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Le piramidi di Bosnia. Tra fantasia e realtà. Ci hanno sempre fatto credere il contrario di ciò che è realmente accaduto?
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Che la storia ufficiale sulle origini della civiltà sia tutta da riscrivere si è detto più e più volte in molti articoli pubblicati su questa rivista. Giancarlo Barbadoro, affiancato da altri ricercatori, ha spesso individuato tra le notizie di cronaca “scomode” quegli argomenti che portano il lettore a interrogarsi su questioni quali “dove siamo”, inteso anche come collocazione storica. Davvero il bagaglio culturale dell'umanità che ci viene tramandato come una sorta di dogma è così inattaccabile? Il mondo accademico, per citare un esempio, non considerò come fondata l'ipotesi di Schliemann che aveva osato supporre ci fosse del vero nei poemi omerici, trattandolo con sufficienza fino alla scoperta di Troia, fatto che mise a tacere ogni critica nei suoi confronti e facendo sì che gli fosse riconosciuto il giusto tributo, anche se a posteriori. Altro esempio più recente è il ritrovamento dei resti della città ciclopica di Rama che rappresenta un'incongruenza scomoda. Prima della scoperta di parte delle sue rovine, resa nota sul libro “Rama vive” di Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero (Edizioni Triskel, 2007), Rama esisteva solo nelle cronache delle famiglie celtiche della Valle di Susa, che attribuiscono la sua fondazione al dio Fetonte, disceso dal cielo per portare conoscenza all'umanità. Secondo tali tradizioni quindi, Fetonte non precipitò come narrano il miti di Ovidio e Diogene Laerzio, ma la sua fu una discesa volontaria. Le mura di Rama e gli altri reperti megalitici in Val di Susa sopravvissuti al tentativo di “dimenticarli” sembrano confermare tale ipotesi. Una storia simile è toccata alla scoperta nel 2005 delle prime piramidi europee, ad opera del ricercatore indipendente Semir Osmanagich. Nonostante la strenua opposizione dell'establishment culturale della Bosnia-Erzegovina e anche della maggior parte del mondo accademico che sostiene l'esistenza delle piramidi solo in Egitto, come tombe dei faraoni, l'approccio scientifico che ha caratterizzato il metodo di lavoro di Osmanagich ha ormai fornito molti elementi che permetteranno di riscrivere i libri di storia dei prossimi anni. Purtroppo nonostante l'indifferenza degli enti ufficiali, grazie al lavoro di ricercatori indipendenti, muniti di tecnologia idonea (geofisica, metodi di datazione al radiocarbonio, georadar termici) il progresso scientifico non può più essere soppresso e dovrà ricredersi chi in passato ha denigrato le ipotesi di coloro che avevano messo in dubbio le spiegazioni e le collocazioni temporali relative alla costruzione delle piramidi egiziane. Ormai con la rivoluzione che sta nascendo a seguito della scoperta di piramidi non solo in Europa, ma in tutto il mondo, la storia ufficiale dovrà necessariamente essere messa in discussione. Argomenti come l'esistenza di una cultura avanzata esistente già 30.000 anni fa, l'ipotesi di un'interferenza (positiva) sullo sviluppo della civiltà umana ad opera di culture extraterrestri, non possono più essere oggetto della facile ironia del conformismo di massa, ma devono essere presi seriamente, a mente aperta, liberi dai limiti dell'occamismo scientista. È con questo spirito che, domenica 24 novembre 2019, si è svolto il “Simposio Mondiale sulle origine perdute” presso il Queen di Melzo (MI) con la partecipazione di alcuni esponenti di verità archeologiche alternative. All’evento era presente anche un gruppo di ricercatori della Ecospirituality
Foundation – sezione ricerche esobiologiche e archeologia misteriosa, che, attraverso l'operato del recentemente scomparso presidente e fondatore già citato Giancarlo Barbadoro ha più volte trattato il tema delle piramidi e ne ha anche promosso ricerche scientifiche. Tutti i relatori presenti hanno trattato argomenti davvero stimolanti e che spesso da soli meriterebbero ulteriori sviluppi. Di particolare interesse il tema delle piramidi in generale e di quelle bosniache nello specifico, nonché il tema delle sfere, anzi come suggerito dai relatori Tommasina e Morazzoni, quello delle “sferamidi”. In effetti, come sostenuto da questi ricercatori che hanno condotto la prima parte dell'evento, la questione delle sfere è di portata davvero notevole. Queste, di dimensioni da pochi centimetri ad alcuni metri di circonferenza, sono sparse su tutto il pianeta e pare abbiano un collegamento anzi una vera e propria connessione con le piramidi. Sta di fatto che anche in questo caso le spiegazioni dell'establishment scientista sono vaghe, incerte, in taluni casi assurde (residui di eruzioni vulcaniche) e mostrano ancora una volta come gli enti ufficiali brancolino nel buio. In effetti queste sfere sono state ritrovate in Russia, in Argentina, in Nuova Zelanda, e nella stessa Italia (Sant'Agata dei Goti). Le sferamidi che, sezionate, presentano al loro interno vere e proprie canalizzazioni di natura artificiale, sono in grado di ricevere e trasmettere segnali elettromagnetici a bassa frequenza. Lo evidenziano esperimenti condotti da questi ricercatori che hanno rivelato come a contatto con l'elemento acqua le sfere emettano segnali sonori udibili e registrabili; da notare che spesso i siti dove sono state ritrovate sono proprio in corrispondenza di masse d'acqua (fiumi, laghi, mare), ad avvalorare l'ipotesi che l'acqua sia un attivatore, magari in grado di biodinamizzare un intero territorio. Curiosa la coincidenza rispetto a quanto viene narrato nel film Cocoon dove una razza aliena possedeva una tecnologia sconosciuta collegata con l'utilizzo di sfere aventi un ruolo nel processo di ringiovanimento. E tali sferamidi parrebbero davvero avere una qualche forma di proprietà terapeutiche. Relatore di spicco è stato Semir Osmanagich, il ricercatore indipendente che nel 2005 ha scoperto il sito archeologico delle piramidi bosniache a Visoko e che con i suoi studi ha rivoluzionato la tradizionale definizione di piramide. La prima parte del suo intervento si è incentrata sull'enorme diffusione planetaria delle piramidi: Egitto, Messico, Cina, Salvador, Perù, Honduras, Canarie (Spagna), Grecia, Italia (Sicilia e Sardegna), Bosnia-Erzegovina, Belize, Cambogia, Thailandia, Australia, Bolivia, Guatemala, Tahiti, a cui si sono aggiunte ultimamente quelle dell'isola di Mauritius nell'Oceano Indiano. Proprio le piramidi scoperte nell'isola vulcanica di Mauritius, lontana dalla terraferma (circa duemila km. dall'Africa e mille km. da Madagascar) e priva di tracce di una popolazione autoctona nel lontano passato, aprono a una serie di interrogativi sull'identità dei loro costruttori. Nella parte meridionale dell'isola ci sono ben sette piramidi a gradoni, con pietre sagomate negli spigoli, di cui la più alta misura circa 15 mt., a base quadrata o rettangolare, orientate verso est con una deviazione che
agisce come un enorme generatore. Ciò lascia supporre che le piramidi siano macchine o amplificatori di energia per un uso multifunzionale. Già visivamente è possibile constatare la presenza di culture mediterranee che crescono sulla superficie della Piramide del Sole che ha una temperatura superficiale più alta di cinque gradi centigradi rispetto alle colline circostanti. Migliaia di piramidi, alcune alte più di cento metri, siti con decine e decine di sfere di produzione artificiale, costruzioni megalitiche con blocchi di pietra di centinaia di tonnellate con incastri perfetti e dalle architetture complesse anche per la tecnologia attuale, tutto sparso ovunque sul pianeta. Testimonianze di civiltà scomparse che avevano raggiunto un livello tecnologico impensabile anche secondo i criteri attuali? Oppure razze aliene che hanno lasciato un'impronta tecnologica per la produzione di energia o per la trasmissione di segnali o per cosa? Non ce ne rendiamo conto per lo più, ma siamo seduti su una grande astronave che viaggia nello spazio, piena di domande ancora senza risposta. E una cosa è sicura: la storia davvero non è come ce la raccontano. E’ l’ottobre del 2005 quando una strabiliante notizia appare sul quotidiano bosniaco Dnevni Avaz: è stata scoperta la prima piramide europea! Incredibile, ma dove? Proprio in Bosnia nella valle di Visoko, piccola cittadina di 17.000 abitanti posta una trentina di chilometri a nord di Sarajevo. E non si tratta neanche di una piccola e insignificante piramide, anzi… Alta 220 metri e con i lati della base di oltre 360 metri, è costruita in blocchi di arenaria che indicherebbero la presenza di una civiltà avanzata in una regione che non è certo famosa per le sue bellezze archeologiche. La piramide sarebbe passata inosservata fino ad ora perché ricoperta da terra e vegetazione che con il tempo l’ha nascosta facendola sembrare una semplice collina dalla forma curiosa, la Visocina Hill. La notizia viene presto ripresa dalla stampa internazionale e le meraviglie che riserva la costruzione, subito ribattezzata “Piramide del Sole”, aumentano di giorno in giorno. Una strada lastricata, della lunghezza di 420 metri, conduce alla sommità dove vi sarebbe uno spiazzo cerimoniale e sui lati della piramide, costituiti da gradoni di arenaria secondo lo stile mesoamericano, si aprirebbero misteriosi tunnel che si perdono nel sottosuolo. Se ciò non bastasse la piramide è anche allineata secondo i punti cardinali e quindi non può che essere opera dell’uomo: lo mostrano le foto dal satellite, mentre nelle vicinanze vengono scoperte perfette e misteriose sfere di pietra. Il team di ricerca (la “ Bosnian Pyramid of the Sun Foundation”) è guidato da Semir Osmanagic, un bosniaco emigrato negli Stati Uniti, dove è ora proprietario di un’azienda che produce elementi metallici per l’edilizia. Osmanagic non è quindi un archeologo, ha studiato Economia e Scienze Politiche all’università di Sarajevo, ma ciò non gli impedisce di dilettarsi nella scrittura di articoli di storia alternativa e di sapore New Age, sui Maya e la loro discendenza da Atlantidei e Lemuriani, legati in qualche modo ad extraterrestri provenienti dalle Pleiadi. Assecondando la sua passione per la scrittura pubblica dopo pochi mesi il libro “The
Bosnian pyramid of the Sun – Discovery of the first European pyramids”. Già dalle prime pagine non mancano le sorprese: la piramide è antica, così antica da avere più di 10.000 anni. La regione dei Balcani e in particolare la Bosnia – così afferma Osmanagic – era la culla di una civiltà molto avanzata che prosperò durante l’ultima era glaciale mentre il resto dell’Europa era coperto dai ghiacciai. Ma improvvisamente avvenne il disastro: lo scioglimento dei ghiacciai causò un’enorme ondata distruttrice che spazzo via questa civiltà e ricoprì la piramide di sedimenti, celandola fino ad ora alla conoscenza umana. Il libro prosegue illustrando le prove genetiche (tenute nascoste dalla scienza ufficiale) della presenza di questa misteriosa popolazione in qualche modo imparentata con gli Illiri, in Perù e nelle Americhe, dei suoi spostamenti per il globo, teorizzando la presenza di continenti scomparsi, i celeberrimi Lemuria, Mu e Atlantide; e così Osmanagic trova analogie tra le sfere di pietra bosniache e quelle del Costa Rica e del Messico. Sfere e piramide sarebbero servite a produrre una qualche forma di energia ultravioletta a noi sconosciuta che, interagendo con i processi biologici del corpo umano, diffonderebbe prosperità e un senso di pace. Ma le scoperte non si fermano qui, perché le piramidi sarebbero addirittura tre, poste ai vertici di un triangolo equilatero. Le due nuove costruzioni vengono immediatamente battezzate “Piramide della Luna” e “Piramide del Dragone”, mentre si diffondono voci dell’esistenza di altre piramidi non ancora scoperte. Secondo il politico bosniaco Sulejman Tihic esisterebbero addirittura nove piramidi e Osmanagic dichiara che probabilmente ve ne sono altre in Croazia. Intanto Visoko viene presa d’assalto da giornalisti e curiosi, viene creato il parco archeologico delle piramidi bosniache e il turismo prospera, così come i venditori di souvenirs a forma di piramide. Fin dall’inizio ad Osmanagic è stata imputata una certa mancanza di rigore e metodo nel compiere le ricerche. Il non essere archeologo e il suo passato come autore e simpatizzante di teorie pseudo-archeologiche non gli ha certo portato consensi, come alcune sue dichiarazioni alquanto discutibili e chiaramente tendenziose. Ad esempio, contrariamente a quanto afferma Osmanagic, la Piramide del Sole non è per niente regolare e nemmeno è orientata secondo i punti cardinali, ma presenta pendenze e lunghezze dei lati molto diverse. Anche la disposizione delle tre piramidi in modo da formare un triangolo equilatero è smentita dalle misurazioni compiute da Alun Salt, studente di dottorato all’Università di Leichester. I suoi calcoli dimostrano che ci sono circa 200 metri di differenza (un errore del 10%) tra i lati del “triangolo perfetto” che ha ai suoi vertici le tre piramidi. Se ciò non bastasse, gli scavi sono stati aperti in più punti simultaneamente e condotti da volontari senza la supervisione di nessun archeologo qualificato. Le foto mostrano quelli che sembrano lavori di sterro più che un lento e meticoloso scavo archeologico, le fotografie fornite come documentazione sono inutilizzabili, prive di scala e senza didascalie, senza alcuna indicazione del luogo dove sono state scattate o di cosa rappresentino. Osmanagic e il suo team continuano il loro lavoro organizzando campagne di scavo
quindi, del tutto naturali e facilmente spiegabili. In natura le forme regolari non sono certo l’eccezione e colline più o meno piramidali sono visibili in ogni parte del globo. La stessa catastrofe che avrebbe sommerso la piramide non è mai avvenuta. Lo scioglimento della calotta glaciale fu un fenomeno lento e graduale che portò sicuramente a sconvolgimenti geologici e del modo di vita delle popolazioni preistoriche, ma non di tale catastrofica portata. La storia geologica delle piramidi bosniache inizia nel Miocene, circa 15 milioni di anni fa, quando si viene a formare un grande lago di forma allungata che si estendeva per una sessantina di chilometri tra Zelica e Sarajevo, includendo l’area di Visoko. Questo lago coprì la regione per circa 7 milioni di anni, formando uno spesso strato di sedimenti lacustri che in alcuni punti ha l’incredibile spessore di 2 chilometri. Questi sedimenti comprendono una serie di strati di spessore variabile, ognuno di questi formato da vari materiali e che permettono di ricostruire le diverse fasi della storia geologica della regione: strati di sedimenti fini compattati a formare argilla, sedimenti di sabbia più o meno fine che diventeranno roccia arenaria, strati di detriti grossolani, depositati nei periodi geologici più movimentati, che in seguito diverranno conglomerati o breccia. Il lago scompare verso la fine del Miocene, tra 7 e 5 milioni di anni fa, e tutti questi strati, disposti uno sopra l’altro in modo abbastanza regolare, sono soggetti ad un nuovo fenomeno geologico, quello del sollevamento per via di spinte tettoniche. Gli strati vengono spinti verso l’alto, spezzati e fratturati secondo direzioni più o meno rettilinee, creando quelli che Osmanagic dichiara essere gradoni e pavimentazioni. Tale fenomeno è evidente in alcuni punti della “piramide” dove si può riconoscere e seguire il percorso delle tipiche pieghe e deformazioni rocciose che si formano per via di questi processi geologici. Le sfere, così perfette da sembrare artificiali, non sono altro che concrezioni. Queste formazioni naturali sono dovute all’azione dell’acqua che aggrega i minerali presenti nello strato attorno ad un nucleo (in genere un granulo di quarzo od un fossile), producendo queste singolari forme sferiche. E i misteriosi tunnel? La regione di Visoko è stata per lungo tempo una zona estrattiva del carbone, del ferro e del rame. L’estrazione del rame è attestata archeologicamente già dall’età del Bronzo e quella del ferro almeno dal periodo romano. Molti dei simboli ritrovati nei cunicoli, e che Osmanagic considera un antico alfabeto, sarebbero stati tracciati in epoca moderna dai minatori, come alcuni di essi hanno testimoniato, mentre altri sarebbero comparsi improvvisamente alimentando dubbi sulla buona fede di Osmanagic. Inoltre, la tradizione popolare conserva ancora oggi la leggenda della regina Katarina, l’ultima regina di Bosnia che fuggì dal suo castello di Visoko grazie a dei passaggi sotterranei, prima che questo venisse conquistato dall’esercito ottomano. In effetti, contrariamente a quanto vorrebbe far credere Osmanagic, questa regione non è certo inesplorata dal punto di vista archeologico. Già nel Neolitico sono
conosciuti insediamenti molto numerosi, come quello di Butnir, costituito da oltre 300 abitazioni circondate da un muro difensivo e datato alla prima metà del V millennio. Numerose sono anche le attestazioni dell’età del Bronzo e del Ferro, con resti di villaggi, manufatti e tombe megalitiche, a cui fa seguito il periodo della dominazione romana. Il geologo Omerbashich ha ipotizzato che siano stati gli stessi romani a modellare la Visocina Hill dandole una forma vagamente piramidale. Per questo motivo molti archeologi sono preoccupati per le possibili distruzioni che Osmanagic e il suo team potrebbero apportare alle evidenze archeologiche nascoste nel sottosuolo. Il team della Bosnian Pyramid of the Sun Foundation non è infatti composto da archeologi o scienziati professionisti ma da ricercatori improvvisati. All’inizio del 2007, per motivi non meglio precisati ma facilmente immaginabili, sono stati allontanati dalla Fondazione la geologa Nadija Nukic e Senad Hodovic direttore del museo di Visoko, insieme ad altri ricercatori. Per fortuna i siti sono ora protetti dalle disposizioni del Ministro della Cultura bosniaco Gavrilo Grahovac. Sarebbe davvero una beffa se la rincorsa ad una fantasia archeologica, o peggio, la ricerca di fama e ricchezza, provocassero la distruzione di ciò che può permetterci di ricostruire la vera storia di questa regione, il modo di vita e le credenze dei suoi abitanti, le loro manifestazioni artistiche e culturali. Popolazioni che non hanno certo minore importanza solo per il fatto di non aver costruito alcuna piramide! In conclusione le piramidi bosniache sembrano rappresentare il classico caso di pseudo-archeologia. Ve ne sono tutti gli ingredienti: piramidi gigantesche e antichissime, tunnel sotterranei che si perdono nelle profondità della terra, continenti scomparsi e catastrofi naturali, tecnologie miracolose e uomini straordinari, conditi con un pizzico di New Age e recriminazioni complottiste, nazionalismo e fiuto per gli affari. La mancanza di metodo e rigore scientifico, le conclusioni affrettare e fantasiose di Osmanagic, la ricerca del sensazionalismo e di un forte impatto mediatico, non possono che far sorgere molti dubbi riguardo l’autenticità delle piramidi di Bosnia e mettere in guardia da scoperte così sbalorditive che vorrebbero cancellare secoli di ricerca scientifica e riscrivere la storia dell’umanità.