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Linguistica generale, Appunti di Linguistica Generale

appunti + trascrizioni sulla linguistica generale italiana.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 07/04/2022

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Linguistica Generale
LINGUISTICA GENERALE
CAPITOLO 1
COS’ È LA LINGUISTICA GENERALE?
Il termine linguistica generale denota una scienza empirica che si propone di spiegare il funzionamento e il
cambiamento delle lingue, intese come strumenti della comunicazione verbale umana.
Il nome linguistica si lega all’aggettivo generale a indicare una prospettiva che si propone di spiegare somiglianze e
differenze tra lingue; lo studioso giunge a formulare ipotesi sull’organizzazione e sul funzionamento delle lingue, come
pure sulle loro parentele e sulle dinamiche del mutamento linguistico.
La lingua è l’oggetto della linguistica. Le scienze distinguono un oggetto reale da un oggetto formale: l'oggetto reale è
ciò che si presenta in un insieme di dati che suscitano interesse conoscitivo, come per esempio un manoscritto antico,
mentre l’esame di tale manoscritto può suscitare domande diverse a seconda del punto di vista adottato da una certa
disciplina. Questo medesimo oggetto reale corrisponde a più oggetti formali, cioè si configura diversamente, a
seconda se il punto di vista sia quello della paleografia, della filologia oppure della linguistica.
La lingua, quindi, è l’oggetto formale della linguistica, infatti essa può assumere configurazioni diverse a seconda degli
interessi specifici e delle domande che il linguista si pone.
Per una lingua, la manifestazione orale precede quella scritta: secondo Antoine Meillet, gli inventori della scrittura
furono i primi grandi linguisti della storia dell'umanità.
Nacque la tradizione della grammatica intesa come tecnica da seguire per scrivere in modo appropriato; nella
mentalità comune prevale l’impostazione prescrittiva (la quale stabilisce come una lingua debba essere ), a questa si
oppone il punto di vista descrittivo (che osserva la lingua così come si manifesta e cerca di comprendere come essa è
fatta e funziona ). la linguistica descrive, non prescrive. Essa, però, non si limita a descrivere i dati (eventi semiotici),
ma si propone di spiegarli (compito esplicativo), attraverso tre livelli di astrazione:
1. Generalizzazione = In cui lo studioso svolge osservazioni esse non sono sufficienti per condurre un'ipotesi ,
quindi occorre fare una generalizzazione , ossia astrarre un aspetto comune ad una serie di fenomeni
osservati si fa un’ipotesi e si devono continuare le osservazioni, lasciando aperta la possibilità di una
smentita (Un ipotesi è valida fino a prova contraria ,ma non e mai vero in modo definitivo : una nuova
conferma non rende vera l'ipotesi ma una smentita è sufficiente per invalidarla ) Per verificare le
osservazioni , si ricorda il giudizio di un parlante nativo (native speakers) , che riveste il ruolo di informatore .
(ex. “tutti i nomi inglesi formano il plurale aggiungendo -s alla forma singolare”, è sufficiente incontrare la
forma wolves di wolf per smentirla. Si dovrà quindi affermare, dopo aver indicato alcuni nomi che “fanno
eccezione”, che “i nomi inglesi formano generalmente il plurale aggiungendo alla forma singolare un
segmento nella quale vi è una s”;
2. Ipotesi su proprietà non osservabili = per esempio se consideriamo il comportamento di cat, dog, fox e wolf
negli eventi semiotici, possiamo stabilire un’ulteriore caratteristica ad essi comune: la capacità di
appartenere al mondo animale. Questa “carica” semiotica non è osservabile, perché non appartiene al piano
del fenomeno fisico;
3. Ipotesi su una realtà non osservabile = Lo studioso intravede la possibilità di concepire la lingua come
un’organizzazione complessa di procedimenti che elaborano strutture. Questa organizzazione complessa
“non si vede”;
È possibile applicare il processo di astrazione ponendosi domande sulle somiglianze e sulle differenze tra le lingue del
mondo. Per esempio la frase inglese boys love girls e la corrispondenza della frase latina pueri puellas amant si
distinguono per il lessico e per la morfologia (presenza dei casi nel latino e ordine SVO nell’inglese). Si può ipotizzare
che, una costruzione grammatica simile si manifesti con strategie diverse. Lo studioso potrà sviluppare questa ipotesi
elaborando una teoria nella quale certi aspetti comuni a più lingue siano presentati come una grammatica universale.
Per Noam Chomsky (negli anni Cinquanta del Novecento) la grammatica è una competenza innata della mente
umana. La competenza caratterizza un parlante ideale, senza di essa nessun individuo sarebbe in grado di parlare;
per altri la grammatica è vista come una caratteristica essenziale di qualsiasi lingua: essa ha una valenza semiotico-
funzionale , cioè permette a una lingua di funzionare in quanto sistema semiotico condiviso da una comunità di
parlanti.
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LINGUISTICA GENERALE

CAPITOLO 1

COS’ È LA LINGUISTICA GENERALE?

Il termine linguistica generale denota una scienza empirica che si propone di spiegare il funzionamento e il cambiamento delle lingue, intese come strumenti della comunicazione verbale umana. Il nome linguistica si lega all’aggettivo generale a indicare una prospettiva che si propone di spiegare somiglianze e differenze tra lingue; lo studioso giunge a formulare ipotesi sull’organizzazione e sul funzionamento delle lingue, come pure sulle loro parentele e sulle dinamiche del mutamento linguistico. La lingua è l’oggetto della linguistica. Le scienze distinguono un oggetto reale da un oggetto formale : l' oggetto reale è ciò che si presenta in un insieme di dati che suscitano interesse conoscitivo , come per esempio un manoscritto antico, mentre l’esame di tale manoscritto può suscitare domande diverse a seconda del punto di vista adottato da una certa disciplina. Questo medesimo oggetto reale corrisponde a più oggetti formali, cioè si configura diversamente, a seconda se il punto di vista sia quello della paleografia, della filologia oppure della linguistica. La lingua, quindi, è l’oggetto formale della linguistica , infatti essa può assumere configurazioni diverse a seconda degli interessi specifici e delle domande che il linguista si pone. Per una lingua, la manifestazione orale precede quella scritta: secondo Antoine Meillet, gli inventori della scrittura furono i primi grandi linguisti della storia dell'umanità. Nacque la tradizione della grammatica intesa come tecnica da seguire per scrivere in modo appropriato ; nella mentalità comune prevale l’impostazione prescrittiva (la quale stabilisce come una lingua debba essere ), a questa si oppone il punto di vista descrittivo (che osserva la lingua così come si manifesta e cerca di comprendere come essa è

fatta e funziona ).  la linguistica descrive , non prescrive. Essa, però, non si limita a descrivere i dati ( eventi semiotici ),

ma si propone di spiegarli (compito esplicativo), attraverso tre livelli di astrazione:

  1. Generalizzazione = In cui lo studioso svolge osservazioni esse non sono sufficienti per condurre un'ipotesi , quindi occorre fare una generalizzazione , ossia astrarre un aspetto comune ad una serie di fenomeni osservati  si fa un’ipotesi e si devono continuare le osservazioni, lasciando aperta la possibilità di una smentita (Un ipotesi è valida fino a prova contraria ,ma non e mai vero in modo definitivo : una nuova conferma non rende vera l'ipotesi ma una smentita è sufficiente per invalidarla ) Per verificare le osservazioni , si ricorda il giudizio di un parlante nativo (native speakers) , che riveste il ruolo di informatore. (ex. “tutti i nomi inglesi formano il plurale aggiungendo -s alla forma singolare”, è sufficiente incontrare la forma wolves di wolf per smentirla. Si dovrà quindi affermare, dopo aver indicato alcuni nomi che “fanno eccezione”, che “i nomi inglesi formano generalmente il plurale aggiungendo alla forma singolare un segmento nella quale vi è una s ”;
  2. Ipotesi su proprietà non osservabili = per esempio se consideriamo il comportamento di cat, dog, fox e wolf negli eventi semiotici, possiamo stabilire un’ulteriore caratteristica ad essi comune: la capacità di appartenere al mondo animale. Questa “carica” semiotica non è osservabile, perché non appartiene al piano del fenomeno fisico;
  3. Ipotesi su una realtà non osservabile= Lo studioso intravede la possibilità di concepire la lingua come un’organizzazione complessa di procedimenti che elaborano strutture. Questa organizzazione complessa “non si vede”; È possibile applicare il processo di astrazione ponendosi domande sulle somiglianze e sulle differenze tra le lingue del mondo. Per esempio la frase inglese boys love girls e la corrispondenza della frase latina pueri puellas amant si distinguono per il lessico e per la morfologia (presenza dei casi nel latino e ordine SVO nell’inglese). Si può ipotizzare che, una costruzione grammatica simile si manifesti con strategie diverse. Lo studioso potrà sviluppare questa ipotesi elaborando una teoria nella quale certi aspetti comuni a più lingue siano presentati come una grammatica universale.  Per Noam Chomsky (negli anni Cinquanta del Novecento) la grammatica è una competenza innata della mente umana. La competenza caratterizza un parlante ideale, senza di essa nessun individuo sarebbe in grado di parlare;  per altri la grammatica è vista come una caratteristica essenziale di qualsiasi lingua: essa ha una valenza semiotico- funzionale , cioè permette a una lingua di funzionare in quanto sistema semiotico condiviso da una comunità di parlanti.

LANGUE E PAROLE

La lingua è uno strumento di comunicazione condiviso da una comunità di parlanti; in quanto tale, essa è un'istituzione sociale che si manifesta negli usi individuali. Nella tradizione del Cours de linguistique générale (1916) di Ferdinand de Saussure, l'istituzione sociale è chiamata langue , mentre l'uso individuale è detto parole ed è concepito come realizzazione della langue. La linguistica generale, secondo Saussure, ha il compito di descrivere la langue a partire dalla “materia” osservata, cioè i dati di parole. La comunità linguistica non è tuttavia omogenea e la langue recepisce molte particolarità che hanno rilevanza sociale ristretta (gerghi, lingue speciali, italiano regionale ecc e in base alle variazioni diastratiche, diafasiche, diatopiche, diacroniche e diamesiche).

IL CIRCUITO DELLA COMUNICAZIONE

EMITTENTE

PROCESSO PSICHICO

Codifica di un moto di coscienza PROCESSO FISIOLOGICO Fonazione: espressione vocale PROCESSO FISICO Trasmissione meccanica di onde acustiche

STRUTTURA DELL’ATTO

DI COMUNICAZIONE DI

ROMAN JAKOBSON

I fenomeni linguistici hanno la qualità di eventi semiotici.

La comunicazione umana è uno scambio intenzionale di

segni tra un mittente ed un destinatario. Per il buon esito

dello scambio comunicativo, il destinatario deve

riconoscere l’intenzione comunicativa, ossia deve

comprendere che cosa il mittente ha voluto comunicare.

  • Indizio o sintomo  fenomeno naturale e no intenzionale ( ex uno sbadiglio involontario può essere indizio di sonno)
  • Segnale  fatto naturale e intenzionale ( ex si può sbadigliare intenzionalmente per far comprendere di essere annoiati) - Icona  dal greco eikòn “immagine”, è una riproduzione che per forma è analoga all’oggetto cui rinvia (ex emoticon negli SMS); - Simbolo  caratterizzato da intenzionalità e da motivazione culturale ed è dunque risultato di una convenzione adottata entro una comunità (ex l’accoppiamento cromatico nero-azzurro è universalmente noto come simbolo dell’inter); - Segno  condivide intenzionalità e convenzionalità che caratterizzano i simboli;

Funzione fàtica  esprime in un messaggio l'impegno a garantire il

contatto;

Funzione metalinguistica  Riguarda la presenza all'interno del

messaggio di elementi orientati a definire il codice stesso, ed è prevalente in tutti quei casi in cui si chiedono e si forniscono chiarimenti sui termini, sulle parole e sulla grammatica di una lingua ;

funzione conativa  esprime la tendenza ad avere degli effetti

extralinguistici sull emittente ,effetti che non si limitano alla pura comprensione linguistica (come ad esempio ordini, consigli, preghiere e suppliche );

Funzione emotiva  esprime l'atteggiamento

dell'emittente riguardo ciò di cui sta parlando funzione

referenziale  relativa al rapporto tra il messaggio e

il mondo, ed evidenzia il fatto che un messaggio parla di qualche cosa funzione poetica

relativa all'organizzazione interna del messaggio, e

riguarda il modo in cui esso è realizzato e strutturato

RICEVENTE

PROCESSO FISICO

Ricezione meccanica di onde acustiche PROCESSO FISIOLOGICO Trasformazione dell’energia cinetica in impulsi neuronici PROCESSO PSICHICO Decodifica del messaggio

Il sistema linguistico è uno strumento per categorizzare l'esperienza (dove per categorizzare si

intende cogliere un modo di essere della realtà). Essa si attua in due modi: con la pertinenza

semiotica e con la motivazione.

PERTINENZA SEMIOTICA  È noto che in inglese time ha potenziale semantico differente rispetto

a weather e da quello di tense : si tratta di differenze obbligatoriamente espresse, che hanno

pertinenza semiotica , ossia danno luogo a differenze nel sistema segnico. In italiano, le aree

semantiche di time , weather e tense non sono obbligatoriamente distinte: tempo è capace di farsi

carico di diversi potenziali di significato delle tre unità dell’inglese (è possibile specificare con

tempo verbale, tempo atmosferico o tempo reale ).

In italiano è una differenza semantica testuale, in inglese una differenza semiotica sistematica.

La pertinenza semiotica è una differenza semantica istituzionalizzata (differenza che può essere

recuperata nel testo o nel contesto). Nessun sistema linguistico è identico ad un altro: tra lingue vi

è anisomorfismo (assenza di isomorfismo , “identità di forma”).

L’inglese distingue per esempio tra niece e grandson/granddaughter , mentre l’italiano ha solo

nipote (se necessario, è possibile ricorrere a integrazioni come nipote degli zii/dei nonni ).

Altro esempio è la differenza espressa in inglese da finger e toe (in tedesco Finger e Zehe ) che in

italiano è resa da dito (della mano) o dito (del piede).

MOTIVAZIONE  a ferro di cavallo corrisponde in inglese horseshoe (‘scarpa per cavalli’) e in

tedesco Hufeisen (‘ ferro per lo zoccolo’). Le formazioni motivate sono per lo più nomi: servono a

denominare aspetti dell'esperienza che sono colti entro una data comunità linguistica. Avviene

spesso che un’espressione sia “esportata” insieme all’idea che l’ha motivata. Una motivazione di

tipo particolare si coglie nelle cosiddette onomatopee , che sono propriamente imitazioni

linguistiche di suoni non linguistici. Ogni lingua codifica l’onomatopea a modo proprio: per

esempio in italiano il verso del cane è bau bau , in tedesco wau wau , in inglese bowbow.

Nell’onomatopea vi è dunque anche una dose di arbitrarietà.

ARBITRARIETÀ  inverso della motivazione. Caratterizza il legame tra il suono e il significato entro

un segno: non vi è alcuna ragione per cui un dato suono sia connesso ad un dato significato. In

russo, rubaska vale ‘camicia’; per l’italiano, il suono evoca il verbo ‘rubare’, che un russo forse

potrebbe collegare alle camicie…. Il carattere fortuito del legame tra un certo suono e un certo

significato è colto proprio in questo genere di confronti. (FALSE FRIENDS in inglese).

SEGNI E STRUTTURE SEGNICHE DELLA LINGUA

Una lingua è un sistema di strutture. Per strutture si intende l’organizzazione intermedia fra suoni e

significati e ciò che permette all’ascoltatore di comprendere una certa sequenza di suoni come un

significato. Possono essere di due tipi:

  • Unità = come ad esempio l’avverbio ‘ forse’
  • Processi = come la formazione del plurale o la concordanza dell’aggettivo con il nome PROPRIETÀ FONDAMENTALI DELLE STRUTTURE:

POLIVALENZAUna struttura può avere una molteplicità di funzioni, che possono essere collegate fra loro

più o meno strettamente, lasciando così intravedere una base semantica comune. Un esempio può essere i

diversi usi del verbo andare per indicare uno ‘spostarsi nello spazio’:

  • Luigi va a scuola con l’autobus;
  • L’auto non va ;
  • Le tasse vanno pagate fino all’ultimo centesimo;
  • All’esame mi è andata bene

VARIANZA pluralità di strategie di manifestazione, con i casi più evidenti nella morfologia flessionale.

Es. struttura dell’infinito in italiano (aiut-are, ved-ere, dorm-ire) , un caso particolare di varianza si riscontra

nelle form di verbi come l’italiano essere (sono/ fui/ stato) , l’inglese go (I went) e altri casi: variano le radici,

ma l’informazione lessicale resta la medesima.

PREFERENZIALITÀ  interpretazione più probabile delle strutture che compaiono in un testo

ENDOLINGUISTICITÀ

DEITTICI

Fenomeno per il quale alcuni elementi linguistici hanno la proprietà di mettere in relazione l’enunciato con

la situazione in cui questo è prodotto .La loro corretta interpretazione dipende dalla conoscenza dei

partecipanti all’atto comunicativo e della loro collocazione spazio-temporale.Caratteristiche dei deittici

sono i pronomi personali e quelli dimostrativi. Essi possono variare da una lingua ad un’altra , ma anche

all’interno di una stessa lingua.

Es. Un bambino insoddisfatto del cibo ricevuto per la merenda può protestare dicendo: ’ volevo il panino

con il prosciutto crudo, non quello con il cotto! ’. Ma potrebbe anche dire ‘ volevo quello là, non questo qua! ’.

Chi non sia presente alla scena non può interpretare il messaggio: quello là e questo qua rinviano

direttamente alla situazione in cui si svolge la comunicazione.

SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO

Il segno saussuriano è caratterizzato come unione inscindibile di un significato e di un significante.

Ogni segno linguistico è composto dal significante , la forma esterna, e dal significato , il contenuto

concettuale, che si riferisce all’oggetto reale, chiamato referente.

CAPITOLO 3

Definiamo vocale un suono, pronunciato senza che l'aria, uscendo dal canale orale, incontri ostacoli e con la vibrazione delle corde vocali. I foni nell'articolazione dei quali le corde vocali entro in vibrazione si dicono sonori. Le vocali dell' alfabeto italiano sono 7 in posizione tonica ,cioè accentata, in posizione atona non accentata le vocali sono cinque: [a] [e] [i] [o] [u] Definiamo una consonante un fono prodotto da un passaggio non libero dell’aria attraverso il canale orale: l’aria incontra un ostacolo o nella chiusura totale temporanea del canale, o nel suo forte restringimento, in modo che si senta il rumore del passaggio forzato dell’aria. Per descrivere e classificare le consonanti è necessario considerare tre elementi:

  1. Il modo di articolazione
  2. Il luogo di articolazione 3.L’opposizione sordità/sonorità
  1. Relativamente al modo di articolazione , distinguiamo consonante occlusive , consonanti continue , consonanti affricate o semiocclusive. Le occlusive ,chiamate anche esplosive o momentanee ,sono quelle nella cui articolazione il canale orale è in una prima fase completamente chiuso , aprendosi successivamente per lasciare uscire l'aria : per esempio la [c] di cane , la [b] di bacio , la [t] di topo ; Le continue (o costrittive) sono quelle articolate in modo continuo ,con la fuoriuscita dell'aria attraverso il canale espiratorio parzialmente ostruito : per esempio la [l] di lato , la [r] di mare , la [l] di sole , ecc.. Si distinguono, a loro volta, in base alle modalità della loro pronuncia:
    • laterali: Con l'aria che esce lateralmente alla lingua protesa verso il palato;
    • vibranti: articolate facendo vibrare la lingua sul palato;
    • fricative o spiranti: nella cui pronuncia l'aria passa attraverso uno stretto canale, in modo che si determina una specie di fruscio, di frizione, di sibilo;
    • nasali: pronunciate e mettendo l'area delle fosse nasali; Le fricative o semi occlusive sono quelle la cui pronuncia inizia con un suono occlusivo, per poi lasciare posto ad un suono continuo: per esempio la [ts] di zio , o la [tʃ] di cena
    1. Relativamente al luogo di articolazione, distinguiamo tra :
  • bilabiali (pronunciate usando le due labbra e poi aprendole ,come in [p] in palla , la [b] in roba ) ,
  • labiodentali (quando sono interessati il labbro inferiore e i denti superiori , come la [v] di vero ) ,
  • dentali (con la lingua a contatto con la parte interna dell’arcata dentale superiore , come la [t] in tela , la [d] in cade ),
  • alveolari (articolate con la punta della lingua contro gli alveoli degli incisivi superiori , come la [l] in ulivo ),
  • velari (pronunciate con chiusura del velo palatino (come la [k] in coda , la [g] in riga ),
  • palatali (articolate con la lingua che tocca il palato , come la [ɲ] in gnocco , la [ʃ] in scena )
  1. Relativamente al grado di articolazione , le consonanti possono essere :
  • brevi = sempre breve è la fricativa sonora [z] (per esempio uso) , si tratta di un fenomeno fonetico
  • lunghe=in posizione intervocalica sono sempre lunghe [ʎ] [ɲ] [ʃ] [ts] [dz] Le semiconsonanti dell’italiano sono due: [j] anteriore o palatale , e [w] posteriore o velare. Si tratta di foni vicini alle due vocali corrispondenti, [i] e [u], di durata più breve rispetto ad esse. Le semiconsonanti non possono mai essere accentate e si trovano nei dittonghi ascendenti (si chiamano così perché la voce aumenta dal primo al secondo elemento), composti da una semiconsonante da una vocale: ieri, uomo. Se [i] ed [u] seguono una vocale, sono considerate semivocali: Il dittongo formato da una vocale seguita dalle semivocali è discendente, come in laico e feudo. Si definisce invece uno iato , un incontro di due vocali che non formano dittongo. In italiano, questo, si realizza in assenza di i o u ( paese ), o quando queste sono accentate ( spia, paura ) o dopo il prefisso ri - (riammettere). DITTONGHI 2 vocali + 1 semivocale che non possono mai essere separati (piede = pie-de) IATO (apertura) 2 vocali che costituiscono 2 sillabe diverse (paura= pa-u-ra), (paese= pa-e-se)

CAPITOLO 4 MORFOLOGIA

La morfologia riguarda la costituzione di lessemi e forme di parola.

I lemmi sono le voci registrate e definite come vocaboli di una lingua. La parola come unità di vocabolario, è

chiamata lessema ed è indicata dalla forma di citazione. I lessemi possono essere semplici ( come strada,

rosso, prendere) oppure strutturati (se ottenuto da altri lessemi per mezzo di un qualunque procedimento

di formazione: come per esempio stradale, arrossire, riprendere). I lessemi, in quanto strutture con un

potenziale semantico, appartengono al lessico di una lingua. La morfologia ha un duplice compito. Essa è

chiamata a descrivere:

  • i processi delle formazioni delle parole
  • la flessione delle parole (In italiano le parole sottoponibili a flessione sono i sostantivi, gli articoli, gli

aggettivi, i pronomi e i verbi. La flessione dei verbi è detta coniugazione ; quella delle altre classi

lessicali è detta declinazione. In italiano, parole prive di forme flessionali sono le preposizioni, le

congiunzioni, gli avverbi e le interazioni).

L'analisi delle forme di parola si avvale della nozione di morfema. È possibile che più morfemi si

manifestano in un medesimo significante, così come è possibile che un morfema si manifesta per mezzo di

un significante complesso. Si distingue una classificazione formale e una funzionale dei morfemi. È detta

formale una classificazione che si propone di rilevare le posizioni dei morfemi nella forma di parola (radici,

affissi e desinenze [la desinenze possono essere affissi e suffissi ]). Si possono riconoscere tre tipi di

morfemi: i morfemi lessicali, i morfemi flessionali e i formativi lessicali che di solito sono chiamati morfemi

derivazionali (perché intervengono in processi di derivazione di parole).

I morfemi lessicali sono sufficienti per costituire lessemi elementari che si manifestano senza flessione. Se il

lessema elementare richiede la flessione per manifestarsi, il morfema lessicale è l'elemento stabile delle

diverse forme di parola. I formativi lessicali sono impiegati nei processi di formazione delle semi strutturati ,

nelle lingue indoeuropee si manifestano per lo più come affissi (prefissi o suffissi ). meno frequenti sono i

circonfissi che troviamo in tedesco ( es dal morfema lessicale web- di weben ‘tessere’ si ha Gewebe

‘tessuto’ ). I morfemi flessionali sono responsabili delle forme diverse di una medesima parola, ossia sono

l'elemento variabile che si combina con l'elemento stabile (per esempio, nella forma dell'aggettivo alt-o

manifesta un morfema flessionale).

PRESTITI

  • prestiti di necessità : quando non c’è una parola equivalente italiana; le parole vengono introdotte

contestualmente al nuovo referente (shushi) o (zero i latini non avevano lo zero, ha una base

araba) o (caffe);

  • prestiti di lusso : quelli superflui, perchè ci sono termini italiani equivalenti, per rendere il tutto uno

stilo più fico (baby sitter, manager, phon);

  • calchi : quando si ricalca la struttura della parola inglese e si trasferisce in italiano (slyscraper,

bankrupt);

  • prestiti integrali : (aspetto della parola) quando si prende una parola da un’altra lingua e si “copia” (

es computer, film )

  • prestiti adattati : termini adattati alla lingua italiana (“brindisi” brind dir’s [tedesco] ; “canotto”

“leone, gatto, treno”

CAPITOLO 6 SINTASSI

La parola sintassi deriva dal greco syntaxis, che significa ‘disposizione, ordinamento’. In italiano, vicine a

sintassi troviamo ipotassi (che equivale a subordinazione) e paratassi (che equivale a coordinazione). La

sintassi studia i principi e procedimenti di costruzione di sintagmi complessi. Una frase è organizzata in vista

del compito testuale che dovrà svolgere. La sintassi peraltro studia la frase in quanto insieme organizzato di

elementi. I sintagmi nominale, verbale e preposizionale sono i costituenti principali delle strutture

sintattiche chiamate frasi. Gli altri sintagmi intervengono all’interno di questi tre tipi di sintagmi.

Le dipendenze sono legami fra elementi. La frase inglese boys love girls e quella latina pueri puellas amant

presentano le stesse relazioni fra elementi: vi è un verbo con due argomenti, uno dei quali è soggetto della

frase. Le strategie di manifestazione sono però diverse. In inglese soggetto e oggetto sono distinti grazie a

un contrasto fra una posizione che precede il verbo e uno che lo segue (SVO). In latino, invece, la differenza

del ruolo sintattico è manifestata grazie alla morfologia flessionale: non vi è qui contrasto di posizione,

perché l’ordine degli elementi non è pertinente per la sintassi. Distinguiamo tre principali modalità di

manifestazione dei nessi sintattici:

  • Concordanza si ha quando un elemento trasferisce i propri morfemi flessionali a un altro. Si

hanno due casi fondamentali: nel sintagma nominale il nome stabilisce le gategore del genere e del

numero dell’aggettivo e dell’articolo; anche il verbo ha un morfema estrinseco: è il numero, che

viene ''imposto’’ dal soggetto;

  • Reggenza si ha quando i morfemi che compaiono in un sintagma sono determinati da un altro

sintagma. Tale modalità caratterizza le lingue con declinazione nominale, come greco e latino fra le

lingue classiche, russo e tedesco fra quelle moderne;

  • Giustapposizione fondamentale soprattutto nelle lingue povere di flessione, come l’inglese. In

inglese, infatti, l’aggettivo precede il nome (a rich man ), ma lo segue se domina a sua volta altri

elementi ( a town rich in monuments ). Per l’italiano, la posizione dell’aggettivo non ha funzione

sintattica, ma semantica: la rossa casa (di Luigi) non equivale a la casa rossa (di Luigi ). Nel primo

caso, Luigi ha una casa, che è rossa; nel secondo, può avere una cosa rossa, una bianca e altre

ancora. in inglese, invece, l'espressione John’s white house può servire per entrambe le funzioni

semantiche dell’aggettivo

Paratassi =vi sono dipendenze coordinative. Può manifestarsi mediante congiunzioni coordinative o per

sindeto (senza congiunzione ex. Veni. Vidi. Vici )

Ipotassi= dipendenze bilaterali e unilaterali. I nessi ipotattici subordinano una frase a un’altra. Le frasi

dipendenti sono di diverso tipo, sia per la struttura interna sia per la funzione sintattica. Per la struttura

interna, si distinguono frasi con verbi di modo finito (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo)

oppure indefinito (infinito, participio e gerundio).

La grammatica è una realtà non osservabile che è responsabile della produzione dei dati osservabili (le

frasi concrete). È un organo mentale che non si può descrivere, perché è nascosto all’osservazione; è un

modello, cioè una spiegazione del funzionamento dell’organo mentale preposto all’acquisizione della

lingua. Ha valenza sia universale che particolare: essa ha il compito di spiegare somiglianze e differenze

tra lingue. Si tratta di mostrare quali aspetti siano comuni alla struttura di tutte le lingue e quali fattori

siano resoonsabili delle differenze entro le strutture. Si distinguono principi e parametri.

  • I principi sono requisit iobbligatori che una qualsiasi lingua deve soddisfare. Sono gli stessi in tutte

le linfue; a variare sono i modi in cui si manifestano;

  • I parametri sono grandezze che, a seconda della lingua, ricevono valori diversi.

Altri parametri importanti sono:

  • Pro-drop= riguarda l’omissione del pronome soggetto. Per il francese, tedesco e inglese si

attribuisce un valore negativo (non è consentita l’omissione); lingue come l’italiano, l’ungherese e il

russo lo consentono. “tutte le frasi di tutte le lingue hanno una struttura” senza di esso, il parlante

non può distinguere le frasi corrette da quelle scorrette.

  • Endocentricità= ogni sintagma ‘’parte’’ da una categoria lessicale che trasfeisce, cioè ‘’proietta’’ le

proprie caratteristiche su un livello superiore, dal quale essa domina altri elementi.

CAPITOLO 7 LINGUA E COMUNICAZIONE Le strutture di una lingua servono a costruire eventi semiotici nella comunicazione verbale. L’evento semiotico è parte di un avvenimento più ampio, che è un’azione comunicativa, alla quale partecipano più soggetti che si avvalgono dello strumento linguistico per conseguire degli scopi in una situazione concreta. Distinguiamo qui la COOPERAZIONE e L’INTERAZIONE:

  • Due o più soggetti COOPERANO quando condividono gli obiettivi
  • L’interazione è un altro tipo di azione comunicativa: un soggetto persegue un obiettivo e si avvale della collaborazione di altri soggetti, ciascuno con obiettivi propri che però si integrano con l’obiettivo del primo soggetto. Eventi semiotici come quelli appena descritti appartengono all’esperienza della realtà quotidiana, dove le parole costituiscono rapporti sociali e “fanno la storia” degli incontri fra persone.

DALLA SEMANTICA ALLA PRAGMATICA

Un punto di vista assai diffuso e autorevole tende ad attribuire agli enunciati il significato letterale e contestuale. Si dice letterale il significato di un enunciato ricavato soltanto dalle parole che lo compongono, senza che vi sia bisogno di ricorrere al contesto in cui esso è proferito.Il significato letterale è studiato dalla semantica. Tutte le componenti che non rientra nel significato letterale e sono legate all’uso vengono indagate dalla pragmatica. Il significato è individuato in forza della composizionalità, ossia della corretta combinazione degli elementi in un intero maggiore. In base al principio di composizionalità “ il risultato dell’intero è funzione del significato delle parti “ una parola contribuisce a significare, ma da sola non è capace di riferirsi alla realtà. La semantica studia anche le relazioni tra proposizioni. QUANTIFICAZIONE: essa delimita la quantità di individui per cui il predicato è rappresentato. PROPOSIZIONI CONTRADITTORIE: due proposizioni che si oppongono sia per la polarità (l’una positiva, l’altra negativa) sia per la quantità (l’una universale l’altra particolare) PROPOSIZIONI CONTRARIE: si oppongono per polarità ma non per quantità. LA PRAGMATICA indaga la compresenza del contesto nell’uso della lingua

PROCESSI DI TESTUALIZZAZIONE

Quando un lessema entra nel testo, non compare con tutto il suo potenziale semantico, ma con un senso, che si attiva anche grazie ai lessemi con cui si combina. Il significato si manifesta propriamente nella dimensione testuale: in un sistema linguistico, le strutture sono predisposte a significare, ma per funzionare devono essere sottoposte a una serie di processi di testualizzazione che ridefiniscono il loro profilo semantico, lo determinano e lo completano. Considereremo qui la disambiguazione, la specificazione e la pertinentizzazione:

- DISAMBIGUAZIONE : opera sull’omonimia e sulla polisemia (omonimia quando due o più strutture hanno la stessa manifestazione). l’ambiguità può essere lessicale: vi sono omofoni non omografi (es. spirito di vino/spirito divino) e omofoni-omografi (es. non abbiamo più riso ). Quando vi è polisemia, la disambiguazione attiva una valenza, escludendo le altre.

Nell’esperienza linguistica degli individui, i testi possono variare per dimensione e tipologia. Un testo può

manifestarsi in una sola parola. (Es: Aiuto!)

Oltre che per lunghezza e complessità linguistica, i testi possono variare secondo altre caratteristiche.

Abbiamo infatti testi:

  • Parlati o scritti
  • Monologici o dialogici
  • Verbali o semioticamente misti

Il contesto comprende la situazione comunicativa e il mondo del testo.

Co-testo è invece impiegato per riferirsi alle sequenze testuali che precedono o seguono la sequenza presa

in esame.

CRITERI DI TESTUALITÀ I criteri che consentono di attribuire la caratteristica di testo a una data produzione linguistica sono: la coerenza, la coesione, l’intenzionalità, l’accettabilità, l’informatività, la situazionalità, l’intertestualità. PRINCIPI COSTITUTIVI DI UN TESTO: poiché il testo è tale << in quanto mezzo di interazione entro un determinato contesto sociale >> distingueremo :  due principi relativi al materiale testuale:

- coesione  superfice linguistica; riguarda il piano della forma; riguarda i rapporti grammaticali e il modo in cui sono collegati tra loro le varie componenti di un testo Riguarda l'organizzazione del significato , è la proprietà che definisce il testo come unità fondamentale della comunicazione --- ex. Luigi non c'è. Non risponde al telefono. (il ricevente arriva alla conclusione perché le due frasi sono coerenti.

  • coerenza  proprietà che si applica alla sostanza semantica del testo; riguarda il piano del contenuto ; opera a diversi livelli: temantico , logico e semantico; collegamento logico di tutti i suoi contenuti nella sua continuità semantica  cinque principi pragmatici, relativi cioè al contesto extralinguistico:
  • Intenzionalità (intenzione dell’emittente di produrre un testo ben congegnato, che risulti tanto coerente e coeso quanto è necessario perché sia adeguato alle proprie intenzioni comunicative .Nell’orale uso di espressioni fàtiche (quando la comunicazione ha il fine di assicurare e mantenere il contatto tra locutore e destinatario. Ex. “ pronto,mi senti? ”), nello scritto uso di suddivisione in paragrafi , scelta dei caratteri, sistemazione nel posto giusto delle informazioni necessarie ecc…)
  • accettabilità: ( volontà e capacità del destinatario di riconoscere l’atto linguistico del mittente come testo tanto coeso e coerente quanto è necessario per intendere il contenuto comunicativo, può essere completamente stravolto o manipolato dalla tecnica della suspance).
  • Informatività (Capacità di un testo di esprimere un’informazione nuova; non è una caratteristica assoluta , ma dipende dalla conoscenza del suo ricevente e del suo interesse per l'argomento trattato ).
  • Situazionalità: (dipendenza del testo dalla situazione ( contesto ) in cui è prodotto. Ex scritta “ silenzio nei corridoi” assume un senso preciso per i visitatori di un cinema, ma non avrebbe senso se stampato su un cartello stradale)
  • Intertestualità : ( rapporto tra un testo con uno o più testi già conosciuti in precedenza; attraverso essa si è in grado di riconoscere i tipi testuali , di prevederne le caratteristiche, di sapere a quali scopi sono indirizzati)

PRESUPPOSIZIONI, FRAMES E SCRIPTS

Per la coerenza è decisiva l’attivazione delle presupposizioni ovvero quel sapere implicito la cui validità è

condizione per la realizzazione del testo. (Es. poniamo che Luigi sia in cucina e Maria sia in salotto. I due

stanno conversando da luoghi differenti, a un certo punto Luigi dice:-“apro la finestra, l’arrosto è bruciato”.

Maria comprende che il secondo enunciato è una spiegazione del primo).

I frames rappresentano le conoscenze legate a uno scenario, per esempio l’ambiente ospedaliero si

caratterizza per la presenza di medici, infermieri, ammalati; (gli oggetti sono letti, sedie a rotelle, medicinali

ecc..)

Gli scripts rappresentano conoscenze procedurali: sono tipi di attività che riguardano l’esperienza come

“andare al ristorante”, “fare acquisti in un supermercato”.

CAPITOLO 9 CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE

L’esigenza di mettere in ordine il variegato e multiforme insieme che sono le lingue umane cominciò a

manifestarsi nel XVI secolo, con l’invenzione della stampa e l’allargarsi degli orizzonti delle conoscenze

geografiche. Nel corso dei secoli viaggiatori, mercanti e missionari notarono somiglianze tra le parole di

alcune terre lontane e le parole della loro lingua. Si iniziarono quindi, a redigere grammatiche, repertori,

vocabolari di lingue fin allora ignote o trascurate. Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo, con

l’intensificarsi degli scambi linguistico-culturali e con l’approfondirsi dell’interesse per la cultura e la

letteratura dell’India, emerse in modo definitivo l’esistenza di un’ampia famiglia linguistica che

comprendeva numerose lingue dell’Europa e dell’Asia a cui venne dato il nome di famiglia indoeuropea (o

meglio conosciuta come indo-germanica

CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DI UNA LINGUA:

Le modalità di classificazione delle lingue potrebbero essere molte ma in generale se ne considerano due

fondamentali: la classificazione genealogica e la classificazione tipologica.

CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA: si propone di stabilire se determinate lingue appartengono a un unico

ceppo, ovvero se sono la filiazione di un antecedente comune, vicino o lontano nel tempo.

Mettendo a confronto alcune parole in lingua portoghese, spagnolo, francese, italiano e rumeno ci

accorgeremo che tutte queste lingue rappresentano la diretta filiazione di una lingua più antica e ben

documentata, il latino. La lingua madre ha subito cambiamenti e trasformazioni diverse nelle varie regioni

cosicchè dalla primitiva fase unitaria (il latino parlato nell’impero romano) si è arrivati a più varietà,

ciascuna con una propria fisionomia. Nascono così le lingue

romanze o neolatine.

Si ha una parentela genealogica quando due o più lingue

rimandano a un ascendente comune, vicino o lontano nel tempo.

Mettendo a confronto invece, alcune parole in lingua inglese,

olandese, tedesco, svedese e gotico ci accorgeremo che siamo di

fronte alla famiglia delle lingue germaniche.

In questo caso, però, la situazione presenta una

diversità poiché mentre per le lingue romanze avevano

concretamente documentata la fase unitaria a cui esse

risalivano, nel caso delle lingue germaniche questa fase

unitaria precedente deve essere presupposta in quanto

non ne abbiamo nessuna documentazione. In questo

caso facciamo riferimento alla ricostruzione , questo metodo ci permette di risalire a ordini di parentela

Le scritture fonetiche sono di due tipi: le scritture sillabiche e le scritture alfabetiche.

Nelle scritture sillabiche, come suggerisce il nome stesso, ogni segno corrisponde a una sillaba.

GRAFO E GRAFEMA

Grafi: sono segni grafici grezzi e indifferenziati.

Grafemi: sono segni ben individuati all’interno del sistema, caratterizzati da tratti che li contraddistinguono.

Possono corrispondere a morfemi, sillabe o anche singoli fonemi.

SISTEMA FONETICO E SISTEMA GRAFICO

Anche nei sistemi grafici, che più si avvicinano alla realtà fonetica della lingua che rappresentano (l’italiano

è tra questi), vi sono sempre lacune, imprecisioni, ridondanze. Un sistema grafico rappresenta in modo

fedele la lingua solamente quando è stato creato ad hoc da persone che hanno anche una robusta

competenza linguistica e metalinguistica.

Uno dei pochi alfabeti nei quali vi sia un rapporto quasi perfetto tra fonemi e grafemi è l’alfabeto armeno.

CAPITOLO 11 VARIAZIONE LINGUISTICA

DIAMESIA  mutamento della lingua secondo il mezzo fisico impiegato ( l’aria, le pagine scritte , le onde

radio, lo schermo della televisione, ecc)

DIASTRATIA variazione legata alle condizioni sociali dell’utente

DIAFASIA dipende dalla situazione comunicativa

DIACRONIA trasformazione legata alla dimensione cronologica, all’evoluzione della lingua nel tempo

DIATOPIA  mutamenti della lingua nello spazio

Lingua e dialetti a confronto : Le differenze fra lingue e dialetti devono essere cercate

in fattori di carattere storico ,sociale e culturale.

Il dialetto è :

 usato in un'area più circoscritta

 è meno raffinato

 la sua terminologia esclude il vocabolario scientifico e intellettuale

 ha un prestigio inferiore rispetto a quella della lingua

 è un simbolo di arretratezza

 un ostacolo all’emancipazione sociale e all’avanzamento economico

La dinamica che si instaura fra lingue e dialetti percorrere del resto ,in modo emblematico, le vicende della nostra storia linguistica ,se solo riflettiamo sul fatto che l'italiano si fonda sul fiorentino antico e scritto ,stilizzato in forme d'arte dei grandi autori del 300 e poi fatto proprio e arricchito dei letterati di tutta la nazione. È fissato nella norma grammaticale ;sul fatto che l’italiano non era altro, alla sua origine, che uno dei tanti dialetti che affollavano la penisola nel XIII secolo. Una lingua ,spesso ,non è altro che un dialetto “che ha fatto carriera “. BILINGUISMO E DIGLOSSIA: con il termine bilinguismo si indica una situazione in cui due lingue sono compresenti nella stessa comunità. Si parla invece di diglossia quando si ha una situazione in cui una delle due lingue ha un prestigio culturale superiore. *SOSTRATO
SUPERSTRATO
E’ detta lingua di sostrato quella che ,diffusa in un'area geografica prima che ad essa se ne sovrapponesse un'altra ,ad esempio quella portata da un popolo conquistatore , abbia in seguito influenzato in vario modo lo sviluppo di quest'ultima e si manifesti in uno o più tratti linguistici peculiari. La lingua che si impone è invece detta di superstrato. Sono lingue di sostrato per l'italiano il fiorentino colto del 300 nella sua forma letteraria è grammaticalmente irrigidita , quelle parlate nelle diverse regioni della penisola mentre l'italiano è, per esse, lingua di superstrato.