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L’era del testimone., Appunti di Filosofia Teoretica

Riassunto del libro “L’era del testimone” di Annette Wieviorka, da portare per l’esame di Filosofia Teoretica, anno 2024-2025, con la professoressa Giusi Strummiello.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 31/01/2026

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L’era del testimone
di Annette Wieviorka
Tra il 1944 e il 1948 i membri della Commissione centrale della storia ebraica in Polonia raccolsero
7300 testimonianze, che da allora giacciono all’Istituto storico ebraico di Varsavia, senza che
nessuno, a nostra conoscenza, abbia mai proceduto a un loro studio sistematico.
Feigenbaum e Kaplan fondano la “Commissione storica centrale” a Monaco presso il Comitato
centrale degli ebrei liberati. Cessa di esistere nel 1948 e il materiale raccolto depositato nel museo
Yad Vashem. Philip Friedman (forse il miglior storico del genocidio) dirige fino l 1946 la
commissione storica incaricata di raccogliere le testimonianze in Polonia, prima di occuparsi di
programmi di educazione per i sopravvissuti al genocidio nei campi per persone trasferite delle zona
d’occupazione americana della Germania, e di emigrare in seguito negli Stati Uniti nel 1948 dove
dedicò la propria vita alla storia del genocidio. È anche il primo bibliografo della storia del
genocidio. Già negli anni ’50 le testimonianze erano numerose. Ma oggi ci troviamo di fronte a una
massa di testimonianza di cui non esiste nessuna bibliografia esaustiva (con la guerra ’14-’18 inizio
testimonianze di massa) e che differiscono per periodo, mezzo, intenzione.
La testimonianza, soprattutto quando inserita in un movimento di massa, esprime, oltre
all’esperienza individuale, il o i discorsi proferiti dalla società. Esprime qualcosa di
irriducibilmente unico, ma con parole che appartengono all’epoca in cui si testimonia e a partire da
un’attesa e unaspettativa implicite, che attribuiscono delle finalità e che dipendono da poste in
gioco ideologiche e politiche, contribuendo così a creare memorie collettive.
Abbondanza di testimonianze – onnipresenza del testimone nello spazio pubblico
Elemento vecchio: per Bloch non esistono buoni testimoni e deposizioni completamente esatte. Le
testimonianze piene di errori.
Elemento nuovo: lo storico è sotto il fuoco dell’attualità, le poste in gioco etiche-scientifiche
intrappolate in quelle politiche.
Qui si vuole analizzare la produzione e l’evoluzione della testimonianza, facendo riferimento alla
memoria della Shoah come modello-di-costruzione-della-memoria e paradigma di analisi del
passato e del futuro.
(i) Testimonianze dei non sopravvissuti
(ii) Processo Eichmann e il testimone nella nostra società
(iii) Evoluzione del testimone e l’era del testimone
Lo storico Emmanuel Ringelblum mette in piedi nel ghetto di Varsavia un’organizzazione incaricata
di archiviare i documenti del ghetto mentre il genocidio era in corso. Intuizione di questi storici:
Doubnov-Ringelblum-Schiper. La consapevolezza delle vittime di dover scrivere, ma allo stesso
tempo – dice Schiper – “chi crederà alle vittime, ad Abele il fratello assassinato?”. Da qui la
preveggenza sul mondo che, in parte, non vorrà sapere. Il progetto nazista – continua Schiper – si
riassume così: cancellare un popolo dalla memoria e dalla storia del mondo. Ultima speranza nella
scrittura, ma ancora un’aporia: un popolo morto, senza presente, può ancora scrivere la propria
storia? La scrittura della storia non può essere realizzata senza le testimonianze, nel senso datogli
da Bloch, e cioè senza le tracce: gli archivi, e senza gli storici. Le tracce non mancano: archivi più
densi quelli di Varsavia e Lodz. La storia dell’archivio di Varsavia nel libro di John Hersey “La
muraglia” in cui il protagonista-archivista è ispirato a Ringelblum. Da lui l’idea di creare archivi ed
un’organizzazione di resistenza. Oneg Shabbat. Tali archivi furono sotterrati e poi ritrovati tramite
scavi archeologici. Due archivi sono stati ritrovati nel 1946 e nel 1950. I materiali raccolti
provengono sia dall’amministrazione tedesca che ebraica, manoscritti, libri. Gli archivisti, sulla base
del materiale raccolto, tentano una prima scrittura della storia. Negli archivi nasce la “Cronaca del
ghetto di Lodz”, l’ideatore è Julian Cukier e il presidente del gruppo Kamieniecki.
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L’era del testimone

di Annette Wieviorka

Tra il 1944 e il 1948 i membri della Commissione centrale della storia ebraica in Polonia raccolsero 7300 testimonianze, che da allora giacciono all’Istituto storico ebraico di Varsavia, senza che nessuno, a nostra conoscenza, abbia mai proceduto a un loro studio sistematico. Feigenbaum e Kaplan fondano la “Commissione storica centrale” a Monaco presso il Comitato centrale degli ebrei liberati. Cessa di esistere nel 1948 e il materiale raccolto depositato nel museo Yad Vashem. Philip Friedman (forse il miglior storico del genocidio) dirige fino l 1946 la commissione storica incaricata di raccogliere le testimonianze in Polonia, prima di occuparsi di programmi di educazione per i sopravvissuti al genocidio nei campi per persone trasferite delle zona d’occupazione americana della Germania, e di emigrare in seguito negli Stati Uniti nel 1948 dove dedicò la propria vita alla storia del genocidio. È anche il primo bibliografo della storia del genocidio. Già negli anni ’50 le testimonianze erano numerose. Ma oggi ci troviamo di fronte a una massa di testimonianza di cui non esiste nessuna bibliografia esaustiva (con la guerra ’14-’18 inizio testimonianze di massa) e che differiscono per periodo, mezzo, intenzione. La testimonianza, soprattutto quando inserita in un movimento di massa, esprime, oltre all’esperienza individuale , il o i discorsi proferiti dalla società. Esprime qualcosa di irriducibilmente unico, ma con parole che appartengono all’epoca in cui si testimonia e a partire da un’ attesa e un’ aspettativa implicite, che attribuiscono delle finalità e che dipendono da poste in gioco ideologiche e politiche, contribuendo così a creare memorie collettive. Abbondanza di testimonianze – onnipresenza del testimone nello spazio pubblico Elemento vecchio: per Bloch non esistono buoni testimoni e deposizioni completamente esatte. Le testimonianze piene di errori. Elemento nuovo: lo storico è sotto il fuoco dell’attualità, le poste in gioco etiche-scientifiche intrappolate in quelle politiche. Qui si vuole analizzare la produzione e l’evoluzione della testimonianza, facendo riferimento alla memoria della Shoah come modello-di-costruzione-della-memoria e paradigma di analisi del passato e del futuro. (i) Testimonianze dei non sopravvissuti (ii) Processo Eichmann e il testimone nella nostra società (iii) Evoluzione del testimone e l’era del testimone Lo storico Emmanuel Ringelblum mette in piedi nel ghetto di Varsavia un’organizzazione incaricata di archiviare i documenti del ghetto mentre il genocidio era in corso. Intuizione di questi storici: Doubnov-Ringelblum-Schiper. La consapevolezza delle vittime di dover scrivere, ma allo stesso tempo – dice Schiper – “chi crederà alle vittime, ad Abele il fratello assassinato?”. Da qui la preveggenza sul mondo che, in parte, non vorrà sapere. Il progetto nazista – continua Schiper – si riassume così: cancellare un popolo dalla memoria e dalla storia del mondo. Ultima speranza nella scrittura, ma ancora un’aporia: un popolo morto, senza presente, può ancora scrivere la propria storia? La scrittura della storia non può essere realizzata senza le testimonianze , nel senso datogli da Bloch, e cioè senza le tracce: gli archivi, e senza gli storici. Le tracce non mancano: archivi più densi quelli di Varsavia e Lodz. La storia dell’archivio di Varsavia nel libro di John Hersey “La muraglia” in cui il protagonista-archivista è ispirato a Ringelblum. Da lui l’idea di creare archivi ed un’organizzazione di resistenza. Oneg Shabbat. Tali archivi furono sotterrati e poi ritrovati tramite scavi archeologici. Due archivi sono stati ritrovati nel 1946 e nel 1950. I materiali raccolti provengono sia dall’amministrazione tedesca che ebraica, manoscritti, libri. Gli archivisti, sulla base del materiale raccolto, tentano una prima scrittura della storia. Negli archivi nasce la “Cronaca del ghetto di Lodz”, l’ideatore è Julian Cukier e il presidente del gruppo Kamieniecki.

Bloch su senso critico e dubbio vs falsa notizia e l’emozione, il tema della censura. Jurek Becker e “Jakob il bugiardo”: le false notizie hanno la funzione di rassicurare, di mantenere un legame, seppur immaginario, con il mondo esterno. Lo studio delle testimonianze è interessante che per capire come si comportano gli uomini nelle situazioni estreme. Michel Borwicz, uno dei pionieri dello studio delle testimonianze, osserva che la gran voga di scritti e il mutare dei contenuti si spiega con la svolta del 1942: si crede nell’imminente sconfitta della Germania, quindi si crede ancora nella salvezza. Ma allorché iniziarono le grandi deportazioni versi i campi di sterminio la credenza nell’imminente sconfitta affiancata dalla consapevolezza della fine degli ultimi ebrei sopravvissuti. La scrittura diverrà allora assicurazione dell’immortalità. Il fil rouge saranno le memorie d’oltretomba con stile telegrafico e privo di enfasi. Vedi i Diari di Czerniakow, che però rinunciano alla versione: buoni-cattivi, resistenti-collaboratori. Hilberg film “Shoah” di Lanzmann. Diari: “strana modernità che coincide con un mondo privo di finalità in cui nulla può riuscire perché non ci sono scopi da raggiungere”. I due autori più citati Robert Antelme e Primo Levi, non così emblematici del genocidio ebraico. La testimonianza, attraverso l’opera letteraria, cerca di assicurarsi l’immortalità.

  • Cytryn
  • Guterman
  • Perechodnik [un tempo volevo un figlio perché si ricordasse di me, adesso che sono solo ho dovuto generare un figlio morto: queste memorie] Queste prime testimonianze di non sopravvissuti rispondono allo stesso desiderio di lasciare discendenti dopo di sé, di impedire la cancellazione del popolo ebraico. Questo primo movimento di testimonianze di massa prosegue anche dopo la liberazione dell’Europa dal nazismo in due forme:
  • Poesia yiddish (Ertel)
  • Libri del ricordo, in cui si dà la parola a tutti, tutti scrivono. Raccolti nell’opera Yizker- bikher. Un incrocio tra il libro del “Memorbikher” martirologio della comunità-scuola storiografica ebraica nata dopo Grande Guerra. Qui il massacro non di una determinata collettività ma l’abolizione della totalità della collettività e yiddishkeit. È il lavoro collettivo del lutto, della ricostruzione su carta dell’oggetto perduto. [Ogni società funziona malgrado e contro la morte. Ma essa esiste solo attraverso, con, e nella morte. Il senso di una cultura, un patrimonio collettivo ecc. perché le vecchie generazioni muoiono e deve essere trasmesso alle nuove generazioni. I sopravvissuti della Shoah usciti dal mondo yiddish si trovano con una cultura priva di sensi, con i ponti tagliati dietro di loro]. Come un modo di salvare i morti dal nulla, come il patto dei vivi con i morti e dei morti con i vivi. [La specificità dell’individuo è tale perché è il gruppo a conferirla. Riscoprire la dimensione singolare significa ricostruire tale collettività e la sua cultura attraverso i materiali del ricordo.] Alain Finkielkraut dirà “ebreo immaginario”, il nipote ebreo che ignora lo yiddish e il nonno che parla male la lingua del luogo. Klarsfeld dirà che i libri del ricordo si richiamano ai “Memorbikher” soprattutto per la lettura dei nomi, che è poi diventata atto pubblico. I libri del ricordo pongono il problema della lingua, che ossessiona Sutzkever, poeta yiddish che deve essere preliminarmente ascoltato dai sovietici nel processo di Norimberga e che rappresenta il solo testimone dello sterminio degli ebrei. “Voglio parlare in yiddish”. Alla fine, testimonia in russo. Si tratta di capire innanzitutto in che lingua il testimone si esprime meglio, ma soprattutto < da dove si testimonia e di che cosa si testimonia >. La morte dello yiddish è la morte di una lingua, irrimediabile. È la lingua con cui scrive il primo libro Elie Wiesel, che appartiene all’ebraismo della Transilvania. “E il mondo taceva” la versione francese de “La Nuit”. C’è una maggiore attenzione al dettaglio nella versione yiddish e la figura del testimone è trasformata. Raccontare equivale a spiegare e nella versione yiddish l’ebreo sopravvissuto rompe l’immagine della morte per rinascere. Scrivere come atto di vendetta e lotta contro negazionismo. Nella “Notte” il sopravvissuto è morto e

processarlo è una decisione politica dettata da diverse motivazioni intrecciate, a che fare con obiettivi di politica interna ed esterna. Si tratta di una strumentalizzazione del genocidio scopi politici, ma resa possibile dal fatto che la sensibilità su quella sorte degli ebrei si stava via via modificando. All’inizio degli anni 50 il destino degli ebrei cessa di essere un problema politico. Questione delle riparazioni tedesche sino all’accordo tra Germania e Israele del 1952 comporta una sorta di normalizzazione materiale della vita della maggior parte dei sopravvissuti che aveva ormai scelto il paese in cui risiedere. Alla fine degli anni 50 sembra emergere un interesse per il genocidio, banalmente il passare del tempo a metabolizzato l’esperienza vissuta e la trasformata in oggetto letterario. Così come nel 1927-28 10 anni dopo la fine della guerra le cose erano cambiate, allo stesso modo nel 1958-59. Nel 1928 ci fu l’enorme successo in Francia di “niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque. Ancor prima del processo ad Adolf Eichmann ci fu un’ondata di processi in base a procedure ordinarie o davanti al tribunali militari speciali.