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Le SUPPLICI di Eschilo, Appunti di Letteratura Greca

Analisi del testo teatrale Le SUPPLICI del tragediografo greco Eschilo

Tipologia: Appunti

2016/2017
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Caricato il 31/01/2017

Giulia.Rossi14
Giulia.Rossi14 🇮🇹

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SUPPLICI di ESCHILO
Mito delle Danaidi
50 figlie di re Danao. Due fratelli: Danao ed Egitto, nati in Egitto e di pelle scura.
Le 50 figlie, guidate dal padre Danao, scappano dall’Egitto perché non vogliono sposare i 50
cugini.
Arrivano ad Argo per chiedere ospitalità, in senso etico e civile e religioso. Quando si è Supplice
del dio, presso il suo altare, nessun uomo può più toccarmi. Ma ottenere il diritto di ospitalità in
città è diverso perché devi avere il consenso.
Esse sono inseguite dai cugini. Il re di Argo è combattuto fra il dovere democratico della città di
aiutare e ospitare il debole, il bisognoso; e la sicurezza di esporsi ad una guerra contro gli egizi.
Argo decide di ospitare le ragazze, aspettandosi la guerra.
Non abbiamo la trama finale, poiché non abbiamo le altre due tragedie della trilogia.
Altre fonti riportano invece che il re di Argo dà l’autorizzazione ai cugini di sposarle. Abbiamo due
varianti di questa versione:
-gli egizi uccidono il re Pelasgo
-il re si pone come mediatore tra le due parti, riconoscendo legalmente agli egizi il diritto di
sposare le 50 ragazze.
Nonostante le due versioni, entrambe convengono nel punto nodale della vita di una donna: la
notte di nozze. Tutte le ragazze hanno sotto il cuscino un coltello e ammazzano lo sposo, tutte
tranne una: Ipermestra non uccide il marito/cugino Vinceo, perché lui l’ha rispettata senza
obbligarla e forzarla.
Forse tutto questo avviene nella terza tragedia: le ragazze comunque andranno in sposa ai cugini,
poiché Danao le voleva spose ma non trovava nessuno disposto a prenderle. Le mette dunque in
palio con una gara di corsa (mitema, ci saranno molte altre situazioni così: principessa messa in
premio dopo la vincita di una gara).
Vinceo, dopo la morte dei fratelli, si vendica uccidendo tutte le 48 danaidi rimaste (oltre Ipermestra,
un’altra danaide, Amimone, ha un sorte diversa).
Dopo la morte queste ragazze saranno condannate a tingere acqua da brocche bucate per
l’eternità. Perché questa punizione? probabilmente, l’inutilità di attingere acqua da brocche bucate
rimanda all’inutilità delle azioni brute da loro compiute, che non hanno portato a niente.
Il dramma satiresco che chiudeva la trilogia di Supplici-Egizi-Danaidi portava il nome di Amimone:
la ragazza, prendendo l’acqua alla fonte, rischia di essere aggredita da un satito. Questo no riesce
nel suo intento perché Poseidone impedisce la violenza. Sarà però lui stesso a violentare la
ragazza.
Problema della struttura
-prologo: parte recitata dai primi attori entrati in scena.
-parodo: canto di ingresso del coro.
-episodi (i nostri atti) in cui prosegue l’azione recitata dagli attori; il coro partecipa e anche il
corifeo un singolo che si stacca dal coro e dialoga con gli altri personaggi (rappresentante del
coro che recita, oltre che danzare e cantare come il resto del coro).
-stasimi: i canti e danze del coro che separano gli atti.
-esodo: uscita. Una tragedia finisce quando tutti gli attori e il coro escono di scena.
-parabasi: il coro si ferma e parla a nome dell’autore, senza che ci siano collegamenti con la
storia in corso. Polemica artistica, estetica.
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SUPPLICI di ESCHILO Mito delle Danaidi 50 figlie di re Danao. Due fratelli: Danao ed Egitto, nati in Egitto e di pelle scura. Le 50 figlie, guidate dal padre Danao, scappano dall’Egitto perché non vogliono sposare i 50 cugini. Arrivano ad Argo per chiedere ospitalità, in senso etico e civile e religioso. Quando si è Supplice del dio, presso il suo altare, nessun uomo può più toccarmi. Ma ottenere il diritto di ospitalità in città è diverso perché devi avere il consenso. Esse sono inseguite dai cugini. Il re di Argo è combattuto fra il dovere democratico della città di aiutare e ospitare il debole, il bisognoso; e la sicurezza di esporsi ad una guerra contro gli egizi. Argo decide di ospitare le ragazze, aspettandosi la guerra. Non abbiamo la trama finale, poiché non abbiamo le altre due tragedie della trilogia. Altre fonti riportano invece che il re di Argo dà l’autorizzazione ai cugini di sposarle. Abbiamo due varianti di questa versione:

- gli egizi uccidono il re Pelasgo

- il re si pone come mediatore tra le due parti, riconoscendo legalmente agli egizi il diritto di

sposare le 50 ragazze. Nonostante le due versioni, entrambe convengono nel punto nodale della vita di una donna : la notte di nozze. Tutte le ragazze hanno sotto il cuscino un coltello e ammazzano lo sposo, tutte tranne una: Ipermestra non uccide il marito/cugino Vinceo, perché lui l’ha rispettata senza obbligarla e forzarla. Forse tutto questo avviene nella terza tragedia: le ragazze comunque andranno in sposa ai cugini, poiché Danao le voleva spose ma non trovava nessuno disposto a prenderle. Le mette dunque in palio con una gara di corsa (mitema, ci saranno molte altre situazioni così: principessa messa in premio dopo la vincita di una gara). Vinceo, dopo la morte dei fratelli, si vendica uccidendo tutte le 48 danaidi rimaste (oltre Ipermestra, un’altra danaide, Amimone, ha un sorte diversa). Dopo la morte queste ragazze saranno condannate a tingere acqua da brocche bucate per l’eternità. Perché questa punizione? probabilmente, l’inutilità di attingere acqua da brocche bucate rimanda all’inutilità delle azioni brute da loro compiute, che non hanno portato a niente. Il dramma satiresco che chiudeva la trilogia di Supplici-Egizi-Danaidi portava il nome di Amimone : la ragazza, prendendo l’acqua alla fonte, rischia di essere aggredita da un satito. Questo no riesce nel suo intento perché Poseidone impedisce la violenza. Sarà però lui stesso a violentare la ragazza. Problema della struttura

- prologo : parte recitata dai primi attori entrati in scena.

- parodo : canto di ingresso del coro.

- episodi (i nostri atti) in cui prosegue l’azione recitata dagli attori; il coro partecipa e anche il

corifeo un singolo che si stacca dal coro e dialoga con gli altri personaggi (rappresentante del coro che recita, oltre che danzare e cantare come il resto del coro).

- stasimi : i canti e danze del coro che separano gli atti.

- esodo : uscita. Una tragedia finisce quando tutti gli attori e il coro escono di scena.

- parabasi : il coro si ferma e parla a nome dell’autore, senza che ci siano collegamenti con la

storia in corso. Polemica artistica, estetica.

14 Ottobre Lezione n° Abbiamo già visto lo schema della tragedia, ma Le Supplici hanno uno schema anomalo perché il coro entra immediatamente sulla scena. Il coro inizia cantando e danzando. Non è presente la sezione del prologo. Tutte queste opere ci sono arrivate senza nessuna indicazione scenica, le traduzioni adottate da noi sono fatte dagli studiosi che curano i testi. Nessuna nota, testi nudi e crudi, perché nascono come copioni. Il problema è che non è poesia o letteratura, ma teatro, che esige movimenti e parole che devono essere mosse da azioni. Noi dobbiamo ricostruire la prossemica che sta sotto queste parole: se non capiamo i movimenti non capiamo il testo e cosa sta succedendo. Tutte le indicazioni sceniche che possiamo ricavare sono tramite il testo stesso, all’interno di esso. Il teatro esige che una parola scritta possa avere un significato diverso a seconda dell’intonazione che do. Assegno io attore un valore ad una parola o ad una frase, non me lo dice il testo poiché, appunto, non ho didascalie. Intonazione, interpretazione dubbiosa per noi che leggiamo le battute del drammaturgo. Ne Le Supplici attenzione agli spostamenti scenici. L’attore oggigiorno deve prestare attenzione alla mimica facciale, alle espressioni che accompagnano le battute. Nel teatro greco tutti gli attori recitano con una maschera, dunque non esistono espressioni facciali. [Non sono le maschere che vediamo nei musei, quelle sono maschere votive e fatte di materiali pesanti di terracotta o ceramica. Le maschere utilizzate durante le rappresentazioni sono di materiale leggerissimo, coprono interamente il volto e il capo] La dimensione psichica di un personaggio è dipendente solamente dal corpo e dall’intonazione. Importanza dello sfruttare il corpo. Il mondo del teatro greco vede unicamente l’utilizzo del corpo, perché la faccia è coperta dalla maschera, sempre.

• Parodo

Parodo: coro delle ragazze Le ragazze dicono di essere supplici, intoccabili. Dicono di aver lasciato il Nilo, svelando il loro paese di provenienza. Inoltre dicono di essere in fuga non per aver commesso un crimine all'interno della società, ma di essere in fuga dai maschi della loro stirpe, i cugini, perché non vogliono compiere un'ampia unione con loro - non sappiamo il motivo dell’empietà, potrebbe derivare dal rifiuto dell’incesto o altro -. Dicono anche - importante per l'ottica antica - di non essere delle avventuriere scriteriate ma di venire accompagnate dal padre. Sottolineano di essere brave ragazze che, guidate dal padre, seguono obbedientemente il loro dovere di figlie. Sono protette dal padre e non è successo loro nulla di ciò che succede generalmente alle ragazze che viaggiano da sole: stupro e aggressione. Sono ancora vergini. Nell’Edipo a Colono, storia di Antigone che accompagna il vecchio padre cieco, viene messo in scena il tipo di figlia che vaga col padre in cerca accoglienza. Un gruppo di battute recitate dallo zio cattivo Creonte ci dice qual è stata la condizione di Antigone in quegli anni: essere esposta a tutto quello che accade alle ragazze sole in giro per le strade. Le Danaidi invece sono ancora ottime ragazze da marito, al contrario di Antigone. Quale terra potrebbe accoglierci meglio di questa, con in mano le palme avvolte nella lana? Riferimento principale alla loro antenata : tante generazioni fa il nostro sangue derivava proprio da Iò di Argo. Qui le ragazze anticipano un motivo non solo politico di probabilità di accoglienza, per testimoniare la loro provenienza argiva, ma indicano una cosa precisa: un tipo di derivazione mitica in cui si identificano completamente. Segnalano il destino della loro progenitrice, che più volte citeranno, e nella cui storia le ragazze si identificano completamente. (Come con Atteone, Eschilo non si dilunga a raccontare, perché sa perfettamente che il pubblico, che sa, capisce al volo. Il lettore moderno invece non capisce e deve andare a ricercare la storia di Iò per non perderne il significato più

  • (^) supplici, intoccabili
  • (^) svelano il paese di provenienza: Egitto (Nilo)
  • (^) motivo della fuga: rifiuto dell’empia (?) unione coi cugini
  • (^) sono accompagnat e dal padre (quindi vergini e intoccate) - Antigone
  • (^) Riferimento mitico alla vicenda di Iò (loro progenitrice): vicenda con cui si identificano
  • (^) Chiedono protezione e maledizione per i cugini

Metamorfosi : acquisisco una “identità altra” dal momento in cui sono metamorfizzato. Come un rituale di passaggio: muoio alla vita di prima e rinasco in una nuova vita. Ben segnalato dal rito di passaggio. I miti di metamorfosi hanno proprio la valenza di fungere da passaggio tra una vita ormai sconvolta alla quale non posso più fare ritorno e una nuova vita. Mito di Iò Iò, personaggio importante, uno dei due grandi protagonisti insieme a Prometeo del Prometeo incatenato. Le ragazze continuano a parlare di lei perché si identificano nella sua vicenda, che è parallela alla loro. È una garanzia di autoctonia e un parallelo in esperienza. Iò, a seconda delle varianti mitiche, è la principessina figlia di Inaco, antico re di Argo. A volta lei diventa anche sacerdotessa di Era, ma la cosa non cambia. Giovane fanciulla che racconta la sua avventura e dice che ad un certo momento della sua vita ha iniziato ad avere dei sogni, nei quali sentiva delle voci che le dicevano di andare nei prati dove il padre faceva pascolare le mandrie perché Zeus voleva godere della sua bellezza. Così lei non sapeva cosa fare, era turbata dalle voci che le incitavano ad andare. Così lei lo riferisce al padre, che non sa consigliarla, così consulta gli indovini finché da Delfi gli viene detto che Zeus si è innamorato della figlia e che lui avrebbe dovuto scacciarla da casa perché lei avrebbe dovuto affrontare il suo destino. Mitema : con Nausicaa nell'Odissea é la stessa cosa. Nei sogni le compaiono delle divinità che la inducono ad andare alla foce del fiume a lavare, quando lei si convince, lì vi trova Odisseo, uomo di cui si innamora. ➤ Fanciulla in età da marito viene indotta ad uscire di casa dove incontrerà l'universo maschile con cui entrerà in contatto. La fanciulla ha nello stesso tempo l’annuncio di una benedizione ma anche di una maledizione: chi viene toccata dal divino, deve contemporaneamente essere allontanata dal suo contesto umano. Iò quindi si trova da sola, circondata da pericoli. È nelle mani degli dei. La prima cosa che Iò conosce è la furia della sposa di Zeus, Era, che la trasforma nella ragazza Vacca. (O la trasforma Era per odio, oppure Zeus per sottrarla alla furia di Era). La prima cosa che le accade è la perdita di identità femminile , per metamorfosi. Diventa metà umana e metà animale. Era le manda dietro Argo, il mandriano dai 100 occhi, così che Zeus non si unisca a lei di nascosto. La cosa di cui non si libererà mai è il mostruoso tafano che la perseguiterà torturandola in tutto il suo viaggio. Da qui inizia la sua peregrinazione. Seguita dal tafano e da Argo, Iò inizia a correre per tutta la terra conosciuta. In questo lungo monologo del prometeo incatenato, anche Prometeo stesso che parla di Iò, mette in evidenza la tortura che la fanciulla ha dovuto subire. Personaggio tormentatissimo dall'apparente amore divino. Alla fine del suo viaggio, Iò arriva finalmente in Egitto e lì, secondo la tradizione, Zeus la tocca e lei rimane incinta di Epafo (il nato dal tocco) che sarà progenitore delle supplici. Quando le ragazze fanno questi continui riferimenti a Iò, che tipo di utilizzo ne fanno? Utilizzo interessante, persecuzione e tormento femminile e di identità di viaggio. Iò da Argo va in Egitto, mentre le Danaidi fanno il percorso inverso. Il parallelismo di viaggio poteva compiersi anche a livello di movimento scenico, atto delegato al coro. Il termine greco è oistros , poi traslitterato in estro. Nel mondo antico vuol dire "il momento in cui l'animale femmina è disponibile dal punto di vista sessuale" e nello stesso tempo significa "pungolo del mandriano" e vuol dire anche “pungiglione”, in questo caso del tafano. Simbologia importante, sia nel personaggio di Iò che nei personaggi delle Danaidi. La simbologia della metamorfosi di Iò è una simbologia famosa dell’età in cui per la prima volta la ragazza si metamorfizza, nell'età dell'estro: riconosce in sé per la prima volta Parallelismi Iò/ Danaidi:

  • (^) identità di viaggio
  • (^) persecuzion e e tormento femminile Figura progenitrice di massima identificazione

l'impulso sessuale (estro). Questa pulsione non è vista come qualcosa che fa piacere, ma che tormenta. Ed è appunto l'estro dell'animale femmina, in cui l'animale sta male. Osisteos è il proprio mutamento sessuale, la scoperta in sé di pulsioni sconosciute, l’identificare queste pulsioni come un tormento sia fisico che psicologico. Tanto che l'oistros si identifica nel pungolo del tafano e del mandriano. Questa è la simbologia della metamorfosi di Iò, che si affaccia alla sua nuova vita adulta, alla scoperta dell'identità maschile ancora sconosciuta e all'allontanamento da casa. Lavoro drammaturgico di evidenza dell'immagine sul viaggio al contrario delle danaidi. Loro tornano agli aperti prati fioriti della madre, la fanciulla Iò. Gli stessi prati da cui la vacca presa dall’estro fuggiva. Amartinoos : composto che indica l'errore della mente, dà l'idea dell'errare e del vagare senza meta rischiando di compiere degli errori. Mente di Iò, nella quale vive un destino di peregrinazione senza scopo, senza metà, senza luce. Una realtà a cui lei è cieca. Tutto racchiuso in una parola. Testi con buchi testuali: problemi testuali, testo corrotto, perduto. 20 ottobre Lezione n° Eschilo utilizza il mito di Iò per fare una sorta di parallelismo con la storia delle ragazze e quella della progenitrice. Eschilo mette in luce un medesimo punto di femminilità torturata, inseguita. Iò racconta come ha avuto la scoperta dell'amore di Zeus e come tutto questo si è trasformato in tormento. Tutto questo Io si esemplifica nella metamorfosi. A questo si attaccano le supplici per sottolineare la vita di tormento a cui sono sottoposte. Caratteristiche tecniche che usa Eschilo: ad es. il catalogo dei luoghi che ha visitato Iò. Momento in cui Iò arriva in Egitto, Eschilo sottolinea che gli abitanti che la vedono si terrorizzano e allo stesso modo le supplici sanno di arrivare e creare scompiglio perchè hanno la pelle nera. Eschilo ha un linguaggio più complesso, utilizza dei termini/parole composte che non hanno mai un solo significato, ma rimandano sempre ad altri significati. Diverse sfumature di significato che creano il personaggio. Lettura della parte finale della parodo Dea Artemide, indomita. Indomita ➤ ambito utilizzato su piani diversi

- ambito animalesco

- ambito sessuale: la ragazza che va a sposa poi viene domata la prima notte di nozze. Le

ragazze mettono insieme l'ambito di animali liberi non ancora domati e l'ambito sessuale di donne vergini.

- terzo ambito: usato quando uno muore, l'eroe che muore viene domato, io muoio perchè

Ade si impossessa di me e mi doma. Quindi ambito semantico molto ampio , tanti significati di uno stesso termine. Ade, il dio della morte, è un Dio indomabile, ribelle, nessuno può addomesticarlo perchè ha in mano la vita e la morte, inoltre chi è indomabile è colui che non muore. Il nome Admeto significa "che non muore", questo diventa epiteto di Ade perchè può non morire, lui è la morte. ➤ Prima minaccia di suicidio (rivolta agli dei) Continua minaccia di suicidio delle Danaidi. Come immagine tradizionale nella cultura greca c'è l'immagine della fanciulla che, invece di andare in sposa allo sposo, va in sposa ad Ade (Zeus di sottoterra), per il semplice fatto che non ha retto la prima notte di nozze

Per il mondo antico è importante il nome e l'identificazione , per questo motivo gli Dei hanno tantissimi epiteti: attraverso il nome, il mondo antico cerca di arrivare ad una maggior possibilità di individuazione e conoscenza. Il nome crea una realtà, una persona. Più nomi do ad una persona, più la faccio mia. Il Re e non pensa nemmeno di toccarle, dato il loro ruolo di supplici; i cugini invece, la prima cosa che minacciano di fare, è di strapparle dall'altare. Le ragazze, ora, iniziano ad identificarsi al re, raccontando la loro storia ( Mito di Iò ) Risposta di Pelasgo alla presentazione dell’identità delle supplici. Pelasgo risponde all'affermazione delle ragazze di essere greche. Pelasgo dice che assomigliano alle donne della Libia, o donne Cipriote (donne che gli artisti prendono come modelli). Ma sterzata di Pelasgo: afferma: "Ho sentito dire che" quindi logica di totale estraneità. Quindi itinerario mentale di Pelasgo che è l'itinerario che regge tutta l'opera: siete straniere, ma non c'è problema ne conoscono tante. Però ci sono anche delle donne straniere che non conosco, ma so che ci sono, ma esistono anche delle donne che non conosco e che mi fanno paura: Le amazzoni. Se le ragazze avessero un arco in mano le scambierei per amazzoni. Quindi la strada di Pelasgo inizia con l'accettazione e la protezione, ma c'è un germe di terrore velato, che infatti si conclude con la paura. Pelasgo ancora non sa cosa sta per succedere, ma nelle parole che Eschilo scrive per lui c'è già il nucleo di quello che sta per succedere. Quindi capacità tecnica che è al massimo delle possibilità. Struttura drammaturgica di base estremamente compatta e coerente Eschilo riesce a mettere insieme i significati dell'opera con la sua stessa struttura drammaturgica che la compatta tutta insieme e la riunisce tutta quanta. C'è una struttura di base che contiene tutto: contrapposizione tra fuga , inseguimento , reazione. L'animale braccato quando può scappa, diventa aggressivo quando non può più scappare. Finché possono fuggire le ragazze fuggono, la fuga diventa aggressione quando non c'è più possibilità di scampo. Quando le ragazze temono di non essere aiutate e accolte allora diventano aggressive. Macrostruttura di tutta la visione dell'opera che il drammaturgo gioca anche nelle singole battute, come in questa di Pelasgo. Il concetto che una femminilità supplice possa trasformarsi in una femminilità aggressiva è presente in queste battute del Re. La cosa che le supplici devono chiedere a Pelasgo è se, allontanandosi dall’altare, loro verranno ospitate. Pelasgo vuole confrontarsi con la città , perchè la situazione è troppo grave. Se le ospita, andrà incontro ad una guerra, e la città deve esserne consapevole. Pelasgo è molto normativo, vuole assicurarsi di non violare dei diritti degli Egizi, che hanno il diritto coniugale sulle ragazze. A questo punto le ragazze hanno due reazioni :

  1. subito fanno leva su una possibile fragilità del Re: lo accusano di essere un Re debole , che non prende delle decisioni. Ma lui ribatte subito: non è un despota, regna chiedendo il parere dei suoi cittadini. Forma di monarchia e democrazia, è un Re moderno (corrisponde al governo di Atene, i cui cittadini stanno guardando la tragedia). Le ragazze invece hanno ancora un'idea di re antico che ha totale potere sulla città e ne è totalmente responsabile.
  2. seconda minaccia di suicidio (rivolta al re e alla città) espressa in maniera enigmatica. “ Ho fasce e cinture che stringono la mia veste […] ma in essi sta un espediente astuto […] se non darai sicura garanzia a questo nostro stuolo […] voglio dire impiccarci a queste statue, subito ”. Stanno minacciando la cosa più terribile per Pelasgo, macchierebbero gli altari degli Dei con il loro suicidio; la macchia di blasfemia

rimarrebbe sulla città per sempre. ➤ Fanno esattamente il contrario di quello che dice loro Danao (fate le umili, chiedete pietà) rivelandosi ancora minacciose e aggressive. La prima volta hanno minacciato gli Dei, qui minacciano la città, la terza minaccia di suicidio avverrà di fronte all'aggressività degli Egizi (problema drammaturgico: forse prima arrivano i portavoce dei cugini, poi i cugini). 26 Ottobre Lezione n° Le ragazze avranno creduto davvero di poter scampare all'avvento dei cugini? non si sa. Il tessuto poetico fa vedere l'arrivo dei cugini mentre le ragazze sono in un tale stato di terrore e incontenibile paura: regressione ad uno stato di terrore che diventa una regressione dell'infanzia nel linguaggio. Questo fa pensare che le ragazze non avessero previsto l'arrivo così immediato, speravano di poter entrare in città prima del loro arrivo. Tutta la costruzione di aggressività è in assoluta armonia con la paura e terrore che dimostrano in questo momento. Aggressività e paura sono due facce della stessa medaglia. Problemi: non si sa se in scena compaiano subito gli Egizi o solo i loro portavoce. Ma non cambia il tipo di personaggio di gruppo che Eschilo mette in scena. Altro problema: presenza forse di un secondo coro femminile nel finale, perchè le conclusioni finali riguardano Afrodite, Anche Afrodite va rispettata e onorata, quindi devono onorarla perchè altrimenti Afrodite si sentirebbe non rispettata. Ma nel testo non si sa chi pronuncia questo intervento, quindi probabilmente c'è un secondo coro di ancelle che porta sulla scena questo dubbio sulla necessità di onorare Afrodite. Le ragazze hanno avuto conferma dell’accoglienza desiderata , tutto il popolo argivo, per alzata di mano, ha deciso di accondiscendere alle loro suppliche. Il coro benedice la città di Argo e i suoi abitanti. Danao vede che stanno arrivando le navi. Le ragazze hanno avuto l'accoglienza, ma loro sono ancora nell’altare, non dentro la città. Quindi vi è il rischio che tutto quello che è successo vada in fumo. Momento culmine in cui ancora può avvenire qualche cosa. Quando Danao vede le navi non sta con le ragazze, ma torna in città per avvisare Pelasgo, quindi lascia sole le ragazze, esposte al pericolo. Momento di solitudine delle supplici (?) , ulteriore fragilità. Le ragazze ora mettono in luce non solo l'aggressività dei cugini, ma anche la loro empietà, non hanno rispetto degli dei e degli altari. Descritti con metafore animali: cani, lupi, mostri che mangiano carne a pezzi. In Eschilo sempre queste metafore per rendere evidente lo spessore umano. Le ragazze spaventate si augurano di diventare fumo, di sparire nel nulla. Ancora insistenza sul nero. ➤ Terza minaccia di suicidio: struttura che sta alla base del testo sempre di 3 in 3. Utilizza 3 termini con Alfa privativo in momenti di grande tensione. Quindi utilizzo del 3 per far capire che in quel momento c'è qualcosa di importante, da rilevare. Inoltre numero 3 è un numero sacro nell'antichità. Arrivo dei cugini (o dell’araldo egizio) Le ragazze hanno già previsto quello che succederà, non avranno pietà di loro. I cugini dimostreranno un assoluto disprezzo degli Dei locali. Loro venerano solo gli Dei d'Egitto. Eschilo ricostruisce questo arrivo come l'arrivo dell'Empietà, l'arrivo di un estraneo che non rispetta il luogo. Sono stranieri completamente, non rispettano nessuna norma divina, una

È qualcosa che mi da pace ma nel contempo faccio fatica ad ottenere ma lo ottengo. È qualcosa che individua il momento amoroso come momento positivo, in cui il desiderio di seduzione è in armonia. Perché mai i cugini hanno avuto una così buona navigazione? Dubbio! Il terrore a questo punto è che Afrodite sia dalla loro parte, altrimenti non sarebbero arrivati così in fretta. Le supplici ci hanno messo un sacco ad attraversare il mediterraneo, mente i cugini ci hanno messo poco. Il dubbio è lecito perché chi ha contro Afrodite va in contro a tragedia, guerre, tempeste. Tutto si rovescia in questo dubbio. La necessaria azione di Afrodite si apre con l’arrivo dei cugini. Le ragazze vengono quindi colpevolizzate di fuggire Afrodite e di onorare solo Artemide. Fugadesi : termine con cui le ragazze si definivano all’inizio, ragazze in esilio, in fuga dai cugini. Qui stesso termine per dire che le ragazze stanno cercando di fuggire da Afrodite, e chi fugge da Afrodite verrà condannato. Il gruppo delle ragazze viene vista fuggire dai cugini ma contemporaneamente fuggire dalla dea: fuga empia. Il pubblico quindi si aspetta che succeda qualcosa. Ciò che è destino dovrà accadere. Cosa devono fare queste ragazze quindi? Devono venerar entrambe le dee. Finché la ragazza non è sposta deve generare Artemide. Dopo che la ragazza si è sposata (ha l’obbligo di sposarsi, non farlo è una grave colpa. Per il mondo greco diventi adulta prendendomi la responsabilità del mio futuro divenendo sposa e madre. Non ci si può sottrarre alla sessualità). Loro poi accetteranno di sposarsi (seconde nozze). Il coro dice che loro non possono rifuggire le nozze in generale, e se Afrodite vuole che lo sposalizio avvenga coi cugini, così deve essere. La colpa ora è quella di non venerare nel momento giusto la dea giusta, non posso sottrarmi. Il rifiutarsi di assumere un’identità sessuale definita, che si identifica con lo stato civile, è una colpa. Così sarà fino dopo l’avvento del cristianesimo, quando la la verginità inizierà a porsi come contestazione e necessità di libertà. Rivendicazione di autonomia e indipendenza nel rifiutarsi si assumere il ruolo sessuale che vuole la società. Chi vuole mantenere la propria diversità, deve mantenere anche la propria verginità, assumendomene tutta la responsabilità. Le ragazze non possono restare vergini, non possono non sposarsi nonostante loro vogliano verginità è libertà, in contrapposizione a ciò che vuole la società. Quanti messaggi ci sono qui entro cui Eschilo organizza il tutto?

- Tema di fuga ed esilio (prima cosa detta, di fugge con una ragione precisa. Non è perché ho

compiuto un crimine ma cerco la salvezza nell'esilio. Tema di fuga da Afrodite e dalle proprie responsabilità e obblighi civili, ruolo etico e sociale. La fuga può avere molte ragioni e facce

- Tema dell’accoglienza (il supplice è sacro), però Pelasgo pone il concetto fondamentale che

ogni decisione che modifichi in maniera netta il gruppo e lo esponga a rischi deve essere una decisione collettiva della città. Siamo ad Atene e Eschilo mette in scena ciò che la città decide: Argo raffigura Atene e si fa città accogliente.

- Tema di un più stretto ragionamento sulla violenza sessuale, sulla sessualità. Che cos'è

violenza sessuale: una richiesta non voluta di matrimonio è violenza? È giusto rifiutare? Eschilo mette in scena la violenza mostruosa subita dalle supplici. Ciò che per i cugini è diritto, per le ragazze è violenza. Ragionamento di tipo civico: che cos’è un diritto matrimoniale e cosa invece è violenza? Cosa pensa una ragazza che subisce questa violenza? Ragionamento di fondo, durante tutto il teatro greco: da cosa proviene il male? Da cosa scaturisce? Quali sono i punti di fragilità che posso arrivare a distruggere me, il gruppo, la città? Siamo di nuovo alla vicenda di Medea: struttura di terrore di cui sono intrise le danaidi che le porterà all’aggressività che causerà la morte dei cugini la prima notte di nozze. Terrore e aggressione che, come Medea, porta ad un aggressività ancora peggiore rispetto a quella subita. Struttura di fondo dell'opera. Opera di uno spessore di messaggio, parallelismo di messaggi molto difficile da far arrivare oggi ad un pubblico che, non come il pubblico di allora, non può capire.