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Appunti di Linguistica Generale, presi in classe e integrati con il manuale
Tipologia: Appunti
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La linguistica è lo studio scientifico della lingua, ovvero analizza gli aspetti di una lingua, e del linguaggio che è influenzato dall’osservatore, ovvero da chi comunica. Esistono 4 tipi di analisi: -fonetica-fonologia, che studia i suoni e il ruolo che essi hanno; -morfologia, come sono fatte le parole; -sintassi, come le parole si mettono insieme per formare delle frasi; -semantica, che studia il senso delle parole. Oltre a queste si potrebbe anche aggiungere e considerare la pragmatica che studia l’uso che si fa delle frasi. La linguistica storica: cerca di ricostruire la lingua madre da cui derivano tutti gli altri gruppi, per quanto ci riguarda essa è l’indoeuropeo. In Italia Panini fu il primo linguista mondiale che scrisse un trattato sul sanscrito (una lingua nordeuropea parlata in Oriente). Questa materia è applicata a molti ambiti, ad esempio i motori di ricerca come google si servono dei linguisti, per esempio per le traduzioni che via via sono sempre più perfezionate, o quando digitiamo o dettiamo dei messaggi sul telefono ci serviamo di strumenti di linguistica. Dunque la linguistica è una disciplina scientifica grazie alla quale si decodifica il linguaggio, capendo il funzionamento delle varie altre lingue, e facilitando, di conseguenza, il processo di apprendimento. Si colloca tra le scienze umane, ma in realtà si avvicina molto alle scienze dure che si basano sul metodo scientifico sperimentale. Anche la linguistica, infatti, si serve di questo metodo, ma nel suo caso la ripetizione dell’esperimento non è sempre certa poiché gli uomini parlando e comunicando continuamente ovviamente cambiano e si evolvono. Ferdinand de Saussure (‘400), il padre della linguistica operante a Ginevra, scrisse “La Guerre, je dit la guerre”, facendo comprendere come, se un parlante pronuncia a distanza di pochi secondi la stessa frase, essa non sarà uguale a prima, poiché cambierà l’intonazione, piuttosto che la pronuncia e cosí via. Le lingue verbali, così come le lingue dei segni, hanno una propria morfologia, hanno i cheremi (i corrispondenti della fonetica), e dunque si puó fare un’analisi di una lingua che è visivo-gestuale. L’errore è il motore che fa cambiare la lingua, è creativo, e più l’errore si usa, più questo diventa regola (il codice comune ci permette di comunicare).
Il linguista osserva il funzionamento del linguaggio che ha valore descrittivo e non prescrittivo (es. “piuttosto che”, si è iniziato ad usarlo con valore disgiuntivo, ma mano a mano che lo si usava nel parlato, ha subito un mutamento e si è iniziato ad usarlo con valore comparativo). Scegliere una lingua, un determinato linguaggio o una varietà, è una scelta consapevole che ci permette di esprimerci a livello sociale portando implicazioni sociali, costituendo un ponte con le diversità (ci permette di avvicinarci a una cultura), abbatte pregiudizi, costruisce un linguaggio politico comune e consapevole e fa sì che non esistano lingue di serie A o di serie B (difatti vengono privilegiati ed analizzati anche i dialetti, non ci sono differenze gerarchiche). La comunicazione è la produzione intenzionale di un messaggio di un parlante verso un interlocutore, dunque le lingue ci servono sì per comunicare, ma si può comunicare anche senza di esse, anche se sono sicuramente il mezzo più ricco e potente di cui servirsi. -i 6 Elementi della Comunicazione, Modello Roman Jacobson (linguista), di questi 6 due sono prevalenti in ogni tipo di comunicazione: 1- Emittente, colui che emette il messaggio. es. se prevale l’emittente, e mette in risalto il suo ruolo, allora il messaggio sarà emotivo; 2- Destinatario, colui a cui arriva il messaggio. es. se l’attenzione è posta sul destinatario, senza che ci si riferisca al canale, prevarrà la funzione conativa; 3- Contesto o Referente, ciò di cui parliamo. es. se dò un messaggio con informazioni sul referente o su un contesto specifico, che diventa di conseguenza il focus, prevarrà la funzione referenziale; 4- Messaggio, ciò che sto comunicando. es. se abbellisco il messaggio con linguaggio poetico, prevarrà la funzione poetica (le pubblicità); 5- Canale o Contatto, il mezzo attraverso cui passa il messaggio. es. se mi focalizzo sul canale o il contatto attraverso cui passa l’info, prevarrà la funzione fàtica; 6- Codice o Regole, ovvero la determinata varietà che utilizzo per esprimere il messaggio (codice morse ecc..). es. se l’attenzione è posta su quello che sto dicendo con il codice che sto usando, sto facendo una riflessione metalinguistica (parlo della lingua, con la lingua stessa).
Mentre il significante è l’unione dei foni, nel caso in cui la pronunci, o un’unione di grafemi nel caso in cui la si scriva. Due approcci alla materia:
-Arbitrarietà, non c’è nessun rapporto di necessità logica secondo cui il significante sia legato al significato; -Distanziamento, la lingua parla di cose che possono non essere presenti sul momento, o che possono addirittura non esserci più; -Produttività o Creatività Regolare, una lingua è in continua evoluzione, è sempre produttiva e pronta ad accettare nuovi neologismi o a disfarsi di altri (In modo creativo e pensato, e non fatto a caso); -Ricorsività, una regola è ricorsiva quando si può applicare più volte al risultato dell’applicazione precedente della regola stessa (le frasi relative, io posso aggiungerne all’infinito es. “La Fiera dell’est”- canzone); -Doppia Articolazione, ogni lingua ha due livelli in cui è articolata. L’unità di prima articolazione, ovvero la più piccola unità linguistica dotata di significato. es. Gatto—> due parti: “gatt-” che è il primo livello e mi indica di che cosa sto parlando; e “-o” che mi indica il genere e il numero di ciò di cui sto parlando. L’unità di seconda articolazione, ovvero le più piccole unità linguistiche dotate di valore distintivo e che mi permettono di distinguere una parola da un’altra. es. Gatto, è una parola composta da singoli elementi o fonemi “g-a-t-t- o”. -Combinatorietà, la lingua è fatta di morfemi e fonemi che si possono combinare tra di loro; -Linearità e Discretezza, dico o scrivo una parola seguendo una certa sequenza temporale e spaziale, e gli elementi di questa parola sono distinguibili individuandoli uno dopo l’altro; -Trasponibilità del Mezzo, una lingua la posso parlare e la posso anche scrivere; -Riflessività, (funzione metalinguistica), quando con la lingua parlo della lingua stessa (es. la parola “gatto” è composta da 4 fonemi); -Trasmissibilità per Tradizione, la lingua si trasmette da parlante a parlante; -Onnipotenza Semantica, con la lingua posso parlare di ogni cosa passata, presente, futura, esistente, non esistente, ipotetica, infinitamente grande o infinitamente piccola ecc. (plurifunzionalità). La Comunicazione Animale Gli animali hanno delle caratteristiche di linguaggi, la zoosemiotica è proprio lo studio dei modi di comunicazione, per simboli e per segni, propri di specie animali diverse dal genere umano.
Caratteristiche: -simbolica; -continua e multimodale, molto diversa dalla discretezza del linguaggio verbale, in quanto la distanza che abbiamo con l’interlocutore non è divisibile in unità più piccole e significative. Possiamo, dunque, avere più mezzi che interagiscono tra di loro per comunicare un messaggio:
attraverso cui si media il messaggio, che è un canale visivo e non quello uditivo. Primo Livello di Analisi Linguistica: Fonetica I foni, sono gli elementi presi in analisi. Ogni lingua ha almeno un supporto orale e dunque un’articolazione in foni, ma non è detto che esse abbiano un supporto scritto (un sistema di scrittura), per questo si parla di priorità dell’oralità sulla scrittura. Il linguaggio umano, viene sviluppato, perché l’uomo è dotato di un apparato fonatorio che permette di pronunciare foni. La fonazione, infatti, è resa possibile grazie ad una struttura del cervello e dalla posizione della laringe (anche detta “organo della fonazione”), tuttavia, quest’ultima, prima di tutto si è sviluppata per respirare e mangiare e solo in seconda battuta per comunicare. -Sistema Respiratorio: produzione del flusso d’aria; -Sistema Vibratorio: rappresentato dalle corde vocaliche (o pliche vocali), muscoli che avvicinandosi o allontanandosi, contraendosi o rilassandosi, danno modo di sonorizzare; -Sistema di Risonanza e Articolazione: tratto vocale sovralaringeo che amplifica o filtra il suono laringeo, dunque la voce umana; In particolare noi studiamo la fonetica articolatoria, in ogni caso possiamo anche in questo caso fare una distinzione tra: -fonetica acustica, che si occupa dei suoni linguistici dal punto di vista della consistenza fisica delle onde sonore dei suoni del linguaggio e di come esse si propagano nell’aria; -fonetica uditiva, che studia il modo in cui il nostro apparato uditivo recepisce e codifica i suoni (anatomia e fisica); -fonetica articolatoria, che studia e classifica i suoni in base al modo in cui vengono articolati dall’apparato fonatorio umano (differenza tra foni consonantici e vocalici). Questo tipo di fonetica si serve di: -apparato fonatorio, ovvero l’insieme delle strutture che l’uomo utilizza per parlare. Esso è formato da organi che, pur appartenendo primariamente agli apparati respiratorio e digerente, svolgono funzioni fonatorie (questa doppia funzione si chiama “Exaptation”); -organi di fonazione, mobili (pliche vocaliche, velo palatino o palato molle, lingua e labbra) e fissi (faringe, palato duro, denti, alveoli). Classificazione dei foni -luogo di articolazione; -modo di articolazione;
Nasale labiodentale : deve stare davanti alla fricativa labiodentale. es. [m con gamba lunga]= nasale labiodentale sonora (
Il fonema, è l’unità di base della fonologia ed è la più piccola unità linguistica dotata di valore distintivo (unità minima di seconda articolazione). -Qual’è la differenza tra fono e fonema? Ad esempio, la “r” tubolare e la “r” moscia sono due foni e sono due variazioni dello stesso fonema che è /r/ (in trascrizione fonologica). Due parole che sono uguali in tutto, a parte che per un singolo fonema che differisce nella stessa posizione, ma che può cambiare, sono dette “Coppia Minima”: es. cane e pane. Per capire se questo vale, e se quindi fono è anche fonema, devo fare la prova di commutazione. Allofonia Quando due foni non sono fonemi diversi, ma sono semplicemente una variante dello stesso fono, in questo modo si possono scambiare tra loro senza che si creino variazioni di significato nella parola. es. le nasali= [n con gamba lunga], [n], [m gamba lunga] sono tutte varianti dello stesso fonema /n/ e non sono dotate di valore distintivo. Prosodia e Fenomeni Soprasegmentali La prosodia è ciò che emetto quando produco foni. -Accento: mi permette di distinguere le parole. Alcune sillabe infatti presentano una salienza percettiva rispetto ad altre, e vengono pertanto dette accentate o tòniche. Questo effetto di salienza può essere ottenuto attraverso: -aumento di intensità—> lingue ad accento intensivo come l’italiano e le lingue romanze; -modulazione della frequenza fondamentale —> lingue con accento musicale come le lingue slave o lo svedese o come le lingue tonali come il cinese. Nelle lingue ad accento intensivo, parole di quattro o più sillabe, possono presentare, oltre all’accento principale, altri picchi di intensità, detti accenti secondari. L’accento può anche avere valore fonologico (es. in italiano). I fenomeni soprasegmentali, invece, sono qualcosa che pronuncio insieme ai foni. -Tono: altezza musicale relativa di pronuncia di una sillaba (es. in cinese); -Intonazione: altezza relativa di pronuncia di una sequenza di suoni. In italiano ha valore pragmatico e sintattico.
Fonosimbolismo e Pubblicità Il fonosimbolismo raggruppa i segni linguistici il cui significante denota in maniera più naturale (meno arbitraria) il suo significato e referente. Essi sono frequenti nel linguaggio poetico (difatti troviamo le figure retoriche del suono: allitterazione, assonanza, consonanza e rima), nella comunicazione pubblicitaria e nei fumetti. La voce al Lavoro Due tipi di voce: -Voce umana= speaker e giornalisti televisivi o radiofonici, podcast, attori; -Voce sintetizzata= annunci preregistrati, software di navigazione, domotica. La Morfologia La morfologia è lo studio della struttura interna delle parole, ovvero della loro forma. La parola è un’unità del linguaggio umano istintivamente presente alla consapevolezza dei parlanti, ma di difficile definizione. Saussure diceva che, nonostante la difficoltà che esiste nel poter dare una definizione concreta al termine “parola”, egli sostiene che essa è qualcosa di centrale all’interno del meccanismo della lingua. -Definizione di parola Sul piano linguistico, coinvolge almeno tre piani: -fonetico-fonologico= è la combinazione di suoni, o meglio, di fonemi; -semantico= è un elemento dotato di significato (grammaticale o lessicale); -morfosintattico= è un’unità suscettibile di uso grammaticale, cioè, un’unità che io posso mettere in posizioni svariate all’interno delle frasi e, a seconda della posizione in cui verrà messa, assumerà un significato. Ma può anche assumere definizioni che prescindono dal piano linguistico: -è ciò che è compreso tra due spazi bianchi (parola grafica). es. Ferro da Stiro, è una parola sola anche se ha più componenti; -può essere una sequenza di suoni organizzati attorno ad un unico accento primario. es. Clitici, ovvero quei nomi/pronomi che si attaccano al verbo precedente o successivo, formando una parola unica (enclitico mi
alternativa, ma che non ho fatto sono poste sull’asse paradigmatico (distinzione operata da Saussure). Ed è questo che mi permette di fare la flessione, delle scelte: consente, infatti di realizzare le forme flesse di un lessema attraverso l’applicazione di morfemi legati ad una base allo scopo di esprimere i valori delle categorie grammaticali richiesti obbligatoriamente dalla lingua. In Italiano, bisogna fare delle scelte per forza: l’imperfetto e il passato remoto, ad esempio, esprimono due cose successe nel passato ma in modalità differenti, diversamente dal tedesco che, invece, utilizza solo un tempo verbale per esprimere il passato. -Le classi lessicali Ogni lingua caratterizza i lessemi che hanno caratteristiche in comune, in classi di parole, queste si modificano a seconda delle categorie grammaticali (o morfosintattiche) che caratterizzano quella determinata classe di parole. I criteri di classificazione: -Significato (verbo=azione; aggettivo=qualità); -distribuzione (aggettivo= o prima del nome, o dopo di esso, in ogni caso lo modifica); -funzione (il nome, ad esempio, può avere la funzione di soggetto o di complemento oggetto in una frase); -forma (nome= maschile/femminile, singolare/plurale; verbo= tempo, persona, modo, numero); -Categorie Grammaticali Sono la manifestazione linguistica di alcune dimensioni cognitive fondamentali nell’esperienza umana (genere, numero, tempo, modo, ecc). Ma le lingue del mondo differiscono per il numero e il tipo di categorie grammaticali la cui espressione è resa obbligatoria dalla grammatica. Ogni idioma grammaticalizza alcune opzioni e non altre: le lingue aborigene, ad esempio, distinguono i nomi in base a se si riferiscono a qualcosa di animato o inanimato). Ogni lingua articola le categorie in modo peculiare: in alcune lingue oltre al maschile e al femminile, esiste anche il neutro. Ogni lingua combina e distribuisce le categorie selezionate sulle diverse classi di parola a modo proprio: in giapponese, ad esempio, abbiamo due diverse classi di aggettivi che si classificano in base al tempo. ESEMPIO ragazz+o = morfema lessicale + morfema grammaticale.
Di morfemi grammaticali ne abbiamo due tipi: -morfemi derivazionali; -morfemi flessivi o flessionali (che realizzano i valori delle categorie grammaticali, dandoci delle informazioni su di esse). Elenco delle categorie grammaticali: -genere = maschile, femminile e neutro (in tedesco: das mann, die mutter, das kind); -numero= in italiano il singolare e il plurale; in greco antico il singolare, il plurale e il duale; in tolomako (una lingua austronesiana) il singolare, il plurale, il duale e il triale; in hopi (una lingua uto-azteca) il paucale (che indica pochi oggetti); -persona= categoria più precisamente del verbo. Abbiamo un emittente (1a persona), un ricevente (2a persona sing e plu), una terza persona che può anche non essere presente, e un “noi” che comprende emittente e ricevente; -caso= mette in relazione la forma nominale con la funzione sintattica che la parola ricopre nella frase. In italiano abbiamo dei casi residuali nel sistema pronominale: io/me/mi, tu/te/ti. In latino invece abbiamo i vari casi delle declinazioni; -diatesi= esprime il rapporto in cui viene rappresentata l’azione o l’evento rispetto ai partecipanti, e in particolare rispetto al soggetto (attivo, passivo, eventualmente medio); -tempo= mette in relazione l’evento di cui l’enunciato parla con il momento in cui l’enunciato stesso viene proferito. L’opposizione temporale fondamentale nelle lingue del mondo è quella tra passato e non passato. Ad esempio, il giapponese fa distinzione tra presente e passato (il futuro si può esprimere ma non costituisce un tempo verbale); -modo= esprime l’atteggiamento del parlante verso ciò che sta dicendo; -aspetto= è una categoria che non si manifesta in modo evidente ma i cui valori possono essere ricondotti a due fenomeni diversi: la completezza dell’evento espresso dalla forma verbale (perfettivo e imperfettivo, indicano rispettivamente che l’azione è possibile che sia stata conclusa, o che, nell’altro caso, non sia stata completata); e l’aktionsart o azionalità verbale che codifica le varie fasi del verbo (i verbi indicano delle azioni nel loro significato, infatti possono essere stativi o non stativi). [Stativi= sapere; Non stativi= incoativi, durativi, risultativi, puntuali, frequentativi]; -definitezza= aggiunge il significato di “noto a chi parla”, e si manifesta negli articoli in particolare in italiano.
es. #can+i# = i morfi sono can+i, mentre il morfema è [animali, domestici, quadrupede..] (nb si usano sempre le parentesi Graffe). Il processo che mi permette di identificare i morfemi si chiama segmentazione, perché consiste nello scomporre in segmenti successivi la catena sintagmatica. es. #can+il+e#, #porc+il+e#, #ov+il+e#. -Classificare i Morfemi
-Formazione della Parola