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Fonologia Italiana: Esercizi di Trascrizione Fonetica, Appunti di Linguistica

Una serie di esercizi di trascrizione fonetica in italiano, focalizzandosi su concetti chiave come fonemi, allofoni, sillabe e accento. Gli esercizi aiutano a comprendere la struttura fonologica della lingua italiana e a sviluppare la capacità di trascrivere correttamente i suoni.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 22/03/2025

Chiara_carradorini
Chiara_carradorini 🇮🇹

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FONETICA e FONOLOGIA (studio dei suoni) •

Entrambe queste discipline, che sono molto vicine, hanno delle differenze. La differenza principale si ricollega all’oggetto di studio; l’oggetto di studio della fonetica è il FONO (apparato fonatorio)  valore linguistico a prescindere dai rumori; quello della fonologia è il FONEMA. Questa differenza si ricollega ai principi di competenza (fonologia - fonema, immagine mentale del suono) e di esecuzione (fonetica - fono, qualcosa di fisico). Prendiamo una parola qualsiasi come tavolo. Se noi misuriamo la parola tavolo con questi spettrometri, ci saranno sicuramente delle diverse esecuzioni per ognuno di noi. Però queste differenze tra un individuo e un altro non sono diverse finché non ci sono differenze di significato tra una parola e un’altra, e a quel punto ci interessa. Anche tra lo stesso individuo che pronuncia 20 volte tavolo, ci possono essere esecuzioni diverse e differenze nel suono articolato. L’importante è capirsi, anche se il suono è diverso; il significato dev’essere uguale. Il numero di foni è infinito, le differenze minime sono infinite; ma il numero di fonemi non è infinito. Quello che conta è quando il suono viene ad avere suono distintivo: mano e mano hanno significato diverso, dovuto al fatto che in italiano il fonema /a/ è diverso dal fonema /e/. Quindi quei due foni hanno proprietà distintive. Si parla di SUONI e di RUMORI (sempre rumori prodotti dall’apparato fonatorio: laringe, faringe ecc.) Se io faccio “pss” per chiamare qualcuno, è un rumore. A volte un suono può avere valore linguistico (vanno a formare delle parole) in una lingua e un rumore per un’altra. Es. delle lingue limitate in una zona della repubblica sudafricana (dei boscimani, lingua sud africana: xhosa es.) SUONI INGRESSIVI : suoni formati mentre io tiro dentro l’aria, articolo i suoni passando per la cavità orale. I suoni attraversano la cavità orale venendo da fuori ed entrano dentro. Ci sono tre suoni INGRESSIVI chiamati CLICK per la loro stranezza (isole linguistiche) ad esempio, un suono bi-labiale come un bacio; gli altri sono tipo il verso del cavallo. Per noi sono dei rumori, ma in altre lingue come zulu e xhosa hanno un significato. SUONI EGRESSIVI (quasi tutti quelli linguistici) sono quelli che vengono formati tirando fuori l’aria, i suoni attraversano l’apparato vocale da dentro a fuori. L’aria passa dal diaframma e il suono si produce quando l’aria esce dalla cavità orale. [fonetica articolatoria: come il nostro apparato vocale articola i suoni; fonetica acustica: studio onde sonore, fonetica uditiva: come il nostro orecchio percepisce i suoni] La fonetica studia i FONI : i suoni nel loro aspetto fisico. FONEMA (unità astratta) : più piccola particella di suono che abbia capacità distintive. Qualunque suono linguistico che possa riprodurre con il mio apparato fonatorio. I suoni nel loro aspetto fisico sono infiniti, proprio perché ogni esecuzione è diversa dalle altre. Quello importante è che i fonemi distinguono parole dal significato diverso. Ogni lingua avrà il suo ventaglio di fonemi. In qualche lingua i suoni hanno capacità distintiva (fonemi), in altre no. Per capire se due suoni sono abbastanza simili da essere due fonemi oppure due varianti dei fonemi? Facciamo riferimento alle COPPIE MINIME (es. rana-lana/mare-male/mano-meno): coppie di parole che sono uguali in tutti i suoni nella stessa posizione, ma che hanno solo un suono diverso e questo suono diverso fa sì che abbiano anche un significato diverso. Es. mano e meno – tutti i suoni uguali tranne uno; palla e balla (una sorda una sonora); pane e cane. Non sempre ad una differenza di suono corrisponde una differenza di significato, perché a volte sono dei foni, varianti dello stesso fonema, che mettiamo tra parentesi quadre. Es. un francese dice rana però con la /r/ francese – varianti dello stesso fonema, mi rimandano alla stessa immagine mentale; ma se un cinese anziché dire rana dice lana, non capiamo. La r francese è una variante del fonema LIBERA , perché in qualunque posizione verrà pronunciata sempre uguale. (r dentale italiana vs r uvulare) L’italiano è una lingua dalla fonologia semplice, abbiamo solo 30 fonemi (doppia articolazione: numero limitato di suoni dalla capacità distintiva possiamo articolare tutti i nomi e le frasi della nostra lingua) (suoni di altre lingue: differenze nell’inventario fonematico) < Quali sono i suoni che hanno capacità distintiva/quali sono i fonemi? I suoni sono divisi in due grandi categorie: VOCALI e CONSONANTI. (anche questo è un principio della GU)

  • Vocali (sonore, continue) sono caratterizzate dal libero passaggio dell’aria, invece nelle consonanti (sonore o sorde, continue o momentanee, ostacoli) il libero passaggio dell’aria incontra degli ostacoli (organi articolatori).
  • Le corde vocali vibrano quando i suoni sono SONORI , le vocali sono tutte suoni sonori, le consonanti possono essere o sonore o sorde. Es. fare la prova con le corde che vibrano
  • Le vocali sono tutte CONTINUE , cioè sono prolungabili (aaa, iii..), le consonanti invece possono essere continue o momentanee/non prolungabili.
  • Ci sono DUE tipi di CONSONANTI : le consonanti vere e proprie e poi le consonanti abbastanza simili alle vocali il cui passaggio dell’aria è meno ostacolato (ostruenti e sonoranti) [Le consonanti OSTRUENTI provocano un ostacolo forte al passaggio dell’aria, e le SONORANTI sono più propense al passaggio dell’aria. Le consonanti sonoranti possono anche avere valore sillabico. Es. in inglese può costituire un valore sillabico quando ci sono delle vocali afone Es. bottle = bo - tl oppure in serbo croato c’è TRST (Trieste), la r serve a dividere e quindi è una consonante sonorante con valore sillabico tr – st.]
  • L’ultima differenza è che le vocali hanno quello che si chiama VALORE SILLABICO , che vuol dire che può costituire il valore di una sillaba (un concetto intuitivo): quando si conta una sillaba si contano le vocali (vocali vere e proprie, perché poi ci sono la i e la u che sono semivocali). Es. Oceano, 4 vocali, 4 sillabe. Le consonanti non hanno valore sillabico; ovviamente sempre non tutte. Le vocali, quindi, sono suoni sonori e continui in cui si ha il libero passaggio dell’aria e costituiscono valore sillabico. < Quanti sono i fonemi vocalici dell’italiano? I GRAFEMI vocalici sono 5, i FONEMI vocalici sono 7: a, Ɛ, e, i, ͻ, o, u. L’italiano dunque è un sistema eptavocalico. [solo in SILLABA TONICA, quella ATONA ne ha 5] Le vocali si classificano secondo differenti punti di vista: l’apertura della cavità orale (più aperta o più chiusa – oppure in base a se la lingua si alza o abbassa) Es. /a/ cavità orale massimamente aperta, lingua piatta. Le vocali possono essere anteriori (i) o PALATALI (la lingua si avvicina man mano al palato tra i denti, palato duro, chiudendo la cavità orale), o CENTRALI (se la lingua rimane in posizione centrale), vocali posteriori (u) o VELARI (il dorso della lingua si avvicina al palato molle, palatino). Per quanto riguarda l’altezza, si parla di vocali ALTE /chiuse, MEDIO-ALTE , MEDIO-BASSE , BASSE /aperte. La prima vocale che il bambino impara è la / a /, è in posizione centrale ed è la più aperta. Dopo la a, il bambino impara le vocali più chiuse perché diverse e più facili da discriminare: la i e la u. [si fa uno schema tipo a triangolo con a in posizione centrale, la più aperta] I fonemi vocalici sono 7 e lo notiamo meglio grazie alla presenza di COPPIE MINIME : [e] (“pesca”, con una e con la lingua più vicina al palato, invece quella del frutto è “p ʒ sca”), [o] chiusa di “botte” quella del vino e la

[ ͻ ] delle “b ͻ tte” è una ͻ medio-aperta. Possiamo trovarne tantissimi, come venti e venti (numero). La

differenza tra ho e o, è ed e… alcune sono anche di fonosintassi: loro e l’ͻro. Non bisogna pensare alla scrittura ma alla fonetica. c’ Ɛra e cera e così via… Prima abbiamo detto che l’italiano è un sistema eptavocalico , ma in realtà lo è solo per le SILLABE TONICHE (quella su cui cade l’accento, la vocale tonica) Si differenziano dalle SILLABE ATONE (medio-chiuse, senza accento). Vento è con la e aperta, meno bassa. Se faccio il diminutivo (quindi sposto l’accento, non ne formo due), cioè venticello, la e si chiude. Solo le sillabe toniche hanno o un accento primario o uno secondario. Es. portapacchi, prima /o/ chiusa poi /a/ aperta. Possono avere due accenti. IPA : international phonetic alphabet.

  • I + u  ü [y]

- E + o  ö [ø]

  • Ecc. VOCALE INDISTINTA (a): quella che va sotto il nome di schwa , cioè quella centrale, la vocale che non è né alta né bassa, né altera né posteriore. Però non ha valore fonologico. Es. bird/bard/board è la vocale in mezzo alle VOCALI MISTE : i, u, una via di mezzo tra le due è la y (combinano due vocali che sono più o

meno dello stesso grado di altezza); la vocale mista medio chiusa tra o ed e, è la ø. Poi abbiamo anche in

OCCLUSIVE → deriva da occludere, cioè chiudere (gli organi articolatori che toccano le consonanti si chiude la cavità orale) e di conseguenza il suono che esce sarà un suono momentaneo. Le occlusive vengono chiamate anche momentanee perché non si possono prolungare (Es. b) L’aria esce come una piccola esplosione, infatti vengono chiamate anche plosive o esplosive. [a è il suono massimamente aperto e dall’altro le occlusive sono massimamente chiuse] Le occlusive bilabiali sono le prime che il bambino impara. DENTALI/ALVEOLARI → la prof non fa differenza tra le diverse lingue. Es. tavolo/table Le prime quattro sono le prime che sono presenti in tutte le lingue e sono le prime che vengono, magari le velari vengono dopo. FRICATIVE → vengono chiamate anche sibilanti perché l’aria esce come una specie di sibilo. Sono dei suoni prolungabili, sono consonanti continue. Gli organi articolatori non si toccano, si avvicinano molto ma non si toccano. Derivano da “frizione” perché la cavità orale non viene chiusa del tutto e l’aria esce da uno spiraglio molto stretto fino a dare il suono tipo di frizione. Inglese: fricativa dentale sorsa è la th di think. L’altra è quella di bis, una specie di delta. Altri esempi dell’inglese sip/zip – ice/eyes inglese. Nelle fricative dentali/alveolari → La s sta per s sorda e il simbolo z è la s sonora. La [z] è tra parentesi perché allo stato attuale, la s sonora è diventata una variante della s sorda, non ci sono più parole in opposizione fonologica. Tutte le altre lettere sono tutte in opposizione fonologica (inverno/inferno; palla/balla; gesto/cesto, dito/Tito ecc.) Cambiare la s sorda con la s sonora, allo stato attuale, è quasi naturale, non ci sono coppie minime. Una a cui uno potrebbe pensare è rosa/rosa (participio passato di rodere/colore) Fricative labio dentali → labbro si avvina ai denti superiori. Es. f, v. spiraglio stretto. PALATALI → abbiamo dei simboli; la prima è una s muta/s palatale. Esiste in shh, ma anche in pesce. È un fonema che distingue parole dal significato diversi. “Semi” fricativa dentale sorda, “scemi” fricativa palatale sorda. La sorda è sicuramente un fonema. La seconda è una presente in garage, ma non è un fonema. Ad esempio, nel fiorentino dicono rasgione, però non si distingue rasgione da ragione. AFFRICATE → suoni complessi, un po’ come le vocali miste. Compongono due consonanti che hanno un luogo di articolazione vicino. Non ci sono in tutte le lingue. In italiano abbiamo due coppie di affricate, le palatali e le velari. La prima delle palatali è sorda, e si possono assomigliare occlusive e fricative, però per fortuna ci sono occlusive e fricative che sono rispettivamente non allungabili e allungabili. ʃ, (ʒ)→ fricative palatali tʃ, dʒ → affricate. Quest’ultimo non è fonema. Due fonemi molto usati sono le due affricate palatali: tʃ, dʒ ( cena/gelato ) e abbiamo già visto le opposizioni con le occlusive velari che sono più forti tipo casa, ghiro ecc. Queste consonanti ostruenti non faranno mai nucleo sillabico, perché il passaggio dell’aria è molto ostruito

  • gli organi articolatori (lingua, denti, palato) o non si incontrano proprio o si avvicinano parecchio senza toccarsi mai e faranno sempre da ostaggio al passaggio.

Le consonanti SONORANTI invece (tutti sonori) : BILABIALI LABIO- DENTALI

DENTALI/ALVEOLARI PALATALI VELARI UVULARI

NASALI m ⴜ, ⴓ internet dice ɱ es. anfibio, invito n Es. sin, nave – in opposizione fonol. ɲ Es. suono gn, come gnomo

Es. sing, fango - in opposiz. fonologica LIQUIDE Laterali/Vibranti l r λ Es.suono gl, come aglio

R

(francese, scritta con maiuscola) SEMIVOCALI (più brevi e chiuse) j w Es. nuovo NASALI → i fonemi nasali in italiano sono tre: /m/ di mano, /n/ di naso, ɲ del suono gn. Se si considerano anche gli allofoni, si arriva a cinque: ɳ (ancora, angolo) e ɱ (anfora). LIQUIDE → scorrono facilmente. Abbiamo quelle LATERALI in cui l’aria fuoriesce dai lati della lingua es. l pronome personale soggetto (punta della lingua tocca i denti, ma non è come d in cui la lingua è schiacciata sul palato) e quelle VIBRANTI, in cui l’aria esce a intermittenza. [un po’ più complessa è la laterale palatale, λ, che rappresenta il suono gn, ma ogni lingua ha il suo, basti pensare allo spagnolo] DITTONGO : semi vocale + vocale IATO: vocale + vocale (che significa spaccatura es. aerei, le due vocali appartengono a sillabe diverse) Se tipo la u precede un’altra vocale si forma dittongo e poi fungerebbe da dittongo. Se invece ho la parola degli aerei, otterrei uno iato. iato significa attaccatura. Nel dittongo non ho due vocali ma in realtà sono vocale e semivocali (i e u non devono essere più considerate vocali). Differenza tra più e mio (più è una sillaba e la i è una semivocale, invece se pensiamo all’aggettivo mio, sono due perché l’accento cade sulla i) SEMIVOCALI → una palatale e l’altra velare, esattamente come la i e la u nelle vocali. Esse sono delle i e delle u ancora più chiuse fino ad essere diventate delle consonanti e non più delle vocale, perché il tempo di risoluzione delle vocali è più alto. Es. ieri, piede, uovo, globo, ecc. Dove sta la semivocale ci sarebbe in alternativa di più la consonante. Basti pensare alla parola aerei, si vede che sono vocali vere perché il tempo di risoluzione, il tempo impiegato per dire questa parola, è molto lungo. La a e la e sono sempre vocali, la i e la u possono essere anche semivocali. Appartengono alla stessa sillaba della vocale che segue. Discrepanze tra scrittura e lettura, pronuncia. Ortografia non riguarda la fonologia, oltre al fatto che ci debba essere insegnato. Ci mettono di più gli inglesi. UVULARI → R francese è uvulare, più posteriori delle velari. In italiano non esiste. FARINGALI, GLOTTIDALI < Ma i suoni hanno una variante fonetica? Basti pensare al suono X, il simbolo della hota fiorentina. [esempio del fiorentino, la lingua della prof]

FARINGALI GLOTTIDALI

fricative - h

vocale. Caso opposto cioè preceduto da consonante, la i non si mantiene: arancia/arance. Nel caso di ge che ci sia o non ci sia la i non cambia. Lo stesso vale per il fonema (sordo) affricata palatale [ ] tʃa, tʃe, tʃi, tʃo, tʃu – scritte come grafia con cia, cie/ce, ci, cio, ciu. Es. cioccolato se non mettessi la tʃi, lo pronuncerei con coccolato. Anche in questo caso la i è un artificio grafico per capire la pronuncia come palatale e non velare. Può essere pronunciata davanti a tutte le vocali. La presenza di i è stata messa per far capire la pronuncia, soprattutto quando il suono in questione è preceduto da a, o, u (non vocali palatali). Quando la i precede la e, la presenza della i è pleonastica. Ad esempio, le due parole cieco e ceco, almeno nell’italiano standard hanno esattamente la stessa pronuncia con l’affricata palatale seguita dalla e. e dolci – affricate palatali rispettivamente sorda e sonora, k e g – occlusive velari. Ciascuno di questi quattro suoni può essere pronunciato davanti a tutte le vocali. Quello che cambia è la RESA ORTOGRAFICA , perché sono suoni uguali; per far capire che sono occlusive velari anche quando sono davanti a vocali palatali cioè e ed i, si mette la h. quando le affricate stanno davanti a vocali non palatali si mette la vocale palatale. Esempi: •La parola ghiro in trascrizione fonetica è [giro], in giro è [dʒiro] – coppia minima (solo stesso numero suoni, non lettere) perché come lettere c’è una lettera in più, ma come suoni sono 4: tutti i suoni identici tranne uno perché nel primo caso occlusiva velare sonora e nel secondo è una affricata palatale. Palla e pialla non sono coppia minima. •China e Cina sono [kina] e [tʃina] •Giacca (le doppie per ora le scriviamo due volte) è con cinque suoni anziché sei [dʒakka] •Cieco/ceco ( omofone ma non omografe ) – la trascrizione fonetica è identica ed è [tʃƐco] •Ciabatta [tʃabatta] •La lettera q è inutile perché si pronuncia uguale alla k e la troviamo solo ed esclusivamente seguita da vocale es. cuoco il bambino sbaglia per questo motivo [kwᴐko]

  • Quante sillabe ha piede? Due. La i semi vocalica che costituisce sillaba insieme alla e, poi vocale aperta e poi seconda sillaba. La i è semivocalica quindi è considerata come consonante. Si scrive [piƐde]. •Anche in nuovo le due vocali sono le due o e la trascrizione è [nuᴐvo] •Nella scorsa lezione si parlava anche di semivocali (più rapide e più chiuse, vengono considerate consonanti – troviamo davanti ad altre vocali) e in particolare di mio e più che si scrivono [mio] e [pju]. l’accento di parola viene importato solo ed esclusivamente da vocali. In “più” abbiamo un dittongo e non uno iato, invece in “mio” abbiamo uno iato, vocale i+o. •Tavolo si trascrive con [tavolo] •Foglia, la i non è presente nella trascrizione fonetica – artificio grafico per far capire che il gl è da intendersi come liquida palatale quindi foglia avrà quattro suoni [fᴐλa] Cieco/ceco = OMOFONE MA NON OMOGRAFE Pesca/pesca = OMOGRAFE MA NON OMOFONE Sette/sette = OMOGRAFE E OMOFONE REGOLE FONOLOGICHE - Spiegano la distribuzione degli allofoni: abbiamo detto che sono delle varianti combinatorie, compaiono in un contesto preciso e sono talmente prevedibili da esprimerli mediante regole. Abbiamo detto che la linguistica era lo studio scientifico delle lingue naturali , che spiega con tante regole una miriade di fenomeni. Attenzione perché le regole fonologiche sono diverse da lingua a lingua.
  1. Vale per tutte le lingue (sicuro italiano e inglese): riguarda la nasale, in particolare la NASALE DENTALE (forma di base) [n] di cui non c’è bisogno di dire nasale dentale sonora. Essa spesso diventa OMORGANICA , cioè quando la nasale precede una consonante prende il luogo di articolazione della consonante che la segue. Es. adatta, inadatta – possibile, in-possibile diventa impossibile diventando bilabiale e quindi siccome abbiamo il grafema [m] si scrive così. (prende il luogo di articolazione della consonante che la segue) es. dire due parole: non posso, dal momento che la negazione avverbiale è non lo scrivo con due

parole ma se lo pronuncio velocemente diventa [nomposso]. Quando il suono nasale dentale n diventa quindi un nasale bilabiale m? davanti a consonante bilabiale: p, b, m stessa.

  • Nasale dentale diventa bilabiale davanti a consonanti bilabiale m
  • Nasale dentale diventa velare davanti a consonanti velari ף - k, g
  • Nasale dentale diventa labio-dentale davanti a consonanti labio dentali ⴜ - f, v (inverosimile, inferno) UNICA REGOLA: nasale dentale [n] cambia di luogo di articolazione x in base alla consonante di luogo x che si trova davanti. (ovviamente una nasale che precede consonante). Le regole fonologiche cambiano solo una delle loro caratteristiche. Colpiscono uno solo dei suoni in questione (tra luogo, modo e sonorità). La nasale palatale ի (gn) non è un allofono di n, la nasale dentale rimane dentale. Il fonema n ha quattro allofoni, quattro fonemi diversi che sono prevedibili e non posso cambiare con altri. La m è allo stesso tempo un allofono di n, oppure anche un fonema a sé stante (deduciamo dall’esistenza di coppie minime) e può apparire davanti a vocale.
  1. Lo stesso vale per le OCCLUSIVE

- Occlusiva bilabiale b sonora diventa fricativa labio-dentale β tra due vocali. [suoni spagnolo]

- Occlusiva dentale sonora d diventa fricativa dentale sonora ð

- Occlusiva velare g diventa fricativa velare sempre sonora ɣ es. inchiostro

Quest’ultima regola è dello SPAGNOLO , in italiano non avviene – LEGGI DI MINIMO SFORZO , leggi di economia. Colpisce non solo le occlusive intervocaliche, ma colpisce tutte le occlusive – momentanea si pone tra due vocali – prolungabili (più facili da pronunciare perché non chiudo mai la cavità orale del tutto). Mentre l’aria esce dal naso, la cavità orale si prepara ad articolare il suono che segue. Occlusive diventano fricative tra due vocali, anche questa si può definire con una REGOLA SOLA : in spagnolo le occlusive sonore passano a fricative quando stanno tra due vocali; cambiano modo di articolazione. Tra le tante regole, c’è anche la SPIRANTIZZAZIONE DELLE OCCLUSIVE SORDE usato in toscano, più precisamente nel fiorentino. Il contesto è lo stesso dello spagnolo: le occlusive sorde in mezzo a vocali sono in posizione di estrema debolezza perché questi sono suoni sordi e momentanei in mezzo a suoni continui e sonori. Quindi se io le rendo continue, le rendo più simili alle vocali. In fiorentino avviene la stessa cosa dello spagnolo con la differenza che invece di colpire i suoni sonori, colpisce quelli sordi. In fiorentino colpisce tutte e tre le occlusive sorde. [Se un fenomeno fonologico colpisce un segmento, colpisce tutte quelle dello stesso tipo] Es. la x, fricativa velare sorda della casa e la stessa cosa per la f es. andato/andafo ecc. [fenomeno che vale anche per le sonore ɣ, che diventano fricative (non più momentanei) tra due vocali continue] Tutti questi suoni sono allofoni: non esiste un dedo e dedo che abbiano significato diverso, tutte le volte che l’occlusiva si mette tra due vocali è pronunciata dedo. Lo stesso vale per poho e poco. Abbiamo visto come si distribuiscono i vari allofoni della nasale così che essa prenda il luogo di articolazione della consonante che la segue e abbiamo visto anche la regola della distribuzione degli allofoni delle occlusive sonore (spagnolo) che diventano fricativi, tra due vocali; lo stesso accade in fiorentino ma per le occlusive sorde. Abbiamo detto quindi che le regole fonologiche spiegano la distribuzione degli allofoni che sono varianti combinatorie, volte a minimizzare lo sforzo articolatorio, infatti quando l’aria passa dal naso attraverso le nasali, se già il naso si prepara ad articolarla, è un risparmio. Le abbiamo anche chiamate regole di economia (leggi di minimo sforzo) e cambiano da lingua a lingua. Altra regola fonologica è:

  1. PAROLE CHE INIZIANO CON S+ CONSONANTE (sorda/sonora) S sorda - spacco, stadio, sale, sfatto S sonora - sbaglio, sdentato, sgrassare, svernare, slargo, smacco, snodo e snodolare

60% parole italiane) e queste vengono chiamate parole PIANE. Le parole SDRUCCIOLE sono quelle con l’accento sulla terzultima come tavolo o cavolo. Infine, ci sono le DISDRUCCIOLE sono sulla quartultima e sono casi un po’ limited. In italiano l’accento ha valore fonologico. Nella trascrizione fonetica italiana dobbiamo sempre inserire l’accento, in francese non c’è bisogno per esempio. Anche in inglese, come in italiano, l’accento è mobile Es. export/export (norme/verbo).

II. INTONAZIONE → la curva melodica che accompagna una parola o un’intera frase, che viene

sfruttata in tutte le lingue per distinguere frasi. L’intonazione ha valore fonologico. In italiano la frase affermativa e quella interrogativa hanno una intonazione diversa: la prima è discendente/piatta, mentre la seconda è ascendente. Serve a distinguere una domanda da un’affermazione, oppure anche l’imperativo con l’indicativo presente. L’intonazione dunque viene sfruttata per segnalare la modalità della frase. Anche in inglese viene usata per distinguere affermative e interrogative.

III. TONO → è diverso dall’intonazione; esso è l’altezza musicale delle vocali (infatti si chiama anche

tono vocalico). L’ ALTEZZA MUSICALE è, come nella scala musicale del pianoforte, quando si distingue un do maggiore e un do minore. Percepire i toni vocalici è una delle difficoltà maggiori. Vien da sé che ognuno abbia la voce dal proprio tono, anche nella musica e questo vale per tutti, anche per l’italiano; quello che cambia in cinese è che anche all’interno dello stesso parlante, ci sono parole di cui cambiando il tono della vocale, cambia il significato totale della parola. Es. 吗, 嘛,马,妈. L’italiano non ha tono vocalico.

IV. LUNGHEZZA → è la durata di un suono, può essere VOCALICA o CONSONANTICA , perché sia vocali

che consonanti possono avere durata diversa. Anche la lunghezza può essere sfruttata al fine di cambiare il significato. In italiano la lunghezza ha valore fonologico, però di più quella consonantica. Una volta che si è scelto che quella più rilevante è la consonantica, la vocalica è prevedibile di conseguenza. Es. le doppie pala/palla e fato/fatto. La differenza tra pala/palla è che la liquida si può prolungare (caso pala/palla) per ottenere un significato diverso; invece per quanto riguarda le occlusive (esplosive) (fato/fatto), non si possono prolungare. E allora in realtà non l’abbiamo prolungata, ma RAFFORZATA (raddoppiata), senza allungarla perché non è un suono allungabile e per convenzione la scriviamo comunque doppia. Ragioniamo però sulla A TONICA delle due parole, cioè la /a/ dove cade l’accento, che non sono nemmeno uguali. Se ho pala o fato abbiamo la consonante breve e la vocale è lunga, nell’altro caso la consonante è lunga e la vocale breve. Quando la consonante è lunga, la vocale è breve e viceversa → è per questo che diciamo che la vocale è prevedibile e la consonante è quella ad avere il valore fonologico. Avremmo anche potuto fare la scelta opposta e scegliere di scrivere pala con la a lunga e la consonante breve, e la parola palla al contrario rappresentando la lunghezza vocalica, ma secoli fa è rimasta rilevante solo la lunghezza consonantica quindi si è scelto di fare come esplicitato prima perché sono opposte. Nella TRASCRIZIONE IPA per segnare la lunghezza, quindi la doppia, si usano i due punti : [pala (pala)/pal:a (palla)] - per convenzione, anche nei suoni affricati i puntini vengono messi nel mezzo. piazza è [pjats:a] - di solito i due puntini si mettono dopo il membro occlusivo.

In inglese invece si sfrutta la LUNGHEZZA VOCALICA con valore fonologico (sin, seen e si usano anche qui i due puntini cioè sarebbe [se:n] ) ma in generale tutte le lingue germaniche come l’olandese (man/maan, cioè uomo e luna) oppure il finlandese (lingua ugrofinnica, simile solo a ungherese ed estone): in questa lingue hanno valore fonologico sia la lunghezza vocalica che la lunghezza consonantica (sattaa). Un altro caso interessante è quello dello spagnolo , questa lingua non sfrutta né la lunghezza vocalica né quella consonantica o comunque ha pochissimi casi: l’unica consonante prolungabile, che però in realtà è solo un residuo ed è la r, per esempio carro. La doppia l in spagnolo è la liquida palatale, è solo un artificio grafico. Nell’italiano lauree non c’è una e doppia, ma c’è un’altra sillaba, quindi attenzione a non sbagliare, appartengono a due sillabe diverse. Così, in inglese c’è really, che a volte viene scritto con una sola, perché si pronuncia allo stesso modo e non comporta differenza di significato. In latino anche la vocale veniva utilizzata a valore fonologico, per distinguere tra l’ablativo o altri casi, ma nel corso del tempo le lingue romanze però non l’hanno mantenuta. Altri esempi: cappello dovrebbe essere [kap’pel:o] ma noi lo scriviamo per convenzione [kapƐ:l:o]

perché c’è la restrizione che non sia iniziale. [perché come abbiamo detto S + consonante è sempre sorda] In attacco possiamo avere quindi c-v-c o cc-v senza coda (tipi sillabici). Però attenzione perché se ho due consonanti nell’attacco, queste devono rispettare la cosiddetta SCALA DI SONORITÀ , che è un PRINCIPIO UNIVERSALE , cioè che vale per tutte le lingue, non solo per l’italiano come le regole su attacco e coda. Se ho due consonanti nell’attacco, non possono essere messe a caso : posso avere una sillaba come PRA (che vale in parole come prato), ma non posso averne una come RPA. Ogni consonante ha una sonorità, che non riguarda tanto la vibrazione delle corde vocali, ma riguarda il fatto di essere SONORANTE. Ci ricordiamo che le consonati possono essere di due tipi, ostruenti (propriamente dette suoni più consonantici, che emettono forte ostacolo al passaggio dell’aria) e sonoranti (sono più simili alle vocali) Via via che ci si allontana dal nucleo bisogna scendere di sonorità; quindi la combinazione possibile è OSTRUENTE-SONORANTE-VOCALE. 0 1 2 = ogni consonante ha una sua sonorità ( 0,1,2) La prof ha inventato uno schema in cui vocale equivale a sonorità 2, sonorante 1, ostruente sonorità 0. La sonorità deve scendere allontanandosi dal nucleo. Una sillaba come prato abbiamo p: ostruente 0; r: sonorità 1 e a: sonorità 2. Es. in inglese abbiamo drink, che è un monosillabo (0,1,2,1,0) è una parola ben formata sillabe secondo la scala di sonorità. Via via che ci allontaniamo sia a destra che sinistra, scendiamo sonoramente. In generale, posso scendere 0-2 (ostruente + nucleo come “sa”) oppure 1-2 (come “la”). Se c’è una consonante nell’attacco, comunque va sempre bene. Se ne ho due, l’unica combinazione possibile è 0- 1 - 2 e non posso avere neanche due consonanti a livello simile di sonorità. parole in trascrizione fonetica: agnello, sciocco, acquario, conchiglia parole da fare trascrizione fonetica: giugno, aglio, piazza e cuore Per convenzione, sappiamo già che la lunghezza consonantica ha valore fonologico (essere in grado di distinguere parole dal significato diverso come pala e palla), quella vocalica no. Altre parole tipo strada, spazio, sono entrambi ostruenti e allo stesso livello di sonorità

- sono apparenti violazioni della scala di sonorità. stra-da = 0012; spa-zio = 002 e non è un caso che degli attacchi del genere abbiano la s come inziale. Se abbiamo un attacco con tre consonanti vedremo che c’è sempre la s all’inizio. Continuando sulla base della forma attacco-nucleo-coda, ammettiamo che ci siano tutti e tre. Adesso consideriamo che i tre costituenti non siano tutti sullo stesso piano, che ad esempio il nucleo non sia legato all’attacco ma alla coda. CODA + NUCLEO = RIMA , ci fa capire che il nucleo è più strettamente legato alla coda che all’attacco. Due parole sono in rima a partire dalla rima (cioè nucleo + coda) della sillaba tonica in poi. Es. saltò – ballò sono uguali dal nucleo in poi. Il nucleo è solo la o e poi non segue nulla quindi le due parole rimano. Anche tavolo e cavolo la sillaba accentata è la a quindi rimano dalla a in poi. Lo stesso vale anche per l’inglese cat e bat. Quindi due parole se condividono nucleo e coda della sillaba tonica e tutto ciò che segue dopo la sillaba tonica sono in rima, se condividono nucleo e attacco non sono in rima. La presenza di questo costituente è dato anche dal cosiddetto PESO SILLABICO , e qui rientra anche il costituente della LUNGHEZZA sillabica. Le sillabe non hanno tutte lo stesso peso: ci sono quelle pesanti (TONICHE) e sillabe leggere (ATONE). Quando abbiamo parlato dell’accento come fattore sopra segmentale abbiamo detto che la sillaba è quella più forte, dal tempo più lungo, con maggiore intensità, e quindi la tonica è più pesante per questo. Prendiamo due parole con sillabe toniche differenti: Es. pala/palla (pa-la, pa-l:a) nella prima la consonante è breve , nella seconda è lunga. Anche la vocale è diversa, al contrario. (pal ha la l quindi vocale breve, pa non c’è l’ha quindi vocale lunga) → Quando la consonante è lunga, la vocale è breve. Non occorre dire che la vocale abbia valore fonologico perché è prevedibile.

< Perché in una la vocale si annulla e nell’altra rimane? Non vale solo per le geminate, perché se prendessimo ad esempio pal-ma, la vocale tonica è breve come quella di palla. Se abbiamo padre dove la vocale tonica è seguita da due consonanti, la vocale tonica è lunga, quindi non importa che seguano una o due consonanti. Importa solo che padre venga sillabato come pa-dre. [Ricorda di guardare anche la scala di sonorità quando vengono sillabate] < Cosa hanno in comune le parole? A SINISTRA la sillaba tonica è aperta, quindi non ha la coda. In quelle di DESTRA invece c’è la coda. A prescindere se inizi o meno con una consonante uguale, oppure se la sillaba dopo abbia una o due consonanti nell’attacco: ciò che importa per stabilire la lunghezza vocalica del nucleo vocalico è la presenza della coda. L’attacco non porta a nulla, che ci siano consonanti o meno nell’attacco ciò non determina la lunghezza. Invece di “palla” potrei dire “alla”, invece di “pala” potrei dire “calma”, anche qui ho breve e lunga. L’attacco può essere 0,1 o anche due consonanti. Nello schema sovrastante, a sinistra la vocale tonica è sempre lunga, a destra la vocale tonica è sempre breve (fiala e pialla). In palla e pala abbiamo due posizioni della rima: una di sillaba, una riempita dalla consonante e l’altra dalla vocale. Quando la consonante non c’è e io devo mantenere comunque la lunghezza sillabica, allora si allunga la vocale per riempire anche lo spazio della consonante della coda che manca. Una sillaba tonica dev’essere pesante, il peso sillabico lo devo mantenere, quindi se ho due elementi nella rima della sillaba tonica allora va bene [prendendo parole con 0,2,1 nell’attacco, quest’ultimo è indifferente perché la vocale è sempre lunga ad esempio] Dunque io devo prevedere la lunghezza della vocale tonica, in base alla presenza o meno della coda, che prevede il costituente intermedio della rima. La lunghezza dipende solo ed esclusivamente dalla coda, proprio perché la rima prende DUE POSIZIONI: se la coda riempie una delle due, la vocale sarà breve (perché resta una posizione sola), altrimenti devo comunque mantenere la pesantezza della sillaba, quindi questa lunghezza, allora il nucleo si annulla e occupa anche la posizione della coda. Confrontando parole diverse, quando la sillaba tonica è chiusa (consonante in coda), il nucleo sarà breve, quando la sillaba è aperta, il nucleo si allunga per mantenere la pesantezza della sillaba e compensare la parte mancante. Perciò a sinistra, con sillaba tonica aperta a prescindere dalle consonanti dell’attacco e anche della sillaba che seguo, comunque fanno parte della lettera seguente, è importante solo sapere la coda. [ a….a ]

Ultimo passaggio: abbiamo detto che usiamo lo per le parole s + consonante o s + due consonanti, però non è l’unico caso in cui usiamo l’articolo lo (e il suo plurale gli), che non sono solo prerogative del maschile. Lo troviamo davanti a parole che iniziano per z, davanti alla nasale palatale (lo gnomo), alla fricativa palatale lo scemo, che non è s + consonante come schema. < Cos’hanno di particolare questi suoni? Vediamoli in mezzo alla parola: sōno, sŏnno, sŏgno. A me interessa come sempre la lunghezza della vocale tonica. Sono è lunga, sonno è breve, sogno è breve perché assomiglia a sonno. La brevità e la lunghezza

sono questioni di millesimi di secondo. Ciò mi fa capire che la nasale palatale ɲ è come se fossero quei

suoni sempre geminati, non è un caso che le scriviamo con due lettere. Che sia occlusiva velare o affricata palatale, non è questa la questione. È un suono unico come se fosse sempre doppio quindi in teoria in fonologia dovremmo scriverlo sempre soɲɲo però comunque per convenzione noi scriviamo con una ɲ, perché è un suono sempre doppio. Se è un sogno sempre doppio, mi spiega perché dico lo gnomo, quindi è come se avessi una geminata e dunque se dico “lo gnomo” so dividerlo come “loɲ-ɲᴐ-mo” con simbolo di nucleo vuoto sulla prima o ozzio-ozio, vizi-vizzi = anche affricate dentali sorde o sonore che siano, sono dei suoni intrinsecamente geminati. per dire “lo zio” = lots-tsi-o L’articolo “LO” quindi va con:

  • s + consonante
  • affricate dentali ts/dz
    • nasale palatale ɲ
    • fricativa palatale ʃ (sc)
      • liquida palatale λ (gl) in mezzo alla parola Sempre geminate, quindi se stanno all’inizio della parola ha bisogno del nucleo vuoto e di essere riempita. Nella risposta di una sillabazione tipo di gnomo - dire che si divide cosi perché la nasale palatale è un suono sempre geminato e siccome le geminate nella sillabazione si dividono e vanno una in una sillaba l’altra in un’altra, si deve scrivere così in sillabazione a causa del nucleo vuoto e quindi si aggiunge l’articolo per riempire.