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Una panoramica esaustiva delle variabili qualitative e ordinali, concetti fondamentali nella ricerca psicologica. vengono illustrate le differenze tra variabili nominali e ordinali, con esempi pratici che chiariscono l'applicazione di questi concetti in contesti sperimentali. si approfondisce la natura delle variabili, la loro distinzione dalle costanti e le operazioni possibili su variabili nominali e ordinali. Un'ottima risorsa per studenti che si avvicinano alla metodologia della ricerca in psicologia.
Tipologia: Appunti
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Misurazione, variabili e costanti Il processo di misurazione ci permette di definire variabili a cui vengono assegnati dei valori. In quanto tali, le variabili, hanno una natura mutevole e non restano dello stesso valore. Quanto meno non sono obbligate a restare fisse ma possono assumere due o più valori. Le costanti, d’altra parte, sono tali per la loro caratteristica di restare immutabilmente espressione di un unico valore che per definizione non cambia. Le costanti sono di scarso interesse, seppur necessarie. Variabili e costanti La natura mutabile delle variabili necessita un approfondimento. Non si deve pensare una variabile come un qualcosa in continuo cambiamento, piuttosto bisogna pensare alle variabili come un elemento che può assumere diversi valori da individuo a individuo in una sperimentazione psicologica. Una costante non varia perché tutti gli individui ne avranno lo stesso valore. Variabili e costanti assumono significato relativamente alla sperimentazione che rappresentano e potrebbero cambiare la loro natura in un diverso contesto.
Variabili La più semplice variabile che possiamo immaginare è spesso anche la più usata nelle sperimentazioni psicologiche: il genere. La variabile «genere» può assumere due valori: «maschio» o «femmina». Dal momento che può assumere due o più valori per i diversi individui, è facile capire che «genere» è una variabile. In una sperimentazione di sole femmine o soli maschi la stessa variabile «genere» non ha più caratteristiche di variabile ed è dunque una costante, infatti non varia tra gli individui di un campione. Variabili qualitative La variabile «genere» può assumere due valori «maschio» o «femmina» che non sono delle quantità, ma potremmo definire come qualità di appartenenza, delle etichette che identificano il valore della variabile. Questo tipo di variabili si definiscono variabili qualitative e hanno la caratteristica di non assumere un valore numerico che sia una quantità. Infatti, se anche identifico 1 per etichettare i maschi e 2 per etichettare le femmine, questi valori assunti dalla mia variabile («1» e «2») non rappresenteranno delle quantità ma solo delle etichette.
Proprietà 1: i numeri rappresentano etichette con nomi diversi; In questo caso avremo variabili nominali. Le proprietà del sistema numerico definite da Stevens relative alle variabili ordinali sono: Proprietà 2 : i numeri possono essere ordinati; In questo caso avremo variabili ordinali (che sono anche variabili nominali, in quanto pur sempre etichette) Operazioni su variabili nominali Sulle variabili nominali potremmo solo confrontarle con i possibili valori e dire se sono uguali o diversi. Così per ogni individuo di un campione possiamo dire se la variabile «genere» assuma il valore «maschio» o «femmina». Possiamo ad esempio chiederci se l’individuo 8 è un maschio (genere = maschio?) o una femmina (genere ≠ maschio oppure genere = femmina?). Queste operazioni di uguaglianza / disuguaglianza sono le uniche possibili per le variabili nominali e hanno lo scopo di identificare il valore assunto da una variabile per ciascun individuo. Sulle variabili ordinali potremmo sia confrontarle con i possibili valori e dire se sono uguali o diversi, sia vedere se sono maggiori o minori. Così per ogni individuo di un campione possiamo dire se la variabile «titolo di studio» assuma il valore «diploma» o «laurea triennale». Possiamo ad esempio chiederci se l’individuo 8 è laureato (titolo di studio = laurea?) ma possiamo anche chiederci se il soggetto 8 è più titolato in un diplomato (titolo di studio > diploma?) il che è come chiedere se ha una laurea o un dottorato/specializzazione.
Quindi una variabile ordinale consente anche un’operazione in più (maggiore di / minore di) rispetto alle nominali che ammettono solo uguaglianza / disuguaglianza. Variabili ordinali Tra le variabili nominali talvolta è possibile inserire un ordinamento, ovvero poter stabilire un ordine tra i valori. In tal caso queste variabili, oltre a continuare a essere nominali (sono pur sempre delle etichette), sono anche variabili ordinali. Le variabili ordinali sono sempre anche variabili nominali. La caratteristica peculiare di poter inserire un ordinamento per queste variabili, riguarda esclusivamente i loro valori. Dunque non importa se una variabile ordinale ha un ordine rispetto ad altre variabili, ma conta solo che i suoi valori siano ordinabili. Le variabili ordinali sono ordinabili rispetto al contenuto e se non lo sono potrebbero essere solo nominali (sempre che varino). Ad esempio la variabile «razza» è nominale ma non è ordinale perché i valori che essa assume («caucasico», «asiatico», …) non sono ordinabili secondo una logica crescente o decrescente. Invece, una variabile come il «titolo di studio» assume dei valori ordinabili sulla base della scolarità necessaria per raggiungere un nuovo valore più elevato («licenza elementare», «licenza media», «diploma», «laurea triennale», «laurea magistrale», «master» e infine «dottorato/specializzazione»). La variabile ordinale «titolo di studio» assume dei valori ordinabili sulla base della scolarità necessaria per raggiungere un nuovo valore più elevato, infatti: «licenza elementare», richiede 5 anni di studio «licenza media», richiede altri 3 anni di studio oltre al precedente