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Linguistica Generale: Natura del Linguaggio e Evoluzione, Appunti di Linguistica Generale

riassunto libro linguistica generale

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 25/06/2019

yamilammirata
yamilammirata 🇮🇹

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LINGUISTICA GENERALE
ASPETTI FONDAMENTALI DELLA LINGUISTICA
ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE:
SEGNO: Unità fondamentale della comunicazione e si classificano in:
-INDICE: Motivato culturalmente; intenzionale
-SEGNALE: Motivato naturalmente; intenzionale
-ICONE: Motivato analogicamente; intenzionale
-SIMBOLI: Motivato culturalmente; intenzionale
-SEGNI: Non motivato; intenzionale (comunicazione gestuale)
Vi è un rapporto tra segno e simbolo, dato che entrambi risentono di una motivazione
culturale, cambiano di cultura in cultura.
CODICE: Insieme di corrispondenze fra elementi che fornisce le regole di
interpretazione dei segni; per apprendere un codice si devono seguire delle regole;
le regole della lingua sono le regole grammaticali.
EMITTENTE - RICEVENTE: Non vi è comunicazione senza queste due figure. E’
necessaria la capacità di attribuire significato che permette al referente di
interpretare il significato del contenuto emesso.
VARIAZIONE: Assi di variazione della lingua, per ogni asse si hanno delle variazioni
fonetiche, morfologiche e lessicali.
1) ASSE DIACRONICO:
- Fonetica: Assimilazione
- Morfologia: Analogia
- Lessico: Arricchimento del lessico
2) ASSE DIATOPICO:
- Fonetica: Italiano regionale (pronuncia marcata)
- Morfologia: Suffissi che sostituiscono i suffissi originali
- Lessico: Geosinonimi
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LINGUISTICA GENERALE

ASPETTI FONDAMENTALI DELLA LINGUISTICA

ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE:

SEGNO: Unità fondamentale della comunicazione e si classificano in:

  • INDICE: Motivato culturalmente; intenzionale
  • SEGNALE: Motivato naturalmente; intenzionale
  • ICONE: Motivato analogicamente; intenzionale
  • SIMBOLI: Motivato culturalmente; intenzionale
  • SEGNI: Non motivato; intenzionale (comunicazione gestuale)

Vi è un rapporto tra segno e simbolo, dato che entrambi risentono di una motivazione culturale, cambiano di cultura in cultura.

CODICE: Insieme di corrispondenze fra elementi che fornisce le regole di interpretazione dei segni; per apprendere un codice si devono seguire delle regole; le regole della lingua sono le regole grammaticali.

EMITTENTE - RICEVENTE: Non vi è comunicazione senza queste due figure. E’ necessaria la capacità di attribuire significato che permette al referente di interpretare il significato del contenuto emesso.

VARIAZIONE: Assi di variazione della lingua, per ogni asse si hanno delle variazioni fonetiche, morfologiche e lessicali.

  1. ASSE DIACRONICO:
  • Fonetica: Assimilazione
  • Morfologia: Analogia
  • Lessico: Arricchimento del lessico
  1. ASSE DIATOPICO:
  • Fonetica: Italiano regionale (pronuncia marcata)
  • Morfologia: Suffissi che sostituiscono i suffissi originali
  • Lessico: Geosinonimi

3) ASSE DIASTRATICO:

  • Fonetica: Pronuncia influenzata dal dialetto
  • Morfologia: Generalizzazione di forme (errore con gli articoli)
  • Lessico: Malaproprismi (sostituzione di parole complesse con vocaboli simili)

LE PROPRIETA’ DELLA LINGUA:

1. BIPLANARITA’

In un segno sono presenti due piani compresenti:

  • Significante (espressione): parte fisicamente percepibile del segno; suoni che formano la parola.
  • Significato (contenuto): parte materialmente non percepibile del segno; ciò a cui si riferisce il significante.

Da qui deduciamo che il codice della lingua è un insieme di corrispondenze tra significati e significanti e il segno come associazione di un significante e un significato.

2. ARBITRARIETA’

Non c’è legame naturalmente motivato fra significante e significato di un segno. I legami che costituiscono il codice non sono legati naturalmente ma posti per convenzione, dunque i segni sono convenzionali. Questo è spiegato dal triangolo semiotico di Pierce che evidenzia che il rapporto tra significante e referente non è diretto ma mediato dal significato.

3. DOPPIA ARTICOLAZIONE

Il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli:

  • 1° ARTICOLAZIONE: il significante è organizzato e scomponibile in unità ancora dotate di significato (c.d. unità minime di prima articolazione,che non possono essere articolati in ulteriori unità con significato). Queste unità minime vengono chiamate morfemi: unità minime di prima articolazione che implicano l’associazione di un significante e un significato.
  • 2° ARTICOLAZIONE: i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non hanno un autonomo significato, ma combinandosi tra loro originano entità di prima articolazione. Si definiscono fonemi: unità minime di seconda articolazione.

La doppia articolazione costituisce una proprietà fondamentale del linguaggio verbale umano poichè consente una grande economicità di funzionamento, vale a dire che con un numero limitato di unità di seconda articolazione si possono formare un numero infinito di unità dotate di significato. Questa proprietà mostra come la nostra lingua si basa sulla combinarietà: la lingua funziona combinando fonemi per un numero illimitato di segni.

4. LINEARITA’ E DISCRETEZZA

  • LINEARITA’: il significato viene prodotto, si realizza e sviluppa in successione nel tempo e nello spazio.
  • DISCRETEZZA: le unità della lingua hanno un confine ben delineato fra un elemento e un altro; sono ben distinte e separabili. Inoltre ci permette di affermare che il significante non varia al variare del significato. (‘ es: urlare o pronunciare una parola non ne varia il significato’ )

R. Jakobson elabora un modello sul linguaggio verbale caratterizzato da 6 funzioni in relazione all’intento del messaggio.

  1. FUNZIONE EMOTIVA: esprimere emozioni/sensazioni
  2. FUNZIONE METALINGUISTICA: specificare aspetti del messaggio (es. ‘la parola nave ha 4 lettere’ )
  3. FUNZIONE REFERENZIALE: fornire informazioni sulla realtà esterna
  4. FUNZIONE CONATIVA: fare agire il riferente
  5. FUNZIONE FATICA: sottolineare il canale della conversazione e/o il contatto psicofisico tra i parlanti (es. ‘ Ehi? Pronto? , ci sei?’ )
  6. FUNZIONE POETICA: enfatizzare la potenzialità espressiva del linguaggio

8. PRODUTTIVITA’

Questa proprietà è resa possibile dalla doppia articolazione (3.) e afferma che con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi mai prodotti prima e/o associare messaggi già usati a nuove situazioni.

9. DISTANZIAMENTO

Possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo o nello spazio dal momento e dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa. Coincide con la libertà da stimoli: la lingua è indipendente dalla situazione immediata e gli aspetti esterni alla situazione non hanno rapporto causale con l’emissione di un messaggio in un dato momento.

10. EQUIVOCITA’

La lingua è un codice equivoco poichè a un unico significato possono corrispondere molti significati (c.d. Polisemia). La polisemia evidenzia la flessibilità della lingua e la sua adattabilità ad esprimere nuovi contenuti.

La lingua in relazione a queste proprietà può essere definita: ‘ Un codice che organizza un sistema di simboli e segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza possibile.’

ANALISI DELLA LINGUA E LIVELLI DI ANALISI:

La lingua viene tradizionalmente trasmessa, per insegnamento spontaneo, all’interno di una cultura o società. Esistono componenti del linguaggio non strettamente legate alla cultura, ad esempio la componente culturale-ambientale specifica quale lingua impariamo e la componente innata fornisce la predisposizione a comunicare mediante una lingua.

Per quanto riguarda l’analisi della lingua è importante sottolineare 3 principi:

1° SINCRONIA E DIACRONIA: studio delle lingue in un determinato momento storico (sincronia) e studio dell’evoluzione delle lingue (diacronia)

2° LANGUE, PAROLE, NORME: langue - conoscenza teorica e astratta della lingua; parole - realizzazione concreta della conoscenza astratta; norma - filtro tra langue e parole.

3° ASSE PARADIGMATICO E SINTAGMATICO:

  • asse paradigmatico: scelte
  • asse sintagmatico: combinazioni

I livelli d’analisi della lingua sono 4:

  1. Fonetico - Fonologico (legato alla pronuncia)
  2. Morfologico (legato alla forma)
  3. Sintattico (legato all’ordine delle parole)
  4. Semantico (legato al significato)

1.2.3. (entità fisica) / 4. (entità astratta)

FONEMI:

Se prendiamo in considerazione la struttura, i fonemi sono i segmenti più piccoli a cui si arriva nella scomposizione del significante dei segni linguistici e si possono analizzare sulla base delle caratteristiche articolatorie (proprietà che ci permettono di definire e rappresentare i fonemi). Precisamente si possono definire come unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico e come classe astratta di foni dotati di valore distintivo. Quando un fonema non ha carattere distintivo si definisce allofono o variante combinatoria e risentono del contesto linguistico in quanto la loro posizione nella parola viene influenzata dai fonemi precedenti e successivi. Il fonema ‘n’ nella lingua italiana ne è un chiaro esempio poichè possiede 4 allofoni.

Nella lingua italiana i fonemi sono 30 e le mostrano:

  • DIFFERENZE REGIONALI: la provenienza (mnel parlante ne influenza la pronuncia
  • DIFFERENZE DI APERTURA: legata alle vocali medio-basse e medio-alte (non c’è differenza fonetica tra es: ‘bòtte/bótte’)
  • RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICO: allungamento della consonante iniziale di una parola quando è preceduta da un parola con l’accento sull’ultima sillaba.

La combinazione dei fonemi origina le sillabe. SILLABA: minime combinazioni di fonemi che funzionano come unità pronunciabili che sono costruite sempre attorno ad una vocale (nucleo della sillaba).

Le strutture sillabiche canoniche sono le seguenti:

CV (cons+voc) ‘es. mano’ → “ma” + “no”

V (voc) ‘es. ape’ → “a” + “pe”

VC (voc+cons) ‘es. → “al” + “to”

CCV (cons+cons+voc) ‘es. stile’ → “sti” + “le”

CVC (cons+voc+cons) ‘es. parlo → “par” + “lo”

CCCV (cons+cons+cons+voc) ‘es. strato → “stra” + “to”

Nella divisione in sillabe troviamo due fenomeni che riguardano l’accostamento di due o più vocali. E’ il caso dei dittonghi/trittonghi quando due vocali vengono pronunciate come un unico fonema vocalico; si parla di iato quando invece le due vocali vengono pronunciate come due fonemi separati.

  • DITTONGO: combinazione di una approssimante ( o semivocale) e una vocale. Ascendente: sequenza = appr + voc ‘es. pieno’ → “pie” + “no” Discendente: sequenza = voc + appr ‘es. aiuto’ → “aiu” + “to”
  • TRITTONGO: combinazione di due semivocali e una vocale. ‘es. aiuola’ → “a” + iuo” + “la”
  • IATO: separazione di due fonemi vocalici ‘es. paura’ → “pa” + “u” + “ra”

Nel discorso legato alla fonetica e alla fonologia è importante volgere lo sguardo anche all’influenza dell’accento come tratto distintivo, correlato alla forza o intensità di pronuncia di una sillaba rispetto alle altre. Nello scritto l’accento (accento grafico) serve per indicare nella grafia la posizione dell’accento nel parlato (accento fonico).

Possiamo classificare le parole in base alla posizione dell’accento:

  • TRONCA / OSSITONA : accento sull’ultima sillaba es. ‘verità’
  • PIANA / PAROSSITONA: accento sulla penultima sillaba es. ‘piacere’

CAPITOLO 3: MORFOLOGIA

MORFOLOGIA: Studio della forma delle parole, dei morfemi e di come si combinano per creare entità autonome della lingua. Il suo raggio d’azione è incentrato sulla struttura della parola che si traduce con la combinazione di morfemi che si poggia su una base lessicale.

MORFEMA: unità di prima articolazione dotate di signficato.

Strutturalmente sono sequenze di uno o più fonemi, in quanto il fonema è un’unità di seconda articolazione, la combinazione di essi origina delle unità di seconda articolazione dotate di significato. Con il termine allomorfo si intende una variante formale del morfema, la sostituzione del morfema con un altro di registro linguistico più colto. Un altro fenomeno legato ai morfemi è il supplementismo ossia la sostituzione di un morfema con un altro che ha forma totalmente diversa ma stesso significato.

I morfemi si differenziano in due tipologie

  1. MORFEMI LESSICALI: esprimono il valore semantico della parola (RADICI)
  2. MORFEMI GRAMMATICALI: indicano le caratteristiche morfologiche della parola (DESINENZE)

Non sempre la differenza tra queste due tipologia risulta chiara, per questo motivo infatti esistono quelle che vengono definite PAROLE FUNZIONALI definite come morfemi liberi (articoli, pronomi personali, preposizioni, congiunzioni).

MORFEMI GRAMMATICALI:

Si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione (c.d. morfemi posizionali) che assumono e vengono generalmente chiamati AFFISSI (vale a dire ogni morfema che si combina con una radice). Tra gli affissi troviamo:

  • PREFISSI: si trovano prima della radice
  • SUFFISSI: si trovano dopo la radice
  • DESINENZE: hanno valore flessionale
  • INFISSI: si trovano dentro la radice
  • CIRCONFISSI: sono formati da due parti

A loro volta i morfemi grammaticali possono essere suddivisi in due ulteriori categorie:

  • MORFEMI DERIVAZIONALI
  • MORFEMI FLESSIONALI

MORFEMI DERIVAZIONALI:

Sono quei morfemi che permettono la formazione di parole a partire da una base lessicale. Esiste una lista finita di morfemi di derivazione che danno vita a FAMIGLIE DI PAROLE: parole che derivano dalla stessa radice lessicale. ( es: ‘socio; sociale; socializzare; socializzabile; socializzabilità’ )

Il concetto di derivazione linguistica è il processo per cui una nuova parola si forma a partire da un'altra parola mediante un meccanismo di formazione che ne cambia il significato; una parola ottenuta per derivazione si definisce derivata. Questo processo si applica anche alla formazione delle sigle (iniziali di due o più parole), che quando sono combatibili con le strutture fonologiche della lingua diventano parole autonome ( es. ‘NATO’).

I morfemi derivazionali creano parole derivate secondo dei meccanismi di derivazione, tra questi troviamo quelli originati da affissazione.

AFFISSAZIONE:

Il processo raggruppa diversi processi a seconda del tipo di affisso che viene aggiunto alla parola di base:

  1. PREFISSAZIONE: Aggiunge un infisso all’inizio della parola, ossia un prefisso.
  2. SUFFISSAZIONE: Aggiunge un infisso alla fine della parola, ossia un suffisso.
  • Reggenza (processo attraverso il quale il verbo assegna il caso al complemento)
  • Gradi dell’aggettivo
  • Definitezza

MORFOLOGIA VERBALE:

Riguarda il fenomeno della CONIUGAZIONE e ha come categorie fondamentali:

  • Modo (la maniera in cui si pone il parlante - es. ‘epistemica’)
  • Tempo
  • Aspetto
  • Diatesi (esprime rapporto soggetto - azione; frase attiva/passiva)
  • Persona (esprime chi compie l’azione; collegamento forma verbale)

PARTI DEL DISCORSO:

Sono le categorie grammaticali che classificano e le raggruppano in classi a seconda del loro significato, sono 9: nome/sostantivo; aggettivo; verbo; pronome; articolo; preposizione; congiunzione; avverbio. Queste categorie svolgono FUNZIONI SINTATTICHE (correlate a quella che definiamo analisi logica); tra queste ci sono: soggetto, predicato, oggetto, complementi (di termine, specificazione, di luogo).

CAPITOLO 4: SINTASSI

SINTASSI: Studio della combinazione delle parole all’interno di una frase e della struttura delle frasi stesse.

Il campo in cui opera la sintassi riguarda tre elementi: frase; periodo; sintagma. La FRASE rappresenta l’unità di analisi linguistica della sintassi definita come entità linguistica che costituisce un messaggio. Si definisce PERIODO un’entità complessa del discorso composta da più frasi semplici che si combinano in una sola struttura.

SINTAGMA: Unità strutturale della frase. In relazione alla frase definiamo sintagma la combinazione di elementi appartenenti a diverse categorie lessicali e la loro successione. (COSTITUENTI STRUTTURALI) I sintagmi sono costruiti attorno a una ‘testa’ che determina il tipo di sintagma. Alla testa si ‘attaccano’ i sottocostituenti (c.d. MODIFICATORI) dei vari tipi di sintagmi che dipendono da essa.

Si classificano i sintagmi in tre grandi categorie:

  • SINTAGMI NOMINALI
  • SINTAGMI VERBALI
  • SINTAGMI PREPOSIZIONALI

SINTAGMI NOMINALI (SN):

Si definiscono sintagmi nominali quei sintagmi costruiti attorno a un nome (anche un pronome in quanto sotitutivo di un nome può costituire la testa di un sintagma nominale). Si indicano con ‘SN’; ‘N’ rappresenta il sintagma nominale minimo / la testa del sintagma. Sintagmi nominale nella frase sono costituiti da SOGGETTO e OGGETTO.

  1. Esempio di analisi in costituenti immediati con rappresentazione a scatola
  2. Esempio di analisi in costituenti immediati con diagramma ad albero.

F: frase; SN: sintagma nominale; SV: sintagma verbale; Sprep: sintagma proposizionale; Det: determinante del sintagma

FUNZIONI SINTATTICHE:

Il modo in cui i costituenti si combinano nel formare una frase è regolato da principi complessi che interagiscono fra di loro per determinare, in base al messaggio che si vuole trasmettere, l’ordine degli elementi. La prima fondamentale classe di questi principi riguarda quelle che definiamo FUNZIONI SINTATTICHE: Ruolo che assumono i sintagmi nella struttura sintattica.

Le 3 fondamentali funzioni sintattiche sono:

  • SOGGETTO → chi compie l’azione
  • PREDICATO VERBALE → l’azione
  • (COMPLEMENTO) OGGETTO → chi subisce l’azione

Alle funzioni fondamentali si aggiungono numerosi COMPLEMENTI.

Nel processo di strutturazione di una frase, le funzioni sintattiche vengono associate ai cosiddetti SCHEMI VALENZIALI o STRUTTURE ARGOMENTALI. Questi schemi permettono un’idonea scelta del lessico, in coesione appunto con l’argomento del messaggio che si vuole esprimere, che permette di strutturare frasi semanticamente coerenti e corrette.

Un’altro importante principio del funzionamento sintattico è connesso ai RUOLI SEMANTICI o TEMATICI vale a dire gli elementi costitutivi nel combinarsi sono sequenza di espressioni dipendenti reciprocamente a livello sintagmatico.

Per quanto riguarda l’informazione espressa nella visione strutturale della frase, il concetto più importante da sottolineare è il rapporto TEMA - REMA, dove il tema corrisponde all’informazione nota e il rema all’informazione nuova.