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Linguistica, Fedriani e Ghezzi, Dispense di Glottologia

Contributo Fedriani, Ghezzi e Molinelli indecentemente ai mutamenti linguistici

Tipologia: Dispense

2018/2019
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Caricato il 09/08/2019

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Grammaticalizzazione e pragmaticalizzazione
di verbi tra periferia e prototipicità*
di Chiara Fedriani, Chiara Ghezzi, Piera Molinelli
0. Introduzione
In questo contributo ci proponiamo di confrontare dinamiche del mutamento
che hanno interessato una specifi ca fonte lessicale, quella dei verbi, in diversi
processi di grammaticalizzazione e pragmaticalizzazione in latino e in italiano,
privilegiando la prospettiva della diacronia lunga.
Con il termine pragmaticalizzazione ci riferiamo in questa sede alla
formazione di elementi che operano a livello del discorso e, appunto, della
pragmatica, differenziandosi dalla grammaticalizzazione che determina invece
lo sviluppo di elementi grammaticali (ad es. marche di caso, di tempo, di
aspetto; complementatori; marche di negazione). Questa distinzione trova un
fondamento non solo in base alle unità prodotte ma anche, e soprattutto, alle
caratteristiche dei meccanismi del mutamento linguistico che entrano in azione
(cfr. Erman/Kotsinas 1993; Aijmer 1997; Dostie 2004; Dresher/Frank-Job 2006;
Cuzzolin/Molinelli 2013). La differenziazione alla base dei due processi implica
una defi nizione dei livelli di analisi linguistica relativi alla pragmatica e alla
grammatica, insieme alla ridefi nizione dei criteri considerati rilevanti, essenziali
o opzionali per ciascun livello. Il livello della pragmatica è inteso qui in senso
ampio e si riferisce agli schemi di interazione in situazioni sociali e in sistemi
culturali; lo sviluppo di elementi funzionali in ambito pragmatico può dunque
essere defi nito “a process in which a full lexical item (noun, verb, adjective or
adverb) or grammatical item (coordinator, subordinator, etc.) changes category
and status and becomes a pragmatic item, that is, an item which is not fully
integrated into the syntactic structure of the utterance and which has a textual
or interpersonal meaning” (Dostie 2009: 203; si vedano Giacalone Ramat
2010 e Degand/Evers-Vermeul 2015 per panoramiche recenti). Il dominio
della grammatica, se considerato come un sistema di strutture obbligatorie e
paradigmatiche, che mostrano come nucleo comune prototipico un qualche tipo
* Il capitolo, concepito e discusso unitariamente, è stato scritto da Chiara Fedriani (§ 0 e 3),
Piera Molinelli (§ 1) e Chiara Ghezzi (§ 2).
Chiara Fedriani, Chiara Ghezzi & Piera Molinelli. 2018. Grammaticalizzazione e
pragmaticalizzazione di verbi tra periferia e prototipicità. In Marina Chini &
Pierluigi Cuzzolin Tipologia, acquisizione, grammaticalizzazione / Typology,
acquisition, grammaticalization studies. Milano, FrancoAngeli, 143-153.
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Grammaticalizzazione e pragmaticalizzazione

di verbi tra periferia e prototipicità *

di Chiara Fedriani , Chiara Ghezzi , Piera Molinelli

0. Introduzione

In questo contributo ci proponiamo di confrontare dinamiche del mutamento che hanno interessato una specifica fonte lessicale, quella dei verbi, in diversi processi di grammaticalizzazione e pragmaticalizzazione in latino e in italiano, privilegiando la prospettiva della diacronia lunga. Con il termine pragmaticalizzazione ci riferiamo in questa sede alla formazione di elementi che operano a livello del discorso e, appunto, della pragmatica, differenziandosi dalla grammaticalizzazione che determina invece lo sviluppo di elementi grammaticali (ad es. marche di caso, di tempo, di aspetto; complementatori; marche di negazione). Questa distinzione trova un fondamento non solo in base alle unità prodotte ma anche, e soprattutto, alle caratteristiche dei meccanismi del mutamento linguistico che entrano in azione (cfr. Erman/Kotsinas 1993; Aijmer 1997; Dostie 2004; Dresher/Frank-Job 2006; Cuzzolin/Molinelli 2013). La differenziazione alla base dei due processi implica una definizione dei livelli di analisi linguistica relativi alla pragmatica e alla grammatica, insieme alla ridefinizione dei criteri considerati rilevanti, essenziali o opzionali per ciascun livello. Il livello della pragmatica è inteso qui in senso ampio e si riferisce agli schemi di interazione in situazioni sociali e in sistemi culturali; lo sviluppo di elementi funzionali in ambito pragmatico può dunque essere definito “a process in which a full lexical item (noun, verb, adjective or adverb) or grammatical item (coordinator, subordinator, etc.) changes category and status and becomes a pragmatic item, that is, an item which is not fully integrated into the syntactic structure of the utterance and which has a textual or interpersonal meaning” (Dostie 2009: 203; si vedano Giacalone Ramat 2010 e Degand/Evers-Vermeul 2015 per panoramiche recenti). Il dominio della grammatica, se considerato come un sistema di strutture obbligatorie e paradigmatiche, che mostrano come nucleo comune prototipico un qualche tipo

  • Il capitolo, concepito e discusso unitariamente, è stato scritto da Chiara Fedriani (§ 0 e 3), Piera Molinelli (§ 1) e Chiara Ghezzi (§ 2).

di significato relazionale (Diewald 2011: 366), non include dunque il livello pragmatico. Si tratta in buona sintesi di sviluppi distinti, caratterizzati però da conver- genze e similarità: cercheremo in questa sede di illustrarne alcune discutendo processi di espansione funzionale di verbi in latino e italiano. Ci soffermeremo in particolare sulla loro collocazione nella periferia della predicazione, dunque sulla loro natura parentetica, che può essere all’origine di processi di gramma- ticalizzazione da verbi a preposizioni e che costituisce per converso l’esito di processi di pragmaticalizzazione. Vedremo inoltre come sia nei processi di gram- maticalizzazione che in quelli di pragmaticalizzazione la nozione di prototipicità possa giocare un ruolo di primo piano nel rendere conto della diffusione di un mutamento all’interno di una determinata categoria grammaticale o pragmatica. Ogni categoria linguistica, com’è noto, costituisce infatti un continuum con addensamenti focali: alcuni membri sono più centrali e prototipici perché condi- vidono tutte le proprietà morfologiche, distribuzionali e semantiche definitorie di quella categoria, mentre altri membri sono meno prototipici, e altri ancora gravi- tano verso la periferia ed esibiscono proprietà ascrivibili a più categorie. Nel pas- saggio dal centro alla periferia, dunque, l’appartenenza categoriale può diventare più dubbia: questo status ambiguo favorisce a volte l’innesco di processi di in- debolimento semantico e la perdita di proprietà (grammaticalizzazione) oppure di arricchimento pragmatico (pragmaticalizzazione). Nelle pagine che seguono cercheremo di mostrare come esista una relazione molto stretta tra la prototipici- tà di un elemento all’interno di una categoria e la sua stabilità diacronica, o, per converso, tra la sua marginalità e la sua instabilità. Gli elementi marginali di una categoria, infatti, risultano più vulnerabili al mutamento proprio in virtù della loro ambivalenza categoriale e, talvolta, funzionale, come ben evidenziato dalle parole di Daneš (1966: 12):

The system of language might thus be presented as space with an uneven density of elements, structured according to the principle ‘Centre-Periphery-Transition’ or as masses of centres with their fields of gravitation. […] As a universal of language development, may (sic) also rank the fact that peripheral phenomena are less stable than those belonging to the centre, which may result either in the total disappearance of the peripheral elements or in some modification enabling them to be shifted on to the centre.

Nell’ambito della sintassi, lo studio dei processi di grammaticalizzazione ha prodotto ipotesi, verificate su un numero cospicuo di esempi, relativamente al fatto che il mutamento si diffonde dalla periferia di una categoria verso gli ele- menti più prototipici (cfr. ad es. Company Company 2002). Per la pragmatica e per i fenomeni di pragmaticalizzazione simili ipotesi non sono ancora state verificate. Attraverso il confronto tra mutamenti che implicano la grammaticalizzazione (§ 1) e la pragmaticalizzazione (§ 2) di verbi intendiamo quindi verificare in che modo le nozioni di periferia e di prototipo si relazionino all’interno di diversi processi di espansione funzionale.

Lo sviluppo di eccetto ci permette dunque di fare le seguenti osservazioni. In questo caso, la periferia sintattica è un punto di partenza : abbiamo all’origine un participio assoluto che si è ‘sganciato’ rispetto alla predicazione, come costrutto parentetico. Parallelamente, si tratta di un elemento non prototipico : i participi si collocano ai margini della categoria del verbo e sono forme non prototipiche né come verbi né come aggettivi all’interno del continuum nominalità-verbalità (König/Kortmann 1991). Lo status di elemento collocato alla periferia sia sintat- tica che categoriale ha evidentemente facilitato l’innesco del processo di gram- maticalizzazione descritto, e questo va nella direzione delle tendenze enucleate da Company Company (2002: 203), che riportiamo:

In general, those entities with a low degree of categoriality, placed at the frontiers of the category, and exhibiting properties belonging to two or more categories, are prone to grammaticalize first. Category margins are vulnerable to linguistic change because they can have a double, and many times doubtful, categorial interpretation, a fact which creates permanent potential structural ambiguity.

2. Periferia e pragmaticalizzazione: segnali pragmatici derivati da verbi latini ( age, quaeso, amabo ) e italiani ( prego, guarda, dai, va’/vai )

In questo paragrafo considereremo il caso di verbi, ossia elementi con conte- nuto proposizionale, che attraverso un percorso di pragmaticalizzazione diven- tano elementi a contenuto procedurale, cioè elementi che servono a guidare i processi inferenziali delimitandone il contesto che, a sua volta, permette l’in- terpretazione del messaggio e la derivazione di implicature, deduzioni ed effetti contestuali (cfr. Carston 1998: 24; Wilson 2011). Chiamiamo tali espressioni che operano a livello della pragmatica segnali funzionali , ossia segnali, sia discorsivi che pragmatici, che costituiscono risorse strategiche comunemente usate dai par- lanti negli scambi comunicativi, e che hanno valore discorsivo e intersoggettivo e scopi interazionali ed espressivi. Al termine del processo di pragmaticalizzazio- ne, questi elementi risultano esterni al contenuto proposizionale dell’enunciato, e si collocano funzionalmente al confine tra testo e interazione. Si tratta dunque di forme dallo status incerto, relativamente ai tipi di espressioni che la categoria di segnali funzionali può includere, alle relazioni con altre categorie (connettivi, interiezioni, particelle modali, avverbi orientati al parlante, segnali discorsivi, segnali pragmatici: si veda Lewis 2011: 419-20), all’assenza di un modello in cui tali elementi possano essere messi in relazione con altre categorie linguistiche in maniera integrata, alle difficoltà nel definire le proprietà prototipiche (Company Company 2006: 100; Bazzanella 1995; Ghezzi/Molinelli 2014b: 122). Dal punto di vista strutturale, i segnali funzionali hanno scope variabile e sono sintatticamente opzionali, perché la loro presenza o assenza non altera il significato proposizionale né le condizioni di verità di un enunciato. Hanno inol- tre posizione variabile e spesso si collocano nella periferia, destra o sinistra: tale posizione può correlare con altre proprietà formali ed è rilevante nello sviluppo di specifiche funzioni pragmatiche (cfr. Beeching/Detges 2014).

A livello pragmatico, i segnali funzionali sono estremamente multifunzionali a livello sia paradigmatico che sintagmatico: un elemento può avere moltepli- ci significati semantici ‘potenziali’ che si attuano solo attraverso un’interazione dialogica tra risorse discorsivo-pragmatiche, i significati lessicali originari e i di- versi aspetti delle situazioni comunicative (cfr. Norén/Linell 2007 sulla nozione di ‘semantic potential’). Ciascun segnale ha dunque alcune funzioni pragmatiche ‘centrali’ prototipiche, ma può sviluppare altre funzioni ‘periferiche’ in dipen- denza dall’uso in contesti particolari. Pur trattandosi dunque di una categoria eterogenea dal punto di vista delle fonti lessicali, delle proprietà dei diversi elementi, delle funzioni veicolate, di- verse classi di verbi si pragmaticalizzano attraverso ricorrenti percorsi di espan- sione funzionale in lingue diverse. Per limitarci ad alcuni casi esemplificativi in latino e in italiano, possiamo citare l’esempio dei verbi performativi alla prima persona singolare, che tendono a generare segnali di cortesia: è il caso, ad esem- pio, di quaeso , rogo , amabo in latino (Molinelli 2008; Ghezzi/Molinelli 2014b):

(8) tu quaeso cogita (Cic., Att. 9, 17, 2) “ per favore , pensa” (9) ita rogo quam primum aliquit (denariorum) mi mitte “così per favore mandami un po’ di soldi appena puoi” (Tab. Vindol. II, 343, 14-15) (10) amabo , accurrite, ne se interemat (Plaut., Cist. 645) “ Per favore , accorrete, perché non si uccida”

Tra le lingue romanze, soltanto il rumeno mantiene la matrice latina con m ă rog (es. 11), mentre le altre lingue abbandonano le formule latine per rifunziona- lizzare altri verbi, come l’italiano prego (es. 12):

(11) Mă rog, dacă nu vă supăraţi aveţi apă (Livescu 2014: 91) “Per favore, se non vi dispiace avete dell’acqua?” (12) Prego si accomodi (LIP NA9)

Per citare un altro caso, verbi di moto alla seconda persona si pragmaticaliz- zano frequentemente come segnali fatici come l’imperativo latino age (es. 13) e l’italiano va’/vai (es. 14). In questo caso, la pragmaticalizzazione è innescata da un processo metaforico in cui il significato originario di procedere nello spazio viene reinterpretato come procedere nel fare qualcosa , in senso esortativo (Fe- driani/Ghezzi 2014).

(13) Age igitur intro abiteOrsù dunque, entrate’ (Plaut. Mil. 929) (14) Leggi un po’ questo e pensaci un po’, va’ (ItWac corpus)

Tra i molti altri percorsi che potremmo citare, ne riportiamo da ultimo uno mol- to frequente, ossia la pragmaticalizzazione di verbi di percezione come segnali allo- cutivi di richiamo, innescato da molteplici implicazioni metaforiche. Ad esempio, il me vide latino (es. 15) serve a mettere in risalto un’informazione sulla quale il

In quel che segue indagheremo molto brevemente lo sviluppo diacronico di questo segnale funzionale nell’ambito di uno specifico genere testuale, quello dei testi teatrali (Tabella 1).

Il segnale dai è omofono e omografo alla seconda persona dell’imperativo e dell’indicativo presente del verbo dare. Il verbo al presente è attestato nei testi considerati, sebbene con pochissime occorrenze (11, 4 e 13 nelle commedie del 1500, 1700 e 1900, rispettivamente), mentre il verbo all’imperativo è attestato solo una volta nelle commedie del 1900 (Grafico 1).

Nelle commedie non vi sono attestazioni del segnale dai , e ciò indica chia- ramente che il suo uso pragmatico costituisce uno sviluppo recente. Val la pena notare, però, che sono presenti altri segnali pragmatici con funzioni del tutto paragonabili, almeno per quanto riguarda le funzioni ingiuntive prototipiche del segnale contemporaneo dai, come ad esempio orsù e via/suvvia. Gli sviluppi di orsù e suvvia sono interessanti: suvvia sembra infatti prendere progressivamente piede a favore di orsù. L’esplorazione attraverso Ngram viewer dei testi disponibili su Google Books conferma la tendenza emersa all’interno delle commedie da noi analizzate (cfr. Grafico 2). Analizziamo dunque questi dati alla luce delle considerazioni precedente- mente fatte riguardo al ruolo della periferia e di un ideale gradiente di prototipi- cità categoriale. Nel caso di segnali funzionali quali quaeso e prego , age e va’ , vide e guarda , e come appena discusso a proposito di dai , la periferia sintattica costituisce piuttosto un esito : forme che inizialmente sono dotate di significato

Tab. 1 – Corpus diacronico (le frequenze sono state normalizzate per occorrenze per 1000000 di parole)

Secolo 1500 1700 1900

Tൾඌඍං ඍൾൺඍඋൺඅං Selezione di commedie Selezione Selezione di Aretino, Ariosto, Belo, di commedie di commedie Grazzini, Machiavelli, Bruno, di Goldoni di Giacosa, Svevo, Ruzante, Bibbiena Pirandello, De Filippo

Numero di parole 566,290 664,035 414,

Graf. 1 – Uso di dai nei testi teatrali









    

           

lessicale autonomo e integrazione morfosintattica si opacizzano semanticamen- te, perdono le proprietà di accordo, e si arricchiscono parallelamente a livello pragmatico, acquisendo valore procedurale. Per quanto riguarda la prototipicità delle fonti lessicali coinvolte, possiamo concludere che i verbi che si pragmati- calizzano sono semanticamente centrali per la categoria verbale di riferimento. Come abbiamo visto, processi di pragmaticalizzazione ricorrenti sembrano at- tingere al serbatoio lessicale di verbi basici dell’esperienza umana, ad esempio verbi di moto, di scambio, di percezione, e questa tendenza è osservabile a livello interlinguistico. La prototipicità va qui intesa come caratteristica che si esplica a livello dell’interazione, ove questi verbi sono frequentemente usati; inoltre, si pragmaticalizzano maggiormente verbi alla prima persona singolare e alla se- conda plurale, all’indicativo presente o all’imperativo: si tratta delle forme più salienti dal punto di vista del contesto interazionale e più frequenti a livello co- municativo perché usate per rivolgersi direttamente all’interlocutore.

3. Riflessioni conclusive

In queste riflessioni abbiamo posto a confronto dinamiche del mutamento tra periferia e prototipicità in due diversi tipi di espansione funzionale, gram- maticalizzazione e pragmaticalizzazione. Per quanto riguarda il primo, abbiamo discusso il passaggio da verbo a preposizione (via participio), che è avvenuto tramite un duplice percorso di decategorizzazione e ricategorizzazione. Processi di questo tipo sono presumibilmente innescati dalla natura stessa del costrutto in cui compare il participio, l’ablativo assoluto, che lo ‘sgancia’ dal resto della frase collocandolo alla periferia sintattica della una predicazione. Si tratta di un mu- tamento che si dipana nella diacronia lunga: la grammaticalizzazione di questi elementi non si esaurisce in latino, perché in italiano antico eccetto ha ancora il doppio statuto di converbo e di preposizione per poi perdere l’uso avverbiale in fasi successive. Al contrario, i verbi che assumono valore pragmatico in gene- re non subiscono decategorizzazione, ma si caratterizzano per un arricchimen- to pragmatico acquisendo funzioni di tipo procedurale; una volta fossilizzatisi

Graf. 2 – Distribuzione di suvvia e orsù su Ngram viewer

ne. Dall’altro, la prototipicità di verbi semanticamente basici e usati soprattutto alla prima e alla seconda persona, al presente indicativo e all’imperativo, dun- que ancorati a un hic et nunc contestualmente indicizzato, ne determina l’alta frequenza e quindi la routinizzazione nel contesto comunicativo, innescando un processo di pragmaticalizzazione.

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