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Riassunto del libro “L’era del testimone” di Annette Wieviorka, da portare per l’esame di Filosofia Teoretica, anno 2024-2025, con la professoressa Giusi Strummiello.
Tipologia: Appunti
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Tra il 1944 e il 1948 i membri della Commissione centrale della storia ebraica in Polonia raccolsero 7300 testimonianze, che da allora giacciono all’Istituto storico ebraico di Varsavia, senza che nessuno, a nostra conoscenza, abbia mai proceduto a un loro studio sistematico. Feigenbaum e Kaplan fondano la “Commissione storica centrale” a Monaco presso il Comitato centrale degli ebrei liberati. Cessa di esistere nel 1948 e il materiale raccolto depositato nel museo Yad Vashem. Philip Friedman (forse il miglior storico del genocidio) dirige fino l 1946 la commissione storica incaricata di raccogliere le testimonianze in Polonia, prima di occuparsi di programmi di educazione per i sopravvissuti al genocidio nei campi per persone trasferite delle zona d’occupazione americana della Germania, e di emigrare in seguito negli Stati Uniti nel 1948 dove dedicò la propria vita alla storia del genocidio. È anche il primo bibliografo della storia del genocidio. Già negli anni ’50 le testimonianze erano numerose. Ma oggi ci troviamo di fronte a una massa di testimonianza di cui non esiste nessuna bibliografia esaustiva (con la guerra ’14-’18 inizio testimonianze di massa) e che differiscono per periodo, mezzo, intenzione. La testimonianza, soprattutto quando inserita in un movimento di massa, esprime, oltre all’esperienza individuale , il o i discorsi proferiti dalla società. Esprime qualcosa di irriducibilmente unico, ma con parole che appartengono all’epoca in cui si testimonia e a partire da un’ attesa e un’ aspettativa implicite, che attribuiscono delle finalità e che dipendono da poste in gioco ideologiche e politiche, contribuendo così a creare memorie collettive. Abbondanza di testimonianze – onnipresenza del testimone nello spazio pubblico Elemento vecchio: per Bloch non esistono buoni testimoni e deposizioni completamente esatte. Le testimonianze piene di errori. Elemento nuovo: lo storico è sotto il fuoco dell’attualità, le poste in gioco etiche-scientifiche intrappolate in quelle politiche. Qui si vuole analizzare la produzione e l’evoluzione della testimonianza, facendo riferimento alla memoria della Shoah come modello-di-costruzione-della-memoria e paradigma di analisi del passato e del futuro. (i) Testimonianze dei non sopravvissuti (ii) Processo Eichmann e il testimone nella nostra società (iii) Evoluzione del testimone e l’era del testimone Lo storico Emmanuel Ringelblum mette in piedi nel ghetto di Varsavia un’organizzazione incaricata di archiviare i documenti del ghetto mentre il genocidio era in corso. Intuizione di questi storici: Doubnov-Ringelblum-Schiper. La consapevolezza delle vittime di dover scrivere, ma allo stesso tempo – dice Schiper – “chi crederà alle vittime, ad Abele il fratello assassinato?”. Da qui la preveggenza sul mondo che, in parte, non vorrà sapere. Il progetto nazista – continua Schiper – si riassume così: cancellare un popolo dalla memoria e dalla storia del mondo. Ultima speranza nella scrittura, ma ancora un’aporia: un popolo morto, senza presente, può ancora scrivere la propria storia? La scrittura della storia non può essere realizzata senza le testimonianze , nel senso datogli da Bloch, e cioè senza le tracce: gli archivi, e senza gli storici. Le tracce non mancano: archivi più densi quelli di Varsavia e Lodz. La storia dell’archivio di Varsavia nel libro di John Hersey “La muraglia” in cui il protagonista-archivista è ispirato a Ringelblum. Da lui l’idea di creare archivi ed un’organizzazione di resistenza. Oneg Shabbat. Tali archivi furono sotterrati e poi ritrovati tramite scavi archeologici. Due archivi sono stati ritrovati nel 1946 e nel 1950. I materiali raccolti provengono sia dall’amministrazione tedesca che ebraica, manoscritti, libri. Gli archivisti, sulla base del materiale raccolto, tentano una prima scrittura della storia. Negli archivi nasce la “Cronaca del ghetto di Lodz”, l’ideatore è Julian Cukier e il presidente del gruppo Kamieniecki.
Bloch su senso critico e dubbio vs falsa notizia e l’emozione, il tema della censura. Jurek Becker e “Jakob il bugiardo”: le false notizie hanno la funzione di rassicurare, di mantenere un legame, seppur immaginario, con il mondo esterno. Lo studio delle testimonianze è interessante che per capire come si comportano gli uomini nelle situazioni estreme. Michel Borwicz, uno dei pionieri dello studio delle testimonianze, osserva che la gran voga di scritti e il mutare dei contenuti si spiega con la svolta del 1942: si crede nell’imminente sconfitta della Germania, quindi si crede ancora nella salvezza. Ma allorché iniziarono le grandi deportazioni versi i campi di sterminio la credenza nell’imminente sconfitta affiancata dalla consapevolezza della fine degli ultimi ebrei sopravvissuti. La scrittura diverrà allora assicurazione dell’immortalità. Il fil rouge saranno le memorie d’oltretomba con stile telegrafico e privo di enfasi. Vedi i Diari di Czerniakow, che però rinunciano alla versione: buoni-cattivi, resistenti-collaboratori. Hilberg film “Shoah” di Lanzmann. Diari: “strana modernità che coincide con un mondo privo di finalità in cui nulla può riuscire perché non ci sono scopi da raggiungere”. I due autori più citati Robert Antelme e Primo Levi, non così emblematici del genocidio ebraico. La testimonianza, attraverso l’opera letteraria, cerca di assicurarsi l’immortalità.
processarlo è una decisione politica dettata da diverse motivazioni intrecciate, a che fare con obiettivi di politica interna ed esterna. Si tratta di una strumentalizzazione del genocidio scopi politici, ma resa possibile dal fatto che la sensibilità su quella sorte degli ebrei si stava via via modificando. All’inizio degli anni 50 il destino degli ebrei cessa di essere un problema politico. Questione delle riparazioni tedesche sino all’accordo tra Germania e Israele del 1952 comporta una sorta di normalizzazione materiale della vita della maggior parte dei sopravvissuti che aveva ormai scelto il paese in cui risiedere. Alla fine degli anni 50 sembra emergere un interesse per il genocidio, banalmente il passare del tempo a metabolizzato l’esperienza vissuta e la trasformata in oggetto letterario. Così come nel 1927-28 10 anni dopo la fine della guerra le cose erano cambiate, allo stesso modo nel 1958-59. Nel 1928 ci fu l’enorme successo in Francia di “niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque. Ancor prima del processo ad Adolf Eichmann ci fu un’ondata di processi in base a procedure ordinarie o davanti al tribunali militari speciali.