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Leonardo Sciascia, Todo Modo. appunti e analisi del corso di Marco Antonio Bazzocchi
Tipologia: Appunti
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L. Sciascia 1974 Due fasi di trasformazione dei generi letterari (neoavanguardia con gruppo 63 e postmoderno), entrambe parte del postmoderno = epoca culturale che, con molteplici atteggiamenti, ha cercato di dare una risposta ai problemi posti dalla postmodernità (epoca storica iniziata dalla metà degli anni 50, termine che non ha preso piede in campo storico). Postmodernismo è invece una produzione artistico-culturale che, negli stati-Uniti, ha dato una forma organica alla svolta storica della postmodernità. Anni 50 68: due traumi che causano la mutazione antropologica di cui parla Pasolini
- Boom economico (anni 50-60) - movimenti studenteschi nati negli Stati Uniti contro morale, sapere elitario, emarginazione delle culture minori 68 contestazioni studentesche in Italia Anni 70 77 Crisi economico-sociale (1972-73): - Crisi petrolifera e politica di Austerity 1973 - esaurirsi delle contestazioni - inizio del terrorismo ( anni di piombo : Piazza Fontana a Milano 1969 – Caso Moro 1978 - Stazione di Bologna 1980) - Referendum sul divorzio 1974 Due fasi che portano ad un profondo cambiamento di: 1. Potere politico
Leonardo Sciascia si dedica al racconto poliziesco , che esisteva solo a livello popolare. Lo riprende in maniera più seria perché pensa che l’indagine poliziesca sia il modo migliore per rappresentare le caratteristiche dell’Italia Meridionale di quel tempo. Della questione meridionale avevano già parlato in molti, mettendo in luce la Cultura popolare non ancora superata dal consumismo. Studiata negli anni 50, in particolare dall’antropologo Ernesto De Martino , allievo di Croce, il quale si era recato in Puglia per un’esplorazione volta a cogliere usanze popolari fondate su credenze antichissime, già emerse nelle opere di Carlo Levi, in particolare in Cristo si è fermato ad Eboli , in cui viene descritta una società chiusa nelle sue tradizioni ancestrali e superstizioni, verso le quali l’autore prova una grande rispetto, sperando in una rivoluzione contadina che mantenga queste tradizioni.
Allo stesso tempo si rifà a Pirandello per la problematica dell’ identità dell’individuo : all’inizio della narrazione fa un parallelo fra la lettura di De Benedetti della teoria di Kant ( secondo la quale l’universo è una catena di cause derivate da una scelta, dunque dalla libertà ), e quella di Pirandello ( secondo la quale
la vita è una catena di dipendenze casuali che nascono da una condizione di solitudine, dunque di assoluta libertà ). Il narratore ora si trova in questa situazione: essendo solo e libero, percepisce le infinite possibilità della vita, e di conseguenza prova un senso di inquietudine ed apprensione. Tale situazione di assoluta libertà viene meno nel momento in cui vede un cartello che attira la sua attenzione. Insiste sul ruolo del caso: il primo omicidio , anello che si salda sulla catena della casualità, lo porterà a rimanere nell’albergo più di quanto aveva deciso. Così anche il cuoco si è trovato a lavorare nell’albergo per caso , dovendo sostituire un amico.
Affronta il rapporto fra Chiesa e politica, esemplificato nel gruppo di religiosi e politici , descritto da Pasolini come una piramide fatta di rapporti mostruosi. Pasolini descrive questo potere come una piramide monolitica all’esterno, labirintica e mostruosa all’interno. Coerentemente a ciò, dice Pasolini, gli omicidi del romanzo rappresentano gli omicidi politici di quegli anni. Tale gruppo rappresenta un potere- leviatano , cioè il potere immenso dello stato, rispetto al quale l’individuo si annulla perché il potere ha tappato ogni possibilità di fuga , sospendendo la storia stessa, come emerge dalla dimensione metafisica in cui è ambientato il romanzo. L’obbiettivo non è quello di ottenere un risvolto pratico, cioè di smuovere il lettore ad un intervento nel presente, ma di suscitare inquietudine attraverso la conoscenza del mondo in cui vive. È la stessa inquietudine che spinge l’autore ad un rapporto conflittuale con il partito comunista. In ogni caso, rappresentando in maniera più esplicita il contesto politico di quegli anni, si discosta dalla tendenza preminente in ambito postmoderno a velare, a rendere ambiguo qualunque riferimento al presente. Il narratore giunge ad un albergo, seguendo un cartello che indicava Eremo di Zafer. Scopre che si tratta del luogo di riunione di una comunità religiosa, dove importanti uomini religiosi, politici e industriali si dedicano ad esercizi spirituali , pratica gesuitica : il titolo viene dall’espressione todo modo para buscar la voluntad divina, che Ignazio di Loyola utilizzava per descrivere tali pratiche. Il gruppo di importanti uomini politici e religiosi , tutti legati a Don Gaetano, rappresenta il potere politico di quegli anni , che passa attraverso rapporti di interesse , spesso legati alla Chiesa, la quale, secondo un compromesso, aveva accettato il nuovo potere, promettendosi di non entrare però nelle questioni politiche (Pasolini l’aveva detto chiaramente negli Scritti Corsari). Discussione sulla restaurazione del diavolo da parte di Paolo VI (in carica durante il rapimento di Moro, aveva ribadito l’esistenza di Satana là dove la negazione di Dio si fa radicale, in particolare in un periodo nel quale la presenza malefica e pervertitrice di Satana era particolarmente attiva), un uomo politico suggerisce che forse non era il momento. Don Gaetano sostiene che invece è proprio il momento , poi passa a citare i Commentarii di Papa Pio II Piccolomini, umanista e Papa che, cosa inusitata, si era dedicato alla sua autobiografia, ma gli altri non li conoscevano. Risulta sempre superiore agli altri in virtù della sua cultura. Il narratore dice che il diavolo , raffigurato mentre tenta il santo sulla prima facciata del Menù, si materializzava nell’abbondanza di cibo , nel gruppo delle cinque donne che civettavano (che erano le amanti dei politici). Tutti ritornano nel cortile dopo le “meditazioni”: qui sente muovendosi un po’ a caso le conversazioni, capisce che ognuno sta tramando contro l’altro , dunque il cortile diventa un telaio di inganni. Ricorre il verbo mangiare. Si rende conto che è un parlar figurato , cioè parlano di affari che riguardano i soldi. Si dispongono in un cerchio attorno a Don Gaetano, poi in un quadrato, per recitare il rosario: Don Gaetano rimane sempre in prima fila, mentre gli altri continuano a cambiare posizione. Paragona il movimento e la preghiera alla confusione di una bolgia , in particolare quella dei ladri. Anche il giorno successivo, dopo che il pittore aveva passato una giornata con le cinque donne e aveva deciso che sarebbe stata l’ultima notte sull’eremo, il cuoco insiste a descrivere la scena come un vero e proprio spettacolo , che non vuole in alcun modo perdersi.
Fra i due si instaura un rapporto di complementarità : D.G. dice frasi reazionarie , rivoluzionarie, come risposta alle domande del narratore. Il dialogo che porta al culmine la visione metafisica di D.G ., si chiude con il narratore , che, per la prima volta, esprime un giudizio negativo sul prete, e decide di andarsene per primo , con l’intento di sottolineare la sua diversità rispetto a Don Gaetano e agli altri potenti. Ma tornato nella sua stanza, trova i Pensieri di Pascal , che probabilmente D.G. gli aveva lasciato ancora prima della discussione. Il segnalibro è posto sul pensiero 460, che sembra alludere alla perdita della originaria natura buona di D.G. ed anche del pittore, che l’ha persa giungendo sull’eremo, e dunque alla possibilità di acquisirne una malvagia. D.G. avrebbe dunque voluto mandare un messaggio chiaro: il pittore ha perso la sua originaria natura buona e, come lui, ne ha acquisita una malvagia, come se D.G. gli avesse dato i suoi occhiali diabolici, che gli fanno vedere il mondo da un’altra prospettiva. Ciò emerge quando il pittore, accingendosi a fare il nudo di donna come aveva promesso a Scalambri, pensa a farlo più brutto possibile, in modo che egli decida di liberarsene, accorgendosi così del grande valore del quadro, e dunque del grande valore del pittore, provando quindi verso di lui invidia. Mostra quindi di avere una mente contorta e pervertita, come quella di Don Gaetano. Il messaggio lasciato da D.G. potrebbe dunque costituire un’allusione alla colpevolezza del pittore per l’omicidio del Don: il pensiero avrebbe costituito un invito a ucciderlo , dato che ormai la sua natura è divenuta malvagia. L’avrebbe ucciso dopo aver terminato il disegno rivelatore , con la rivoltella lasciata nel bosco dal primo assassino. Il giorno successivo il commissario gli annuncia di aver trovato tutti gli assegni che Michelozzi aveva destinato agli altri potenti, dunque in qualche modo tutti potevano essere potenziali colpevoli : si avvera la profezia di Don Gaetano e il commissario sembra disperare sulla possibilità di trovare il vero colpevole (per questo sarebbe potuto essere lui l’assassino, ma Sciascia non vi allude mai). Non abbiamo in alcun modo conferma di chi sia stato l’assassino , anche se il significato attribuito al pensiero di Pascal potrebbe far propendere per il pittore. Lui stesso alla fine del romanzo, allude ironicamente alla sua colpevolezza, quando Scalambri ipotizza che se si lascia la strada del buonsenso il colpevole può diventare anche uno di loro tre. La trama rimane quindi sospesa , in quanto ascrivibile ad una dimensione metafisica: così il genere giallo, secondo la consuetudine manieristica del postmoderno italiano, viene smantellato. Il cuoco definisce la preghiera uno spettacolo (in virtù del suo punto di vista della piramide di potere). Avviene il primo omicidio : cade a terra un senatore, l’onorevole Michelozzi, presidente di un grosso ente di stato, che aveva scambiato varie battute a cena con Don Gaetano , il quale rimane impassibile guardando il corpo ( impassibile, il pretaccio). Il pittore si sente ancora in una condizione di spettatore , gli sembra che l’omicidio sia volto a rendere più movimentata la preghiera. Il cuoco dice che per fortuna erano seduti su una panca , perché la polizia cercherà un sospettato, e non lo farà di sicuro fra coloro che pregavano, sebbene fossero più vicini a lui. E infatti Don Gaetano dice che sarà stato qualcuno dal bosco, a sparare. E tutti gli uomini, descritti come una platea, emettono un coro di approvazione. Durante l’indagine della polizia, dopo aver incontrato un suo vecchio compagno di scuola che era procuratore, continua a sentire la parola insostituibile per descrivere la vittima. Fin da subito egli ha un ruolo attivo nell’indagine , ed espone le sue ipotesi (è stato qualcuno nel quadrato a sparare perché lo sparo è stato uno solo e il rumore proveniva da vicino). L’avvocato Voltrani risulta essere o testimone dell’omicidio, che ammette di non aver avuto l’impressione di averlo sempre a lato, oppure l’omicida stesso. Viene colpito e gettato dalla terrazza. Salto temporale: dopo aver interrogato D.G. per 3 ore senza ricavare nulla , decide di utilizzare la presenza delle 5 donne per ricattarlo o per vendicarlo. Nasce una lotta psicologica fra i due : a cena il Ministro, dalla parte di D.G., dice che nessuno presente in sala può aver commesso i delitti. Si creano due fronti (Ministro
e D.G. contro Scalambri), rispetto ai quali il pittore mantiene il suo ruolo di osservatore esterno. Scalambri dopo cena deve appoggiarsi al pittore per camminare, ormai vinto da D.G., che ha sconfitto i rappresentanti della giustizia ( per questo sarebbe potuto essere lui l’assassino, ma Sciascia non vi allude mai ).
Attraverso la voce di un famoso pittore da lui amato, sulla quale identità in molti hanno discusso. Vi sono due ipotesi, ma probabilmente prende elementi da entrambi:
Mondo Siciliano : Vuccirìa (mercato di Palermo) tema dell’ erotismo femminile : dice che non dipingeva le donne come Delvaux, cioè inserite in un ambiente magico o mitologico. Crocifissione : ispirato alla pittura cubista, irreale per i colori, 3 figure femminili seminude. Per il quadro fu attaccato dal mondo della Chiesa, ma acquisì successo. Menzionata nella conversazione con i Cardinali, dunque è strano che nomini sé stesso.
ambiente onirico , con citazioni di statue dell’antichità/mondo barocco, che creano un senso di inquietudine e di morte (scheletro con teschio, melagrane=frutti di Proserpina), per questo “ sonno romano ”.
Redon (fine 800), che dipingeva vedute con presenza di un grande occhio, che dunque guardava alle architetture dall’interno di esse, come un pipistrello che volteggia e batte da una parete all’altra (a differenza di Magritte, De Chirico, Delvaux). In Clerici dunque avviene uno sdoppiamento fra l’occhio-punto di vista che guarda alle architetture secondo la prospettiva classica di Piero della Francesca , e l’occhio-pipistrello che vede il mondo dall’interno degli
Vede un gruppo di cinque donne in costume in una radura , unica parte illuminata del bosco , e le spia. Tale visione viene descritta come un’apparizione, dunque le donne acquisiscono una connotazione mitica e magica, quasi fossero delle ninfe. Vengono paragonate ad un quadro di Delvaux proprio per l’atmosfera sospesa , a metà fra surreale e metafisico , che le circonda, per la loro immobilità, disposizione e prospettiva rispetto all’occhio dell’osservatore. Il narratore invece, spiega, non è in grado di dipingere le donne in un’atmosfera simile.
Don Gaetano ipotizza che il diavolo presti gli occhiali al povero eremita, dunque egli pensando di leggere il Vangelo legge il Corano. Gli dona degli occhiali ingannatori, ma l’eremita rifiuta sospettando l’inganno. Successivamente, in occasione della cena, nomina Manetti come uno dei migliori della sua epoca , e menziona proprio quella crocifissione che creò scandalo per i personaggi nudi. Visto come segno di purità delle figure, ben diverso dalle critiche di blasfemia che 30 anni prima venivano rivolte al quadro. Ma un cardinale lo definisce comunista , e Don Gaetano fa una strana affermazione, irriverente ( Non possiamo non dirci comunisti ), che rovescia il senso comune. Forse il quadro di Manetti potrebbe rappresentare la situazione narrativa: gli occhiali del diavolo rappresentano l’interpretazione ingannevole che D.G. dà al narratore, ma poi Don Gaetano, per vedere meglio la firma, tira fuori gli stessi occhiali del diavolo. Ne nasce un effetto di straniamento , che coinvolge
E’ disegnando che la sua memoria si fa più nitida : mettendo insieme frammenti di memoria (in maniera simile a ciò che fa la Banti nel recuperare la trama di Artemisia, descrive una forma di conoscenza analoga a quella di cui è precursore Caravaggio secondo Longhi : conoscenza come luce che emerge a frammenti, in fotogrammi dalle tenebre della non-conoscenza, che mette in luce la frammentarietà dell’esperienza umana , sviluppa un’ipotesi estremamente semplice, e per questo paragonata alla soluzione della Lettera rubata di Poe ( si trovava nel posto più banale possibile ). La sua posizione di artista gli permette quindi di incarnare un Detective diverso dalla norma. A questo punto decide di mettersi a letto, e di rimandare la verifica all’indomani. Il giorno successivo in effetti, dopo aver ricevuto la notizia degli assegni da parte del commissario, va a fare una passeggiata nel bosco. Probabilmente va a ricercare il posto dove doveva essere stata nascosta la rivoltella da parte dell’assassino. Descrizione del corpo di Don Gaetano Descritto minuziosamente, come se fosse un quadro. Risaltano le calze di lana , sebbene fosse estate, e ancora i suoi occhiali , scivolati su una radice e colpiti da un raggio di sole : essi dominano anche sull’ultima