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Libro Maestre e maestri, Appunti di Storia dell'Educazione

Riassunto del libro Maestre e maestri

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 24/01/2022

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RIASSUNTO “MAESTRE E MAESTRI”
CAPITOLO 1: LE UMILI ORIGINI
Maestro romano
Poco considerato, poco pagato, insegnava per strada su una sedia e gli alunni per terra e insegnava solo ai
figli maschi dei cittadini (quelli che pagavano le tasse e andavano in guerra). Era tollerata la pedofilia ma
non molto accettata.
Maestro nei monasteri
Dopo la caduta dell'impero romano, la figura del maestro si salvò solo all'interno dei monasteri. Qui si
faceva apprendere attraverso la lezione e l'imparare a memoria versi dei testi sacri. Solo con la piena
espressione della borghesia urbana-artigianal-mercantile iniziò ad essere importante la scuola del far di
calcolo (grazie alla diffusione dell'aritmetica indo-araba), la grafia corsiva e d'obbligo il latino. Con l'avvento
dell'Umanesimo e Rinascimento incrementano le arti, le lettere e le scienze, ma meno l'istruzione di base.
Furono la riforma protestante e la Controriforma che aumentarono i maestri di scuola: il protestantesimo
voleva infatti che ogni fedele leggesse e comprendesse i testi sacri.
Maestro nel 1500/1600/1700/prima metà 1800
I luterani decretarono che ogni pastore doveva alfabetizzare gratuitamente i figli dei propri fedeli poveri. In
Italia invece il maestro doveva essere istruito, religioso e modello esemplare per gli alunni, insegnava al
primo anno a leggere e far imparare un nuovo vocabolo al dì, al secondo anno si imparava il libro dei salmi,
al terzo le declinazioni latine. In Inghilterra Elisabetta I stabilì che in ogni villaggio ci dovesse essere un
maestro e questo era retribuito. In Francia prevalevano invece le scuole parrocchiali per i ricchi,
un'istruzione pietosa con maestri improvvisati per i poveri.
Fra gli insegnanti si notava poi chi era ecclesiastico o laico, chi era maestro rurale o maestro di città e poi
c'era differenza tra luogo e luogo.
Gli Scolopi per primi si dedicarono all'istruzione dei figli del popolo. Ma i primi veri maestri elementari del
popolo furono i Fratelli delle Scuole cristiane, fondato in Francia da La Salle e detti gli Ignorantelli, poiché
non insegnavano latino ma lettura, scrittura, conteggio, religione e buoni costumi. Il loro fine era infatti
quello di preparare futuri copisti, aiuto-scrivano, portaborse e uscieri.
Neanche nella prima metà del 1800 la qualità dei maestri migliorò molto: continuavano ad insegnare in
posti poco idonei, praticamente senza il materiale giusto (quaderni, libri e penne d'oca costavano ancora
molto).
Maestro nella seconda metà del 1800
La diffusione di materiale didattico (carta, penne, libri) a buon mercato portarono a vedere il maestro sotto
una luce diversa: adesso non è più lui l’unica fonte di sapere, ma il libro di testo. In realtà il libro rimarrà per
molto tempo strumento riservato alle mani del maestro.
Inoltre, con la laicizzazione delle istituzioni scolastiche, iniziarono ad esserci maestri con retribuzione al
posto di professori ecclesiastici.
Infine ci fu una rivoluzione sullo scopo della prima istruzione, poiché si è passati dall’imparar facendo
all’imparar leggendo: per questo motivo notevole importanza assume la calligrafia.
Agli inizi della nostra scuola elementare l’atto fisico dello scrivere costituiva una grande difficoltà,
soprattutto dal punto di vista neuromuscolare. In quei tempi si dava poi notevole importanza alla bella
calligrafia, lasciando in secondo piano la correttezza del contenuto. Fare il maestro di abc era ancora un
mestiere infimo, che ti toglieva dal fare il mendicante. Per diventare maestro di scuola “maggiore” bastava
un corso semestrale in Metodica, per diventare maestro di scuola “minore” bastava un corso trimestrale di
Metodica. Per ricevere l’abilitazione, un anno di tirocinio come “maestro assistente”. Per le aspiranti
maestre era in più richiesta la conoscenza delle “arti donnesche” e degli “insegnamenti letterari”.
In questo periodo la regione più all’avanguardia è il Lombardo-Veneto, poiché nel 1818 applica la legge
austriaca per cui, dovunque sorgesse una chiesa dotata di registro parrocchiale, lì era obbligo aprire una
scuola elementare “minore”, ossia provvista soltanto delle prime tre classi.
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RIASSUNTO “MAESTRE E MAESTRI”

CAPITOLO 1: LE UMILI ORIGINI

Maestro romano Poco considerato, poco pagato, insegnava per strada su una sedia e gli alunni per terra e insegnava solo ai figli maschi dei cittadini (quelli che pagavano le tasse e andavano in guerra). Era tollerata la pedofilia ma non molto accettata. Maestro nei monasteri Dopo la caduta dell'impero romano, la figura del maestro si salvò solo all'interno dei monasteri. Qui si faceva apprendere attraverso la lezione e l'imparare a memoria versi dei testi sacri. Solo con la piena espressione della borghesia urbana-artigianal-mercantile iniziò ad essere importante la scuola del far di calcolo (grazie alla diffusione dell'aritmetica indo-araba), la grafia corsiva e d'obbligo il latino. Con l'avvento dell'Umanesimo e Rinascimento incrementano le arti, le lettere e le scienze, ma meno l'istruzione di base. Furono la riforma protestante e la Controriforma che aumentarono i maestri di scuola: il protestantesimo voleva infatti che ogni fedele leggesse e comprendesse i testi sacri. Maestro nel 1500/1600/1700/prima metà 1800 I luterani decretarono che ogni pastore doveva alfabetizzare gratuitamente i figli dei propri fedeli poveri. In Italia invece il maestro doveva essere istruito, religioso e modello esemplare per gli alunni, insegnava al primo anno a leggere e far imparare un nuovo vocabolo al dì, al secondo anno si imparava il libro dei salmi, al terzo le declinazioni latine. In Inghilterra Elisabetta I stabilì che in ogni villaggio ci dovesse essere un maestro e questo era retribuito. In Francia prevalevano invece le scuole parrocchiali per i ricchi, un'istruzione pietosa con maestri improvvisati per i poveri. Fra gli insegnanti si notava poi chi era ecclesiastico o laico, chi era maestro rurale o maestro di città e poi c'era differenza tra luogo e luogo. Gli Scolopi per primi si dedicarono all'istruzione dei figli del popolo. Ma i primi veri maestri elementari del popolo furono i Fratelli delle Scuole cristiane, fondato in Francia da La Salle e detti gli Ignorantelli, poiché non insegnavano latino ma lettura, scrittura, conteggio, religione e buoni costumi. Il loro fine era infatti quello di preparare futuri copisti, aiuto-scrivano, portaborse e uscieri. Neanche nella prima metà del 1800 la qualità dei maestri migliorò molto: continuavano ad insegnare in posti poco idonei, praticamente senza il materiale giusto (quaderni, libri e penne d'oca costavano ancora molto). Maestro nella seconda metà del 1800 La diffusione di materiale didattico (carta, penne, libri) a buon mercato portarono a vedere il maestro sotto una luce diversa: adesso non è più lui l’unica fonte di sapere, ma il libro di testo. In realtà il libro rimarrà per molto tempo strumento riservato alle mani del maestro. Inoltre, con la laicizzazione delle istituzioni scolastiche, iniziarono ad esserci maestri con retribuzione al posto di professori ecclesiastici. Infine ci fu una rivoluzione sullo scopo della prima istruzione, poiché si è passati dall’imparar facendo all’ imparar leggendo : per questo motivo notevole importanza assume la calligrafia. Agli inizi della nostra scuola elementare l’atto fisico dello scrivere costituiva una grande difficoltà, soprattutto dal punto di vista neuromuscolare. In quei tempi si dava poi notevole importanza alla bella calligrafia, lasciando in secondo piano la correttezza del contenuto. Fare il maestro di abc era ancora un mestiere infimo, che ti toglieva dal fare il mendicante. Per diventare maestro di scuola “maggiore” bastava un corso semestrale in Metodica, per diventare maestro di scuola “minore” bastava un corso trimestrale di Metodica. Per ricevere l’abilitazione, un anno di tirocinio come “maestro assistente”. Per le aspiranti maestre era in più richiesta la conoscenza delle “arti donnesche” e degli “insegnamenti letterari”. In questo periodo la regione più all’avanguardia è il Lombardo-Veneto, poiché nel 1818 applica la legge austriaca per cui, dovunque sorgesse una chiesa dotata di registro parrocchiale, lì era obbligo aprire una scuola elementare “minore”, ossia provvista soltanto delle prime tre classi.

Maestra Fino al 1700 inoltrato, le maestre riconosciute erano mosche bianche, non contando però quelle dei conventi. Ma con il 1700 si registrò un aumento di donne disposte a fare le maestre in cambio di un misero stipendio. La donna ha quindi conquistato la scuola in poco più di un secolo. Fu grazie alla Rivoluzione francese che prese campo il diritto della donna all'istruzione, poiché fino ad allora la donna doveva solo essere figlia o moglie obbediente. La preparazione di una maestra di metà 1800 era composta da: istruzione religiosa, letture, scrittura, aritmetica, principi educativi, lavori vari di ago e cucito. Nel complesso la professione dell'insegnamento non solo è stata la prima per la donna, ma anche una delle poche in cui la donna ha conquistato un posto preminente. Maestri maneschi Fino al 1500 le punizioni corporali che i maestri infliggevano sugli alunni erano normali. I primi furono i gesuiti che ritennero che l'animo non di plasma attraverso punizioni, ma persuasione psicologica. La normativa asburgica era seria in Italia nei confronti del maestro del Lombardo-Veneto: non si ammetteva o punizioni corporali, pena l'arresto. Per quanto riguarda il resto dell'Italia, pochi giorni dopo l'unità, rimase lo stesso d'uso comune e approvata da tanti la punizione di mettersi in ginocchio. Nel 1900 si vietava l'abuso grave delle punizioni, non il loro fine pedagogico. Quest'ultimo utilizzo delle punizioni corporali era infatti approvato sia dagli insegnanti che dalle famiglie degli alunni. Si poteva quindi punire con pene corporali purché non smodate e pedagogicamente motivate. Lo scopo è alfabetizzare La scuola elementare pubblica per tutti è stata una delle grandiose novità del 1800. All’inizio essa ebbe come oppositori i figli della società contadina e la Chiesa, poiché venne privata sempre di più dell’essere a capo negli ordini di istruzione. Il primo compito del maestro della scuola obbligatoria era quindi quello di combattere l’analfabetismo. Nel processo di alfabetizzazione di massa, l’Italia arrivò fra gli ultimi, con grande disparità tra Nord e Sud. Nel 1841, fra i primi obiettivi di una riforma della scuola, si indicavano l’incapacità e l’ignoranza dei maestri, che insegnavano in casa e mettevano fuori un cartellone con su scritte le materie lì insegnate. Essi dovevano essere soprattutto religiosi; si dava meno importanza alla loro preparazione culturale e pedagogica. Comunque, la lotta all’analfabetismo durò fino al 1900: anche la Riforma Gentile mise come uno dei suoi principali obiettivi quello di sconfiggere totalmente l’analfabetismo. CAPITOLO 2: FINALMENTE LE ELEMENTARI OBBLIGATORIE Legge Casati (1859) La legge Casati aveva istituito, per alunni dai 6 anni in su, una scuola elementare gratuita in due bienni:

  • I grado  obbligatorio
  • II grado  come corso superiore I Comuni erano obbligati ad aprire almeno scuole di I grado e reclutavano e pagavano gli stipendi ai maestri e sostenevano tutte le spese delle scuole. Gli organismi statali che vigilavano erano: il Consiglio provinciale scolastico, un ispettore provinciale e gli ispettori circondariali (che curavano moralità, igiene e lagità delle scuole). La legge Casati prescriveva che i maestri dovevano avere almeno 18 anni e le maestre 17 anni. Vista la carenza di insegnanti, alla fine si accettarono anche coloro che non possedevano la patente di maestro conseguita a conclusione della Scuola Normale (qualche anno dopo Gabelli si lamentò per il basso livello dei nostri maestri in confronto ad altri paesi). L’istruzione elementare della Casati era già nata in difficoltà, essendo che mancava un corpo insegnanti sufficiente per far fronte ad una popolazione molto grande. La legge fissava un numero massimo di 70 alunni per scuola, ma a volte questi si ritrovavano tutti nella stessa classe con lo stesso maestro. Per risolvere questa situazione si ricorse ai sottomaestri/e (e ci furono addirittura proposte di “maestro ambulante”).