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Linguistica generale
INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano Esistono diversi tipi di ‘linguaggi’(il linguaggio umano, il linguaggio degli animali, il linguaggio dei media, il linguaggio dei fiori), così definiti in quanto sistemi di comunicazione, che servono a trasmettere informazioni da un emittente a un ricevente. Si parla spesso a sproposito di linguaggi. Ci sono tanti tipi di linguaggi. Tutto ciò che comunica qualcosa è definito linguaggio. Lingua e linguaggio sono due cose distinte. Linguistica non è lo studio della grammatica delle lingue. È lo studio scientifico del linguaggio umano. Il linguaggio umano non ha come scopo la comunicazione. Non è fatto per comunicare. È pieno di frasi con diverse possibilità di interpretazione. È superfluo per una comunicazione efficace. Anche se si toglie la grammatica si riesce comunque a fare una comunicazione efficace. Sembra un modo di organizzazione del pensiero. La struttura di tutti questi linguaggi è diversa. Bisogna andare a capire i vari tipi di linguaggi. Se la funzione di tutti questi linguaggi è la stessa (la comunicazione), non lo è la loro struttura, cioè essi non sono costruiti in base agli stessi principi.
ESEMPIO : la danza delle api le api comunicano attraverso una danza. Questi elementi sono
movimenti circolari – riescono a comunicare la posizione esatta di un luogo e tramite la velocità la distanza del giacimento da raggiunge (più va veloce, più è vicino). Attraverso una particolare ‘danza’, l’ape bottinatrice è in grado di comunicare alle operaie l’esatta posizione di un giacimento di cibo: attraverso i movimenti dell’addome comunica la direzione in cui è presente il cibo, mentre attraverso la velocità dei movimenti comunica la sua distanza (più veloce = più vicino) IL LINGUAGGIO UMANO La struttura del linguaggio umano è altamente specifica e molto diversa da quella degli altri linguaggi ed è solamente della razza umana. Solo gli uomini possono utilizzare questo tipo di linguaggio. Anche tramite esperimenti per insegnare il linguaggio umano anche ad altre specie, si è sempre arrivato fino ad un certo livello senza mai superarlo (non c’è paragone tra un bambino che impara e un animale che impara) si rimane ad un livello molto basico. La lingua la possono imparare solo gli esseri umani. LA LINGUISTICA COME SCIENZA La linguistica in quanto studio scientifico del linguaggio umano, è fondata sul metodo scientifico, i cui principi sono:
- Formulazione di ipotesi generali in grado di rendere conto di numerosi fatti particolari oberare delle generalizzazioni
- Formulazione di tali ipotesi generali in modo chiaro (ossia mediante una precisa terminologia tecnica) e verificabile (vale a dire che le osservazioni fatte su determinati fenomeni devono essere ripetute da altri, ciò vuol dire che anche altre persone devono essere in grado di rifarlo e ottenere lo stesso risultato). Ogni parola ha un significato tecnico. Un madrelingua sa di principio come funzionano gli articoli (il, lo, l’), un linguista, invece, cerca di capire quale è la regola dietro l’utilizzo di queste tre diverse parole. In questo caso, è basato dalla combinazione di suoni. La distribuzione è complementare, dove si trova il non si trova lo. Il parlante
nativo ha queste conoscenze innate, un linguista deve spiegare queste regole. Se si vuole scrivere la grammatica di una lingua, bisogna avere una regola di base (per le lingue antiche e le lingue morte). Si parte dal particolare e si cerca di estrarre delle regole generali, con una terminologia non ambigua. Polisemia – quando una parola ha più significati. Ci sono dei termini tecnici che hanno significati diversi rispetto al linguaggio comune (linguaggio e lingua, in linguistica, hanno un significato molto più specifico rispetto al linguaggio comune). La classificabilità è fondamentale, le ipotesi che non poggiano su una base di dati, non sono ipotesi scientifiche. GRAMMATICA NORMATIVA E LINGUISTICA DESCRITTIVA Hanno due significati totalmente diversi:
- la grammatica dice quali forme sono corrette, quali sono consigliate e quali sconsigliate, quali da evitare
- la linguistica si occupa di osservare i fenomeni e spiegarli (anche se grammaticalmente scorretti, ma che sono utilizzati) interessano i dati reali, non la correttezza con cui si parla. Nessuno parla un unico prestamparo, però tutti ci riusciamo a capire in ogni caso. Al linguista interessa spiegare perché si arriva ad un determinato uso. Se è una distinzione che non spiega niente dal punto di vista linguistico, non serve a niente. Interessa spiegare il fenomeno che vede e stabilire una regola generale. Le lingue hanno un margine di variazione molto ampio. IL LINGUAGGIO UMANO E LE SUE CARATTERISTICHE PROPRIE Ci sono varie caratteristiche che distinguono il linguaggio umano da quello di altre specie animali:
- Essere discreto significa distinto, distintivo. Le unità composta dal linguaggio umano sono nettamente distinti uno dall’altro. Significa che hanno limiti ben definiti e sono pertanto chiaramente distinguibili gli uni dagli altri o Ogni lingua seleziona dei suoni che sono palesementi diversi per un nativo o Se durante la produzione di un suono le corde vibrano, il suono è voiced, mentre se le corde non vibrano è closivo. L’unica differenza è sonora: una è sorda e una è sonora. Per il parlante italiano due parole simili sono un suono distinto, perché le unità minime sono distinguibili e nettamente diverse. (es. tardo e dardo)
- Molti linguaggi animali sono continui: tra un punto e l’altro non c’è uno stacco netto, c’è una continuità (un’infinito numero di punti). La velocità è una cosa continua. le api, per esempio, sono in grado di comunicare tramite una ‘danza’ la direzione e la distanza di un giacimento di cibo. In particolare, la distanza è indicata dalla velocità dei movimenti, che è una dimensione non-discreta
- Doppia articolazione , , enunciata dal linguista André Martinet nel 1960. le parole le posso distinguere in due parole. o La parola gatto la posso scomporre in due pezzi, non ulteriormente, ancora dotato di significato (base: gatt- lo porta in tutte le parole che lo comprendono. Anche aggiungendo -o aggiungo un’informazione GRAMMATICALE, un significato puramente grammaticale che indica il numero). Ad un primo livello di articolazione gatto lo posso scomporre ad un primo livello di articolazione in due parti. Esprime delle categorie necessarie alla lingua per funzionare. Queste unità prendono il nome di morfemi. o Ad un secondo livello di articolazione, una parola la si può scomporre ad un livello minimo, non ulteriormente scompinibili, in cui non hanno nessun significato (fonemi) – unità minime con un valore distintivo. g-a-t-t-o /g/ /a/t:/o/ scomporre ad unità minime a valore distintivo. Un solo suono nella stessa posizione può cambiare completamente significato. Ad esempio se scambio [m] al posto di [g] ottengo matto, che ha un significato totalmente diverso da gatto.
Le lingue sono dei prodotti del linguaggio umano.
- Secondo Ruggero Bacone (1214-1292), «la grammatica è unica ed identica nella sostanza, anche se varia accidentalmente». Ciò significa che le lingue differiscono tra di loro, ma entro i limiti ben definiti del linguaggio umano. In altri termini, le lingue sono realizzazioni diverse di un unico linguaggio.
- Questa posizione entra presto in crisi e viene abbandonata del tutto tra Ottocento e Novecento, quando la maggior parte dei linguisti credeva che le lingue potessero differire tra loro senza alcun limite.
- Nella seconda metà del Novecento, diversi linguisti sono tornati ad una posizione più simile a quella di Bacone (unicità del linguaggio e diversità delle lingue entro certi limiti)
- Si possono effettivamente individuare alcuni elementi comuni a tutte le lingue (i cosiddetti universali linguistici), tra i quali vi sono certamente la ricorsività e la dipendenza della struttura.
- Molti altri elementi, invece, possono differire da lingua a lingua, per es. l’ordine delle parole.
- Ad oggi, dunque, l’ipotesi prevalente è che le lingue siano diverse, ma che tale variazione non sia illimitata, bensì abbia dei limiti ben definiti: esistono cioè degli universali, comuni a tutte le lingue, e delle proprietà variabili, che sono oggetto di studio della tipologia linguistica Varia accidentalmente significa che può assumere caratteristiche diverse in base a dettagli. Una volta si credeva che una lingua poteva differire in ogni caso. Le lingue possono variare, ma dentro i limiti realizzati dai linguisti. Ci sono quei 4 punti che non ammettano variazione, per tutto il resto si. Le lingue che hanno un determinato numero e ordine di costituenti (sov = soggetto oggetto verbo). Per i processi di mutamento linguistico ci sono essere dei cambiamenti ma solitamente l’ordine rimane lo stesso. – post-posizioni. Ci sono delle lingue antiche che mantengono le post-posizioni. Le lingue europee antiche c’è un’unica facoltà di linguaggio e poi ci sono delle variazione proposte dalla variazione del linguaggio. Alla base di tutte le lingue c’è la facoltà del linguaggio umano (detta regole generali) – ci sono dei campi che ci devono essere, per gli altri ci si può arrangiare. Quante unità discrete ci siano non è importante, basta che ci siano delle unità discrete. 30.09. La linguistica è uno strumento di organizzazione del pensiero. LA LINGUA COME SISTEMA La lingua è un sistema , ovvero un insieme di elementi che sono in qualche modo connessi tra di loro tramite delle regole di connessione. La lingua è un sistema articolato su più livelli.
- Livello dei suoni fonologia
- Livello delle parole morfologia
- Livello delle frasi sintassi
- Livello dei significati semantica Ciascuno di questi livelli costituisce un sistema, le cui unità dono tra di loro interdipendenti. Una lingua è pertanto un sistema di sistemi. PARLATO E SCRITTO Nella nostra cultura li pensiamo come la stessa cosa, per colpa della nostra grande produzione scritta. Non siamo abituati a pensare ad una lingua separando scritto e parlato. Ad oggi, la linguistica privilegia l’espressione orale. Non tutti le lingua hanno bisogno dei sistemi di scrittura, come ad esempio le lingue indiane d’America, i dialetti italiani. Ci sono lingue che hanno atteso secoli prima di essere
messe per iscritte. Non esistono lingue in cui non sia compreso il parlato. Parlare è un’attività naturale, scrivere ha bisogno di un insegnamento per imparare a scrivere la scrittura è secondaria. Al mondo ci sono molte più lingue che sistemi di scrittura. I sistemi di scrittura si possono estendere ed adattare anche ad altre lingue. L’alfabeto utilizzato da noi deriva dal latino, che ancora prima si è sviluppato dai sumeri e che ha finito per estendersi. Noi, ma anche altre popolazioni, utilizzano lo stesso alfabeto. Ci sono dei testi in siciliano ma scritti con i caratteri greci. Una lettera è un’unità minima dotata di significato, che può variare da sistema a sistema. Le lingue mutano nel corso del tempo. Questi mutamenti non sono per forza registrati dai sistemi di scrittura. I mutamenti del parlato sono molto più semplici e rapidi, mentre quelli della scrittura sono molto più lenti, perché ci sarebbe bisogno di un apposito atto ufficiale per cambiarlo. Il linguista ha accesso ad una lingua più antica. Ad esempio, in francese molte parole si scrivono diverse dalla pronuncia odierna, ma era la pronuncia di svariati anni fa. Per esempio, l’ortografia del francese non riflette la pronuncia attuale, ma conserva uno stadio di lingua più antico. D’altro canto, le lingue prevalentemente scritte sono meno soggette a cambiamenti. ASTRATTO E CONCRETO Nelle lingue ci sono due dimensioni, il livello astratto e quello concreto. Sul piano concreto, la vocale ‘a’ la posso realizzare in tanti modi diversi, articolandola differentemente (es: più lunga, più corta..). Per un nativo italiano, nonostante tutte le differenze riconosce la stessa parola. La situa è diversa, al cambiamento di una lettera ( mano meno ) che causa una differenza di significato. Ciò significa che ‘a’ e ‘e’ non sono la stessa cosa e possono causare una differenza di significato. Nella lingua degli aztechi, non c’era questa differenza, erano solo due realizzazioni astratte della stessa cosa. Ogni unità astratta può essere realizzata in modo diverso. Ad esempio, la pronuncia della r (r normale e r moscia) sono due pronuncie diverse della stessa unità – l’ascoltatore noterà la differenza ma non corrisponde una differenza di significato. LANGUE E PAROLE Questa distinzione viene codificata dal 1916 da vari linguisti. Viene pubblicato postumo il corso di linguistica generale di Ferdinand de Saussure, a cure dei suoi allievi Albert Sechehaye e Charles Bally, che hanno raccolto gli appunti delle lezioni di tre corsi tenuti da Saussure a Ginevra tra il 1906 e 1911. La migliore produzione di linguistica generale è quella italiana, tradotta poi successivamente in altre lingue. Saussure pone una serie di dicotomie: Sincronia e diacronia Rapporti associativi e sintagmatici Significante e significato Langue e parole Langue è il sistema linguistico e i sono anche le regole di funzionamento, dove le rapole possono unirsi per formare frasi. Troviamo tutto il sistema linguistico La parola è il piano di realizzazioni concrete. Vengono realizzate concretamente da morfemi Il sistema linguistico è un punto di riferimento. Se cambia sistema di riferimento la comunicazione è impossibile. Il sistemi di riferimento ci deve essere. Questo suo essere è per garantire la comunicazione. Quando comunichiamo, produciamo atti di parole, che sono esecuzioni individuali. Secondo Saussure, però, un individuo non possiede tutta la «lingua»: questa sta al di fuori degli individui, appartiene alla collettività, è sociale e astratta. Questa è la langue, costituita dall’insieme delle conoscenze mentali e delle regole che permettono di produrre messaggi in una certa lingua.
Sa poi che i composti non si possono formare a partire da due parole qualsiasi (es: *uomo cielo) è che l’ordine dei termini di un composto non può essere invertito liberamente (ES: *stazionecapo). Sul piano sintattico, i parlanti sono in grado di formare vari tipi di frasi e non hanno alcuna difficoltà a capire frasi nuove, pur non avendole mai sentite prima. Inoltre sono in grado di valutare la grammaticalità delle frasi. (lo vado a prendere - *lo penso di prendere Infine, sul piano semantico, i parlanti sanno riconoscere il significato di parole e frasi, riconoscono, per esempio i sinonimi, ma sanno anche la sinonimia completa non esiste e che due parole, per quanto simili nel significato non sono sempre intercambiabili (es: una vecchia casa *una casa anziana) Sono inoltre in grado di disambiguare automaticamente frasi potenzialmente ambigue (es: svendita autunnale bambini) Tutte queste competenze fanno parte della grammativa dei parlanti, cioè di quell’insieme di conoscenze immagazzinate nella sua mente. Tale grammatica è il prodotto dell’equilibrio tra fattori innati e esperienze acquistite all’interno di una comunità linguistica. 04/10/ Le competenze di tipo pragmatico sono quelle competenze che non intendono un significato letterale. UNA LINGUA NON REALIZZA TUTTE LE POSSIBILITÀ Ciascuna lingua selezione in maniera arbitraria un insieme ristretto di unità questo spiega la diversità delle lingue. Ogni lingua, in quanto codice, è costituita da una serie di unità e di regole di combinazione di tali unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità, né a livello di unità né a livello di regole. Il repertorio di fonemi di una lingua non corrisponde con quello di un’altra lingua. Una lingua ne seleziona alcune in base a cosa ritiene pertinente (es: l’arabo ha tre vocali.., mentre l’italiano ne ha 5). C’è una soluzione di lunghezza vocalica, ma ciò non altera il significato ad una persona nativa. Altre lingue hanno un archivio pù o meno lungo di vocali e consonanti. Ciò vale anche per le regole di combinazione dei suoni: il tedesco, per esempio, ammette nessi consonantici impossibili in italiano, come in Artz ‘medico’. Ogni lingua ha regole diverse che permette diverse possibilità di combinazione. Di tutte le possibilità di selezione, ogni lingua ne seleziona alcune. Ogni lingua può avere una composizione di sillabe diverse (in italiano ci possono essere sillabe aperte e sillabe chiuse). In italiano ci sono diversi suffissi, che permettono di derivare nomi astratti di azione da verbi mediante dei suffissi. Anche nel caso della morfologia, non tutte le possibilità sono realizzate: per esempio, nomi astratti di azione possono essere derivati da verbi mediante una serie di suffissi, quali -ata, -mento, - zione, -aggio, ecc. Tuttavia, questi non possono essere attaccati indifferentemente a tutti i verbi, ma ciascun verbo selezione uno o più suffissi:
- regolare > regolamento, regolazione, non *regolaggio, ecc.
- boicottare > boicottaggio, non *boicottamento, *boicottazione, ecc.
- mangiare > mangiata, non *mangiamento, *mangiazione, ecc. Lo stesso discorso vale per la sintassi: alcune parole si possono combinare per comporne altre, ma non tutti i casi sono fattibili
- Il buon primo capitolo
- Il primo buon capitolo
- *il capitolo buono primo Questo vale anche per la combinazione di sintagmi per comporre frasi.
SINTAGMATICO E PARADIGMATICO
Una delle dicotomie introdotte da Saussure nel Cours de linguistique générale oppone rapporti sintagmatici a rapporti associativi (o paradigmatici). Ogni unità della lingua intrattiene dei rapporti sintagmatici con unità vicine, e intrattiene dei rapporti associativi/paradigmatici con le unità che non sono presenti nello stesso contesto ma che avrebbero potuto realizzarsi nello stesso punto. I rapporti sintagmatici si hanno tra unità co-presenti: parole come ancora o anfora non vengono pronunciate separando un suono dall’altro, ma in un’unica emissione di fiato. In questo processo, i suoni si influenzano tra loro. La n di ancora è diversa dalla n di anfora: la prima è influenzata dall velare [k] che segue, la seconda della labiodentale [f]. nel primo caso avremo dunque una nasale velare, [ŋ], nel secondo, una nasale labiodentale [ɱ]. I rapporti associativi sono in assenza e si hanno tra elementi che possono comparire dal medesimo contesto (non contemporaneamente). Per esempio: s_o s t o (storia); s c o (scontro); s d o (sdoganare); s g o (sgozzare). I rapporti sintagmatici e paradigmatici non riguardano solo i suoni:
- Quest o mi o libr o
- Quest i mie i libr i
- I l mi o libr o
- Que l mi o libr o
- U n mi o libr o Tra la o di questo, la o di mio e la o di libro vi sono dei rapporti sintagmatici , mentre tra questo , il , quel e un vi sono dei rapporti paradigmatici (il mio questo libro). Anche questo tipo di rapporto è tipico per ogni tipo di lingua. Non ci può essere il questo mio libro (the my book). Per avere un rapporto sintagmatico ci devono essere almeno due unità. Si chiama paradigmatico perché è una serie di parole che è in relazione l’uno dall’altro. Le desinenze sono il rapporto paradigmatico. Consideriamo le diverse forme dell’imperfetto del verbo amare: amavo, amavi, amava, amavamo, amavate, amavano. Una parte è comune a tutte (amav-), mentre le desinenze cambiano: le desinenze si trovano tra di loro in rapporto paradigmatico: realizzarne una significa escludere tutte le altre SINCRONIA E DIACRONIA Sincronia e diacronia sono due tipi di prospettive in cui delle lingue possono essere studiate. Una tiene conto del tempo, l’altra no.
- Le lingue mutano nel corso del tempo, cambiano cioè in diacronia. La parte della linguistica che si occupa dello studio del mutamento è la linguistica storica (o glottologia).
- Le lingue però si possono studiare anche senza considerare il fattore tempo: si tratta di uno studio sincronico.
«Il legame che unisce il significante al significato è arbitrario, o ancora, poiché intendiamo con segno il totale risultante dall'associazione di un significante a un significato, possiamo dire più semplicemente: il segno linguistico è arbitrario. […] La parola arbitrarietà richiede anche un’osservazione. Essa non deve dare l'idea che il significante dipenda dalla libera scelta del soggetto parlante […] noi vogliamo dire che è immotivato, vale a dire arbitrario in rapporto al significato, col quale non ha nella realtà alcun aggancio naturale». (Saussure, CLG: 85-87) non c’è nessun rapporta tra significante e significato. Il fatto che una stringa di fonemi corrisponda ad un determinato concetto/immagine è totalmente arbitrario. È un legame tra espressione e contenuto che vale solo all’interno di una cerca lingua. Il rapporto arbitrario è un rapporto immotivato (=/ dal poter usare qualsiasi parola si voglia). Non c’è nessuna ragione per cui a un certo significante si debba associare un certo significato (per esempio, alla forma [cane] il significato ‘cane’): l’associazione tra significante e significato è del tutto arbitraria, cioè immotivata e convenzionale, tanto che, in altre lingue, lo stesso significato corrisponde a diversi significanti (dog, Hund, perro, inu, itzcuīntli, ecc.). 06/10/ ARBITRARIETÀ DEL SIGNIFICANTE E DEL SIGNIFICATO I significanti nelle diverse lingue non sono sempre uguali. Ogni lingua seleziona un gruppo di suoni che quella lingua può produrre – ciò rientra nel significante.
- Ma l’arbitrarietà non si esaurisce nel rapporto tra significante e significato. Accanto a questa arbitrarietà «verticale», esiste un’arbitrarietà «orizzontale» che riguarda tanto il piano del significante quanto quello del significato.
- Sul piano del significante, le diverse lingue del mondo hanno diversi repertori di fonemi (cioè di unità distintive): ciò significa che, tra tutti i suoni che possono essere prodotti dall’apparato fonatorio umano, ciascuna lingua ne seleziona arbitrariamente solo una parte. Il significato corrisponde a dei concetti. Sono il modo in cui mi riferisco alla realtà. Le lingue concettualizzano la realtà in modo differente. Ogni lingua corrisponde ad uno spazio della realtà. Italiano Legno Legna Bosco Inglese Woods Francese Bois Non tutte le lingue differenziano le stesse cose. Anche se determinate cose vengono chiamate allo stesso modo, ciò non vuol dire che un parlante nativo non capisca la differenza. Anche i colori cambiano da lingua a lingua. Ad esempio, il celeste non esiste in tutte le lingue. Ad esempio in italiano non si fa una differenza tra i nipoti, mentre in altre cambia in base a nipoti della zia e nipoti dello zio. Tutto ciò che riguarda la concettualizzazione dipende dalla lingua. È un concetto che si riflette sul significante. ECCEZIONE ALL’ARBITARIETÀ DEL SEGNO Ci sono nelle lingua una serie di segni linguistici che hanno una relazione analogica. Ad esempio, l’onomatopea riproduce nel significante il suono. lingue diverse hanno onomatopee diverse dello stesso suono. c’è un legame analogico ma ogni particolare appartiene alla scelta della lingua stessa. Un’eccezione all’arbitrarietà del segno è rappresentata dalle forme onomatopeiche, che cercano di riprodurre i suoni (tintinnare, sussurrare, ecc.). Esiste quindi, in questo caso, un rapporto «naturale» tra il significante e la realtà che rappresenta (si tratta di elementi iconici). Anche in questo caso, però, esiste un’arbitrarietà parziale: infatti, le onomatopee variano da lingua a lingua. Altri processi iconici sono: raddoppiamento come marca di intensità, pluralità, ecc Il raddoppiamento è usato dalle lingue per indicare varie cose. In alcune lingue è utilizzato per creare il plurale, nei verbi segna l’intensità di un’azione. C’è un certo grado di iconicità. Lo stesso meccanismo
però può significare cose diverse. È un processo iconico. Si può utilizzare la stessa strategia ma con funzioni diverse. LE FUNZIONI DELLA LINGUA Secondo Jakobson, le componenti necessarie per un atto di comunicazione, sono presenti sei fattori:
- Un parlante
- Un referente è rappresentato dalla realtà extralinguistica, a cui l’atto linguistico rimanda
- Un messaggio informazione prodotta dal parlante e ricevuta dall’ascoltatore
- Un canale come il messaggio passa da una parte all’altra (es: aria )
- Un codice sistema linguistico di riferimento (condiviso da parlante e ascoltatore)
- Un ascoltatore Ogni anno comunicativo corrisponde a una funzione, e una di esse è prevalente. A ciascuno di questi fattori, J. associa una funzione specifica:
- Parlante = funzione emotiva , quando il parlante dice qualcosa sul suo stato d’animo
- Referente = funzione referenziale , è una funzione puramente informativa (informazione su un certo referente)
- Messaggio = funzione poetica , è quando l’atto comunicativo gira intorno al messaggio, perché quest’ultimo è stato costruito in modo che non sia capibile a primo impatto. Pure l’ascoltatore deve tornare sul messaggio per capirlo. È un tipo di comunicazione incentrato sul messaggio, dove l’ascoltatore deve concentrarsi sul contenuto. È il modo in cui viene costruito il messaggio
- Canale = funzione fàtica , quando si vuole avere conferma che il canale sia aperto e si vuole conferma che la comunicazione funzioni
- Codice = funzione metalinguistica , si realizza ogni volta che io utilizzo un codice per parlare del codice stesso. Ad esempio durante una classe di grammatica, dove la maestra vuole spiegare, sta utilizzando il codice per parlare del codice stesso.
- Ascoltatore = funzione conitiva , si realizza come comando o esortazione rivolto all’ascoltatore Ogni testo, scritto o orale, può realizzare diverse funzioni, anche se di solito una prevale sulle altre, per esempio, un libro di grammatica realizza soprattutto la funzione metalinguistica, ma può realizzare anche quella conitiva o fàtica. ALCUNI PREGIUDIZI LINGUISTICI Le lingue evolvono dal semplice al complesso: secondo tale assunto, esistono lingue ‘ primitive ‘, con sistemi fonologici e sintattici estremamente semplici che poi evolvono in complesse dal punto di vista fonologico, morfologico e sintattico. In realtà tutte le lingue fino ad oggi attestate, anche quelle più antiche, mostrano una notevole complessità, in tutti i livelli di analisi. Inoltre, molto spesso l’evoluzione di una lingua porta a delle semplificazioni. Nel processo di mutamento dal latino all’italiano, c’è stata una perdita di complessità. Altre lingue invece, mutando, hanno acquistato un arricchimento in termini strutturali. Tutte le lingue sono strumenti perfettamente funzionali che hanno la loro .. Esistono le lingue logiche per eccellenza : secondo molti, il latino e il greco sarebbero lingue logiche. In realtà non esistono lingue illogiche! Ogni lingua ha la sua logica interna: sono tutte il prodotto della mente umana, possono essere apprese e tramandate. Il maschile e il femminile sono etichette, che non indicano maschio o femmina. Ogni lingua è diversa e ha le strutture che le servono per far sopravvivere quella lingua. Ogni lingua può essere imparata e tramandata.
LINGUA E DIALETTO
Alcuni pregiudizi riguardano il rapporto tra lingua e dialetto:
- I dialetti derivano dalle lingue
- La classificazione tipologica è indipende da quella genealogica: due lingue possono presentare caratteristiche morfologiche e sintattiche comuni ma appartenenti a due famiglie linguistiche diverse. Viceversa, due lingue imparentate sul piano genealogico possono essere tipologicamente diverse. Guarda le strutture, indipendentemente dai rapporti genealogici. CLASSIFICAZIONE REALE Il criterio areale mira all’individuazione di lingue genealogicametne non imparentate che hanno sviluppato caratteristiche comuni poiché sono parlate nella stessa area geografica. Ha a che fare con le aree linguistiche serie di lingue con le stesse strutture e si influenzavano da sole. Non è obbligatoriamente topologica, ma possono essere solo specifici tratti. Non è il frutto di una convergenza, ma è passato dalle leghe linguistiche. Il caso più estremo è quello della formazione di una lega linguistica, un caso ben documentato è quello della lega linguistica balcanica, che comprende serbo-croato, bulgaro, macedone, romeno, albanese, che comprende serbo-croato, bulgaro, macedone, rumeno, albanese, neo-greco e che presentano caratteristiche comuni, che si trovano in altre lingue con esse imparentate (per esemio l’assenza del verbo dell’infinito, l’articolo postposto... LE FAMIGLIE LINGUISTICHE Attraverso il metodo comparativo-ricostruttvo, è stato possibile raggruppare quasi tutte le lingue del mondo in famiglie mistiche:
- Famiglia indoeuropea (esponenti piuttosto antichi)
- Famiglia afro-asiatica (comprende egiziano, arabo, ebraico, etiopico) diffusa principalmente nell’Africa settentrionale e orientale e in tutto il Medio Oriente.
- Famiglia uralica (finlandese, estone, ungherese)
- Famiglia sino-tibetana (cinese, tibetano)
- Famiglia nigerkorkofaniana (swahili), comprende la maggior parte delle lingue parlate nell’Africa sub-sahariana, tra cui spiccano le lingue bantu, tra cui fa parte lo
- Famiglia altaica (turco e mongolo)
- Famiglia dravidica (tamil) comprende le lingue dell’India meridionale
- Famiglia austronesiana (isole dal madagascar alle isole del pacifico) comprese tutte le terre che si trovano in mezzo; dal malgascio fino alle lingue polinesiane.
- Famiglia uto-uzteca (in America centrale e settentrionale – nahuatl [azteco]) Ci sono molte altre famiglia oltre queste menzionate. Esistono lingue che sono isolate, sono quelle lingue delle quali non si conoscono parenti (basco, coreano, giapponese, sumerico). È molto rischioso costruire le super-famiglie. C’è chi sostiene che si può fare un gruppo ancora più grande. Si prende un studio in lingua indoeuropeo si crea poi una base rischioso. Molto spesso ciò non riesce a causare un consenso da parte degli studiosi, per mancanza di prove. Sono dei tentativi che mettono alla prova il metodo. Secondo alcuni studiosi, sarebbe inoltre possibile individuare dei raggruppamenti genealogici ancora più grandi delle famiglie; per esempio, è stato suggerito che le lingue sino-tibetane, quelle austro- asiatiche e quelle austronesiane facciano in realtà parte di un’unica famiglia, chiamata sinoaustrica. Secondo il linguista Holger Pedersen, le lingue indoeuropee, quelle camitosemitiche, quelle nigerkordofaniane e quelle uraliche farebbero parte di un’unica «superfamiglia», chiamata nostratica. Questa ipotesi ha oggi pochi sostenitori LE LINGUE INDOEUROPEE Nei primi anni dell’ottocento, si scopre che il sanscrito , un’antica lingua indiana, presenta molte carattestische in comune con lingue europee quali il latino, il greco e il tedesco: si tratta infatti di lingue
che, seppur lontane, sono senza dubbio geneticamente imparentate tra di loro. Per definire questa famiglia, intorno al 1830 viene coniato il termine indoeuropeo ( Indogermanisch in tedesco). All’interno della famiglia linguistica si possono distinguere diversi gruppi e sottogruppi.
- Gruppo indo-iranico, suddiviso nei due sottogruppi indiano e iranico: I. Tra le lingue indiane antiche ricordiamo il vedico (la lingua dei Veda, il testo sacro degli induisti, che risale alla fine del II millennio a.C., sebbene sia stato messo per iscritto molto più tardi) e il sanscrito , tra quelle medievali vi sono una serie di pracriti, dai quali derivano le lingue indiane moderne, lo hindi e l’urdu ; II. Le lingue iraniche (collocate in india e attuale iran). Le lingue iraniche sono ulteriormente suddivise in due rami: le lingue iraniche occidentali comprendono l’avestico (le lingue dell’Avesta, il libro sagro degli Zerostriani), l’antico persiano (Antico Achemenide – iscrizione sui muri), il medio persiano , il persiano moderno e il curdo. Tra quelle orientali ricordiamo l’afgano e il pashto
- Il gruppo tocario – è stato scoperto agli inizi del 900. Comprende due varietà distinte: Tocario A e Tocario B. Erano parlate nel I Millennio d.c nella Cina nord-occidentale. La documentazione tocaria contiene documenti soprattutto buddhisti, sancrito.
- Il gruppo anatoli è il penultimo gruppo ad esserci aggiunto. Viene decifrato nel 1915. Comprende una serie di lingue oggi tutte estinte, parlate nelle zone anatoliche. È una documentazione molto vasta. Comprende tutto tranne gli scontrini (di solito i primi ritrovamenti erano sullo scambio di gessi). Di solito scritti su tavolette d’argilla. Ci sono anche il palaico e luvio. Il Luvio compare in una documentazione in geroglifico. Nel primo millennio abbiamo anche altre lingue, il licio , il lidio e il cario. Sono presenti nell’alfabeto greco e sono indipendenti dall’alfabeto occidentale. Sono estinte.
- Il gruppo armeno , comprende solo la lingua armena , attestata a partire dal V s. d.C. è stato influenzato dalle lingue iraniche
- Il gruppo albanese , rappresentato dal solo albanese, diviso in due barietà: il tosco e il ghego 11/10/
- Il gruppo slavo, diviso in tre sottogruppi: I. Slavo orientale : russo, bielorusso, ucraino II. Slavo occidentale : polacco, ceco, slovacco III. Slavo meridionale : bulgaro, macedone, serbo-croato, sloveno
- Il gruppo baltico, comprendente lituano, lettone e tra le lingue estinte l’antico prussiano
- Il gruppo ellenico, rappresentato solo dal greco, le cui prime attestazioni risalgono già al II millennio a.C. (miceneo decifrato circa solamente 70 anni fa), e che continua nel greco antico (continua nel greco bizantino)
- Il gruppo italico diviso in: I. Italico orientale: osco, umbro e sannita oggi estinte, rimpiazzate dal latino II. Italico occidentale: fallisco (Tuscia meridionale, ca. VII-II s…) e il latino, dal quale derivano le lingue romanze e neo-latine. Tra le lingue romanze vi son: il portoghese, lo spagnolo, il gallego, il catalano, il francese, il provenzale, l’italiano, le lingue retoromanze, il sardom il friulano e il romeno
- Il gruppo germanico diviso in tre gruppi: I. Il germanico orientale, di cui conosciamo abbastanza bene solo il gotico (testimoniato da una traduzione della bibbia) II. Il germanico settentrionale (nordico) di cui fanno parte lo svedese, norvegese, danese, islandese, feroese è il gruppo più conservativo III. Il germanico occidentale, diviso in due ulteriore gruppi: i. Anglo-frisone (frisone e inglese) ii. Neerlando-tedesco (nederlandese, tedesco, afrikaans – varietà di olandese parlata dai coloni dello zimbawe
- Il gruppo celtico suddiviso in: I. Gaelico: irlandese e gaelico di Scozia II. Britannico: cimrico (o gallese, parlato nel Galles), cornico (Cornovaglia, Inghilterra sud- occidentale, oggi estinto) e bretone (bretagna…) L’ALBERO GENEALOGICO DELLE LINGUE INDOEUROPEE
Suoni orali =/ suoni nasali dipendono dalla posizione del velo palatino La posizione della lingua è molto importante, va a modificare il modo in cui esce l’aria. L’ugola è l’ultima parte del velo palatino. LA CLASSIFICAZIONE DEL SUONO Per classificarlo bisogna avere tre modi:
- Modo di articolazione tipo di assetto che gli organi fonatori assumono durante la produzione del suono. quando si articola un suono bilabiale /p/ si chiudono e poi si aprono improvvisamente, questo provoca il suono. nasale è un modo di articolazione, NON un luogo di articolazione. Le nasali in base al modo di articolazioni possono essere localizzate in posti diversi
- Luogo di articolazione il punto all’altezza del quale un suono viene articolato. Può essere a qualsiasi livello di organo.
- Sonorità se le corde vocali vibrano si avrà un suono sonoro, se non vibrano si avrà un suono sordo Ogni suono può essere classificato in base a questi tre parametri: /b/ = occlusiva, bilabbiale, sonora I diversi alfabeti sono diversi tra loro, anche se hanno lo stesso repertorio di lettere. Gli alfabeti differiscono tra loro, sono tutti fondati su conversioni che differiscono da lettera a lettera. A volte ci sono due suoni per la rappresentazione di una sola lettera. I singoli alfabeti usati per scrivere le diverse lingue differiscono tra loro e sono spesso inadatti alla rappresentazione precisa dei suoni. Per esempio, l’alfabeto usato per scrivere l’italiano non dispone di segni specifici per distinguere le vocali e e o aperte e chiuse (se non tramite l’accento acuto e grave), utilizza i segni c e g per rappresentare suoni diversi (casa ~ cento; gatto ~ gelo), ecc. Per ovviare a tali problemi e per disporre di uno standard internazionale è stato elaborato l’alfabeto fonetico internazionale ( IPA = International Phonetic Alphabet) Nella tabella – suoni polmonari:
- Gli spazi bianchi significa che ci sono dei suoni che si potrebbero articolare ma che non si conoscono lingue che realizzavano quel suono. è un suono articolabile
- Gli spazi grigi significa che è un suono impossibile da articolare-è inarticolabile Dove ci sono due simboli: a sinistra il suono è sordo, a destra il suono è sonoro Classificazione delle vocali:
SUONI VOCALICI:
In colonna l’altezza della lingua e cavità orale. La lingua alzandosi va a ridurre lo spazio nella cavità orale. Vocale alta o vocale chiusa è la stessa cosa L’altro parametro è la posizione della lingua: avanti o arretrata. Ci sono vocali anteriori (dietro), centrali, posteriori. Opposizione tra vocali velari e palatari. Il modo di articolazioni è l’apertura palatina. Le vocali sono tutte sonore. Le vocali possono essere arrotolate o non arrotolate (dipende dalla posizione delle labbra). I suoni si possono classificare in tre classi maggiori:
- Consonanti
- Vocali
- Semiconsonanti (o approssimanti) La distinzione principale è quella tra consonanti e vocali:
- nella produzione di una vocale, l’aria non incontra ostacoli. Inoltre le vocali sono sempre sonore. Diversamente, per produrre una consonante l’aria incontra un ostacolo di quale tipo (o un blocco momentaneo o un forte restringimento). Le consonanti possono essere siasonore che sorde.
- le semi consonanti sono articolate come delle vocali, ma non possono costituire il nucleo di una sillaba.
- Vocali, semiconsonati, liquide (vibranti o laterali) e nasali costituiscono la classe delle sonoranti, opposti agli altri suoni, chiamati ostruenti. Le sonoranti sono tutte sonore. 13/10/ LE CONSONANTI DELL’ITALIANO Sono le realizzazioni concrete dei fonemi.
[ɲ] = nasale, palatale [ŋ] = nasale, velare LATERALI (tutte sonore): [l] = laterale, alveolare [ʎ] = laterale, palatale VIBRANTI (tutte sonore): [r] = polivibrante, alveolar AFFRICATE: [ts] = affricata, alveolare, sorda [dz] = affricata, alveolare, sonora [tʃ] = affricata, palato- alveolare, sorda [ʤ] = affricata, palato- alveolare, sonora SEMICONSONANTI o APPROSSIMANTI (tutte sonore): [j] = semiconsonante, palatale [w] = semiconsonante, velare LE VOCALI DELL’ITALIANO I parametri per classificare le vocali sono l’altezza della lingua, il suo avanzamento o arretramento e l’arrotondamento o meno delle labbra. Le vocali posteriori sono sempre arrotondate, mentre le vocali anteriori e centrali no. Le vocali semi-aperte si trovano solo nelle sillabe toniche. Le vocali sono 7 in sillaba tonica, altrimenti cinque. Il sistema dell’italiano standard è eptavocalico in posizione tonica e pentavocalico in posizione atona ([ɛ] e [ɔ] non ricorrono mai in sillaba atona). In altre aree – per esempio in Sicilia – il vocalismo atono ha solo tre vocali. [i] alta, anteriore (o palatale), non arrotondata [e] medio-alta, anteriore (o palatale), non arrotondata [ɛ] medio-bassa, anteriore (o palatale), non arrotondata [a] bassa, centrale, non arrotondata [ɔ] medio-bassa, posteriore (o velare), arrotondata [o] medio-alta, posteriore (o velare), arrotondata [u] alta, posteriore (o velare), arrotondata COMBINAZIONI DI SUONI: NESSI CONSONANTICI Le consonanti possono combinarsi insieme e formare dei nessi consonantici.. Tali combinazioni non sono libere, ma sono soggette a restrizioni: per es. in italiano sono possibili nessi come [pr], [tr], [spr], ma non nessi come *[gʃ], *[fv], ecc…. Inoltre, alcuni nessi possono ricorrere solo in una determinata posizione: per es. [rp] è possibile solo in posizione interna (arpa, carpa, scarpa, ecc.), non in posizione iniziale. COMBINAZIOI DI SUONI: DITTONGO E IATO
Si definisce dittongo l’incontro in una medesima sillaba, l’incontro di una semi-vocale e una vocale. Ci sono due tipi di dittonghi:
- Ascendenti = approssimante + vocale tonina [es: j3E:ri] (j+V; w+V);
- Discendenti = vocale tonica + altra vocale (V+i; V+u) Quando due suoni fanno parte della stessa sillaba, abbiamo un dittongo. Nello iato le due vocali sono vicine ma appartengono a due vocali diverse. Due consonanti vicine si dividono e formano due sillabe diverse. In italiano esistono anche dei trittonghi: miei [‘mjɛi], tuoi [‘twɔi], ecc. [j] e [w] nei dittonghi ascendenti vengono solitamente chiamate semiconsonanti, mentre [i] e [u] nei dittonghi discendenti prendono il nome di semivocali Le combinazioni di due vocali appartenenti a sillabe diverse danno luogo a uno iato (maestro, mania [ma’nia], beato, ecc.) 18/10/ SUONI E GRAFIA Ciascuno di noi è in grado di leggere una parole italiana, anche se non la si conosce. Mentre se non si conoscono le convenzioni di una determinata lingua, non si è in grado di leggere le parole (es: se non si conoscono le convenzioni per la lettura delle parole tedesche, non si riescono a leggere). [ɔ] e [o] sono rappresentati dal simbolo o; [ɛ] e [e] sono rappresentati dal simbolo e; [s] e [z] sono rappresentati da s (sera / rosa); [ts] e [dz] sono rappresentati da z (razza / mezzo); [tʃ] e [k] sono rappresentati da c (cera / cara); [dʒ] e [g] sono rappresentati da g (gelo / gatto); [i] e [j] sono rappresentati da i (idea / ieri); [u] e [w] sono rappresentati da u (uva / uomo); [n], [ɱ] e [ŋ] sono rappresentati da n (andare / inverno / angolo). Una lettere può essere letta in più modi, e due suoni possono rappresentare lo stesso simbolo. Nel suono della lettera c, le due rappresentazioni sono molto diverse, hanno in comune solo il fatto di essere sonore. La prima lettera della parola uomo è ascendente. In diversi casi, ad un singolo suono è rappresentato da due segni (diagramma) o da anche tre segni (trigramma): il gruppo gn è rappresentato da ɲ. due lettere che corrispondono ad un unico >suono, [ɲ] = gn (legno [‘leɲ:o]); [ʃ] = sc (scena [‘ʃɛ:na]) o sci (scienza [‘ʃɛntsa]); [ʎ] = gl (egli [‘eʎ:i]) o gli (aglio [’aʎ:o]); [k] = ch (chiesa [‘kjɛ:sa]); [g] = gh (ghiro [‘gi:ro]);