














Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Insegnante Merola Valeria, Materia a scelta comunicazione di massa. questo è il programma richiesto per i frequentanti. Appunti sufficienti per passare l'esame.
Tipologia: Appunti
1 / 22
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!















LINGUA LETTERARIA E LINGUAGGI SETTORIALI A.A. 2017/2018 Professoressa Valeria Merola
Oggi la scrittura è il metodo di comunicazione primario. Le chat sono i campi in cui la scrittura è fondamentale, rispetto a 20 anni fa in cui al massimo si scrivevano quotidianamente appunti o lettere. Oggi tutto è stato digitalizzato, è un file, è difficile trovare concretezza, i rapporti sono virtuali, qualcosa che esiste ma non si può toccare con mano.
Un CLASSICO è un’opera che viene considerata universale, poiché rileggendola possiamo notare nuovi dettagli e risposte a determinati quesiti a seconda dell’epoca in cui viene letta; mai fuori moda come un vestito. È alla base della cultura, non si può dimenticare (Dante, Omero…). Può essere letto a vari livelli di significato (letterale, allegorico, morale, anagogico secondo Dante nell’epistola a Cangrande della Scala). Per esempio, “nel mezzo del cammin di nostra vita” è un’immagine che rimane impressa: Dante crea immagini attorno alle azioni, e puntellando la nostra memoria visiva, la rende indimenticabile.
I non classici sono libri troppo legati a determinati momenti storici (libri pre-adolescenziali) o vitale (adolescenza, infanzia). Al giorno d’oggi gli scrittori sono spesso giornalisti o specialisti: uno dei massimi esempi è Saviano, a metà tra la narrativa e il reportage, che venne ispirato da Truman Capote (“A sangue freddo”). Con la pubblicazione di Gomorra nel 2006 quest’inversione di tendenza arrivò anche in Italia, e dopo 11 anni i suoi racconti e il suo stile giornalistico sono più attuali che mai. La letteratura del reale è narrazione in prima persona (“Io ho visto” “Io c’ero”): un Io narrante, che però non è narrativa. Vi è una forte richiesta di realtà imitando i mezzi multimediali e portandoli ad un livello superiore.
Dopo eventi catastrofici come la scoperta dei campi di concentramento o l’11 settembre 2001 (caduta delle Torri Gemelle) la realtà cominciò ad essere percepita diversamente: non esistono più finzioni, di cui la gente è ormai stufa. Ma anche come diceva Manzoni, in un’opera si dovrebbe raccontare il VEROSIMILE vero storico + vero poetico = romanzo storico (vera era la peste a Milano, falsi i personaggi di Renzo e Lucia).
Cannibali metà anni ’90 Il termine "cannibali" fu un'etichetta attribuita dai media a una serie di scrittori dopo l'uscita della antologia Gioventù cannibale, curata da Daniele Brolli e pubblicata da Einaudi nell'autunno del
STORYTELLING (racconto) tutti possono raccontare una storia e con molti mezzi (modalità espressive). Si trova anche negli spot pubblicitari: invento la storia di un oggetto per renderlo familiare e stimolare l’empatia dello spettatore (Dove c’è Barilla c’è casa). Nei tg il testo scritto (come il serpentone sotto le notizie) è garanzia di oggettività, per evitare un coinvolgimento politico o sentimentale del conduttore, costretto a seguire una scaletta (anche se non esiste un modo oggettivo per rappresentare la realtà, per questo potremmo trovare lo stesso avvenimento ma descritto diversamente da tg a tg).
Lo scrittore scrive per un destinatario, cambiando la forma. Generi: commedia, tragedia, epica, romanzo, racconto. Differenza narrativa ed epica: Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l'identità di una civiltà o di una classe politica. Il termine "epica" deriva dal greco 1 F 1 5πος (epos) che significa "parola", e in senso più ampio "racconto", "narrazione". L'epica narra in versi il mythos (mito), cioè il racconto di un passato glorioso di guerre e di avventure. L'epica è la prima forma di narrativa, ma non solo: costituisce anche una sorta di enciclopedia del sapere religioso, politico ecc. Essa veniva trasmessa oralmente con un accompagnamento musicale da poeti-cantori. I poemi epici di tutte le letterature si basano
su un patrimonio di miti preesistente; i più antichi poemi epici che si conoscono sono i mesopotamici Atrahasis e l'epopea del re di Uruk, Gilgamesh, anche se i due poemi epici più noti sono l’Iliade e l’Odissea.
La narrativa è una forma di organizzazione del discorso umano che nella comunicazione di proprie conoscenze scelga di raccontare, invece di rappresentare il mondo in altro modo. In questo senso la prima distinzione, posta da Aristotele, è quella tra narrazione (dove si assume la prima persona o più personalità e conseguenti punti di vista) e drammaturgia, dove diventano narratori i personaggi stessi, nelle loro parole e azioni, senza alcun commento esterno. Questa "qualità" del discorso, in teoria della letteratura viene indicata con il termine di diegesi, in quanto complementare e distinto da mimesi. Aristotele in “Poetica” spiega la differenza tra:
Il primo vero e proprio romanzo (un genere moderno) nacque in Inghilterra con Walter Scott *, a cui si ispirò Manzoni per i P.S. Ma Galileo scrisse “Il Saggiatore”, un romanzo di tipo argomentativo. *
La letteratura italiana si basa su:
Differenze generi teatrali:
TRAGEDIA: molto serio, con personaggi nobili (eccezionali, fuori dal normale), stile elevato. La morte rappresenta l’ultima ancora di salvezza per l’eroe, che affronta situazioni particolarmente difficili.
COMMEDIA: rappresenta la quotidianità, più leggerezza, popolo, uso del dialetto con errori e giochi di parole osceni. La parola commedia, comico, non rappresenta un testo che fa ridere, ma semplicemente “azione quotidiana”, la normalità. Provocano riso perché trattano temi popolari e istintivi (danaro, cibo, sesso). Secondo Freud, nel “Saggio sul riso”, ci fa ridere qualcosa che non ci aspetteremmo, come una persona che camminando tranquillamente, inciampa e cade.
Il modello aristotelico non venne molto seguito nell’800. Il teatro classico imita, non racconta. Paolini e Celestini raccontano perché sono moderni drammaturghi.
TEATRO NARRATIVA Imitazione Racconto Mimesi diegesi
La letteratura cerca di copiare i mezzi di comunicazione. Lo stile che contraddistingue un libro da un romanzo è formale, oggettivo, soggettivo, figure retoriche che ricreano immagini. Andiamo più in parallelo che nella profondità degli argomenti. La lettura richiede molta concentrazione, ma siamo abituati a Wikipedia e istantaneità tanto da non riuscire a mantenere l’attenzione. Per questo lo scrittore si è adeguato al ritmo delle chat. Oggi la letteratura passa in secondo piano, è di consumo con un pubblico ben distinto. Prima esisteva anche una letteratura popolare, diretta ad un ceto medio-basso, per intrattenerlo (non deve essere per forza un’opera d’arte alto-borghese). Anche un classico può essere popolare, come “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Alcuni imitano la lett. di consumo, ma con un’attenzione al reale che la rende letteratura alta: esempio della saga dell’ amica geniale di Elena Ferrante (pseudonimo). Si mischiano letteratura popolare e linguaggio televisivo, con un richiamo continuo a personaggi e colpo di scena, costruito con le regole di un romanzo classico.
La radio è il mezzo con cui avviene la trasmissione di contenuti sonori fruiti in tempo reale da più utenti situati in una o più aree geografiche (predisposte da apposite reti di telecomunicazione) e dotati di specifici apparecchi elettronici ed, eventualmente, specifici impianti di telecomunicazione. È stato il primo social network del ‘900, oggi la comunicazione con essa avviene più online che al telefono.
Guglielmo Marconi riuscì ad elaborare il sistema di trasmissione senza fili garantendo la trasmissione d'informazioni a grandi distanze, riuscendo, per la prima volta nel 1901, a trasmettere la lettera /s/ attraverso l'Atlantico grazie alle precedenti scoperte di Hertz.
Nel 1922 venne fondata la radio più antica del mondo, la BBC (British Broadcasting Corporation). In Italia le trasmissioni radiofoniche ebbero inizio nel 1924 con l’ Unione Radiofonica italiana. Nel 1930 si parla di “giornale radio” con le notizie dell’agenzia giornalistica del regime. In quest’epoca la radio comincia a essere utilizzata per cronaca in diretta di cerimonie pubbliche e sportive; oltre all’informazione anche musica e intrattenimento. Nel ’44 subentra la Rai con 3 emittenti (1. Info, 2. Varietà e musica, 3. Cultura). Con la tv si passa da Radio audizioni italiana a Radiotelevisione italiana. Negli anni ’60 nasce la trasmissione di flusso che la tv conoscerà solo diversi anni più tardi. Gli ascoltatori chiamano in diretta. La scaletta è scritta, ma in questi anni al parlato-scritto si sostituirà il parlato-parlato. Le radio private crescono sempre più: R101, RTL 102.5, R 105 far west dell’etere, senza autorizzazione a trasmettere.
La maggior parte negli anni ’80 assume il formato americano di music & news, che scandisce le ore con un notiziario flash. Negli anni ’90 i gruppi editoriali acquisiscono diversi soggetti radiofonici (es. l’espresso ha DJ, Capital, M2O). nel 2000 la radio si ascolta sull’mp3 e sullo smartphone, tv digitale e pc. I file audio delle trasmissioni possono essere scaricati e ascoltati offline grazie al podcasting. Pubblico reticolare: radio costruita dagli utenti. È un mezzo digitalizzato, ma allo stesso tempo tradizionale.
La legge Mammì del 1990 definisce le tipologie di radio:
▲ Radio commerciali, fondate su introiti pubblicitari, e radio comunitarie, senza scopo di lucro e con particolari istanze culturali, politiche e religiose.
▲ (^) Radio nazionali, radio locali e consorzi di emittenti locali di proprietà diverse che trasmettono in contemporanea per 6 ore giornaliere.
Si sviluppano emittenti locali che condividono un marchio e un formato comuni e trasmettono un’identica programmazione per l’intera giornata, le superstations. Oggi ci sono: 3 reti radiofoniche pubbliche principali (rai), 15 emittenti radio private nazionali (Radio Kiss Kiss, Dj, 105…), 1100 emittenti radio private locali. Gli ascolti premiano le emittenti che possono essere rintracciate su diversi media, soprattutto in quelle che hanno investito nella radio visione. Le fasce orarie sono affidate a uno o più conduttori che la identificano, soprattutto nella tipologia m&n ancora la più diffusa e apprezzata. Ci sono poi radio d’informazione e confessionali. Non ci sono veri e propri generi: i programmi sono per lo più contenitori di vari elementi (musica, comicità, attualità, sport, social, rubriche, cultura ecc.) come notiziari di diversa durata (da un a 30 minuti) con notizie in continuo aggiornamento. Talk show d’attualità, con dibattiti tra conduttore e ospiti. Approfondimenti di politica estera, economia, costume e sport. Rubriche tematiche, reportage sempre più in disuso, intervista a inchiesta. La radio è sempre più improntata al varietà, all’intrattenimento giovanile, cazzeggio, anche a causa degli zoo (=show condotto da due tre conduttori dalle personalità cafratterizzate, che interpretano registri comici, ironici e satirici), soprattutto nel morning show, momento di punta per lavoratori e studenti, e nel pomeriggio. Canzoni e infotainment: l’assetto radiofonico di oggi si creò agli inizi degli anni ’90.
linguaggio radiofonico non dispone di immagini, ragione per cui è caratterizzato da:
Su queste caratteristiche si sono innestate, negli anni Settanta, alcune innovazioni linguistiche dovute all’avanzata della televisione. Dopo aver rinunciato alla standardizzazione della pronuncia che l’aveva caratterizzata per alcuni decenni, la radio ha cercato di recuperare il terreno perduto rivolgendosi a un pubblico di nicchia, ma soprattutto a quello giovanile, aprendosi all’interazione con gli ascoltatori. Queste le principali conseguenze:
L’italiano dell’uso medio è stato identificato come una varietà caratterizzata dalla semplificazione di alcuni paradigmi (pronomi personali, modi e tempi verbali) e dalla tendenza ad una maggiore espressività, ottenuta tramite artifici di messa in rilievo. Dalle analisi svolte, sul piano morfosintattico il linguaggio radiogiornalistico sembra mantenersi vicino allo standard piuttosto che accogliere vistosamente tratti dell’uso medio.
Si riscontrano raramente scelte pronominali devianti rispetto al paradigma standard: talvolta loro è utilizzato in funzione di soggetto e ancor più isolatamente si trova gli al posto di loro. Nel sistema verbale, si nota una preminenza del tempo presente dell’indicativo, anche con valore storico, e del passato prossimo (assente il passato remoto); il futuro è ben attestato e non viene mai sostituito dal presente. Il congiuntivo si mantiene stabile e non si sono rilevati casi in cui, nella possibilità di scegliere fra indicativo o congiuntivo, si sia optato per il primo.
Non si notano evidenti fenomeni di enfasi e di segmentazione, se non qualche esempio di inversione soggetto-predicato, soprattutto nei titoli, e di frase scissa, che rappresenta un tipico rinvio in avanti della fonte della notizia. Il lessico adottato è abbastanza comune. Talvolta soprattutto le reti private accolgono il registro brillante che caratterizza la carta stampata, inserendo alcuni traslati (ad es. colpo di scena, film già visto…).
Il 3 gennaio 1954 vennero trasmesse le prime trasmissioni, alle ore 20.45, con il telegiornale, la prima trasmissione televisiva, mezzo d’informazione. (sottopancia… *) La scaletta è uno schema di come si svolgerà la trasmissione. Dal 1952-3 agli anni ’70 dominò la Rai. Non vi erano problemi di share, gli spot erano pochi e molto brevi. La tv ha creato una lingua nazionale, vi era un alto livello di analfabetismo visto che la scuola non era obbligatoria, continuavano ad esprimersi in dialetto. Quest’elettrodomestico familiare
trasmettere a livello nazionale (accattivarsi gli spettatori audience sponsor e pubblicità soldi) e intervento di imprenditori del campo dell’editoria come Rusconi e Rizzoli. Inizia l’era del duopolio.
Calco della realtà, senza controllo linguistico a causa degli interventi del pubblico anche in dialetto, come in Domenica In: la domenica faceva da focolare domestico, con inframezzi di tg e fiction. Negli anni ’80 comincia a formarsi l’assetto televisivo che abbiamo ancora oggi. Prima di Fininvest il romano era la cadenza più diffusa, visto che la sede Rai era a Roma. La sede Fininvest era a Milano.
È una tv generalista che accontenta lo spettatore, fondamentale. Vi è un flusso continuo di programmi: fondamentale è il talk show “la trasmissione siete voi”. Il conduttore è: di telegiornale, sempre più vicino al pubblico come l’anchorman americano / il moderatore, soprattutto nelle discussioni politiche / di programmi culturali e divulgativi, non più uno scienziato o un esperto, ma un giornalista che diventa quasi un fratello maggiore che guida il pubblico, come gli Angela.
Testo di flusso: nel parla Williams nel ’74, che da spettatore europeo, abituato alla programmazione televisiva differenziata secondo delle categorie, rimase colpito negli USA dal mescolarsi senza interruzione di generi testuali differenti, spot, promo, film, trailers ecc. la testualità di flusso indica anche ricadute linguistiche e testuali tutto è collegato, anche se i temi sono differenti. I ritmi dei programmi sono concepiti a seconda della quantità di pubblicità da inserire e interruzioni varie.
■ Dal 2000 PAY TV (Sky, Premium, Netflix… che presentano una library di contenuti e time-shifting) fase fidelizzante. Di nuovo il modello narrativo (con dialetto, come ad Affari tuoi) insieme a quello conversazionale. Deve divertire e crearsi un pubblico che possa seguire tutti i programmi di quel canale. Il livello culturale delle trasmissioni dipende da chi parla. Se il tema è il mare, a Linea Blu ci sarà un pescatore che racconta aneddoti, a Superquark un biologo marino con studi scientifici alla mano, sceneggiati della BBC, il presentatore fa da collante rendendo di facile comprensione concetti non sempre immediati; lo spettatore si sente anche gratificato nell’apprendere da programmi tv mascherati da forme accattivanti, che rendono l’apprendimento un piacere. Il pubblico è multipiattaforma (orientato alle pratiche di esplorazione di piattaforme e devices >media-oriented>) e i contenuti crossmediali (CULTURA CONVERGENTE): possono essere visti e rivisti su qualunque device e influenzarsi a vicenda. Il pubblico vuole esserci, apparire (pubblico performer) o intervenire con i propri gusti (pubblico fan). Siamo assetati di condivisione e ci rivolgiamo al mondo dei vip in attesa di uno scambio. Siamo prosumer (producer + consumer), decidiamo temi e finali delle serie come in Un medico in famiglia o Un posto al sole viene indotto illusoriamente a dimenticare la barriera tra addetti e non addetti ai lavori. Molto più presente la dimensione del fandom (fan). Anche se siamo nell’età dell’abbondanza, l’attenzione scarseggia. Più recentemente, l’avvento del digitale ha comportato ulteriori mutamenti nella comunicazione e nel linguaggio televisivo. Questi i principali:
■ (^) conduttori di successo sono ora in grado di trasmettere i loro programmi in modo autonomo. Servendosi di emittenti locali o specializzate, si affrancano dunque dalle Tv generaliste, forti del sostegno di un pubblico motivato, e finanziati da pubblicità raccolta direttamente;
■ parallelamente alla libertà di chi crea programmi per lanciarli fuori dai normali canali, nasce un pubblico più mobile e selettivo nelle scelte, capace di pianificare ascolti personalizzati; decisamente più interattivo rispetto al vecchio spettatore tipo, tendenzialmente passivo a acritico.
Con il passaggio da tv educativa (Paleo tv 1954-1976) a tv commerciale (lo spettatore deve essere fidelizzato) il rapporto con il linguaggio cambia. La lingua della tv di stato è chiara, corretta, elegante, complessa ma comunque comprensibile /quella della commerciale è chiara, poco complessa e con regionalismi (perciò più colloquiale e imprevedibile) perché il pubblico cominciava a chiamare le trasmissioni (come quiz, giochi a premi …) con accenti diversi: tutto per cercare di attrarre un pubblico più vasto.
Il palinsesto veniva frammentato nella tv del passato, lo stile del tg era diverso a seconda della fascia oraria perché diverso era il target: prima c’era solo quello in prima serata. Categoria linguistica del trasmesso (dirette radio, tv) devono rispettare dei fattori per la trasmissione:
La compresenza di parole e immagini nella tv è fondamentale nella neo tv. Nella pubblicità parole e immagini non sono sempre corrispondenti (si basa sulla distinzione tra dimensione denotativa e connotativa *), non usa un rapporto diretto, ma allude a una sensazione di benessere che dà il prodotto (metafora).
Il carosello era una cornice dedicata agli spot, che ora invece sono dappertutto. La tv generalista, per avere pubblico, spettacolarizza i programmi seri (come Benigni che legge la Divina Commedia 2 facce: personaggio che fa ridere/ gratificazione contenuto culturale che viene recepito con facilità dallo spettatore che ne è aristotelicamente gratificato perché è riuscito a capire qualcosa di difficile), che diventano d’intrattenimento. La programmazione passa da ben definita a di flusso; la serialità dei programmi, a più puntate, ha come obiettivo la fidelizzazione dello spettatore. Aldo grasso, nel programma “Posto delle fragole” (?), in cui autori come Ungaretti si fanno conoscere direttamente e il pubblico è incuriosito dal personaggio.
Negli anni ’80 il pubblico ha la possibilità di chiamare in tv, introducendo così varietà linguistiche, dialettiche, morfosintattiche che cercano di essere inglobate, cambiando il livello standard dell’italiano (simile al paleotg ma romano). Si adatta al tipo di spettatori, italiano comprensibile per tutti. Gli spettatori diventano parte diretta dell’uniformità linguistica, creando comunque una lingua fluida, in continuo cambiamento. La prima missione della tv era ed è informare. Le notizie si dividono tra hard news (politica, economia…) e soft news (società, cultura… e sono le notizie da cui nasce l’infotainment, vengono approfondite in altri programmi). Lo stile di esposizione è diverso fra i due. Programmi informativi come tg, meteo, ma anche rassegne stampa e inchieste (Report, 8 ½) utilizzano un linguaggio giornalistico, serio ma semplice. Il target del tg cambia tra mattina (persone che sono a casa poiché non lavorano, soprattutto pensionati e anziani, il registro è più colloquiale) e sera (lavoratori, famiglie riunite, registro più sostenuto). Dipende anche dal presentatore, che in alcuni casi costruisce il tg attorno alla sua figura: il primo fu Emilio Fede con il tg 4, a stampo politico definito tono confidenziale anche parolacce (DX) poi Mentana, più controllato (La7, SX). Il conduttore parla direttamente ai suoi inviati in modo informale ed esprime il suo parere politico, interpreta gli eventi secondo la sua prospettiva (modello esplicativo-interpretativo). Capiamo la sua condivisione o meno da intonazione ed espressione facciale, ironia su qualcosa che non si condivide, con iperboli (scelte di partiti politici opposti per esempio). Alcune parti si girano in studio, altre all’esterno, alternanza di parti scritte o colloquiali (differenziazione piu forte tg più elevato (?)
Articolo di cronaca: raccontare un qualcosa con uno stile di base
Articolo di commento: uno stile più complesso che porta al ragionamento e va oltre la notizia stessa
Testo scritto o orale editoriale / Testo cronachistico
Trasmissione giornalistica 1) proposizioni nominali (prive di verbo) come il titolo di una notizia (serpentone, crawl) 2) immagini legate alle parole 3)parlato standard o neostandard, che ingloba le parlate regionali
ERRORI NEL PARLATO NON NEL TG: uso del te al posto del tu, gli al posto del le nel parlato (uso dativo), indicativo al posto del congiuntivo, indicativo presente al posto del passato.
PARLATO ACCETTATO NEL TG: lui al posto di egli, costruire delle frasi “in modo strano” con soggetto posto alla fine. La sintassi del periodo viene rispettata , tipica di una scrittura paratattica, con poche subordinate e molte relative, oggettive.
Tecniche del programma (tg o altri): linguaggio serio-semplice, parole con funzione di collegamento (connettivi) per non far perdere il filo del discorso (allora, perché…) e per non annoiare il pubblico visto che
La tv usa i programmi per fare lezione nelle case della gente, con sceneggiati tratti da opere letterarie. Evoluzione dal libro alla fiction (PaleoTV). Lo sceneggiato è una specie di “film”, una storia prodotta a puntate con tecniche cinematografiche, non c’è quindi continuità ma una divisione in capitoli. Sono diversi dalle serie tv che portano avanti diverse storie con lo stesso filo conduttore, oppure lo sviluppo storico dei personaggi (tipo Downtown Abbey). Qual è il legame tra la pagina scritta e il film? La riduzione cinematografica:
■ (^) individuazione della trama (un grande riassunto)
■ sceneggiatura, ovvero organizzazione in scene della trama con riassunti di singoli frammenti (alcuni considerati capolavori letterari come le opere di Pasolini)
■ elaborazione del dialogo (dialoghista)
■ cambio del mezzo, subentra quindi un doppio codice (parole e immagini). Il libro ci fa immaginare delle scene, che senza la trasposizione rimarrebbero soggettive. in questo periodo sono spesso “ispirati a”.
FICTION: stilisticamente compatti / variati / ipercaratterizzati. Le serie tv della tv a pagamento sono caratterizzate da un minore illusionismo o happy ending: i personaggi sono analizzati a 360° soprattutto nei loro aspetti più cruenti e irrazionali, come delle persone reali in cui ognuno di noi si può riconoscere (ironici, cinici, sarcastici, malati, viziosi), cosa che soprattutto la paleo tv non presentava, tranquillizzando il lavoratore dopo una giornata faticosa e portandolo nel mondo del sogno direttamente dalla sua poltrona in salotto.
La tv dell’epoca traspone contenuti culturali per farli conoscere, una versione in immagini del libro, il
immagini sono didascaliche, le parole seguono la scena. Incipit del romanzo con voce fuori campo, come se stessimo leggendo il libro (narratore onnisciente esterno alla vicenda), le immagini non aggiungono nulla alle parole. Nel film osserviamo delle caratteristiche che nel libro leggeremmo, qui le descrizioni vengono lette invece. Uno dei due mezzi è eccessivo, rendendo lento il prodotto, siamo abituati ad un altro ritmo. Scena con la Perpetua dialogata, molto più veloce; la recitazione è teatrale, con scena fissa e interazione tra i due personaggi in primo piano.
Cosa succede in questa parte del romanzo? Es Monaca di Monza: descrizione senza dialogo né punti, bellezza che stona con il suo essere suora, atteggiamento non adatto è troppo sicura di sé, modo di vestirsi secolare (=moderno, mondano). Dalla cuffietta le esce un ciuffo di capelli neri, elemento di finta trascuratezza, nasconde il fatto che non si taglia i capelli per rimanere seducente (Manzoni denunciava la forzatura nel farsi monaca). Descrizione di tipo pittorico, immagini molto dettagliate a diversi livelli (fuga prospettica). La luce ci aiuta, seppur in bianco e nero, crea drammaticità e profondità. La grata indica la condizione di prigionia. Lucia e Agnese, le due donne sono poste in basso rispetto alla monaca che ha un ruolo sociale più alto. Inventare dei dialoghi per creare l’azione, ma i due decidono di non inventare niente, solo i dialoghi di Manzoni, oppure c’è la voce narrante fuori campo. Sceneggiato è la lettura del libro, ma è faticoso seguire quando qualcuno ci legge un libro. Voce fuori campo che legge “Quel ramo del lago di
Como” è diventato un modo di dire e rappresenta l’italianità, dà un’identità nazionale. Le riprese nei Promessi Sposi sono lunghissime, lente, voce fuori campo persistente, montaggio minimo. Le unità aristoteliche (utili alla catarsi) si infrangono quando vengono inventate le macchine sceniche per effetti speciali (cambiamenti scenici). Deus ex machina. Uso del colore rappresenta un passaggio. Testimonial che pubblicizza qualcosa e il pubblico si fida (spot Marche con Dustin Hoffman e Leopardi). Gli spot di Sky presentano competenze di scrittura che giocano con le parole e stupiscono (passione). Non più un rapporto descrittivo, ma allusivo.
Con la regia di Nocita il romanzo viene messo da parte. All’inizio costruisce l’antefatto (Don Rodrigo vuole Lucia), omettendo la scena dei bravi, ma Don Abbondio viene inquadrato nel bosco per farci capire che è spaventato, timoroso. Uso di musica che dà ritmo e sottolinea la drammaticità delle scene, rendendocele più familiari, anche se venne trasmesso 30 anni fa. Oggi c’è un abuso di suoni, quasi un inquinamento acustico in film e serie tv. Don Abbondio viene costruito sull’attore che lo interpreta, Alberto Sordi, che è egli stesso una maschera.
Nella parodia del trio Solenghi-Lopez-Marchesini viene presa in giro la rigidità, il rapporto diretto tra immagini e parlato (monaca di Monza con i baffi).
Parlare dell’autore in tv
Al posto delle fragole - scovare lo scrittore nei suoi luoghi con i sui ferri del mestiere, mentre scrive nel suo studio, col suo telefono, nei luoghi dove ha tratto ispirazione, per vederlo in intimità fuori dai riflettori della scena letteraria, concepire come un personaggio famoso di cui si vogliono conoscere i segreti. Nella paleo-tv convivono e nella tv di oggi il modello che domina è il 3, esempio di trasmissioni che fanno ciò “Che tempo che fa” di Fazio, “Invasioni Barbariche”
Trasmissioni di oggi che parlano di libri
canzone pop. Tullio De Mauro ha trovato nella canzone un elemento fondamentale per l’unità linguistica italiana.
Sanremo ebbe un picco di interesse linguistico con la VII edizione (1958) in cui Modugno cantava “Nel blu dipinto di blu”. Il sanremese è caratterizzato da serialità e ripetitività. Temi base sono ancora amore e giovinezza. Se il titolo di una canzone è un nome femminile, boom all’anagrafe. Effetto di eco. La grammatica si sbilancia verso il parlato, ma mai trascurata.
Negli anni ’70 vi era la canzone sanremese e quella cantautoriale. Quest’ultima nasce grazie a personalità come Tenco, Endrigo, e si divide in 3 scuole: genovese, bolognese e romana. Rimettono al centro il testo, il messaggio sociale, politico, esistenziale. I Baustelle, che hanno voluto riprendere un po’ lo stile, sono linguisticamente una grana.
Il cantautoriale si riferisce alla letteratura, con toni aulici, arcaismi, lirismi per esprimere una vita vissuta. Nasce a fine anni ’50 e si può considerare come poesia, “lingua poetica di consumo”. La centralità del testo strizza l’occhio all’antica simbiosi tra poesia e note. La lingua è dotata di individualità. La “grana della voce” emerge dunque come l’elemento davvero decisivo in questa musica. Si passa dalla declamazione melodica sanremese alla recitazione intonata non canto, ma fonetizzazione ritmata. Lessico quotidiano, minimalista dagli anni ’70 che riprende la dimensione della quotidianità. Il dialetto viene ripreso solo dopo gli anni ’80 per sottolineare le proprie origini e caricare di significato il messaggio, come fanno i 99 posse nel rap ad esempio.
Negli anni ‘20/’30/’40 vi era il canzonettese di 3 tipi:
Borgna, uno dei massimi studiosi di musica (come comunista ha sdoganato il Festival di Sanremo), ha evidenziato un uso smodato di rime alternate o baciate, apocopi (caduta vocale finale), testi scritti con una sillabazione già impostata (mascherina) dal compositore. Stesso impianto linguistico, ispirato al melodramma ottocentesco. Secondo G. Cartago il sanremese (lingua standard, della rinuncia) è invariato dal canzonettese degli anni ’30,’40 (“Non ho l’età” di Gigliola Cinguetti). Secondo Lorenzo Coveri è una lingua votata alla quotidianità e alla colloquialità. De Mauro ebbe una svolta cantautoriale allo stesso giro di Guido Gozzano (poeta crepuscolare), che in pieno dannunzianesimo parla di mobili e vita vera.
Tenco (1967) “Ciao amore ciao” ( e nello stesso anno i Beatles cantano “Hello Goodbye”). Presa in giro della canzone sanremese (bianca come il sale, non come il latte, che stona con l’Arcadia sanremese).
Roberto Vecchioni è una figura polimorfa del cantautore. Scrive lirica e melica, sia poesia che canzone. 1996, Pier Vittorio Tondelli. Tesi di laurea di Fabio Fazio su Guccini (leggeva molto opere anglo americane, seguiva all’Università di Bologna il professor Rizzardi, uno dei massimi esperti di Ezra Pound) e De Andrè.
Dottorando Curzi che analizza i testi di Guccini, con riferimenti a Paradise Lost, ispirazione tematica “Dio è morto” di Nietzsche; nella canzone “La collina” si ispira a “Il giovane Holden” (Catcher in the rye: imprenditore nel segale). Ripresa mediata dall’ironia. (Wu Ming, Banana Yoshimoto ?). “L’isola non trovata” ripresa da Gozzano 3 modi di riuso: 1. descrivendo una stanza, parafrasando, interpretando 2. uso del personaggio di Cirano de Bergerac 3. Hemingway, addio ad una donna in “4 stracci” citando Nietzsche.
Uso della rima incatenata dantesca, per una funzione mnemonica (simbologia del 3), musicalità da un verso passiamo al successivo. Quinto canto Inferno, Paolo e Francesca (trascinati da un vento infernale, sono diventati mitici, tanto da vivere al di fuori dell’opera): il verso “Amor che null’amato amar perdona” (=tendiamo ad amare chi ci ama), viene utilizzato in “Serenata rap” di Jovanotti e “Ci vorrebbe un amico” di Venditti. Queste canzoni citano il verso perché è diventato uno slogan, letteratura come citazione che i colti capiranno (cito Dante per dirti che devi innamorarti di me). De Andrè usa anche la fabulazione, la
poesia nasce come musicata: la canzone di Petrarca dà il nome a quelle di oggi. Nel programma Cult Book vi è musica impegnata di sottofondo (Lol)
Vi è stato un cambiamento nel tipo di linguaggio con il diffondersi del digitale, basti pensare al cambiamento degli spot pubblicitari in epoca consumistica. Anche il linguaggio giornalistico ha subito questo passaggio all’epoca di Internet. Gli articoli presentano tecniche diverse, la struttura linguistica ricorda quella narrativa. Il giornalismo cominciò a diffondersi nel ‘700 attraverso approfondimenti scritti da letterati. La radio è il primo elemento che si sostituisce al giornale. Il giornale, anche oggi, serve per un approfondimento delle varie notizie, mentre la tv fornisce news molto più velocemente (pochi minuti dopo l’accaduto) e direttamente nelle nostre case, seppur meno dettagliate.
Possono esserci notizie ridotte a pochissime parole, risultando comunque incisive. Il Web, dopo la televisione, ci porta di nuovo di fronte a un testo scritto.
Sintassi e interpunzione:
applicano tecniche di riduzione della frase (eliminando ausiliari, articoli, preposizioni, frasi passive) risultando a volte poco chiare. Nel web è più abbondante l’uso di virgolette in funzione metalinguistica o di distanziazione.
Aggiornare le notizie in tempo reale è forse il maggior punto di forza del giornalismo web, ma a volte i riferimenti temporali sono imperfetti, riferendosi allo stesso giorno con “domani”. Discorso diretto accentuato (tipologia “a mosaico”). Refusi e errori informativi sono ancora molto diffusi. La semplificazione produce chiarezza, ma anche ad un ritmo concitato che non giova alla funzionalità informativa. La frase nominale si concentra a inizio articolo, per collegarlo al titolo e enfatizzare il pezzo. L’interpunzione dà intonazione ed emotività, ma anche trascuratezza come nell’uso quasi casuale della virgola. Apertura al parlato moderata (gli dativo anche per il femminile) uso del condizionale di dissociazione, visto che spesso si affidano a fonti e notizie non sempre attendibilissime, distanziando il lettore dalla verità della notizia (“il listone trasversale dovrebbe raggruppare…”). Lessico quasi uguale alla versione cartacea con neologismi e stranierismi, ma il retaggio giornalistico (tipo stereotipi) molto meno utilizzato.
I free press (Leggo.it), quotidiani gratuiti, sono in netto calo, nati negli anni Novanta. Livello più basso, minima rielaborazione di notizie di agenzia riportate senza interventi, sfruttano più le immagini e la pubblicità. Si concentrano soprattutto sulla cronaca e sugli argomenti cittadini. Le voci sono comuni per rendere la stampa accessibile a qualsiasi tipo di lettore, con molti stereotipi e affioramento del parlato.
a. Onnipresenza funzione conativa
b. Sinteticità e accessibilità
c. Uso di parole da tutti i serbatoi linguistici ma anche incardinamento lingua comune
d. Immagine > parola
e. Attenzione in un contesto conusmistico sovraffollato dato da linguaggio pubblicitario anche fuori dal comune
f. Influenza la lingua comune e tormentoni di successo grazie alle headlines (Toglietemi tutto, ma non… un diamante è per sempre, nasce cresce corre)
g. Esasperazione del consumismo che definisce noi stessi e giustifica i nostri acquisti anche se non richiesti atteggiamento consolatorio
Può essere descritta come una forma di comunicazione argomentativa di massa, funzionale a diversificati obiettivi di marketing, in cui l’uso del canale presuppone un pagamento. Anche la pubblicità commerciale è molto eterogenea, ma possono dividersi in primis fra above the line , ovvero veicolate dai mezzi maggiori (stampa, cinema, radio, tv…) e below the line che usano mezzi minori (come cataloghi, volantini, promozioni, coupon). In tutti i casi l’obiettivo è rendere pubblico. Ogni settore merceologico predilige determinati media e approcci (emozionale per un profumo, razionale per un’auto). La tassonomia dei target groups si è ampliata a dismisura: solo la categoria giovani è composta da posh teens, expo teens, linker people, unique sons e ognuna predilige alcune strategie linguistiche e commerciali. La pubblicità si plasma in base ai media che la veicolano, tanto da raggiungerci anche quando non la vorremmo (cartellone pubblicitario al semaforo, banner su internet che ci rendono impossibile la visione della pagina, scritte sovraimpressione in tv). Fondamentale il product placement , inserimento del prodotti e marchi in film e programmi tv. Tutto ciò ha portato alla guerrilla marketing (Strategia pubblicitaria a basso budget, attuata attraverso tecniche di comunicazione non convenzionali per colpire l'immaginario e stimolare la curiosità degli utenti).
Codeluppi: “La pubblicità ha creato un tipo di società interamente pubblicitaria, smettendo però di esistere visto che è ovunque”
Nacque con la stampa e la società industriale, verso la seconda metà dell’Ottocento, quando compaiono i primi cartelloni murali e quando i giornali si avvalgono della foto incisione , facendo aumentare le tirature. In questa prima fase si ricorre alla scrittura, appellandosi in maniera diretta al lettore, esaltando con aggettivi: il livello linguistico è ancora alto, poiché solo una certa èlite di consumatori può permettersi beni superflui. Fino al secondo dopoguerra, si oscilla dal dare del lei, al voi, elogiando un bene, esaltando il made in Italy, impoverendo i forestierismi (slogan famosi vennero creati dallo stesso Duce!!).
Nel 1920 nasce la prima agenzia pubblicitaria, Maga, a Bologna. La componente verbale (che è secondaria nella cartellonistica) diviene fondamentale con l’avvento della radio nel 1924 (due anni dopo pubblicizza già il pagamento del canone, per chi detiene apparecchi per la ricezione delle radioaudizioni). La radio potenzia il messaggio pubblicitario con jingle, scenette e rumori di sottofondo, concorsi e sponsorizzazioni (che rimangono ancora oggi) di Perugina e Buitoni ad esempio. Negli anni ’50 passa da un approccio informativo e comunicativo a uno più emotivo e ludico l’avvento della tv è fondamentale (1954), poiché si aggiunge la componente visiva in veste cinematografica. Il Carosello era una striscia di circa 10 minuti che andò in onda dal ’57 al ’77. Andava in onda la sera dopo cena, alle 20.50, dopo di questo i bambini generalmente venivano mandati a letto. Trasmetteva circa 4 spot pubblicitari di 2 minuti e mezzo l’uno: lo spot presentava uno spettacolino detto “pezzo” di un minuto e 45 secondi e un “codino” finale di 30 secondi (il messaggio pubblicitario esplicito). Nel pezzo era proibito far cenno alle marche pubblicizzate, mentre nel codino il nome del prodotto poteva essere ripetuto (a voce o scritto) per un massimo di 6 volte. Le norme etiche erano rigide: la biancheria per signora non doveva essere pubblicizzata, no parolacce, no ragazze in costume, no parole come forfora, sudore, deodorante. No carta igienica e assorbenti nelle ore dei pasti, no beni di lusso come auto barche e gioielli, i purganti non dovevano essere esplicitamente pronunciati, serviva un soprannome.
Carmencita, Gatto Silvestro, Topo Gigio sono diventati famosi grazie ad esso. Ha contribuito a creare un certo folklore verbale con proverbi, testi di canzoni, titoli di film ecc. che fanno parte della nostra cultura nazionale pop (battute tormentoni). Nella neotv la pubblicità diviene collante nella varietà e nel flusso dei programmi, dei quali scandisce il ritmo interno nella direzione della brevità e modularità. Negli anni Settanta si avverte una crisi economica e politica, i consumi si riducono e le proprietà del prodotto devono essere argomentate, la fotografia è più sobria. Iniziano in questo periodo le contestazioni sui presunti poteri occulti della pubblicità e sugli stereotipi sessisti. Nasce nel ’71 la pubblicità progresso, per la donazione del sangue, il fumo passivo, l’ecologia. In questi anni la pubblicità attira l’interesse scientifico di grandi linguisti, essendo in grado di apportare innovazioni alla lingua e velocizzare le tendenze in atto.
Gli anni Ottanta portano una svolta, grazie alla politica liberista di Reagan e all’affermazioni della tv privata (fininvest). L’ampia circolazione di capitali libera la creatività dei pubblicitari visivo > verbale. La nuova tv si regge grazie ai soldi degli spot. Si passa dalla copy strategy alla star strategy (Seguela) in cui la marca è una seduttiva star di Hollywood. C’è un modello di story-telling attorno agli oggetti, lo spot è fruibile anche da un punto di vista estetico, solo alla fine si parla del prodotto. Non c’è ancora una vera e propria storia, ma ci si concentra sui jingle (smarties, mental, coccolino…).
Spot seriali : Barilla, marchio di pasta noto in tutto il mondo, comincia a presentare una storia su due piani, raccontando attraverso le immagini (<<Dove c’è Barilla c’è casa>>). La musica non cambia tra i due spot visti. Alla fine del decennio si strizza l’occhio al consumatore svelandogli i meccanismi della pubblicità e instaurando un rapporto di fiducia, usando ironia e citazioni di headlines di altri spot.
Baudrillard: “ se un tempo la merce costituiva la sua propria pubblicità, oggi la pubblicità è diventata la sua propria merce, si confonde con se stessa”.
Anni Novanta: guerra del Golfo, calo consumi, poca importanza alla marca. Si ricorre al modello carosello, con sketch comici (gli spot della SIP (ora Telecom) con Solenghi e Lopez, divennero una mini serie tv: Lopez, ostaggio presso la Legione straniera, procrastina la sua esecuzione grazie a interminabili telefonate “Una telefonata allunga la vita”), o un celebre testimonial, il cui fascino supplisce a una mancanza di idee.
pannolini Huggies, prima si chiamavano Lines, in cui il protagonista è Pippo, un ippopotamo amico dei bambini, che vuole fare una foto con la scolaresca. In questo caso non c’è una storia, ma solo un personaggio a cui si associa il prodotto) (La Linea di Osvaldo Cavandoli).
Uso di METAFORE come “Mario è un leone”: la capiamo poiché abbiamo un linguaggio e una capacità cognitiva sviluppati, visto che mettiamo in relazione due oggetti inconciliabili. I gesuiti quando predicavano dovevano cercare di convertire un popolo, con diversi livelli di alfabetizzazione, spesso minimi, e usavano l’arte della RETORICA. Usavano le parole per creare immagini nella mente di chi ascoltava, fidelizzandoli. Le famiglie, nell’antica Roma ma anche in seguito, possedevano un motto in latino che alludeva alla loro nobiltà, che evocava delle immagini, come fanno oggi gli spot.
Alcune pubblicità analizzate in classe: Bracciali Pandora, sessista perché abbina la femminilità ad un orizzonte di casa, che poteva andare bene negli anni ’80 (infatti nello spot della Barilla il marito viaggia e la moglie sta a casa con un grembiule), anche nei ’90, visto che non c’era attenzione per la femminilità e la sensibilità, ma oggi è inadeguata, in cui i ruoli quasi si stanno invertendo. Quindi la pubblicità è anche uno specchio della società.
Il nuovo spot SKY, quasi un piccolo cortometraggio che si basa sulle emozioni, e con sky è come se potessimo provarle per la prima volta e più intensamente, grazie ai prodotti culturali che offre.
Pubblicità Bompani “Ieri (hamburger), Oggi (sushi), Bompani (tortellino, per richiamare la nostra tradizione culinaria che è senza tempo)”.
Effervescente naturale, antibatterico, anticaduta sono concetti nati dalla pubblicità, che oggi sono nel nostro vocabolario, composti da prefissi (super-) o suffissi (come –issimo), derivati a partire dal nome della marca. La loro proliferazione è dovuta alla necessità di sintesi dovuta al costo degli spazi pubblicitari. Il tecnicismo viene citato non sempre per essere capito, ma per dare importanza (“sincrobiogenina”), alcuni addirittura inventati come “Bifidus acti regularis”. Francesismi per prodotti femminili di classe come moda o profumi, inglesismi per conferire innovazione e ricerca, come nelle creme per il viso o orologi per uomo, ispanismi per conferire allegria (“La vida es chula, Desigual”). Dialettismi sporadici per evocare vizi e virtù stereotipate, ma romanesco diffusissimo, come idioma nazional popolare, la maggior parte dei comici è romana. Criptocitazioni (recupero di cit. dai titoli dei film, canzoni, letteratura come Quasimodo, dalla Bibbia). Uso eufemismo, ma purtroppo anche del turpiloquio di dubbio gusto (“Amica Chips e la patatina”) che provoca comunque risa e avvicina il consumatore, anche con linguaggio giovane, spruzzate colloquiali, emoticon, tachigrafia (k al posto delle c). Suono onomatopeico anche nei nomi dei prodotti (prodotti alimentari croccanti con r, prodotti a cui dare attenzione con k-x-y, detersivi con suoni dello sciacquare, nomi con consonanti che evocano il rombo del motore tr-pr-cr-dr-gr-rr, nomi delle utilitarie che esprimono simpatia e non potenza “Fiesta” “polo”). Omofonia e proverbi. Iconismo linguistico grazie al lettering e alle indagini del neuromarketing.
È difficile considerarlo un linguaggio settoriale, poiché non ha caratteristiche esclusive seppur attingendo a diversi bacini tecnici. Non ha capacità creative, rielabora la realtà, la combina o la gerarchizza. L’arsenale retorico schierato riguarda sia l’espressione linguistica che le idee (figure di parola: ripetizione per aumentare il sentimento di presenza, anafora, ana- e epanadiplosi, parallelismo, antitesi, REGOLA DEL TRINOMIO, come il terzo elemento dia completezza “Nasce, cresce, corre”) e i contenuti ( entimèma s.m. «riflettere, dedurre»,«animo»] (pl. - i ). – 1. Nella logica aristotelica, il sillogismo retorico fondato su verosimiglianze o segni, ossia che argomenta da premesse non assolutamente certe. 2. Nella logica moderna, il sillogismo ellittico, in cui è sottintesa una delle due premesse; es.: «l’anima è spirituale, dunque è incorruttibile» (dov’è sottintesa la premessa maggiore: «ogni ente spirituale è incorruttibile») (anche la presupposizione per far passare come vera un’info poco o non dimostrabile, mettendo in evidenza contenuti accessori con false ricerche e percentuali e distraendo dallo scopo principale) (sillogismo ellittico, ovvero un sillogismo con solo la premessa minore “E’ un film Paramount”) (i tropi=spostamento di significato da un
termine a un altro, troviamo metonimia, sineddoche e metafora, iperbole il più caratteristico il confine tra esagerazione ludica e overpromise non sempre è netto, e non sempre il consumatore se ne rende conto). La lingua è essenziale, semplice, colloquiale dando l’impressione di non forzare all’acquisto: alcuni introduttori sono stereotipati per quanto utilizzati “l’offerta è valida solo per” “da quando…” “per chi…”). Verbo essere più usato perché esprime esistenza assoluta, tempo imperativo (più usato nelle televendite e agli inizi) e indicativo presente. Seconda persona singolare che crea l’illusione di un rapporto esclusivo fra marca e consumatore, prima singolare per testimonial famosi e prima plurale azienda. Articolo determinativo con valore elativo (=comparativo assoluto), superlativo assoluto e relativo circoscritto dal punto di vista di esperti o analisi di mercato. Comparativo con termine di paragone sottinteso.
Professor Marini insegna all’Università di Olomouc, in Repubblica Ceca. Il caso Taviani, i due fratelli registi Paolo e Vittorio, toscani come il prof. Per loro la letteratura occupa uno spazio straordinario. Il loro primo film fu del 1961, il primo con ascendenza letteraria nel 1972 “San Michele aveva un gallo” ispirato a Il divino e l’umano di Tolstoj. Parla della rivoluzione contadina nell’Italia Centrale (1800), rivoluzionario nostalgico: in realtà si riferiscono ai moti sessantottini, vedono quindi il film come mezzo politico. Secondo film “Il sole anche di notte” 1990 ispirato a Padre Sergio di Tolstoj. Il terzo film fu “Resurrezione” con Stefania Rocca (sempre ispirato all’omonimo romanzo dell’autore russo). Andando avanti viene meno la tensione interpretativa e preferisce illustrare semplicemente il romanzo. “Padre padrone” 1977, la biografia di Ledda ispira il film, vincendo la Palma d’Oro a Cannes. 1996 “Le affinità elettive” di Goethe, cominciano a volersi confrontare con i grandi della letteratura europea. 2007 La masseria delle allodole (olocausto armeno) 2012 Cesare deve morire (compagnia teatrale nel carcere di Rebibbia. Giulio Cesare di Shakespeare, compreso dai detenuti per le tematiche come clan, amicizia politica sangue e tradimenti, per questo sono ancora più realistici) 2015 Decameron 2017 Una questione privata di Beppe Fenoglio.
■ Si ispirano a Pirandello per Kaos (1984) e Tu ridi (1998). Si basavano su Novelle per un anno, ma era difficile riadattare tutta l’opera: 225 novelle scritte nel ’22, ogni libro (15) conteneva 15 novelle. Così divise potevano vendere di più, anche quando venivano pubblicate nei giornali. Dovevano esserne 360, ma non riuscì a completarle poiché si interessò al teatro, e quando volle ricominciarle fu troppo tardi, morì (1936). Dal 1930 all’anno della sua morte, l’autore si dedicò al dramma “I giganti della montagna” a cui non riuscì a dare una fine: il pubblico ormai preferiva il cinema, il sonoro.
■ Non vi era una cornice [che era invece l’elemento principale di un’altra raccolta di novelle, il Decameron. Dà un senso alla tematica, dipende dal giorno (10 gg). Confrontando la prima novella (Ciappelletto, di Prato, peggior uomo mai nato) e l’ultima (Griselda moltissime virtù) notiamo uno sviluppo dantesco. Federico degli Alberighi conquista una donna con le sue virtù (Ravenna) e Nastagio che conquista una donna con la paura (Firenze) chiaro riferimento dantesco alla situazione politica guelfi e ghibellini], poiché <<nel mio tempo l’intellettuale non riesce a dare senso o ordine al proprio vissuto >>.
■ Disomogeneità tematica, ambientale e cronologica
■ Espressionismo, allegorismo. L’allegoria è un simbolo condiviso con valore universale, come qualcosa di religioso, è da ricercare. Il simbolo si vede, attraverso la rappresentazione di un particolare do irrazionalmente un senso universale. Questo sono per Pirandello e Goethe (che tra romanticismo e classicismo si è trovato in ambienti particolarmente simbolisti). Pirandello rifiuta il simbolo, fondamentale per i Taviani.
In Kaos si adattano 6 novelle pirandelliane(in cui la parte finale è fondamentale), è “liberamente tratto da”: “Il corvo di Mizzaro” fa da prologo (a tutti gli episodi) e “Colloquio con la madre” da epilogo. La struttura è