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riassunto completo di ''studiare pedagogia'' di Chiosso.
Tipologia: Sintesi del corso
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Cap.1 educazione, formazione, istruzione, pedagogia; 1 Gli ambiti del sapere pedagogico “parole chiave riguardanti la scienza dell’educazione: educazione , formazione , istruzione , stile educativo, apprendimento.” 2 L’educazione ; 2.1 nella storia e nel senso comune= si sono indentificati fenomeni diversi, come; -il processo di trasmissione culturale nel quale una persona viene strutturata e integrata in società attraverso istituzioni sociali(scuola, famiglia..) -l’organizzazione di un sistema finalizzato agli scopi di cui sopra, -l‘acquisizione di un’identità personale, -la promozione delle capacità personali, -l’azione degli adulti verso i minori per “far crescere” e “provvedere all’altro” , -il risultato delle attività svolte per sviluppare e crescere gli individui. Fino a qualche decennio fa era scontato che le pratiche educative coincidessero con l’ingresso dei giovani nella vita sociale secondo le tradizioni dei genitori. Oggi invece l’introduzione nell’età adulta risulta essere più individualista e con il desiderio di liberarsi dai vincoli tradizionali. Gli adulti a loro volta hanno ridotto il loro ruolo in semplici “compagni di viaggio”. Anche con questi cambiamenti resta valido un approccio nell’agire educativo basato su 3 modalità’ , tra loro interattive: 1 preparare l’individuo in vista dell’inserimento sociale (provvedere di conoscenze e competenze necessarie) 2 sviluppo personale (promuovere le potenziali capacità dell’individuo) 3 principio della reciprocità tra adulto e minore (adulto crescere, minore deve “imparare a vivere”) 2.2 Perché’ è possibile l’educazione? L’educabilità ha un valore originario irrinunciabile. La sua realizzazione dipende, ed è legata, dalla considerazione che il soggetto in formazione cambia e si trasforma sia in relazione con il tempo,sia in relazione allo spazio e agli adulti che lo abitano. L’educabilità si estende attraverso modalità personali (non standardizzate addestramento). È il processo che media la valorizzazione delle risorse originarie di ciascuna persona,l’educabilitá permette di far transitare da potenziale a reale.l
Nell’approccio pedagogico è opportuno considerare più produttivo l’intreccio tra le variabili genetiche e i fattori ambientali( behavioriste) anziché dare un peso specifico ad ognuna delle due. 2.3 Gli stili educativi: positiva,indiretta e relazionale. Stile educativo modalità di comportamento e relazione tra educatore e soggetto ,definisce il clima del contesto. Anni ’30, Lenin definì tre tipi di educazione:autoritario,laissez-faire e democratico. Oggi la riflessione è meno schematica,riconosce,a determinate condizioni, pari capacità educative ai differenti modi di operare nella relazione educativa. 1 stile diretto-autoritá È un modello direttivo. L’efficacia dipende principalmente dell’adulto educatore. Punti a favore = Tale stile non passivizza il minore,ma è affidato in gran parte alle qualità dell’educatore. Si da dunque grande rilievo all’autorità intesa come autorevolezza e non come autoritarismo (larga parte della cultura pedagogica è stata improntata in questo stile,come Locke e Comenio) Rischi= quando l’autorità diventa autoritarismo le procedure diventano soffocanti e il modello perde la sua efficacia. 2 stile non direttivo-della libertà Punti a favore= considera lo sviluppo dell’io personale prioritario,a partire dalla piena e autonoma valorizzazione delle risorse della persona umana. L’educatore e’ visto come “organizzatore di conoscenze”(educazione negativa,J.J.Rousseau-Emilio) Rischi=se la liberta’ si sganzia dalle regole e si svolge un approccio libertario (trascuratezza famigliare,scolastica) questa educazione e’ incapace di sostenere la crescita della persona. 3 stile relazionale o della cooperazione Punti a favore = e’ uno stile basato sulla relazione interpersonale. L’attenzione si concentra sull’autenticita’ e la reciprocita’ del rapporto tra i due soggetti,ciascuno con un ruolo diverso,ma il cui destino appare strettamente intrecciato (processo cooperativo i due attori intervengono ciascuno con la propria specificità e la propria responsabilita’) Rischi= la non autenticita’ della relazione (quando e’ viziata) si verifica la confusione dei ruoli come nel caso degli adulti che, per farsi accettare, diventa un “amico”. La differenza degli stili è la diversa combinazione degli ‘’ INGEDIENTI’’ che i connotano come l’autorità , libertà , relazione interpersonale. Non esiste uno stile piu’ efficace.
[ alcune teorie aggiungono anche la globalità e l’ unitarietà in modo che l’uomo educato sia il risultato di una maturazione che comprende gli aspetti corporei , cognitivi , affettivi , relazionali e del senso ]. 2.6 Cosa non è l’educazione L’educazione NON è; L’educazione non è sinonimo di sviluppo , perche’ lo sviluppo è un concetto legato alla cultura biologica e psicologica(cambiamento progressivo e costante dalla nascita alla morte). L’educazione non è riconducibile al concetto di socializzazione ,sia dal punto di vista sociologico ( legame tra cultura di un gruppo ed i suoi membri),sia dal punto di vista della psicologia sociale(processi mentali ed evolutivi che presiedendo alla formazione della società nell’individuo),sia che lo si analizzi nell’otica dell’antropologia sociale (dinamiche con cui i membri di un gruppo vengono resi partecipi ai volari/consuetudini di una società’). L’educazione non è assimilabile ai servizi in favore della persona ( si attuano forme di aiuto alle persone nell’area socio-politica-economica) L’educazione è un esperienza diversa dalla cura dalla cura terapeutica (si confonde educazione con assistenza) L’educazione non è un azione di addestramento ( comportamenti standardizzati) 3 La formazione 3.1 Una prospettiva antica e nuova: la formazione La parola formazione è un espressione correttamente impiegata nella cultura pedagogica. Il suo significato originario (paidea – humanitas - bildung) ha subito della metà del secolo scorso una profonda trasformazione , e in questo momento il suo significato equivaleva in inglese a ”formation” ,quindi con un valore più tecnico e meno “umano”. Intorno agli anni 50-60 grande attenzione fu riservata alle masse di adulti poco alfabetizzati e scarsamente qualificati. Quindi ci fu un esigenza legata alla consapevolezza che di fronte ad un rapido evolvere delle conoscenze e delle tecnologie era necessario avviare processi di formazione permanenti per garantire conoscenze lungo tutta la vita. In conseguenza di questi cambiamenti (secondo alcuni studiosi) bisogna usare la parola formazione al posto di educazione. Nella società della conoscenza (rappresenta una spinta a guardare la formazione come a un’esperienza a metà tra la preparazione professionale e la necessità di lavoratori capaci e dalla professionalità flessibile) la parola educazione sarebbe inadatta a rispondere ad esigenze di una società bisognosa di cittadini capaci di sopportare il peso della concorrenza economica mondiale e segnata da ideali e stili di vita plurali.
L’accettazione della formazione è stata temperata dalla necessità di tener conto di aspetti sempre più ampi, viene in particolare richiamata l’esigenza di reciprocità, costruzione di regole sociali e di valorizzazione della diversità. 3.2 I nuovi spazi aperti dalla formazione L’avvenire della formazione con uno stretto rapporto con i contesti economici e professionali ( come citato sopra) ha prodotto alcune novità : La necessità di pensare la vita adulta come uno spazio di continuo arricchimento della condizione personale sia in relazione alle esigenze del mondo, sia in relazione alle necessità personali. La definizione ed affermazione di una disciplina che con nomi diversi ( educazione degli adulti, scienza della formazione, andragogia ) indica uno studio rivolto all’età adulta. Il riconoscimento che il lavoro è importante per la maturità delle persone. Il superamento “tradizionale” che la preparazione al lavoro debba avere l caratteristiche dell’addestramento L’esigenza che la scuola sia interattiva con gli ambienti professionali ( stage, alternanza scuola-lavoro) L’apertura di sempre più iniziative destinate a persone adulte/anziane (università per le terza età) 3.3 Quali rapporti tra educazione e formazione? Educazione e formazione dobbiamo considerarli come momenti distinti (con esiti separati) ma come aspetti di uno stesso problema a cui ciascuna parte offre qualcosa di significativo. Le analogie e le sinergie più significative sono: La prospettiva intenzionale ( gestione del rapporto autorità/libertà) Accoglienza e risposta ai bisogni, Importanza delle esperienze relazionali, Il rapporto con l’etica, La costruzione della cittadinanza intesa come “bene comune”. 4 L’istruzione 4.1 Istruzione, apprendimento e scuola La parola “istruzione” è impiegata in genere per attività dove si apprendono nozioni , conoscenze e abilità. L’apprendimento si intreccia con l’istruzione quando si compie in forme organizzate socialmente (la scuola). La nascita della scuola (III millennio a.C.) segna il passaggio dall’istruzione vista come una cosa spontanea a un attività organizzata in appositi luoghi. Solo con la diffusione del bisogno della conoscenza tipica della città liberale e borghese ( dell’Ottocento) è nato il
tanti interrogativi come per esempio : come si potrebbero conciliare i tempi dell’apprendimento scolastico con altre forme di conoscenza ( lavoro, rete, volontariato)?
5. La pedagogia 5.1 Pedagogia e scienze dell’educazione Il lavoro pedagogico indaga/sistema le azioni pratiche che si svolgono nel luoghi dell’educazione, della formazione e dell’istruzione, i suoi oggetti di studio sono: Le finalità’ dell’intervento educativo, Le modalità dell’intervento educativo, Le relazioni che si stabiliscono in un rapporto educativo, Le condizioni tempo/luogo perché’ le relazioni siano efficaci, I contesti, La gradualità e la natura culturale. Soltanto nel ‘900 gli spazi pedagogici si sono ampliati verso l’educazione degli adulti, dei disabili, l’educazione in famiglia e la formazione professionale. Nel frattempo anche altre discipline hanno ampliato l’interesse verso le tematiche educative formative integrando il punto di vista pedagogico. 5.2 Qual e lo specifico della pedagogia? In primo luogo bisogna tener conto dell’approccio pedagogico all’educativo: esso non è soltanto descrittivo ma anche propositivo/operativo, la competenza pedagogica unisce perciò sapere e saper fare (azione pratica e capacita riflessiva). La pedagogia rientra nei “saperi pratici” , cioè i quali consentono di risolvere specifici problemi agendo sulla base di criteri affidabili. La pedagogia come riflessione sull’esperienza buona = non è il mondo dei valori a reggere l’educazione buona. I valori sono esterni all’uomo e molte volte che vengono catapultati nella prassi educativa non sempre hanno effetti desiderati. Ma essi possono svolgere un ruolo importante… ma solo se essi vivono in un esperienza viva, e che gli adulti sono capaci di tradurli in azioni concrete. L’educazione buona ha bisogno di adulti capaci di introdurre chi sta crescendo nella vita attraverso un esperienza buona. La pedagogia come costruzione di un sistema di relazioni = il soggetto in formazione ha bisogno di una relazione accogliente nella quale si è accompagnati e attivati. Questo tipo di relazione è definita “generativa” ,cioè che da vita/significato alle esperienze compiute (dimensione generativa umana). 5.3 tra filosofia, politica e scienza sperimentale
La pedagogia filosofica e politica ha una lunga e importante tradizione. I maggiori studiosi del secolo scorso hanno esaltato le ragioni filosofiche della pedagogia ,l’evento educativo viene viene visto come un processo che si svolge all’interno di categorie della riflessione, come la liberta, la possibilità, la creatività ecc… La pedagogia trarrebbe la sua ragione d’essere dai grandi sistemi di pensiero cui principi andrebbero veicolati tramite la famiglia, la scuola, le comunità. La pedagogia come scienza sperimentale è una pedagogia capace di produrre un sapere controllabile, generato mediante procedure chiare e governate da passaggi sottoposti a controlli rigorosi. (semplice pratica metodologica che non tiene conto che il processo educativo è difficilmente generalizzato.
6. Studiare pedagogia e saper fare pedagogia Il libro ha un duplice scopo : 1 familiarizzare il linguaggio pedagogico e impadronirsi delle teorie in tema di educazione, formazione ecc… 2 una preparazione culturale indispensabile. Cap. 2 le teorie dell’istruzione e della formazione 1.L’apprendimento umano La valorizzazione delle risorse e le modalità attraverso le quali l’uomo s’impadronisce del sapere , sono un oggetto privilegiato della riflessione pedagogica. La conoscenza è vitale perché permette i dare ordine alla realtà, interpretarla, risolvere i problemi, muoversi in essa e piegarla alle proprie conoscenze. Migliorare i processi di apprendimento significa avere più chances di progresso. Alla meta- fine del 19 esimo secolo studiosi si impiegarono a rendere più efficace l’insegnamento e l’apprendimento scolastico, approfittando delle nuove acquisizioni maturate in ambito psicologico, si iniziò a parlare di pedagogia scientifica. Un ulteriore incremento dello studio sulla mete umana si verificò tra gli anni ‘50/’60. 1.1 Skinner/Bloom vs. Bruner/Ausebel Per venire in contro alla cultura psico-pedagogica statunitense, si svilupparono 2 linee di tendenze; la prima si concentrò nell’ottimizzazione delle prestazioni scolastiche, la seconda si concentrò sul rafforzamento delle potenzialità conoscitive, esaltando la capacità dell’autoapprendimento e di trasferimento del sapere. Skinner e Bloom
T2 Come insegnare qualcosa a un bambino Si puo’ prendere il fenomeno dell’apprendimento nel linguaggio come paradigma del conoscere senza sbagliarsi. Ci sono parecchie cose dell’apprendimento del linguaggio che colpiscono; poiche’ sono ricche di interesse. Il genitore prende il modo di parlare del bambino che non si conforma con il mondo adulto e poi lo idealizza e lo espande, non permettendo al bambino di scoprire casualmente ma piuttosto fornendo un modello che e’ sempre presente (primissima forma di apprendimento). Nella cultura la prima forma di apprendimento essenziale alla persona e’ avere un modello il quale costituisce la guida all’apprendimento dell ”invenzione”. Come insegnare qualcosa a un bambino e come organizzare un ambiente in modo tale che possa imparare qualcosa con l’assicurazione che userà la materia che ha appreso in maniera appropriata? Il problema di come insegnarlo si articola in 6 punti;
non bastano i saperi razionali e la padronanza dei procedimenti cognitivi per far crescere una persona, essi vanno integrati alle cosi’ dette “abilità della mano sinistra” (saperi narrativi, metaforici, artistici) (“mano destra” saperi, linguaggio e razionalità logica) le pedagogie dell’insegnamento puntano alla razionalizzazione e ottimizzazione dell’organizzazione scolastica e dell’azione didattica : analisi della situazione di partenza, definizione degli obbiettivi , programmazione delle unità di apprendimento e infine alle tecniche di valutazione. 1.3 Le pedagogie dell’apprendimento Nella categoria delle pedagogie dell’apprendimento rientrano i modelli centrati sui processi di apprendimento del soggetto in formazione. In questo caso l’attenzione si trasferisce nei processi e nella promozione della capacità’ soggettiva di apprendimento. La finalità di queste pedagogie e ‘portare l’allievo ad apprendere in modo personale, e i vero risultati sono i processi che accompagnano il percorso didattico riconosciuto come itinerario di cambiamento. il ruolo dell’insegnante muta, ora è una guida esperta che pone gli alunni in situazioni aperte per stimolare le attività, cambiano anche gli strumenti valutativi a struttura comprensivo-comprensiva, cioe’ di delineare le caratteristiche del cambiamento personale. Rientrano in questa categorie= la didattica della ricerca, problem solving, lo strutturalismo didattico, e proposte degli esponenti della “pedagogia differenziata” e dai sostenitori della “personalizzazione”. Didattica della ricerca fa sperimentare all’allievo i passaggi essenziali dell’indagine scientifica, la scuola è vista come un posto per comprendere la realtà e avere la padronanza dei principali quadri concettuali. L’insegnamento i configura come un attività che offre occasioni di “tirocinio” delle strutture cognitive attraverso la mediazione delle strutture disciplinari adeguate alle fasi evolutive del soggetto( per ogni età si può trovare un adeguata modalità didattica). Secondo lo strutturalismo didattico conta capire come i prodotti della cultura sono stati raggiunti, con quali scelte ecc.. Bruner insiste sulla dimensione narrativa del sapere e della conoscenza , in quanto conoscere comporta attribuire significati socialmente rilevanti, egli perciò propone un immagine delle mente umana come capacità di riflessione e di discorso. 1.4 L’approccio costruttivista le pedagogie dell’apprendimento hanno ricevuta nuova “linfa” dalla riformulazione delle teorie psicologiche costruttiviste. Il costruttivismo è una teoria del soggetto che si “autocostruisce”, è una teoria a-realista , poiché’ non ammette che esista qualcosa nelle mente definibile come una rappresentazione del mondo “la fuori”.
concettualizzazione. Da questo apprendimento siamo interessati alla padronanza di un “sapere concettualizzato”, per attivare questo sapere che risulta utile per apprendere per tutta la vita Glasersfeld fissa 5 punti. L’insegnante deve predisporre a situazioni adatte e interrogativi/riflessioni tra gli alunni, perche’ questo accada l’insegnante stesso deve essere convinto che gli allievi “sappiano pensare”. Non bisogna demotivare i ragazzi , perche’ si rischia di indebolire la loro volontà di apprendere. Per la comprensione concettuale solida e’ necessario che le parole siano impiegate nel loro significato proprio (l’insegnare deve aiutare i ragazzi a formarsi concetti appropriati). La comprensione concettuale si basa sulla capacità di riflessione , e’ l’esito della riflessione intorno a una realta’. Per far riflettere gli alunni bisogna farli parlare, attraverso la verbalizzazione i concetti tendono a definirsi. 1.5 Applicazioni didattiche Nella modalità costruttivista l’apprendimento si svolge attraverso progetti articolati , come il problem solving e il problem finding (alla scoperta di problemi emergenti). Meglio se si lavora in contesti collaborativi scaffoldin (intervento di una persona piu’ esperta che aiuta chi sta risolvendo un problema). Queste esperienze richiedono cambiamenti, come la creazione di ambienti apprendimento e l’articolazione della classe in gruppi. In questo ambiente agli alunni viene offerto un ampio accesso a risorse e il docente si avvicina sempre di più ad essere un “registra” che predispone attività e sia un tutor che affianca e offre consulenza. 1.6 Il modello della “pedagogia differenziata” Riprende e reinterpreta il principio di individualizzazione dell’insegnamento. Il fulcro della pedagogia differenziata consiste nel: -ordinare il lavoro scolastico a misura degli allievi con lezioni frontali, lavori di gruppi, tutorato… -che gli allievi sottoscrivano un vero e proprio contratto che si impegnano ad onorare. attivando le capacità cognitive e la responsabilizzazione personale la classe assume la fisionomia di un laboratorio in cui ciascun allievo persegue il proprio piano di crescita cognitiva (T 4). T4 Il principio cardine della pedagogia differenziata il principio della pedagogia differenziata consiste nel moltiplicare i metodi di apprendimento in funzione alle differenze tra gli allievi (differenze ; conoscenze, profili pedagogici, assimilazione..).il conseguimento di obbiettivi comuni e’ fondamentale, per
evitare schematizzazione e’ opportuno non occupare tutte le ore didattiche. Diversi tipi di differenziazione; -Nella classe, ogni prof. La sua disciplina; Successiva= utilizzare strumenti e metodi diversi variando anche le situazione (lavori di gruppo,individuali), l’insegnante conserva e alterna dei metodi differenziati in base ai processi di apprendimento. Simultanea= distribuire ad ogni allievo un lavoro da svolgere in rapporto ai suoi bisogni/possibilita’ adattandoli a ciascun allievo (letteratura) -Molte classi e una materia in comune; Un gruppo di prof. Posso dividere l’orario in due tempi diversi; un tempo nelle classi eterogenee, un tempo in classi diverse, dove gli allievi sono ripartiti in funzione dei bisogni in campi di apprendimento. Questa formula ha una grande flessibilità e possibilita’ di utilizzazione, seguendo i bisogni degli allievi, ci vuole una collaborazione tra gli insegnanti per evitare perdite di tempo. -Una classe e molte materie i professori trovano una linea comune di apprendimento ,una volta stabilito il programma gli allievi sono invitati a lavorare nella materia da loro scelta , cio’ presuppone una pedagogia dell’autonomia , la quale porta l’allievo ad un miglioramento dei metodi/strumenti di apprendimento. Un insieme di nozioni non costituisce la cultura, essa assume un valore in relazione agli apprendimenti individuali, cosi’ come le acquisizioni individuali devono riferirsi sempre ad un orizzonte e a un contesto universale. L’individualizzazione si caratterizza in una progressiva acquisizione individuale dei contenuti, medianti il quale il soggetto puo’ fare esperienza della propria individualità. La creazione di contesti di apprendimento individuali o a gruppi ha lo scopo di rispettare e valorizzare le diversità cognitive degli allievi senza rinunciare a raggiungere alcun obbiettivo comune questo principio si traduce sul piano pratico; a) Organizzazione flessibile della classe con percorsi di apprendimento la differenziazione riguarda varie prassi di lavoro didattico e di comunicazione b) Riflessione sulle strategie di apprendimento non e’ possibile stabilire metodi prefissati d’ insegnamento per apprendere, in ogni contesto ci sono metodi fa favorire o sfavorire. La strategia più efficace il soggetto la scoprirà riflettendo sulla sua condizione, interrogandosi e valutando. A metacognizione porta l’allievo stesso a monitorare gli apprendimenti, a controllarli e utilizzarli quando necessario. c) Potenziamento delle capacità personali e’ possibile se si crea un ambiente dove si sta bene e dove c’e’ intesa fra docente e allievo. Lo scopo e’ quello di definire un
studio di argomenti specifici e generali. Rientra nei compiti dell’educatore stabilire quali punti di accesso siano più promettenti per particolari apprendimenti, valutarne l’efficacia relativa a riflettere sui successi e sugli insuccessi. Tale educazione ha 2 condizioni :
Secondo alcuni studiosi (Steiner- Khamsi) la personalizzazione potrebbe diventare nel futuro un alternativa sia per migliorare l’apprendimento e sia per riorganizzare i sistemi educativi ancora standardizzati. 1.9 Neuroscienze e apprendimento E ricerche scientifiche e lo sviluppo delle neuroscienze negli ultimi decenni hanno introdotto nuovi elementi nell’ambito della riflessione pedagogica e nella pratica didattica. l‘attenzione si e’ spostata verso l’origine e la natura stessa del pensiero e del suo rapporto con il cervello, di fronte a questa questione si confrontano due tesi;
-essere percepito da ogni componente come vitale, -essere accettai/condiviso da tutti i membri del gruppo, -indurre alla sfida. T7 Mario Comoglio- Miguel Cardoso, L’interdipendenza positiva concetto-chiave del cooperative learning gli studiosi considerano l’ interdipendenza come concetto chiave del cooperative learning. L’uomo non può da solo raggiungere tutti gli obbiettivi che si propone, al giorno d’oggi numerose attività non possono essere svolte affidandosi unicamente alle capacità di una sola persona. Il comportamento di gruppi di persone al raggiungimento di un obbiettivo è stato all’origine della ricerca di Deutsch, egli si domandava: ‘’ come si comportano le persone che insieme vogliono perseguire uno scopo?’’ (per Lewein un gruppo si definisce tale solo se hanno tra di loro una relazione per conseguire uno scopo), Deutsch ha sviluppato il concetto di interdipendenza analizzando due diverse situazioni:
L’efficacia del lavoro dipende infine dallo sviluppo di competenze sociali adeguate, esse possono essere: abilità comunicative faccia a faccia, abilità che fanno affrontare bene il compito (esprimersi bene, ascoltare..)e abilità che rendono il lavoro piacevole e gratificante (incoraggiare, saper allentare tensioni..) Osservazioni critiche rischio di attenuare la responsabilità individuale. Nel cooperative learning si prevede una valutazione individuale e una di gruppo! 1.11 Edgar Morin e l’apprendimento nella complessità L’indagine di Edgan sulla conoscenza nella realta’ complessa attuale non e’ dominato dalla psicologia. Essa fa riferimento ad un analisi filosofica critica verso le “certezze” della conoscenza razionale e del metodo sperimentale. La vita, l’evoluzione, il cambiamento, l’apprendimento nascono e si sviluppano in maniera disordinata all’interno di situazioni instabili e di turbolenza. Il caos andrebbe considerato come una situazione di precarietà dalla quale si possono sviluppare situazioni nuove ed originali, percio’ la “vera conoscenza” deve accettare la prova del limite e dell’impotenza, della pluralità dei punti di vista della prospettiva probabilistica del moltiplicarsi degli approcci metodologici. L’errore non ha solo un valore negativo, ma costituisce un’opportunità per ripensare un dato e scoprire una situazione imprevista. La complessità si configura come una forma i analisi sociale, sotto questo profilo Morin sottolinea che la società contemporanea non ha gerarchie prestabilite, e’ diversa dalla società’ del passato. L’uomo deve imparare a convivere all’interno delle reti, oltrepassando i confini disciplinari del passato e procedere a forme di ibridazione fra competenze scientifiche diverse. La vitalità del penserò umano risiede nella sua capacità’ di muoversi come mente ecologica , cioè nella capacità e nella possibilità’ di reagire, inviare e ricevere messaggi, di essere interattiva, di imparare dall’errore. 1.12 Riforma del pensiero e apprendimento per interconnessione Secondo lo studioso francese Morin, esplorando i temi dell’educazione (la testa ben fatta, i 7 saperi necessari all’educazione del futuro) il nostro tempo da alcune sfide cognitive ed educative, la sfida del globale e del complesso , dell’espansione del sapere , l’indebolimento del senso di responsabilità/solidarietà e il rischio di una forte regressione della democrazia.(T8) il “problema” di queste sfide e’ individuato in una “riforma del pensiero” in grado di assicurare il pieno impegno dell’intelligenza per una “testa ben fatta”. T8 Edgar Morin , educare per l’era planetaria l’era planetaria si è sviluppata attraverso la moltiplicazione delle relazioni e interazioni tra le differenti parti del globo (colonizzazione, schiavitù). è diventato di vitale importanza sapere chi siamo, ciò che ci accade, ciò che ci determina, ciò che ci minaccia, ciò che può illuminarci, avvertirci, salvarci.