Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Libro dell’inquietudine riassunto, Appunti di Letteratura Portoghese

Riassunto del libro dell’inquietudine

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 07/03/2024

luca_santosuosso
luca_santosuosso 🇮🇹

4.5

(2)

14 documenti

1 / 17

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
FERNANDO PESSAO - IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
PREFAZIONE DI ANTONIO TABUCCHI
BERNARDO SOARES, UOMO INQUIETO E INSONNE
1.Bernardo Soares è un uomo che sta a una finestra. Soares è un contabile di Lisbona e
la finestra appartiene a una ditta di tessuti nel vecchio centro commerciale della città, la
"Baixa" pombalina. Taciturno e solitario, egli se ne sta dietro ai vetri, come il vecchio
Flaubert, a spiare la vita. Una vita esterna e reale ma che si svolge estranea a lui, anche
se gli transita accanto; e una vita interiore e inventata: perché la finestra di Bernardo
Soares ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro. E anche
quel "dentro" è un luogo estraneo e ignoto al suo abitatore: un "dentro" in atto, la
camera di un albergo che Soares divide con altri se stesso che egli non conosce. Su
questi due paesaggi che si intersecano e si confondono, Soares va scrivendo
minuziosamente, con la maniacale puntigliosità del contabile, il suo diario: grandioso
zibaldone fatto di journal intime, di riflessioni, di appunti, di impressioni, di meditazioni, di
vaneggiamenti e di slanci lirici che egli chiama Libro e che noi potremmo chiamare
romanzo."
In tal senso, il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio,
perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il
compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la
sottile finzione letteraria dell'autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un
personaggio inesistente consiste l'unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia
lasciato: il suo romanzo. Un libro che è un "libro-progetto", perché in quanto progetto ha
occupato per più di un ventennio la vita di Pessoa, e che allo stato di progetto abbiamo
recentemente ricevuto (1982) dall'arca che per quasi cinquant'anni lo ha custodito"
in strano peresenti pe, dunque, degli altri libri, perché è un libro che è stato fatto, cioè
"costruito", dai posteri."
2. Soares ha una vita che può sembrare il pallido riflesso della vita del suo creatore."
Pessoa in una lettera lo definisce un semieteronimo "perché pur non essendo la sua
personalità la mia, dalla mia non è diversa, ma ne è una semplice mutilazione: sono io
senza il raziocinio e l'aettività". C'è da credere che un Pessoa senza il raziocinio e
l'aettività consista essenzialmente nell'attività dell'osservazione. Pessoa si mutila
dunque di questa facoltà e con essa crea un Bernardo Soares ponendolo a una finestra a
guardare. Ma perché Bernardo Soares guarda, e in che cosa consiste questa sua attività
di guardare?"
È uno sguardo che rimanda al rapporto fra l'individuo e la realtà, fra l'Io e il mondo
esterno. Tuttavia la prima osservazione su questo libro è che la consistenza del
personaggio Soares (cioè la consistenza umana che Pessoa ha pur tentato di dare al suo
personaggio) tende continuamente a dissolversi e a liquefarsi: a ridursi a un nucleo
sensoriale che serve di accesso a un qualcosa che sta oltre lo sguardo e la psiche, oltre
gli occhi e l'intelletto, e che Bernardo Soares chiama l'anima. Lo sguardo che percorre Il
libro dell'inquietudine costituisce la percezione e insieme l'alterazione dei dati
dell'esperienza: è ciò che sta fuori dell'Io e che l'Io fa suo, è il mondo esterno che diventa
Io. L'anima di cui Soares parla quasi ossessivamente per tutto il suo libro è dunque uno
spazio dicilmente definibile: è la Coscienza e l'Inconscio, l'lo, l'Essere e l'Esserci. E la
vita che egli vive e l'archetipo della vita: una vita reale, e contemporaneamente una vita
preesistente ed eterna."
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica Libro dell’inquietudine riassunto e più Appunti in PDF di Letteratura Portoghese solo su Docsity!

FERNANDO PESSAO - IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

di Bernardo Soares

PREFAZIONE DI ANTONIO TABUCCHI

BERNARDO SOARES, UOMO INQUIETO E INSONNE

1.Bernardo Soares è un uomo che sta a una finestra. Soares è un contabile di Lisbona e la finestra appartiene a una ditta di tessuti nel vecchio centro commerciale della città, la "Baixa" pombalina. Taciturno e solitario, egli se ne sta dietro ai vetri, come il vecchio Flaubert, a spiare la vita. Una vita esterna e reale ma che si svolge estranea a lui, anche se gli transita accanto; e una vita interiore e inventata: perché la finestra di Bernardo Soares ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro. E anche quel "dentro" è un luogo estraneo e ignoto al suo abitatore: un "dentro" in affitto, la camera di un albergo che Soares divide con altri se stesso che egli non conosce. Su questi due paesaggi che si intersecano e si confondono, Soares va scrivendo minuziosamente, con la maniacale puntigliosità del contabile, il suo diario: grandioso zibaldone fatto di journal intime, di riflessioni, di appunti, di impressioni, di meditazioni, di vaneggiamenti e di slanci lirici che egli chiama Libro e che noi potremmo chiamare romanzo. In tal senso, il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell'autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l'unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo. Un libro che è un "libro-progetto", perché in quanto progetto ha occupato per più di un ventennio la vita di Pessoa, e che allo stato di progetto abbiamo recentemente ricevuto (1982) dall'arca che per quasi cinquant'anni lo ha custodito in strano peresenti pe, dunque, degli altri libri, perché è un libro che è stato fatto, cioè "costruito", dai posteri.

  1. Soares ha una vita che può sembrare il pallido riflesso della vita del suo creatore. Pessoa in una lettera lo definisce un semieteronimo "perché pur non essendo la sua personalità la mia, dalla mia non è diversa, ma ne è una semplice mutilazione: sono io senza il raziocinio e l'affettività". C'è da credere che un Pessoa senza il raziocinio e l'affettività consista essenzialmente nell'attività dell'osservazione. Pessoa si mutila dunque di questa facoltà e con essa crea un Bernardo Soares ponendolo a una finestra a guardare. Ma perché Bernardo Soares guarda, e in che cosa consiste questa sua attività di guardare? È uno sguardo che rimanda al rapporto fra l'individuo e la realtà, fra l'Io e il mondo esterno. Tuttavia la prima osservazione su questo libro è che la consistenza del personaggio Soares (cioè la consistenza umana che Pessoa ha pur tentato di dare al suo personaggio) tende continuamente a dissolversi e a liquefarsi: a ridursi a un nucleo sensoriale che serve di accesso a un qualcosa che sta oltre lo sguardo e la psiche, oltre gli occhi e l'intelletto, e che Bernardo Soares chiama l'anima. Lo sguardo che percorre Il libro dell'inquietudine costituisce la percezione e insieme l'alterazione dei dati dell'esperienza: è ciò che sta fuori dell'Io e che l'Io fa suo, è il mondo esterno che diventa Io. L'anima di cui Soares parla quasi ossessivamente per tutto il suo libro è dunque uno spazio difficilmente definibile: è la Coscienza e l'Inconscio, l'lo, l'Essere e l'Esserci. E la vita che egli vive e l'archetipo della vita: una vita reale, e contemporaneamente una vita preesistente ed eterna.

Bernardo Soares vive e non vive: il suo esistere si pone fra la vita e la coscienza di essa, fra l'essere e l'idea dell'essere, fra se stesso e l'idea di se stesso, fra il reale che egli guarda e il reale che egli riproduce nella sua descrizione letteraria.

  1. l'"ever-spleen day" (la domenica, ovviamente) in cui la metafisica si sfilaccia sul greto della quotidianità; la degustazione del Nulla giornaliero che produce un'inquietudine che investe l'universo; i falsi desideri, la notte, l'impossibilità, la solitudine, l'assenza del significato e l'ipertrofia del significante. Insomma, il decadentismo. Ma a dirla così si tratta di una grossolana semplificazione. Il decadentismo, come il romanticismo, è un contenitore di grande capienza. Mal de viver: Di questo "Male" il Desassossego è sicuramente una manifestazione. Desassossego, derivato regressivo di desassossegar, indica in portoghese una perdita o una privazione: la mancanza di sossego, cioe di tranquillità e di quiete. Ma Soares allarga le frontiere del desassossego fino a zone assai remote: dalla connotazione vagamente decadente di certi testi in cui il desassossego appare associato al tedio, fino allo snervamento, all'ansia, al disagio, alla pena, al turbamento, all'inadeguatezza e alla "incompetenza verso un'incompetenza verso la vita comune, perché Soares è soprattutto incapace di vivere la quotidianità. E il suo libro, che è mosso dall'Impoetico, ha il tono della "disforia": il tono sommesso e dimesso, il bisbiglio che si addice a un personaggio come Soares. Un tono straordinario perché è sorprendente vedere un impiegato di concetto, un anonimo, che in una stanza d'ufficio o in una camera d'affitto affronta i temi prediletti che la letteratura grande-borghese del Novecento discute nei salotti viennesi, in lussuosi sanatori di montagna o comunque in ambienti adeguati a discorsi sulla morte, sull'arte, sulla bellezza, sulla solitudine, sull'identità. Soares infrange una convenzione e un codice, e in questo il suo Libro dell'inquietudine è fortemente inquietante e contagioso: perché è quotidiano, comune, semplice, normale. Insomma, sembra vero.
  2. Ma più di un codice va in frantumi con Bernardo Soares. Intanto se ne va lo spazio privilegiato del romanticismo e del decadentismo, il messaggio convenzionalmente interpretabile e comunque liberatorio: il sogno. Che farsene di Freud e di Jung? Bernardo Soares non sogna, perché non dorme. Egli "sdorme", per usare una sua parola; frequenta cioè quello spazio di iper-coscienza o di coscienza libera che precede il sonno. Un sonno che tuttavia non arriva mai. Il libro dell'inquietudine è un'enorme insonnia, la "poetica dell'insonnia"'. Anche per questo verso, dunque, Soares non appartiene alla convenzione culturale dei suoi anni. Certo egli possiede l'ironia, perché la sua figura retorica è la litote, che è anche la figura dell'ironia. Il suo lungo monologo, comunque, è costellato di interrogazioni, di reiterazioni e di interpolazioni che assolvono nel connettivo della narrazione alla stessa funzione dell'interpolazione (del "gag") in Beckett. Quello di Soares è solo un apparente monologo: in realtà è un dialogo incerto, un dialogo con un interlocutore inesistente, in certi casi una conversazione mancata - il che rimanda al grottesco. Con questo personaggio di modesta appartenenza sociale e di anima vasta, la città di Lisbona entra prepotentemente nella letteratura del nostro secolo. Vi entra con lo statuto speciale delle città-simbolo, come la Praga di Kafka, la Dublino di Joyce e la Bue-nos Aires di Borges. Si tratta di una città portatrice di mistero, perché nella sua geometria il suo narratore ha posto il mistero dell'esistenza. E con Lisbona entra nella letteratura anche una strada, Rua dos Douradores, la via dei Doratori del centro commerciale e artigianale della città, dove c'è anche la via dei merciai, la via dei conciatori e la via dei calzolai;

Signor Vasques 6 Signor Vasques e Rua dos douradores 7 Bernardo va dal barbiere. Il collega del barbiere non c’è. È morto. Discorre sulla nostalgia e sulla piccolezza dell’uomo nell’immensità del mondo. 8 Fotografia in ufficio. Si sente Insignificante e mediocre 9 Frammenti e pensieri rapidi 10 Si accorge di non essere nessuno 11 Pensieri nati dopo aver udito il canto di un gruppo di ragazze per strada 12

Discorso sulla monotonia La monotonia non è altro che monotonia per se stessi perché ogni giorno e diverso. Ciò che resta uguale è la nostra anima. Bernardo desidera fuggire da questa monotonia e dalla noia della quotidianità, ma come può fare se la noia che prova è per se stesso e quindi sarebbe sempre presente? 13 Influenze letterarie e spirituali: Cesario Verde e la città di Lisbona 14 Bernardo afferma di pensare sempre a due cose contemporaneamente, in eguale misura, con eguale importanza. Esempio: mentre lavora e compila un documento di bilancio pensa ad un transatlantico. 15 L’uomo è influenzato dalle condizioni atmosferiche. “Scrivo queste poche frasi impressionistiche” 16 frammento [...], imbarcazioni che passano nella notte e non si salutano e non si conoscono [...] 17 Rifiuto la vita reale come una condanna; rifiuto il sogno come una liberazione ignobile. Ma vivo la parte più sordida e più quotidiana della vita reale; e vivo la parte più intensa e più costante del sogno. Sono come uno schiavo che si ubriaca durante il riposo: due miserie in un unico corpo.

E così, facendo quello che non voglio fare e sognando quello che non posso avere, trascino la mia vita assurda. 18 Scrivendo mi sento tranquillo come se leggessi aspettando il sonno. L'interruzione dei miei sogni non mi turba: sono sogni così dolci che continuo a sognarli mentre parlo e rispondo e converso. 19 Simpatia del cameriere nei suoi confronti 20 Il saggio è colui che riesce a rendere monotona l’esistenza poiché allora ogni piccolo incidente possiede il privilegio di stupirlo. Rendere monotona l’esistenza affinché essa non sia monotona. 21-22-23- Pensieri vari 25 Invidio - ma non so se è invidia - coloro dei quali si può scrivere una biografia, o che possono scrivere la propria. In questi miei appunti sconnessi, e che non ambiscono ad avere un nesso, racconto con indifferenza la mia autobiografia priva di avvenimenti, la mia storia priva di vita. Sono le mie Confessioni, e se in esse non dico niente è perché non ho niente da dire. Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire. Quello che confesso non ha importanza perché niente ha importanza. 26 Una giornata (zig-zag) 27 Temporale 28 Per strada un uomo canta una canzone quasi cosmica; la folla e Bernardo lo ascoltano ammaliati. 29 Descrizione della città appena sveglia alle prime ore dall’alba 30 Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com'è che esista altra gente, com'è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l'unica possibile. Indifferenza dell’uomo e difficoltà a capire che le altre persone sono anime anche loro 31 Mentre trascrive dei dati su un registro vagheggia che tra i nomi comuni dei compratori di stoffe compaiano nomi di grandi personaggi che hanno fatto la storia

Durante il sonno tutti gli uomini tornano nuovamente bambini perché nel sonno non si può fare del male e non si può essere malvagi. 42 Spesso le persone che Bernardo incontra, e ancor di più le persone abituali della sua vita, assumono aspetti simboli e forma un alfabeto profetico ed occulto che descrive in ombre la sua vita. 43 Per un attimo Bernardo vive come se fosse una mosca. È stato una mosca e ha creduto di esserlo. 44 O sserva i passanti sotto la pioggia 45 Pensieri 46 Pensieri notturni mentre dorme e sdorme 47 Vivere è essere un altro 48 Si trova sulla terrazza di un caffè. Pensieri vari 49 Le cose insignificanti hanno la capacità di torturare Bernardo. 50 Non riesco più a sopportare niente, a parte la vita: l’ufficio la casa le strade, ogni cosa mi pesa e mi opprime; solo l’ insieme mi dà sollievo. E in questo insieme una cosa da nulla è sufficiente a consolarmi. 51 Visita un amico in campagna e vi rimane a dormire. Elogio della città in confronto alla campagna. Solo tramite l’artificialità possiamo assaporare la naturalità. Come colui che non è mai vissuto in costrizione non capisce la libertà. La naturalità dell’animo umano superiore consiste nell’armonia fra il naturale e l’artificiale. 52 Una volta mi irritavano le cose che oggi mi fanno sorridere. Fra di esse, una mi sovviene quasi ogni giorno: l'insistenza con cui gli uomini quotidiani e attivi sorridono dei poeti e degli artisti. Non sempre lo fanno, come credono i pensatori dei giornali, con un senso di superiorità. Spesso lo fanno con simpatia. Ma è sempre come chi accarezza un bambino, ossia qualcuno di estraneo alla certezza e all'esattezza della vita.

Questo una volta mi irritava perché supponevo, come gli ingenui (e io lo ero), che quel sorriso attribuito agli affanni di sognare e di esprimersi appartenesse a un intimo senso di superiorità. In verità, non è altro che uno schiocco di differenza. E se, una volta, consideravo quel sorriso un insulto, perché secondo me presupponeva superiorità, oggi lo considero come un dubbio inconsapevole; nello stesso modo in cui gli adulti spesso riconoscono nei bambini un'acutezza di spirito superiore alla loro, ugualmente riconoscono in noi che sogniamo e lo esprimiamo qualcosa di diverso che a loro sembra strano e di cui diffidano. La superiorità del sognatore sta nel fatto che sognare è molto più pratico del vivere, e anche nel fatto che il sognatore estrae dalla vita un piacere molto più vasto e molto più vario rispetto all'uomo di azione. Cioè, per miglior dire, e di forma più diretta, il vero uomo d'azione è il sognatore. 53 Alzata di spalle 54 Pensieri mentre lavora 55 Tutti gli uomini sognano. Per questo motivo i sogni hanno un aspetto volgare nel senso di relativo al volgo. 56 Come sarebbe facile cacciare questo tedio se io semplicemente avessi forza di volerlo davvero cacciare. Agire ecco la vera intelligenza. 57 Si reca fuori Lisbona per conto del signor Vasques. Durante il viaggio fantastica. 58 Bernardo rievoca ancora il suono del pianoforte della bambina che abitava nell’appartamento sopra al suo a Lisbona quando era piccolo Non piango la perdita della mia infanzia; piango il fatto che tutto, e in esso la mia infanzia, si perde. È la fuga astratta del tempo, non la fuga concreta del tempo (che è mio) a dolermi nel cervello. È tutto il mistero della fugacità del tutto che martella ripetutamente cose che non arrivano a essere musica, ma che sono nostalgia nel fondo assurdo del mio ricordo. E sempre, sempre, come in una parte del cervello diventata indipendente, risuonano, risuonano, risuonano le scale al pianterreno della prima casa di Lisbona nella quale abitai. 59 Sogni reali nella città Scendo una strada irreale del la Baixa e la realtà delle vite che non esistono mi avvolge teneramente la fronte con un panno bianco di reminiscenze false. 60 Quando sono sdraiato nella mia poltrona e solo un tenue filo mi lega alla vita, con quale chiarezza descrivo nella mia riflessione, dettandoli all'inerzia, i paesaggi che non potrò mai narrare e le frasi che non scriverò mai! Ma se mi muovo dalla poltrona dove alimento

l'eterna assenza della mia anima vera; mi assale l'idea che pensare, sentire, volere, possono essere anche loro delle stasi, nei confronti di un modo di pensare più segreto, nei confronti di un sentire più mio, e di una volontà sperduta chissà dove nel labirinto di ciò che veramente sono. A ogni modo, lascio che sia così. E al dio o agli dei eventualmente esistenti abbandono ciò che sono. 69 Ho soprattutto sonno. Non un sonno che ha in sé latente il privilegio fisico della quiete. No: questo è un sonno che non riesce a dormire, che pesa sulle palpebre senza chiuderle, che riunisce in un gesto che sappiamo stupido e ripulsivo, l'attaccatura delle labbra incredule. Questo è il sonno che pesa inutilmente sul corpo durante le grandi insonnie dell'anima. E dalla finestra della mia stanza guardo, povera anima col corpo stanco, molte stelle; molte stelle, nulla, il nulla, ma molte stelle.. 70 La vita è per noi ciò che immaginiamo in essa. Ho sempre sognato molto. Sono stanco di aver sognato, ma non sono stanco di sognare. Nessuno si stanca di sognare, perché sognare è dimenticare e il dimenticare non pesa ed è un sonno senza sogni fatto in stato di veglia. In sogno ho raggiunto tutti gli scopi. Talvolta mi sono anche risvegliato, ma cosa importa? Quanti Cesari sono stato, proprio qui, in Rua dos Douradores. E i Cesari che sono stato vivono ancora nella mia immaginazione; ma i Cesari che sono esistiti sono morti e la Rua dos Douradores, cioè la Realtà, non può conoscerli. 71 Tedio di prima mattina 72 Osservando il tramonto Bernardo inizia a speculare sulla vita e sull’infinito 73 Ho vissuto tanto senza avere vissuto! Ho pensato tanto senza aver pensato! Mondi di violenze immobili, di avventure trascorse senza movimento, pesano su di me. Sono stanco di ciò che non ho mai avuto e che non avrò, stanco di dei che non esistono. Porto con me le ferite di tutte le battaglie che ho evitato. Il mio corpo è dolorante per lo sforzo che non ho nemmeno pensato di fare. 74

Tema del viaggio Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi. Se immagino, vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l'estrema debolezza dell'immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire. 75 Tema del viaggio Racconta di un ragazzino, l’unico viaggiatore con animo da viaggiatore che Bernardo abbia mai conosciuto.

Tema del viaggio È inutile viaggiare per cercare altro nel mondo, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dentro di noi, basta saper guardare meglio. L'erudizione della sensibilità non ha niente a che vedere con l'esperienza della vita. L'esperienza della vita non insegna niente, così come niente insegna la Storia. La vera esperienza consiste nel diminuire il contatto con la realtà e nell'aumentare l'analisi di quel contatto. In tal modo la sensibilità si allarga e si approfondisce, perché in noi c’è tutto; basta cercarlo e saperlo cercare. Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare? Qualsiasi tramonto è il tramonto. Che cosa mi potrà dare la Cina che la mia anima non mi abbia già dato? E, se la mia anima non me lo può dare, come farà la Cina a darmelo, se è con la mia anima che vedrò la Cina, semmai la vedrò? Siamo tutti miopi, eccetto verso il dentro. Solo il sogno vede con lo sguardo. Nella nostra esperienza terrena ci sono, in fondo, solo due cose: l'universale e il particolare. 77 Tema del viaggio Viaggio equiparato alla lettura Ma la sola idea di leggere si dilegua se prendo dal tavolo un libro qualsiasi; il fatto fisico di dover legge. re mi inibisce la lettura... Similmente, l'idea di viag. giare mi svanisce se per caso mi avvicino a un molo d'imbarco. E faccio ritorno alle sole due cose di cui sono certo nella mia nullità: la mia vita quotidiana di passante incognito e i miei sogni come insonnie di uomo desto. E come le letture, tutto. 78 Breve frammento Alcuni hanno un grande sogno nella vita e mancano a quel sogno. Altri non hanno nella vita nessun sogno, e mancano anche a quel sogno! 79 Credo che noi siamo dei climi sui quali aleggia la minaccia di un temporale che si verifica altrove. L'immensità vuota delle cose, la grande dimenticanza che c'è nel cielo e nella terra.. 80 Dichiara di sentirsi inquieto 81 Aveva un impegno in una città lontana. Non vede l’ora di tornare a casa. Si sente estraneo 82 Breve frammento Sorge dalle parti dell'oriente la luce bionda della luna d'oro. La scia che lascia nel fiume largo apre serpenti nel mare. 83

Soffro principalmente del male di poter soffrire. Mi manca qualcosa che non desidero e soffro per il fatto che esso non sia esattamente una sofferenza. 95 Esistono in città certe tranquillità di campagna. **96

TRISTEZZA E SOLITUDINE** Ho chiesto così poco alla vita, e quel poco la vita me l'ha negato. Un guizzo di una fetta di sole, un campo vicino, un poco di tranquillità con un pezzo di pane, non sentire molto il peso di sapere che esisto, non pretendere nulla dagli altri e che gli altri non pretendano nulla da me. Tutto questo mi è stato negato come chi nega l'elemosina non per mancanza di buon cuore ma per non dover sbottonarsi la giacca. 97 Per un attimo sono stato un altro: ho visto e ho vissuto in qualcun altro quell'allegria umile e umana di esistere come un essere animale in maniche di camicia. Grande giornata che mi ha fatto sognare in questo modo! Nel cielo tutto è azzurro e sublime come il mio sogno effimero di essere un garzone di bottega pieno di salute, in una vacanza di fine giornata. 98 Finalmente io che non avevo dormito ho potuto alzare lentamente il mio corpo esausto di niente dal letto nel quale avevo pensato l'universo. 99 Era l'occasione di essere allegri. Ma mi pesava qualcosa, un'ansia sconosciuta, un desiderio senza definizione, ma non spregevole. Forse rallentava la sensazione di essere vivo. E quando mi sono affacciato alla finestra altissima sulla strada che ho guardato senza vederla, mi sono sentito all'improvviso uno di quegli stracci umidi che servono per pulire le cose sporche e che si mettono ad asciugare alla finestra, uno straccio che poi si dimentica aggomitolato sul parapetto che lentamente si macchia. 100 Mi pesa, mi pesa veramente, come una condanna a conoscere, questa nozione improvvisa della mia vera individualità, di quella che ha sempre viaggiato in modo sonnolento fra ciò che sente e ciò che vede. Non so se ho la febbre, come sento, se ho smesso di avere la febbre di essere dormitore della vita. 102 A volte, quando meno me lo aspetto, mi prende alla gola il soffocamento della banalità e provo nausea per la voce e per i gesti del cosiddetto mio simile. 103 Ho voglia di alzare le braccia e di gridare cose di ignota selvatichezza, di parlare ai misteri sublimi, di affermare una nuova vasta personalità ai grandi spazi della materia vuota. Ma mi controllo e mi rassereno. 104

Mi sembra una sorta di mancanza di igiene, questa inerte permanenza della mia vita uguale e identica nella quale giaccio, rimasta come polvere o sporcizia sulla superficie del non cambiare mai. Così come laviamo il nostro corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria: non per provvedere al sostentamento della nostra vita, come col cibo e col sonno, ma per quell'estraneo rispetto per noi stessi che giustamente si chiama pulizia. Esistono persone sporche di destino, come me, che non si allontanano dalla trivialità quotidiana per il medesimo fascino che provano per la propria impotenza. 106 Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente, con decenza e naturalezza. 109 Perfino sognare è una punizione. Ho raggiunto nei sogni una tale lucidità che ogni cosa che sogno la vedo come se fosse reale. Ho perso, dunque, tutto ciò che la rendeva preziosa perché cosa di sogno? 111 Quanto più alta è la sensibilità, e più sottile la capacità di sentire, tanto più assurdamente essa vibra e freme per le piccole cose. È necessaria una prodigiosa intelligenza per provare angustia per una giornata buia. L'umanità, che è poco sensibile, non prova angustia per il tempo che fa, perché fa sempre un certo tempo; non sente la pioggia se non quando essa le cade addosso. 113 Seduto nel tram osservo con calma, com'è mia abitudine, i dettagli dei passeggeri che mi siedono di fronte. I dettagli sono per me cose, voci, lettere. La testa mi gira. I sedili del tram, con una trama di una paglia resistente e sottile, mi portano a regioni lontane, mi si moltiplicano in industrie, operai, case di operai, vite, realtà, tutto. Scendo dal tram esausto e sonnambulo. Ho vissuto tutta la vita. 114 Ci sono momenti in cui tutto ci stanca, perfino ciò che potrebbe riposarci. Quello che ci stanca perché ci stanca; quello che potrebbe riposarci perché l'idea di ottenerlo ci stanca. 115 La nausea è così frequente, della umiliante quotidianità della vita. Sono le persone che abitualmente mi circondano, sono le anime che, non conoscendomi, ogni giorno mi conoscono per convivenza e conversazione, che mi ficcano nella gola dello spirito il nodo salivare della pena fisica. 116 Quante volte, rimembrando chi non sono stato, mi penso giovane e dimentico! 117 Litania Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi: un pozzo che fissa il cielo.

sono illuminati obliquamente. Per me scrivere è disprezzarmi; ma non posso smettere di scrivere. Scrivere è come la droga che odio e che prendo, il vizio che disprezzo e in cui vivo. 131 Non ho mai avuto l'arte di vivere in maniera attiva. Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia; ho sempre fatto il possibile per tentare di fare quello che tutti sanno fare. Ho sempre voluto ottenere ciò che gli altri sono riusciti a ottenere anche senza volerlo. Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi; non mi sono mai accorto di essa né attraverso la vista né attraverso il tatto, e non l'ho vissuta e nemmeno il suo progetto. Sono stato il vaneggiamento di colui che volevo essere, il mio sogno è cominciato nella mia volontà, il mio proposito è stato la prima finzione di ciò che non sono mai stato. Non ho mai saputo se era eccessiva la mia sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità. 133 Sono quasi convinto di non essere mai sveglio. Non so se non sogno quando vivo, se non vivo quando sogno, o se il sogno e la vita formano in me un ibrido, un'intersezione dalla quale il mio essere cosciente prende fisionomia per interpenetrazione. 136 Cerco me stesso senza incontrarmi. Non so quali dettagli troppo pomposi e curati definiscono il carattere del mio spirito. Il mio amore per l'ornamentale è senza dubbio dovuto al fatto che vi sento qualcosa di identico alla sostanza della mia anima. 137 Riconosco, non so se con tristezza, l'aridità umana del mio cuore. Per me un aggettivo ha più valore di una pena reale dell'anima. Ma a volte sono diverso e piango lacrime calde, le lacrime di coloro che non hanno né hanno avuto madre; e i miei occhi che bruciano di quelle lacrime morte, bruciano dentro il mio cuore. Non mi ricordo di mia madre. Essa è morta quando avevo un anno. Tutto quello che vi è di disperso e di duro nella mia sensibilità proviene dall'assenza di quel calore e dalla nostalgia inutile dei baci che non ricordo. Chi altro sarei se mi avessero dato quella tenerezza che dal grembo sale ai baci del volto di un bambino? Può darsi che la nostalgia di non essere figlio abbia un grande peso nella mia indifferenza sentimentale. Mio padre, che viveva lontano, si uccise quando avevo tre anni e non l'ho mai conosciuto. Non so ancora perché viveva lontano. Non mi è mai importato di saperlo. Mi ricordo della notizia della sua morte come di una grande serietà a tavola, a pranzo, quando lo venimmo a sapere. 140 Ho assistito in incognito all'accasciamento graduale della mia vita, al lento naufragio di tutto quanto ho voluto essere. Poiché sono un romantico dentro di me ed estraneo a me, e volto pagina per un'altra ironia. 141 Intervallo doloroso

Cosa buttata in un angolo, cencio caduto per strada, il mio essere ignobile finge se stesso davanti alla vita. 142 Sento il tempo come un enorme dolore. Abbandono sempre ogni cosa con esagerata commozione. Le piccole cose della vita mi fanno male in modo metafisico quando le abbandono e penso, con tutta la sensibilità dei miei nervi, che non le vedrò né le avrò mai più, per lo meno in quel preciso ed esatto momento. Mi si apre un abisso nell'anima e un soffio freddo della bocca di Dio mi sfiora il volto livido. 146 Nei miei parchi, morto sonno, c'è la sonnolenza delle vasche sotto il sole alto quando i rumori degli insetti si infoltiscono, e mi pesa vivere, non come una pena, ma come un dolore fisico da estinguersi. 151 Tutto questo sparisce se sono davanti a un'altra persona fisica; perdo l'intelligenza, sono incapace di parlare e, alcuni quarti d'ora più tardi, sento soltanto sonno. Sì, parlare con gli altri mi fa venire sonno. D'altronde, detesto essere obbligato a un contatto con gli altri. Un semplice invito a cena con un amico mi causa un'angustia difficile da definire. L'idea di un qualsiasi obbligo sociale (andare a un funerale, occuparmi con qualcuno di un problema dell'ufficio, andare a ricevere alla stazione una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta), soltanto l'idea mi sconvolge i pensieri per l'intera giornata, e a volte mi preoccupo fin dalla vigilia, dormo male; e poi il fatto in sé quando si verifica, è un fatto assolutamente insignificante, non giustifica tanti problemi; ma la cosa si ripete e io non imparo mai a imparare. 153 Dal momento che, per un principio morale, non faccio il bene, allo stesso modo non esigo che sia fatto a me. Se cado ammalato, ciò che più mi pesa è di obbligare qualcuno a curarmi, cosa che non mi piacerebbe fare a qualcun altro. Randagio in tutto, perfino nel mio stesso animo, non appartengo a niente, non desidero niente, non sono niente: centro astratto di sensazioni impersonali, specchio caduto che sente e che guarda la varietà del mondo. Con ciò, non so se sono felice, o infelice... né me ne importa.