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riassunto libro linguistica generale
Tipologia: Appunti
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SEGNO: Unità fondamentale della comunicazione e si classificano in:
Vi è un rapporto tra segno e simbolo, dato che entrambi risentono di una motivazione culturale, cambiano di cultura in cultura.
CODICE: Insieme di corrispondenze fra elementi che fornisce le regole di interpretazione dei segni; per apprendere un codice si devono seguire delle regole; le regole della lingua sono le regole grammaticali.
EMITTENTE - RICEVENTE: Non vi è comunicazione senza queste due figure. E’ necessaria la capacità di attribuire significato che permette al referente di interpretare il significato del contenuto emesso.
VARIAZIONE: Assi di variazione della lingua, per ogni asse si hanno delle variazioni fonetiche, morfologiche e lessicali.
In un segno sono presenti due piani compresenti:
Da qui deduciamo che il codice della lingua è un insieme di corrispondenze tra significati e significanti e il segno come associazione di un significante e un significato.
Non c’è legame naturalmente motivato fra significante e significato di un segno. I legami che costituiscono il codice non sono legati naturalmente ma posti per convenzione, dunque i segni sono convenzionali. Questo è spiegato dal triangolo semiotico di Pierce che evidenzia che il rapporto tra significante e referente non è diretto ma mediato dal significato.
Il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli:
La doppia articolazione costituisce una proprietà fondamentale del linguaggio verbale umano poichè consente una grande economicità di funzionamento, vale a dire che con un numero limitato di unità di seconda articolazione si possono formare un numero infinito di unità dotate di significato. Questa proprietà mostra come la nostra lingua si basa sulla combinarietà: la lingua funziona combinando fonemi per un numero illimitato di segni.
R. Jakobson elabora un modello sul linguaggio verbale caratterizzato da 6 funzioni in relazione all’intento del messaggio.
Questa proprietà è resa possibile dalla doppia articolazione (3.) e afferma che con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi mai prodotti prima e/o associare messaggi già usati a nuove situazioni.
Possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo o nello spazio dal momento e dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa. Coincide con la libertà da stimoli: la lingua è indipendente dalla situazione immediata e gli aspetti esterni alla situazione non hanno rapporto causale con l’emissione di un messaggio in un dato momento.
La lingua è un codice equivoco poichè a un unico significato possono corrispondere molti significati (c.d. Polisemia). La polisemia evidenzia la flessibilità della lingua e la sua adattabilità ad esprimere nuovi contenuti.
La lingua in relazione a queste proprietà può essere definita: ‘ Un codice che organizza un sistema di simboli e segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza possibile.’
La lingua viene tradizionalmente trasmessa, per insegnamento spontaneo, all’interno di una cultura o società. Esistono componenti del linguaggio non strettamente legate alla cultura, ad esempio la componente culturale-ambientale specifica quale lingua impariamo e la componente innata fornisce la predisposizione a comunicare mediante una lingua.
Per quanto riguarda l’analisi della lingua è importante sottolineare 3 principi:
1° SINCRONIA E DIACRONIA: studio delle lingue in un determinato momento storico (sincronia) e studio dell’evoluzione delle lingue (diacronia)
2° LANGUE, PAROLE, NORME: langue - conoscenza teorica e astratta della lingua; parole - realizzazione concreta della conoscenza astratta; norma - filtro tra langue e parole.
3° ASSE PARADIGMATICO E SINTAGMATICO:
I livelli d’analisi della lingua sono 4:
1.2.3. (entità fisica) / 4. (entità astratta)
Se prendiamo in considerazione la struttura, i fonemi sono i segmenti più piccoli a cui si arriva nella scomposizione del significante dei segni linguistici e si possono analizzare sulla base delle caratteristiche articolatorie (proprietà che ci permettono di definire e rappresentare i fonemi). Precisamente si possono definire come unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico e come classe astratta di foni dotati di valore distintivo. Quando un fonema non ha carattere distintivo si definisce allofono o variante combinatoria e risentono del contesto linguistico in quanto la loro posizione nella parola viene influenzata dai fonemi precedenti e successivi. Il fonema ‘n’ nella lingua italiana ne è un chiaro esempio poichè possiede 4 allofoni.
Nella lingua italiana i fonemi sono 30 e le mostrano:
La combinazione dei fonemi origina le sillabe. SILLABA: minime combinazioni di fonemi che funzionano come unità pronunciabili che sono costruite sempre attorno ad una vocale (nucleo della sillaba).
Le strutture sillabiche canoniche sono le seguenti:
CV (cons+voc) ‘es. mano’ → “ma” + “no”
V (voc) ‘es. ape’ → “a” + “pe”
VC (voc+cons) ‘es. → “al” + “to”
CCV (cons+cons+voc) ‘es. stile’ → “sti” + “le”
CVC (cons+voc+cons) ‘es. parlo → “par” + “lo”
CCCV (cons+cons+cons+voc) ‘es. strato → “stra” + “to”
Nella divisione in sillabe troviamo due fenomeni che riguardano l’accostamento di due o più vocali. E’ il caso dei dittonghi/trittonghi quando due vocali vengono pronunciate come un unico fonema vocalico; si parla di iato quando invece le due vocali vengono pronunciate come due fonemi separati.
Nel discorso legato alla fonetica e alla fonologia è importante volgere lo sguardo anche all’influenza dell’accento come tratto distintivo, correlato alla forza o intensità di pronuncia di una sillaba rispetto alle altre. Nello scritto l’accento (accento grafico) serve per indicare nella grafia la posizione dell’accento nel parlato (accento fonico).
Possiamo classificare le parole in base alla posizione dell’accento:
CAPITOLO 3: MORFOLOGIA
MORFOLOGIA: Studio della forma delle parole, dei morfemi e di come si combinano per creare entità autonome della lingua. Il suo raggio d’azione è incentrato sulla struttura della parola che si traduce con la combinazione di morfemi che si poggia su una base lessicale.
MORFEMA: unità di prima articolazione dotate di signficato.
Strutturalmente sono sequenze di uno o più fonemi, in quanto il fonema è un’unità di seconda articolazione, la combinazione di essi origina delle unità di seconda articolazione dotate di significato. Con il termine allomorfo si intende una variante formale del morfema, la sostituzione del morfema con un altro di registro linguistico più colto. Un altro fenomeno legato ai morfemi è il supplementismo ossia la sostituzione di un morfema con un altro che ha forma totalmente diversa ma stesso significato.
I morfemi si differenziano in due tipologie
Non sempre la differenza tra queste due tipologia risulta chiara, per questo motivo infatti esistono quelle che vengono definite PAROLE FUNZIONALI definite come morfemi liberi (articoli, pronomi personali, preposizioni, congiunzioni).
Si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione (c.d. morfemi posizionali) che assumono e vengono generalmente chiamati AFFISSI (vale a dire ogni morfema che si combina con una radice). Tra gli affissi troviamo:
A loro volta i morfemi grammaticali possono essere suddivisi in due ulteriori categorie:
Sono quei morfemi che permettono la formazione di parole a partire da una base lessicale. Esiste una lista finita di morfemi di derivazione che danno vita a FAMIGLIE DI PAROLE: parole che derivano dalla stessa radice lessicale. ( es: ‘socio; sociale; socializzare; socializzabile; socializzabilità’ )
Il concetto di derivazione linguistica è il processo per cui una nuova parola si forma a partire da un'altra parola mediante un meccanismo di formazione che ne cambia il significato; una parola ottenuta per derivazione si definisce derivata. Questo processo si applica anche alla formazione delle sigle (iniziali di due o più parole), che quando sono combatibili con le strutture fonologiche della lingua diventano parole autonome ( es. ‘NATO’).
I morfemi derivazionali creano parole derivate secondo dei meccanismi di derivazione, tra questi troviamo quelli originati da affissazione.
AFFISSAZIONE:
Il processo raggruppa diversi processi a seconda del tipo di affisso che viene aggiunto alla parola di base:
Riguarda il fenomeno della CONIUGAZIONE e ha come categorie fondamentali:
Sono le categorie grammaticali che classificano e le raggruppano in classi a seconda del loro significato, sono 9: nome/sostantivo; aggettivo; verbo; pronome; articolo; preposizione; congiunzione; avverbio. Queste categorie svolgono FUNZIONI SINTATTICHE (correlate a quella che definiamo analisi logica); tra queste ci sono: soggetto, predicato, oggetto, complementi (di termine, specificazione, di luogo).
CAPITOLO 4: SINTASSI
SINTASSI: Studio della combinazione delle parole all’interno di una frase e della struttura delle frasi stesse.
Il campo in cui opera la sintassi riguarda tre elementi: frase; periodo; sintagma. La FRASE rappresenta l’unità di analisi linguistica della sintassi definita come entità linguistica che costituisce un messaggio. Si definisce PERIODO un’entità complessa del discorso composta da più frasi semplici che si combinano in una sola struttura.
SINTAGMA: Unità strutturale della frase. In relazione alla frase definiamo sintagma la combinazione di elementi appartenenti a diverse categorie lessicali e la loro successione. (COSTITUENTI STRUTTURALI) I sintagmi sono costruiti attorno a una ‘testa’ che determina il tipo di sintagma. Alla testa si ‘attaccano’ i sottocostituenti (c.d. MODIFICATORI) dei vari tipi di sintagmi che dipendono da essa.
Si classificano i sintagmi in tre grandi categorie:
Si definiscono sintagmi nominali quei sintagmi costruiti attorno a un nome (anche un pronome in quanto sotitutivo di un nome può costituire la testa di un sintagma nominale). Si indicano con ‘SN’; ‘N’ rappresenta il sintagma nominale minimo / la testa del sintagma. Sintagmi nominale nella frase sono costituiti da SOGGETTO e OGGETTO.
F: frase; SN: sintagma nominale; SV: sintagma verbale; Sprep: sintagma proposizionale; Det: determinante del sintagma
Il modo in cui i costituenti si combinano nel formare una frase è regolato da principi complessi che interagiscono fra di loro per determinare, in base al messaggio che si vuole trasmettere, l’ordine degli elementi. La prima fondamentale classe di questi principi riguarda quelle che definiamo FUNZIONI SINTATTICHE: Ruolo che assumono i sintagmi nella struttura sintattica.
Le 3 fondamentali funzioni sintattiche sono:
Alle funzioni fondamentali si aggiungono numerosi COMPLEMENTI.
Nel processo di strutturazione di una frase, le funzioni sintattiche vengono associate ai cosiddetti SCHEMI VALENZIALI o STRUTTURE ARGOMENTALI. Questi schemi permettono un’idonea scelta del lessico, in coesione appunto con l’argomento del messaggio che si vuole esprimere, che permette di strutturare frasi semanticamente coerenti e corrette.
Un’altro importante principio del funzionamento sintattico è connesso ai RUOLI SEMANTICI o TEMATICI vale a dire gli elementi costitutivi nel combinarsi sono sequenza di espressioni dipendenti reciprocamente a livello sintagmatico.
Per quanto riguarda l’informazione espressa nella visione strutturale della frase, il concetto più importante da sottolineare è il rapporto TEMA - REMA, dove il tema corrisponde all’informazione nota e il rema all’informazione nuova.