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Sintesi esame di linguistica generale
Tipologia: Sintesi del corso
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Differenza tra linguaggio e lingua: il linguaggio è la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie che lo distinguono dagli altri sistemi di comunicazione, la lingua è una forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità, anche se questa è una definizione generica. Le idee filosofiche: Bacone R., nel 1200, dice che “La grammatica è univa nella sostanza, anche se varia accidentalmente.”, ovvero che le lingue sono ben differenti ma entro i limiti del linguaggio come capacità umana specifica. Questa posizione entra in crisi e viene abbandonata all’inizio del XX secolo, quando la maggior parte dei linguisti porta alla ribalta un'altra idea, quella che tutte le lingue fossero illimitatamente diverse tra loro all’origine. Solo nella seconda metà del XX secolo si è tornati ad un’ipotesi di stampo baconiano ma riformulata, che definisce le lingue tra loro differenti ma in modo limitato. Questo, aggiunto alla ricerca di elementi differenti, come l’ordine SVO, e di elementi comuni, come gli universali linguistici di ricorsività e dipendenza dalle strutture, ha portato ad una conclusione, ovvero che le lingue sono tra loro differenti ma in maniera limitata. Cosa sono Discretezza e Ricorsività: sono le due caratteristiche principali del linguaggio umano, che lo differenziano da quello animale. La prima indica la capacità di stilare dei fonemi singoli e discreti, separati tra loro, la seconda la capacità di formulare all’infinito, almeno in teoria, frasi partendo da altre frasi. Ad esempio, partendo dalla frase “Maria mangia la mela”, si può formulare la frase “Maria mangia la mela che Gianni le ha regalato”, e ancora “Maria mangia la mela che Gianni le ha regalato dopo averla comprata dal fruttivendolo”, e così di seguito. Discretezza e ricorsività sono capacità anche del linguaggio informatico, che però manca della dipendenza dalla struttura: nel linguaggio umano, infatti, le frasi non sono realizzate come semplice successione di parole bensì, molto spesso, la forma delle parole è data da elementi tra essi molto distanti. Il linguaggio umano, dunque, è definibile come struttura altamente specifica, poiché contiene caratteristiche proprie, diverse da quelle degli altri sistemi di comunicazione, ed è proprio della specie umana. Lingua: sistema articolato su più livelli, definiti livelli linguistici, ovvero quello dei suoni, detto Fonologia, quello delle parole, detto Morfologia, quello delle frasi, detto Sintassi, e quello dei significati, detto Semantica. La lingua può essere scritta ed orale, ma quest’ultima è quella privilegiata dalla linguistica perché:
Cosa dice Soussure: nel suo Corso di Linguistica Generale, Soussure struttura il discorso a proposito della linguistica in modo binario: langue si contrappone a parole, sincronia a diacronia, associativi a sintagmatici, significante a significato. Differenza tra Langue e Parole: un individuo che pronuncia la parola mano ha appena realizzato un atto di Parole. La parole è posseduta dagli uomini, ed è una esecuzione linguistica realizzata da un individuo, pertanto è Concreta ed Individuale. La parole appartiene all’insieme della Langue, che invece è un sistema preesistente e collettivo, considerato dunque Astratto e Sociale. Differenze tra Codice e Messaggio: Jakobson divide tra codice e messaggio. Il primo è l’insieme delle potenzialità sulla base di cui viene costruito un Messaggio, che invece risulta l’atto concreto. Esempio è il codice che contiene i suoni /e/, /p/, /a/, /n/, che forma il messaggio pane o il non messaggio epan. Differenze tra competenza ed esecuzione: secondo Chomsky, la prima è tutto ciò che l’individuo sa della propria lingua, la seconda tutto ciò che l’individuo fa della propria lingua. Questo comporta un’analogia tra Esecuzione e Parole ma una divergenza tra Competenza e Langue, in quanto quest’ultima è sociale, trascendendo così dall’individuo, laddove la prima è una competenza individuale. Competenza: insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante possiede. Competenza semantica: un parlante conosce i significati delle parole, conosce le relazioni di un significato tra le parole, se distinguere tipi diversi di ambiguità ecc. Competenza fonologica: un parlante riconosce suoni appartenenti o non appartenenti alla propria lingua. Sa dividere, modificare, accentare le parole ecc. Competenza morfologica: un parlante sa riconoscere le parole della propria lingua, formare parole complesse da parole semplici pur non applicando sempre la stessa regola, usare o meno suffissi valutativi a seconda del caso, applicare suffissi e prefissi alla stessa parola, formare composti ma con determinate parole. Competenza sintattica: un parlante sa costruire e capire un numero enorme di frasi nuove e lunghissime. Le conoscenze sintattiche possono essere sottili ed inconsapevoli. La grammatica dei parlanti è costruita da fattori innati, come dati linguistici primari, e conoscenze acquisite.
Pregiudizi linguistici: sono cinque i principali, ovvero: l’esistenza di lingue primitive (mentre tutte le lingue hanno sistemi fonologici complessi); l’esistenza di lingue logiche (vedi sopra); la superiorità della lingua ufficiale sul dialetto (il dialetto ha la stessa complessità linguistica di una lingua ufficiale); la bellezza o la bruttezza di una lingua (il giudizio è soggettivo; la facilità o la difficoltà di una lingua (vedi sopra). Indoeuropeo: la ricostruzione di una lingua comune si ebbe nel primo ottocento, quando il sanscrito venne accomunato per alcuni punti al latino ed al greco. Si capì dunque che doveva esserci una lingua sostrato dalla quale sarebbero derivate: le lingue indo iraniche, le armene, le baltiche, le tocarie, le albanesi, le elleniche, le italiche, le germaniche e le celtiche. Tipi di classificazione linguistica: abbiamo tre metodi di classificazione linguistica: il genealogico, nel quale due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento se hanno in comune la stessa lingua madre; il tipologico, nel quale due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento se hanno dei punti in comune; l’areale, nel quale due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento se hanno avuto dei contatti e si sono influenzate vicendevolmente. Come funziona la ricerca tipologica morfologica: anzitutto si cercano dei punti di contatto nella struttura delle parole. L’analisi morfologica racchiude quattro tipi di lingue: isolanti (prive di morfologia e con le relazioni dettate dall’ordine delle parole), agglutinanti (ogni parola può aggiungere un numero di affissi pari alle funzioni svolte), flessive (diverse relazioni grammaticali che espresse da un unico suffisso, diverse funzioni grammaticali indicate con la funzione della vocale tematica della parola), polisintetiche (con una sola parola esprimono tutte le relazioni espresse in una frase. Come funziona la ricerca tipologica sintattica: si cercano dei punti di contatto nella struttura delle frasi: l’uso di Pr o Po, la posizione del Genitivo (GN, NG), la posizione dell’aggettivo rispetto al nome (AN, NA), ordine SVO. Si sono classificati quattro tipi di lingue da questo punto di vista: una SVO/Pr/NG/NA, una VSO/Pr/NG/NA, una SOV, Po, GN, AN, una SOV, Po, GN, NA. Da questo si deduce che le famiglie di gruppo VO chiedono Preposizioni e Prenominali, l’ordine OV Posposizioni e Postnominali. La fonetica: come abbiamo precedentemente detto è la scienza che studia i suoni, e si divide in: acustica (natura fisica del suono e sua propagazione attraverso l’aria), uditiva (studio della ricezione del suono da parte dell’ascoltatore) ed articolatoria (disciplina che studia la produzione dei suoni). Il suono: è prodotto normalmente dall’aria emessa dai polmoni, la quale risale la trachea, attraversa la laringe, supera la faringe, giunge alla cavità orale e fuoriesce dalla bocca. La classificazione dei suoni: è triplice per quanto concerne modo di articolazione, punto di articolazione e sonorità ed anche per quanto concerne la divisione in vocali (l’aria non incontra ostacoli e la cavità orale è
massimamente aperta), consonanti (l’aria viene momentaneamente bloccata o fuoriesce da una piccola fessura) e semiconsonanti (articolate come delle vocali ma che non possono costituire sillaba a sé stante). Divisione dei suoni dell’Italiano: essi sono una trentina e divisi anzitutto per modo di articolazione: le fricative (f,v,s,z,ʃ), le occlusive (p,b,t,d,k,g), le nasali (m,n, ɱ,ɳ), laterali (l,λ), affricate (ts, dz, ʧ, ʤ), polivibranti (r) e semiconsonanti (w, j). La seconda divisione avviene per punto di articolazione: quindi avremo fricative labio dentali (f, v), alveolari (s, z) e palato alveolari (ʃ); occlusive bilabiali (p, b), dentali (t, d) e velari (k, g); nasali bilabiali (m), labiodentali (ɱ), alveolari (n), palatali (ɳ); laterali alveolari (l), palatali (λ); affricate alveolari (ts, dz), palato alveolari (ʧ, ʤ); polivibranti alveolari (r); semiconsonanti palatali (j), velari (w). I modi articolatori: le occlusive hanno un suono prodotto tramite l’occlusione momentanea dell’aria, cui segue una sorta di esplosione; le fricative fanno passare l’aria attraverso una stretta fessura producendo frizione; le affricate iniziano come un’occlusiva e terminano come una fricativa; le nasali fanno passare l’aria attraverso la cavità nasale per mezzo del velo palatino; le laterali hanno la lungua che si posiziona contro i denti e fa fuoriuscire l’aria dai lati; le vibranti producono suono tramite una vibrazione della lingua o dell’ugola; le approssimanti creano suoni tramite l’avvicinamento di organi articolatori: divengono consonanti se seguiti da vocale tonica. I punti articolatori: le bilabiali producono suono tramite l’occlusione di ambo le labbra; le labiodentali hanno un suono che attraversa una fessura formata appoggiando gli incisivi al labbro inferiore; le dentali hanno la parte anteriore della lingua che tocca l’interno degli incisivi; le alveolari la lamina che si avvicina agli alveoli; le palato alveolari la lamina che si avvicina agli alveoli con il corpo arcuato; le palatali la lingua che si avvicina al palato; le valari la lingua che tocca il velo palatino. Il sistema vocalico italiano consta di sette vocali riducibili ad un triangolo schematico: alte e chiuse (i/u); medio alte e semichiuse (e/o); medio basse e semiaperte (ɛ/ɔ), basse ed aperte (a). Ognuna di esse può essere anteriore e non arrotondata (i, e, ɛ), centrale e non arrotondata (a), posteriore ed arrotondata (u, o, ɔ). Incoerenze del sistema dell’italiano: un sistema linguistico è detto coerente quando ad un suono corrisponde uno ed un solo segno e viceversa. Le incoerenze dell’italiano sono ad esempio sul suono cuore/ quando (due simboli diversi per un suono, k), sera/rosa (due suoni diversi per un simbolo, s/z), legno (due simboli per un suono) e aglio (tre simboli per un suono). Ci sono anche simboli che non rappresentano un suono, come h, che ha la sola funzione di indicare la pronuncia velare di c e g, e la i che può essere solo grafica, una vocale alta anteriore o una semiconsonante palatale. I segni che indicano confine: il confine di sillaba si evidenzia con un punto (es. ge.mi.na.ta), quello di morfema con un + (es. veloce + mente), quello di parola con un # (es #rabbia#), la geminazione con : e l’accento con ´ es (´dop:jo). Differenze tra fonetica e fonologia: la fonetica studia l’aspetto fisico dei suoni, ed ha come unità minima il fono; la fonologia studia la funzione linguistica dei suoni, ed ha come unità minima il fonema. Obiettivi della fonologia: stabilire se a differenza di simbolo corrisponde differenza di significato; come i suoni si combinano insieme; come i suoni si modificano in combinazione. Distribuzione: ogni suono ha una propria distribuzione, ovvero dei tipi di contesti in cui può apparire. I foni: sono suoni o rumori del linguaggio articolato selezionati dalla lingua e segnati come [t] I fonemi: è un’unità astratta realizzabile in foni e segnata come /t/.
Armonia vocalica: le vocali entro un certo dominio si assimilano per un particolare o per più tratti. Diverso dalla precedente in quanto nella prima sono le postoniche ad influenzare le toniche, viceversa nella seconda. Dissimilazione: fenomeno inverso all’assimilazione (es. ebbene→embè). Liason: fenomeno tipico del francese (es. les amis si legge come un’unica parola). Raddoppiamento fotosintattico: fenomeno tipicamente dialettale (es. “Che ffai?” Romano) Regole Fonologiche che cambiano i tratti: es. conduco →conduci. k→ʧ/_____+{ei} Regole fonologiche che inseriscono segmenti: es. in Spagna→inispagna. 0→i/_____#sC Regole fonologiche che invertono i segmenti o metatesi: es piazza grande→giazza prande Regole fonologiche che cancellano la vocale se non è accentata: es golpe + ista →golpista; virtù + oso→virtuoso. V[- accento]→0/_____+V Sillaba: unità prosodica costituita da uno o più foni agglomerati intorno ad un picco d’intensita. La sillaba minima è costituita da una vocale, che può essere Nucleo Sillabico preceduto da attacco e saguito da coda, assieme alla quale forma la Rima. Identificata con σ, è aperta se termina con vocale, chiusa in caso contrario. Il nucleo può essere costituito anche da dittongo. Che la sillaba abbia struttura interna si può verificare solo con l’aplologia (cancellazione delle sillabe in composizione). Es. morfo + fonemico = morfonemico, ma esente + tasse = esentasse. Quindi si conclude che si cancella la sillaba finale di parola prima di una parola che è unita con una sillaba di attacco uguale. Fatti soprasegmentali, lunghezza: è la durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Può essere consonante o vocalica. Fatti soprasegmentali, tono: altezze differenti che in italiano non corrispondono però a variazione di significato, cosa che avviene nel cinese mandarino. Fatti soprasegmentali, intonazione: effetto percettivo di tipo melodico dato da picchi ed avvallamenti. Fatti soprasegmentali, accento: in italiano non è prevedibile su base fonologica, è contrastivo a differenza di lingue come l’ungherese ed il francese ove cade sempre sulla prima e sull’ultima. Morfologia: studio della parole e delle varie forme che essa può assumere. Deve tener conto di tutte le conoscenze che un parlante ha della propria lingua. Forme della parola: semplici, complesse, derivate e composte. Parola: nozione del linguaggio umano istintivamente presente alla consapevolezza dei parlanti. Non si è riuscita a dare una definizio ne se non quella di “ciò che è compreso tra due spazi bianchi”, o ancora meglio una “Unità al cui interno non si può inserire altro materiale linguistico”. Lemma: altrimenti definito forma di citazione, è la forma nella quale la parola si trova sul dizionario. Ad esempio i verbi in italiano si trovano all’infinito, i nomi al singolare maschile o femminile, gli aggettivi al maschile singolare, ecc. Lemmatizzazione: il passaggio da forme flesse a lemmi (es. amerò→amare). Parti del discorso: riconoscibili grazie a criteri distribuzionali, sono divise in categorie lessicali, e sono: congiunzione, nome, verbo, aggettivo, articolo, interiezione, pronome, preposizione ed avverbio. Le classi
sono aperte (possibile l’aggiunta di nuovi elementi) o chiuse (impossibile l’aggiunta di nuovi elementi) e le parti sono variabili (nome, verbo, aggettivo, pronome) od invariabili (articolo, interiezione, congiunzione, avverbio, preposizione. Proprietà di sottocategorizzazione: se si considerano nomi con differenti proprietà di sottocategorizzazione, si constaterà che ognuno può comparire unitamente a certi suffissi ma non a tutti. Importante la divisione tra transitivi ed intransitivi. Morfema: più piccola parte di una lingua dotata di significato. Ad esempio, libri è composto da libr + i che sono due morfemi. Morfema lessicale: forma con significato sciolto dal contesto. Ad esempio, il morfema “donna” ha un significato svincolato dal tipo di contesto in cui esso opera. Morfema grammaticale: forma che svolge funzioni grammaticali, pertanto da utilizzare in un certo contesto. Ad esempio, la preposizione “di” deve essere contestualizzata. Morfemi liberi: possono ricorrere soli in una frase. Morfemi legati: non possono ricorrere soli in una frase. Parola monomorfemica: base dell’inglese, è una parola tutto ciò che resta se si tolgono i morfemi flessivi. Parola biformefica: morfema base dell’italiano, ad esempio libro è morf. Libr + morf. i. Parola trimorfemiche ed oltre: vengono definite complesse, come le composte. Allomorfi: alla pari degli allofoni, sono morfemi che sono complementari tra loro, come “i” e “gli”, usati entrambi per i plurari maschili ma in circostanze diverse. Mentre però gli allofoni non hanno rapporto biunivoco (ad esempio, nell’ingelse [s], [z], [iz] del plurale), gli allomorfi hanno distribuzione complementare. Derivazione: tra i processi morfologici più comuni, è quello che comprende l’uso degli affissi. Prefissazione: derivazione con un prefisso a sinistra della parola (es. cum + patior →lat. Compatire) Suffissazione: derivazione con un suffisso a destra della parola (es. male + mente →malamente) Infissazione: derivazione con un infisso nel mezzo della parola (inesistente in italiano) Composizione: creazione di parole nuove a partire da parole esistenti (es. capo + stazione →Capostazione) Flessione: aggiunta alla parola di base di informazioni come modo, tempo, genere, numero, caso, diatesi. (es. libr + i / libr + o→libri /libro) Parole semplici: sono quelle date, e sono derivate ma non composte. Parole complesse: sono quelle formate, e sono derivate e/o composte. Parola complessa: prefissata (1 o + volte) Parola complessa: suffissata (1 o + volte) Parola complessa: composta (1 o + volte) Parola complessa: composta e prefissata.
Gruppo o sintagma: è intuitivo riconoscere quali parole fanno gruppo con quali altre, ma esistono dei Criteri di Riconoscimento. Criteri di riconoscimento, Movimento: le parole di uno stesso gruppo si “spostano insieme”. Criteri di riconoscimento, Enunciabilità in isolamento: dato un contesto opportuno, le parole possono stare da sole. Criteri di riconoscimento, Coordinabilità: due sintagmi non sono coordinati se appartengono a due diversi gruppi di parole. Vari tipi di sintagmi: i Sintagmi prendono nomi diversi a seconda della testa che hanno: Nominali, se la loro testa è un nome; Preposizionali, se la loro testa è una preposizione; Verbali, se la loro testa è un verbo; Aggettivali, se la loro testa è un aggettivo. Frase: gruppo di parole che esprime un senso compiuto. Questa definizione è stata contestata alla luce di due considerazioni: la prima, che non tutti i gruppi di parole che chiamiamo frasi sono di senso compiuto; la seconda, che non tutte le espressioni di senso compiuto sono gruppi di parole. Le frasi sono composte di soggetto e predicato, i quali sono tra loro in dipendenza reciproca (es. L’albero è verde: l’albero non ha senso senza è verde e viceversa). In questo consiste la differenza con i gruppi di parole, dove il rapporto non è biunivoco. In conclusione, le frasi sono: 1) gruppi di parole con struttura compositiva; 2) espressioni di senso compiuto senza struttura predicativa; 3) strutture predicative senza senso compiuto. Frase semplice: non contiene altre frasi. Frase composta: contiene altre frasi. Frase coordinata: è un tipo di frase composta, dove la secondaria è sullo stesso piano della principale. Ciò significa che, se anche dovessimo togliere una delle due frasi, entrambe avrebbero senso compiuto. Frase subordinata: è un tipo di frase composta, dove la secondaria non è sullo stesso piano della principale. Ciò significa che, se anche dovessimo togliere una delle due frasi, la secondaria non avrebbe senso compiuto. Ad esempio, nella frase “Gianni crede che io sia partito”, il significato di “crede” è saturato dal “che io sia partito”. Tipi di frase: una frase può essere di quattro tipi: esclamativa, imperativa, dichiarativa ed interrogativa. A loro volta, le interrogative possono essere di due tipi: del “si/no” o del “wh - ” Polarità delle frasi: esistono frasi positive e negative. Diatesi delle frasi: esistono frasi attive e frasi passive. Segmentazione delle frasi: esistono frasi segmentate dislocate (a destra o a sinistra), a tema sospeso, focalizzate e scisse. Trasformazioni dall’attivo al passivo di una frase: 1) il complemento oggetto della frase attiva diventa il soggetto della passiva; 2) il soggetto dell’attiva non è sempre presente alla passiva ma, quando lo è, è in luogo di agente o causa efficiente. Trasformazioni dalle dichiarative alle interrogative di tipo “wh - ”: un argomento del verbo non compare nella stessa posizione della dichiarativa corrispondente, ma all’inizio della stessa con un pronome interrogativo. A tal proposito, Chomsky dice che i sintagmi si muoverebbero dalle posizioni di un livello astratto a quelle di un livello concreto o di contrapposizione.
Frasi dipendenti, esplicite: quelle che posseggono modi finiti. Frasi dipendenti, implicite: quelle che posseggono modi infiniti. Frasi dipendenti, circostanziali: quelle che rappresentano le circostanze del verbo della principale. Esse sono temporali, causali, concessive, finali, consecutive, comparative, condizionali. Frasi dipendenti, relative: restrittive delimitano un gruppo, le oppositive aggiungono informazioni sul conto del soggetto. Si distinguono dalle comparative per l’essere bivalenti. Frasi dipendenti, argomentali: si dividono in interrogative indirette, soggettive, completive nominali (queste unltime sono sovente accompagnate dalle parole fatto, idea ecc. Soggetto: esistono tre livelli di definizione di soggetto. Il primo, semantico, dice che è soggetto colui che compie o subisce l’azione; il secondo, comunicaativo, dice che è la persona o cosa di cui parla il predicato; il terzo, sintattico, dice che è quell’argomento con stessa persona e stesso numero del verbo. Predicato: sintatticamente è ciò che è costruito dal verbo più gli altri argomenti del verbo stesso; a livello semantico, dunque, il soggetto è l’agente, il predicato l’azione; a livello comunicativo il soggetto tema, il predicato rema; a livello sintattico il predicato è stato ed il soggetto esperiente. Categorie felssionali: esse si oppongono a quelle lessicali (es. bello e bella sono la stessa CL ma l’opposta CF). Accordo: due parole con la stessa Categoria flessionale (es. bella macchina). Reggenza: una parola con categoria flessionale data da un’altra parola. Genere: non è il riflesso linguistico della realà biologica. O meglio, questa definizione può andar bene per l’italiano ma non, ad esempio, per il tedesco, i cui generi non sono solo maschile e femminile, ma maschile, femminile e neutro. Il genere non si trova solo nella testa del sintagma nominale, ma anche negli altri elementi che ad esso devono accompagnarsi. Numero: in italiano è plurale e singolare, ma in altre lingue ad essi si aggiunge il duale, ed in altre ancora, come l’aborigeno, addirittura il triale. L’accordo è possibile anche tra soggetto e verbo. Persone grammaticali: prima persona è chi parla, seconda persona è chi ascolta, terza persona è chi non entra nel discorso. Essa si riproduce nei diversi numeri. In Italiano, la prima persona plurale indica il noi inclusivo ed il noi esclusivo, che in lingue come le Africane si esprimono in modo differente. Tempo grammaticale: esso è diverso dal tempo cronologico. Ci sono due livelli del tempo grammaticale, ovvero il tempo dell’enunciazione, che è sempre Presente, ed il momento dell’evento, che è Vario, più un terzo, momento di Riferimento, differente dai precedenti. Il passato remoto ed il passato prossimo indicano un’azione fissata nel tempo, ma mentre il passato remoto indica azioni i cui effetti non si sentono, il passato prossimo indica azioni i cui effetti si ripercuotono anche nel presente parlato. Modi: essi sono quattro: indicativo, che indica la constatazione di un fatto; il congiuntivo, che indica il desiderio o l’augurio; il condizionale, che indica la possibilità o l’irrealtà; l’imperativo, che indica il comando. Queste sono però definizioni generiche. Il congiuntivo è retto da frasi con credere o volere, il condizionale da verbi al passato, indicando un evento futuro rispetto ad un momento del passato.