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Libro di Turismo Urbano, Appunti di Turismo

Riassunto del Libro di Turismo Urbano

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 03/01/2020

cris04
cris04 🇮🇹

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TURISMO URBANO
TRA IDENTITÁ LOCALE E CULTURA GLOBALE
Capitolo 1Teoria e Metodo
Il turismo è un insieme di industrie e servizi che risulta la maggiore attività economica a livello mondiale. Il
saldo del settore turistico è positivo e in continua crescita in tutto il mondo dove ridotti sono i
condizionamenti esogeni come gli eventi bellici, le guerre civili, i problemi di ordine pubblico e le calamità
naturali. Neanche le crisi economiche di carattere congetturale sono riuscite a fermare lo sviluppo del settore
turistico, hanno provocato solo un temporaneo rallentamento. Nonostante sia un’attività che interessa
direttamente centinaia di milioni di individui, il turismo non riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica come
invece riescono a fare altre attività produttive più visibili e concrete. Le pubbliche amministrazioni
sottostimano la grande rilevanza del turismo sul piano economico e le statistiche raccolgono esclusivamente
dati che riguardano gli arrivi, le presenze, le entrate e le uscite valutarie, ma non l’occupazione attivata, gli
effetti degli spostamenti all’interno di un paese in rapporto alla redistribuzione del reddito. Esse includono
solo le attività turistiche mentre escludono quei servizi pubblici e privati che si riferiscono in modo meno
specifico al turismo, alla ricreazione e al tempo libero. Il marzo 2000 la Commissione statistica delle
Nazioni Unite ha approvato il TSA, Tourism Satellite Account, per valutare il reale peso del comparto e il suo
contributo alle economiche nazionali in termini di PIL turistico, occupazione prodotta e investimenti attivati.
Il turismo è un settore particolarmente dinamico, fortemente influenzato dai cambiamenti economici,
politici, sociali ambientali e tecnologici, e soggetto alle crescenti interconnessioni dell’economia
internazionale. Meyer-Arendt e Lew prevedono che il processo di diaspora dei geografici verso centro di
studi turistici aziendali continuerà ancora a lungo. Corresponsabili di questa situazione sono anche i
numerosi geografi del turismo che hanno svolto ricerche di natura prevalentemente applicata senza apporti
metodologici e che hanno non poco contribuito alla storica carenza di presenza e visibilità nella letteratura
geografica. È in apparente contrasto con il notevole contributo che i geografi hanno offerto alla
comprensione dei fenomeni turistici. Contributo realizzato al di fuori della geografia accademica: con la
partecipazione a pubblicazioni multidisciplinari e a ricerche di carattere professionale. Quello che Ioannides
e Debbage (1998) definiscono “il silenzio dei geografi economici” non può dirsi un silenzio assoluto, quindi,
interpretarsi come un’assenza di prodotti di qualità che superino la mera analisi descrittiva, prodotti troppo
limitati nello scopo e senza il riferimento a una base teorica. Le discipline che contribuiscono agli studi del
turismo sono: l’antropologia, la sociologia, le scienze politiche, la pianificazione urbana, la geografia,
l’ecologia, gli studi del tempo libero, gli studi dei trasporti, l’architettura e il design, l’economia aziendale, la
finanza e la contabilità, il marketing, il diritto, l’economia politica, la psicologia. Si è posto anche il problema
se quella turistica possa essere considerata una disciplina a sé, il risultato di un approccio interdisciplinare
o un settore di approccio esclusivamente multidisciplinare, risultato di collaborazione tra due o più delle
discipline sopra menzionate. Secondo Hall e Page (1999), la geografia del turismo è una “sub-disciplina”
incapace di sviluppare modelli teorici e di influenzare il resto del settore disciplinare. Aurousseau (1921)
indica 4 funzioni su un totale di sei che identificano le città, quelle che possono risultare di riferimento per
le attività che oggi si definirebbero turistiche e del tempo libero. Secondo Pearce, il turismo urbano è
un’attività di ricerca relativamente recente, che finora ha prodotto un numero relativamente scarso di lavori,
peraltro di carattere soprattutto ideografico. Ashworth denuncia la negligenza sia degli studiosi del turismo
che non hanno ritenuto essenziale dover prendere in esame le attività turistiche, nonostante le elencassero
tra le funzioni urbane più correnti. Ashworth torna sull’argomento della mancanza di collaborazione tra gli
studiosi del turismo e quelli della geografia urbana, giustificandola in parte con l’obbiettiva difficoltà di
estrapolare i flussi turistici dalle altre attività urbane attinenti al tempo libero e alla ricreazione, in parte con
la mancanza di dati che consentono di identificare quanto di questi flussi compete a un singolo insediamento
urbano e quanto è di pertinenza dell’ambito metropolitano, regionale o nazionale. Hartmann rileva una
limitata visione dei comportamenti del tempo libero: prevalente sarebbe una rigorosa divisione tra ambienti
di lavoro e ambienti di svago e un movimento centrifugo verso le aree che presentassero un’occasione di
contrasto ambientale e paesaggistico. Dalla ricerca di Kemper risultano numerosi saggi che si soffermano
sul carattere improduttivo che il marxismo stalinista assegnava a tutto il settore dei servizi che poteva essere
considerato unicamente funzione marginale della sfera della produzione. Gòmez cita la tradizionale
avversione della geografia regionale per la riflessione teorica e la difficoltà per una sub-disciplina di
prendere in esame un fenomeno che non può essere affrontato nella sua globalità da un solo punto di vista
metodologico a causa della sua complessità. Murphy considera che i flussi economici in tal modo attivati dal
centro verso la periferia possano costituire una sorta di bilanciamento alle migrazioni dalla periferia verso
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TURISMO URBANO

TRA IDENTITÁ LOCALE E CULTURA GLOBALE

Capitolo 1 → Teoria e Metodo

Il turismo è un insieme di industrie e servizi che risulta la maggiore attività economica a livello mondiale. Il saldo del settore turistico è positivo e in continua crescita in tutto il mondo dove ridotti sono i condizionamenti esogeni come gli eventi bellici, le guerre civili, i problemi di ordine pubblico e le calamità naturali. Neanche le crisi economiche di carattere congetturale sono riuscite a fermare lo sviluppo del settore turistico, hanno provocato solo un temporaneo rallentamento. Nonostante sia un’attività che interessa direttamente centinaia di milioni di individui, il turismo non riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica come invece riescono a fare altre attività produttive più visibili e concrete. Le pubbliche amministrazioni sottostimano la grande rilevanza del turismo sul piano economico e le statistiche raccolgono esclusivamente dati che riguardano gli arrivi, le presenze, le entrate e le uscite valutarie, ma non l’occupazione attivata, gli effetti degli spostamenti all’interno di un paese in rapporto alla redistribuzione del reddito. Esse includono solo le attività turistiche mentre escludono quei servizi pubblici e privati che si riferiscono in modo meno specifico al turismo, alla ricreazione e al tempo libero. Il 1° marzo 2000 la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha approvato il TSA, Tourism Satellite Account, per valutare il reale peso del comparto e il suo contributo alle economiche nazionali in termini di PIL turistico, occupazione prodotta e investimenti attivati. Il turismo è un settore particolarmente dinamico, fortemente influenzato dai cambiamenti economici, politici, sociali ambientali e tecnologici, e soggetto alle crescenti interconnessioni dell’economia internazionale. Meyer-Arendt e Lew prevedono che il processo di diaspora dei geografici verso centro di studi turistici aziendali continuerà ancora a lungo. Corresponsabili di questa situazione sono anche i numerosi geografi del turismo che hanno svolto ricerche di natura prevalentemente applicata senza apporti metodologici e che hanno non poco contribuito alla storica carenza di presenza e visibilità nella letteratura geografica. È in apparente contrasto con il notevole contributo che i geografi hanno offerto alla comprensione dei fenomeni turistici. Contributo realizzato al di fuori della geografia accademica: con la partecipazione a pubblicazioni multidisciplinari e a ricerche di carattere professionale. Quello che Ioannides e Debbage (1998) definiscono “il silenzio dei geografi economici” non può dirsi un silenzio assoluto, quindi, interpretarsi come un’assenza di prodotti di qualità che superino la mera analisi descrittiva, prodotti troppo limitati nello scopo e senza il riferimento a una base teorica. Le discipline che contribuiscono agli studi del turismo sono: l’antropologia, la sociologia, le scienze politiche, la pianificazione urbana, la geografia, l’ecologia, gli studi del tempo libero, gli studi dei trasporti, l’architettura e il design, l’economia aziendale, la finanza e la contabilità, il marketing, il diritto, l’economia politica, la psicologia. Si è posto anche il problema se quella turistica possa essere considerata una disciplina a sé, il risultato di un approccio interdisciplinare o un settore di approccio esclusivamente multidisciplinare, risultato di collaborazione tra due o più delle discipline sopra menzionate. Secondo Hall e Page (1999), la geografia del turismo è una “sub-disciplina” incapace di sviluppare modelli teorici e di influenzare il resto del settore disciplinare. Aurousseau (1921) indica 4 funzioni su un totale di sei che identificano le città, quelle che possono risultare di riferimento per le attività che oggi si definirebbero turistiche e del tempo libero. Secondo Pearce, il turismo urbano è un’attività di ricerca relativamente recente, che finora ha prodotto un numero relativamente scarso di lavori, peraltro di carattere soprattutto ideografico. Ashworth denuncia la negligenza sia degli studiosi del turismo che non hanno ritenuto essenziale dover prendere in esame le attività turistiche, nonostante le elencassero tra le funzioni urbane più correnti. Ashworth torna sull’argomento della mancanza di collaborazione tra gli studiosi del turismo e quelli della geografia urbana, giustificandola in parte con l’obbiettiva difficoltà di estrapolare i flussi turistici dalle altre attività urbane attinenti al tempo libero e alla ricreazione, in parte con la mancanza di dati che consentono di identificare quanto di questi flussi compete a un singolo insediamento urbano e quanto è di pertinenza dell’ambito metropolitano, regionale o nazionale. Hartmann rileva una limitata visione dei comportamenti del tempo libero: prevalente sarebbe una rigorosa divisione tra ambienti di lavoro e ambienti di svago e un movimento centrifugo verso le aree che presentassero un’occasione di contrasto ambientale e paesaggistico. Dalla ricerca di Kemper risultano numerosi saggi che si soffermano sul carattere improduttivo che il marxismo stalinista assegnava a tutto il settore dei servizi che poteva essere considerato unicamente funzione marginale della sfera della produzione. Gòmez cita la tradizionale avversione della geografia regionale per la riflessione teorica e la difficoltà per una sub-disciplina di prendere in esame un fenomeno che non può essere affrontato nella sua globalità da un solo punto di vista metodologico a causa della sua complessità. Murphy considera che i flussi economici in tal modo attivati dal centro verso la periferia possano costituire una sorta di bilanciamento alle migrazioni dalla periferia verso

il centro tipiche della fase di industrializzazione e urbanizzazione. In questa riflessione Murphy inserisce una citazione di Christaller, in cui quest’ultimo afferma che il turismo è un settore dell’economia che evita le località centrali e le agglomerazioni industriali. La natura periferica degli spazi turistici “christalleriani” afferma che per Christaller anche le località centrali riceveranno visitatori, ma questi flussi non potevano a quel tempo essere considerati significativi in quanto le forze dominanti erano allora prevalentemente di tipo centrifugo. In uno specifico e significativo contributo alla geografia del turismo Christaller fornisce gli elementi per meglio comprendere il suo messaggio. Egli suddivide la disciplina in base ai fattori di localizzazione dell’offerta e individua cinque periodi di sviluppo storico del turismo e analizza le interrelazioni spaziali attivate dalla “tendenza verso la periferia” in tre casi di studio, tre regioni periferiche. Il 1° periodo individuato da Christaller inizia con la Rivoluzione francese e la formazione di un ceto sociale borghese che aspira al viaggio e si conclude con l’introduzione delle innovazioni relative ai sistemi di trasporto di massa come le ferrovie e i bastimenti a vapore. Il 2° periodo identifica una fase analoga a quella delle attività artigianali in rapporto al settore industriale, le strutture ricettive non sono specificatamente turistiche ma vengono utilizzate le fattorie e le case dei contadini. Il turismo che coinvolge intere famiglie assume il significato di viaggio durante un periodo di vacanze. Nel 3° periodo la realizzazione di alberghi e di alloggi con una prevalente o esclusiva funzione turistica assume per il turismo lo stesso significato che la fabbrica assume per l’industria. È soltanto nel 4° periodo che il turismo diventa un fenomeno di massa, in cui prevalenti sono le attività sportive e della ricreazione e popolari divengono gli sport invernali e l’alpinismo. Nel 5° periodo questa spinta diviene più consistente anche perché cominciano a svilupparsi i viaggi di gruppo con le formule del “tutto compreso”, in un contesto in cui il diritto alle ferie viene esteso a una più vasta gamma di ceti sociali. Le più ambite e amate mete vengono inondate da un poderoso flusso turistico che in breve le trasforma in vere e proprie strutture urbane. Christaller aveva chiaramente espresso il concetto dell’evoluzione del turismo nelle città d’arte. Una possibile giustificazione dell’interpretazione del turismo inteso come fuga dalle città verso una periferia ricca di paesaggi “incantevoli” può venire dalla lettura di un saggio più recente di Christaller che ha avuto maggiore diffusione poiché pubblicato in inglese. Nonostante i vantaggi economici e sociali della frequentazione turistica delle città d’arte, non si possono sottacere la competitività e i conflitti esistenti tra i turisti, i visitatori e i residenti per l’uso dei servizi e delle infrastrutture, e l’impatto sull’ambiente naturale e culturale urbano prodotto dal flusso turistico. In questi ultimi anni il numero delle ricerche sul turismo urbano è aumentato, ma manca ancora un quadro di riferimento generale, la costruzione di una coerente serie di teorie, di concetti, di tecniche e di metodi di analisi che possano permettere studi comparabili per contribuire alla comprensione del ruolo della città d’arte nella diffusione del turismo e delle caratteristiche del turismo in rapporto alla forma e alle funzioni delle città d’arte. Nelle città d’arte si creano tensioni tra residenti, visitatori e turisti nell’ambito dei processi di globalizzazione che interessano sempre più in questo settore economico. La mobilità umana è essenziale per lo sviluppo del turismo culturale così come il turismo è creatore di flussi ricreativi ed economici. Le varie tipologie del turismo culturale e dei centri storici hanno in comune il fatto di essere in rapida crescita, di costruire strumenti validi per il rilancio della cultura locale e per contribuire ad ampliare lo sviluppo del turismo nel tempo e nello spazio e a ridurre gli effetti negativi della concentrazione, tipici del turismo di massa. Augé sostiene che l’uomo ha bisogno dell’immagine per credere nel reale e di raccogliere testimonianze per provare di aver vissuto. Egli sostiene che le città storiche attraggono nei loro numerosi luoghi sacri sia i turisti sia i pellegrini, i primi per curiosità, i secondi per ravvivare la propria fede. Le città d’arte sono ricche di una molteplicità di luoghi e di funzioni sacre, culturali, produttive, residenziali e ludiche. I servizi culturali non sono più riferibili allo sviluppo di una base produttiva, ma è il consumo che guida la produzione culturale. Il consumo della cultura è usato come mezzo di ristrutturazione e rigenerazione economica e le attrazioni culturali divengono uno strumento competitivo per attrarre investimenti produttivi. Sebbene molti problemi della gestione del turismo nelle città d’arte europee potrebbero essere comuni, in realtà ogni città, per la complessità dei processi, presenta caratteristiche uniche. Il processo di apprendimento di modelli di gestione sostenibile è stimolato dalla comunicazione tra amministrazione e operatori europei di esempi di pratiche che possono essere definite ottimali. Il ricco patrimonio culturale delle città europee dovrebbe incoraggiare le autorità turistiche a investire in questa conoscenza insieme alla messa in pratica di politiche integrate di qualità. La qualità è una condizione essenziale di sopravvivenza per progredire in un mercato competitivo globale. Troppo spesso gli amministratori e gli imprenditori locali mancano di questa dimensione internazionale. Questo processo di mutuo apprendimento a livello europeo è stato ostacolato da una gestione ondivaga del turismo da parte della commissione europea. A questa i governi hanno attribuito molte responsabilità ma poi si sono rifiutati di riconoscerle il diritto di gestione.

tradizionali. Il settore turistico è percepito come un settore in espansione, con ottime possibilità di crescita, grazie ai nuovi stili di vita e di consumo, grazie alla riorganizzazione del tempo libero e di lavoro. Quattro sono i motivi di tipo “globale” che hanno spinto le città verso politiche di sviluppo turistico: 1. Il declino delle attività manifatturiera; 2. Il bisogno di creare nuovi posti di lavoro; 3. L’idea che quello del turismo sia un settore in espansione; 4. La speranza che il turismo porti a una rigenerazione e rivitalizzazione degli Urban Cores. L’obiezione che potrebbe essere sollevata a questa analisi è che vi sono anche casi in cui il turismo urbano non si è sviluppato a seguito di una crisi economica. Sono piccole realtà territoriali che si trovano in un continente emergente e che hanno sempre goduto di economie particolarmente competitive. I tre casi citati costituiscono l’eccezione piuttosto che la regola. È importante notare che lo sviluppo turistico porta con sé vantaggi economici alle città sotto molti profili. Law mette in luce diversi elementi positivi:

  1. Gli investimenti turistici comportano lo sviluppo di infrastrutture e strutture che possono essere utilizzate anche dai residenti;
  2. Gli investimenti in marketing, se hanno effetti positivi, possono attrarre anche imprese del settore industriale e commerciale;
  3. La rinnovata immagine della città porta nuovi residenti con reddito medio-alto;
  4. La presenza di turisti favorisce l’organizzazione di un numero sempre maggiore di spettacoli teatrali, musicali, sportivi di cui possono beneficiare anche i residenti;
  5. La rigenerazione urbana porta a un aumento dell’orgoglio di appartenenza, che è uno dei fattori cruciali per lo sviluppo;
  6. I piani di sviluppo turistico favoriscono la partnership pubblico-privato. L’uso del turismo per la rigenerazione urbana è frutto di due spinte complementari: una viene dai cambiamenti globali che portano con sé le pressioni della domanda globalizzata e delle multinazionali; l’altra viene dal livello locale che esprime gli interessi dei residenti, delle élite e degli imprenditori. Da queste due spinte si sono creati due tipi di località turistiche urbane: i “vecchi” centri industriali che devono inventarsi un ruolo e i “nuovi” centri turistici che inventano una vocazione dal nulla, solo per rispondere a pressioni della domanda. Le città in declino industriale che vogliono attuare politiche di sviluppo urbano devono lavorare sulla loro immagine ma anche sulla dotazione di infrastrutture. Si pensi ai casi delle città portuali che hanno tutte fatto interventi su ponti e sui waterfront a scopi ricreativi. Le grandi città possono contare su un’immagine internazionale storicamente costruitasi e sedimentatasi che esse possono migliorare o anche modificare. I piccoli centri debbono puntare sulla costruzione di una posizione nell’immaginario collettivo, inventando occasioni per entrare nella fantasia dei turisti. I piccoli centri devono instaurare rapporti di collaborazione e creare reti. Rafforzare l’approccio bottom-up in tali centri è l’unica soluzione, mentre le grandi città possono servirsi dell’approccio top-down, dove al “top” troviamo l’élite locali e nazionali che fanno da traino. Le tipologie di città illustrate e queste ultime considerazioni mettono in luce come vi siano forme di turismo urbano estremamente diverse tra loro e che come tali vanno trattate nelle politiche. I luoghi naturali per esprimere un’offerta in termini di turismo legato al patrimonio culturale sono le città. Seconda una ricerca condotta per il progetto sul turismo culturale in Europa dell’ATLAS (Association for Tourism and Leisure Education), nel 1992 le principali concentrazioni di attrazioni culturali si trovano in 36 città europee che ebbero una particolare vitalità in epoca medievale e rinascimentale. In tali luoghi vivono i turisti culturali, il cui consumo turistico “è parte di uno stile di vita nel quale i confini tra lavoro e piacere, tra produzione e consumo stanno diventando sempre più sfuocati. Vi è una continuità temporale tra tempo libero e tempo di lavoro che si riflette in una continuità spaziale tra il luogo di lavoro e i luoghi del tempo libero. I turisti culturali sembrano essere fortemente ancorati ai principali centri urbani”. Meethan ci offre un utile spunto per stabilire un nesso tra deconcentration e turismo. L’autore afferma che nelle economie postmoderne le attività primarie e quelle industriali si sono spostate verso le periferie, per lasciare posto nei centri alle attività terziarie, quindi al turismo. Sulla deconcentration economica non molto è stato pubblicato e l’attenzione si è sempre concentrata sulle attività che si muovono, non su quelle che restano. Sono proprio le attività che restano a costituire la base per il turismo. Nelle città storiche e nei centri storici della città esiste una risorsa di grande importanza per l’industria turistica: il patrimonio culturale, monumentale, ambientale. Le politiche turistiche hanno trasformato tale patrimonio in un bene con un valore economico tangibile e hanno generato l’emergere di imprese legate a quel patrimonio. Il turismo legato al patrimonio culturale ha assunto una grande importanza nella società contemporanea. È utilizzato come leva di sviluppo dei territori; la sua esistenza è dovuta al crescere della “nuova classe media” che rappresenta il consumatore principale di turismo culturale. Il ruolo di tale consumatore è così forte da determinare perfino le modalità di produzione dei beni culturali. Secondo l’autore essa è stata identificata in uno specifico segmento del mercato turistico solo a partire dagli anni ’70. Tale segmento è stato associato alle tendenze del turismo

postmoderno: l’interesse per l’immagine distintiva dei luoghi e per l’autenticità di questi. I gruppi sociali protagonisti di nuove tendenze sono le nuove classi medie, la cui ascesa genera sia il consumo sia la produzione di patrimonio culturale. La nuova borghesia è costituita da persone con alto reddito e alto capitale culturale, che chiedono viaggi ed esperienze esclusivi e amano l’ecoturismo. La nuova piccola borghesia è formata da persone con una minore disponibilità economica ma con un alto capitale culturale che trasformano le pratiche di consumo turistico in opportunità lavorative per sé stesse. Il primo gruppo esprime il consumo turistico, il secondo pratica una produzione. Siamo in un mercato in cui domanda e offerta sono espresse da individui con la stessa sensibilità culturale ma con diversa capacità economica. I luoghi capaci e dinamici sono in grado di trasformare il capitale culturale di cui sono dotati in una strategia di sviluppo locale. Nella società postmoderna esiste un particolare tipo di turismo culturale: il turismo del patrimonio industriale. Diversi sono gli aspetti positivi dello sviluppo di tale tipo di attività: ❖ Il patrimonio industriale aiuta a diversificare il prodotto turistico e l’offerta di un dato territorio; ❖ Il suo uso a fini turistici contribuisce allo sviluppo economico e occupazionale di una certa area; ❖ Il suo utilizzo rende turisticamente attrattive aree che altrimenti non lo sarebbero; ❖ Il suo uso dà ai visitatori la possibilità di percepire in modo diverso l’estetica del paesaggio, di cambiare idea su quello che tradizionalmente è considerato come bello. Il declino dell’industria tradizionale induce il turista a provare un senso di nostalgia ed esperienze emotive del tutto nuove. Lo sviluppo di tale forma di turismo può contribuire a ridefinire l’immagine della comunità, sia agli occhi degli stessi residenti sia all’esterno. Tale ridefinizione è necessaria per riappropriarsi del proprio orgoglio e per rilanciare la propria immagine. Con riferimento a uno specifico caso è possibile evidenziare sei caratteristiche necessarie per il successo di un progetto legato allo sviluppo di turismo industriale in una data area: Le potenzialità del luogo; Gli Stakeholder; Un riuso adattivo; Una rilevanza economica; L’autenticità; La percezione. Tali cambiamenti non sono facili da soddisfare come a prima vista potrebbe sembrare. Unno dei principali problemi da affrontare quando si voglia porre in essere una strategia di sviluppo turistico in ambito urbano è quello della pianificazione. Nella realtà italiana la pianificazione è in realtà identificata con la regolazione dell’uso del suolo, con l’urbanistica e non contempla il turismo. Esistono piani di sviluppo turistico che spesso si riducono a piani di marketing territoriale, nella migliore delle ipotesi. Se si guarda alle esperienze all’estero la situazione un po’ migliora, ma non del tutto. Per il successo di una strategia di sviluppo turistico è necessaria una buona partnership pubblico-privata. Con riferimento alla città di York, sono stati identificati 5 fattori: Un processo ben pensato e ben preparato; Obiettivi ben definiti; Una struttura che si sviluppa e si modella nel tempo; Azioni efficaci ed efficienti; Sostenibilità. Oltre a una buona partnership, il successo di politiche di sviluppo nel settore turistico è dovuto a buone strategie di marketing. Le città europee si trovano in un ambiente nuovo, competitivo, in cui sono necessarie queste strategie per posizionarsi in un “mercato territoriale”. Le ragioni della competizione sono da ricercare:

  • Nella globalizzazione dell’economia che comporta una facilità di spostamenti di capitali e persone;
  • Nella diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
  • Nella crescente tendenza a spostarsi a distanze sempre maggiori per i viaggi propri. I turisti cercano nell’esperienza turistica qualcosa di unico e speciale che esuli dalla loro esperienza di quotidianità. Ogni città deve rafforza la sua unicità e distinzione attraverso la creazione di un city-branding, a cui essere associata; fino al punto di creare uno status della città che attragga i turisti. Passare da uno status symbol conferito da un oggetto che si possiede a uno conferito da una città che si visita, è possibile se si rende il turista una persona esclusiva perché frequenta un dato luogo, distinto, originale, connotato da uno specifico mercato sociale.

Capitolo 2 → Turisti, Visitatori, Migranti, Transumanti e Nuovi Nomadi

Trovare la definizione di “turismo” e di “turista” nel primo decennio del XXI secolo non è stato facile dato che un termine tipico della cultura moderna e dello sviluppo industriale della società viene oggi utilizzato per attività e funzioni di una società postindustriale e postmoderna. Secondo Panzini (1905), il turismo è “far gite, escursioni, viaggi, per svago o per scopo istruttivo”; dopo un secolo, Zingarelli (2008) conferma: “attività consistente nel far gite, escursioni, viaggi, per svago o a scopo istruttivo”. Precisiamo allora cosa si intende oggi per turismo e quali saranno le funzioni di questa attività nel medio-lungo periodo. Il termine “turismo” deriva dalla cultura moderna, è figlio dell’industrializzazione e di quelle culture europee che per prime l’hanno sperimentata. È un termine che evidentemente è stato introdotto nella cultura e nella lingua italiana nel XIX secolo; in principio il fenomeno era talmente esotico per la cultura italiana che si è rimasti incerti tra la semplice

proprie relazioni con forme divere di mobilità umana. Tutte queste forme di mobilità avvengono in modo contemporaneo e hanno sostituito nella loro globalità quei flussi di popolazione definiti migrazioni economiche. È necessario approfondire le tematiche e gli studi circa i movimenti tradizionali della popolazione e nello stesso tempo identificare quelle forme e quelle modalità che si riferiscono alle nuove attività indotte dai processi di globalizzazione, dai nuovi stili di vita, dai nuovi modelli di consumo e dalle nuove forme di ricreazione e di turismo. La mobilità umana potrà essere ulteriormente sostenuta all’aumento del divario nel tasso di crescita tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Ciò è avvenuto in presenza di fenomeni di globalizzazione e di internazionalizzazione “senza regole”, creando nuovi squilibri tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo; e oltre agli squilibri economici si sono aggiunti anche quelli demografici con conseguente squilibrio sul mercato del lavoro in senso inverso, la domanda in alcuni settori è assai superiore all’offerta. In riferimento a tutto questo i ricercatori della “Globality” si sono posti i seguenti quesiti:

  • Quali sono le condizioni fondamentali che hanno prodotto i principali cambiamenti nella dimensione e nelle caratteristiche della mobilità? Sono state più rilevanti le innovazioni tecnologiche o quelle circa gli atteggiamenti degli esseri umani?
  • In che modo la mobilità ha contribuito al rapporto tra locale e globale e come questo rapporto determina la mobilità?
  • Qual è la scala e quali le caratteristiche definitorie delle nuove forme di mobilità?
  • Quali implicazioni sociali, economiche, ambientali, culturali e politiche emergono dalle nuove forme di mobilità?
  • In che modo il nuovo approccio metodologico può favorire l’interpretazione e la previsione della mobilità?
  • In che modo le nuove forme di mobilità potranno avere un impatto sulle politiche? I ricercatori della “Globality” hanno risposto a queste domande con pensieri, riflessioni, analisi empiriche e proposte di integrazioni teoriche affidate a pubblicazioni che portano già nel titolo nuove categorie di quesiti e nuovi modi per impostare le problematiche dell’approccio metodologico. Nell’opera “l’uomo nomade”, Attali rilegge la storia dell’umanità come la storia di una carovana che anima il deserto e che si muove da un’oasi all’altra. Le nazioni tendono sempre più a essere oasi in competizione tra loro per attrarre le carovane di passaggio, ma saranno abitate soprattutto da stanziali che non possono essere nomadi perché troppo fragili, troppo giovani, troppo vecchi, troppo poveri. Attali propone uno scenario futuro: “Per sfuggire al caos che si annuncia e ai totalitarismi ancora possibili, l’umanità dovrà riuscire a vivere sia nella stanzialità, per costruirsi, sia nel nomadismo, per inventarsi”. La mobilità stimola nel genere umano l’innovazione, rende l’uomo vivo e vigoroso. Attali suggerisce che è la mobilità a fornire il ritmo dell’innovazione alle generazioni umana, mentre la stanzialità è piuttosto destinata al raccolto dei frutti. La discussione scientifica sulla mobilità umana è stata condotto essenzialmente nell’ultimo decennio e bisogna dare atto ad Hall e Williams per il loro contributo; nel loro volume evidenzia tre temi: le migrazioni legate alla produzione turistica, quelle dovute ai consumi turistici, la mobilità umana che fa riferimento alle viste ai parenti e agli amici. Szivas e Riley esaminano le caratteristiche della mobilità occupazionale di un’economia in transizione attraverso un’indagine campionaria realizzata in quattro diverse aree dell’Ungheria. Il turismo ha attratto la manodopera proveniente da altri settori produttivi in crisi lasciando aperto il quesito se questo fenomeno potrà essere permanente o esclusivamente momentaneo. Cooper considera l’impatto dei flussi turistici giapponesi, coreani e cinesi di Taiwan sul mercato del lavoro in due regioni australiane e in una neozelandese. Sono turisti che non parlano la lingua inglese e favoriscono in prima fase un flusso di manodopera e di imprenditori provenienti dai loro stessi paesi. Un a seconda fase è costituita dall’impiego in imprese turistiche di proprietà di giapponesi, coreani e cinesi di manodopera itinerante che conosca la lingua usata dai turisti. Quando il mercato è maggiormente flessibile, si assiste alla terza fase costituita da singoli turisti provenienti dagli stessi paesi già indicati, i quali si muovono avendo come prima motivazione le relazioni sociali e la visita a parenti e amici. Mason considera il fenomeno di un consistente numero di giovani neozelandesi che si muovono per un periodo che varia da alcuni mesi a uno o due anni per fare esperienza in Gran Bretagna. È un flusso qualitativamente nuovo e originale rispetto al turismo e alle migrazioni, che non esclude le motivazioni tipiche della teoria “push and pull”, che prevede la visita a parenti e amici o ai luoghi di antica origine della famiglia, che lascia spazio a successive esperienze di viaggio per andare a visitare i luoghi dell’iniziazione e dell’esperienza all’estero. L’interesse della ricerca consiste nello studio di un fenomeno che è facilmente documentabile con precisione, fa rifermento alle tematiche dell’uso del suolo particolarmente significative per la geografia e presuppone un

impatto sul territorio e sulla comunità di arrivo simile a quello generato dagli immigrati. Fondamentale contributo a tutti questi studi è stato dato anche dal sociologo John Urry, con il suo volume “Sociology Beyond Society: Mobilities for the 21st Century”. La rilevanza del volume è spiegata proprio da Urry nelle prime righe del suo libro quando indica, tra gli obiettivi che si era posto, quello di sviluppare le nuove categorie che saranno importanti per la disciplina sociologica del 21esimo secolo. Il volume prende in esame le diverse “mobilità degli esseri umani, delle merci, delle immagini, delle informazioni e dei rifiuti, delle loro interdipendenze e delle relative conseguenze per la società. Quando Urry afferma che la mobilità sociale ha finora fallito nell’ignorare le intersezioni delle classi sociali, dei generi e dei gruppi etnici con le regioni, le città e i luoghi, indica una nuova dimensione della sociologia non più ancorata al concetto di società umana ma alla ricerca di nuovi paradigmi quali poso essere le reti, la mobilità e la fluidità orizzontali. Le intersezioni dei fluidi e le scale gerarchiche delle capillarità sono i poli intorno cui si organizza il potere, così come differenti fluidi si intersecano nei “non luoghi” della postmodernità. Il concetto di mobilità non trova generalmente dati statistici disponibili alle diverse scale territoriali e che possano essere difficilmente confrontati o addirittura comparati. Questo costituisce uno dei pochi studi in cui, per le competenze e le responsabilità della committenza, è stato possibile accompagnare una base quantitativa con un’indagine qualitativa ad hoc. Cresswell analizza il concetto di “place”, luogo, in relazione alla mobilità, mettendo a confronto l’approccio di Relph nel concetto di “place and placelessness” con il valore transitorio, temporaneo ed effimero nella definizione di “place and non-place” di Augé. Per Relph è stata la mobilità a distruggere i luoghi. Cresswell crede di trovare in Augé i presupposti per un’evoluzione del concetto di luogo che presuppone la mobilità. Cresswell identifica tre diversi approcci al concetto di luogo: descrittivo, costruzionista sociale e fenomenologico. Poi, pone al centro del suo lavoro la mobilità intesa come uno dei concetti chiave della vita contemporanea; prendendo in esame da molti punti di vista la mobilità sociale e fisica del genere umano negli ultimi 150 anni. Egli afferma che lo studio della mobilità umana, nella disciplina geografica, ha una storia lunga quanto la stessa disciplina e ci si perderebbe a voler descrivere tutte le posizioni espresse in questo periodo. Cresswell include un’ulteriore interpretazione: la mobilità umana presuppone la presenza di esseri complessi. La maggiore mobilità è resa possibile dall’innovazione del telefono, un’innovazione che si basa sulla somma di innumerevoli rapporti interpersonali che hanno permesso l’estensione spaziale dell’informazione bilaterale. Atro tema ricorrente è l’interfaccia tra mobilità umana e mobilità personale. Apre una disquisizione sul perché la mobilità non sia stata finora estesamente studiata dai geografi come lo è stata dai sociologi. La cinematografia ha un effetto immediato sulla società e da questa trae spunto per ulteriori approfondimenti e riflessioni che costituiscono la metafora, l’allegoria e il veicolo per interrogarsi sul carattere della rappresentazione, lo strumento per registrare la percezione giornaliera del mondo. Cresswell e Dixon, con il volume “Engaging Film: Geography of Mobility and Identity”, hanno preso spunto dal fatto che vi sono molti studiosi di scienze sociali che usano i film per la loro attività didattica e di ricerca. Nel volume vengono considerati tre concetti: mobilità, identità e pedagogia, quindi il modo in cui i film vengono utilizzati. Il passaggio epistemologico da un atteggiamento essenzialista a uno antiessenzialista ha avuto un effetto rilevante su come la mobilità è studiata e teorizzata. La mobilità, da sola, non ha un significato in quanto esiste solo in relazione alla presenza di un contesto sociale e culturale. La mobilità riesce a catturare una certa attitudine nei confronti della nozione di società e di spazio che si esprime in scetticismo nei confronti della stabilità senza certezze e in osservanza alle regole. Considerare il turismo in funzione delle relazioni spazio-temporali permette non solo di analizzare varie forme di mobilità ma anche gli strumenti che limitano, o incoraggiano, la mobilità a livello sia collettivo sia individuale. Hall contrappone alle numerose e molteplici forme che assume nella società post moderna la definizione turista un concetto di migrante che è ancora univoco e non consente forme sovrapposte e meticce. Sulla sovrapposizione dei due concetti, “places to play”, “places in play”, si cimentano Sheller e Urry quando si riferiscono a luoghi in continua rimodellazione, fatti e rifatti dalla mobilità e dalla interpretazione di turisti e lavoratori. Il turismo è in continuo movimento, è meno prevedibile in riferimento ai cambiamenti del concetto di ricreazione e autenticità che rischiano di dare nuova forma all mobilità globali. Il mondo contemporaneo è sempre più caratterizzato dalla mobilità al punto che non sarebbe neppure concepibile un essere umano che non la pratichi. A partire dagli anni ’70 è divenuto sempre meno agevole quantificare e valutare il fenomeno migratorio in termini quantitativi; da alcuni anni le migrazioni internazionali sono divenute fenomeni spontanei. Con gli strumenti di rilevazione statistica tradizionale si è in grado esclusivamente di rilevare quanti, definiti immigrati, decidano di risiedere in un paese diverso da quello di origine per un periodo superiore a un anno. Nel caso, le

propria residenza abituale in giornata oppure se debba pernottare in un luogo diverso. Il pernottamento viene considerato un elemento forte di relazione con il territorio: presuppone la disponibilità e l’uso di un alloggio e l’attivazione di funzioni abitative e di uso del tempo di diversa tipologia. Il secondo gruppo di variabili fa riferimento alla mobilità temporanea e a quella permanente; la differenza è la permanenza minima che potrebbe essere considerata nell’ordine di settimane, mesi o anni. Più che al tempo minimo o massimo sarebbe importante far riferimento al tipo di programma di vita di chi decide di spostarsi da un luogo all’altro. Taylor e Bell evidenziano che in Australia un numero crescente di quanti migrano in modo temporaneo fa riferimento a un network of places piuttosto che a una residenza usuale. Il luogo in cui si va a risiedere non coincide più con un punto sul territorio quanto con una rete di luoghi tra loro interconnessi. In questo contesto risulta importante considerare il flusso internazionale come espressione di un superamento di confine sia in termini di chi apporta capitale sia di chi partecipa alla realizzazione del progetto o trae vantaggio dall’eventuale sviluppo conseguito. Si tratta di una mera esemplificazione che mette in evidenza un’attività prioritaria a cui certamente seguiranno sovrapposizioni di mobilità secondarie variamente attivate da esigenze di produzione e di consumo. Nella modalità di mobilità di produzione sono distinte le attività prevalenti, quelle manageriali, dei tecnici specializzati e degli operai. Nelle diverse fasi evolutive è possibile differenziare i numerosi livelli di responsabilità nella produzione. Vi sono i flussi di migranti che non sono facilmente identificabili se non per il loro stato di regolarizzazione amministrativa, presumibilmente da più tempo presenti in un territorio e più facilmente integrati. Gli altri sono migranti di più recente acquisizione che uniscono alle incertezze temporanee una non precisa collocazione da un punto di vista normativo e amministrativo. La categoria dei visitatori di amici e parenti è costituita da veri e propri turisti che non sono stati considerati come tali poiché non pernottano presso strutture ricettive. Altra importante categoria della mobilità per consumo è rappresentata dai flussi migratori di pensionati in cui sono comprese tipologie varie e diversificate nella loro permanenza temporale. I flussi IRM assumono spesso anche una collocazione per produzione poiché i pensionati divengono gestori di agenzie immobiliari, caffè, ristoranti, alberghi e altre attività rivolte soprattutto ai propri connazionali. Il pendolarismo trova spazio sia nella categoria della mobilità finalizzata alla produzione sia di quella finalizzata ai consumi. Nelle prime fasi dell’iter evolutivo si sviluppa in tal modo un pendolarismo in uscita alla ricerca di strutture per la ricreazione, lo sport, il tempo libero, lo shopping, ma anche per l’assistenza sanitaria, la formazione e l’educazione. Nel modello si ipotizzano sei fasi di sviluppo di un insediamento urbano, evidenziando il diverso modo in cui si comportano le persone che si muovono per motivi di lavoro, di piacere, di vita familiare, di migrazioni e di fuga. La fase 0 è la fase di insediamento si riproduce in uno stato di equilibrio autosufficiente. La fase 1 - attivazione del processo- si riferisce a una fase di preparazione, progettazione e verifica della fattibilità di un progetto attraverso forme di sviluppo esogeno concepite da un ente internazionale, da una multinazionale o da un investimento produttivo effettuato da migranti di ritorno. La fase 2 – messa in opera del progetto- avvia l’attuazione del programma e il consolidamento di quelle aspettative che ne risultano stimolate e trainate. La fase 3 – sviluppo del progetto – considera un periodo in cui seno presenti nuove fasi produttive e la sostituzione di manodopera specializzata e di manager che si erano traferiti in zona sia per lunghi periodi sia per brevi periodi. Nella fase 4 – rafforzamento del progetto- è considerato il potenziamento del settore produttivo e l’avvio di una politica di mediazione con le amministrazioni locali per uno sviluppo partecipato. La fase 5 – ristrutturazione e rilancio del progetto – presuppone il superamento di un periodo di stagnazione e di crisi dovuta sia a fattori locali sia a una fase recessiva internazionale. La fase 6 – innovazione tecnologica – si riferisce a un’area che ha consolidato la sua maturità produttiva e in cui dominano l’alta tecnologia e i servizi alle imprese.

Capitolo 3 → Territorio e Risorse

Il turismo è un fenomeno variamente distribuito nello spazio e nel tempo che può essere utilmente considerato da varie specializzazioni della geografia. Essenziale è un approccio teorico ed empirico che giustifichi il posizionamento del turismo nell’ambito della geografia economica e industriale. Indulgere sulla geografia economica non significa sottovalutare l’importanza di un necessario approccio plurigeografico e multidisciplinare che può interpretare le dinamiche di un settore così articolato e diversificato. La letteratura sul turismo è indirizzata a pubblicazioni e a riviste per specialisti del turismo e risulta carente di quei riferimenti metodologici tipici delle scienze sociali. Questo atteggiamento appare sorprendente poiché il turismo presenta specificità che sono state particolarmente analizzate e studiate nella letteratura sulla ristrutturazione, sulla riorganizzazione dei processi produttivi, anche in relazione all’aumento dei costi e a più efficaci forme di

competitività, alle modifiche nei sistemi di accumulazione e alla coesistenza di diversi modi di produzione. A partire dagli anni Trenta le modalità di produzione prevalente è stata indirizzata al turismo di massa. L’offerta turistica così strutturata è il risultato dell’iniziativa degli imprenditori privati, sebbene rimanga all’ente pubblico la responsabilità della definizione delle normative e della realizzazione delle infrastrutture. Le risorse turistiche sono state ordinate da Jansen-Verbeke in tre categorie: elementi primari, elementi secondarie elementi aggiuntivi. Tra gli elementi primari sono state comprese le occasioni culturali e gli scenari per la ricreazione e le peculiarità socioculturali. Tra gli elementi secondari dell’offerta sono da considerare le infrastrutture turistiche, i centri commerciali e i mercati. Elementi aggiuntivi dell’offerta sono costituiti dall’accessibilità dei luoghi, delle possibilità di parcheggio per le auto, dell’organizzazione dell’informazione turistica. Sulla base di questa ricchezza dell’offerta e della complessità della domanda sono identificate alcune aree funzionali della città turistica, tra cui la città storica, la città della cultura, la città degli intrattenimenti notturni e la città commerciale. I meccanismi che regolano il turismo urbano sono essenziali sia per definire politiche di sviluppo sia per regolare i flussi del turismo di massa in quei luoghi in cui hanno assunto dimensioni difficilmente sopportabili e creato numerosi danni all’ambiente. Il turismo urbano è anche causa di congestione che può risultare causa della distruzione della struttura urbana, di radicali cambiamenti delle destinazioni d’uso, dello stravolgimento delle attività economiche e della struttura sociale. I conflitti possono insorgere tra i residenti e i turisti che entrano in competizione per l’uso di servizi e di infrastrutture e per il deterioramento della qualità della vita nelle aree residenziali. Anche senza arrivare a situazioni di degrado totale la città può rischiare di adattarsi troppo alla funzione turistica in termini di arredo urbano, di destinazioni d’uso, di orientamento delle strutture commerciali e di entrare in conflitto con le proprie caratteristiche peculiari originali. La necessità di orientare troppo l’offerta verso le richieste di visitatori giornalieri può entrare in conflitto con gli interessi turistici che trascorrono la notte in città. In relazione a questo problema, conflitti possono insorgere anche tra gli operatori privati che non sempre trovano proporzionali benefici economici e un comune interesse a contribuire alle spese di manutenzione e di gestione delle risorse. Nel turismo il sistema a rete non è basato su imprese locali quanto costituisce sempre più un processo di collaborazione tra competitori di livello globale come sono i grandi operatori turistici, i quali, con un proprio sistema di partener e di subfornitori locali, tendono a un processo di integrazione geografica in cui le singole località vengono ad essere incluse, o escluse, dal sistema. Il turismo non è un prodotto che può essere conservato o trasportato, ma dev’essere consumato nel luogo di produzione. Il principale oggetto del turismo, ciò che Urry definisce la contemplazione visiva, è possibile unicamente in un determinato numero di luoghi particolari. Anche le infrastrutture, i servizi e le attrezzature turistiche per realizzare economie di scala richiedono investimenti concentrati che contribuiscono alla polarizzazione spaziale. La località turistica è per definizione un’entità dinamica che si adegua di continuo alle esigenze qualitative e quantitative della domanda, è in grado di esprimere sistemi gerarchi in rapporto alle capacità di sviluppo, alle modalità di accoglienza e al livello di partecipazione dei soggetti economici direttamente interessati, ed è inoltre in grado di reagire ai fenomeni di ricollocazione attivati dalla competitività di nuovi mercati e al passaggio dal turismo di massa a quello postmoderno. Le “materie prime” del turismo devono essere differenziate tra prodotti che possono definirsi commerciabili, come le strutture ricettive e i trasporti, e prodotti non commercializzabili, come il paesaggio, la natura, i monumenti, le aree archeologiche, i centri storici e le aree urbane. I tour operator possono essere considerati alla stregua delle imprese di produzione, le agenzie di viaggio sono quelle di distribuzione, e i consumatori sono i clienti-turisti. Nella filiera classica vi è una netta distinzione tra l’offerta di beni e servizi, la produzione dei pacchetti turistici da parte dei TO per la loro distribuzione assicurata dalle ADV. Il TO propone un prodotto che combina una serie di servizi nell’ambito delle attività dei trasporti e dell’accoglienza. Le ADV in questa fase vende quello che le viene proposto dai TO, distribuisce le brochure e, sulla base del livello di professionalità del proprio personale, cerca anche di interpretare e di spiegare al cliente quello che è stato stampato. L’attuale fase di sviluppo è regolata da una filiera dominata dall’integrazione delle funzioni e degli strumenti. L’integrazione della filiera turistica può avvenire a valle o a monte, a seconda della tipologia di imprenditore che prende l’iniziativa. Nel caso che ‘iniziativa venga presa dal TO l’integrazione può avvenire sia a monte che a valle, o in entrambe le direzioni. Un TO generalista che non intraprenda la strada dell’integrazione ha poche possibilità di sopravvivenza in un settore aperto alla competitività che prima o poi diverrà internazionale anche nel nostro paese. Il TO si integra a valle per ridurre i costi di commercializzazione del prodotto, per evitare fenomeni di “procurata” scarsa visibilità, per gestire

in questo caso riferimento ai Computerized Reservation Systems (CRS), poiché questi tradizionalmente operano nell’ambito di una sola compagnia aerea, o catena alberghiera, mente i GDS gestiscono più di un CRS e li rendono disponibili alle agenzie. La presenza globale dei GDS e i grandi investimenti richiesti per questa loro ampia capacità operativa ne hanno ridotto fortemente il numero. L’attuale periodo può considerarsi di transizione, in alcuni paesi le forze di mercato hanno agevolato trasformazioni più rapide sulla base di una competitività sempre più allargata. Nel momento in cui il consumatore deciderà di accedere direttamente ai servizi turistici per la comodità della localizzazione e dei tempi operativi, per la semplicità e rapidità del servizio, e per l’economicità dei prodotti, il GDS diventerà il collegamento esclusivo tra l’offerta e la domanda. Nella figura viene ipotizzato il completamento dell’attuale fase con una riduzione del rapporto interpersonale nel settore della filiera che interessa la relazione tra l’agenzia di viaggio e il cliente finale. Nell’ampliamento dei servizi di questo rapporto potranno identificarsi nuove funzioni, in parte già esistenti in parte da inventare, per quelle che oggi sono le attività operative di un’agenzia di viaggio. Il processo in atto trova una sua definizione nel termine inglese disintrmediation, che indica un processo che riduce il ruolo degli intermediari nel turismo sia per un ruolo sempre più aggressivo dei GDS sia per l’affermazione di Internet. Il valore dei viaggi online è raddoppiato in Europa tra il 2000 e il 2001, e forse potrebbe aumentare con maggiore rapidità se gli operatori volessero gestire questa fase della transizione senza eccessiva preoccupazione per le agenzie di viaggio attraverso le quali è finora passato tutto il loro giro d’affari. Le tematiche del turismo contengono dati estremamente eterogenei e di diversa struttura come testi, immagini, tabelle, grafici, sequenze, e nel contempo il tipo di elaborazione richiede sia analisi che prescindono da ogni regola e criterio procedurizzabili sia sofisticate tecniche di ottimizzazione. Integrazioni sperimentali tra tecnologie GIS e tecnologie multimediali sono state realizzate nell’ambito delle attività di ricerca del CNR con il sistema sperimentale TOURINFO. Per comprendere la rapidità dell’innovazione, le novità metodologiche di TOURINFO ricevettero un premio alla conferenza europea sui GIS di Monaco di Baviera del 1992 per la migliore soluzione presentata. Il progetto “Malaspina” è un sistema informativo che rende disponibile in rete un complesso di informazioni, documentandolo con migliaia di fotografie e centinaia di testi organizzati, e permette con quattro diversi tipi di navigazioni all’utente di Internet, curioso occasionale o studioso con interesse specifico che sia, di trovare all’interno di ognuna delle 350 schede multimediali corrispondenti ai beni, il livello di approfondimento più congeniale, il tutto arricchito da 16 monografie, trattazioni tematiche generali riferite a 4 tipologie di beni culturali. Il progetto “Malaspina” sfruttando al massimo la peculiarità della sua architettura prevede un’integrazione e un arricchimento dei contenuti fino a offrire una lettura storica e non solo turistica del territorio come tale, dove il paesaggio non sia più inteso come assemblaggio di “bellezze naturali”, di architetture, di opere d’arte, ma come insieme di relazioni, come paesaggio modellato dall’uomo nel corso della storia. Gli studi sui flussi del turismo urbano fanno riferimento essenzialmente agli arrivi e alle presenze dei turisti calcolati in relazione all’offerta dei posti letto alberghieri e degli esercizi complementari. Questo metodo ha avuto una sua validità fin quando un sistema più complesso di gestione delle relazioni tra tempo di lavoro e tempo libero non si è andato a sovrapporre a un diverso rapporto tra la città e il suo spazio di pertinenza. In termini definitori il tempo libero è considerato residuale rispetto a quello dedicato l lavoro, alle necessità biologiche, e ad altre attività a queste strettamente connesse. Il riferimento tra leisure e tempo libero non è univoco poiché deriva dal contesto culturale e sociale in cui si applica, in quanto non sempre il tempo considerato “libero dalle” attività lavorative è automaticamente “libero per” le attività di leisure. Il termine “ricreazione” è compreso nel concetto di leisure quale attività stabilita da un’entità o amministrazione a cui l’individuo fa riferimento. Nella società industriale il sistema di valori si è concentrato soprattutto nel mondo

del lavoro e della produzione industriale, con eccessi interpretativi che consideravano improduttivo, e quindi privo d’interesse, tutto il settore terziario. Il turismo ha avuto una sua validità esclusivamente in quanto correlato alla sfera della produzione e del lavoro. Nel futuro della società postindustriale vi sarà meno lavoro disponibile nelle attività produttive tradizionali e sempre più in quelle legate al leisure anche come conseguenza della riduzione delle ore lavorative, dell’aumento delle ferie, della disoccupazione e dell’aumento del numero dei pensionati. Si rende necessario sviluppare un’etica del tempo libero che possa sostituire l’etica del lavoro su cui è fondata la nostra società. Le aree urbane costituiscono una poliedrica offerta di beni, servizi e attività ricreative che sulla base della loro natura, e quindi della loro flessibilità e riproducibilità, possono essere classificati effimeri o persistenti, e che sono proposti ai residenti, ai visitatori e ai turisti secondo livelli gerarchici dell’offerta. Un tentativo di localizzazione geoeconomica in un’area metropolitana, in cui l’offerta di edilizia storica e monumentale può essere distribuita nelle sue varie componenti come il Core, l’Inner Ring e l’Outer Ring. Si può facilmente immaginare quanto possano essere diverse le condizioni di salvaguardia, tutela, restauro e rilancio di una determinata area storica in fasi economiche totalmente diversificate. Le risorse turistiche non sono costituite esclusivamente da insediamenti storici, ville e monumenti isolati. Le risorse turistiche sono state ordinate in elementi primari, secondarie e terziari. Gli elementi primari possono essere ordinati in beni hard, immutabili e immobili, costituiti da beni naturali e culturali, e in beni soft, mobili, riproducibili e facilmente trasformabili, che comprendono le caratteristiche socioculturali. I beni effimeri sono quelli relativi all’organizzazione di mostre, eventi artistici, musicali e sportivi. Sulla base della ricchezza dell’offerta e della complessità della domanda vengono identificate tre tipologie di utenti: i visitatori residenti, i visitatori e i turisti. I meccanismi che regolano il turismo urbano sono essenziali sia per definire politiche di sviluppo sia per regolare i flussi del turismo di massa in quei luoghi in cui hanno assunto dimensioni difficilmente sopportabile e creato numerosi danni nell’ambiente. La qualità della vita urbana costituisce l’elemento di riferimento essenziale per ciascuna componente dell’offerta turistica. La qualità della vita in rapporto all’offerta turistica, alla ricreazione e al tempo libero è funzione dei seguenti parametri: risorse naturali; beni culturali; beni e servizi; livello di sviluppo della comunità; livello di sviluppo dei singoli residenti; igiene e salute; sicurezza. Il turismo urbano può costituire un rischio per l’integrità dei beni naturali e culturali e della struttura economica e sociale delle comunità che sono oggetto del suo interesse, contribuisce alla congestione delle trasformazioni della struttura sociale. Anche senza arrivare a situazioni di degrado allarmante, la struttura urbana può comunque rischiare di adattarsi troppo alle funzioni turistiche in termini di arredo urbano, di destinazioni d’uso, di orientamento delle strutture commerciali e quindi finire con il banalizzare le proprie caratteristiche peculiari originali. La sostenibilità urbana presuppone il soddisfacimento di condizioni economiche, ma anche di condizioni sociali e ambientali. L’analisi delle risorse permette di identificare aree urbane omogenee, tra loro variamente sovrapposte. Questo modello di città turistica si applica soprattutto ai flussi turistici tradizionali. Le varie tipologie di flussi turistici si distribuiscono e si sovrappongono sulla città in modo assai più complesso. Le risorse di cui si è fatto riferimento possono infatti essere ulteriormente differenziate in base alla rilevanza prevalentemente locale, regionale, nazionale e internazionale del loro uso. Il valore di sostenibilità fa riferimento alle tre principali aree omogenee della regione turistica urbana: il centro storico, comprendente sia il centro storico principale nel core che quelli secondari eventualmente collocati nel ring, e inoltre il core e il ring. All’efficienza economica, all’equità sociale e alla riduzione del consumo delle risorse naturali è stata aggiunta, tra gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, anche l’intensità di presenza di turisti e di visitatori nello spazio e nel tempo che risulta essere la caratteristica peculiare del turismo urbano.

Capitolo 4 → Megaeventi come Strumenti di Sviluppo

La globalizzazione ha creato le condizioni per favorire la competitività tra le città nel loro tentativo di attrarre nuovi flussi turistici, nuovi investimenti e la possibilità di attivare nuovi posti di lavoro. La città si identifica per un tempo limitato con il grande evento, così come il grande evento trae giovamento e nuove possibilità di sviluppo proprio nelle specificità urbane. I grandi eventi si nutrono di grandi numeri, grandi investimenti, grandi flussi di persone che si spostano per diletto, per curiosità oppure anche alla ricerca di un lavoro e di possibilità di guadagno. Le politiche locali per lo sviluppo del turismo nelle aree urbane danno risultati positivi soltanto in una programmazione che sappia porsi obiettivi di medio e lungo termine. Nel caso ciò non avvenga, i benefici dell’organizzazione di un grande evento rimangono estremamente limitati nel tempo e crescono invece i rischi di una riduzione dei turisti, dei visitatori e dei posti di lavoro. L’uso intenso dei centri storici,

quello che Getz definisce il “dilemma dell’autenticità”. La definizione di grande evento comprende una grande varietà di iniziative che richiedono importanti investimenti, l’adozione di tecniche di marketing sul mercato internazionale, la grande partecipazione dei mass media di tutto il mondo. Non è sufficiente organizzare una grande manifestazione, ma questa deve avere un impatto positivo sul comparto dei consumi turistici, deve contribuire ad aumentare la domanda nel settore dei trasporti, del commercio e delle altre attività produttive. Hall conferma l’interesse per la valenza economica, ma introduce un ulteriore elemento discriminante: l’unicità. Solo se un grande evento è originale e unico, e quindi irripetibile, riesce ad attrarre l’attenzione anche oltre i confini del luogo in cui si svolge e il territorio a cui si rivolge. Gli eventi vengono percepiti come occasioni per rilanciare o ricollocare sul mercato un bene naturale o culturale, a condizione che questo sia in grado di costituire uno scenario ideale per l’evento. Un evento può essere definito “mega” non tanto per le sue dimensioni o per la quantità di visitatori che riesce ad attrarre, quanto per la sua ampia diffusione internazionale tramite la stampa, la radio, la televisione e internet. Il tema dell’evento non è quindi sufficiente per definirne la dimensione e la valenza, esso dev’essere unico per attrarre l’ammirazione e l’attenzione del pubblico di tutto il mondo, può essere organizzato in date ricorrenti, sporadiche, oppure soltanto una volta ogni secolo, ma certamente necessita di una lunga fase di preparazione e di pianificazione, deve coinvolgere grandi numeri, che possono essere quelli dei visitatori, dei partecipanti, degli iscritti, dei telespettatori, o anche della superficie dell’area in cui si svolge. Parametri rigidi di analisi non sono sempre in grado di valutare in modo efficace la validità, la consistenza e il futuro degli eventi. Vi sono eventi che nascono sotto tono, organizzati in modo artigianale e goliardico, e che è però riescono ad anticipare particolari settori della domanda e quindi solo successivamente divengono grandi eventi. Per l’organizzazione di un evento, sia questo di grande o di media dimensione, è necessario mettere in campo la capacità di gestione della manifestazione, l’identificazione dei vantaggi competitivi, degli obiettivi del turismo degli eventi, e quelli più generali della pianificazione del turismo. Un grande evento viene programmato come sequenza di fasi tra loro propedeutiche. Si può identificare una fase di ideazione e di fattibilità che si conclude con l’approvazione dell’evento. La fase successiva di progettazione ed esecuzione comprende un piano operativo, la definizione delle risorse e il piano esecutivo. Nella fase di svolgimento e in quella immediatamente successiva dovrebbe essere attivato un piano di valutazione per l’analisi e la verifica dell’efficienza del progetto e quindi per una sua eventuale revisione nel caso si voglia utilizzare l’esperienza per un altro evento. Questi elementi devono essere supportati da un’opportuna strategia imprenditoriale e dell’identificazione degli obiettivi operativi. Getz propone un sistema concettuale per pianificare e valutare gli eventi basato sulle interdipendenze tra il luogo, le persone e sistemi di gestione. Clark individua 10 fasi per la gestione di un grande evento:

  1. selezione della tipologia di evento, sua localizzazione e concepimento;
  2. preparazione dell’offerta;
  3. condivisione dell’offerta a livello interno;
  4. verifica dell’offerta a livello internazionale;
  5. risultato della proposta e sua gestione;
  6. realizzazione del progetto;
  7. gestione dell’evento;
  8. smontaggio delle strutture e riuso dei servizi;
  9. piano di sviluppo di lungo termine; 10.verifica dei risultati e loro valutazione. Purtroppo, i grandi eventi sono carenti di valutazioni ex post. Gli enti che soprintendono al grande evento sono spesso smantellati in coincidenza con la conclusione dell’evento e le amministrazioni pubbliche componenti sono poco propense a questo tipo di valutazione.

Conclusioni

Sono innegabile l’importanza e le opportunità che il turismo offre allo sviluppo delle città storiche. Non si può però considerare il turismo una panacea per risolvere qualsiasi problema economico delle aree urbane. È però errato considerare lo sviluppo turistico al pari di qualsiasi altro tipo di politica di sviluppo locale, industriale o commerciale che si voglia. Investimenti nel turismo urbano presuppongono lo sviluppo di un’offerta artistica e culturale qualificata, di servizi di qualità e di infrastrutture funzionanti, ma anche ovviamente la commercializzazione dell’immagine di una città sana, sicura ed efficiente. Forme di crescita turistica spontanee, o non opportunamente programmate e gestite, rischiano di superare la capacità di carico dell’offerta

turistica. Le fasi di crescita sono troppo rapide o troppo intense, quindi eccessivamente concentrate nello spazio e nel tempo. Le tipologie di turismi commercializzati siano poco compatibili con i principi dello sviluppo sostenibile e quindi con le caratteristiche di fragilità dell’offerta. Il superamento della capacità dell’offerta può incidere negativamente sul sistema urbano in rapporto ad aree o fattori connessi con l’ambiente fisico, gli spazi urbani, l’equità sociale, e l’evoluzione economica e culturale. Questo comporta la necessità di studiare l’evoluzione del fenomeno turistico nelle aree urbane in forma integrata e con grandi visioni prospettiche. La ricerca può fornire un contributo essenziale nell’indicare forme di gestione dei flussi orientate a considerare preliminarmente le capacità massime dell’offerta al fine di minimizzare e di ridurre gli effetti non desiderati. I parametri di analisi e di verifica devono avere obiettivi adeguati a ogni fase dello sviluppo, e strumenti per incidere sull’offerta così come sulla domanda. La ricerca ha grandi potenzialità operative nel campo del turismo urbano. Si tratta di identificare le relazioni con il prodotto città stabilite dalle principali tipologie di turista-visitatore. Per ciascuna tipologia si possono identificare gli effetti e selezionare quelli che può essere più significativo prima tabellare e poi verificare nel tempo. Alcuni effetti possono essere misurati direttamente, altri solo indirettamente, poiché non è tecnicamente possibile farlo o anche perché l’effetto specifico non è misurabile intrinsecamente. È stata proposta una matrice che dovrebbe facilitare la verifica delle interrelazioni tra gli scopi dello sviluppo sostenibile e le principali aree urbane omogenee. Il punto critico è la capacità di misurare i processi e di ridefinirli a ciascun fenomeno: le misure e i fenomeni variano nel tempo e nello spazio. La realizzazione di un megaevento è più complessa di una qualsiasi offerta turistica tradizionale, in quanto presuppone la combinazione del fattore “attrattiva turistica” e dei fattori strumentali e amministrativi per la preparazione dell’evento. Questo è anche composito e comprende: fattori ambientali, cioè le attrattive materiali, immateriali e le soddisfazioni psicofisiologiche che i visitatori ritengono di poter trarre da esse; i fattori strumentali, quindi il complesso dei servizi offerti; il prodotto prezzo-qualità e l’elemento umano che contribuisce al posizionamento del prodotto e ne determina i requisiti di qualità. Le aspettative dei visitatori che devono essere considerate nell’offerta includono aspetti generici che devono essere presenti in ciascun megaevento come la spettacolarità, il desiderio di partecipazione e di partenenza, l’autenticità dell’evento e la ritualità che deve accompagnare ogni evento, sia religioso sia civile. C’è una componente dell’offerta mirata che deve evidenziare le caratteristiche di ciascun evento e differenziarlo nel numero sempre crescente di queste iniziative. Sebbene l’organizzazione dei grandi eventi tragga il suo riferimento metodologico dalla competitività tra le città, è opportuno considerare in prospettiva un nuovo approccio. La competizione dovrebbe avvenire attraverso la cooperazione tra le città sulla base di interessi condivisi si dovrebbero attivare alleanze strategiche per raggiungere gli obiettivi definiti. La cooperazione può inoltre facilitare lo scambio di esperienze e di informazioni riguardanti le innovazioni tecnologiche, finanziarie e anche amministrative. Alcune attività potrebbero essere addirittura organizzate sotto forma di joint venture, distribuendo gli oneri per poter utilizzare vantaggi meno costosi e distribuire i rischi. L’organizzazione dei grandi eventi presuppone la necessità di assorbire le numerose esternalità negative a questi associate. Organizzando queste iniziative di carattere globale le città si trovano a dover cooperare e a dover fronteggiare imprese che con maggiore rapidità riescono ad acquistare quelle innovazioni che con grande rapidità vengono introdotte nei sistemi economici, sociali e amministrativi che fanno da sfondo all’organizzazione dei grandi eventi.