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Libro Studi leopardiani, Sintesi del corso di Filologia italiana

Riassunto del saggio critico, breve

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 27/02/2026

sandra-narracci
sandra-narracci 🇮🇹

5 documenti

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RIASSUNTO SAGGIO “STUDI LEOPARDIANI” filologia italiana
Di cosa si tratta?
Collana critica a cura di Emilio Peruzzi strutturata in 2 volumi:
analizzeremo il Volume I, dedicato ai primi versi della Sera del dì di
festa di Giacomo Leopardi.
Anno di pubblicazione: 1979
E’ la prima edizione critica del testo leopardiano.
Comprende:
1. RIPRODUZIONE FOTOGRAFICA degli autografi, delle edizioni a
stampa curate in vita dall’autore, e di una copia redatta dalla sorella
Paolina nel 1824, utile per stabilire la cronologia delle correzioni e la
stratigrafia del testo.
2. ANALISI LINGUISTICA-INTERPRETATIVA del testo,
evidenziando aspetti della GRECITA’ del giovane leopardi e
consonanze con la poesia ellenica.
Il METODO FILOLOGICO UTILIZZATO da Peruzzi è quello
ECDOTICO TRADIZIONALE, che prevede l’adozione dell’ultima volontà
dell’autore come testo-base, affiancato da un ricco apparato genetico: tutte le
varianti degli autografi e delle stampe vengono presentate in ORDINE
CRONOLOGICO in colonna a fondo pagina.
LA VEDUTA NOTTURNA
(vv. 1-6)
Nel 1818 Leopardi aveva scritto nel Discorso di un italiano intorno alla
poesia romantica “una notte serena, chiara e silenziosa illuminata dalla
luna. Non è uno spettacolo sentimentale?” E nella similitudine omerica nella
sua traduzione dell’Iliade “E vedesi ogni stella, e ne gioisce il pastor dentro
l’alma”. Prepara la sua prima stesura del dì di festa (vv.1-4). L’immagine
omerica è viva in lui sin dall’infanzia, e rinasce in lui come “una ricordanza,
una ripercussione o riflesso di un’immagine antica”. Ma lo spettacolo suscita
ora in lui sentimenti ben diversi da quelli che rallegravano il pastore.
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RIASSUNTO SAGGIO “STUDI LEOPARDIANI” filologia italiana Di cosa si tratta? ● Collana critica a cura di Emilio Peruzzi strutturata in 2 volumi: analizzeremo il Volume I, dedicato ai primi versi della Sera del dì di festa di Giacomo Leopardi. ● Anno di pubblicazione: 1979 E’ la prima edizione critica del testo leopardiano. Comprende:

  1. RIPRODUZIONE FOTOGRAFICA degli autografi, delle edizioni a stampa curate in vita dall’autore, e di una copia redatta dalla sorella Paolina nel 1824, utile per stabilire la cronologia delle correzioni e la stratigrafia del testo.
  2. ANALISI LINGUISTICA-INTERPRETATIVA del testo, evidenziando aspetti della GRECITA’ del giovane leopardi e consonanze con la poesia ellenica. Il METODO FILOLOGICO UTILIZZATO da Peruzzi è quello ECDOTICO TRADIZIONALE, che prevede l’adozione dell’ultima volontà dell’autore come testo-base, affiancato da un ricco apparato genetico: tutte le varianti degli autografi e delle stampe vengono presentate in ORDINE CRONOLOGICO in colonna a fondo pagina.

LA VEDUTA NOTTURNA (vv. 1-6) Nel 1818 Leopardi aveva scritto nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica “ una notte serena, chiara e silenziosa illuminata dalla luna. Non è uno spettacolo sentimentale? ” E nella similitudine omerica nella sua traduzione dell’Iliade “ E vedesi ogni stella, e ne gioisce il pastor dentro l’alma”. Prepara la sua prima stesura del dì di festa (vv.1-4). L’immagine omerica è viva in lui sin dall’infanzia, e rinasce in lui come “una ricordanza, una ripercussione o riflesso di un’immagine antica”. Ma lo spettacolo suscita ora in lui sentimenti ben diversi da quelli che rallegravano il pastore.

Osserviamo l’autografo dove all’inizio si legge tra parentesi quadre “ oimè , le parentesi quadre indicano qualcosa che è stato eliminato. Dunque è un accento di dolore in prima persona, reso più vivo dalla pausa creata dalla virgola. Se la virgola non ci fosse sarebbe solamente un lamento impersonale come quello presente nella Canzone All’Italia, in cui Leopardi commisera l’italia e non se stesso (dunque lamento impersonale). La virgola manca nelle edizioni precedenti all’edizione dei Canti bolognese del 1826 “ B26 ” (in cui fu aggiunta). Oimè=misero me. La correzione di oimè con dolce cambia la qualità e il tono del verso, trasformandolo in una mirabile apertura. Oimè esprimeva un contrasto tra il turbamento dell’animo del poeta e la serenità dell’ambiente che lo circondava “ chiara, senza vento, queta …”

Vocativo “ o donna mia ” (v.4)= Con il possessivo la parola donna acquista un tono elevato. Nel 1823 nella canzone “Alla sua donna” lui spiega che il possessivo non è perché la donna è sua (dato che lei non lo conosce nemmeno) ma “mia” come donna che suscita in lui amore. E’ una creatura di fantasia come Silvia che nasce dalla trasfigurazione di Teresa, da lui poco conosciuta. Dunque questo vocativo rimane solamente una categoria grammaticale perché non è una vera invocazione. Leopardi sa che non può attrarre l’attenzione della donna.

Di fronte alla serenità del paesaggio si rinnova fin dal primo verso la situazione dell’idillio “ Alla luna ” (scritto poco prima della Sera) Alla Luna: O graziosa luna, io mi ramm ento La sera: Oimè, chiara è la notte e senza v ento Notiamo che sono versi consonanti, conformi allo stato d’animo che leopardi spiega nell’Ultimo canto di Saffo. Lui dice di sentire profondamente la natura e la sua bellezza ma allo stesso tempo è come se ne fosse escluso, come

naturale. Il verso 2 per effetto dell’enjambement è una linea melodica ascendente (dal basso verso l’alto) e accompagnava nella prima stesura il senso letterale (seguiva lo sguardo). Dunque cambiandoli di posizione con direzione semantica opposta a quella della linea melodica, leopardi toglie movimento alla luce.

E di lontan rivela serena ogni montagna ” (vv.3-4) Nell’ed. napoletana è la luna che rivela nitidamente le montagne che formano l’ultimo orizzonte. La precisazione “ ogni montagna” rispetto a un’ indicazione generica la superare le manchevolezze della vista umana. Dunque la luce fa vedere nitidamente quel che la distanza dovrebbe rendere sempre meno preciso. La correzione napoletana ha anche introdotto la qualità “serena” alla montagna che dunque si smaterializza ridotta a un puro stato di luce e quiete interiore come in “posa la luna”.

“Già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce la notturna lampa ” (vv.5-6) Prima leopardi ha rappresentato la serenità della natura, ora quella degli esseri viventi. Il verbo “tralucere” esprime il tenue chiarore che traspare dalle finestre chiuse. Il verso ha una perfetta simmetria fonica, con ricco tessuto di liquide (L,R) e dentali (T,D). Dunque l’addensarsi di queste ultime potrebbe voler esprimere il tremolare del lume delle lucerne che punteggiano la notte. Si è notato che in questi versi ci sono delle reminiscenze col poeta latino Virgilio, di due espressioni dell’Eneide: Tacet omnis ager > già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara per occultos lucebat semita callis > Rara traluce la notturna lampa Il lessico di leopardi deve molto agli antichi che lui molto spesso annota sullo Zibaldone sono utili e serve studiarli. Ma si tratta di semplici reminiscenze acustiche, non di concordanza ideale. Il poeta è invece spiritualmente vicino ad Omero, infatti l’immagine nasce dall’Iliade. Infatti l’immagine è quella dei fuochi del campo troiano osservati

dall’alto. Nella similitudine omerica il pastore è lo stesso omero che contempla il paesaggio della montagna rischiarato dalla luna. E’ la stessa veduta notturna di Leopardi fanciullo dall’alto della sua casa. Dunque le sparse luci della sera non nascono dalla percezione ma sono immagini antiche che risorgono nella fantasia di Leopardi.

Ricordiamo quanto annotava Bacchelli al primo endecasillabo della sera: E’ uno dei versi più semplici, la sua accentuazione e sillabazione è la più piana e consueta nell’endecasillabo. Le parole sono umili e usuali. La costruzione è semplice: paratassi e polisindeto, le pause (virgola) sono brevi. Ma dopo ciò la proposizione causale “che t’accolse” interrompe il piano andamento paratattico e ci sono pause profonde (punto e virgola). Vi è dunque un maggior turbamento dell’animo.