






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Una panoramica completa della storia del diritto romano, suddivisa in quattro età: arcaica, repubblicana, imperiale e tardo-antica. Il contesto storico, le istituzioni politiche, le fonti del diritto e l'evoluzione del diritto privato in ogni periodo. Vengono approfonditi temi come lo ius civile, le xii tavole, il diritto giurisprudenziale, il ruolo dei pontefici e degli auguri, le leges regiae e le riforme di serbio tullio.
Tipologia: Dispense
1 / 12
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







A cura di Aldo Schiavone, appunti della professoressa Chiara Corbo La storia del diritto romano si divide principalmente in quattro età: -Età arcaica , delle origini, monarchica, i 7 re di Roma, età regia, che va dall’VIII secolo a. C. al VII secolo a. c., dal 754 a. c. (mitica fondazione di Roma ad opera di Romolo) fino al 509 a. c., la cacciata di Tarquinio il superbo da Roma;
- Età repubblicana , dell’espansione e della res publica, dal VI al I secolo a. c., dal 509 a. c., anno del primo consolato, Bruto e Collatino, che segna l’inizio dell’età repubblicana, al 27 a. c., anno in cui Ottaviano riceve il titolo di princes, augusto, anno del principato, tutto ruota attorno al princeps, centrale anche nella figura e nella produzione della ius; - Età imperiale , impero di Roma, età del principato, dal I sec a. c. al III sec d. c., dal 27 a. c. al 284 d. c., ovvero all’ascesa al trono di Diocleziano; - Età tardo-antica, età del dominato/tardo-imperiale, età del basso-impero (in senso dispregiativo, declino), dal 284 d. c., III secolo d. c., al VI secolo d. c., confini però fluidi, 565 d. c., morte di Giustiniano. Per ciascuno dei 4 periodi prima contesto storico, poi profili istituzionali, organi politici, costituzionali che operano nei vari periodi della storia di Roma, fonti del diritto, istituti diritto privato risposta a determinate esigenze sociali e come si evolve. L’ordinamento romano è costituito da un insieme di masse giuridiche, non è dunque unitario, ma prevedeva una pluralità dei diritti. Gaio nelle Istitutiones parla di iura, usa il plurale, i diritti, proprio perché erano presenti una pluralità di fonti, che nascono in momenti diversi e si evolvono e si integrano, ovvero operano in funzione di reciproca cooperazione oppure sono concorrenti/reciproca concorrenza, altri nascono dopo, in funzione di sostituzione dei sistemi precedenti, eliminarono del pregresso solo quello che non era più congruo. I romani compresero che un mutamento del panorama politico necessitava il mutamento del panorama giuridico. Sono quattro le masse giuridiche che nascono nel lungo cammino di Roma : 1) ius civile , diritto della città, della civitas, ius civitatis, regolava i rapporti tra i cittadini, cives romani. È il più antico, che si pone storicamente per primo, nasce per primo. Il tronco originario del diritto romano erano i mores, un nucleo originario più antico e risalente dello ius civile, i costumi/modi, i mores maiores , costumi degli antenati, antiche tradizioni degli antenati, dei precetti, che si riteneva derivassero direttamente dalle divinità. Le tradizioni degli antenati, i quali venivano deificati, erano considerate sacre e immodificabili e inviolabili, rispettate con la convinzione di obbedire ad un precetto giuridico. Lo ius civile è costituito anche dalle XII tavole , primo testo scritto di leggi a Roma, risalgono al V sec a. c. Erano parte dello ius civile anche le leggi pubbliche , cioè le deliberazioni approvate dalle assemblee popolari in età repubblicana, ed anche il diritto giurisprudenziale , vario e importante che costituisce di per sé una massa giuridica, ovvero il diritto elaborato dai giuristi, i cosiddetti prudentes, iuris prudentes, o iuris periti, conoscitori del diritto e iuris consulti, consultati in materia giuridica, esperti di diritto, coloro che studiano il diritto e lo interpretano e così lo aggiornano, la cosiddetta iuris interpretatio, interpretazione creatrice del diritto, evolutiva dello ius. La giurisprudenza interpreta i mores, li filtra e li traduce in regole che serviranno a proiettare quei mores nel futuro, lo ius civile si adegua alla realtà. È impreciso considerare lo ius civile come un sistema fossilizzato e cristallizzato, incapace di sviluppo. Questi giuristi sono il motore evolutivo dello ius civile. I responsa prudentium, le risposte dei giuristi, su un caso/questione giuridica componevano la iuris prudentia. 2) ius honorarium , diritto onorario, che deriva da una carica magistratuale, infatti la parola honor, honoris indica l’attività della carica magistratuale del pretore. Di origine giurisdizionale, dall’attività di un magistrato
giusdicente, preposto alla funzione giurisdizionale, che si occupa della giurisdizione. Diritto del praetor urbanus , pretore urbano, nasce in età repubblicana , nel IV sec a. c., dirige la giustizia e le controversie tra i cives. Detto anche diritto pretorio , ius pretorio. Comprende anche il diritto degli edili. Gli edili curuli, nascono nel 367 a. c. come i praetor, avevano limitata competenza giurisdizionale, limitata alle controversie nel foro. Lo ius honorarium era costituito dagli editti dei pretori, in cui il praetor indicava i criteri giurisdizionali a cui si sarebbe attenuto nella risoluzione dei casi posti dinanzi a lui nel corso del suo anno di esercizio. Così gli edili curuli. Le norme introdotte non avevano carattere abrogativo verso lo ius civile, ma lo disapplicavano alla determinata fattispecie sottoposta. Erano soluzioni alternative poste dai magistrati.
Questa suddivisione in curie viene collegata alla primitiva organizzazione del primitivo esercito romano. Esso era costituito da una sola legione, formata da 3000 fanti e 300 cavalieri. Ogni tribù genetica doveva fornire un determinato contingente militare (circa 1000 fanti e 100 cavalieri per tribù). Ma qual era il meccanismo all’interno della tribù? In ogni singola tribù erano le 10 curie a fungere da distretto militare. Ogni curia era tenuta a fornire un contingente militare fisso (100 fanti e 10 cavalieri) quindi 10 curie per 100 fa 1000 fanti a tribù e 100 cavalieri a tribù. Aldilà dei numeri, bisogna rilevare che quest’assetto sociale è strettamente collegato all’assetto militare. L’organizzazione dei cives è collegata all’organico dell’esercito primitivo. Da un lato quindi emerge la figura di Romolo, che da un’organizzazione sociale abbastanza complessa alla città, ma anche un’organizzazione politica che vide l’introduzione dei primi organi cittadini affiancati alla figura del rex (prima trama istituzionale). Romolo fondò le prime sue istituzioni politiche della città: il consiglio dei patres e il comizio curiato. Il consiglio dei patres era il consiglio degli anziani, i saggi e i notabili della città, formato in origine forse da 100 patres scelti dallo stesso Romolo tra coloro che erano a capo delle gentes patrizie più illustri della città. Era un consesso importante, nucleo genetico del Senato. Erano i consiglieri del rex. Il comizio curiato (in latino comitio curiata) era la prima assemblea dei cittadini riuniti in curie, quindi chiamato così perché era la riunione/assemblea delle 30 curie in cui sono divisi i cives. Analizzando gli eventi, sappiamo che sicuramente esiste un fondo di verità, ma ci sono molte incongruenze, alcuni dati sono inverosimili, quindi bisogna capire come gli studiosi hanno interpretato e ricostruito gli eventi di questo segmento storico da noi così lontano. Intorno alle vicende relative alla nascita di Roma si è avuto un vivace dibattito che ha caratterizzato soprattutto il Novecento. Da un atteggiamento fortemente scettico verso i dati tramandatici dalle fonti che ha caratterizzato il primo Novecento si passa ad una sostanziale rivalutazione delle fonti alla fine del Novecento. All’inizio del Novecento infatti il racconto della tradizione era considerato pura leggenda e fantasia. Si chiude peró il secolo con una rivalutazione dei fatti relativi all’inizio della storia di Roma, capendo che si era dinanzi a sequenze narrative sì da verificare con attenzione e scrupolo, ma non totalmente fantasiose e leggendarie come si era creduto fino a quel momento. Questo cambiamento di rotta è stato il frutto della ricerca interdisciplinare, in cui sono confluiti i risultati conseguiti in campi diversi, dall’antropologia, storia della lingua, storia delle religioni, storia economica, storia sociale. I risultati conseguiti in diversi settori scientifici hanno così fornito ulteriori elementi per ricostruire un quadro del passato sempre più completo, verificando la veridicità di quegli eventi. Un apporto significativo è stato dato ovviamente dalle ricerche archeologiche. Premesso ciò, sono 3 in particolare i punti della critica storiografica su cui ci soffermeremo:
stanziate su tre colli vicini e unite in confederazioni, ma secondo l’idea di Guarino questa era una condizione pre esistente a Romolo. Guarino dubita dell’organizzazione dei patrizi in gentes. Le gentes in epoca pre cittadina erano gruppi seminomadi che si formarono naturalmente/spontaneamente quando i membri delle gentes iniziarono a considerarsi parte della stessa famiglia. Dunque la creazione artificiosa delle tribù e delle gentes desta perplessità, è molto più verosimile pensare infatti che queste furono condizioni pregresse e poi inglobate nella città appena fondata. La datazione : La città è stata veramente fondata nel 753-754 a.C. Si può rispondere a questa domanda con un sì. Per capire il motivo ci vengono in soccorso le fonti archeologiche, le quali attestano che proprio alla metà dell’VIII secolo risalgono i resti più antichi dei villaggi costruiti sul Palatino, Esquilino e altri colli. Quindi gli scavi confermano la datazione tramandata dalle fonti. Pertanto, la Roma nascente non era che un insieme di villaggi collegate sui colli, e il suo nucleo originale, quello più antico, è stato rinvenuto sul Palatino. Lega del Septimontium : lega dei 7 colli. Questa lega univa insieme in confederazione tutti i villaggi che si erano formati sui colli. Varrone nel “De lingua latina” ricorda: “Dove adesso si trova Roma, c’era un tempo il Septimontium, così chiamato per il numero di montes che con il tempo la città incluse all’interno delle sue mura. Il perimetro della città infatti si estese tanto da includere tutti e 7 i colli e da inglobare quindi la lega del Septimontium. Gli Etruschi hanno giocato un ruolo nella fondazione di Roma? Anche qui le fonti della cultura materiale ci vengono in soccorso: attestano che effettivamente gli Etruschi, in un periodo molto vicino alla nascita di Roma, si sono spostati dall’Etruria (tra Lazio e Toscana) verso sud. Dunque si può ipotizzare che si siano interessati alla zona su cui sorgeva Roma. Possiamo dire che gli Etruschi hanno dominato Roma, ma non sappiamo con certezza se l’abbiano fondata. Nell’arco temporale del periodo monarchico c’è infatti una fase definita “fase etrusca” perché salirono al trono re di origine etrusca. È più opportuno però parlare di predominio politico degli Etruschi piuttosto che di dominazione etrusca. Si tende ad escludere che il periodo etrusco della monarchia romana abbia comportato un assoggettamento dei romani ad una dominazione straniera. Perciò non si parla di dominazione etrusca: non c’è stato un assoggettamento dei Romani ad una dominazione etrusca, ma è più verosimile pensare che una massiccia comunità etrusca presente a Roma si sia impadronita del potere dall’interno. Dunque è solo un predominio politico perché i Romani non si assoggettarono agli Etruschi, ma semplicemente la dinastia etrusca già presente a Roma si impadronì del potere dall’interno. Contesto storico del periodo monarchico Età regia, delle origini, che va dall’ottavo secolo a. C. al sesto secolo a. C., ovvero dal 754/53 circa a. C., al 510/509 a. C., cacciata dei Tarquini. I sette re di Roma, sicuramente numero di re maggiore, sono due secoli e mezzo circa, sette re sono pochini, ognuno avrebbe regnato in media circa 35 anni ed è inverosimile data la vita media dell’epoca, ma re di cui i romani stessi hanno perso il ricordo. Le fonti attestano anche una cesura, una differenza tra i primi quattro re d’origine latino-sabina e gli ultimi tre d’origine etrusca. Due fasi: latino- sabina (ottavo fino alla fine del settimo, dal 754 al 617 a. C., Romolo, d’origine latina, Numa Pompilio, d’origine sabina, Tullo Ostilio, d’origine latina, Anco Marcio, d’origine sabina, il rex, il sovrano non si presenta come un dominus assoluto, ma un primus inter pares e sommo sacerdote della civitas arcaica, primo tra tutti, guida/fiduciario della comunità, più antica struttura di potere della monarchia romana è costituita dal rapporto re, sapere militare-sacerdoti, sapere-magico religioso) ed etrusca (fine del settimo secolo a. c. fino alla fine del sesto, dal 617 a. C. al 509 a. C., monarchi d’origine etrusca: Tarquinio Prisco, Serbio Tullio, il più importante dei re di Roma perché introduce delle riforme di rilievo che permangono in età repubblicana, Tarquinio Il Superbo, con lui termina la fase monarchica, dura 100 anni, si è parlata della Grande Roma dei Tarquini da Giorgio Pasquali, poiché in quest’epoca diventa la città più grande del Lazio, sia per crescita interna o meglio demografica sia per crescita esterna, ovvero entrano/afflusso in città di persone provenienti da altre zone del Lazio e dell’Etruria, Roma nasce dall’incrocio di etnie diverse, popoli diversi, popolo di sangue misto, sin dalle origini multietnica non ripiegata su sé stessa, tratto distintivo della romanità,
sostituzione delle tre tribù romulee (sabina, latina ed etrusca), genetiche con tribù legate al territorio in cui si risiedeva. È possibile pensare che in un primo momento crea solo le prime 4 urbane, corrispondenti ai 4 quartieri della città (Suburbana, Palatina, Esquilina e Collina), popolazione che risiedeva in città, mentre in un secondo aggiunge forse 17 tribù rustiche, dette anche extra-urbane, zone del contado. Prima criterio di appartenenza in base al quartiere di Roma in cui si risiedeva, mentre, aggiunte quelle rustiche, si basava sulla proprietà fondiaria, dove si trovava il proprio fondo, nel distretto rurale dove era sito il proprio fondo/la propria proprietà. Dunque già nel sesto sec Roma già aveva raggiunto una notevole espansione, anche accentuata urbanizzazione, distinzione possibile solo con un centro urbano ben distinto dalle campagne della città, fotografa una distinzione tra città e campagna solo se vi è un centro urbano ben visibile. L’ordinamento centuriato è in origine un’organizzazione militare, exercitus centuriato, esercito diviso in centurie. Le centurie sono le cellule basi dell’esercito, era un reparto inizialmente costituito da 100 uomini, avrebbe diviso non solo l’esercito ma anche la popolazione in centurie per censo. Abbiamo 5 classi: nella prima quelli più ricchi, in ordine decrescente fino alla 5 che invece conteneva i cittadini con un censo molto basso. Livio ci descrive dettagliatamente questi ordinamenti, ma in loro epoca, ovvero a struttura compiuta e perfezionata in età repubblicana, insistendo sulla paternità di Serbio Tullio per queste riforme, ma è possibile pensare che l’ordinamento centuriato non avesse la forma così matura esistente in età repubblicana, sicuramente ne pone le basi secondo le fonti. Ordinamento centuriato sarà alla base del comizio centuriato in età repubblicana, per questo è importante, soprattutto il suo destino. Serbio introduce la scala censitaria, ma soprattutto un arruolamento su base censitaria, perché l’immissione nell’esercito dipende solo dal censo, non più dall’appartenenza ad una gens. Quindi far parte dell’aristocrazia gentilizia non è più titolo esclusivo per entrare nell’esercito. Inoltre rilevante è il collegamento tra ordinamento centuriato e tributo, perché nei distretti territoriali venivano censite le proprietà di ciascun cittadino, veniva calcolato il patrimonio di ciascun cittadino ed inseriti in una delle classi di censo. Queste due riforme sopravvivono in età repubblicana, è certamente un modello più maturo, ma le fonti insistono per riconoscergli la paternità, la divisione per territorialità e quella su scala censitaria. Trasformò radicalmente l’organizzazione militare e le strutture di inquadramento della popolazione, ovvero sostituì le vecchie tribù genetiche con quelle territoriale e le vecchie curie con le centurie, un assetto sociale completamente modificato, così come quello militare e dunque quello politico. Questo monarca viene definito come democratico, poiché da lui in poi inizia un processo di riforma e costruzione di nuovi equilibri politico-istituzionali su cui si reggerà la res publica. Muore vittima da una congiura ordita dai patrizi, questa apertura porta un forte contrasto con i patrizi, probabilmente ordita dall’ultimo re di Roma, ovvero Tarquinio il Superbo. Taquinio Il Superbo irrigidì il potere monarchico, accentua il carattere tirannico del monarca, tra il 510/ il suo comportamento porta il popolo alla rivolta, in primo luogo il patriziato che strumentalizza la polemica popolare, il generale malcontento popolare causato dal carattere dispotico del rex per fomentare una rivoluzione anti-monarchica. Abbiamo la cacciata dei Tarquini che determina la fine dell’età monarchica nel 509 a. C., anno in cui vengono eletti i primi due consoli della storia di Roma, ovvero Bruto e Collatino, che avevano capeggiato questa rivolta. Questo primo mutamento istituzionale coinvolge più forze nella civitas, rivolta organizzata sui patrizi ma fa leva sul malcontento popolare I profili istituzionali Struttura della costituzione monarchica/assetto politico/organi politici della civitas arcaica. Sono tre gli organi/ primissima trama istituzionale della città:
1. il re , il rex, capo indiscusso della comunità cittadina, capo della città, rex deriva dal verso regere dunque è colui che guida e regge la comunità cittadina. La sua figura è al centro della civitas arcaica, il fulcro di questa comunità e coesistevano in lui diverse sfere di potere: politico (amministra e governa la città, supremo regolatore della civitas), militare (capo militare, comandante dell’esercito, che guida i cives in guerra/nell’assetto bellico) e religioso (momento di saldatura tra polito/civile e militare, il re è il capo religioso della comunità cittadina, il mediatore tra uomini e dei, tra uomo e divinità, è garante della pax deourum, essenziale per la fortuna e la sopravvivenza della civiltà, la pace con le divinità, costante buon rapporto che deve sussistere tra uomini e divinità. Aveva il potere di interrogare le divinità nelle decisioni
importante, prendere auspicia, ovvero interpretare i signa, la voluntas deorum, volontà degli dei. Per la mentalità arcaica tutto l’esistente era permeato da un lato divino, siamo tra l’ottavo e il sesto sec a. c. sia eventi naturali, come terremoti, pioggia, fulmini, eclissi, erano risposta degli dei alle azioni dell’uomo, sia gli avvenimenti umani, come carestie e battaglie, risposte ai comportamenti rispettosi o meno dell’uomo. Dunque una logica secondo cui non si devono offendere le divinità per tenere lontana la reazione degli dei che si sarebbe abbattuta non sul singolo, ma sulla comunità. Inoltre l’elemento che aggrega è la religio), una pluralità di funzioni. Il re è il perno di questo assetto: I. potere religioso , il re è il capo religioso della civitas, sommo sacerdote di Roma, secondo Festo, lessicografo, secondo sec a. c. secondo l’ordo sacerdotium, ovvero la gerarchia, il re è all’apice, successivamente il flamen dialis, sacerdote di Giove, poi quello di Marte, dio della guerra, flamen martialis, poi quello di Quirino, flamen quirinalis, padre del popolo romano (romolo divinizzato) e poi pontifex maximus, pontefice massimo, presiede il collegio pontefice/dei pontefici. II. potere militare , comandante dell’esercito, lo guida in battaglia, nello svolgimento di questa funzione si avvale di due ausiliari ovvero il magister populi (affianca il re nel comando dell’esercito, diretto sostituto, populi indica i cittadini nel loro assetto bellico, organizzazione militare del popolo) e il magister equitum (comandante degli equites, ovvero i cavalieri, in posizione subordinata al magister populi). III. potere civile/politico , amministra la civitas, dirige e amministra la città, comprendeva anche quello legislativo, aveva il potere di emanare delle prescrizioni ovvero statuizioni normative, delle ordinanze delle leges regae/leggi del re, e giudiziario, potere di amministrare la giustizia, nell’espletamento di questa funzione si avvale di ausiliari, in particolare i due questores parricidii, competenti per le cause e giudizi relativi al parricidium, omicidio del padre/parricidio/uccisione del pater familias, perno dell’organismo familiare, punito con la pena di morte, questi questori coadiuvavano in ausilio al re per questi crimini, poi i duoveri perduellionis, ausiliari per le cause riguardanti della materia del perduellio, ovvero l’alto tradimento (attentato alla comunità politica). Due profili riguardo la figura del re. Un primo riguardo la modalità di scelta/nomina , come veniva scelto: varie ipotesi, la più plausibile è che la nomina fosse affidata ad un inter-re. L’inter-regnum è un periodo di transizione tra un re e l’altro, tra la scomparsa di un re e la nomina di un successore. Alla morte di un re il consiglio dei patres, ovvero degli anziani, assumeva temporaneamente il potere del re gestito collettivamente da 10 patres che rappresentavano il consesso, costoro assumevano il comando a turno (5 giorni ciascun, circa 50 giorni di inter-reges). Il re era nominato e designato dall’inter-re, da uno di questi dieci inter-reges, da un re protempore/provvisorio, quando i segni divini fossero stati favorevoli e quando le condizioni politiche lo avessero reso possibile, ovvero si fosse trovato un accordo sulla persona da nominare come re. Attraverso l’istituto dell’inter- regnum l’aristocrazia gentilizia, durante la prima fase latino-sabina, si era riservata il monopolio per quanto riguarda la decisione del rex. Questo consesso era di soli patrizi fino alla fase etrusca. Questa prassi di istituzioni del re è attestata dalle fonti per la fase latino-sabina, diverso è per la fase etrusca per la quale si è pensato che vi sia stato un criterio di nomina diverso, basato anche sui legami familiari, effettivamente esistiti. Serbio Tullio era genero di Tarquinio Prisco, mentre Tarquinio il Superbo era il figlio di Serbio Tullio. Non si può escludere anche una base di consenso popolare. Tutto ciò è in linea con il ridimensionamento delle gentes (congiurati/cacciati dai patrizi), ovvero i patrizi, parallelamente all’emergere di quei nuovi gruppi facoltosi. Le fonti attestano in questo meccanismo articolato di nomina, la creatio del re: necessità consenso divino (Si riferimento alla cosiddetta inauguratio, di fronte al popolo unito l’augure durante una cerimonia ricca di simbolismo chiedeva agli dei il consenso/il placet (parere favorevole) per la nomina di un determinato soggetto, una sorta di sacralizzazione, gli auguri sono sacerdoti divinatori, abilità interpretativa della volontà divina, soprattutto osservando il volo degli uccelli, che rappresentava nella logica arcaica manifestazione delle divinità) e partecipazione del popolo (il popolo riunito nel comizio curiato approvava la cosiddetto lex curiata de imperio, un atto di investitura del sovrano, di conferimento formale dei
Controllare il culto pubblico e privato : Assicuravano che i rituali religiosi fossero eseguiti correttamente. Compilare il calendario : Stabilivano le date delle festività religiose e dei giorni fasti e nefasti. Conservare le tradizioni : Mantenevano e adattavano le tradizioni religiose e giuridiche alle esigenze della società romana. I sacerdoti che tenevano i Fasti, calendari che registravano le festività religiose e gli eventi significativi. I Fasti Capitolini, ad esempio, erano incisi su pietra e conservati nel Campidoglio. L’istituzione del collegio dei pontefici è tradizionalmente attribuita al re Numa Pompilio , il secondo re di Roma. Il collegio dei pontefici era uno dei più importanti collegi sacerdotali dell’antica Roma. Originariamente, era composto da cinque membri, ma il numero aumentò nel corso del tempo. C'era: o il Pontifex Maximus : Il capo del collegio, con autorità suprema su tutte le questioni religiose; o i Pontifices : I membri ordinari del collegio, che potevano essere sia uomini che donne. Il loro numero variava, ma durante l’età repubblicana e imperiale, potevano essere fino a quindici; o il Rex Sacrorum : Un sacerdote che originariamente aveva funzioni religiose simili a quelle del re, ma che con il tempo perse importanza rispetto al Pontifex; o i Flamini. erano sacerdoti nell’antica Roma, ciascuno dedicato al culto di una specifica divinità. I flamini prendevano il nome dalla divinità che servivano, come il Flamen Dialis per Giove, il Flamen Martialis per Marte e il Flamen Quirinalis per Quirino I flamini erano divisi in due categorie principali:
1. Flamini Maiores: Questi erano i sacerdoti di rango più elevato, dedicati alle principali divinità romane (Giove, Marte e Quirino). 2. Flamini Minores: Questi sacerdoti erano dedicati a divinità minori e avevano meno prestigio rispetto ai flamini maiores. I flamini svolgevano rituali e cerimonie religiose specifiche per le loro divinità, contribuendo a mantenere il favore degli dei e l’ordine religioso nella società romana. o Il Collegio degli Auguri era uno dei più importanti collegi religiosi dell’antica Roma, secondo solo al collegio dei pontefici. Gli auguri erano sacerdoti incaricati di interpretare i segni inviati dagli dei attraverso il volo degli uccelli e altri fenomeni naturali, pratica nota come augurium. La leggenda attribuisce la fondazione del collegio degli auguri a Romolo e Remo, i leggendari fondatori di Roma, o al secondo re di Roma, Numa Pompilio. Diventare augure era considerato uno degli onori religiosi più elevati che un romano potesse ottenere o Le Vestali erano sacerdotesse consacrate alla dea Vesta, la dea romana del focolare e del fuoco sacro. Queste donne erano scelte tra le famiglie più facoltose di Roma e iniziavano il loro servizio da giovanissime. Le Vestali godevano di privilegi unici rispetto alle altre donne romane. Non erano sottoposte alla potestà paterna, potevano amministrare le loro ricchezze, lasciare testamento e avevano posti riservati accanto ai senatori durante gli spettacoli pubblici. Inoltre, avevano il potere di cancellare la pena di morte di un condannato se lo incontravano per strada. Il loro compito principale era mantenere acceso il fuoco sacro nel tempio di Vesta, simbolo della sicurezza e della prosperità di Roma. Il loro servizio durava 30 anni, divisi in tre decenni: il primo dedicato all’apprendimento, il secondo al servizio attivo e il terzo all’insegnamento delle nuove vestali. Il collegio dei pontefici aveva il compito di supervisionare il calendario religioso, le cerimonie sacre e l’interpretazione del diritto sacro (fas). Il responsum (plurale: responsa) era una risposta o un parere legale fornito da un giurista o da un pontefice nell’antica Roma. Questi responsi avevano valore legale e venivano emessi in risposta a domande poste da privati cittadini, magistrati o giudici. I responsa erano fondamentali per l’interpretazione e l’applicazione del diritto romano.
I giuristi , attraverso i loro responsa, influenzavano lo sviluppo del diritto con la loro interpretazione, tanto che la interpretatio iurisprudentium (interpretazione dei giuristi) era considerata una fonte del diritto. Orali, indiscutibili ed immotivati, queste sono le caratteristiche del responsum, come se si trattasse di un oracolo. In caso di inosservanza del responsum non era prevista una sanzione, il trasgressore veniva punito con disapprovazione ed emarginazione sociale. L'osservanza del responsum, al contrario, era causa di protezione divina. L'efficacia del responsum era particolare, valeva solo per il caso concreto, non in generale. Il collegio tramandava la memoria dei pareri già dati in precedenza, confrontando i casi successivi con casi già sottoposti al collegio e ai quali era già stata risposta. Si viene quindi a formare un sapere casistico per lo più orale pregno di ritualità. La durata del responsum poteva o esaurirsi immediatamente, su controversie anomale e singolari, ma in altre circostanze si ricorreva ai responsum passati. Le fonti del diritto in età monarchica Il nucleo originario del diritto romano è lo Ius Quiritium , il diritto più antico dei Romani. Questo diritto era strettamente connesso con la religione e veniva rivelato dai pontefici. Successivamente, lo Ius civile si è evoluto dallo Ius Quiritium, incorporando le tradizioni dei mores maiorum e le leggi delle XII Tavole. Lo ius Pontificium era l'insieme delle norme giuridiche emanate dai pontefici nell'antica Roma. Queste norme regolavano principalmente le questioni sacre e religiose, e i pontefici avevano il compito di interpretarle e applicarle. Questo corpo di leggi era fondamentale per mantenere l'ordine religioso e sociale nella società romana. Il diritto pontificale includeva decreti e responsi che stabilivano la liceità o illiceità di determinati comportamenti e atti, influenzando così anche il diritto privato. I pontefici, infatti, avevano un ruolo cruciale nel mantenere l’ordine religioso e sociale, affiancando spesso il rex o le parti in controversie legali. Le leges Regiae erano un insieme di leggi attribuite ai sette re di Roma, che governarono dalla metà dell'VIII secolo a.C. fino alla fine del VI secolo a.C. Queste leggi erano pronunciate dal re davanti ai comizi curiati e riguardavano principalmente questioni religiose, sociali e militari. Secondo la tradizione, le Leges Regiae erano approvate dal popolo, ma gli studiosi moderni ritengono improbabile che una procedura così evoluta fosse già in uso in quel periodo arcaico. Le leggi erano spesso tramandate oralmente e solo successivamente messe per iscritto. Il re, oltre a essere un leader politico e militare, fungeva anche da giudice supremo. Le leges regiae erano strumenti giuridici che il re poteva usare per amministrare la giustizia e risolvere le controversie. La loro inosservanza prevedeva l'emanazione di una sanzione. Sesto Papirio è una figura della tradizione romana, spesso associata all’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo. È noto per aver raccolto le leggi dei re in un’opera chiamata Ius Papirianum. Questa raccolta includeva le leges regiae, che erano le leggi emanate dai re di Roma. Le leges regiae erano emanate dai re di Roma e, secondo la tradizione, venivano recitate davanti popolo riunito nei comizi curiati. Una volta approvata, la legge veniva promulgata dal re e diventavano vincolanti per tutti i cittadini. Il mos maiorum (letteralmente “costume degli antenati”) rappresentava il nucleo della morale tradizionale della civiltà romana. Era un codice non scritto che regolava i comportamenti sociali, politici e militari dei Romani. Il lararium era un’area sacra all’interno delle case romane dedicata al culto domestico. Solitamente situato nell’atrio o in una nicchia, il lararium ospitava le immagini dei Lari e dei Penati, gli spiriti protettori della famiglia e della casa. Qui si svolgevano rituali e offerte per assicurare la prosperità e la protezione della famiglia. Anche il culto domestico, praticato nel lararium, rifletteva l’importanza del sacro nella vita quotidiana dei Romani. Nella Roma delle origini, il diritto e il sacro erano strettamente intrecciati. Le norme giuridiche erano spesso emanate dai pontefici, che erano anche figure religiose. Questo legame si rifletteva in diversi aspetti della vita romana.