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LEONARDO SCIASCIA ITALIANO, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

RIASSUNTO DI ITALIANO 3, LEONARDO SCIASIA VITA E OPERE

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 28/04/2020

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LEONARDO SCIASCIA
Con l’opera do LS il realismo critico si rivolge a un’inquieta analisi dell’antropologia italiana. La scrittura si
pone insieme come confronto difficile e rischioso col mondo oggettivo e come estremo esercizio di una
ragione che cerca di approfondire l’analisi degli avvenimenti e di suggerire l’ipotesi di una vita civile libera e
razionale. Fatti e circostanze vengono spesso rivisti e interpretati attraverso il punto di vista della grande
letteratura del passato. L’impegno narrativo e quello politico civile giungono a scambiarsi le parti. Le scelte
polemiche di Sciascia si sono sempre fondate su una razionalità laica, lontana dalle semplificazioni,
l’aspirazione a vedere la realtà con il più lucido rigore razionale lo ha portato a mettere in luce tutta la
carica negativa di quelle forme di potere che fanno leva su intrecci perversi. È arrivato a mostrare la
difficoltà dell’esercizio della ragione e della verità, il loro sottrarsi e nascondersi entro le trame e le
complicate strutture della società. La Sicilia è un’immagine esemplare delle tendenze più perverse
dell’intera realtà italiana. come per molti altri la sua terra (Sicilia) rappresenta per lui una metafora del
mondo, un modo che è una trappola dove la ragione è costretta a cercare se stessa, a difendere
ostinatamente la sua funzione di giustizia e di verità. Proprio per questo in Sicilia la narrativa si è sempre
intrecciata con la saggistica, la diretta invenzione letteraria con la riflessione sulla letteratura e così i modelli
letterari hanno avuto un’esplicita funzione di rivelare significati e caratteri di eventi reali. La scrittura di S ha
una precisione estrema, capace di illuminare la realtà: una scrittura di tipo classico, dietro la quale si
avverte il modello della grande letteratura illuministica.
Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento (allora denominato Girgenti), l'8 gennaio del
1921. Scrittore tra i migliori del novecento, polemista e giornalista, brillante saggista, punto di riferimento
anche in politica per diverse generazioni, ha fatto della Sicilia e dei suoi problemi una metafora letteraria in
grado di descrivere qualsiasi parte del mondo. La sua opera rappresenta inoltre, un punto di riferimento di
quella corrente letteraria e saggistica che fa a capo alla definizione di "realismo critico". L'ambito nel quale
nasce e cresce il piccolo Leonardo, è quello della piccola borghesia siciliana. Primo di tre fratelli, sua madre
viene da una famiglia di artigiani, mentre il padre è uno dei tanti operai impegnati nelle miniere di zolfo
della zona agrigentina, cara, com'è noto, anche a Luigi Pirandello. Nel 1927, Sciascia comincia la sua
esperienza scolastica, rivelando sin da subito il suo amore e la sua ottima predisposizione per materie come
la letteratura e, soprattutto, la storia. Il tempo extrascolastico invece, lo trascorre con gli zii, oltre che con il
nonno, punto di riferimento cui spesso ritorna nelle sue lettere in età matura. Nel 1935 poi, il futuro
scrittore si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia, iscrivendosi all'Istituto Magistrale IX Maggio. Qui, il suo
insegnante è il noto autore Vitaliano Brancati, il quale ci mette poco a diventare un nume per lo scrittore di
Racalmuto, soprattutto da un punto di vista letterario. Brancati, Manzoni e Pirandello sono, infatti, per
Leonardo Sciascia, dei veri e propri punti di riferimento stilistici e teorici in ambito letterario. Inoltre, nella
scuola di Caltanissetta, si imbatte anche in un'altra personalità di prestigio, il giovane insegnante Giuseppe
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LEONARDO SCIASCIA

Con l’opera do LS il realismo critico si rivolge a un’inquieta analisi dell’antropologia italiana. La scrittura si pone insieme come confronto difficile e rischioso col mondo oggettivo e come estremo esercizio di una ragione che cerca di approfondire l’analisi degli avvenimenti e di suggerire l’ipotesi di una vita civile libera e razionale. Fatti e circostanze vengono spesso rivisti e interpretati attraverso il punto di vista della grande letteratura del passato. L’impegno narrativo e quello politico civile giungono a scambiarsi le parti. Le scelte polemiche di Sciascia si sono sempre fondate su una razionalità laica, lontana dalle semplificazioni, l’aspirazione a vedere la realtà con il più lucido rigore razionale lo ha portato a mettere in luce tutta la carica negativa di quelle forme di potere che fanno leva su intrecci perversi. È arrivato a mostrare la difficoltà dell’esercizio della ragione e della verità, il loro sottrarsi e nascondersi entro le trame e le complicate strutture della società. La Sicilia è un’immagine esemplare delle tendenze più perverse dell’intera realtà italiana. come per molti altri la sua terra (Sicilia) rappresenta per lui una metafora del mondo, un modo che è una trappola dove la ragione è costretta a cercare se stessa, a difendere ostinatamente la sua funzione di giustizia e di verità. Proprio per questo in Sicilia la narrativa si è sempre intrecciata con la saggistica, la diretta invenzione letteraria con la riflessione sulla letteratura e così i modelli letterari hanno avuto un’esplicita funzione di rivelare significati e caratteri di eventi reali. La scrittura di S ha una precisione estrema, capace di illuminare la realtà: una scrittura di tipo classico, dietro la quale si avverte il modello della grande letteratura illuministica. Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento (allora denominato Girgenti), l'8 gennaio del

  1. Scrittore tra i migliori del novecento, polemista e giornalista, brillante saggista, punto di riferimento anche in politica per diverse generazioni, ha fatto della Sicilia e dei suoi problemi una metafora letteraria in grado di descrivere qualsiasi parte del mondo. La sua opera rappresenta inoltre, un punto di riferimento di quella corrente letteraria e saggistica che fa a capo alla definizione di "realismo critico". L'ambito nel quale nasce e cresce il piccolo Leonardo, è quello della piccola borghesia siciliana. Primo di tre fratelli, sua madre viene da una famiglia di artigiani, mentre il padre è uno dei tanti operai impegnati nelle miniere di zolfo della zona agrigentina, cara, com'è noto, anche a Luigi Pirandello. Nel 1927, Sciascia comincia la sua esperienza scolastica, rivelando sin da subito il suo amore e la sua ottima predisposizione per materie come la letteratura e, soprattutto, la storia. Il tempo extrascolastico invece, lo trascorre con gli zii, oltre che con il nonno, punto di riferimento cui spesso ritorna nelle sue lettere in età matura. Nel 1935 poi, il futuro scrittore si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia, iscrivendosi all'Istituto Magistrale IX Maggio. Qui, il suo insegnante è il noto autore Vitaliano Brancati, il quale ci mette poco a diventare un nume per lo scrittore di Racalmuto, soprattutto da un punto di vista letterario. Brancati, Manzoni e Pirandello sono, infatti, per Leonardo Sciascia, dei veri e propri punti di riferimento stilistici e teorici in ambito letterario. Inoltre, nella scuola di Caltanissetta, si imbatte anche in un'altra personalità di prestigio, il giovane insegnante Giuseppe

Granata, futuro senatore del Partito Comunista Italiano. Da lui, il futuro autore apprende l'insegnamento degli illuministi, oltre che gli autori statunitensi. Voltaire, da quel momento, diventa per lui un modello filosofico e critico. Nel 1941, dopo aver passato al terzo tentativo la visita di leva, Leonardo Sciascia supera l'esame per diventare maestro elementare. Nello stesso anno, l'ammasso del grano di Racalmuto lo assume come impiegato. Qui, ci resta fino al 1948, apprendendo la realtà contadina siciliana, la quale ritorna in alcune sue opere. Nel frattempo però, il maestro incontra Maria Andronico, che sposa nel 1944. Laura e Anna Maria sono le figlie che lo scrittore ha dall'unione con la donna. Al matrimonio segue il primo incarico come insegnante, presso la scuola elementare di Racalmuto. In questi stessi mesi però, Sciascia deve fare i conti con un evento spiacevole: il suicidio del fratello Giuseppe, capitato nel 1948. Un evento che segna per sempre l'animo dello scrittore. A partire dagli anni '50, comincia ad entrare nel vivo della vita politica e letteraria non solo siciliana. È del 1952 infatti, la sua prima pubblicazione, "Favole della dittatura", nella cui raccolta è facile intuire le simpatie politiche dell'autore, sempre più spostate a sinistra. L'anno dopo si aggiudica il "Premio Pirandello", grazie ad un suo brano di critica sul grande autore siciliano. Intanto, dirige periodici letterari, come "Galleria" e "I quaderni di Galleria", collabora ad alcune edizioni per Salvatore Sciascia, suo omonimo animatore culturale, e nel 1956 pubblica il suo primo, vero libro: "Le parrocchie di Regalpietra". È un'inchiesta documentaria della sua vita di insegnante in un paese che, per larghi tratti, somiglia alla sua Racalmuto. La storia di una delle tante province siciliane non è tratteggiata con rigore giornalistico, ma evocata attraverso una serie di situazioni possibili che l'autore immagina come accadute. È lo stile, ancora in fieri, dello Sciascia successivo, quello de "Il giorno della civetta" e di "Una storia semplice". In questi anni poi, per quasi un biennio, si trasferisce a Roma, al Ministero della Pubblica Istruzione. Da qui, scrive una raccolta di racconti, "Gli zii di Sicilia", discostandosi un poco dalla stile intrapreso con il romanzo precedente. Per ritrovarlo, bisogna attendere il suo ritorno a Caltanissetta e l'ormai noto libro "Il giorno della civetta", da cui qualche anno dopo il regista Damiano Damiani trae un film molto apprezzato da critica e pubblico. Il libro è ispirato alla vicenda dell'assassinio del sindacalista comunista Miraglia, avvenuto nel 1947, ed è un riflesso dell'attenzione che l'autore ripone sempre di più nei confronti della realtà a lui vicina. In questi anni infatti, egli lavora al Patronato scolastico ma, soprattutto, osserva. E vede, annota, intuisce tutti quei meccanismi allora sconosciuti, quando non oscurati, all'opinione pubblica e che si riferiscono al fenomeno della mafia. "Il giorno della civetta" porta questa parola in tutta Italia, con un romanzo che si pone esattamente a metà strada tra narrazione e saggistica. Lo sfondo giallo, infatti, è soprattutto un pretesto per fotografare e raccontare una realtà assai complessa e addirittura sottovalutata dalla narrativa e dalla politica nazionale. Nel 1967, Leonardo Sciascia si trasferisce a Palermo. Dal suo impiego statale si ritira tre anni dopo, decidendo di dedicarsi totalmente alla scrittura e alla vita politica. Diventa un intellettuale controcorrente, problematico, deciso a criticare e guardare con ottica disincantata tutti i movimenti politici ed ideologici, compresi quelli a lui vicini, come il comunismo e il partito radicale. "Il contesto", uno scritto del 1971, non manca di sollevare alcune polemiche anche in questi ambiti, tirando in

Nei racconti “Gli zii di Sicilia” la sconfitta della ragione viene motivata attraverso un confronto con il mito e con la politica vista come un mito. Nel romanzo breve “Il giorno della Civetta” (basato sulla morte di Miraglia) l’inchiesta sulla realtà siciliana si apre appoggia a una particolare uso della struttura del giallo: il detective = sforzo ostinato della ragione tra poteri e complicità che ne eludono e cancellano ogni traccia. Non solo i detective ma anche tutti coloro che vogliono ricostruire la verità dei fatti del passato devono scontrarsi con la falsificazione e l’impostura, alla quale è dedicato il romanzo storico “Il consiglio d’Egitto”. Il romanzo “A ciascuno il suo segue ancora la struttura di giallo”: il professore Laurana indaga su un delitto e scopre responsabilità e complicità impensabili fino a cadere lui stesso nella trappola degli assassini. La morte dell’inquisitore denuncia contro gli orrori dell’inquisizione. Il contesto è un breve giallo che presenta come parodia: in un paese indeterminato (Italia ca.) l’ispettore Rogas indaga su una serie di misteriosi assassini di giudici. Todo modo si rivolge più direttamente verso il sistema di potere democristiano; riesce a ricreare nel modo più denso il clima che l’autore sente gravare sull’Italia contemporanea. Una realtà in cui la lotta di potere si svolge attraverso trame che si incastrano l’una nell’altra e che non è mai possibile ricostruire fino in fondo. Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia è una specie di autobiografia intellettuale appassionata e ironica in cui S ripercorre le delusioni del suo rapporto con il partito comunista, e più genericamente del suo rapporto intellettuale disorganico con il mondo politico. I tre brevi romanzi hanno accompagnato, negli anni Settanta, un’attività polemica e saggistica e giudizi sul mondo contemporaneo. In questi lavori sembra come approfondirsi la delusione di Sciascia difronte alla impossibilità di raccontare fino in fondo i caratteri dell’Italia più recente. Ma a una narrativa all’altezza del confuso e difficile presente Sciascia stava pensando negli ultimissimi anni, ne conservano traccia alcuni racconti gialli; dove la tematica consueta di carica di più dolenti riflessioni autobiografiche figure solitarie di giudici e di poliziotti che rappresentano l’ultima resistenza della ragione contro l’ingiustizia, contro il ramificarsi sempre più esteso e indecifrabile delle reti mafiose. Partendo dalla complicata realtà siciliana, egli ha indagato sulle complicazioni dei rapporti sociali e della scena pubblica contemporanea, mantenendo fede ad alcuni valori estremamente semplici, come la ragione, le giustizia, la libertà.