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Fonologia: Studiando la Struttura e Funzione dei Suoni nella Lingua - Prof. Ballerini, Appunti di Linguistica Generale

Una introduzione alla fonologia, la scienza che studia come i suoni svolgono una funzione determinata all'interno di un sistema linguistico. Esploriamo le diverse categorie di articolazione, il ruolo della posizione e del modo di articolazione, e i suoni semplici e geminati. Verranno inoltre presentate le regole di Trubeckoj per determinare i fonemi in una lingua.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 28/09/2022

Mariantonietta9008
Mariantonietta9008 🇮🇹

4.5

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LA FONAZIONE
È un meccanismo articolato che parte dal nostro cervello. Noi iniziamo la nostra fonazione con una serie di istruzioni
che ci provengono dal cervello. La fonazione consiste in un flusso d’aria espiratoria (aria che proviene dai polmoni) e
che viene modificata in diversi modi all’interno dell’apparato fonatorio finché non fuoriesce all’esterno. Il risultato di
questo processo è un’emissione sonora un fono che presenta caratteristiche acustiche diverse a seconda delle
modificazioni che sono intervenute nell’apparato fonatorio.
I diaframmi sono costituiti dagli organi articolatori che effettuano una modificazione dell’aria. Le diverse articolazioni
dipendono dal luogo di articolazione e dal tipo di articolazione (il tipo di ostacolo che l’aria incontra durante il suo
percorso attraverso l’esterno).
I foni vocalici si distinguono per modo e luogo di articolazione e posizione delle labbra. Il modo riguarda
l’abbassamento e l’innalzamento della lingua, cioè la minore o la maggiore apertura dell’apparato vocale. Il luogo
consiste nel transamento o arretramento della lingua polo anteriore; polo posteriore (a metà si trova una posizione
centrale).
I = vocale anteriore; U = vocale posteriore; A = posizione centrale
Foni vocalici = foni non ostacolati
Foni consonantici = foni ostacolati
Ci sono però dei foni intermedi fra le vocali e le consonanti fricative. I foni intermedi sono prodotti con un
restringimento del canale orale, cioè con la posizione di un ostacolo che è appena percettibile. Creano dei suoni che
sono simili a delle vocali: la palatale J e la labiovelare W. Sono suoni consonantici di natura fricativa che hanno un
effetto uditivo simile a due vocali: J = i; W = u.
IPA viene utilizzata per trascrivere i foni. È un sistema che ci permette di trascrivere qualsiasi suono, qualsiasi fono
di qualsiasi lingua del mondo in modo coerente.
I due punti (:) indicano la pronuncia lunga o doppia di una consonante o vocale; indicano quindi l’allungamento.
Suoni semplici [t] [d] [k] [dz]
Suoni geminati [t:] [d:] [k:] [d:z] > anche [tt] [dd] [kk] [ddz]
In italiano, le consonanti sono lunghe in posizione intervocalica.
L’accento [‘] si scrive prima della sillaba accentata; sui monosillabi non si segna l’accento e generalmente in IPA non
esistono le maiuscole.
L’articolazione di un fono presenta tre fasi:
1. Impostazione: fase in cui gli organi articolatori si muovono per costruire un diaframma (= un ostacolo creato
dagli organi articolatori che può essere una chiusura o un restringimento).
2. Tenuta: il tempo in cui l’articolazione assunta dagli organi rimane fissa, non muta.
3. Soluzione: gli organi articolatori abbandonano la posizione e si predispongono per il fono successivo.
Le consonanti si classificano in base a tre parametri:
1. Il modo di articolazione
2. Il luogo di articolazione
3. La sonorità (tratto distintivo o pertinente perché crea l’opposizione funzionale tra i due fonemi).
Modo di articolazione
Distinguiamo sei categorie: occlusive, fricative, affricative, nasali, laterali, vibranti.
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LA FONAZIONE

È un meccanismo articolato che parte dal nostro cervello. Noi iniziamo la nostra fonazione con una serie di istruzioni che ci provengono dal cervello. La fonazione consiste in un flusso d’aria espiratoria (aria che proviene dai polmoni) e che viene modificata in diversi modi all’interno dell’apparato fonatorio finché non fuoriesce all’esterno. Il risultato di questo processo è un’emissione sonora  un fono che presenta caratteristiche acustiche diverse a seconda delle modificazioni che sono intervenute nell’apparato fonatorio. I diaframmi sono costituiti dagli organi articolatori che effettuano una modificazione dell’aria. Le diverse articolazioni dipendono dal luogo di articolazione e dal tipo di articolazione (il tipo di ostacolo che l’aria incontra durante il suo percorso attraverso l’esterno). I foni vocalici si distinguono per modo e luogo di articolazione e posizione delle labbra. Il modo riguarda l’abbassamento e l’innalzamento della lingua, cioè la minore o la maggiore apertura dell’apparato vocale. Il luogo consiste nel transamento o arretramento della lingua  polo anteriore; polo posteriore (a metà si trova una posizione centrale). I = vocale anteriore; U = vocale posteriore; A = posizione centrale Foni vocalici = foni non ostacolati Foni consonantici = foni ostacolati Ci sono però dei foni intermedi fra le vocali e le consonanti fricative. I foni intermedi sono prodotti con un restringimento del canale orale, cioè con la posizione di un ostacolo che è appena percettibile. Creano dei suoni che sono simili a delle vocali: la palatale J e la labiovelare W. Sono suoni consonantici di natura fricativa che hanno un effetto uditivo simile a due vocali: J = i; W = u. IPA  viene utilizzata per trascrivere i foni. È un sistema che ci permette di trascrivere qualsiasi suono, qualsiasi fono di qualsiasi lingua del mondo in modo coerente. I due punti (:) indicano la pronuncia lunga o doppia di una consonante o vocale; indicano quindi l’allungamento.  Suoni semplici [t] [d] [k] [dz]  Suoni geminati [t:] [d:] [k:] [d:z] > anche [tt] [dd] [kk] [ddz] In italiano, le consonanti sono lunghe in posizione intervocalica. L’accento [‘] si scrive prima della sillaba accentata; sui monosillabi non si segna l’accento e generalmente in IPA non esistono le maiuscole. L’articolazione di un fono presenta tre fasi:

  1. Impostazione: fase in cui gli organi articolatori si muovono per costruire un diaframma (= un ostacolo creato dagli organi articolatori che può essere una chiusura o un restringimento).
  2. Tenuta: il tempo in cui l’articolazione assunta dagli organi rimane fissa, non muta.
  3. Soluzione: gli organi articolatori abbandonano la posizione e si predispongono per il fono successivo. Le consonanti si classificano in base a tre parametri:
  4. Il modo di articolazione
  5. Il luogo di articolazione
  6. La sonorità (tratto distintivo o pertinente perché crea l’opposizione funzionale tra i due fonemi). Modo di articolazione Distinguiamo sei categorie: occlusive, fricative, affricative, nasali, laterali, vibranti.

Occlusive  sono realizzate con una chiusura totale del diaframma. La chiusura è seguita da una fase di tenuta e poi abbiamo un rilascio improvviso dell’ostacolo in modo che la colonna d’aria fermatasi dietro l’ostacolo esce creando un’esplosione, producendo un fono. Le consonanti occlusive sono sorde o sonore, tranne nel caso dell’occlusiva glottidale che è sempre sorda. P B : il diaframma è costituito dalle labbra. TD: sono foni dentali o alveolari perché il diaframma è costituito dalla lingua contro gli alveoli. KG: il diaframma è costituito dal velo palatino. Fricative (o continue o spiranti)  il flusso dell’aria viene costretto in uno spazio ridotto, cioè il diaframma non è completamente chiuso nell’articolazione di questi foni. Il flusso dell’aria che esce faticosamente crea una frizione, crea quindi la consonante fricativa. FV: labiodentali SZ: alveolari Affricate  sono dei suoni combinati che iniziano con un’articolazione occlusiva e terminano con una fricativa. Si succedono due posizioni. L’affricata nasce come un’ostruzione totale e continua con una fricazione (invece di avere un rilascio totale dell’ostacolo, quest’ultimo viene mantenuto creando un restringimento). TS DZ: dentali Nei foni affricati, la trascrizione è composta da dei digrammi  i simboli IPA sono costituiti dall’unione di due lettere. Nasali  il velo palatino si posiziona per lasciar passare l’aria attraverso la cavità nasale. Le consonanti sono articolate con un diaframma chiuso (come le occlusive) ma hanno l’apertura del passaggio del flusso dell’aria verso le fosse nasali. M: bilabiale (come le occlusive PB) N: alveolare (TD) Laterali  il nome fa riferimento a una configurazione assunta dalla lingua. Abbiamo un’occlusione generata dalla lingua. L’occlusione consente all’aria di fuoriuscire da uno o da entrambi i lati della lingua stessa. Vibranti  comportano un’occlusione debole; si realizza con una serie di intermittenze rapide (chiusura e apertura) dell’apice della lingua o dell’ugola. R: alveolare Le vibranti si distinguono in monovibranti quando abbiamo un’unica occlusione o polivibranti quando invece abbiamo una serie di intermittenze di rapide aperture e chiusure. Quando la pronuncia di un fono occlusivo, fricativo o affricato è accompagnato dalla vibrazione delle corde vocali, abbiamo consonanti sonore. Quando non è accompagnata dalla vibrazione, abbiamo consonanti sorde. Luogo di articolazione  Luogo bilabiale: il diaframma si costituisce a livello delle labbra.  Luogo labiodentale: si ottiene creando una strettoia tra il labbro inferiore e gli incisivi superiori.

LA TRASCRIZIONE FONETICA

Avviene sempre tra le parentesi quadre. Bisogna fare particolare attenzione ai singoli foni la cui forma ortografica differisce dal simbolo ipa; individuare l’accento principale della parola e segnarlo prima della sillaba accentata. La lettere “i” spesso si usa nell’ortografia italiana ma come un segno muto, cioè come un segno che serve solo per modificare la lettura del grafema precedente. Quindi nei casi dove la “i” ha solo un valore grafico, non compare nella trascrizione fonetica. In altri casi, la “i” svolge una funzione doppia, cioè serve a modificare il grafema precedente ma è anche una vocale vera e propria. Quindi nella trascrizione fonetica, la vocale compare. LA FONOLOGIA Studia l’organizzazione e la funzione che i suoni della lingua svolgono all’interno di un determinato sistema linguistico. Distinzione fatta da Saussure fra langue e parole, fra sintagma e paradigma. Per la fonologia è importante che gli elementi del linguaggio siano arbitrari e oppositivi e che nel loro insieme formino un sistema. Sulla base della distinzione fra langue e parole, la fonologia è diventata la scienza che studia i foni del linguaggio umano nella misura in cui svolgono una funzione determinata all’interno di un sistema linguistico. I foni che svolgono questa funzione si chiamano fonemi. Nel 1926 viene fondato “il circolo di Praga” formato da un gruppo di linguisti e di letterati. I principali esponenti di questo circolo furono dei linguisti russi (Trubeckoj e Jakobson). Si può far risalire la nascita della fonologia ai documenti che i linguisti del circolo presentarono al primo congresso internazionale dei linguisti tenutosi in Olanda nel 1928. Durante il convegno, i linguisti praghesi presentarono la celebre proposizione 22 , un documento che riassumeva le principali proposte teoriche di questo gruppo. Definisce la fonologia sostenendo che quest’ultima è l’analisi dei foni provvisti di una funzione ben determinata (tutto ciò che è rilevante). La fonetica riguarda la pronunci dei foni; descrive i movimenti degli organi articolatori dell’apparato fonatorio durante la fonazione. La fonologia rappresenta la concettualizzazione dei suoni del linguaggio. L’unità di base della fonetica è il fono che è un suono linguistico prodotto dall’apparato fonatorio umano. L’unità di base della fonologia è il fonema che è un’unità astratta e oppone una parola ad un’altra. Un parlante identifica le unità di suoni in cui vengono costruite le parole della sua lingua. Quando ascoltiamo una parola, astraiamo e identifichiamo solo quelle proprietà del fono che servono a distinguerlo da tutti gli altri foni. Senza il riconoscimento dei fonemi non sarebbe possibile la comunicazione perché non si potrebbero identificare morfemi, parole, testi. Fonema È l’unità minima di seconda articolazione ed è un elemento di valore distintivo. La prima articolazione è costituita da morfemi (scomponibili in unità di seconda articolazione, i fonemi  elementi dotati di valore distintivo). Come distinguo un fono da un fonema? Li distinguo perché per ogni fonema esistono delle coppie minime. Esiste almeno una coppia di fonemi. Per individuare le coppie minime serve la prova di commutazione , la quale ci permette di individuare se sono davanti a un fono o un fonema e di individuare anche l’inventario dei fonemi di una lingua. La prova di commutazione consiste nel sostituire un fono con un altro all’interno di una coppia minima, cioè una coppia di due parole uguali per tutto tranne che per un fono. Scambiando i due foni diversi nella stessa posizione, attuo la prova di commutazione che mi permette di verificare se questa sostituzione produca delle differenze di significato o no. La commutazione dei foni produce differenze di significato. Se gli elementi della coppia sono funzionali alla distinzione dei significati, sono di fronte a una coppia minima che serve quindi ad identificare fonemi. Una coppia minima identifica sempre due fonemi e rappresenta la prova dell’esistenza di tali fonemi in una lingua. Non tutti i foni sono fonemi di una lingua. Esistono dei foni chiamati allofoni che non hanno questa capacità distintiva ma sono delle varianti del fonema.

Regole di Trubeckoj (1939) Enuncia tre regole che servono a determinare in una lingua di fonemi:

  1. Mi permette di individuare i fonemi di una determinata lingua. Pb: sono una coppia minima perché sono fonemi dell’italiano, sono in distribuzione contrastiva. La commutazione provoca un cambiamenti di significato.
  2. Mi permette di individuare gli allofoni e in particolare le varianti libere. Gli allofoni possono essere costituiti sia dalle varianti libere che da quelle combinatorie- r (polivibrante alveolare) R (polivibrante uvulare)  in italiano, questi due foni sono due vibranti libere, non sono due fonemi. R e r costituiscono due allofoni che possono stare nelle stesse posizioni ma lo scambio non provoca un cambiamento di significato.
  3. Mi permette di identificare allofoni ma varianti combinatorie, non libere.  In italiano sono simili dal punto di vista articolatorio perché sono tutte consonanti nasali, ma non si possono mai trovare negli stessi contesti, nelle stesse posizioni. FONEMI E TRATTI DISTINTIVI è fondamentale che in un sistema, ogni elemento linguistico si differenzia dagli altri. I fonemi di una lingua sono in un rapporto di opposizione. Ogni fonema può essere analizzato in elementi più piccoli, cioè come un insieme di tratti distintivi che lo definiscono in opposizione a tutti gli altri fonemi. Ogni fonema quindi viene rappresentato come un fascio di tratti distintivi realizzati simultaneamente. Il fonema è il costituente minimo della forma dell’espressione linguistica. In realtà i fonemi sono ulteriormente scomponibili in elementi più piccoli però non è possibili realizzare questi elementi più piccoli separatamente. Ad esempio il fonema p  non posso scomporlo in un segmento occlusivo, in un segmento bilabiale e in un segmento sordo. Devono essere realizzati simultaneamente; posso analizzarlo in elementi più piccoli. I tratti sono binari, cioè presuppongono la presenza o l’assenza di una proprietà. I fonemi sono distinti tra loro da almeno un tratto. Ciascun tratto consente di differenziare un fonema dagli altri. Un tratto è utilizzato nell’analisi ma non è un’unità della lingua. Il tratto non può presentarsi isolatamente nell’espressione linguistica, deve essere sempre combinato con altri tratti per realizzare il fonema. Il fonema è costituito da un fascio di tratti. In fonologia, la teoria dei tratti distintivi consente di rappresentare i fonemi come un fascio di alcuni tratti distintivi. Questa teoria è stata enunciata in due momenti importanti nella storia della linguistica: nel 1956 da Jakobson e Halle e con il testo di Chomsky e Halle nel 1968. Dal punto di vista fonetico, i tratti sono costituiti soprattutto da tratti articolatori; dal punto di vista fonologico, sono delle proprietà astratte che si realizzano simultaneamente. I tratti sono un numero chiuso e relativamente limitati e questi tratti combinati permettono di dar conto di tutti i fonemi attestati nelle lingue del mondo. Le lingue non hanno gli stessi fonemi, cioè ogni fonema è fonema di una determinata lingua. Tratti distintivi dell’italianoSillabico: è l’unico tratto che non è riferito alle caratteristiche articolatorie. Fonema che può costruire nucleo di sillaba (solo le vocali).  Consonantico: fonemi che sono prodotti con la frapposizione di un ostacolo al flusso dell’aria (consonanti).  Sonorante: fonemi prodotti con passaggio d’aria relativamente libero e con vibrazioni delle pliche vocali (sempre sonore) opposizione alle sonoranti sono le ostruenti.Continuo: fonema prodotto con la costrizione nella cavità nasale (approssimanti, consonanti, fricative, laterali, vibranti).  Sonoro: fonema prodotto con vibrazione delle pliche vocali.

Fonemi di inserimento La prostesi è l’aggiunta di una vocale all’inizio di una parola. Non è un fenomeno comunissimo in italiano e si verifica solo in determinai contesti. L’epentesi è un inserimento di un suono all’interno di una sequenza. Fenomeni di cancellazione Caduta di un fono dove si distingue la posizione in cui avviene la caduta:

  • In posizione iniziale abbiamo l’aferesi
  • In posizione interna abbiamo la sincope
  • In posizione finale abbiamo l’apocope. La metatesi è lo scambio di posizione fra i suoni in una sequenza.

LA SILLABA

La divisione in sillabe è la base dell’andare a capo; è l’unità di base della scrittura. L’andare a capo si basa sul fatto che una parola può essere divisa in vari modi, a condizione però che non vengano divise le sillabe. La sillaba è un elemento fonologico che fa parte della competenza del parlante nativo. La sillaba è una combinazione minima di foni che funziona come un’unità pronunciabile. Sul piano fonetico, la sillaba è una sequenza di foni raggruppati attorno a un picco di prominenza o di intensità sonora. È un’unità prosodica costituita da uno o più foni che sono agglomerati interno a un picco di intensità. Sul piano fonologico, la sillaba si può vedere come un’unità prosodica di organizzazione dei suoni, cioè si tratta di un’unità mentale di organizzazione di segmenti di un suono regolata da una scala di sonorità che va da suoni meno sonori o suoni più sonori. La scala di sonorità è il grado di sonorità di un fono, quindi la sua udibilità, la sua intensità. Ci sono vari elementi che innalzano la sonorità di un fono: il modo di articolazione, più è il flusso d’aria che fuoriesce, più alto è il grado di sonorità. Tutti i foni si possono classificare secondo una scala di sonorità che li dispone all’elemento meno sonoro a quello più sonoro: occlusive  fricative  nasali  laterali  vibranti  approssimanti  vocali. Le lingue hanno delle restrizioni fono tattiche linguo – specifiche, cioè diverse da lingua a lingua, su sequenze possibili in inizio / fine sillaba e in inizio / fine parola. Struttura sillabica È sempre costituita da un centro, da un nucleo che noi percepiamo bene. La sillaba ha una struttura interna di tipo gerarchico: la sillaba è composta da un attacco e una rima. Quest’ultima è costituita a sua volta da un nucleo e da una coda. Il nucleo può essere preceduto da un attacco e può essere seguito da una coda. Il nucleo e la coda costituiscono la rima. Attacco: è ciò che precede il nucleo; può essere composto da una o più consonanti che precedono il nucleo sillabico ( = in italiano è costituito solo dalle vocali). In italiano l’attacco non è obbligatorio mentre in altre si; se ne è sprovvista viene introdotta una consonante epentetica. L’attacco può essere costituito al massimo da due foni e in contesti particolari anche da tre. Rima: il fatto che esista questo tipo gerarchico di nucleo + coda, lo sappiamo già dalla rima poetica. Quest’ultima ignora l’attacco. Nucleo: è il centro della sillaba ed è quello che corrisponde al picco di sonorità. Nel caso in cui la sillaba sia accentata, noi avvertiamo l’accento sul nucleo. È l’unico costituente obbligatorio, sia in italiano che in altre lingue. Il nucleo può essere costituito solo da vocali; la sillaba è sempre costituita intorno alla vocale. Coda: le consonanti che seguono il nucleo si chiamano code. Si tratta del costituente meno essenziale della sillaba; in nessuna lingua è obbligatoria la coda. Nella maggior parte delle lingue, la coda presenta un maggior numero di limitazioni; è possibile un solo fono. (una consonante tende ad occupare l’attacco e non la coda). Le sillabe prive di coda si chiamano sillabe aperte = la vocale è lunga. Una sillaba dotata di coda si chiama sillaba chiusa = le vocali sono brevi. Iato Da un punto di vista fonetico, una successione di due vocali è uno iato. Da un punto di visa sillabico, lo iato comporta sempre vocali collocate in sillabe diverse.