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LINGUISTICA GENERALE: La linguistica generale si occupa di come sono fatte le lingue. Quindi è lo studio delle lingue. In che modo vengono studiate? Il linguista cerca il funzionamento delle lingue, confrontandole tra di loro (ad esempio l'inglese viene confrontato con il francese). Il confronto serve per riconoscere gli elementi comuni e diversi all'interno di una lingua. Linguaggio verbale umano : è la caratteristica più importante che contraddistingue la specie umana. La comunicazione la possiamo intendere in tre categorie diverse: ·Comunicazione in senso stretto: Intenzionalità, tutto può comunicare qualcosa. Emittente intenzionale/ ricevente intenzionale. ·Passaggio di informazione: Emittente non intenzionale/ ricevente intenzionale. ·Formulazione di inferenze: nessun emittente/ interpretante. La classificazione dei segni: 1.Indici: Motivati naturalmente/ non intenzionali, esempio: starnuto. 2.Segnali: Motivati naturalmente/ usati intenzionalmente, esempio: sbadiglio volontario. 3.Icone: Motivati analogicamente/ intenzionali, esempio: mappe. 4.Simboli: Motivati culturalmente/ intenzionali,esempio: lutto -->colore nero 5.Segni:Arbitrari/ intenzionali Passando dal livello 1 al livello 5 aumentiamo il livello di convenzione. Il linguaggio verbale è composto da segni linguistici, prodotti intenzionalmente dall'emittente e interpretati dal ricevente Le proprietà della lingua: ·Biplanarità ·Arbitrarietà ·Doppia articolazione ·Trasponibilità di mezzo ·Linearità ·Discretezza La Biplanarietà è la proprietà di tutti i gesti linguistici. Vi sono due elementi:
- Significante --> la parte fisicamente percepibile
- Significato --> la parte non fisicamente percepibile
Nell ' arbitrarietà non c'è alcun legame motivato fra il significato e il significante, ma l'associazione è convenzionale. L'Arbitrarietà è la proprietà di tutti i segni in senso stretto. Ci sono quattro tipi diversi di arbitrarietà: 6.Rapporto tra segno e referente 7.Rapporto tra significante e significato 8.Rapporto tra forma e sostanza del significato 9.Rapporto tra forma e sostanza del significante Al principio dell'arbitrarietà ci sono dei casi in cui una parola è motivata, ad esempio nelle onomatopee. L' onomatopea è la parola che ricorda il suono prodotto con l'azione (es. abbaiare-bau, miagolare-miao). I rapporti fra il segno e la realtà si possono presentare sotto la forma grafica del cosidetto triangolo semiotico, formato da significante significato e referente (l'elemento della realtà esterna a cui si riferisce il significante Una parziale eccezione all'arbitrarietà del segno sono le onomatopee, gli ideofoni e il fonosimbolismo. Nella doppia articolazione il significante è articolato in due livelli: ·Prima articolazione: il significante di un segno linguistico è scomponibile in unità, dette morfemi, che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni. ·Seconda articolazione: i morfemi ( o unità minime di prima articolazione) sono a loro volta scomponibili in unità più piccole non dotate di significato, dette fonemi, che combinandosi assieme danno luogo alle unità di prima articolazione. Con 20 fonemi creo varie terminologie. ·La doppia articolazione comporta economicità di funzionamento del sistema linguistico e la combinatorietà delle sue strutture. Pagina 13 Trasponibilità del mezzo, il significante può essere trasmesso attraverso: ·Il significante dei segni linguistici può essere trasmesso per via fonico-acustica, cioè il PARLATO via grafico-visiva, cioè lo SCRITTO. ·Priorità del parlato: antropologica, ontogenetica (relativa la singolo individuo), filogenetica (relativa alla specie umana) ·Priorità dello scritto:
- Ogni lingua è trasmessa per tradizione all'interno di una società e cultura.
- La lingua comprende una componente culturale-ambientale e una componente innata. (Noam Choamsky iniziò a individuare elementi innati)
- Il processo di interazione tra la componente innata e quella culturale deve essere completato dall'uomo entro i 12-13 anni, nella cosiddetta prepubertà linguistica. Complessità sintattica: Il messaggio linguistico può presentare un altro grado di elaborazione strutturale, percepibile nella sintassi. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica troviamo:
- l'ordine degli elementi
- le relazioni e le dipendenze tra elementi non contigui
- le incassature
- la ricorsività (legata all'onnipotenza semantica)
- presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla struttura sintattica
- discontinuità nella strutturazione sintattica. Equivocità: La lingua è un codice tipicamente equivoco, perché pone corrispondenza plurivoche fra gli elementi di una lista e quelli della lista a questa associata. Le corrispondenze posso riguardare:
- un unico significante a cui si riferiscono più significati ( fenomeno dell'omonimia e della polisemia) esempio “corno” può essere associata a più significati.
- Un unico significato a cui si riferiscono più significanti (fenomeno della sinonimia) esempio Il linguaggio verbale umano: Definizione di lingua:
- La lingua si può definire come un codice che organizza un sistemi di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata, che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi. (La pronuncia è il livello più difficile da gestire soprattutto in età infantile) Principi generali per l'analisi della linguaggio: Tre distinzioni fondamentali per l'analisi linguistica fra
- diacronica e sincronia (aiuta l'etimologia) sincrono, ciò che succede oggi.
- sistema astratto e realizzazione concreta
- asse paradigmatico e sintagmatico Diacronia e Sincronia
Diacronia : la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale (l'etimologia) Sincronia : la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un taglio sull'asse del tempo, osservando come si presentano nello stato presente. Sistema astratto e realizzazione concreta: La distinzione tra sistema astratto e realizzazione concreta si presenta secondo tre coppie oppositive:
- Langue e parole (F. de Sassure)
- Sistema e uso (E. Coseriu)
- Competenza e esecuzione (N. Chomsky) Esistono un asse sintagmatico, su cui si struttura il rapporto sintagmatico tra elementi linguistici, e un asse paradigmatico, che attiene piuttosto alla semantica degli elementi linguistici coinvolti nel discorso. Per quanto riguarda l'asse sintagmatico, nella catena fonica i fonemi (cioe i foni considerati astrattamente rispetto alla loro resa concretamente fonica) sono in una relazione tale che ciascun segno assume un determinato valore in rapporto al contrasto che istituisce con gli altri segni compresenti, in particolare con quelli che lo precedono e lo seguono_._ Livelli di analisi linguistica: Si possono individuare quattro livelli fondamentali di analisi linguistica:
- relativi al significante: a. fonetica/fonologia b. morfologia c. sintassi
- relativi al significato: a. semantica La fonetica La fonetica e la disciplina della linguistica che tratta la componente fisica della comunicazione verbale. La fonetica si suddistingue in tre campi principali:
- fonetica articolatoria → studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati
- fonetica acustica → studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalita di trasmissione
- fonetica uditiva → studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono percepiti. La nostra fonazione, ossia la produzione di suoni, utilizza la respirazione. Parametri di identificazione dei suoni del linguaggio:
- il luogo in cui viene articolato un suono
- il modo in cui viene articolato un suono (e il contributo della mobilita dei singoli organi all'articolazione dei suoni)
- la presenza/assenza di vibrazione delle corde vocali. Per emettere le vocali, le corde vocali vibrano ma il suono sono prodotti senza frapposizione di ostacoli
Indicato con la sigla IPA, dal nome della International Phonetic Association. Una parte dei grafemi IPA corrisponde a quelli dell'alfabeto latino. L'IPA permette di riprodurre qualunque suono di qualunque lingua. Sulla tabella sono riportati tutti i suoni consonantici e vocalici che esistono nell'italiano standard. La trascrizione fonetica si pone fra parentesi quadre. L'accento nella trascrizione IPA ed è indicato con un apice ('). Vocali e consonanti lunghe sono indicate da due punti triangolari (:) posti dopo il simbolo fonetico. La fonetica studia l'organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico, a partire dalle proprie unita minime, dette fonemi. Il fonema rappresenta: a. l'unita minima di seconda articolazione del sistema linguistica b. una classe astratta di foni, dotata di valore distintivo, cioè tale da opporre una parola ad un'altra in una data lingua. Un fonema può avere diversi allofoni, cioè foni differenti che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse in uno stesso fonema, ma prive di valore distintivo. Una coppia di parole uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una coppia minima. Un fonema si può anche definire come costituito da un fascio di proprietà articolatorie che si realizzano in simultaneità; queste permettono di analizzare e definire il fonema in termini di diverse combinazioni possibili di tratti facenti parte di un inventario comune.
Da questi presupposti nasce la teoria dei tratti distintivi, che consente di rappresentare economicamente tutti i fonemi come un fascio di alcuni tratti distintivi. Ogni suono che può essere prodotto dall'apparato fonatorio umano rappresenta un potenziale suono del linguaggio chiamato 'fono'. Un fono è la realizzazione concreta di un suono del linguaggio. Il termine 'fono' può indicare:
- un singolo suono realizzato in una certa circostanza da un certo parlante.
- La classe di suoni concreti che condividono le stesse caratteristiche articolatorie particolari. Quando i foni hanno valore distintivo, cioè si oppongono ad altri foni nel distinguere e formare le parole di quella lingua, si dice che funzionano da fonemi. I foni sono le unità minime in fonetica. I fonemi sono le unità minime in “ fonologia”. La fonologia studia l'organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico. La parola “mare” è costituita da quattro foni diversi in successione (possiamo pronunciare ognuno dei foni costitutivi della parola in modi diversi, ma la parola rimarrà identificata come mare ). Foni diversi che vanno a costituire realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema, ma prive di valore distintivo, si chiamano “ allofoni ” di un fonema. Gli allofoni di un fonema che sono condizionati dal contesto fonosintattico in cui occorrono la [n] velare, si dicono varianti combinatorie. Una coppia di parole che sono uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una ' coppia minima '. Una coppia minima identifica sempre due fonemi. Per dimostrare che un fono è fonema in una data lingua, bisogna trovare in quella lingua delle coppie minime che lo oppongano a un altro fonema. Ad esempio la parola [mare] con [pare] e [kare] costituisce con mare una coppia minima. Gli inventari fonematici sono costituiti in genere da alcune decine di fonemi:
- l'inglese ne ha 34.
- il francese ne ha 36.
- il tedesco ne ha 38.
- il russo ne ha 38.
- lo spagnolo ne ha 24.
- il cinese ne ha 31.
- l'arabo egiziano ne ha 37. Il numero delle entità può variare a seconda dei criteri di analisi adottati. L' italiano standard ha 30 fonemi, si arriva a 45 se calcoliamo come fonemi le consonanti lunghe. I problemi principali della fonologia dell'italiano sono:
- lo statuto delle consonanti lunghe
- le differenze regionali di pronuncia
- differenze di apertura delle vocali
- raddoppiamento (fono) sintattico. E un po' più complicato lo statuto delle consonanti lunghe o doppie; Se accettiamo che per esempio: [KANE] vs [KAN:E] costituisca una coppia minima, dobbiamo
Struttura sillabica: Nucleo e Coda assieme costituiscono quella che viene definita 'rima'. La rima cioè l'insieme del nucleo e della coda, determina il peso di una sillaba. E' detta pesante una sillaba che abbia una coda (cioè termina con una consonante) o che abbia come nucleo una vocale lunga; negli altri caasi (cioè quando sono senzaa coda e la vocale del nucleo non è lunga) le sillabe sono dette “leggere”. Vi è una serie di fenomeni fonologici e fonetici che riguardano la catena parlata nella sua successione lineare, i quali sono detti tratti prosodici perchè riguardano l'aspetto melodico e l'andamento ritmico dellla catena parlata, o soprasegmentali, perchè agiscono al di sopra del singolo segmento minimo. I tratti prosodici sono:
- ACCENTO
- TONO E INTONAZIONE
- LUNGHEZZA L' accento è un tratto prosodico che indica la particolare intensità di pronuncia di una sillaba (tonica) ad altre sillabe (atone). Oltre all'accento come tratto prosodico in italiano esiste anche l' accento grafico , un segno diacritico impiegato per vari scopi. La posizione dell'accento ovvero la posizione della sillaba su cui cade l'accento, può essere libera o fissa. In alcune lingue la posizione è fissa (es.francese e turco) in altre libera. In italiano l'accento è libero; in base alla posizione dell'accento una parola può essere:
- TRONCA (o ossitona): l'accento cade sull'ultima sillaba
- PIANA (o parossitona): l'accento cade sulla penultima sillaba
- SDRUCCIOLA o proparossitona): l'accento cade sulla terzultima sillaba
- BISDRUCCIOLA: l'accento cade sulla quartutltima sillaba
- TRISDRUCCIOLA (solo per parole composte con pronomi clitici): l'accento cade sulla quintiultima sillaba. L'italiano è una lingua a ' isocronismo sillabico ', vale a dire che in una parola viene assegnata la durata analoga alle sillabe atone , mentre l'inglese è una lingua a ' isocronismo accentuale ', vale a dire che per mantenere costante la distanza fra gli accenti viene assegnata durata via via minore alle sillabe atone quanto più queste sono numerose. Questo spesso provoca fenomeni di riduzione e di modificazione delle vocali delle sillabe atone; presenti anche in varietà regionali di italiano. Viene riconosciuta come un'unità ritmica di base il cosidetto 'piede'. Un piede è l'associazione di una sillaba forte (tonica) e una sillaba debole (atona). Si hanno due tipi fondamentali di ritmi: quando la sillaba forte precede quella debole si ha il ritmo detto 'trocaico'; quando invece la sillaba debole precede quella forte si ha il ritmo detto 'giambico'. La lunghezzza riguarda l'estenzione temporale con cui ci sono prodotti i foni e le sillabe, può avere valore distintivo sia per le consonanti che per le vocali.
In italiano la lunghezza non ha valore distintico, a meno di supporre che le consonanti che possono esssere sia semplici che doppie realizzino un'opposiione di durata ( per le vocali, invece la lunghezza npon è comunque pertinente).Es. cane ['kane] – canne ['kan:e]. I fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l' altezza musicale con cui le sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione dà luogo. Il tono è l'altezza relativa di pronuncia di una sillaba, dipendente dalla tensione delle corde vocali e dalla laringe e quindi dalla velocità e dalla frequenza delle vibrazioni delle corde vocali. Nelle lingue tonali (es.cinese mandarino) può avere valore distintivo pertinente a livello di parola. Sono lingue tonali il serbo-croato, lo svedese, il cinese e molte altre lingue africane L' intonazione è l'andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale (la parte di una sequenza o catena parlata pronunciata con una sola emissione di voce) In italiano le intonazioni fondamentali sono:
- ascendente(domanda)
- costante(enunciato dichiarativo)
- discendente (esclamazione) Funzioni dell 'intonazione :
- segnala la modalità dell'enunciato: Marco è arrivato vs. Marco è arrivato?
- Esplicita aspetti della struttura sintattica dell'enunciato: La vecchia/ legge la regola vs. La vecchia legge /la regola.
- Segnala la presenza di focalizzazioni: Marco è arrivato [non Leo!]
- comunica lo stato emotivo: Marco se ne è andato. L' intonazione è l'andamento melodico con cui è pronunciato un gruppo tonale o un intero enunciato. L'intonazione è una sequenza di toni che conferisce all'emissione fonica nel suo complesso una certa curva melodica. L'enunciato è un tratto del nostro linguaggio acquisito nei primi mesi di vita. Molto <> e difficilmente sottoposto al controllo consapevole del parlante. In gran parte delle lingue, l'intonazione distingue il valore pragmatico di un enunciato: permette di capire se si tratta di un'affermazione, un'esclamazione, un ordine, una domanda. In italiano , il contorno intonativo degli enunciati è l'elemento principale a fornire l'informazione cruciale che distingue il valore interrogativo di un enunciato, associato a un intonazione ascendente. Morfologia L'ambito di azione della morfologia è la struttura della parola. La Parola E' la minima combinazione di elementi dotati di significato (i morfemi) costruita spesso attorno ad una base lessicale che funzioni come entità autonoma della lingua e possa rappresentare da sola un segno lingistico compiuto o comparire come unità separabile costituitiva di un messaggio. Un morfema è l'unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo significante di una lingua portatore di significato proprio (es. dentale= dent-, -al, -e). Un procedimento pratico è la prova di commutazione.
- Il morfema è l'unità pertinente a livello di sistema. Il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante, prima e indipendentemente dalla sua analisi funzionale e strutturale.
- L'allomorfo è la variante formale di un morfema, cioè è ciascuna delle forme diverse in cui può presentarsi uno stesso morfema. Ilcriterio in base a cui possiamo dire che si tratti dello
Nella classificazione funzionale, la prima distinzione da fare è tra morfemi In italiano le cosiddette parole funzionali (gli articoli, i pronomi personali, le preposizioni, le congiunzioni) difficilmente sono identificabili come morfemi lessicali o grammaticali. Una distinzione, che mal si adatta all'italiano è:
- morfemi liberi = morfemi lessicali
- morfemi legati = morfemi grammaticali (non possono comparire in isolamento, ma solo legati ad altri morfemi). La derivazione dà luogo a parole regolandone i processi di formazione. La flessione dà luogo alle forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi. Derivazione e flessione costituiscono i due grandi ambiti della morfologia. TIPI POSIZIONALI DI MORFEMI: I morfemi grammaticali si suddividono in classe diverse a seconda della collocazione che assumono rispetto al morfema lessicale o radice, che costituisce la 'testa' della parola Classificazione posizionale. Affissi= un affisso è ogni morfema che si combini con una radice.
- Prefissi
- Suffissi
- Infissi
- Circonfissi
- Transfissi Altri tipi di morfemi:
- Sostituitivi
- Zero
- Soprasegmentali
- Cumulativi--> Amalgama
- Processi morfologici: la reduplicazione Esistono morfemi in cui un determinato valore si verifica su un morfema soprasegmentale. es. shilluk (lingua neolitica del Sudan meridionale) wat “casa”. Reduplicazione: il plurale si costruisce raddoppiamento la sillaba accentata della forma del singolare (la sillaba copiata è anteposta a quella originale) moe “dorme”, mo moe “dormono” alofa “ama”, a lo fa “amano” Morfemi cumulativi: spesso morfemi grammaticali recano più di un significato o valore: per esempio nella forma di parola italiana buone(e) vale insieme “femminile” e “plurale”; si parla in tal caso di morfemi cumulativi.
Amalgama: Un caso particolare di morfema cumulativo è il cosiddetto amalgama dato dalla fusione di due morfemi in maniera tale che nel morfema risultante non è più possibile distinguere i due morfemi all'origine della fusione. Caso tipico è la preposizione articolata francese “au” “al” (foneticamente o), da à più le “il”, in cui i due elementi costituitivi non sono più separabili e diventano invisibili. Un esempio di amalgama in italiano può essere -i , articolo determinativo pluralre in cui troveremo il morfo dell'articolo determinativo -l e quello del maschile plurale - i. Gli amalgami sono per definizione morfemi cumulativi, giacchè si trovano uniti su un solo morfema ( om meglio, morfo) i significati dei due morfemi da cui risulta l' amalgama. es. turco colloquiale sen gelmicen “tu non verrai” (sen) (gel) (mi) (cen) 2° SG “venire” NEG FUT 2°SG I MORFEMI DERIVAZIONALI: Mutano il significato della base a cui si applicano modificando classe di appartenenza della parola e la sua funzione semantica, o sfumandone il senso (es. da dormire, dormitoio) Essi permettono inoltre la formazione di un numero teoricamente infinito di paroole a partire da una certa base lessical: una famiglia di parole (o famiglia lessicale). Socializzabilità conta per esempio cinque morfemi (soci-al-izz-abil-ità) Un cumulo di suffissi è presente in italiano. Nella maggioranza delle forme verbali e deverbali si pone in italiano il problema della cosiddetta 'vocale tematica' la vocale iniziale della desinenza dell'infinito dei verbi : m a ngiare, ved e re, part i re. La vocale tematica ha un suo significato, in quanto indica l'appartenenza della forma ad una determinata classe di forme della lingua. Possiamo considerare la vocale tematica come facente parte della radice lessicale, cambi-mento. Questa alternativa è quella preferita dalla teoria morfologica recente (spiega l'omofonia della radice con la 3° persona singolare come risultato della cancellazione di vocali in iato: cambia- +-a= cambia). Qual è la natura dei morfemi che costituiscono la parola sociologia e nazionalsocialismo? In sociologia ci sono due morfemi lessicali, soci- (capostipite della famiglia lessicale), e logia- col valore di “studio di”. Sociologia non significa “studio dell'essere” ma “studio della società”.
cigielle FS ( Ferrovie dello Stato) effesse TG (TeleGiornale) tigì Quando la sequenza delle iniziali che formano la sigla è compatibile con la struttura fonologica della parola in italiano, diventa essa stessa una parola autonoma: NATO (North Atlantic Treaty Organization) IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) L'unione con l'accorciamento dà luogo a quelle che sono state chiamate 'parole a macedonia' cantautore ( cantante+ autore) mapo (mandarino+pompelmo) smog (smoke+ fog) In italiano, il procedimento più importante per la formazione di una parola è la suffissazione. Fra i suffissi più comuni ricordiamo:-zion (con i suoi allomorfi -azion, -izion ) -ment ( con allomorfi -iment -ument ) Formano nomi di azione o processo o risultato a partire da basi verbali, come in spedizione, spegnimento. In italiano è produttiva la prefissazione. Al contrario di quello che avviene di solito con la suffissazione, non muta in italiano la classe grammaticale di appartenenza della parola: mentre aggiungendo un suffisso a un nome, per esempio -os- a noia , ottengo un aggettivo come 'noioso'. Aggiungendo un prefisso a un nome riottengo un nome. (per esempio da socio ho consocio , col prefisso comitativo con-. Fra i prefissi più comuni, vanno ricordati per es:
- in (con vari allomorfi, causati dall'adattamento fonetico- 'assimilazione') della consonante nasale di in con la consonante iniziale della parola a cui viene unito il prefisso: per esempio in +legale =illegale (con l'allomorfo il ). Nella grande categoria della derivazione suffissale può essere fatto rientrare un altro procedimento produttivo in italiano: l' alterazione. Con i suffissi alternativi si creano parole che aggiungono al significato della base lessicale un valore generalmente valutativo, e associato a particolari contesti pragmatici, che può essere, secondo la terminologia tradizionale, ' diminuitivo ' (es.gattino, finestrella, affaruccio) o ' accrescitivo ' (tipicamente on , donnone, librone) o ' peggiorativo ' (es amorazzo, robaccia). Nell'inventario dei morfemi derivazionali dell'italiano non sonorari i casi di omonimia: per es. in come prefisso può avere valore di “negazione” come in immobile “che non si muove” (con l'allomorfo im ) o di “avvicinamento, ingresso, direzione” come in immigrare “ trasferirsi in un paese”. Come suffisso in può avere valore diminuitivo ( gattino o di nome d'agente postino, imbianchino ). La parola imbianchino è un nome deverbale (imbiancare “dare il bianco”).
Verbi formati da basi aggettivali, con prefissazione e suffissazione sono chiamati “ parasintetici ”: abbellire, inaridire, ecc. Le parole derivate si possono definire in maniera da tener conto al procedimento di derivazione, alla classe lessicale della base da cui derivano e alla classe lessicale a cui appartiene il risultato: lavaggio per esempio è un suffissato nominale deverbale (l'applicazione di un suffisso aggi- a una base verbale, qui lavare , fa ottenere un nome, lavaggio ). Ad esempio asociale è un prefissato aggettivale deaggettivale (un aggettivo ottenuto da un aggettivo mediante un prefisso). Nei meccanismi della formazione di parola rientra anche il fenomeno della cosiddetta conversione o derivazione zero, vale a dire la presenza di coppie di parole, un verbo e un nome o un aggettivo, aventi la stessa radice lessicale ed entrambi privi di suffisso. Quando la coppia è stabilita da un verbo e da un nome, è spesso da assumere che la base sia il verbo, in quanto il nome designa l'atto indicato dal verbo; da qui la definziione di ' derivazione zero ': cambiare, cambio, giocare, gioco. Quando la coppia è costituita da un verbo e da un aggettivo si può intendere che il termine primitivo sia l'aggettivo, in quanto il verbo indica l'azione di assumere lo stato o la qualità denotata dall'aggettivo: calmo, calmare. Il processo di derivazione della parola si può rappresentare con un diagramma ad albero, ripercorrendo dal basso all'alto la successione delle operazioni applicate a partire dalla radice lessicale che ne costituisce la base di formazione: I morfemi flessionali non modificano il significato della radice lessicale su cui operano: la attualizzano nel contesto di enunciazione. Ad esempio mangiavamo dice che essa era attualizzata nel passato , in maniera continuativa e che erano più persone , compresa quella che parla, a compierla. Una parola può presentarsi in diverse forme nel suo impiego. I moremi flessionali intervengono solamente nelle classi cosiddette 'variabili' di parole. Un determinato morfema realizza un valore di una determinata categoria grammaticale, è la ' marca ' di quel valore. Le categorie grammaticali danno espressioni ad alcuni significati fondamentali che diventano categorici per una determinata lingua e che devono essere espressi in un messaggio in quella lingua. Fra le categorie grammaticali vi sono quelle più flessionali, che riguardano il livello dei morfemi stessi. Si distinguono le categorie flessionali in due grandi classi:
- Quelle che operano sui nomi (in generale sui nominali: sostantivi, aggettivi e pronomi)
- Quelle che operano sui verbi. In lingue come l'italiano, la morfologia nominale ha come categorie il genere e il numero. In italiano, la categoria del genere si esprime coi due morfemi del 'maschile' e del 'femminile' , che sono i due valori che deve assumere in italiano tale categoria. In altre lingue, non esiste il genere o il genere può essere marcato per più valori, per esempio tre, maschile, femminile e 'neutro'. In latino, ingeniosa puella “ragazza intelligente” è femminile, ingeniosus puer “ragazzo intelligente” è maschile, e ingeniosum instrumentum “strumento ingegnoso” è neutro. Ad esempio. Le lingue bantu hanno una quindicina di prefissi diversi per marcare diversi valori della categoria al nostro 'genere' ; morfemi che sono detti classificatori nominali. IL NUMERO La categoria del numero è marcata in italiano con i due morfemi del singolare e del plurale: a seconda delle varie classi nominali e aggettivali, -o/i (gatto/gatti), -e/i (pesce/pesci),-a/e (sedia,
- epistemica (il treno dovrebbe esser partito)
- deontica (il treno deve assolutamente partire)
- evidenziale (il treno è partito, l'ho visto io). Il tempo colloca nel tempo assoluto e relativo quanto viene detto: per es. vedo è presente, vedrò è futuro, ho visto/vidi è passato. L' aspetto riguarda la maniera in cui vengono osservati e presentati in relazione al loro svolgimento l'azione o l'evento o il processo espressi dal verbo: per es. 'perfettivo' vs. 'imperfettivo', che oppongono l'azione vista come compiuta, all'azione vista come in svolgimento. Un caratttere molto simile dei verbi, realizzato nel lessico e non nella morfologia è costituto dall' azionalità che riguarda il modo oggettivo in cui si svolge nello sviluppo temporale l'azione o l'evento o il processo espressi dal verbo: una distinzione importante è quella fra i verbi ' telici ' (che denotano un'azione che ha una fine, un momento che si conclude) come invecchiare. E i verbi ' atelici '(senza un momento finale conclusivo): verbi di stato come sapere. La diatesi esprime il rapporto in cui viene rappresentata l'azione o l'evento rispetto ai partecipanti e in particolare rispetto al soggetto (attivo vs passivo: lavo, sono lavato o vengo lavato ). La persona indica chi compie l'azione e riferisce o collega la forma verbale al suo soggetto. La marcatura di persona implica di solito anche una marcatura di numero: ( lui gioca, 3 PERS SG.) indica che il soggetto, ovvero colui che gioca non è né il parlante né l'ascoltatore , ed è uno solo (al singolare). Certe lingue marcano sul verbo , almeno in alcune persone, anche il genere. L' aspetto Imperfettivo considera un evento da una prospettiva interna al suo svolgimento, senza fornire indicazioni circa la sua eventuale prosecuzione. 1. Progressivo : un evento iniziato precedentemente è colto in un singolo momento del suo svolgimento (es. quando sei entrato ascoltavo la radio ) e si verfica in una sola occasione). 2. Continuo : un evento è colto nella sua durata (es. mentre tu leggevi, io cucinavo ) e s i verfiica in una sola condizione. 3. Abituale : un evento è colto nella sua durata e si ripete con consuetudine (dunque non in una sola occasione, es. ogni sera guardavo la TV ) Tempo e Aspetto sono dunque categorie grammaticali che esprimono valori tra di loro differenti e non vanno perciò confusi. Esempi:
- quando arrivò la notizia, Ivo telefonò al maresciallo. quando arrivò la notizia, Ivo telefonava al marsciallo.
- Emma ha dormito già Emma dormiva già Questioni di aspetto: Fase in cui gli apprendimenti sinofoni usano solo due forme verbali:
- una forma marca l'aspetto perfettivo ( passato prossimo o participio passato)
- l'altra svolge tutte le altre funzioni (presente indicativo o futuro) L'Aspetto viene acquisito prima della categoria Tempo! La morfologia verbale usata daglia dulti per marcare il tempo è usata invece dai bambini per marcare distinzioni di aspetto. L'apprendente usa i morfemi verbali della L2 dapprima per marcare l'aspetto (indipendentemente dalla loro funzione in quella lingua).
Le categorie grammaticali a livello di parola sono le parti del discorso dette anche categorie lessicali e sono 9:
- nome, o sostantivo
- aggettivo
- verbo
- pronome
- articolo
- preposizione
- congiunzione
- avverbio
- interiezione. L'assegnazione delle parole a categorie avviene in base a tre criteri fondamentali:
- un criterio semantico , il tipo di significato.
- un criterio morfologico , dato dal comportamento delle parole in relazione alle categorie morfologiche presenti in una lingua, al genere di marche che possono assumere e alla morfologia di accordo in cui sono soggette.
- criterio sintattico , dato dal contetso in cui le parole possono comparire, dalla loro collocazione all'interno dei sintagmi e delle frasi. L'insieme dei tre criteri consente di stabilire l'appartenenza di ogni parola a una determinata classe, ma non mancano le eccezioni in cui una parola risponde in modo diverso ai tre criteri, dando luogo a sovrapposizioni di categoria lessicale. Tra cui verbi, nomi e partitivi. Abbiamo due diverse modi di funzionamento della morfologia flessionale:
- La flessione inerente riguarda la marcatura a cui viene assoggettata una parola in isolamento, a seconda della classe di appartenenza, per il solo fatto di essere selezionata nel lessico e comparire in un messaggio.
- La flessione contestuale è quella che dipende, dal contesto. Specifica una forma e seleziona i relativi morfemi flessionali in relazione al contesto in cui la parola viene usata, dipendendo dai rapporti gerarchici che si instaurano fra le parole all'interno della frase. In italiano le cosiddette parole funzionali (gli articoli, i pronomi personali, le preposizioni, le congiunzioni) difficilmente sono identificabili come morfemi lessicali o grammaticali. Una distinzione, che mal si adatta all'italiano è : 1. morfemi liberi = morfemi lessicali 2. morfemi legati = morfemi grammaticali. Il meccanismo di marcatura di accordo prevede che tutti gli elementi suscettibili di flessione all'interno di un certo costrutto prendano le marche delle categorie flessionali per le quali è marcato l'elemento a cui si riferiscono o da cui dipendono. In italiano è obbligatorio l'accordo fra verbo e soggetto ( un gatt o miagol a , i gatt i miagol ano ) Nella morfologia contestuale possiamo parlare di distinzione fra accordo e concordanza, riservando il primo termine ai fenomeni di accordo fra gli elementi del sintagma nominale, e il secondo all'accordo delle forme verbali con elementi nominali, in particolare con il soggetto. SINTASSI (CAPITOLO 4) La sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi: l'oggetto di studio della sintassi è come si combinando tra loro le parole e come sono organizzate in frasi.