modo che essi hanno finito per inciampare da un ruolo in un altro, pur senza accettare la responsabilità di alcuno”. L'antisemitismo è una minaccia mortale per gli ebrei. Il declino dello stato nazione e l'avvento dell'antisemitismo. Sfacelo dove l'ideologia antisemita ha il primato su tutte le altre ideologie, nel quadro dello sviluppo nazionale: gli ebrei e le funzioni specificatamente ebraiche hanno svolto un ruolo di primo ordine. Gli slogan antisemiti hanno aizzato le masse all'espansione imperialista e alla distruzione delle tradizionali forme di governo. La storia fra gli ebrei e lo Stato è la chiave della crescente ostilità di determinati gruppi sociali contro gli ebrei. Secondo Capitolo: Ebrei e lo stato nazionale: Ambiguità dell'emancipazione e il banchiere ebreo
di importanza come gruppo. Infatti come gruppo l'ebraismo di disintegra di pari passo con lo stato nazionale nei decenni antecedenti la prima guerra mondiale. Dove la competizione nazionale durante l'imperialismo si gioca fra ingenti stati nazionali, l'elemento ebraico, non appartenente a nessuna nazione, diviene oggetto di odio universale per l'inutile ricchezza di cui dispone, non finalizzata ad alcun ruolo di gestione politica. Questa la fonte dell'antisemitismo con fattori tali da consentire un movimento totalitario. La nascita della borghesia in ascesa durante il mercantilismo blocca il processo di tentativo di assimilazione delle gilde nel sistema statale avviato nel XV secolo in Francia. Gli ebrei fra XVII e XVIII secolo compongono un gruppo finanziario a sé, non erano un gruppo finanziario internazionale. Era pratica comune in Francia, Baviera, Austria e Prussia conferire titoli nobiliari: erano qualcosa di più di uomini ricchi. Fu l'impossibilità dello Stato Assoluto di trovare un alleato nella società a portare il pieno sviluppo degli stati nazionali, i quali si eressero sopra gli interessi delle classi, indipendenti dai loro interessi particolari. Nelle grandi imprese amministrative sorte in seno agli stati nazionali il costo maggiore iniziò ad essere il mantenimento dei pesanti apparati burocratici. In attività come monopoli naturali (miniere, tabacco, sale, lotterie, manifatture di lusso) i primi finanziatori erano gli ebrei. I finanziatori veramente potenti avevano preso la strada dell'iniziativa privata e credevano fosse improduttivo fare affari con lo Stato. Oltre a finanziare gli stati, gli ebrei iniziarono a legare il loro destino allo sviluppo degli stessi, utilizzando il credito e i loro rapporti internazionali, di cui nessun altro gruppo godeva. In compenso, ricevevano privilegi, mutamenti nelle condizioni di vita, ed il massimo privilegio era l'uguaglianza. Alla fine del XVIII secolo gli ebrei berlinesi si diedero da fare per impedire l'immigrazione di correligionari delle provincie orientali: non volevano dividere la loro eguaglianza con cugini poveri che loro stessi non riconoscevano come eguali. Durante la riv. Fra gli ebrei di Boreaux e Avignone protestarono in seno all'Assemblea Generale, si ribellavano al progetto di emancipazione che li avrebbe posti sullo stesso piano dei non privilegiati di origine tedesca. Non si ragionava ancora in termini di diritti e parità di diritti, ma di libertà di gruppi speciali: lo status di privilegiato non poteva essere esteso a chi non avevano prestato servigi, non poteva quindi diventare un diritto di tutti. Nel XIX secolo le classi abbienti non ebree iniziarono a finanziare lo sviluppo della tecnica degli strumenti di violenza e il monopolio statale si estese alle industrie di armi a causa delle politiche di espansione: gli ebrei perdono la posizione esclusiva. Ma la funzione di mediatori inter-europei a livello interazionale si mantenne, sia in pace che in guerra, nonostante gli Stati iniziassero a mettere sul mercato le loro obbligazioni senza la garanzia delle banche gestite dagli ebrei: si stava diffondendo la coscienza nazionale, le fortune del singolo dipendevano da quelle
delle Stato, sia in pace che in guerra. (*)Nel Medioevo perdono importanza, gli ebrei vengono cacciati dalle città, si rintanano in villaggi di campagna, cercano la protezione di piccoli incerti feudatari. Durante la Guerra dei Trentanni utilizzano le loro conoscenze internazionali e creano un network di assistenza finanziaria per la guerra: approvigionamento degli eserciti di mercenari, raccolta di vettovaglie da intere province attraverso il commercio di ambulanti. Furono guerre semifeudali, gli affari riguardavano i principi coinvolti: da qui l'importanza dell'ebreo di corte. Odiati dalla popolazione, stimati dai principi, gli ebrei diventano un problema politico quando cambia la funzione del signore feudale, ovvero quando diventa principe o re. La lealtà e l'onestà commerciale degli ebrei per i principi si traduceva in comprare derrate, vestire e rifornire un esercito, raccogliere il denaro da prestare per l'arruolamento di mercenari. L'ultima guerra in cui gli ebrei ebbero la funzione di consiglieri finanziari fu quella in cui Bismark ebbe bisogno di stanziamenti nella guerra austro-prussiana del 1866. L'ultimo trattato di pace in cui prestarono i loro servigi fu il Trattato di Versailles(!). E l'ultimo ebreo che dovette la sua posizione di primo piano sulla scena politica nazionale ai legami con gli ebrei degli altri paesi su Water Rathenau, sfortunato ministro degli esteri della repubblica di Weimar. Proprio perché erano un elemento non nazionale in un sistema di stati nazionali, potevano riuscire preziosi solo finché i conflitti venivano condotti mantenendo consapevolmente intatte le possibilità di pace, in vista di un futuro accordo di compromesso che avrebbe ristabilito un modus vivendi. Una volta fissato come obiettivo il completo annientamento del nemico, non servivano più a nulla. Una politica diretta alla distruzione del tradizionale sistema europeo di stati doveva necessariamente causare la loro rovina, la fine della loro esistenza come gruppo. Alla contraddizione fra eguaglianza e privilegio, che ha determinato la sorte degli ebrei durante gli ultimi secoli, ne va aggiunta un'altra: essi, l'unico popolo non nazionale in Europa, erano minacciati più di ogni altro dall'improvviso crollo del sistema degli stati nazionali. Analogamente, lo sfacelo della comunità ebraica tedesca venne preceduto dalla frantumazione in innumerevoli gruppo, ciascuno dei quali credeva che i suoi elementari diritti umani sarebbero stati protetti da speciali privilegi: il privilegio di essere stato un combattente di prima linea nella guerra mondiale, o il figlio di un combattente e, se ciò non giovava, un ex combattente mutilato, o l'orgoglioso figlio di un caduto. Il sanguinoso annientamento fisico degli individui di origine ebraica fu preceduto dall'autodissolvimento incruento del loro popolo. Da sempre elemento intereuropeo, non nazionale in un mondo di nazioni, questo loro ruolo si è dimostrato ben più durevole e prezioso della funzione svolta come banchieri di stato ed è una delle ragioni materiali della loro stupefacente produttività nelle arti e nelle scienze: il crollo dello stato nazionale esige un europeismo per cui nessun
antisemitica. Un mutamento decisivo nei rapporti degli ebrei con lo stato è avvenuto quando il posto degli ebrei di corte dei signori feudali e delle monarchie assolute era stato preso dai banchieri del XIX secolo: mutamento simboleggiato dall'ascesa della famiglia Rothschild. L'ebreo di corte Meyer Amshel non si era accontentato infatti di servire il principe dell'Assia e aveva piazzato i suoi cinque figli a Francoforte, Parigi, Londra, Napoli e Vienna. Quindi, un'unica famiglia curava contemporaneamente gli affar o di una parte degli affari, di cinque stati diversi. Quale pericolo aveva percepito Rothschild?! Reagiva all'emancipazione che con la parità giuridica minacciava di nazionalizzare le singole comunità distruggendo i contatti internazionali su cui era basata la forza degli ebrei di corte. Salirono alla ribalta dei grandi affari durante gli ultimi anni delle guerre napoleoniche quando fra 1811 e 1816, quasi metà delle sovvenzioni inglesi alle potenze continentali passarono per le loro mani. I Rothschild godettero quasi un monopolio nei prestiti statali, nello spazio di tre generazioni sgominarono ogni concorrente, ebrei e non ebrei: tutti gli altri quindi furono i loro intermediari, i loro agenti. Il concetto della cerchia famigliare è importante, infatti venne ritenuta come una fortezza e i membri della comunità percepiti come membri di una stessa grande famiglia. Quando i problemi razziali, che nulla avevano a che fare con la questione ebraica, acquistarono peso politico, fu facile per certe ideologie indicare negli ebrei il modello di un popolo basato su vincoli di sangue, un popolo che rappresentava una razza in mezzo a nazioni europee. A causa della loro stretta relazione con l'apparato statale, l'autorità, a causa del loro distacco dalla società, chiusi in un ambiente familiare, furono sospettati di lavorare alla distruzione i ogni struttura sociale. Origini dell'antisemitismo Nell'Europa centro-occidentale ha avuto cause politiche, piuttosto che economiche, mentre in Polonia e in Romania sono state le complicate condizioni di classe a suscitare contro gli ebrei un violento odio popolare. Nell'Europa orientale, causa l'incapacità dei governi a risolvere la questione agraria e liberare i contadini, la creazione degli stati nazionali era finita in fallimento, col risultato che l'aristocrazia, oltre a mantenere il suo dominio politico, era riuscita a impedire il normale sviluppo della produzione industriale e il sorgere quindi di una classe borghese. Come gruppo intermedio fra proprietari fondiari e nullatenenti vi erano gli ebrei, per lo più artigiani, commercianti, negozianti al minuto, ma che adempivano in parte alle funzioni di una classe media. Qui seppero caoticamente monopolizzare il commercio al minuto dei beni di consumo ma senza adeguato sistema produttivo: non si impegnarono in attività industriali di tipo capitalistico. Data la funzione di classe media, urtavano la popolazione che pretendeva da loro
sviluppo economico. L'amministrazione locale non eliminò l'aristocrazia e i proprietari terrieri, ma liquidò gli ebrei senza riformare il sistema feudale di cui gli ebrei erano parte integrante. Prussia: parte nord-orientale della Germania, attuale Polonia. Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1807 i riformatori fecero perdere all'aristocrazia molti loro privilegi, ma vi fu quindi anche la prima fiammata di antisemitismo. Si apre la strada allo sviluppo di classi medie. É una rivoluzione dall'alto, trasforma il dispotismo illuminato di una struttura semifeudale in uno stato nazionale moderno, ma non richiese un considerevole apporto finanziario da parte degli ebrei, che pure controllavano allora la maggioranza delle banche di Berlino. La situazione Prussiana cambia: per i riformatori l'emancipazione ebraica fa parte di un corollario di uguaglianza fra cittadini, come abolizione di privilegi e libertà del commercio. Purtroppo però la questione perde di importanza quando la Prussia deve cedere alla Polonia le province orientali con la loro numerosa e povera popolazione ebraica. Il decreto di emancipazione del 1812 riguarda solo ebrei ricchi, privilegiati, e con l'abolizione dei privilegi la loro condizione avrebbe subito un grave peggioramento. Venne confermato lo status quo: l'aggiunta più notevole fu la concessione di diritti politici. L'editto ebbe breve durata. Un'informe cumulo di bagagli di ebrei privilegiati e non, si accatastarono dopo le guerre di liberazione che portarono entro i confini dello stato prussiano una grande massa di ebrei. Segnò però una svolta e la fine della tradizione prussiana: la vecchia burocrazia che fin dalla metà del XVIII secolo aveva lottato per il miglioramento delle condizioni, anche educative, degli ebrei. Semplicemente l'editto concepiva la fine dei privilegi alla società feudale, il passaggio ad un nuovo ordinamento. Sia ebrei che aristocratici era anazionali ed intereuropei, il loro patriottismo passava in secondo piano. Certi liberali antisemiti giunsero alla conclusione che solo eliminando gli ebrei ci si potesse sbarazzare della loro nobiltà: la borghesia esaltava la dignità individuale contro i diritti di nascita e famiglia. Con il XVIII secolo inizia la distinzione fra ebrei utili ed ebrei non utli, quindi la tutela agli ebrei finanzieri e la discriminazione degli ebrei dalla pubblica amministrazione fu immediata. Furono eliminati anche da università per evitare il pericolo di uno strato che avrebbe portato a compimento l'assimilazione. Bismark cercò di proteggere gli ebrei dagli attacchi del predicatore di corte Stoecker, esaltando le qualità degli ebrei danarosi i cui interessi erano legati alla conservazione delle istituzioni statali, indispensabili, ma “non agli ebrei squattrinati della stampa e del parlamento, per i quali il banchiere Bleichröder non avrebbe avuto alcun motivo di chiedere l'aiuto di Sua Maestà”. Gli intellettuali borghesi perciò introdussero la distinzione fra ebrei singoli, “i nostri fratelli”, e gli ebrei come gruppo, distinzione che da allora rimase caratteristica dell'antisemitismo moderato. La forte influenza del marxismo, invece, sulla classe operaia tedesca fu una delle principali ragioni
meglio degli antisemiti, ma il loro internazionalismo rimase una convinzione personale, e il loro disinteresse per la sovranità nazionale si trasformò in dannosa indifferenza per la politica estera. Rimase l'unica esperienza di partito a mostrare la mancata volontà di potenza espansionistica e fantasie di annientamento di altri popoli. Purtroppo non inserirono nei loro programmi la questione ebraica, ebbero timore persino di accennarvi. Lasciarono erroneamente il campo ai sopranazionalisti, che si proposero come unici salvatori di un problema mondiale. L'antisemitismo di sinistra Come movimento politico l'antisemitismo è meglio analizzabile in Francia, dove domina la scena per un decennio. Come forza ideologia, in concorrenza per il consenso, in Austria raggiunge la forma più articolata. Austria: diverse nazionalità amalgamate dalla dinastia asburgica, il banchiere ebreo sopravvive alla caduta della monarchia. Il credito di Oppenheimer si identifica con gli Asburgo. Il credito della repubblica si identifica con i Rothschild. Il sistema classista si sviluppa secondo linee nazionali: i diversi gruppi etnici si identificano con diverse professioni. I tedeschi dominanti, la borghesia, l'aristocrazia fondiaria ungherese la nobiltà. Gli ebrei non si assimilarono né ad una nazionalità né diventare una nazionalità. All'inizio della IWW tutte le etnie erano in conflitto con lo stato, più che altrove la popolazione era imbevuta di antisemitismo attivo e violento. Dall'antisemitsmo all'ideologia pangermanica attraverso la propaganda: influenza sul nazismo profondissima: Schrönerer, leader del partito liberale tedesco della piccola borghesia, ebbe successo nelle università con solide associazioni universitarie antisemitiche. Si guadagnò persino le simpatie del movimento operaio. Il vantaggio: la propaganda basata sui fatti. Dopo aver lottato per la nazionalizzazione delle ferrovie austriache, le concessioni del 1866 cessarono e con esse il monopolio dei Rothschild. Schrönerer raccolse 40 mila firme contro il rinnovo delle concessioni e portò la questione ebraica alla ribalta: le connessioni fra finanza ebraica e monarchia in piena luce qualora il governo tentò di prorogare la concessione con condizioni palesemente svantaggiose per lo stato e il pubblico. Questo partito venne sconfitto da un altro partito antisemita, del futuro borgomastro di Vienna, nonché idolo di Adolf, Lueger. Per altro i decenni in cui amministrò Lueger furono un'età dell'oro per gli ebrei, poiché il trattamento differenziato fra intellettuali nemici e amicizia per gli uomini d'affari, promosso dai socialcristiani non crearono i pilastri di antisemitismo su cui fondare la nazione. Almeno rispetto a Schrönerer, che ambiva a costruire la nazione sui pilastri dell'antisemitismo. Dopo una lotta coi socialisti operai, i soldemocratici presero le redini dell'Austria e, ridotta al gruppo etnico tedesco, si diede la struttura di stato nazionale. Franca&co: il ventennio di Napoleone III fu un'epoca
di prosperità e sicurezza per la comunità ebraica francese, non diversamente dai due decenni precedenti allo scoppio della IWW per quella tedesca e austriaca L'antisemitismo francese fu comunque quello più atico: videro negli ebrei il residuo del Medioevo e li avevano odiati in quanto agenti finanziari dell'aristocrazia. Céline scrive un libello intitolato Bagatelle pour un massacre nel 1938, senza distinzione di sorta si auspica il massacro degli ebrei, ma i fascisti francesi non lo prendono sul serio. Nonostante Gide commenterà il libro dicendo che si trattava di un'allucinazione dovuta alla reltà, i nazisti si dovettero accontentare di sostenitori come Pétain, vecchio sciovinista ignaro dei problemi moderni. La crescente influenza del capitale sui moderni stati pesanti di amministrazione pubblica videro buona parte degli ebrei impegnarsi più in affari privati che alla finanza pubblica. Fu cosί che i figli dei ricchi commercianti ebrei iniziarono ad abbandonare la carriera paterna per la libera professione e le attività intellettuali: in Germania e Austria presero la guida di buona parte delle istituzioni culturali, come i giornali, l'editoria, la musica e il teatro. Il fatto che i loro padri non si fossero occupati di intrattenere rapporti coi gentili, divenne per loro un problema di prioritaria importanza, per dissipare la discriminazione sociale. Divennero l'anello di congiunzione fra individui di talento in una società di persone celebri. Spurio cosmopolitismo, nazionalità fittizia di una generazione dopo: il periodo in cui quei passaporti accordarono ai loro titolari il diritto di soggiornare in qualsiasi paese tranne quello che li aveva rilasciati. Terzo Capitolo: Gli ebrei e la società Il razzismo è la reazione all'esigenza, posta dal concetto di eguaglianza, di riconoscere ogni individuo come un pari; ecco perché i conflitti tra gruppi diversi, che per qualche ragione sono restii a concedersi questa eguaglianza fondamentale, assumono forme crudeli. L'antipatia, con forme di discriminazione, non provocò danni politici in Europa, perché non vi raggiunse mai una genuina eguaglianza socioeconomica. Le nuove classi si svilupparono come gruppi a cui si apparteneva per diritto di nascita, e nella cornice di tale società gli ebrei poterono diventare una cricca tollerata e spesso privilegiata. Fra paria e parvenu durante i 150 anni in cui vissero in mezzo e non solo vicino ai popoli europei, gli ebrei dovettero sempre pagare con la miseria politica lo splendore sociale e col disprezzo sociale il successo politico. Gli “ebrei eccezionali” erano di nuovo un popolo di ebrei, rappresentanti di un popolo disprezzato. Per altro quando le province polacche furono recuperate nel 1816, gli ex ebrei protetti registrati come cittadini prussiani di fede israelita rappresentavano il 60%. Nel XIX invece,
contatto fra aristocrazia e politica. Ovvero: Lo steso motivo che aveva spinto gli aristocratici prussiani a incontrarsi con attori ed ebrei costituì in Francia la base del prestigio sociale degli invertiti. “Fu l'antisemitismo dell'affare Dreyfus ad aprire agli ebrei le porte di questa società findesiècle, fu la proclamazione della innocenza di Dreyfus a porre termine alla gloria sociale”.L'antisemitismo nazista ebbe certamente le sue radici in condizioni sociali e politiche, benchè il concetto di razza avesse la sua sinistra applicazione alla questione ebraica dovette in larga misura il successo a fenomeni e convinzioni sociali che virtualmente crearono un'atmosfera di generale consenso. L'affare Dreyfus i sostenitori: Clemenceau, Zola, Peguy, Picquart, Lazare: J'Accuse 1894. Alfred Dreyfus è ufficiale dello stato maggiore francese, è ebreo. Viene accusato di spionaggio per la Germania, viene processato e condannato. Processo a porte chiuse, del dossier dell'accusa viene resa nota solo una parte denominata bordereau, una lettera che pare abbia la calligrafia di Dreyfus ed è indirizzata ad un militare tedesco, Schwartzkoppen. 1895-1896 Il colonnelo Piquart, nominato capo ufficio informazioni dello stato maggiore, è convinto della colpevolezza di un altro ufficiale: Esterhazy. Dopo sei mesi Piquart viene esiliato in Tunisia. In ogni caso comprova l'innocenza di Dreyfus nel 1987 al vicepresidente del senato, Kestner. Lazare pubblica un pamphlet per conto dei fratelli Dreyfus: un erreur judiciarie; la vérité sur l'affaire. Clemenceau inizia la battaglia per la revisione della sentenza, Zola scrive j'Accuse e viene pubblicato sul giornale di Clemenceau. Piquart viene arrestato, Zola processato per calunnia ai danni felle forze armate, condannato in prima e seconda istanza. 1898. Esterhazy viene congedato con infamia per aver sottratto 35 mila franchi, la stessa sera dichiara ad un giornalista di essere colpevole, è l'autore del bordereau, l'ha contraffatto per ordine del colonnello Sandherr, l'allora capo ufficio informazioni dello stato maggiore. Contemporaneamente, Henry, confessa di aver falsificato parecchi documenti del dossier segreto di Dreyfus e si suicida. La corte di cassazione, massimo organo giudiziario, ordina un'inchiesta. 1899 annullata sentenza 1894. Processo di revisione a Rennes: Dreyfus è condannato dieci anni di carcere mercè la concessione di circostanze attenuanti. Una settimana più tardi, verrà graziato dal Presidente della Repubblica Loubet. 1900, si apre l'Esposizione mondiale di Parigi, la camera dei deputati vota a maggioranza contro qualsiasi ulteriore revisione del caso. Tutte le cause connesse con l'affare sono liquidate da un'amnistia generale. 1903 Dreyfus chiede una revisione del caso. Richiesta accolta nel 1906, Clemenceau è diventato Primo Ministro. La corte di cassazione annulla la sentenza di Rennes, proscioglie Dreyfus da ogni accusa illegalmente.
Dreyfus non vede confermata legalmente la sua innocenza. L'assoluzione che doveva riparare l'errore giudiziario non venne accettata da tutto il popolo e le passioni accesesi allora non si spensero. 1908 Dreyfus venne aggredito per strada. La corte d'assise di Parigi assolse l'attentatore mostrando di dissentire dal verdetto che aveva prosciolto Dreyfus. Nè la IWW né la IIWW ebbero il potere di seppellire definitivamente l'affaire. 1931, alla prima di un dramma scritto da Kestner l'atmosfera torna incandescente, le risse per strada, in teatro, bombe in sala, squadre d'assalto, la rappresentazione venne sospesa. 1935 Dreyfus muore, ma l'affaire no e resta un punto dolente della politica francese. L'odio per gli ebrei e il disprezzo per la repubblica sono i due elementi politici della vicenda: il termine anti-dreyfusard venne usato fin dai tempi più recenti per indicare tutto ciò che era antirepubblicano, antidemocratico, antisemitico. L'affaire racchiude aspetti essenziali del XX secolo. Rivela il carattere inumano di un cuore duro e gelido e l'eroe non è Dreyfus, ma Clemenceau. L'inizio dell'affaire, però, non incomincia con l'arresto di un ufficiale israelita, ma con lo scandalo di Panama. Gli ebrei e la Terza Repubblica 1880 e 1888: apertura del canale di Panama. Denaro privato, ceto medio, la compagnia per la costruzione del canale è diretta dallo stesso costruttore del canale di Suez, Lesseps. Nonostante fosse un'opera pubblica, venne finanziata da privati. Quando la compagnia fallisce la conseguenza più grave la paga il ceto medio francese. Pur non essendoci ebrei fra i parlamentari corrotti né nel consiglio di amministrazione della compagnia, Reinach e Herz, furono i consiglieri privati e per loro lavoravano molti affaristi ebrei, sia di destra che di sinistra. Reinach per il governo, ala radicale, Herz collegamento con l'ala radicale con cui R. non aveva collegamenti diretti. Alla fine Herz si suicida, collassato dai ricatti per i debiti. Lo scandalo di Panama mette in luce l'invisibile: - parlamentari e funzionari statali, trasformati in affaristi. - intermediari fra finanza privata (la compagnia) e lo stato, quasi esclusivamente ebrei. Ebrei, però, non di fama storica come i Rotschild, ma nuovi arrivati, i Péreires, che si erano stanziati sulla terra di nessuno, fra il mondo degli affari e l'apparato statale: dal 1881, per citare Say, la frode era diventata l'unica legge. Gli immigrati in realtà furono seguiti dagli ebrei locali nell'azione di collegamento fra il mondo degli affari e l'amministrazione statale. Unica differenza: non più gruppo compatto, di indubbia utilità statale, gli ebrei erano divisi in cricche fra loro ostili, ugualmente occupate ad aiutare la società ad arricchirsi alle spalle dello stato. Esercito e clero contro la Repubblica
al grido di morte agli ebrei, squadre d'assalto militarizzate antisemitiche seminarono il panico e ogni riunione di dreyfusards divenne motivo di spargimento di sangue. Purtroppo, però, nemmeno Clemenceau fugge alla tentazione di assimilare il popolo alla plebe, come Zola. Vi erano più dreyfusards fra le classi inferiori che le classi alte, e più fra i medici che fra gli avvocati e i finanzieri. La plebe non fu l'unica a battersi per vie extraparlamentari, la minoranza che si batteva per il parlamento, la democrazia, la repubblica era del pari costretta ad agire fuori dall'assemblea. L'unica differenza: una usava la piazza, l'altra ricorreva alla stampa e ai tribunali. Durante la crisi Dreyfus l'intera vita politica francese si svolse fuori dal Parlamento. Poco prima del 1900, anno della grande esposizione di Parigi, la preoccupazione per il successo commerciale portò l'orientamento dell'assemblea a cambiare opinione. Le elezioni avvenute durante l'affaire rivelarono che il popolo desiderava che i suoi rappresentanti si occupassero di particolari interessi, invece della politica. Controproducente menzionare l'affaire nella propaganda elettorale: la situazione dreyfusards sarebbe stata senza speranza. Clemenceau e i dreyfusards riuscirono a conquistare alla causa della revisione larghi settori della società, e i cattolici uniti in blocco non li seguirono. La vicenda francese antisemitica, seguiva in realtà un andamento internazionale: la moderna politica di potenza doveva fondarsi sul contrasto delle ambizioni coloniali. I cattolici furono i primi a collegare l'antisemitismo con l'imperialismo, a denunciare gli ebrei come agenti d'Inghilterra, identificando l'odio contro di essi con l'anglofobia. In questo contesto l'affaire fornisce un'occasione di gioco internazionale: l'Inghilterra aveva soffiato l'Egitto ai francesi, e la colpa era degli ebrei, l'alleanza angloamericana era dovuta all'imperialismo dei Rotschild. In ogni caso l'utilizzo dell'antisemitismo a scopi elettorali da parte dei cattolici fece un buco nell'acqua. Gli ebrei e i dreyfusards Clemenceau fu uno dei pochi veri amici degli ebrei nella storia recente. Ciò perché proclamava davanti al mondo intero quel che i notabili e i parvenus si ostinavano a non capire: il popolo ebraico nel suo insieme era uno dei popoli oppressi dell'Europa. Gli antisemiti vedevano nel parvenu ebreo un paria, nel ricco continuavano a disprezzare il merciaciolo, in ogni merciaiolo temevano un Rotschild, come i Dreyfus, i membri di un popolo calpestato. La grazia e il suo significato L'esposizione mondiale di Parigi mise tutti d'accordo. Ma le forze sotterranee del XIX secolo erano emerse e la conseguenza fu la nascita de sionismo. L'unica risposta politica che gli ebrei seppero trovare al movimento antisemitico e, insieme l'unica loro ideologia che prese sul serio quell'ostilità che li avrebbe spinti al centro della bufera.