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Il contenuto sono gli appunti del modulo 2 di Letteratura Inglese C tenuto dal professor Renato Rizzoli
Tipologia: Appunti
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Il tema del Paradise Lost necessita di una presentazione di quell’autore importante della letteratura inglese che caratterizzò la letteratura inglese del XVII secolo ovvero John Milton. Il seicento per la società e per la letteratura inglese, a livello storico, è un secolo di grande transizione all’interno del quale si ha la presenza di grandi cambiamenti sociali, politici e anche letterari. Il genere epico, e il Paradise Lost, si riferisce a quella tradizionale forma di narrazione sviluppatasi nell’antichità, con Omero, è proseguita nella classicità, con Virgilio e l’Eneide, nel medioevo con il romanzo cavalleresco per poi giungere nel Cinquecento, secolo del Rinascimento, con la rivisitazione del romanzo cavalleresco in termini di ripresa del genere epico. Il Seicento portò definitivamente a compimento, con l’opera di Milton, questa evoluzione del genere epico ovvero un genere che sarà in un certo senso il frutto di tutta una tradizione sedimentata precedentemente, in primis di quella antecedente ad esempio the Fairy Queen, venendo poi profondamente rinnovata dall’opera di Milton e quindi da una nuova prospettiva storica, culturale e letteraria in cui si ha allo stesso tempo la riproposizione della tradizione, il suo rinnovamento e il suo atto ultimo. Con Milton e con il Seicento il poema epico raggiunge il suo culmine e successivamente la narrazione cioè il racconto in termini di genere letterario sarà poi, in un certo senso, passato a un altro tipo ossia raccolto da un altro tipo completamente nuovo di genere letterario: il Novel che si affacciò nei primi anni del Settecento divenendo in un certo senso il figlio del poema epico succedendo alla modernità al poema epico il quale perderà la propria forma poetica (forma espressiva rifacente a tutta la tradizione precedente che partì da Omero e attraversò l’epoca classica con Virgilio, il Medioevo con il romanzo cavalleresco e con tutta la tradizione rinascimentale italiana, francese e inglese dell’epoca rinascimentale) ma rinnovando profondamente la narrazione inventando quello che è un nuovo genere ossia il romanzo in prosa. Il Seicento è il secolo della transizione in cui si vede ciò che è considerato vecchio essere immesso in un contesto che è già profondamente mutato rispetto al Cinquecento garantendo alla figura di Milton di un autore che guarda a tutto ciò che è tradizionale ma che allo stesso tempo profondamente radicato, nella cultura e nella politica del Seicento inglese. Il Seicento è il secolo della rivoluzione puritana e quindi un secolo i cui eventi guardano già alla modernità rappresentando già una svolta consistente e radicale della storia politica inglese che proietta l’Inghilterra nella modernità. L’Inghilterra è la prima società occidentale a sperimentare una rivoluzione così radicale la quale diede una fisionomia completamente nuova e diversa della società e della politica inglese e quindi del rapporto tra monarchia, parlamento e classi sociali mai prima avvenuto in Europa. La rivoluzione inglese, che scoppiò nel 1642 e che poi si concluse nel 1649 con la cattura di Charles I e la sua successiva condanna a morte, permise all’Inghilterra di entrare nella modernità storica (caduta dell’Ancien Regime) per prima. Se poi alla fine del Seicento l’Inghilterra si porrà già come una sorta di potenza quasi prevalente e importante nel panorama storico dell’Europa e dell’Occidente sarà dovuto a questi mutamenti radicali che l’Inghilterra ha vissuto nei primi anni quaranta del 1600. Il periodo elisabettiano si concluse nel 1642 con la chiusura dei teatri non solo perché fosse esplosa un’epidemia di peste ma anche per il fatto che la rivoluzione puritana non permettesse più la rappresentazione teatrale. Durante questo periodo vi era un compromesso dove la corte governava la nazione in collaborazione con il Parlamento, il cui ruolo era di organo consultativo, che era sempre più rappresentato non solo dalla House of Lords ma anche dalla House of Common ovvero la Camera di tutti quei rappresentanti di quelle nuove classi sociali che stavano ottenendo sempre più importanza nella società inglese (borghesia mercantile). Questi ultimi fornivano sempre di più, a causa dell’aumento della centralità dei rapporti commerciali, i finanziamenti per garantire il governo della monarchia. Quel grande periodo era il frutto di questo compromesso dove le nuove classi sociali in ascesa venivano rappresentate all’interno della struttura parlamentare e la dinastia Tudor era molto attenta
nel gestire tutte queste nuove risorse mantenendo buoni rapporti con queste nuove classi sociali in ascesa le quali garantivano lo sviluppo stesso del paese. Con l’avvento della dinastia Stuart, a partire dal 1603 con l’incoronazione di Jacob I Stuart il quale era di orientamento conservatore e quindi favorevole ad una forma di monarchia assoluta, cominciarono i conflitti con il Parlamento e quindi con quelle classi sociali in ascesa le quali non furono più disposte a fornire ricchezza alle casse della monarchia se non condividendo le politiche e richiedendo sempre più voce in capitolo nella gestione delle finanze del governo e quindi anche delle direttive nazionali e di politica estera. Quindi in Inghilterra, da una parte, si ha una società che si sta modernizzando e che ha delle nuove classi sociali in ascesa come la Borghesia (mercanti, artigiani) che ad un certo punto diviene socialmente sempre più importante poiché sono i commerci che rendono ricche le nazioni europee visto che sono i mercanti che prestano il denaro alle monarchie per finanziare le espansioni militari e coloniali. In Inghilterra, soprattutto, con la morte di Elisabetta questa nuova società progressiva viene a scontrarsi con le esigenze di una monarchia che viene ancora interpretata in termini di monarchia assoluta (re che riceve da Dio il potere di governare sulla Terra e che non può essere discusso da nessun organo). Questo scontro sociale divenne anche, e forse fu questo che innescò la miccia che portò allo scoppio della rivoluzione, un conflitto religioso all’interno del fenomeno del Protestantesimo, essendo un fenomeno di modernità e molto fluido, vi erano molte confessioni diverse che andavano da quella luterana a quella calvinista mentre in Inghilterra si ebbe con l’anglicanesimo una sorta di commistione delle confessioni e quindi la formazione di una confessione più moderata ovvero l’anglicanesimo mantenne tutti quelli che erano le gerarchie e i riti della chiesa Cattolica però all’interno di una liturgia trasformata generando quindi una forma di religione di Stato nacque in contrasto con quella di Roma ma non troppo radicale perché se non esiste una sorta di gerarchia di comando non esiste la monarchia stessa. In Inghilterra pero, come in Europa, penetrarono altri tipi di versioni di Protestantesimo tra le quali il Puritanesim0 (stampo calvinista ma più radicale) che si instaurò nel Cinquecento. I puritani furono una parte significativa della popolazione londinese e soprattutto di quelle classi sociali in ascesa che proprio per il loro credo religioso radicale che non ammetteva alcun tipo di piacere e di ambiguità cominciarono a farsi sentire già nella vita politica londinese avversando il teatro. Nel Seicento questo tipo di blocco sociale è divenuto sempre più preponderante e quindi il Parlamento che esprimeva, da un punto di vista politico, anche quel tipo di classe sociale aveva anche come direttiva ideologica nella condotta politica e sociale la fede puritana (fede religiosa). Ma chi sono i Puritani? Essi sono Calvinisti (parte più moderna rispetto alla Germania luterana, Calvino modellava quelli che erano i principi della sua dottrina religiosa sul modello della Ginevra dei mercanti: profitto, parsimonia, frugalità, sobrietà e diretta lettura delle Sacre scritture). Non solo un certo blocco sociale e quindi un problema di conflitto delle parti più dinamiche della società inglese verso la monarchia ma anche un conflitto ideologico e culturale dove determinati valori come quelli commerciali venivano giustificati dalla stessa fede puritana e venivano opposti con quelli della monarchia e dell’aristocrazia. I puritani si ritenevano gli eletti, il nuovo popolo di Israele ovvero quelli scelti da Dio per fondare il proprio regno sulla Terra e quindi coscienti di avere una missione religiosa che diviene sociale e politica e questi principi puritani erano così radicali ed erano coerenti con la loro richiesta di rilevanza sociale e di protagonismo sulla scena storica e sociale dell’Inghilterra dell’epoca proprio perché le Scritture dovevano essere interpretate senza alcun rapporto di gerarchia per concentrarsi su una specie di forma di egualitarismo dove ognuno leggeva e decifrava le Sacre Scritture secondo la propria chiamata alla fede. Tutto ciò coagulò un nucleo sempre più importante che ha nella Londra commerciale che inizia ad essere una grande metropoli rappresentando quella che è l’Avanguardia sociale che vede un’ideologia potente che contrasta sempre di più una monarchia sempre più conservativa, un re sempre meno disposto a moderare e ad accordarsi con il Parlamento. Questo conflitto religioso, culturale, sociale e politico si trasformò ben presto in un conflitto bellico e quindi nella Guerra Civile dove si radicalizzarono le posizioni: il Parlamento non fu più disposto a garantire i finanziamenti al re e ad essere unicamente un organo consultivo
viene a ritagliarsi un significato diverso della visione del mondo ovvero il singolo, la libertà del singolo, l’autonomia del singolo Il tema religioso di Milton viene sempre problematizzato poiché espressione di una fede che non può sussistere se non nell’esaltazione dell’individuo (celebrazione della libertà dell’individuo). Forse la parte più significativa della fede miltoniana è il fatto di esprimere attraverso i valori religiosi quello che è il valore stesso dell’individuo e di conseguenza è la libertà che deve essere l’attributo principale dell’individuo ovvero la libertà in senso di autodeterminazione e autocoscienza che da un certo lato l’uomo ha già in sé = strato puritano + strato umanista ( anche lascito culturale in cui per la prima volta l’individuo viene celebrato da Milton). Anche questo lascito umanista si ritrova in Milton dimostrando sempre quella sintesi di valori che si profila in un autore come lo stesso Milton. Si vedrà come talvolta sarà il Milton umanista che supererà alcune restrizioni della dottrina puritana stessa e farà si che si ponga lui stesso come artefice di nuova dottrina attraverso i suoi scritti. La carriera poetica di Milton può essere, in un certo senso, suddivisa in tre fasi: FASE I: Grandi liriche del Mask (Comus). Il mask era una rappresentazione colta di corte, fine del Cinquecento inglese, in cui la musica, la danza e la grande scenografia si mescolano ad una sorta di fiaba mitica. Quindi un genere profondamente aristocratico tanto è vero che venivano rappresentati solamente a corte, avevano come protagonisti gli stessi nobili e doveva avere il fine di celebrare il potere della monarchia stessa. Milton lo rivide alla luce di un mask riformato il quale è una vicenda di tre giovani, figli di un nobile di fede puritana, che si inoltrano in un bosco dove la figlia maggiore viene catturata e seduta da Comus, mago del bosco e figlio della maga Circe, il quale rappresenta un poco tutto ciò che è il bello e il sensuale in senso corrotto aristocratico. Questa fanciulla grazie anche all’intervento di uno spirito guardiano e di una ninfa del fiume ecco che riesce a respingere quelle che sono le lusinghe dell’amore sensuale di Comus e invece ad affermare quella che è una sorta di sobria moralità che causa, in un certo senso, il completo ribaltamento del mask tradizionale. Tra le grandi liriche (pubblicate in un’edizione postuma del 1645 ) di questa prima fase miltoniana vi sono anche On the Morning of Christ’s Nativity (posta all’inizio della raccolta di poesie), sorta di inno in cui si ha una celebrazione di quanto significhi questa Natività ovvero l’incarnazione, il suo significato per l’umanità e per l’intero ordine cosmico dove si ha il pastore (io poetico) che rende omaggio a questa natività facendoci forse affermare che sia una poesia pastorale che rivede interamente la IV Egloga virgiliana dove l’età dell’oro però è quella del vero Messia (riconfigurazione della pastorale in senso filosofico, storico e religioso) e dove nel finale si ha una descrizione della fuga degli idoli pagani sovrapponendo a quella verità quella della religione cristiana, L’Allegro e il Penseroso dove da un lato sia ha la celebrazione della giovinezza e del piacere facendoci pensare alle Grazie della Primavera del Botticelli che però viene subito dopo seguito dal pensiero del Penseroso dove si ha un elogio della malinconia, dell’intellettuale che cerca la solitudine, lo studio e la contemplazione religiosa quasi come se fosse una sorta di percorso autobiografico della figura stessa di Milton della prima fase alla cui fase giovanile di letizia segue subito la vocazione religiosa e dunque lo studio e la contemplazione. In seguito a queste si giunge a quella che è forse il componimento da un punto di vista letterario: l’elegia funebre di Lycidas (composta nel
imperfetta della natura, questa figura di Lycidas ricompare in un’ambientazione celeste, riferendosi alla fede nell’Oltre in una sorta di immortalità dove Lycidas porta a compimento la sua vocazione, visto dal poeta, in una sorta di scena pastorale in cielo dove il poeta fa parte del coro celestiale e che, come pastore, soccorre i viaggiatori smarriti tra i pericoli della vita umana. Nel finale la figura del pastore si assomma un’altra forma dell’interlocutore (l’io) che in un certo senso riafferma questa visione ottimistica di un mondo corrotto ma che ha anche una possibilità di redenzione. FASE II: Agone politico ossia il Milton dal 1641 al 1660. In questo periodo Milton, dopo essersi autodeterminato come poeta, ecco che prende parte nell’agone politico dove i suoi interventi contribuirono a formulare dei postulati che emergevano proprio in quel momento nella società inglese come il concetto di tolleranza in ambito religioso (pensiero puritano + concetto di libertà dell’individuo e del poeta), separazione tra Chiesa e Stato (fatto che lo Stato non si aroghi il diritto di gestire la chiesa stessa), Contratto sociale (sovranità popolare, Commonwealth) Nel 1649, proprio mentre sta per essere proclamata la condanna a morte del re, Milton pubblicò L’ufficio del re e dei magistrati dove giustificò la condanna a morte del re attraverso l’esposizione della dottrina del contratto sociale e della sovranità popolare che ha l’inalienabile potere di governo nonostante il suo esecutore sia il re (anticipa Locke). Si ricordano due opere principali: Trattati sul divorzio dove afferma che si può concedere il divorzio alle due parti non solo per motivi unicamente materiali, come l’infedeltà, ma anche per incompatibilità di carattere tra i coniugi stessi applicando la politica contrattuale del matrimonio riferendosi anche alla sua esperienza personale del matrimonio con una aristocratica con cui poi si è scoperto incompatibile di carattere, e l’Aeropagitica dove anche qui, in termini di libertà, pietra miliare della lotta sociale inglese del periodo rivoluzionario, Milton si mostra più avanti democraticamente rispetto ad aspetti del Commonwealth che si manifestarono successivamente alla sua affermazione come la censura editoriale dove Milton ha un’idea sociale e culturale che anticipano il pensiero settecentesco e che segna anche la distanza con alcune misure del Commonwealth che egli riteneva antidemocratiche (Milton umanista che esalta le libertà della circolazione delle idee e dell’uomo). FASE III: periodo delle grandi opere miltoniane. Inizia quando la rivoluzione è ormai alla fine sconfitta, Milton è sconfitto da un punto di vista politico ma vede i suoi ideali ancora una volta sopravvivere e che vengono lasciati come testamento spirituale nelle sue opere letterarie maggiori: Paradise Lost (pubblicato nel 1667 in dieci libri e poi nel 1674 in 12 libri), Paradise Regaigned (sequel di Pardaise Lost) epica breve scritta nel 1671 e Samson Agonistes. Il Paradise Regiagne è un’epica breve che si basa su una vicenda quasi interamente dialogica e che è il duello verbale che contrappone alla tronfia retorica di Satana la visione delle risposte di Cristo. Battaglia di parole che dura tre giornate (riferimento dell’episodio biblico della tentazione di Cristo nel deserto) dove alla fine Cristo trionfa sul tentativo di corruzione di Satana stesso ma qui Gesù viene rappresentato quasi come dimentico della sua esistente celeste e che allarga progressivamente la sua coscienza attraverso la meditazione e il dibattito con Satana ponendosi a confronto con i personaggi, sia biblici che classici, che lo hanno prefigurato arrivando prima ad eguagliarli e poi addirittura a superarli imparando ad essere un Adamo vittorioso e imparando a definire i suoi tre presupposti pubblici di profeta e sacerdote e re. In un certo senso è una sorta di costruzione proprio del personaggio di Gesù come forma di autocoscienza illustrando l’antitrinitarismo di Milton che non prende solo passivamente in considerazione quello che è l’invisibilità della Trinità ma addirittura ma il suo concetto si svuotamento nell’atto dell’incarnazione. Samson Agonistes si riferisce alla storia biblica di Sansone alla porta della sua prigione quando poi viene imprigionato, dopo essere stato un grande giudice
radicale e quindi non solo una scelta letteraria ma anche ideologica perche Milton vedeva in quel tipo di tradizione epica un qualcosa contro il quale lui aveva sempre compiuto mentre il suo assumere come argomento un fatto biblico e addirittura l’inizio della storia dell‘uomo ecco che da al poema e alla narrazione una dimensione universale che unisce l’umanità intera, rispetto alla prospettiva circoscritta e nazionalistica, divenendo per Milton un programma da seguire e perseguire e quindi si può vedere come sia rimasta implicita in lui l’attenzione a quei valori religiosi che allo stesso tempo sono stati la sua guida (principi liturgici). Ciò significa anche un ulteriore approfondire, per Milton, il discorso della ripresa di generi letterari tradizionali per poi infondergli nuovi significati e nuovi messaggi mantenendo essenzialmente le forme tradizionali dei testi (es poema epico). Milton usufruì di tutti i generi tradizionali usufruendo di un gioco consapevole con il lettore a cui egli si rifà come destinatario e a cui offre questi rimandi rispettando le regole del poema epico, come vengono evocati i personaggi, battaglie ma posto in un orizzonte/contesto nuovo e permeato da valori profondamente religiosi e universalistici (elemento principale in Milton). Quindi la caduta dell‘uomo, in un certo senso, è un argomento religioso importantissimo ma allo stesso tempo è anche eroico e tragico perché esprime il tema più grandioso che si possa concepire ossia l’antagonismo storico tra Dio e Satana impregnato però in un evento specifico che non riguarda uno specifico eroe ma quello di Adamo ed Eva il quale racchiude il destino di tutta l’umanità. INCIPIT L’incipit del P.L esprime una prima definizione della materia dell’opera permettendoci già di vedere quali siano gli elementi principali del poema epico di Milton. «Of Mans First Disobedience, and the Fruit Of that Forbidden Tree, whose mortal tast Brought Death into the World, and all our woe, With loss of EDEN till one greater Man Restore us, and regain the blissful Seat Sing Heav’nly Muse, that on the secret top Of OREB, or of SINAI, didst inspire That Shepherd, who first taught the chosen Seed, In the Beginning how the Heav’ns and Earth Rose out of CHAOS» (Della prima disobbedienza dell’uomo e del Frutto dell’Albero Proibito il cui gusto fatale condusse la morte nel mondo e con esso tutto il nostro dolore con la perdita dell’Eden fino a quando non giunga un uomo più grande a risanarci e a riconquistare il seggio benedetto. Canta o musa Celeste che sopra la vetta segreta dell’Oreb e del Sinai donasti ispirazione a quel pastore che per primo insegnò alla stirpe eletta come in principio sorsero i Cieli e la Terra dal Caos ) Milton qui mostra come già dal gesto originario di Adamo ed Eva ecco che questo gesto ha una specie di effetto di tutto ciò che è il dolore umano rivelando di fatto quale sia la prospettiva storica del poeta stessa: ossia non l’evocare essenzialmente questo evento biblico ma le ripercussioni di questo sull’intera storia dell’umanità dalla perdita dell’Eden fino all’arrivo di un uomo (Cristo) che risanerà l’umanità e riconquisterà il sacro seggio (sintesi messaggio cristiano: nuova possibilità di accesso al regno celeste). In seguito a questo incipit vi è finalmente il riferimento al poema epico tradizionale con l’invocazione alla musa (Sing Heav’nly Muse: canta o Musa celeste). Quindi qui vi e la protasi nello stesso momento avviene l’invocazione alla Musa celeste rivelando una sorta di rifacimento culturale poiché essa non è più quella delle credenze classiche ma è Urania ovvero la nuova Musa cristiana (dea dell’astronomia nel Cinquecento poi divenuta nuova rivisitazione delle Muse classiche in
senso profondamente cristiano) per donare ispirazione, sulla vetta segreta dell’Oreb e del Sinai a quel pastore che per primo insegnò alla stirpe eletta come in principio sorsero i Cieli e la Terra dal Caos dove quel pastore è Mosé che nelle Sacre Scritture ha insegnato al popolo d’Israele (popolo eletto) come in principio sorsero i Cieli e la Terra dal Caos ossia il messaggio stesso di Dio. Il secondo passaggio cruciale oltre ad avere invocato quella musa cristiana è la sorta di parallelismo di Urania con l’ispirazione passata che lei aveva caratterizzato Mosé stesso nella sua funzione di vate e profeta. Il gesto di Milton, in un certo senso, è quello di porsi come poeta e cantare di quell’argomento invocando la Musa cristiana ma quell’argomento stesso così religioso, fonti tratte direttamente dalle Sacre Scritture, ecco che il paragone che Milton pone non è più solo quello di poeta ma addirittura quello di vate e profeta religioso rivelando il Milton umanista e il Milton religioso il quale mette al servizio di questa fede la sua poesia facendosi poeta-vate a sua volta. Quegli ideali che caratterizzano Milton, finita la Rivoluzione, non devono venire Milton e quindi in un certo senso proprio perché affronta il tema così cruciale per la storia dell’umanità (tema del bene contro il male) ecco che è lui stesso che si fa profeta e vate allo stesso livello dei grandi profeti biblici pensando addirittura di porre il P:L al pari delle Sacre Scritture con pari dignità e autorità quasi come se fosse una sorta di rivisitazione dello spirito delle scritture contestualizzate nella situazione storica attuale della sua epoca. Verso il verso 15-16 ecco che Milton propone cose mai tentate in passato (Things unattempted yet in Prose or Rhime: cose mai tentate in passato in Prosa e in Rima ) riprendendo il modello del tradizionale del poema epico ma allo stesso tempo distaccandosi da esso e ciò fa in modo che Milton non sia solo il cantore di una nazione ma dell’intera umanità alla pari dei grandi profeti biblici. Milton chiede subito dopo illuminazione alle Muse (What in me is dark Illumine, what is low raise and support: ciò che in me è oscuro illumina ciò che è basso innalzalo e sostienilo) di quelle oscurità che lo caratterizzano e di innalzare quell’umile corpo e mente che deve aspirare a trattare di cose che non sono mai state tentate esprimendo così compito finale del poeta: affermare la Provvidenza e rendere manifeste le vie divine all’uomo (That to the highth of this great Argument I may assert th’ Eternal Providence, And justifie the wayes of God to men: che dalle vette di questo grande Argomento io possa affermare la Provvidenza Eterna e rendere manifeste le vie divine all’uomo) facendosi interprete della parola stessa di Dio al pari dei vari profeti biblici (riaffermazione della Provvidenza divina). LIBRO I: VV 91- «Into what pit thou seest From what heighth fallen, so much the stronger proved He with his thunder: and till then who knew The force of those dire arms? yet not for those, Nor what the Potent Victor in his rage Can else inflict, do I repent or change, Though changed in outward luster; that fixed mind And high disdain, from sense of injured merit, That with the mightiest raised me to contend, And to the fierce contention brought along Innumerable force of spirits armed That durst dislike his reign, and me preferring, His utmost power with adverse power opposed In dubious battle on the plains of Heaven, And shook his throne. What though the field be lost? All is not lost; the unconquerable will ( volontà ), And study of revenge, immortal hate, And courage never to submit or yield: And what is else not to be overcome? That glory never shall his wrath or might Extort from me. To bow and sue for grace With suppliant knee, and deify his power, Who from the terror of this arm so late Doubted his empire, that were low indeed, That were an ignominy and shame beneath This downfall; since by fate the strength of gods And this empyreal substance cannot fail, Since through experience of this great event In arms not worse, in foresight much advanced, We may with more successful hope resolve To wage by force or guile eternal war Irreconcilable, to our grand Foe, Who now triumphs, and in the excess of joy Sole reigning holds the Tyranny of Heav’n. » «You see into what pit and from what height have fallen so he proved much the stronger with his thunder and till then who knew the force of those dire arms? Yet not for those nor the Potent Victor in his rage can else inflict do I repent or change that fixed mind, though changed in outward luster, and high disdain from sense of injured merit that raised me to contend with the mightiest and that brought along to the fierce contention innumerable force of spirits armed that they dislike his reign and me preferring opposed his utmost power with adverse
con lui. Il verso miltoniano è un verso che deriva direttamente dal Blank verse cinquecentesco e in primis da Shakespeare. Il Blank verse è un verso libero, pentametro giambico, che è stato introdotto in Inghilterra già da Wyatt e Surrey ossia i poeti alla corte di Henry VIII facendo una versione inglese del verso petrarchesco poi questo verso è entrato nel teatro elisabettiano soprattutto con Shakespeare. Milton, consapevole dell’uso tradizionale del blank verse, usufruì ancora una volta di questo tipo di verso infondendogli un significato religioso avvicinandosi ma allo stesso tempo allontanandosi dalla tradizione precedente. Milton utilizzò il blank verse anche come forma di aperta polemica con quella che era il nuovo metro dell’epica della Restaurazione (esaltazione del monarca da parte di Dryden con la Rhyme Royal) perché vedeva in quella sorta di altro verso come legato ai nuovi valori morali e politici che lui non vuole esaltare (sorta consapevole di andare contro alla moda del tempo usufruendo di un verso più grande e più antico) e così come in Shakespeare usufruì delle forme arcaiche (es Thou seest = you see). All’inizio di questo testo Satana si è appena destato e per la prima volta si rende conto di che cosa stia succedendo e di dove si trovi, Chaos condizione di sofferenza, assieme agli altri angeli ribelli e si rivolge direttamente all’angelo ribelle più vicino a lui che lo ha seguito con il Thou seest. Per verso non rimato significa che non molto spesso la sintassi ossia il verso stesso non termina nel limite della linea (line) ma molto spesso si hanno gli enjambement e ciò significa che la struttura sintattica fa si che i versi siano collegati tra di loro in una sorta di costruzione molto articolata che si avvicina molto alle strutture poetiche classiche in una maniera molto elegante e assai complessa. Già dalla secondo verso si può notare come il tema della battaglia, tipico dell’epica, qui venga traslata in un contesto biblico ovvero la battaglia tra il Bene e il Male (Dio con le sue schiere angeliche e Satana con le sue schiere demoniache) venendo in un certo senso rappresentata metaforicamente da Milton come una battaglia epica dai risvolti e dal significato epico e dunque con tutti i suoi elementi ovvero quella che è una battaglia dialettica (simbolica) diviene nell’epica Miltoniana diviene una vera e propria battaglia seguendo il concetto prima illustrato. Rifacendosi alla battaglia si può osservare come il modello originale di essa stia in tutto e quelle che sono le storie e immagini di figure mitologiche riferite alla classicità (ad esempio Dio stesso che è rappresentato più forte con il suo tuono e quindi Giove stesso) le cui caratteristiche sono utilizzate per connotare i personaggi biblici presenti nell’epica miltoniana. In questo punto Dio nel momento in cui sconfigge Satana porta quest’ultimo ha vedere tutto ciò con un pensiero agonistico della battaglia e del contrasto, poiché mosso da quell’odio per l’ingiustizia subita, rappresentando Dio, nella sua mente, con le immagini stesse del potente Giove. Dopo il punto interrogativo del verso 94 si può osservare come la risposta di Satana alla sua domanda retorica sia costituita da una sintassi molto complessa che continua fino al verso 105 senza la presenza di un punto costruendo la struttura sintattica attorno a quello che è lo stato d’animo di Satana stesso divenendo una sorta di espressione quasi rutilante di questo suo orgoglio ferito. Le espressioni che Satana utilizza sono tutte espressioni retoriche che Satana stesso si pone rivelando ancora una volta questo scontro tra bene e male vengono manifestati per mezzo della vera e propria battaglia (battle al verso 104) sulle piane del Paradiso la cui grandiosità viene anche declinata attraverso il numero dei combattenti (innumerabile force of spirits armed) e quindi nella presentazione di sterminati eserciti di numero che danno l’idea di questa grandiosità e dell’importanza a livello simbolico della battaglia tra Bene e Male. Subito dopo Satana si pone un’altra domanda retorica che di fatto costituisce un’espressione idiomatica sul fatto dell’importanza della sconfitta subita elencando in seguito tutta una serie di prerogative che egli conserva e che le schiere celesti conservano proprio nel conflitto con Dio stesso: Volontà implacabile Odio immortale Disegno di Vendetta L’orgoglio di non arrendersi e di non cedere mai
Subito dopo aver elencato questi valori che rimangono dopo la sconfitta nella battaglia contro Dio, Satana si pone un'altra domanda retorica ( what is else not to be overcome? ) alla quale si risponde che sarebbe peggiore il dover inginocchiarsi e chiedere la Grazia a Dio rispetto alla condizione in cui si trovano in questo momento esprimendo la volontà di non piegarsi mai al potere di Dio. A partire dal verso 118 comincia l’ultimo periodo del passo il quale si concluderà al verso 124. In questo periodo vi sono due causali: Since by e Since through alle quali segue la principale introdotta da We may. In questo passo vi sono le virgolette aperte cosa che si distacca dall’incipit dell’opera stessa dove invece vi era una presenza della voce narrante la quale invocava le Muse (Sing Heav’nly Muse) ossia la voce narrante del poeta stesso. Però questa voce narrante che è una modalità di narrazione in terza persona (invocazione alla musa ma si sente anche talvolta quando narra in terza persona distanziando questi personaggi) talvolta i personaggi vengono resi protagonisti nel momento in cui invece del discorso indiretto della narrazione in terza persona vi è il discorso diretto tra le virgolette (dal verso 84) dove il poeta vuole dare ancora più senso drammatico alle parole di Satana facendolo parlare in prima persona e fornendo quindi il punto di vista di Satana stesso poiché le sue azioni sono ancora più interessanti da offrire al lettore nel momento in cui è Satana stesso a cui viene consentita la parola. Tutto ciò che viene detto qui è fatto nella prospettiva di Satana e infatti non vi è l’intermediazione costruendo così il personaggio di Satana come se fosse un personaggio teatrale (anche il contesto è tragico). È dalla prospettiva di Satana che vediamo questa sorta di conflitto agonistico che lui vive nei confronti di Dio ma notiamo subito che anche nella sconfitta e nella sua presa di coscienza, per la prima volta, della potenza delle armi di Dio venendo collocato in un luogo nuovo il Chaos (prima vi era solamente l’ordine Empireo creato da Dio e quindi i cieli con le creature angeliche e celesti) il quale viene a crearsi nel momento in cui Dio viene a sconfiggere Satana. In questa condizione ecco che si profila la prima qualità del personaggio di Satana: il fatto di non sentirsi sconfitto. Il momento principale di definizione di questo è quando parla del concetto di fixed mind la quale significa che la sua prospettiva, scala di valori, e quindi tutto il sistema di valori che lo caratterizzano non è scomparso nel momento in cui è stato sconfitto da Dio ma anzi la sua mente va all’indietro rivolgendosi al passato perché è quella mente stessa che gli fa ancora ricordare come poco prima della sconfitta avvenne la ribellione e assieme ad essa tutta una sorta di innumerevole schiera attorno a lui riuscendo a portare dalla sua portare che per la prima volta (verso 102) osarono sfidare, tenere in spregio il regno di Dio. Anche nella sconfitta sembra che la contingenza, cacciata dal Paradiso e caduta nel Chaos, non lo tocchi più di tanto perché quella fixed mind si perpetua in tutte quelle qualità che è lo spirito di Satana mantenendo intatti il will, study of revenge, immortal hate e the bravery le quali hanno tutte le caratteristiche per permettere a Satana di essere grande nella vendetta ulteriore. Un ulteriore elemento della fixed mind di Satana è il fatto di non voler chiedere perdono ma anzi esalta quelli che sono gli aspetti positivi della sua rivolta i quali hanno addirittura messo in dubbio la potenza di Dio proprio a causa del potere di quelle armi. Quindi vi è subito dopo quest’orgoglio che è il contrario della richiesta di pentimento e perdono la quale è considerata come una vergogna peggiore ancora della caduta (verso 115). Vi è sostanzialmente anche la voglia di vendicarsi non solo del torto subito ma anche della sconfitta stessa perché adesso sanno quello che li attende arrivando infine a definire questo Grand Foe come per il momento trionfatore e che tiene la tirannide del Cielo definendo Dio come un Tiranno. Quindi abbiamo la costruzione di un personaggio attraverso questi segnali manifesti della sua personalità e quindi abbiamo la costruzione da parte di Milton di un personaggio che può essere definito eroico soprattutto nella sconfitta poiché l’eroismo si vede non nel trionfo ma nella sconfitta e Satana mostra un eroismo nel senso di uno spirito indomito disposto alla battaglia ancora e sempre per perseguire quelle che sono le sue volontà: il desiderio di potenza il quale viene determinato dalla sua considerazione di se stesso. Sembra quindi che Milton costruisca Satana attraverso i canoni epici del grande eroe, dell’eroe sconfitto, dell’eroe che mostra la sua grandezza e il suo coraggio non solo nella
stesso e alla sua maturità nel leggere l’evoluzione del personaggio per farsi un ‘idea e per scoprire quella che è la vera natura del personaggio nel farsi della Storia non proponendo delle strutture preconfezionate al lettore ma caratterizza il proprio personaggio (vicino a Shakespeare) anche se negativo tipico di una visione delle cose del tutto nuove. In questa sorta di superamento di quelli che sono un certo tipo di caratterizzazione monodimensionale dei personaggi si trova anche la concezione stessa del male per Milton ossia non essendo caratterizzati fin da subito come personaggi del tutto positivi o negativi ecco che i personaggi scelgono di comportarsi in determinati modi morali. Questo aspetto dona una grande lezione umanistica al lettore da parte di Milton perché di fatto i personaggi non sono universalmente suddivisi tra bene e male ma scelgono secondo quelli che sono i loro canoni etici di divenire positivi o negativi (Satana non è malvagio ma sceglie il mare nella misura in cui sceglie eticamente) non donando attributi universali ma nel pensare le creature nate da Dio come creature che hanno la possibilità della scelta. LIBRO I: VV 242- «Is this the Region, this the soil, the clime, Said then the lost archangel, this the seat That we must change for Heaven, this mournful gloom For that celestial light? Be it so, since he Who now is sovran can dispose and bid What shall be right: farthest from him is best Whom reason hath equaled, force hath made supreme Above his equals. Farewell happy fields Where joy for ever dwells: Hail horrors, hail Infernal world, and thou profoundest Hell Receive thy new possessor: One who brings A mind not to be changed by place or time. The mind is its own place, and in itself Can make a Heaven of Hell, a Hell of Heaven. What matter where, if I be still the same, And what I should be, all but less then he Whom thunder hath made greater? Here at least We shall be free; the Almighty hath not built Here for his envy, will not drive us hence: Here we may reign secure, and in my choice To reign is worth ambition though in Hell: Better to reign in Hell, then serve in Heaven.» « This is the Region, this is the soil, the clime, said the the lost archangel, this the seat that we must change for Heaven, this mournful gloom for that celestial light? Be it so, since he who now is Sovran can dispose and bid what shall be right: farthest from him is best whom reason hath (has made equal) equaled, force hath made supreme above his equals. Farewell happy fields where joy for ever dwells: Hail horrors, hail Infernal world, and you deepest Hell receive your new possessor: one who brings a mind not to be changed by place or time. The mind is its own place, and itself can make a Heaven of Hell, a Hell of Heaven. What does it matter where, if I be still the same, and what I should be, all but less then he whom thunder has made greater? Here at least we shall be free; the almighty has not built here for his envy, will not drive un hence: here we may reign secure, and in my choice to reign is worth ambition though in Hell: better to reign in Hell, then serve in Heaven.» «É questa la regione, è questo il suolo, il clima ( si riferisce al Chaos) , disse allora l’arcangelo caduto ( rimando a ciò che era in Paradiso + sottolineatura con discorso indiretto in 3°persona ), questo è il luogo che dobbiamo ( must = esprime tutto ciò che è forzato ) cambiare per il Cielo, quest’oscurità luttuosa ( metafora : significato del colore nero ma anche significato che ha a che fare con la sensazione di Satana in questo momento ) per quella luce celestiale? ( contrasto chiaroscuro con i due dimostrativi ) Sia così poiché ( valore causale ) colui che ora è sovrano ha il potere ( senso di aver la possibilità ) di decidere e di comandare ciò che ( can si contrappone al must precedente ) sarà giusto: è meglio essere il più lontano possibile ( superlativo relativo ) da Lui che ( introduce relativa, pronome relativo e complemento oggetto ) la Ragione ( soggetto assieme a force ) ha reso uguale, la forza ha reso superiore rispetto ai suoi uguali ( concezione di quello che è l’ordine del Paradiso = analogie tra Dio e creature celesti create = non solo a sua somiglianza ma anche capacità del logos ma la forza lo ha reso superiore ). Addio campi felici dove la gioia risiede eternamente, benvenuti orrori, benvenuti ( con hail e horrors sembra quasi che Satana si stia rassicurando della sua nuova condizione e la sua volontà di decidere dall’altro ) mondo infernale e tu profondissimo Inferno ricevi il tuo ( esortativo quasi imperativo ) nuovo padrone: uno che possiede una mente che non cambia a seconda del luogo o del tempo. La mente è il suo stesso luogo ( mente che condiziona e costruisce realtà ) e in se stessa può ( can come attributo della mente stessa ) fare di un Inferno un Paradiso e di un Paradiso un Inferno ( si passa alla fase di autodeterminazione di Satana = già nell’uso dell’imperativo). Che importa dove e che cosa dovrei
essere se io sono sempre lo stesso tutto ( circoscritto ) ma solo inferiore a colui che ( relativa ) il tuono ha reso più grande? ( dichiarazione di potenza di Satana stesso ) Qui almeno potremo essere liberi; l’Onnipotente no ha costruito questo luogo per invidiarcelo e non ci scaccerà da qui: qui ( anche con l’uso dell’avverbio here Satana si impossessa del Chaos ) potremo regnare sicuri e a mio giudizio ( scelta stessa di Satana ) regnare è una degna ambizione sebbene all’Inferno: meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso.» Il secondo passo del Libro I conferma la caratterizzazione del personaggio apparentemente eroico di Satana in cui non si può non vedere una sorta di grandezza anche nella sconfitta. Anche in questo passo è Satana che parla per mezzo del discorso diretto. Qui si ha la definitiva scelta di Satana rispetto all’atteggiamento in seguito alla sconfitta contro Dio. Ancora una volta si ha la presenza del Grand Style il quale si esprime con delle domande retoriche le quali sono spesso nel registro linguistico rendendolo quasi attoriale il personaggio di Satana (ha coscienza di se e si comporta come un attore sul palcoscenico) il quale con il suo linguaggio costruisce la sua identità. Anche in questo momento il luogo in cui si trova Satana è il Chaos e non l’Inferno (lo diventerà quando Satana deciderà di abitarvi definitivamente) ossia un luogo costruito spazialmente e mentalmente da Dio nel momento in cui vuole espellere Satana dal Paradiso (totale assenza dove vi è il burning lake rispetto a Paradiso dove vi è invece totale presenza). L’utilizzo di Region, Soil, Clime e poi di Seat mostra come se Region, Soil and Climb che ad un certo punto si definiscono definitivamente in Seat e quindi alla regione fisica in cui si trova Satana. Il Must presente mostra tutto ciò che è Verità al di fuori dell’abbellimento retorico ovvero l’auto-rappresentazione di Satana come agente primo e decisore delle sue scelte. Nel termine mournful vi è una sedimentazione di significato così come in tutta la poesia precedente e contemporanea a Milton (parola polivalente). Assieme al Must il termine mourful ci permette di vedere una struttura molto più complessa dello stato d’animo di Satana il quale non è solo l’eroe della scelta che effettua, scelta secondo lui vincente, di autonomia e di autoaffermazione, ma sarà anche una scelta che ci dice anche quali sono gli aspetti negativi che Satana non rende espliciti ma che sono insiti nelle sue parole stesse (scelta obbligata, scelta non di pura felicità e rappresenta anche il presente luttuoso nel senso di una condizione di sofferenza e di dolore). Satana si pone una domanda retorica alla quale si risponde da solo evidenziando ancora una volta quella retorica che caratterizza il Grand Style miltoniano del P.L. Da Farewell happy fields inizia la presa di coscienza di Satana e quindi la scelta definitiva di ciò che vuole fare (abbandonare tutto, non chiedere perdono e grazia e auto esiliarsi). Con i versi 253-255 comincia il processo di autodeterminazione di Satana e ciò si manifesta già nell’utilizzo degli imperativi nei confronti di quel luogo che fino a poco tempo prima era sconosciuto. Quindi il luogo della sofferenza iniziale un luogo di proprietà determinando così il primo momento di colonizzazione che Satana intraprende. Con colonizzazione si intende appropriarsi di un luogo che non era nulla in precedenza e infatti il Chaos prima della caduta di Satana non era più che un luogo di totale assenza; diverrà l’Inferno quando sarà Satana deciderà di rimanere in quel luogo, di nominare questo luogo in Inferno perché esso sarà il luogo della residenza e lo connoterà attraverso quelle che sono le sue modalità delle schiere e quindi attraverso un lavoro di colonizzazione di questo luogo testo e facendolo divenire il regno di Satana. Vi è questo passaggio in divenire delle cose in Milton e come tutto sia così complesso e evoluto da un punto di vista speculativo rifuggendo da alcuni modelli della tradizione cercando di riconfigurare questi elementi tradizionali attraverso la sua genialità inventando questa nuova modalità (Inferno non esisteva poiché originariamente era il Non Essere sembrando così una Creazione al contrario da parte di Satana il quale crea non solo un luogo fisico ma anche una specie di civiltà infernale). Il termine proufoundest Hell sembra quasi avere anche un connotato di natura sessuale il quale riceve il suo possessore definendo quasi a livello metaforico una colonizzazione, un appropriarsi attraverso una metafora sessuale e quindi penetrare nella profondità (metafora sessuale per esprimere questa volontà e desiderio di potenza di Satana). Quest’idea di colonizzazione è un’idea del tutto attuale nell’Europa del
violenza del luogo come costruzione di una civiltà colonizzando un luogo, a cui danno il nome, e il grande simbolo di questa civiltà degli inferi è il Pandemonio ossia, alla fine di questi lavori così epici a cui si dedicano indefessamente per molto tempo le schiere sataniche, il palazzo reale fatto di tutte le ricchezze che possono essere state ricavate, sottratte alla terra (marmi, ori e pietre preziose) il quale deve rappresentare la grandiosità di questa nuova civiltà che si sostanzia in ricchezza materiale (netto contrasto con il cielo dove si ha come ricchezza la gioia eterna). Con questa ricchezza non si può non fare il paragone della Nuova Europa moderna dove gli ideali erano quelli della ricchezza economica ma una ricchezza che si fa imperiale a differenza di quello che potrebbe essere lo stile di vita tipico del puritanesimo che si rivedrà in Adamo ed Eva (accezione positiva). Di conseguenza queste caratteristiche della civiltà infernale divengono una rappresentazione e un implicito giudizio storico di quelle che erano le potenze europee dell’epoca in cui visse Milton volte soprattutto alla conquista e all’espansione bellica (affermazione monarchie assolute) e che Milton giudica come un anti-ideale e quindi si può osservare come si definiscano in maniera originale gli ideali dell’epica miltoniana legati al fatto che prende in considerazione un’epica universale basata sull’essere umano e quindi la volontà di costruire un poema epico attorno all’edificazione del Pandemonio ecco che immediatamente, da un punto di vista letterario, ci offre un giudizio implicito negativo di Milton su una certa tradizione del poema che rifiuta il poema epico tradizionale (celebrazione di una nazione, di uno spirito costruito attraverso imprese belliche) da un punto di vista storico e politico di queste stesse civiltà costruite con grandiosità e non seguendo gli ideali cristiani. L’epica di Milton è anche un percorso meta letterario poiché attribuendo determinate modalità di azioni ai suoi personaggi ecco che dà implicitamente giudizi storico- politici da una parte e letterari dall’altra parte. Alla fine, dopo che si è creata questa civiltà, ecco che viene convocato un Parlamento nel Pandemonio in cui si deve discutere su quello che sarà il destino di questa società sempre rispetto a quelli che sono i rapporti di potere con Dio e i Cieli. Vi è quindi una sorta di consenso democratico in cui vengono prefigurate diverse posizioni rispetto a quella che è di fatto la loro relazione con Dio. Si è già visto come, nel primo passo, Satana nella sua hybris vorrebbe vendicarsi di Dio e dicendo alla fine di questo passo che ciò è possibile perché adesso si sa molto di più rispetto ai rapporti di forza imparando nuove cose durante la battaglia. Di conseguenza si delineano tre posizioni:
l’ipotesi che Satana non si ricordi di queste due figure che vede e che hanno le chiavi dell’Inferno ma è Sin stesso che si ricorderà di essere sua figlia addirittura pensata quando Satana era ancora in Paradiso (quasi come nascita di Atena) e attraverso la copulazione di Sin e Satana ecco che nasce Death (condizione di mortalità). Dopo questo passaggio al di fuori delle porte dell’Inferno ecco che Satana si avventura nel mare sconfinato che separa l’Inferno dal Nuovo Mondo.
Il terzo libro inizia proprio nel momento in cui Satana sta compiendo il viaggio ed è osservato da Dio e dal figlio di Dio. In questo passo sarà Dio che parla il quale osserva assieme a suo figlio Satana in viaggio ad ali spiegate verso questo nuovo mondo e Dio definirà quello che sarà non solo il destino di Satana ma anche quello di tutta l’umanità dal momento in cui Satana approderà nel Paradiso Terrestre. Oltre ad avere questo senso dell’anticipare gli eventi ecco che il passo ci dice quali sono le considerazioni di Dio stesso rispetto alla situazione, rispetto ai suoi poteri, a ciò che potrebbe e vuole fare in questo tipo di contesto. «Only begotten Son, seest thou what rage Transports our Adversary? whom no bounds Prescribed no bars of Hell, nor all the chains Heaped on him there, nor yet the main abyss Wide interrupt, can hold; so bent he seems On desperate revenge, that shall redound Upon his own rebellious head. And now, Through all restraint broke loose, he wings his way Not far off Heaven, in the precincts of light, Directly towards the new created world, And man there placed, with purpose to assay If him by force he can destroy, or, worse, By some false guile pervert; and shall pervert; For man will hearken to his glozing lies, And easily transgress the sole command, Sole pledge of his obedience: So will fall He and his faithless progeny: Whose fault? Whose but his own? ingrate, he had of me All he could have; I made him just and right, Sufficient to have stood, though free to fall. Such I created all the ethereal Powers And Spirits, both them who stood, and them who failed; Freely they stood who stood, and fell who fell. Not free, what proof could they have given sincere Of true allegiance, constant faith or love, Where only what they needs must do appeared, Not what they would? what praise could they receive? What pleasure I from such obedience paid, When will and reason (reason also is choice) Useless and vain, of freedom both despoiled, Made passive both, had served necessity, Not me? they therefore, as to right belonged, So were created, nor can justly accuse Their Maker, or their making, or their fate, As if predestination over-ruled Their will disposed by absolute decree Or high foreknowledge they themselves decreed Their own revolt, not I; if I foreknew, Foreknowledge had no influence on their fault, Which had no less proved certain unforeknown. So without least impulse or shadow of fate, Or aught by me immutably foreseen, They trespass, authors to themselves in all Both what they judge, and what they choose; for so I formed them free: and free they must remain, Till they enthrall themselves; I else must change Their nature, and revoke the high decree Unchangeable, eternal, which ordained Their freedom: they themselves ordained their fall. The first sort by their own suggestion fell, Self-tempted, self- depraved: man falls, deceived By the other first: man therefore shall find grace, The other none: In mercy and justice both, Through Heaven and Earth, so shall my glory excel; But Mercy, first and last, shall brightest shine.» « Only begotten Son, you see what rage transports our Adversary? Whom non bounds prescribed no bars of Hell, nor all the chains heaped on him there, nor yet the main abyss wide interrupt ,can hold; so bent he seems on desperate revenge that shall redound upon his own rebellious head. And now, through all restraint broke loose, he wings his way not far off Heaven in the precincts of light, directly towards the new created world and man there place with purpose to assay if he can destroy him by force or worse pervert (him) by some false guile; and (he) shall pervert; for man will hearken to his glozing lies and easily transgress the sole command, sole pledge of his obedience: so will fall he and his faithless progeny: whose fault? Whose but his own? Ingrate, he had from me all he could have; I (have) made him just and right, able to have stood, though free to fall. Such I created all the ethereal Powers and Spirits, both them who stood, and them who failed; freely they stood who stood, and fell who fell. If they had not being free what sincere proof could they have given of true allegiance, constant faith or love where only what they needs must do appeared and not what they would? what praise could they receive? What pleasure I from sum obedience paid, when will and
dottrina cristiana vengono ad essere definite come figure non differenziabili tra di loro essendo un’essenza unica (trinità che è sintetizzata in unità) mentre per Milton è importante distinguere il figlio dal padre poiché il figlio ha una sua autonomia (tra i suoi scritti pubblicati postumi si viene a trovare anche il De Doctrina cristiana ovvero u trattato teologico dove Milton da la sua interpretazione di alcuni principi cristiani e dunque anche di alcuni temi che sono stati poi nella tradizione oggetti di dibattiti e di visioni contrastanti ripercorrendo l’idea del padre della Chiesa rivedendo secondo quella che la sua visione anche la Trinità). Infatti in P.L sarà il figlio che prenderà alcune decisione in virtù di questa sua libertà, tra le quali vi sarà quella di sacrificarsi proprio per riannodare il legame e ristabilire il patto tra Dio e l’umanità in seguito all’abbandono della retta via da parte dell’uomo (cacciata dal Paradiso Terrestre). Quindi è il figlio che decide di sua spontanea volontà di darsi come agnello sacrificale per garantire la salvezza dell’umanità stessa e non una decisione tirannica di Dio stesso che sacrifica il proprio figlio stabilendo così la visione di Satana come capziosa degli interessi stessi di Satana. In questo pezzo viene mostrato come sia già cambiato il comportamento di Satana rispetto ai due libri precedenti dal punto di vista di Dio il quale non è più visto come un’impresa eroica ma bensì spinta dall’odio nei suoi confronti intaccando quello che è il valore assoluto dell’eroismo. Si può osservare già da subito, nei primi versi come l’attributo che Dio fa precedere al sostantivo revenge è Desperate rivelando l’esito stesso della vendetta, che potrà avere un successo ma relativo perché sarà disperata poiché Satana potrà trionfare ma la sua vittoria sarà temporanea cosa che ci da consenso di Satana quasi come se fosse un personaggio tragico per cui la sua vendetta anche se sarà portata a termine corrompendo esseri creati da Dio, ma comunque deboli e innocenti, ecco che questo successo fosse già impedito del tutto nel suo trionfo proprio dal senso che Satana stesso ha di inferiorità rispetto a Dio e che fa si che questa sua condizione sia tragica poiché Dio è onnisciente. Si è visto come nella prima parte di questo testo Dio usufruisca di una forma di Preveggenza la quale si trova nelle capacità di Dio stesso, ossia il prevedere il futuro poiché onnisciente, legge nell’animo di Satana vedendo da un lato quella tragicità che caratterizzerà sempre di più nel corso del P.L la figura dell’angelo ribelle e dall’altro lato guardando al futuro evidenzia il successo di quella che è la missione di Satana: recarsi nel nuovo mondo e corrompere l’essere umano. Però oltre a ciò Dio vede anche ciò che si trova al di là di quest’impresa ossia, al verso 85 that shall redound upon his own rebellious head, il successivo castigo da parte di Dio nei confronti di Satana. Dopo aver con il figlio stabilito quello che è il destino dell’uomo stesso ossia il fatto di trasgredire l’unico comandamento impostogli da Dio, verso 94 and easily transgress the sole command sole pledge of his obedience, ossia il non mangiare il frutto proibito dall’albero della conoscenza (fonte: Genesi) il quale però verrà ad essere trasgredito rompendo quel patto tradendo così la fiducia e l’amore di Dio (ripercussione tragica che riflette quello di Satana dal momento della caduta). Dopo aver definito l’impresa e i gli effetti tragici dell’impresa di Satana ecco che il Dio di Milton si interroga su di chi sia la responsabilità del male così come era quella precedente delle schiere sataniche ribelli così è adesso è quella dell’uomo. Qui vi è il nucleo cruciale della Teodicea miltoniana (origine del male) poiché Dio si interroga sul male, di chi è la responsabilità del male la quale non è altro che da attribuire alle specifiche creature che hanno fatto del male (idea non manichea del male). Il Dio di Milton è un dio che crea le creature dando loro il dono della libertà della scelta (contributo umanista della concezione alta dell’uomo e delle creature come dotate di libertà e nella sua esercitazione per mezzo delle continue scelte a cui le creature sono sottoposte) evidenziando quello che in termini teologici è il concetto del libero arbitrio (uno dei concetti principali in cui viene discussa la dottrina cristiana a partire da Sant’Agostino il quale non parla di libertà perfetta poiché l’uomo non può averla poiché caduto e Milton ne deriva il concetto stesso). Il libero arbitrio è la possibilità dell’uomo di fare delle scelte ossia di non peccare anche sé potenzialmente lo potrebbe fare rivelando l’utilizzo del concetto da parte di Milton in senso positivo poiché il suo dio viene costruito come liberale che smentisce le
nozioni esposte di Satana di Dio Tiranno ma bensì di un Dio che concede alle sue creature di scegliere tra il bene e il male. Questo è un dono ma allo stesso tempo implicitamente una sorta di grande responsabilità perché l’uomo può non scegliere il bene determinando così la derivazione del male da una decisione dell’uomo e questa libertà che Dio concede alle sue creature si trova alla base stessa del concetto di fede (dal v 103) nella misura in cui essa è un atto di amore gratuito verso Dio ma allo stesso tempo deve venire, come tutti i sentimenti di attaccamento, dal profondo dell’animo e come libera scelta proprio perché l’amore verso di Dio non deve elevare solamente l’essere umano ma è ancora prima la scelta fatta che da ancora più valore all’amore stesso poiché se non vi è spontaneità questa non è più fede mostrando la figura di Dio come ritenuta da Satana (risvolto politico e sociale del Milton intellettuale che intende la rivoluzione stessa in quanto contributo della fede e come atto di libertà condannando implicitamente di quella che era invece stata dallo scisma della Chiesa protestante e dalla lotta religiosa in Europa dove le monarchie hanno usufruito della religione come mezzo politico imponendo al popolo quella che era una loro scelta secondo il cuius regio eius religio = il popolo è tenuto a seguire la fede del sovrano). Contrariamente nel P.L si trova su un un piano dove la libertà deve essere ed è garantita perché se no ciò non sarebbe vera fede (teologia miltoniana radicata nel concetto di libero arbitrio). La responsabilità del male non può essere attribuita a Dio ma bensì agli uomini (verso 111-112) poiché la situazione tragica e disperata in cui saranno non è nient’altro che la conseguenza della loro scelta. Altro elemento chiave teologico importante è quello della predestinazione (verso 114: As if predestination over-ruled their will disposed by absolute decree or high foreknowledge) la quale sembra che domini la volontà degli uomini. Questo concetto teologico ricorre nella dottrina protestante per cui l’uomo nel momento in cui è creato da Dio è già sottoposto, proprio dalla scelta di Dio, ad un percorso predestinato come se il suo destino sulla Terra fosse in un certo senso predeterminato da Dio stesso per una sorta di suo decreto imprescrutabile ossia nella dottrina protestante è Dio che decide qual è il destino dell’uomo (chi accede al Paradiso e chi ne sarà cacciato). Qui vi è un’idea quasi come se la teologia protestante echeggiasse l’idea del Dio ebraico (Antico Testamento) dove pero l’idea della predestinazione è usufruita per esaltare la potenza e la distanza tra gli uomini e Dio stesso in quanto creatore stesso e dunque alla fine come fa il soggetto a sapere se sarà dannato o no? Sono i segnali della grazia che l’uomo trova nel suo cammino, talvolta segnali virtù di operosità e ricchezza economica come segno di un destino già costruito. Il Milton profondamente legato dalla religione protestante dissente da questo concetto non seguendo la fede protestante ortodossa facendo prevalere quelli che sono i suoi valori umanistici nei confronti dell’uomo (vi è sempre la possibilità di sbagliare ma anche di ripensarci e di emendarlo attraverso le azioni stesse che possono ricondurlo sulla retta via). Il Dio di Milton è lui stesso che in questo passo cruciale, dal grande significato teologico, stabilisce una sua linea di condotta negando lui stesso che ci sia qualche forma di predestinazione sua nel decretare il fato degli uomini ma lo ha solo creato l’uomo come assolutamente libero affermandolo ulteriormente al verso 117 (creazione premesse ma mai creato uomo con connotati prestabiliti). Tutto questo Dio lo sa anticipatamente e ne ha dato la prova ma questo suo sapere non lo fa intervenire e cambiare idea su un fatto fondamentale che è il libero arbitrio. Anche in questo caso che sa l’uomo romperà il patto ecco che anche a questo punto quando la moralità stessa del bene potrebbe prevalere potrebbe far si che l’uomo non trasgredisca ecco che invece tiene fede a questa sua convinzione di libero arbitrio perché l’amore e i principi cristiani devono essere una scelta libera ed ecco perché si astiene. Il tradimento da parte dell’uomo non causerà solamente ad esso la sofferenza ma anche a Dio stesso che vedrà una sua creatura allontanarsi decide lo stesso di non intervenire (decreto immutabile verso 127). Alla fine di tutto ciò vi è anche un ultimo segno di grazia e di misericordia di Dio nel momento in cui riferendosi all’uomo, anticipando il fatto che alla fine l’uomo si pentirà, ecco che gli viene concessa da Dio un’ ulteriore possibilità rispetto agli altri (angeli caduti) poiché vi è una sorta di attenuante (i primi sono stati ingannati mentre i secondi si sono ribellati per libera scelta) per poter ricucire il rapporto con Dio mentre gli