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Analisi Grammaticale: Esercizi e Spiegazione - Prof. Pisaniello, Appunti di Linguistica Generale

Appunti lezioni LINGUISTICA GENERALE, Prof. Valerio Pisaniello

Tipologia: Appunti

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LINGUISTICA GENERALE
Prof. Valerio Pisaniello
01/10/19
Una definizione generale di che cos’è la linguistica sarebbe “Lo studio scientifico del
linguaggio umano”. In questa definizione ci sono 3 cose che necessitano di spiegazione:
1. Cosa significa linguistica come studio scientifico
Lo studio scientifico si basa sul metodo scientifico il quale è composto da:
-Formulazione di ipotesi generali che rendono conto di numerosi fatti particolari
-Formulazione di una legge generale che spieghi perché emergono certe forme e non
altre. La formulazione di quest’ipotesi deve effettuarsi in modo chiaro (ovvero con
terminologia tecnica che sia il meno ambigua possibile) e verificabile (ovvero che i
dati devono essere a disposizione di chiunque).
Il procedimento è induttivo in quanto si parte da dati concreti e si arriva a formulare
un’ipotesi generale.
2. Cos’è un linguaggio : Il linguaggio, oltre a quello umano, può essere quello dei media,
degli animali, dei fiori etc. Tutti questi tipi di linguaggio sono accumunati dal fatto di
essere dei sistemi di comunicazione che trasmettono cioè informazioni tra emittente
e ricevente. Ciascun linguaggio però veicola informazioni in modo diverso.
I principi alla base del linguaggio umano sono diversi da quelli del linguaggio animale.
Es: linguaggio delle api. Esse comunicano attraverso la “danza”, ovvero movimenti del
corpo e dell’addome che comunicano ad altre api dove si trova il giacimento di cibo.
Attraverso la velocità dei movimenti l’ape è in grado di comunicare con esattezza la
distanza del giacimento (più lento il movimento più è distante, più veloce più è vicino).
3. Che cos’è il linguaggio umano dello specifico : Ci interessa individuare le
caratteristiche che identificano il linguaggio umano che è quello di cui si occupa la
linguistica. Appare evidente che solo gli esseri umani hanno la capacità di acquisire il
linguaggio umano. Neanche le specie più vicine all’uomo (scimmie) possono farlo (se
non in maniera estremamente superficiale).
Grammatica normativa e linguistica descrittiva
La linguistica non coincide con la grammatica normativa. Il linguista non dice cos’è giusto e
cos’è sbagliato, questo è lavoro dei grammatici.
Ci sono strutture ben formate secondo un determinato sistema linguistico e il lavoro del
linguista è quello di descriverle e spiegarle riducendole a leggi generali. Bisogna quindi
ragionare in termini di “variazione”. Sono gli errori che fanno evolvere le lingue, essi infatti
vengono studiati dai linguisti perché hanno una spiegazione alla base.
Le caratteristiche del linguaggio umano
1. È discreto : ovvero distinto. Il linguaggio umano è composto da elementi che sono
distinti nettamente gli uni dagli altri e quindi hanno dei confini ben definiti. Per
esempio, i suoni [t] e [d] per quanto possano essere molto simili, sono nettamente
distinti alla percezione dell’ascoltatore. Questa proprietà della discretezza riguarda tutti
gli aspetti ed i livelli del sistema linguistico, non solo la fonetica ma anche la morfologia
(morfemi distinti) e molti altri. Abbiamo distinzione tra fonemi, morfemi, parole e frasi.
Questa discretezza non è proprietà dei linguaggi animali i quali sono tipicamente
continui, ovvero che non è presente una netta distinzione tra le unità.
2. Doppia articolazione : concetto formulato dal linguista Martinet nel 1960. Egli
sostiene che il linguaggio umano è articolato su due livelli il che significa che ogni
parola può essere scomposta a due livelli:
-Primo livello: la parola viene scomposta in unità minime che sono ancora portatrici
di significato e vengono definite “morfemi”.
Esempio: “Gatto” = Gatt- informazioni di tipo lessicale / -O veicola
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LINGUISTICA GENERALE

Prof. Valerio Pisaniello 01/10/ Una definizione generale di che cos’è la linguistica sarebbe “Lo studio scientifico del linguaggio umano ”. In questa definizione ci sono 3 cose che necessitano di spiegazione:

  1. Cosa significa linguistica come studio scientifico Lo studio scientifico si basa sul metodo scientifico il quale è composto da:
    • Formulazione di ipotesi generali che rendono conto di numerosi fatti particolari
    • Formulazione di una legge generale che spieghi perché emergono certe forme e non altre. La formulazione di quest’ipotesi deve effettuarsi in modo chiaro (ovvero con terminologia tecnica che sia il meno ambigua possibile) e verificabile (ovvero che i dati devono essere a disposizione di chiunque). Il procedimento è induttivo in quanto si parte da dati concreti e si arriva a formulare un’ipotesi generale.
  2. Cos’è un linguaggio : Il linguaggio , oltre a quello umano, può essere quello dei media, degli animali, dei fiori etc. Tutti questi tipi di linguaggio sono accumunati dal fatto di essere dei sistemi di comunicazione che trasmettono cioè informazioni tra emittente e ricevente. Ciascun linguaggio però veicola informazioni in modo diverso. I principi alla base del linguaggio umano sono diversi da quelli del linguaggio animale. Es: linguaggio delle api. Esse comunicano attraverso la “danza”, ovvero movimenti del corpo e dell’addome che comunicano ad altre api dove si trova il giacimento di cibo. Attraverso la velocità dei movimenti l’ape è in grado di comunicare con esattezza la distanza del giacimento (più lento il movimento più è distante, più veloce più è vicino).
  3. Che cos’è il linguaggio umano dello specifico : Ci interessa individuare le caratteristiche che identificano il linguaggio umano che è quello di cui si occupa la linguistica. Appare evidente che solo gli esseri umani hanno la capacità di acquisire il linguaggio umano. Neanche le specie più vicine all’uomo (scimmie) possono farlo (se non in maniera estremamente superficiale). Grammatica normativa e linguistica descrittiva La linguistica non coincide con la grammatica normativa. Il linguista non dice cos’è giusto e cos’è sbagliato, questo è lavoro dei grammatici. Ci sono strutture ben formate secondo un determinato sistema linguistico e il lavoro del linguista è quello di descriverle e spiegarle riducendole a leggi generali. Bisogna quindi ragionare in termini di “variazione”. Sono gli errori che fanno evolvere le lingue, essi infatti vengono studiati dai linguisti perché hanno una spiegazione alla base. Le caratteristiche del linguaggio umano
  4. È discreto : ovvero distinto. Il linguaggio umano è composto da elementi che sono distinti nettamente gli uni dagli altri e quindi hanno dei confini ben definiti. Per esempio, i suoni [t] e [d] per quanto possano essere molto simili, sono nettamente distinti alla percezione dell’ascoltatore. Questa proprietà della discretezza riguarda tutti gli aspetti ed i livelli del sistema linguistico, non solo la fonetica ma anche la morfologia (morfemi distinti) e molti altri. Abbiamo distinzione tra fonemi, morfemi, parole e frasi. Questa discretezza non è proprietà dei linguaggi animali i quali sono tipicamente continui , ovvero che non è presente una netta distinzione tra le unità.
  5. Doppia articolazione : concetto formulato dal linguista Martinet nel 1960. Egli sostiene che il linguaggio umano è articolato su due livelli il che significa che ogni parola può essere scomposta a due livelli:
  • Primo livello: la parola viene scomposta in unità minime che sono ancora portatrici di significato e vengono definite “ morfemi ”. Esempio: “Gatto” = Gatt-  dà informazioni di tipo lessicale / - O  veicola informazioni grammaticali
  • Secondo livello : una parola può essere ulteriormente scomposta in unità più piccole e minime che non sono dotate di alcun significato. Queste vengono definite “ fonemi ”. Esempio: “Gatto” = g-a-t-t-o. Queste unità hanno valore distintivo perché nel loro insieme danno significato alle parole. Il vantaggio della doppia articolazione del linguaggio umano è che con un ridotto numero di unità minime (circa 30) si possono formare tutte le parole  economicità della lingua.
  1. Ricorsività : è la possibilità di creare delle strutture con frasi sempre nuove inserendo un’altra frase in una frase data, in un processo virtualmente infinito. La ricorsività applica una regola in maniera pressoché infinita ed è una caratteristica assente nel linguaggio animale. Questa è una proprietà importante e non del tutto esclusiva del linguaggio umano in quanto è tipica anche del linguaggio informatico. La ricorsività non necessariamente può realizzarsi nelle diverse lingue, infatti una lingua amazzonica non è ricorsiva.
  2. Dipendenza dalla scrittura : è la caratteristica che distingue il linguaggio umano da quello informatico. In una frase le relazioni che ci sono tra le diverse parole non sono date dalla vicinanza che queste parole hanno tra di loro, cosa che invece succede nei linguaggi informatici. Nel linguaggio umano le relazioni tra parole possono anche essere a distanza perché c’è una struttura che rende inequivocabile il senso alla frase. Esempio: la donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito è Maria. Il linguaggio e le lingue Non in tutte le lingue esiste questa distinzione, in italiano si, in inglese e tedesco no.  Con linguaggio s’intente la capacità di ogni essere umano di sviluppare un sistema di comunicazione dotato delle caratteristiche di discretezza, doppia articolazione, ricorsività e dipendenza dalla scrittura. Fa riferimento alla facoltà del linguaggio.  La lingua invece è la forma specifica che questo sistema assume nelle diverse comunità; è la realizzazione della facoltà del linguaggio. Secondo Ruggero Bacone nel 1200 la grammatica è unica ed identica nella sostanza ma anche se varia accidentalmente. Ciò significa che le lingue differiscono tra di loro, ma entro limiti ben definiti del linguaggio umano. Questa posizione cambia tra Ottocento e Novecento quando la maggior parte dei linguisti credeva che le lingue potessero variare tra loro senza alcun limite e senza nessun universale che le accomunasse. Nella seconda metà del Novecento, diversi linguisti sono tornati ad una posizione più simile a quella di Bacone ovvero unicità del linguaggio e diversità delle lingue entro certi limiti. Le lingue si raggruppano in famiglie e per questo si possono individuare alcuni elementi comuni a tutte le lingue i quali vengono definiti universali linguistici. Ci sono però anche elementi che tra una lingua e l’altra differiscono, come per esempio ordine delle parole e morfologia. Ad oggi l’ipotesi prevalente è quella che le lingue siano diverse tra loro ma che tale variazione non sia illimitata, bensì abbia dei limiti ben definiti: gli universali. 03/10/ La lingua come sistema Una lingua è un sistema, ovvero un insieme di elementi interconnessi tra di loro, articolato su 4 livelli:
  3. Livello dei suoni, ovvero la fonologia
  4. Livello delle parole, ovvero la morfologia
  5. Livello delle frasi, ovvero la sintassi
  6. Livello dei significati, ovvero la semantica Ciascuno di questi livelli costituisce un insieme a sé stante e quindi si può dire che la lingua è un sistema di sistemi.

Per Noam Chimsky la distinzione tra livello astratto e concreto prende nome di competenza ed esecuzione:  Competenza : conoscenza che l’individuo ha della propria lingua  Esecuzione : livello concreto, realizzazione delle competenze. A differenza di Saussure, che riteneva la langue sociale e collettiva, per Chomsky essa è nella mente dell’individuo. Egli dice che la competenza è però largamente condivisa con gli altri, nonostante ciascuno possieda la propria. La comunicazione quindi è comunque garantita. Livelli di competenza del parlante Ciascun parlante possiede un vasto insieme di conoscenze linguistiche, per lo più inconsapevoli, che. Possono. Essere suddivise secondo i diversi livelli che costituiscono la lingua. Sul piano fonologico:  Il parlante riconosce i suoni della propria lingua e li distingue da suoni che invece non le appartengono;  distingue quali combinazioni di suoni sono corrette o meno, ad esempio sa che pane e mano sono combinazioni che corrispondono a parole, mentre altre non lo sono;  sa, ad esempio, che se una parola inizia per tre consonanti, necessariamente la prima è S (strano, sproposito...), una competenza generalmente inconsapevole;  sa dividere le parole in sillabe;  sa identificare la posizione dell’accento;  attua cambiamenti fonetici, ad esempio: amico > amici, [k] > [tʃ]. Sul piano della morfologia:  il parlante possiede le competenze per riconoscere delle parole della sua lingua da quelle straniere.  sa formare parole nuove e complesse a partire da parole semplici, tramite processi di derivazione e composizione, ad esempio: dente > dentista, capo + stazione = capostazione.  sa anche che le regole di composizione non si applicano con tutte le parole (stazionecapo), o che i suffissi/prefissi non si possono usare con tutte le parole (dis- onesto ma non dis-veloce). Sul piano sintattico :  il parlante sa formare frasi nuove. Egli conosce le parole e le regole di combinazione di esse, per cui se sente una frase nuova è in grado di capirla, nonostante non la abbia mai sentita prima o non impari frasi a memoria.  può anche capire quando una frase non è formata con una grammatica corretta. Sul piano semantico :  riconosce il significato delle parole e i loro sinonimi. Ma sanno anche che non esiste la sinonimia completa e sa riconoscere contesti d’uso: vecchio e anziano sono sinonimi, ma ad esempio, si dice “una casa vecchia”, non “una casa anziana” *.  sanno anche disambiguare frasi potenzialmente ambigue (svendita autunnale bambini). Tutte queste competenze fanno parte della grammatica dei parlanti , conoscenze immagazzinate nella mente che sono il prodotto tra fattori innati e esperienze nella comunità linguistica, anche a livello culturale (colori associati a eventi ecc.). 04/10/ Una lingua non realizza tutte le possibilità Una lingua, in quanto codice, è costituita da una serie di unità e di regole di combinazione di tali unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità, né a livello di unità né a livello di regole.

Per esempio, il repertorio di fonemi di una lingua non coincide con tutti i suoni che l’apparato fonatorio è in grado di produrre, ma ciascuna lingua seleziona quelli che ritiene pertinenti (per es., l’arabo ha solo tre vocali, [i, u, a], l’italiano non ha [θ], ecc.). Ciò vale anche nel caso delle], ecc.). Ciò vale anche nel caso delle regole di combinazione dei suoni: il tedesco, per esempio, ammette nessi consonantici impossibili in italiano, come in Arzt ‘medico’. Anche nel caso della morfologia , non tutte le possibilità sono realizzate: per esempio, nomi astratti di azione possono essere derivati da verbi mediante una serie di suffissi, quali - ata , - mento , - zione , - aggio , ecc. Tuttavia, questi non possono essere attaccati indifferentemente a tutti i verbi, ma ciascun verbo selezione uno o più suffissi:  regolare > regolamento , regolazione , non * regolaggio , ecc.  boicottare > boicottaggio , non* boicottamento , * boicottazione ,ecc.  mangiare > mangiata , non* mangiamento , * mangiazione ,ecc. Lo stesso vale per la sintassi, ovvero l’ordine delle parole: non tutte le combinazioni di parole sono ammesse:  Il buon primo capitolo  Il primo buon capitolo  *Il capitolo buono primo In sintesi, le combinazioni di suoni, parole o frasi sono potenzialmente infinite ma non sono tutte sono usate e considerate corrette in una lingua. Rapporti sintagmatici e rapporti paradigmatici (o associativi) Una delle dicotomie introdotte da Saussure nel Cours de linguistique générale oppone rapporti sintagmatici a rapporti associativi (o paradigmatici ). Ogni unità della lingua (fonema, morfema …) intrattiene rapporti sintagmatici con quelle vicine e rapporti paradigmatici con quelle assenti, che avrebbero potuto realizzarsi nello stesso punto. I rapporti sintagmatici si hanno tra unità co-presenti nella stessa frase: parole come ancora o anfora non vengono pronunciate separando un suono dall’altro, ma in un’unica emissione di fiato. In questo processo, i suoni si influenzano tra loro. La n di ancora è infatti diversa dalla n di anfora : la prima è influenzata dalla velare [k] che segue, la seconda dalla labiodentale [f]. Nel primo caso avremo dunque una nasale velare, ovvero che si adatta al suono che segue [ŋ], nel secondo caso invece, una nasale labiodentale [ɱ]. (Ŋ e ɱ sono realizzazione concrete diverse della stessa unità e non producono differenza di significato). I rapporti associativi o paradigmatici sono invece in absentia e si hanno tra elementi che possono comparire nel medesimo contesto ma non contemporaneamente! Per esempio: s_o … i suoni c,t,d,g hanno un rapporto paradigmatico perché possono comparire nello stesso contesto.  s t o( storia )  s c o( scontro )  s d o( sdoganare )  s g o( sgozzare ) Ma questi rapporti non riguardano solo i suoni, ma anche la morfologia : nel sintagma “ questo mio libro” gli aggettivi dimostrativo e possessivo si accordano con il nome. È un rapporto sintagmatico poiché gli elementi si influenzano a vicenda: tutto ciò che si riferisce al nome maschile singolare si accorda con esso. Stessa cosa funziona con nome e verbo; esso si concorda con il soggetto. Se dico invece “ il mio libro ”, “il” ha un rapporto sintagmatico con libro, ma un rapporto paradigmatico con “questo”, perché sono mutualmente esclusivi, o c’è l’uno o l’altro. Anche “libro” e “libri”, ad esempio, hanno rapporto paradigmatico.

  1. segnali (o indizi ): usati intenzionalmente e motivati naturalmente (per es. sbadiglio volontario = ‘mi annoio’, accendo una luce = ‘segnalo la mia presenza’);
  2. icone : intenzionali e motivati analogicamente, sono basati sulla similarità di forma o di struttura e riproducono l’oggetto designato (per es. carte geografiche, disegni, simboli impiegati sulle guide turistiche, alcuni cartelli e segnali stradali, ecc.). Sono segni che chiunque riesce ad interpretare anche solo guardandoli;
  3. simboli : sono intenzionali e non motivati, vale a dire che il rapporto tra espressione e contenuto è convenzionale e arbitrario (per es. colore nero = ‘lutto’, ma in altre culture il colore del lutto è il bianco; colomba/ramoscello di ulivo = pace, ecc.). I segni linguistici ( morfemi e parole) rientrano in questo gruppo. 08/10/ I segni linguistici Essi rientrano nei simboli quindi sono prodotti non intenzionalmente e non sono motivati. Essi valgono solo all’interno di una specifica cultura. Ogni segno linguistico secondo Saussure è costituito da due elementi (biplanare):
  4. il significante (l’espressione): è la forma fonica, come diceva Saussure “l’immagine acustica” di un segno linguistico.
  5. il significato (il contenuto): è l’immagine mentale, il concetto a cui quel segno si riferisce. Il significato di un segno non è l’oggetto in sé, non è l’oggetto a cui si riferisce ma è l’immagine mentale di tavolo. È qualcosa che sta nella mente. Ogni segno linguistico ha delle proprietà :  Distintività : ogni unità è distinta dalle altre.  Linearità : il segno linguistico si estende linearmente nel tempo e quindi c’è una successione precisa di elementi. Per esempio, non posso invertire l’ordine dei suoni nella parola “cane”. I suoni che compongono un segno linguistico hanno un ordine preciso e non può essere alterato. Se cambia l’ordine dei suoni, cambia il segno. È una caratteristica che possiedono solo i segni linguistici. Ad esempio, in un cartello stradale non importa cosa sia stato disegnato prima, viene preso nella sua interezza.  Arbitrarietà : (definizione slide). La relazione tra significante e significato è arbitraria, quindi il segno è arbitrario. Non esiste nessun motivo reale per cui una sequenza di suoni si riferisce ad un determinato oggetto. Non c’è un rapporto di somiglianza tra significante e significato. Ciò non significa però che un singolo parlante può decidere con che parola indicare un concetto o un oggetto, c’è una convenzione tra parlanti che costituisce il lessico di una lingua. Esempio: la parola cane non ricorda il cane in sé come animale. L’arbitrarietà fa si che lo stesso significato possa corrispondere a diversi significanti nelle varie lingue. Eccezione all’arbitrarietà del segno Queste eccezioni sono rappresentante per esempio dalle forme onomatopeiche che cercano di riprodurre i suoni (tintinnare, sussurrare, etc). Esiste quindi un rapporto “naturale tra il significante e la realtà che rappresenta (si tratta di elementi iconici). Anche in questo caso però esiste un’arbitrarietà parziale: infatti, le onomatopee variano da lingua a lingua. SLIDE

Arbitrarietà del significante e del significato Accanto a questa arbitrarietà “verticale” ne esiste una orizzontale che riguarda tanto il piano del significato quanto quelle del significante.  Sul piano del significante , abbiamo già detto che le lingue non sfruttano tutte le possibilità ma scelgono un repertorio di fonemi. Questa scelta è arbitraria  Sul piano del significato , ciò significa che ogni lingua “ritaglia la realtà” in maniera diversa. In italiano legno, legna e bosco sono tre concetti diversi e hanno tre significanti diversi. In inglese o francese non c’è distinzione tra questi concetti, e quindi hanno un solo mezzo di espressione (wood, bois). Le lingue perciò concettualizzano la realtà in maniera diversa (colori, nomi di parentela, etc.). Eccezioni di arbitrarietà solo le onomatopee, cercano di riprodurre suoni. Esiste un rapporto naturale quindi tra significante e significato. Il problema è che nonostante ci sia un rapporto iconico tra essi, c’è comunque un’arbitrarietà parziale, infatti in varie lingue ci sono onomatopee diverse. Altri processi iconici sono il raddoppiamento con marca di intensità (tin- tinnare, grande grande = grandissimo) o pluralità (in sumerico, dinghir = dio, dinghirdinghir = dei). Non tutte le lingue però se ne servono o se ne servono in maniere diverse. Le funzioni della lingua Jackobson parlava di codice e messaggio (astratto e concreto) e in un suo articolo teorizza le componenti necessarie perché ci sia comunicazione linguistica:

  1. Un parlante
  2. Un ascoltatore
  3. Un referente : elemento nella realtà extralinguistica e corrisponde a ciò di cui si parla.
  4. Un messaggio : cosa si dice del referente
  5. Un canale : mezzo attraverso cui avviene la comunicazione (aria, telefono, carta, etc.)
  6. Un codice : ovvero il sistema linguistico di riferimento che viene condiviso da parlante ed ascoltatore Ogni fattore coinvolto nel processo comunicativo ha poi una propria funzione specifica:  Al parlante corrisponde la funzione emotiva , che si realizza quando il parlante esprime stati d’animo, le proprie conoscenze, etc.  Al referente viene associata la funzione referenziale che è puramente informativa  Al messaggio viene associata la funzione poetica perché so realizza quando il messaggio viene costruito in modo che l’ascoltatore sia costretto a tornare sul messaggio per apprezzare il modo in cui è formulato. Quando parliamo, scegliamo le parole da utilizzare tra una gamma di sinonimi. Per come ne parla Jakobson, sembra che si riferisca al momento in cui il parlante compie determinate scelte stilistiche. Egli fa l’esempio di giochi di parole, per cui chi ascolta deve decifrare il motivo della scelta di certe parole piuttosto di altre. Una funzione che è usata specialmente dai poeti tramite l’utilizzo di figure retoriche. Usata per veicolare un’informazione in maniera particolare e specifica. C’è una funzione anche referenziale, ma quella poetica è prevalente. (Jakobson dice che ogni componente può avere più di una funzione ma una è prevalente).  Al canale viene associata la funzione fàtica che si realizza quando si vuole accertarsi che la comunicazione sia possibile ed efficace, che il canale sia aperto. Per esempio “ pronto? Mi senti? Hai capito ?”.

Un altro criterio è quello geografico : possiamo quindi raggruppare lingue europee, asiatiche ecc. Questa caratterizzazione però non è molto utile a livello linguistico. I criteri pertinenti dal punto di vista linguistico sono:  Classificazione genealogica , classifica le lingue in base alla loro origine e discendenza. Due lingue hanno lo stesso raggruppamento genealogico se derivano dalla stessa lingua madre (diversa dalla lingua materna, cioè la prima lingua di un parlante). Le lingue romanze o neolatine derivano dal latino. Insieme a questa, ci sono le germaniche ecc. fanno parte delle lingue indoeuropee. Indichiamo come famiglia l’unità genealogica massima, cioè l’ultima a cui possiamo risalire. I gruppi invece sono le unità genealogiche minori. I gruppi poi si articolano in sottogruppi e rami. L’italiano è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze, che fanno parte della famiglia indoeuropea.  Classificazione tipologica , classifica le lingue in base alla somiglianza nella struttura. Alcune lingue anche se non sono imparentate hanno sistemi sintattici, morfologici... simili o viceversa.  Classificazione areale , mira all’individuazione di lingue non imparentate tra di loro ma che si sono influenzate tra di loro a causa della loro vicinanza piuttosto che di tratti linguistici simili derivanti da una singola lingua madre. Un esempio è la lega linguistica balcanica. Comprende serbo-croato, neogreco, albanese, macedone, romeno, bulgaro. Presentano caratteristiche comuni: assenza dell’infinito, articolo posposto ecc. che non sono eredità comune, perché i genitori di queste lingue non le avevano. Una ha contagiato le altre. Le famiglie linguistiche La famiglia è l’unità genealogica massima, quelle di livello inferiore sono chiamati gruppi o classi, a loro volta differenziati in rami o sottogruppi. Come si ricostruiscono? Attraverso il metodo comparativo-ricostruttivo. Concetto di famiglia recente, scoperto nell’Ottocento. Ci si accorge che lingue geograficamente distanti hanno caratteristiche simili non solo a livello di lessico ma anche di morfologia. Viene riscoperto in questo periodo il sanscrito, e si nota che presenta strutture simili al latino, tedesco o greco. Metodo: si comparano le lingue e si notano strutture comuni, si ricostruiscono dei proto- elementi grazie a leggi generali di comparazione. Per confrontare due lingue si guarda la morfologia, il lessico è l’ultima cosa da osservare perché possono esserci prestiti linguistici.

  1. Famiglia indoeuropea. Va dalle indie all’Europa, e oltre.
  2. Famiglia afro-asiatica o camito-semitica. Nord africa e medio oriente. Comprende egiziano, arabo, ebraico, maltese, etiopico (babilonese/accadico lingua morte).
  3. Famiglia uralica o ugro-finnica. Finlandese, estone, ungherese.
  4. Famiglia sino-tibetana. Cinese e tibetano.
  5. Famiglia nigerkordofaniana. Lingue africa subsahariana. Lingue bantu, della quale fa parte lo swahili.
  6. Famiglia altaica. Turco, mongolo...
  7. Famiglia dravidica. India meridionale, lingue tra cui il Tavil.
  8. Famiglia austronesiana. Area tra Madagascar, Filippine, Indonesia, Micronesia, Nuova Zelanda, Hawaii. Famiglia molto vasta.
  1. Famiglia uto-azteca. Lingue native americane, o in centro America (nahuatl) E altre ancora Per alcune lingue non è stato finora possibile ricostruire una parentela; queste vengono chiamate lingue isolate dal punto di vista genealogico. Questo però non significa che non abbiano mai avuto parenti ma per le nostre conoscenze ad oggi non è possibile riconoscerne. Alcuni esempi di lingue isolate sono: basco , giapponese, coreano (lingue moderne). Anche il sumerico è ad oggi isolato, è la prima lingua mai attestata. Secondo alcuni studiosi, si possono individuare delle superfamiglie che comprendano le diverse famiglie linguistiche. Ad esempio, le lingue sino-tibetane, austro-asiatiche e austronesiane si possano raggruppare nella superfamiglia sino-austrica. Secondo Pedersen, le lingue indoeuropee, camito-semitiche e africane fanno parte della superfamiglia chiamata nostratica. Queste rimangono solo teorie, per lo più basate su corrispondenze nel lessico e nella grammatica. Le lingue indoeuropee E’ una famiglia linguistica ricostruita con un certo margine di verosimiglianza. Sono molte, attestate dal II millennio a.C. fino ad oggi. Ci sono molte lingue antiche attestate da documenti scritti, una condizione ideale per la ricostruzione. Molte delle altre famiglie possiedono come base di ricerca documenti scritti nell’epoca delle esplorazioni (dopo la scoperta dell’America), come nel caso del nahuatl. Molto più difficile quindi ricostruire con lingue delle quali non si conoscono fasi antiche. Alla famiglia indoeuropea si deve la nascita della linguistica, infatti nei primi decenni dell’ quando si riscopre il sanscrito , e si notano le somiglianze con latino, greco e germanico, iniziano i primi studi di questa disciplina. Le corrispondenze sistematiche nel lessico e nella morfologia, dimostravano che nonostante la loro distanza geografica, queste lingue erano imparentate. La tradizione tedesca (dove nasce la linguistica indoeuropea) chiama questa famiglia Indogermanisch. La famiglia indoeuropea comprende non solo lingue moderne ma anche lingue molto antiche ed è suddivisa in diversi gruppi e sottogruppi: 1. Gruppo indoiranico , suddiviso in indiano e iranico. Quelle attestate più nell’antichità e sopravvivono fino ad ora. Nel gruppo indiano , tra le lingue antiche, si ricorda il vedico (lingua dei veda, testo sacro dell’induismo, messi per iscritto nel II millennio a.C. ma già esistenti da prima) e il sanscrito (affine al vedico) e lingue medievali come pracriti , da cui derivano le lingue moderne hindi e urdu. In alcune zone si parla tuttora il sanscrito, che non ha subito alterazioni dato che è una lingua considerata sacra. Nel gruppo iranico , vi sono due rami: quello occidentale, che comprende l’ avestico (lingua degli Avesta, libro sacro dei zoroastriani) molto simile al vedico, nonostante il libro sacro sia stato scritto tardi rispetto alla sua nascita. Come i veda, si nota una stratificazione tra avestico più antico e più recente. È la lingua iranica più antica. Questo ramo comprende inoltre l’antico persiano (lingua dell’impero persiano VI-IV sec.) lingua iranica con le iscrizioni più antiche, incise su pietra. Prodotte nel VI secolo. A livello linguistico però è più antico l’avestico, nonostante la sua attestazione scritta sia venuta dopo quella del persiano. Le iscrizioni di quest’ultimo sono in cuneiforme. Vi sono anche testimonianze di persiano nelle opere greche (Erodoto) e nei testi in avestico. Il continuatore dell’antico persiano è il medio persiano , di epoca medievale. È attestato in forma scritta anche in libri (dinastia dei sasanidi). È fondamentale per la ricostruzione dell’antico persiano. Conoscendo le leggi fonetiche di ricostruzione tra le due lingue, possiamo anche ricostruire le forme antico persiane dalle medio persiane. Si sviluppa poi il persiano moderno , parlato attualmente in Iran. Queste tre lingue sono molto diverse, specialmente tra antico e medio persiano (cambiamento della costruzione dei verbi e dei nomi), mentre tra medio e moderno persiano non ci sono

miceneo (II millennio a.C.) che scompare nel 1200 a.C., scritto in una scrittura sillabica chiamata lineare b (scoperto nel 1951). Ora viene parlato il greco moderno (che ha lo stesso rapporto con quello antico come l’italiano con il latino).

  1. Gruppo italico. Diviso in italico orientale ( osco, umbro, sannita ) oggi estinte, parlate dalle popolazioni che si sono scontrate con i romani, di cui oggi abbiamo una documentazione scarsa e attestazioni in testi per lo più latini, e in italico occidentale ( falisco e latino ). Dal latino derivano le lingue romanze o neolatine. Unico gruppo di lingue moderne indoeuropee delle quali si individua un unico progenitore. Tra le lingue romanze troviamo portoghese, gallego, catalano, francese, provenzale, italiano, ladino, sardo, friulano e romeno.
  2. Gruppo germanico : è formato da 3 sottogruppi:
    • germanico orientale, di cui conosciamo solo il gotico , solo per una traduzione della Bibbia del IV sec. È la lingua più antica attestata tra quelle germaniche ma non corrisponde al protogermanico.
    • Germanico settentrionale, svedese, norvegese, danese, islandese e feroese (delle isole Faer Oer)
    • Germanico occidentale, ulteriormente diviso in due rami: anglo-frisone ( frisone e inglese ) e neerlando-tedesco ( neerlandese, tedesco, afrikaans e yiddish)
  3. Gruppo celtico : È suddiviso in gaelico di cui fa parte il celtico insulare (parlato in Irlanda e Scozia), e britannico, di cui fanno parte il gallese , parlato in Galles, il cornico (estinto) e bretone (Bretagna, Francia nord-occidentale). 17/10/ L’albero genealogico delle lingue europee Albero genealogico di Schleicher (1800 circa). Non è attualmente accattato perché è troppo rigido. Non si accetta la divisione in due rami slavo-germanico e ario-greco-italo-celtico. Ora si utilizzano schemi che mostrano anche una linea del tempo che quindi colloca anche le lingue antiche in maniera cronologica. Fonetica e fonologia L’apparato fonatorio umano, costituito da tutti quegli organi che entrano in funzione quando parliamo, può produrre moltissimi suoni, ma non tutti però sono unità distintive. Ogni lingua infatti prende in considerazione solo le proprie unità distintive; ogni lingua ha i propri fonemi e le proprie regole di combinazione tra essi. I fonemi sono le unità distintive (che distinguono significati) che ogni lingua sceglie tra le varie possibilità. Ciascuna lingua ha anche regole per la combinazione dei fonemi. Infatti, ogni parola è scomponibile in morfemi e poi ulteriormente in fonemi. I suoni poi si influenzano a vicenda e sono per questo regolati da rapporti sintagmatici. Vi sono vari tipi di fonetica :  La disciplina che si occupa della produzione dei suoni si chiama fonetica articolatoria. ( Questa è quella di cui noi ci occuperemo)  Quella acustica invece studia la natura fisica del suono e della sua propagazione.  Quella uditiva studia la ricezione del suono da parte dell’ascoltatore.

L’apparato fonatorio umano Gli organi che lo compongono non hanno come funzione primaria quella di produrre suoni ma sono coinvolti in altri processi del corpo umano come la digestione o la respirazione. Anche i polmoni infatti giocano un ruolo fondamentale nella creazione di suoni, ma non tutte le lingue utilizzano suoni polmonari. Tra le queste ci sono le lingue bantu, che utilizzano i click. Oppure ci sono lingue che usano un flusso d’aria non emesso ma inspirato. L’aria attraversa la laringe , la cui parte centrale si chiama glottide. Qui si trovano le corde vocali che attraverso le posizioni che assumono producono il suono. L’aria passa quindi alla faringe ed entra nella cavità orale e esce dalla bocca e/o dal naso. La lingua ha una radice, dorso e apice (punta). I suoi movimenti modificano il flusso d’aria. Vi sono inoltre il palato duro e il velo (o palato molle) che termina con l’ugola. Il velo palatino è un organo mobile. Si può trovare rilassato e permette di far passare l’aria sia alla cavità orale che nasale. Quando è in tensione blocca la fuoriuscita dalla cavità nasale. Altri organi sono gli alveoli, denti e le labbra. Classificazione dei suoni Ci si serve di tre parametri:

  1. Modo di articolazione, i vari assetti che gli organi assumono durante la produzione del suono.
  2. Luogo di articolazione , luogo alla cui altezza viene articolato il suono. Dove l’aria incontra un ostacolo.
  3. Sonorità , se le corde vocali vibrano durante il passaggio dell’aria si avrà un suono sonoro , se invece l’aria passa tra le corde senza vibrare il suono sarà sordo. I sistemi di scrittura utilizzati oggi sono spesso inadatti ad una rappresentazione precisa dei suoni. Ad esempio, nell’alfabeto italiano ci sono due tipi di E: “è” ed “é”, per distinguere tra una vocale chiusa e una aperta. Il ricorso agli accenti non avviene sempre, ma solo alla fine di parola o per distinguere tra due parole che hanno la stessa scrittura. Lo stesso vale con la O, ad esempio nella distinzione tra “ho” e “o” congiunzione. Il valore dell’H è puramente grafico. L’italiano usa C e G per rappresentare due suoni diversi, ad esempio cane e ciao , oppure gatto e gioco.

I modi di articolazione A seconda del modo di articolazione le consonanti dell’italiano si dividono in:  Occlusive : Interruzione del flusso d’aria, seguita da un’esplosione. Un’apertura improvvisa degli organi fonatori che generano un’esplosione e quindi il suono. Sono anche dette momentanee. [p] = occlusiva, bilabiale, sorda [b] = occlusiva, bilabiale, sonora [t] = occlusiva, dentale, sorda [d] = occlusiva, dentale, sonora [k] = occlusiva, velare, sorda [g] = occlusiva, velare, sonora  Fricative: Non c’è un’occlusione completa ma bensì si crea una fessura stretta da cui passa l’aria. Per questo si possono prolungare nel tempo a differenza delle occlusive. Sono anche dette continue. [f] = fricativa, labiodentale, sorda [v] = fricativa, labiodentale, sonora [s] = fricativa, alveolare, sorda [z] = fricativa, alveolare, sonora [ʃ] = fricativa, palato-alveolare, sorda ([ʒ] = fricativa, palato-alveolare, sonora: in prestiti come garage )  Affricate: Unione di due suoni, iniziano con un’articolazione occlusiva, ma dopo l’esplosione l’aria non esce liberamente ma da una fessura stretta, quindi con una articolazione fricativa. Sono formate da due suoni, quindi nell’IPA tradizionale non ci sono, vengono inserite nelle tabelle dell’italiano o dell’inglese per comodità. [ts] = affricata, alveolare, sorda [dz] = affricata, alveolare, sonora [tʃ] = affricata, palato-alveolare, sorda [ʤ] = affricata, palato-alveolare, sonora  Nasali: Il velo palatino è abbassato e consente il passaggio dell’aria attraverso la cavità nasale e orale. Suono ɲ, (gn), suono /m/, suono /n/. Allofoni: prima di una fricativa labiodentale, si utilizza una nasale labiodentale ([ɱ]), l’apparato si dispone per articolare il suono successivo, e poi viene anche utilizzata la nasale velare [ŋ] (davanti a suoni velari) [m] = nasale, bilabiale [ɱ] = nasale, labiodentale

[n] = nasale, alveolare [ɲ] = nasale, palatale [ŋ] = nasale, velare  Laterali: Il flusso d’aria passa ai lati della lingua ed essa si dispone contro i denti. In italiano i suoni laterali sono due, /l/ e /ʎ/ laterale palatale (gl) [l] = laterale, alveolare, sonora [ʎ] = laterale, palatale, sonora  Vibrante (o polivibrante): si realizzano mediante la vibrazione dell’apice della lingua o dell’ugola. In italiano si usa l’apice della lingua. [r] = polivibrante, alveolare  Approssimanti: Gli organi articolatori si avvicinano senza toccarsi. In italiano sono [j] “ieri” e [w] “uomo”. Uomo vs uva ad esempio. Uomo ha la /w/. Sono scritte come vocali ma sono consonanti. Sono anche dette semiconsonanti o semivocali. [j] = semiconsonante, palatale [w] = semiconsonante, velare 18/10/ I luoghi di articolazioneBilabiali , consonanti articolate all’altezza delle labbra.  Labiodentali , si forma una fessura tra il labbro e l’incisivo.  Dentali, la lingua tocca la parte interna degli incisivi.  Alveolari, lingua sugli alveoli dentali.  Palato-alveolari (o post-alveolari) , nello stesso punto delle alveolari, il dorso della lingua è più sollevato rispetto ad una alveolare.  Palatali , la lingua tocca con la punta il palato.  Velari , il flusso d’aria è bloccato dalla lingua a livello del velo palatino. La classificazione va sempre fatta in ordine: modo, luogo e sonorità. Problema tra /s/ e/z/: si discute riguardo il fatto che /z/ non abbia effettivamente valore distintivo in italiano. Non è un fonema ma bensì un fono, perché non distingue tra significati. Le vocali dell’italiano I parametri per classificare le vocali sono l’altezza della lingua, il suo avanzamento o arretramento e l’arrotondamento o meno delle labbra (nell’italiano riguarda solo le vocali posteriori). [i] alta, anteriore (opalatale), non arrotondata [e] medio-alta, anteriore (opalatale), non arrotondata [ɛ] medio-bassa, anteriore (opalatale), non arrotondata

 [u] e [w] sono rappresentati da u ( u va / u omo );  [n], [ɱ] e [ŋ] sono rappresentati da n ( a n dare / i n verno / a n golo ). In diversi casi, un singolo suono è rappresentato da due segni ( digramma ) o anche da tre segni ( trigramma ):  [ɲ] = gn ( le gn o [‘leɲ:o]);  [ʃ] = sc ( sc ena [‘ʃɛ:na]) o sci ( sci enza [‘ʃɛntsa]);  [ʎ] = gl ( e gl i [‘eʎ:i]) o gli ( a gli o [’aʎ:o]);  [k] = ch ( ch iesa [‘kjɛ:sa]);  [g] = gh ( gh iro [‘gi:ro]);  [tʃ] = ci ( ci ao [‘tʃa:o]);  [dʒ] = gi ( man gi are [man’dʒa:re]); 22/10/ Lo stesso suono [k] è rappresentato da due simboli diversi come (cuore/quando). Ci sono segni che non corrispondo ad alcun suono; per esempio il grafema (h) ha funzione ortografica di distinguere termini omofoni (es: anno / hanno). Ci sono segni che non corrispondono ad alcun suono:  h = Ø ( hanno [‘an:o], chiesa [‘kjɛ:sa], ghiro [‘gi:ro]);  i in sci , ci e gi ( scienza [‘ʃɛntsa], cielo [‘tʃɛ:lo], gioco [‘dʒɔ:ko]). Tutte le lingue presentano incongruenze nella rappresentazione dei suoni, per esempio in inglese:  gh può rappresentare [p] ( hiccou gh ) o [f] ( cou gh )  [k] può essere rappresentato da c ( c ar ) o k ( k it );  [s] può essere rappresentato da s ( s ing ) o c ( pea c e ); La trascrizione fonetica Essa serve a rappresentare in modo non ambiguo i suoni che costituiscono una parola. Si serve dell’alfabeto IPA e si scrive tra parentesi quadre []. Tra // va la trascrizione fonematica o fonologica (come in inglese) in cui si segnano solo le unità distintive (fonemi), tra [] va la trascrizione fonetica, con le realizzazioni concrete dei suoni (foni). Anche: /‘anke/ e [aŋke].

Ci sono suoni semplici o geminati (doppi) sia per vocali che per consonanti. Si possono indicare in due modi:

  1. Raddoppiando la consonante [tt, dd, pp, …].
  2. Facendo seguire la consonante semplice dai due punti [t:, d:, p:, …]. Nel caso delle affricate, Ci sono tre possibilità [tsts / tts / t:s] In italiano standard, in posizione intervocalica ci sono suoni sempre geminati (in posizione iniziale sono semplici): le affricate [ts] e [dz] (azione vs zona), la laterale palatale [ʎ] (coniglio), la nasale palatale [ɲ] e la fricativa palatoalveolare [ʃ]. In tutte le lingue ci sono più foni che fonemi, cioè più realizzazioni concrete che suoni a livello teorico che hanno valore distintivo. Una sillaba è un agglomerato di suoni organizzati intorno a un picco di intensità (nucleo). In italiano il nucleo è sempre una vocale. Queste vocali possono essere seguite da consonanti. Quando la sillaba è chiusa è seguita da due consonanti, la sillaba è chiusa. Al contrario, quando è seguita da una sola è aperta. Differenza tra canto (can-to, can è chiusa) e cane (ca- ne, ca è aperta). Le vocali lunghe si indicano mediante i due punti posti dopo il segno della vocale [a:, e:, …]. In italiano standard, sono lunghe tutte le vocali toniche in sillaba aperta : [‘re:mo], [‘ve:ro], [‘ka:ne], ma non in [‘kanto], [‘fɛsta], ecc. L’accento è sempre da inserire perché ha valore distintivo. Esso si indica con un apice [‘] inserito prima della sillaba accentata [‘ka:sa], [man’tɛl:o], [pe’rɔ], ecc. Sui monosillabi l’accento può non essere segnato. Non si segnano maiuscole [kar’lɔt:a], [a’mɛ:rika], ecc. o apostrofi l’amico [la’mi:ko]. Fonetica vs Fonologia FONETICA FONOLOGIA si occupa dell’aspetto fisico e concreto dei suoni si occupa della loro funzione linguistica studia i foni:  Essi sono tutti i suoni che l’apparato umano può produrre, e sono la realizzazione concreta dei fonemi.  Sono indicati tra parentesi quadre []. Studia i fonemi:  Essi sono le unità astratte , si collocano a livello del sistema linguistico (langue, codice, competenza) e hanno valore distintivo , cioè distinguono significati.  Sono indicati tra slash //. Ciascun fonema ha varie realizzazioni, ma non tutte hanno valore distintivo. Ad esempio, la lunghezza vocalica non è distintiva. Ad esempio, a livello del sistema c’è una sola /a/, mentre nella realtà ce ne sono due, [a:] e [a]. I foni sono maggiori dei fonemi, perché un fonema può avere più realizzazioni. Le regole di Trubeckoj Trubeckoj è un linguista che appartiene alla scuola di Praga. Una delle scuole nate dopo il Corso di Linguistica Generale. Vi partecipano linguisti e critici letterari cechi e russi, fondato nel 1926. Tra i linguisti che vi facevano parte c’era anche Jakobson. Si concentravano sull’aspetto funzionale del linguaggio. Egli determina tre leggi per determinare se un fono è anche un fonema: