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Come jose saramago intecca il testo di fernando pessoa, 'o infante d. Henrique, e come lo integri nella sua opera narrativa. La tecnica di saramago di intessere il suo testo con testi di altri e la relazione tra le opere di saramago e pessoa. Inoltre, il documento descrive come saramago intende dare dignità a un popolo anonimo e invertire la consuetudine letteraria.
Tipologia: Appunti
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(Pag. 196) Notiamo qui la tecnica e la capacità di Saramago di saper intessere il suo testo con testi di altri. Qui ci riporta per intero una poesia. Inserisce la poesia “O Infante D. Henrique” di Fernando Pessoa raccolta in “Mensagem”: questo è l'unico volumetto di poesie pubblicato nel 1934, e costituisce il primo vero volume pubblicato in vita. Nel testo di Saramago troviamo quindi i riferimenti a questa poesia, ed è interesante come l'autore preleva questo componimento di Pessoa per inserirlo nel suo discorso. Abbiamo la citazione “tout court” riportata del poema di Pessoa: questo costituisce una sorta di preparazione a quello che sarà un vero e proprio confronto di Saramago con la figura stessa di Fernando Pessoa. L'opera di Pessoa ha sempre sollecitato la riflessione di Saramago. In questo romanzo troviamo inseriti gli stessi testi parodiati e riportati, come in questo caso, all'interno della propria opera narrativa. Qui è servito a questo attacco, a questo riferimento alla grandezza di D. Henrique, uno dei figli di D. João I che è stato un grande finanziatore dell'avventura e delle scoperte marittime. Qui Saramago se ne serve per fare un confronto tra l'immagine mitificata e trasfigurata in maniera sublime da Fernando Pessoa e con il grande Re D. Giovanni V. Questo confronto da l'occiasione di elencarci, di farci capire quale fosse la ricchezza (e da dove essa provenisse) del regno di D. Giovanni V. Abbiamo qui da parte del narratore una maniera estremamente efficace di immettere nel suo testo ua lunga enumerazione di beni provenienti dalle varie parti del regno portoghese. Il Re, man mano che il lavoro al convento procede, cambierà spesso la portata dell'impresa aumentandola, cercando di convincere il responsabile del cantiere ad ampliare il progetto per far posto non solo agli 80 frati, che ormai erano diventati 300. Il suo progetto quindi cresce sempre di più a dismisura. A sostegno di questo Saramago ci elenca, con un tono sempre piuttosto ironico, da dove provenissero le grandi ricchezze portoghesi. (Pag. 209) In questo capitolo entriamo nel vivo del lavoro fisico e materiale di questo gregge di uomini convocato dal Re a lavorare al cantiere del futuro Convento di Mafra: fra loro si trova anche Baltasar. Inizia quella chiamata sulla scena del popolo anonimo: qui Saramago inizia a chiamarli per nome e cognome, e non ne fa solo una enumerazione, ma di alcuni ci fa conoscere parte della vita, dei sentimenti (ad esempio Francisco Marques). Ci racconta come i lavoratori vengo prelevati, quasi costretto, dalle varie regioni del regno. (Pag. 210) Troviamo la rivendicazione del narratore, quasi programmatica, di tirare fuori dall'anonimato queste persone e farle diventare immortali. Saramago intende invertire la consuetudine letteraria di proporre come figure eroiche i belli, lui vuole dare dignità a questo popolo, talvolta deforme (zoppi, storti, epilettici). (Pag. 211) In questo preve squarcio di vita di Francisco Marques inserisce sempre l'aspetto dialogico. Saramago sta preparando quella che diventerà una vera e propria tragedia: questo è uno dei momenti del romanzo che maggiormente fa venire il nodo alla gola. (Pag. 212) Abbiamo la descrizione realistica di questo enorme masso monoblocco che dovrà essere trasportato da Pero Pinheiro fino a Mafra, e per il quale saranno necessarie quantità innumerevoli di uomini, buoi e manodopera. Con la frase “ma se questi uomini e questi buoi non faranno lo sforzo
necessario, tutto il potere del re sarà vento, polvere e nulla” abbiamo più che mai segnalato l'intento del narratore, cioè ribaltare e correggere la storia, correggere la storia ufficiale che il Convento di Mafra è stato costruito da D. Giovanni V. (Pag. 217) Troviamo la descrizione del lavoro realistico della costruzione del convento, Saramago ci da le coordinate, le dimensioni spazio-temporali (quante ore al giorno sono trascorse). Il movimento delle persone, delle cose, del tempo crea realismo. Qui la dimensione dello sforzo del trasporto di questo enorme masso è conosciuta in quanto ci viene detto che in un giorno sono riusciti a fare solo 500 passi. (Pag. 218) Percepiamo la fatica, il dolore, la sofferenza fisica di questa umanità e non solo, difatti Saramago considera gli animali quasi umani. In questo capitolo possiamo accompagnare passo passo il trasporto difficoltoso di questa pietra che doveva essere messa all'ingresso del Convento. (Pag. 225) Descrizione della scena in cui il povero Francisco Marques muore schiacciato dalla ruota di un carro, e ci vengono descritte in maniera molto realistica le condizioni del suo corpo. (Pag. 226) “vostro padre stasera dorme a casa”: contrasto fra l'aspettativa della moglie alla quali Francisco aveva promesso che sarebbe tornato per la notte, e il disastro successo. (Pag. 226) Abbiamo visto questa scena tragicissima nella quale Saramago ci da l'idea di quella che è la Storia con la “s” maiuscola. Contrappone a Giovanni V, “costruttore” del Convento di Mafra, la sofferenza di uomini e animali: gli uomini lavorano come animali i quali sono altrettanto vittime come gli uomini. Sono tutte vittime di questa fatica immane e di questo lavoro inumano che devono fare. (Pag. 232) Ecco ricomparire Blimunda sulla scena con quella sua capacità di intuizione. Viene citato João Francisco, padre di Baltasar che da li a poco morirà. Scena della morte: immagine personificata della morte che danza , “che gli faceva la ronda davanti alla porta” di casa di João Francisco, quasi indecisa sul da farsi. (Pag. 233) Baltasar spiega, in questo dialogo, che il volo c'era stato veramente. Si passa dalla narrazione al dialogo senza nessuna pausa o interruzione. La punteggiatura particolare presente ha la capacità di far scorrere fluidamente il testo. (Pag. 235) Baltasar aveva inciso il simbolo suo e di Blimunda (il sole e la luna) proprio come segnale lasciato in caso fosse tornato Padre Bartolomeu, il quale vedendo questa incisione avrebbe capito che Baltasar e Blimunda erano a loro volta tornati sul luogo. (Pag. 236) Associazione del rapporto intimo dei 2 innamorati: questa specie di estasi viene paragonata a una specie di volo, come se la macchina (la passarola) si fosse di nuovo alzata. (Pag. 237) Blimunda era uscita per verificare, per mettere in funzione questa sua capacità straordinaria di visione, e avrebbe potuto verificare che le due volontà chiuse nelle 2 sfere fossero ancora attove, vive. Il dialogo tra Blimunda e Baltasar si conclude con la verifica che se le volontà fossero state lasciate uscire, tutto quello che avevano fatto prima non sarebbe mai esistito. Troviamo un ribaltamento della considerazione data agli animali: l'umile asino sempre maltrattato, qui viene celebrato. (Pag. 238) In questa pagine ci viene descritto il momento di percezione della