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Riassunto esaustivo del libro di Sciascia.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il romanzo inizia con una citazione di Kant ripresa da un critico italiano, il quale dice che si potrebbe riassumere l’universo pirandelliano all’intatta e appagata musica dell’uomo solo. Il nostro protagonista ci dice di aver pensato molto stesso a questa citazione. Ci dice di essere solo, senza impegni di lavoro o sentimento, senza programma e senza meta. Aveva deciso di essere libero e va in automobile verso l’eremo di Zafer 3, completamente a caso. Quello che lo colpisce è il numero 3 e quindi la trinità, il fatto che l’eremo sia un luogo di solitudine e poi la curiosità di scoprire se Zafer fosse un santone musulmano o cristiano. Arrivato, quello che vede gli sembra un albergo piuttosto che un eremo. Entra e si mette a parlare con un prete che stava leggendo Linus. Gli chiede di Zafer e questo gli risponde che era un eremita convertitosi dall’islam alla vera fede. Parlano di uno scandalo accaduto 3 anni fa: da un eremo e una casa diroccata don Gaetano tirò su quest’albergo. Ora parlano di don Gaetano, che oltre a questo ha creato scuole, altri eremi, e perfino un’università. In questo momento nell’albergo non c’è nessuno, e per questo la seritù ancora non sta svolgendo il suo lavoro ma si sta preparando per l’arrivo di clienti speciali, che ogni anno si riuniscono per esercizi spirituali. La prima settimana è la più importante. E’ Don Gaetano che deve decidere se il nostro protagonista potrà rimanere o meno ad assistervi. Ci sono nell’albergo anche 5 donne, che sono arrivate qui sole immagine delle donne in bikini vicino ad un laghetto mentre il prot le osserva: sembrava un’apparizione, qualcosa di mitico e magico. Ora il prot trova don Gaetano e inizia a parlare della propria professione: è un pittore. Il prot ammette di voler rimanere per essere spettatore e così esercitare la propria spiritualità, per pura curiosità. Don Gaetano gli concede di restare. E’ colazione e dg chiama il prot alla sua tavola mentre le 5 donne rimangono ad una tavola molto più lontana. Dg beveva con piacere e mangiava svogliato, la conversazione con il prete da molto piacere al prot. Il cibo non era buono, il cuoco sarebbe arrivato solo nel tardo pomeriggio. Quando dg se ne va, la sua immagine continua a persistere nel vuoto, così che non si riusciva a capire il momento preciso in cui si allontanava. Il prot si sveglia all’alba e ha una voglia accademica, così la chiama, di dipingere. La sua, infatti, è una falsa voglia,lo sapeva perché aveva i piedi freddi e i quadri dipinti così dice di essere stati i peggiori. Quelli dipinti a piedi caldi, invece, se li teneva per sé, per una più tarda e giusta fama, non che glie ne importasse troppo. SI sentiva libero da tutto e questa sua illusione non era che una pausa per tornare a dipingere a piedi caldi inganna sé stesso e lo ammette. Ora arrivano gli ospiti, molti preti che davano l’impressione di un quadro metafisico: c’è molta confusione. Ci sono cardinali e ministri. Dg mantiene un distacco e una freddezza molto evidenti. Qualche automobile aveva al volante una donna: mogli che accompagnavano i mariti il prot si sofferma sulla sguardo di una di queste in particolare, e immagina la gioia di lei nello stare una settimana senza il marito. Vuole inseguirla ma poi rimane li. Lo spiazzale poi si svuotò, tra mezz’ora c’è la messa. Il prot decide di andare nonostante si senta un po’ perduto. Ricorda delle parole sentite all’ultima messa a cui aveva partecipato, 25 anni prima, parole in latino e non in italiano. Si chiede quale sia ora il senso di queste parole se non il mistero. Sente che tutto è orami finzione, perché le cose vere sono quelle che si pagano, e il prot, ormai, pagava solo alla banca. Non c’era sentimento, convinzione o idea per cui gli si chiedesse una firma su un assegno o su un quadro. Viene così assalito dal pensiero che sarebbe finito anche lui per fare gli esercizi spirituali. Ma vede tutti in torno a lui sentirsi in vacanza, essere come alieni rimprovero di dg durante la messa: bisognava domandarsi se si era dato a Dio quello che è di Dio. Ora nella cappella restano solo lui e dg, il prete spiega all’uomo che quella di Zafer è una storia inventata a tavolino da un erudito locale. C’era la leggenda di un eremita dalla faccia scura e dalla barba bianca e il farmacista del paese gli diede questo nome. Si fermano ora davanti a un quadro dove è ritratto un diavolo scuro e barbuto con un libro davanti, ciò che salta agli occhi sono i suoi occhiali. Su questo
quadro il farmacista costruì la leggenda: il diavolo offri a Zafer gli occhiali, se il santo li avesse accettati, sarebbe stato costretto a leggere per sempre il Corano invece che il Vangelo. Ora dg tira fuori degli occhiali, gli stessi del quadro, con la firma di Buttafuoco nell’uomo c’è stupore misto a dispregio. Con Buttafuoco ci si riferisce quasi sempre al male o all’inganno. Si sta mangiando e il prot è ancora alla tavola di dg con il cardinale e i ministri disagio legato al contesto. Conversazioni su pittura/ restaurazione del diavolo operata da paolo VI momento giusto oppure no? / il papa gode sempre di buona salute mentale per dg/ La chiesa è una forza senza forza, un potere senza potere, una realtà senza realtà dice dg. La sala è animata, il cuoco bravissimo, il cibo ottimo, le 5 ragazze non ci sono più, restano nelle loro camere. Il prot si sente come un uomo in un canile quando tutti si levarono in piedi per la preghiera, e non riuscì a rimanere seduto. Nel pomeriggio il cardinale aprì il corso degli esercizi disperazione del movimento. Applausi e poi ognuno si ritrasse nella propria camera. Dg a questo punto, dopo una battuta di uno dei preti, spiega al prot che questo alludeva a una donna. Infatti le 5 donne sono in realtà nell’albergo per 5 uomini, ministri o preti. Dg spiega che questi 5 peccatori in realtà litigano con le loro amanti e dice che il miglior modo di fare l’amore è quello sfuggevole che offrono le prostitute. Paragona l’amore al bere quando si ha sete. Definisce la castità come spaventosa,ma allo stesso modo è la forma più sublime in cui l’amor proprio può manifestarsi. Ora il prot dice di non poter vivere senza l’amore di una donna, non la stessa ovviamente. Allora dg gli fa notare che le donne da lui scelte sono in realtà sempre uguali o simili legge della ripetizione del simile o uguale, la hanno i bambini e il dongiovannismo non è altro se non un prolungamento di questa legge oltre la pubertà. Il piazzale si popola di nuovo e si formano delle coppie, coppie che sembrano a gara l’una con l’altra. Tutti si riuniscono intorno a dg mentre il prot decide che sarebbe ripartito l’indomani rosario. Accanto la prot va a sedersi il cuoco. Durante il rosario il prot capisce che c’è veramente una paura di fondo che riunisce tutte quelle persone ogni anno, una paura di perdersi nel buio della vita che li porta a riunirsi nell’esercizio dello spirito. Conversazione tra dg e il prot: entrambi, insieme al cuoco, sono gli unici ad essersi goduti quella scena del rosario. Il problema del prot è nel classificare dg: è un prete buono o cattivo? Dg si autodefinisce un prete cattivo, che a differenza degli altri, però, a letto molti libri. Dice anche che in realtà i preti cattivi sono proprio quelli buoni, quelli che hanno portato la Chiesa ad essere così potente nel tempo. SI passa poi all’assurdo definendo,rispetto a padre Pio. Il papa Alessandro Vi come miglior papa di tutti i tempi. Dg poi paragona la chiesa a una zattera, e dice al prot che lui sta ancora nuotando per raggiungerla. Ma in realtà, per lui, la vita era ancora un’equilibrata alberatura. Dopo essere andato in città, allora il protagonista si ritrova nel bosco con le 5 ragazze, ma non si spinge troppo oltre poiché l’indomani se ne sarebbe andato. Scena del pranzo, poi vanno, ancora una volta, tutti nello spiazzale: si sedettero tutti in un quadrato con al centro dg. Il prot continua a parlare con il cuoco, seduto vicino a lui: gli spiega di trovarsi lì a causa di un inganno. Le preghiere e la voce di dg vengono ora paragonate a un rito, a un sortilegio. Mentre dg sta dicendo prega per noi, si eleva uno stappo, un rumore molto forte. Tutti restano fermi e poi si vede una persona cadere dg annuncia che è morto. Era l’ex senatore, presidente di un grande ente di Stato. Dg chiama la polizia e ordina a tutti di non toccare il cadavere e di non muoversi. Ora il cuoco racconta al prot dei suoi rapporti con la polizia (era stato derubato e lo avevano accusato di simulazione di reato). Arriva la polizia e iniziano a fare domande in giro. Il prot dice di aver sentito un colpo di pistola da vicino, di pistola e non di fucile e quindi non poteva venire dal bosco. Il procuratore Scalambri e il prot si conoscono,
inquietudine, che si era ritorvato a disegnarli nella sua camera. Il prot confessa di rimanere per curiosità, ma dg gli dice che la sua curiosità rimarrà inappagata. Il prot dice di disprezzare Scalambri e non lo definisce suo amico, dg dice che il problema di risolvere l’omicidio è di Scalambri e non il suo. Ha tutti i mezzi per farlo, dg non ha, al contrario, parte da cui stare e aspetta che tutto si compia. Dice che il più grande errore di coloro che hanno governato la Chiesa è stato quello di identificarsi on un tipo di società e di ordine. La fine per dg sarà l’epoca più cristiana che il mondo potrà mai conoscere. Non c’è fuga da Dio. Arrivato in camera il prot vede i pensieri di Pascal e non capisce come dg abbia fatto a lasciarglieli lì prima che lui arrivasse. Poi, inizia a dipingere un nudo da regalare a Scalambri, che gli aveva chiesto un dipinto innumerevoli volte. Il disegnare gli viene automatico, è un fatto che gli alleggerisce completamente la mente. L’indomani Scalambri è impegnato a setacciare tutti gli assegni firmati da Michelozzi, quasi tutti i presenti ne avevano ricevuto uno, ma quel lavoro non lo avrebbe mai portato a risolvere il caso. Michelozzi dava a costoro del denaro per il Partito, per le correnti nel partito, per le clientele, qualcuno invece se lo sarà tenuto. La maggior parte dei delitti, infatti, viene commessa proprio a causa del denaro. Ovviamente a S. il disegno non era piaciuto ma era tutto calcolato dal prot, così che lo avrebbe rivenduto , e da ciò sarebbe cresciuta l’invidia nei suoi riguardi. Ora dg chiede al prot se avesse mai dipinto qualcosa riguardante la loro religione e il prot gli dice di aver dipinto una volta la Maddalena. Allora dg gli chiede se non si sentisse tentato di dipingere un Cristo per l’albergo, ma l’uomo risponde di no. Ora iniziano a parlare del Cristo di Redon, dove sembra che Cristo si sia rivelato a lui e a nessun altro. Rientrato in camera il prot si mette a disegnare proprio quel cristo, finché dai rumori non capisce che è successo qualcos’altro. Qualcuno aveva trovato morto dg nel bosco, era stato ucciso. La morte a lui aveva tolto, e non dato, solennità. Lo aveva reso uguale a tutti gli altri, mentre lui così non era. Quello che intriga i commissari è la pistola, perché averla lasciata lì vicino al corpo? Forse c’è un altro assassino? Scalambri ordina a questo punto di evacuare l’albergo, per evitare di farsi uccidere tutti. Ultima conversazione tra S., il commissario e il prot, dove si dicono che tutti erano nelle loro camere al momento dell’ultimo omicidio, tranne loro 3, gli agenti e la servitù. Un agente può essersi distratto o girato e l’assassino uscito dalle camere. Oppure potrebbe essere stato uno di loro 3 a uccidere dg, nessuno sa se l’altro sta dicendo una verità o una bugia.